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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
14 aprile 2013
Ed è sempre più spesso domenica notte. Una cosa che mi infastidisce molto. Nessuna voglia di dormire, un gatto che mi fa le fusa sulle gambe, una sigaretta appena spenta e tanti pensieri. Nessuno che mi vada. Penso all'amicizia. Cose che ho imparato in 24 anni: tutti ti sono amici, tutti sono...

Per sapere come va avanti questo post, basta cliccare sul titolo.
13 ottobre 2012
Sognando a Praga

Pantaloni neri su pelle nera. Liscia pelle, probabilmente simil, di un divano che forse nemmeno il giorno in cui è stato comprato ha avuto un qualche piacevole effetto sul gusto, meno che mai su quello buono. Simil pelle nera, di un divano senza gusto, in una hall scolorita. La hall scolorita di un albergo mediamente discutibile. Simil pelle nera, di un divano senza gusto, di una hall scolorita di un albergo discutibile a Praga, una città meno interessante della tv italiana. Bè, quasi.

I miei pantaloni neri sul quel divano di simil pelle e poco gusto, scolorita hall e città disinteressante ci sono arrivati con un viaggio notturno su un aereo di buon prezzo. E viaggiare in economia è come tatuarsi “i love mamma” sull’avambraccio: una buona idea solo da prima di farlo. L’idea di tenere gli occhi aperti mi abbandona lentamente. Guardo e penso la simil hall, il divano scolorito e la pelle poco interessante e i pensieri si confondono fino a eclissarsi. Finisco chissà come in una piazza sconosciuta, seduta ad aspettare qualcosa. Vicino a me solo gente che conosco. Volti di persone che ritengo amici, miei o meno miei. Sento drammaticità nell’aria, il cielo grigio chiaro mi opprime tutto. Mio fratello è in piedi davanti a tutti noi ed ha qualcosa sulle mani, credo sia sangue. La faccia contratta non dal dolore ma dalla frustrazione, come cercasse di pulirsi le mani, senza riuscirci. Non è ferito, è solo sporco. Mi guarda. Si aspetta qualcosa da me?
Tutti intorno si mettono a ridere, ricordo la faccia del padre di una ragazza, uno che ci aveva detto di contare su di lui per Praga, ridere e far una battuta, che in sogno non esiste nemmeno. Una battuta che mi gela il sangue. Ride, ridono i miei amici, gli amici di mio fratello. Lui continua a guardami ma io non so che fare, non so come aiutarlo. Non posso aiutarlo. Il senso di colpa mi sveglia.

La pelle nera ritorna simil, il divano di cattivo gusto, la hall scolorita e la città poco interessante. Il senso di essere in colpa si è seduto nel posto vuoto vicino a me, lamentandosi, anche lui, del divano. Fa solo più freddo di prima. Ma è perché la notte è andata avanti.

La hall adesso è deserta. Non ci sono più i miei compagni di viaggio, usciti a godersi il freddo notturno della città senza interesse. Il senso di colpa vuole discutere del mio sogno. La prima versione che mi viene è abbastanza banale. Mi sento in colpa perché non mi diverto a far quello che fanno loro e lascio spesso mio fratello da solo. Non posso farci molto francamente, lui, la mia Emme fratello, si diverte, vuole stare dove sta, vuole fare quelle cose. Io no, non del tutto, non sempre, non ultimamente. Non posso far altrimenti anche perché se mi costringo a seguirli ovunque non riesco a costringermi anche a sorridere.  E peggioro le cose perché poi mi sento in colpa perché M. si preoccupa per me. Di me, meglio. Quindi, se non mi va, mi chiamo fuori. I miei sogni, sembra, non sono convintissimi della mia scelta.

La hall continua ad essere deserta e infondo ha ragione, sono le 6 di mattina. Rifletto ancora e mi viene in mente che ho dato un esame su Freud, mai piaciuto Freud. Lui sostiene che in ogni sogno c’è un desiderio, o una roba del genere, e che anche gli incubi siano in realtà desideri ma che il nostro ego non ci permetta di sognarli come tali e li trasformi quindi in incubi. Un ego ipocrita insomma. Sogna desideri fingendo che siano preoccupazione. Ma allora perché il senso di colpa non se ne va a far un giro per la città disinteressante?

Spremo la testa e mi chiedo come abbia fatto, qualche parte di me, a trasformare un desiderio nella scena, sopra descritta, di mio fratello con lo sguardo da aiutami. Penso sulla simil pelle nera. Poi mi viene in mente una chiave di lettura che non voglio accettare, nemmeno ora, a mesi di distanza. E se volessi che lui avesse bisogno di me? Se lo volessi così tanto da vederlo male quando, effettivamente, invece, sta bene? Se desiderassi più il suo bisogno di me dalla sua felicità?

Non riesco a tollerare il pensiero, lo zittisco subito.

Razionalmente, quello che credo io del genere umano è la cattiveria, l’egoismo naturali. L’ho sempre pensato. Si nasce, naturalmente, malvagi, razzisti, egoisti, dittatoriali e poi, con cultura e ragionamento, si dismettono questi istinti, o almeno si riducono, per lasciar posto a umanità, gentilezza, nei limiti del possibile bontà ed egoismo positivo (cerco il mio bene ma facendo il tuo bene). Ma questo è razionalmente, personalmente non riesco a tollerare che il mio sogno possa avere quel significato orribile, quel significato animalesco, quel desiderio così umano suggeritomi da Freud.

Inglobo il senso di colpa, ricacciandolo in qualche luogo che sognerò, abbandono la simil pelle nera, il divano privo di gusto, la hall scolorita, l’albergo disprezzabile e esco nella mattinata senza interesse praghese. Mi accendo una sigaretta mentre cerco i miei compagni di viaggio e un caffè.

Questo post l’avevo promesso tanto tempo fa, arriva oggi. Meglio tardi, se dura.
19 settembre 2012
La regina dei multipli del mutismo
Con tono quasi seriamente interessato occhi di pozzo mi domanda: «con la dukan hai finito, giusto?» E poi leggermente più piano, quasi a voce bassa, aggiunge: «Dai, dimmi che hai finito!»
A mente lucida so benissimo che non gli interessa, ma trovo la domanda iniziale e l'esclamazione finale, compreso l'abbassamento di tono, un balsamo di dolcezza.

Dolcezza from occhi di pozzo to LadyMarica? Uhm, non in questo mondo, signori.

Secondo lui non è una dieta sana e la sua voce, in quella sequenza precisa, mi vuole far credere a un poco di interessata, ed educata, preoccupazione.
Non che si strappi gli occhi (peccato, li conserverei volentieri sulla mia scrivania per quanto son belli) però è meglio di niente.

Non glieli vedo gli occhi oggi e un po' mi dispiace ma li ricordo bene. E io sono in pigiama. I suoi due occhi in cambio del mio pigiama? E’ il dubbio che mi assilla per tutto il tempo, ma rimango al solo audio.

Come al solito ottiene in risposta i miei pensieri e il mio mutismo d'accatto.

«E il sushi?» E' ostinato col cibo oggi. «Lo mangi ancora?»
Ancora il mio mutismo, ma ora è d'attacco.
Mormoro piano un sì, tanto per confermargli che lo sento.

«Siamo su un programma che simula un rapporto telefonico funzionante attraverso l'internét», penso senza dirlo ovviamente, e pensando anche, più sotto, a quanto questa frase per indicare skype potrebbe piacergli, «e tu mi parli di diete, di cibo? Trovo a fatica le parole per rispondere alle cose meno personali, anche alle considerazioni sul tempo e proprio l'argomento che meno affronterei con te mi devi sbattere sul naso?».

Di lì si diramano altri due filoni di pensiero: che il mio naso non mi piace e che si è allungato nell’ultimo anno, eppure io non mento; e che non mi dispiace parlare con occhi di pozzo, qualsiasi argomento esca fuori dal cilindro, anche se prova a convincermi a indossare un costume da margherita.

Lui continua, dopo il mio sì, e credo di doverlo ringraziare, uno amante della crudeltà, ma non credo che occhi di pozzo non lo sia, almeno un po’, avrebbe mollato la conversazione e io mi sarei mangiata le unghie pensando un modo per rianimarla, per dire qualcosa di intelligente: «guarda che non devi rispondere a monosillabi come se ti vergognassi: il sushi lo approvo!»

In me qualcosa sprofonda e riemerge. Tipo un serpente marino. Il mio istinto primario è un mutismo di conservazione. Non devo dire niente, non devo nemmeno fantasticarci sul maledetto verbo "approvare". Che poi, io lo so, è quella prima persona singolare che mi fa letteralmente parlare serpentese. Approvo. E, il mio serpente marino interiore si specifica che anche il “non approvo” gli farebbe fare il bagno a largo.

Il mio mutismo di non compromissione tiene un’aringa contro la me sfacciata. Vince lei, non si sa per quale moine verso i giudici. Il mutismo oramai di broncio si nasconde da qualche parte e la parte sfrontata di me dice ad occhi di pozzo: «non hai la minima idea di quanto quell’ “approvo” sia sexy». Sexy non è il termine giusto, però ci si avvicina. Occhi di pozzo ride, non riesco a ricordarmi se mi pare un riso curioso o un riso di chi ha capito. Cerca di spingermi da qualche parte, così mi sembra, quindi forse è un riso che mira a capire.
Cerco il mutismo nascosto ed è per quello che rimango zitta: un mutismo di ricerca?

Mi vorrei lasciar spingere francamente, in quello che c’era di nascosto in quel “sexy” per esempio, ma non posso: ho il pigiama, sono spettinata e gli occhi di occhi di pozzo in versione foto ricordo celebrale non riescono a fottermi. Dovrei dirglielo ma ho ritrovato il mutismo. Dovrei dirglielo che quando mi fissa, anche se non glielo lascio far spesso, il mio serpente marino si agita per quegli occhi fottenti e non più per la linguistica.

3 maggio 2011
601 Divorare cultura

"Con te lo so, sempre così, rimesci pianti e sogni e poi li butti via" (cit.)

 

Io avevo previsto di scrivere tutto un altro post. Un bel post, francamente, sui pensieri democratici e meno democratici e sui limiti della libertà. Una cosa che doveva far ricordare che LadyMarica ogni tanto pensa pure. E invece mi trovo a scrivere un altro post sugli uomini, sul sesso, sui rapporti o comunque vogliate definire queste cose. Un altro post ad argomento privato. Stavolta non è sui sentimenti però, non solo insomma, è sulle persone. Anche sulle belle persone.

 

Detesto il tempo di cottura delle zucchine. Dio mio, potrei invecchiare nel frattempo.

 

La cosa che mi sorprende è quanto poco io mi fidi di me stessa pur avendo una notevole quantità di prove empiriche in mio favore.

Sapevo che non poteva Lui, un amico, lasciate perdere le qualifiche anagrafiche (nessuno dei precedenti, però, ecco, precisiamolo per chiarezza espositiva) trattarmi così male per più di una sera consecutiva, di solito alterna una sera no e due sì, almeno.

 

Io lo conosco bene. Gli altri si stupiscono. Lo so che è uno stronzo, immaturo, idiota, insensibile ma so anche che è molto dolce, quando gli va e soprattutto se non lo guardi mentre lo è.

Sembra me al maschiale, certe volte, con qualche differenza sostanziale.

Più che altro io non vado a letto con le ventenni!

 

La cosa che massimamente mi infastidisce è quando mi tratta come le altre. Lui confonde il mio adirarmi, quando lo vedo in atteggiamenti intimi con altre, con la gelosia. Proprio per niente! Non è gelosia, non so come si definisce, è quel volere attenzioni esclusive.

Se poi si vogliono dire le stesse cose a tutte mi va anche bene, ma posso pretendere che non lo si faccia così alla luce del sole? Pretendo qualche accortezza nei mezzi, ecco!

Non mi interessano le penetrazioni più o meno riuscite della sua vita sessuale: di solito risponde alle mie email incazzate con “ma con quella non ci ho fatto niente”.

Come se il problema fosse quello che ha fatto, no, il problema è quello che voleva farci al massimo.

Prima o poi gli sentirò dire: “abbiamo fatto una posizione del missionario, mica una la 69! Non puoi mica arrabbiarti!"

Il sesso è l’ultimo dei miei problemi sull’esclusività. Mi preoccupano “i messaggi di gruppo”, le attenzioni condivise, cose del genere insomma.

 

Da sabato fino a circa un’ora fa la mia ira funesta ne suoi confronti prevedeva qualcosa di non meglio definito che si trova tra i  parecchi calci e l’avada kedavra.

Per chi non lo sapesse i calci sono qualcosa che tra le persone che si credono civili vengono dati a un pallone (il calcio e la civiltà non sono contrari?) e l’avada kedavra è una delle maledizioni senza perdono, l’anatema che uccide (Harry Potter cit.).

In poche parole non volevo ucciderlo, ma circa.

 

Anche se ultimamente devo ammettere di essere leggermente più tendente alla rabbia del solito, io non mi arrabbio facilmente. O anche me la prendo molto per piccole cose ma entro un quarto d’ora mi passa tutto. Stavolta meditavo vendetta.

 

La storia della rabbia parte da sabato.

Sabato gli ho sentito raccontare (non vi dico come, non vi dico dove) dei suoi programmi con una qualche troietta di turno. Marica! Ehm, con una bella ragazza seria tra le tante che conosce.

 

Quindi gli ho scritto facendogli ben presente quanto fosse pessimo a sparire con me solo perché aveva di peggio da fare.

Ho detto di meglio, devo essere sincera, magari avessi sempre questa alta considerazione di me!

Lui mi ha risposto che era vero che non si era fatto sentire, ma mi aveva pensata tanto.

Una scusa vecchia, orrida, triste che viene subito dopo “vorrei ma non posso” (con una qualche eccezione, certo), “ti amo troppo”, “sei troppo per me” e compagnia bella.

Una scusa a cui nessuna donna intelligente dovrebbe credere.

Io ovviamente gli ho quasi creduto.

 

Successivamente mi ha scritto, forse domenica, che comunque lui odia giustificarsi e peggio se deve farlo con me.

Cioè, perché io sono il due di coppe quando si gioca a pallanuoto?

 

Lunedì abbiamo sfiorato il mio massacro intellettivo con un messaggio sul telefonino da parte sua che mi diceva: “non vorrei essere ulteriormente stronzo, ma devi arrivare ad essere anoressica prima di vederci?”

All’inizio lo avrei sbranato, poi ho capito che era un invito a uscire che scritto da un asino sarebbe risultato più gradevole.

E mi scuso con gli asini.

Ho risposto molto carinamente. Ma molto, molto. E non ho ottenuto risposte.

 

Poi, oramai sera, ho avuto modo di notare su fb che ha fatto una cosa orrenda: ha scritto a tutte quelle che io chiamo le sue corteggiatrici. E poi anche a me.

Mi mette tra le corteggiatrici in poche parole. Dico, ma ho una faccia da uomini e donne?

Io glielo faccio notare e segue la pessima, ma come al solito degna di nota, conversazione che riporto.

 

Lui: ancora non hai capito che sono tutte cavolate quelle che scrivo? Che palle che sei!

Io: l’ho capito che scrivi tutte cavolate. Sì, quello l’ho capito sul serio direi

Lui: fanculo!
Io: sei insopportabile, cazzo

Lui: sarà per questo che sono single che dici? (riferendosi al mio attribuirgli una storia di poco prima n.d.r.)
Io: dovresti ringraziare di essere single. E vivo soprattutto. A me faresti venir voglia di ucciderti.
Lui: ahahaha. Sei davvero violenta ultimamente.

Io: solo con te guarda, io non mi arrabbiavo mai. Un tempo.
Lui: sì è fatto tardi. E’ ora di andare a nanna.
Io: bene, bravo. Le tue corteggiatrici saranno disperate per questo abbandono improvviso!

Lui: sono già andate tutte a letto. Da un pezzo!
Io: da sole? Strano conoscendoti.
Lui: hai finito?
(non ci posso fare niente ma sono questi toni così, come se lui fosse il capo supremo che mi fanno sciogliere –sono una malata di mente, lo so n.d.r.).

 

Finisce che nemmeno ci salutiamo.

 

Ah mi sono scorda la frase premonitrice!

Passo indietro, brevissimo.

In una di queste conversazioni (fb, mail, telefono. Non mi ricordo quale precisamente) lui mi aveva detto una cosa come “sappi che ti scuserai”.

Ed io avevo pensato “sì, se lo faccio poi però mi obbligo a mangiarmi un libro intero!”.

 

Ho continuato ad odiarlo anche oggi, con più calma e meno convinzione, ovviamente. Più che altro non riuscivo a capire. Litighiamo spessissimo da quando lo conosco però facciamo pace anche più spesso. Questo perché siamo due stronzi insensibili, già detto, tendenti però, orrendamente, alla tenerezza. Di lui mi piace, oltre al modo in cui dice mai (incredibilmente) l’interesse per i dettagli, per le piccolezze. Non mi fido per niente, questo è chiaro, ma è colpa sua, non certo mia.

Il fatto che lui non abbia voluto far pace ieri (una cosa carina l’avrebbe scritta in circostanza normali) mi ha fatto pensare che forse avevo sbagliato il punto di vista su di lui, che forse lo consideravo come non è, come piaceva a me, credendo di conoscerlo.

 

Alle 20 tutte le sere telefona mia madre. Di solito quando ho deciso di farmi una doccia.

 

E stasera, nella telefonata con mia madre appunto, vengo a sapere che è arrivato un pacco per me, a casa.

“Ah!” è la mia esclamazione.

Questo perché credo di sapere benissimo il mittente e il contenuto. E già mi intristivo. Credevo fosse un ex che mi rimandava, per vendetta, un libro prestato (che non rivoglio!) e un braccialetto (che gli ho lasciato nella romanticheria dell’arrivederci).

Ero talmente certa che ho chiesto a mia madre di chi fosse il pacco giusto per fare conversazione.

Lei mi dice: “è di un certo Lui” e io che avevo smesso di pensarci fatico non poco a collegare le cose, a ricordami che avevamo parlato di un certo cd.

Io le sorprese le odio (mi proibiscono il controllo!) ma devo ammettere che è stato molto dolce. Oddio, visto che nessuno ha aperto il pacco dentro potrebbe anche esserci una bomba che si attiva al contatto con la mia pelle, ma lo escluderei.

 

Ecco, mi devo fidare di più. Assolutamente non degli altri (e meno che mai di lui, che rimane pessimo comunque eh!), ma di me. E di quanto le persone si possano anche sentire certe volte e non si debbano sempre e solo accumulare prove “pro e contro”.

 

Non cambia niente eh. Devo aspettare qualche eternità prima di frequentare ancora un altro uomo (per carità, si soffre troppo e io non faccio la martire per vocazione!) ma solo poche persone mi fregano così bene. E in questo modo così interessante soprattutto.

 

Avendo saputo del pacchetto gli ho mandato un messaggio che recita più o meno così: “ma quanto sei dolce?! Scusami e grazie. Non ho ancora visto il pacco col cd ma mia madre mi ha detto “è di un certo Lui”. Grazie!”

 

Eh, mi sono scusata.

E adesso che libro mi mangio?

11 gennaio 2011
549 Titoli originali, fatevi avanti
Lo so che non appena pronuncerò quella parola qualcuno abbandonerà il blog, gli altri si strapperanno i capelli, voleranno insulti, stoviglie e schiaffi.
Però io lo devo fare perché ho pensato che considerando tutto quello di cui non posso scrivere (per un motivo o per un altro) potrei serenamente aprire almeno altri tre blog. Tutti con tanti argomenti. 
E di LadyMarica, ringraziate qualsiasi cosa atea si ringrazi, ce ne può essere solo una. E peggio, può essere solo qui.
 
Questa è la mia giustificazione a quello che verrà: a me le persone incuriosiscono molto. Le guardo per strada, sui blog, su facebook e quindi se capita anche in tv. E lo faccio più dettagliatamente possibile perché questo mi dà un certo vantaggio. Certo vantaggio che mi è difficile spiegare: so per esempio quasi sempre cosa aspettarmi, so impostare la mia reazione a seconda di quello che vuole la persona (in questo senso sono un po' pirandelliana ed è una tendenza naturale anche se parecchio "difetto") e quasi sempre so rispondere quello che la persona vuole sentirsi dire, nei casi in cui non voglio o non ritengo importante esprimere veramente la mia opinione.
Prima non sarebbe mai successo, ora, con l'età, inizio a farlo sempre più spesso.
E' essere leggermente più selettivi perché francamente non tutti meritano di essere criticati o di sentire la mia vera opinione.
 
Dico mia perché parlo di me ma vale lo stesso discorso con le altre opinioni.
 
Quindi, fatta la premessa posso, con una percentuale spero ridotta di "questa è cretina", parlarvi delle mie opinioni sul Grande Fratello, che è certamente uno spettacolo orrendo, diseducativo e raccapricciante ma è anche (che sia un sinonimo) molto umano.
 
E' come, dal mio punto di vista un po' filosofico un po' strano, come se i concorrenti fossero in un "acceleratore di vita". La noia in quella casa con tutti i lussi è all'estremo. Perché magari la prima settimana sei esaltato, la seconda anche, la terza ti scateni ma dopo la decima inizi a sentire il peso del nulla che aleggia.
E niente è più accellerante della noia.
 
Così nascono amori, tradimenti, tragedie, liti.
 
Racconti di come è morta tua nonna, sbranata dal marito, anche il sencondo giorno, e al terzo chiedi di sposarti.
Augurati di uscire al quarto se non vuoi veramente che arrivi un prete.
E le uscite sono ovviamente le morti, anche queste accelerate.
Piangono per la morte (uscita) di un concorrente per poi ridere un'ora dopo. E non è incoerenza (e l'incoerenza non è sempre il male) è la natura umana accelerata.
 
Ma quest'anno lo squallido si è moltiplicato forse più dei famosi pani e pesci.
 
A parte le parolacce e le bestemmie (ed io li butterei fuori oltre che per le bestemmie, tra ateismo e civiltà c'è differenza, anche se un concorrente superasse le 10 parolacce) una coppia è persino arrivata a lasciarsi perché lei non voleva fare sesso con lui. Cioè, lui, che si dice innamorato, l'ha lasciata perché lei, ripetiamo, non voleva far sesso con lui, nella casa del grande fratello, sotto un divano arrangiato con tende, come due animaletti. E l'ha lasciata spiegandolo dettagliatamente e in diretta tv.
Tanti saluti a casa!
 
Ma lei è almeno 20 volte più condannabile di lui: stava lì, a piangere come una 13enne lasciata. Io gli avrei spiegato che con la mia parte della settimana poteva comprarsi una bambola gonfiabile: quella sì che gli avrebbe lasciato fare quello che lui voleva davanti a tutte le telecamere del mondo. Ma io non so quanto potrebbe costare una bambola gonfiabile e con ogni probabilità sarei finita a morire di fame per settimane e settimane.
 
Il massimo dello scandalo, almeno in questa edizione, è stata però la concorrente presentata dai genitori al mondo come Ilaria, che in pieno giorno, telecamente sempre fisse, stava chiamando a gran voce "i due nella tenda del sesso" perché aveva una gran fretta di accedervi col fidanzato che solo 3 giorni prima la tradiva con un'altra.
 
Due escono dalla tenda, due entrano e gli altri aspettano il loro turno.
 
Io sono per la libertà sessuale, per l'abolizione dei tabù e delle ristrettezze mentali ma non smetto di pensare che si chiami intimità per un motivo.
Non farei del sesso nemmeno con un marito consacrato da dio e gli uomini se ospito qualcuno sul divano per esempio, per il rispetto al tipo e perché penso che ci sono momenti e non momenti.
 
Ma il motivo vero di questa riservatezza quale sarà? Retaggio cattolico o urli fino al sesto piano?
Scherzo, scherzo.
 
E ho concluso.
Ma non voglio si pensi di me che guardo solo tv trash. No, stasera, potrei giurare, mi vedo Amici.
20 febbraio 2009
LA LADY AL CATECHISMO!!

-Privato di domande sulla successione ne ha fatte due...tanto per la cronaca!! Bastardo!!-


Un “amico” meglio, un ragazzo che non vedo da più di mille anni e che avrei voluto non vedere per altri mille anni (che cattiveria!) mi contatta su FB…gli concedo (sottolineerei l’assoluta bontà dell’atto) la mia amicizia e dopo poco lui mi lascia in bacheca un messaggio (ancora visibile per altro…perché non riesco ad accedere -copla del pc che però presto, MOLTO presto sarà riparato!!-) che suona pressappoco così: “ciao Marika (chissà questa k da quale angolo del cervello l’avrà tirata fuori!) come va? Senti stiamo organizzando una cena per riunire tutti quelli del catechismo (e qui un urlo agghiacciante mi sale alle labbra!!)…che ne dici? Sei dei nostri?”

In primis lasciare un messaggio del genere in un luogo abbastanza pubblico compromette sensibilmente la mia fama di sana atea convinta e lascia un ampia spazio a considerazioni sul mio passato disdicevole che io tutelo gelosamente…ebbene sono convinta al 75% che potrei anche fargli causa per una cosa del genere…

E poi…ma ti pare che voglio “essere dei vostri”…mi manca solo di ritrovarmi con i vecchi “compagni di messa”, il prete razzista e le vecchie catechiste vergini a ricordare i tempi infelici in cui, polemica come sempre, mi mettevo a litigare con il prete (non spiego nemmeno perché...ma avevo ragione io!!) oppure quando al centro estivo tutti felici e contenti pulivamo le scale cantando belle canzoni cristiane che somigliavano più che altro a stornelli da stadio (senza dire nulla contro lo stadio ci mancherebbe!)…

Il bello è che si aspetta pure una risposta…ma cosa diavolo gli posso dire!?!
Pensavo:
“per divergenze di idee recentemente maturate mi vedo costretta a rinunciare alla lieta occasione da te propostami…con affetto Marica.” insomma più diplomatica di così potrei solo aggiungerci che se riprova a scrivere cose così compromettenti sulla mia bacheca lo faccio diventare mussulmano con tecniche che anche lui e i suoi amici definirebbero interessanti!!

Bè è una risposta troppo strana anche per me...dirò che andrò ma poi all'ultimo momento inventerò un infarto della nonna (quanti poveri vecchietti ho significativamente sacrificato in questi 20anni!!)...no scherzo sarebbe profondamente amorale mentire ad una cena "cristiana" così...!!

:D


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permalink | inviato da LadyMarica il 20/2/2009 alle 0:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE