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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
23 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
1 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

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9 luglio 2012
Libertà sessuale
Il finesettima in campeggio pare sia andato. Sono stata bene, devo ammetterlo. E sono anche felice, però, di aver rimesso piede nelle mie abitudini. Far la doccia nella mia doccia, dormire nel mio letto, fissare lo schermo del pc: sono tutte brutte abitudini di cui liberarsi non è facile.
Niente resoconti noiosi di tre giorni in campeggio che ad un lettore esterno-non-me sembrerebbero come un resoconto generale valido per qualunque campeggio e campeggiatore, ma semplici riflessioni.

Era un campeggio tutto al femminile, forse ve l’ho già anticipato. E’ facile quindi capire come le serate siano finite a chiacchiere sul sesso. E non perché le donne debbano parlare solo di sciocchezze, però in generale lo fanno. E non mi fraintendete, ogni tanto è piacevole essere autenticamente leggere. E’ un mio problema non riuscirci spesso. Ad un certo punto della nottata ognuna di noi doveva dar un voto, sessualmente parlando, ai suoi ex fidanzati. Io non l’ho fatto perché non ci sarei riuscita. Non a pensare voti, figuriamoci, ma a condividerli: sono gelosa di quasi tutte le mie esperienze erotiche. Se ci fossero, ovviamente. Le altre però che sono meno strane e molto più empatiche di me hanno fatto le loro liste. Mi ha particolarmente suscitato riflessione il fatto che tutte, nessuna esclusa, desse all’attuale compagno un voto peggiore, sessualmente, rispetto a un, particolare per ognuna, ex. Insomma, ognuna ha un compagno, che ama, secondo il significato classico che attribuiamo tutti al termine (e io lo specifico perché credo di non sapere bene cosa significhi), con cui divide la vita ma al quale, sessualmente, dà un voto, comunque alto, ma inferiore rispetto a un solo, specifico per ognuna, altro amante/ex. Il mio stupore non ha fatto in tempo a fingere e si è palesato. Ho chiesto come fosse possibile. E una ragazza fra le altre mi ha spiegato che lei con il suo fidanzato ha un tipo di rapporto sessuale più “tenero”, meno “passionale/animalesco” perché lui è il compagno della sua vita quindi è normale che il sesso venga in qualche maniera non ridotto ma comunque regolato da un rapporto più “profondo”. Io lo capisco perfettamente il ragionamento, spero di averlo riportato in modo chiaro e comprensibile.

Non mi ricordo, sono sincera, se sono riuscita o meno a mascherare la mia contrarietà per una simile affermazione però sicuro mi ricordo di non essere d’accordo.
Dal mio punto di vista, misero, un amore limitato sessualmente, cioè senza quel tipo di fantasie più sfrenate ma meno “da coppia”, per il suo essere importante è una cosa poco naturale e con vita breve. Non si può pensare di vivere nel “rapporto autentico” una dimensione sessuale frenata e regolare e di trarne una soddisfazione sufficiente. Un tipo di rapporto così, personalmente, mi porterebbe al tradimento (ammesso che esista il tradimento, io non ne sono affatto certa) più o meno una volta a settimana. Forse vedo le relazioni in maniera più complicata di quello che le persone normali considerano e vivono. E questo spiegherebbe anche perché a 23 anni sono più che una vecchia zitella e con una lista di fidanzati tendente allo 0. Per me una relazione deve comprendere tutto: progetti per il futuro che non si spingano più in là del finesettimana, sesso appagante, completamente appagante, condivisione di fantasie erotiche almeno al 90%, confidenza. La mia idea di rapporto perfetto, capisco molto utopica e poco fattibile, è quella in cui il mio compagno mi dice senza problemi che ha il bisogno erotico di far sesso con un’altra donna e la mia risposta è “fai pure”. Non per disinteresse ma perché comprende (la risposta) che la sessualità è qualcosa di poco monogamo e che il solo desiderio sessuale nei confronti di un’altra donna, dettomi senza problemi, equivale, più o meno, a “tu sei la compagna della mia vita e sappiamo entrambi che se facessi sesso solo con te probabilmente andrei contro alle mie naturali passioni (presenti in tutti ovviamente) logorando il nostro rapporto”. Poi che io sia possessiva anche per un solo “mi piace” a una foto su fb questo è un altro discorso. Ma ho usato possessiva volutamente: non sono gelosa quando sono certa di qualcosa, sono possessiva quando quel qualcosa non è mio. Confusa?

Ovviamente adesso qualcuno che vede in più rispetto a quello che c’è scritto si potrebbe chiedere se questa teoria della sessualità libera in un rapporto (libera, tra coloro che hanno il rapporto, di decidere, insieme, di estenderla anche fuori dal rapporto –su questo punto ci tengo, non è un libera nel senso ognuno si fa i fatti propri, ma è libera nella sincerità totale, nel sincerissimo dirsi che alcune volte, nonostante si ami una persona, ci sia un desiderio verso altri) io la dica per farla valere soprattutto al contrario. Cioè soprattutto per me e il mio poter dire ad un eventuale compagno: “scusa ma mi devo far legare dal bagnino!”. In realtà non saprei. Mi è capitato di notare, sono orribilmente sincera, che quando “vado in fissa” (perché io non mi innamoro, ma vado in fissa) non vedo mai molto altro. Poi però è possibilissimo che in una relazione di 5mila anni o roba così arrivi anche quel desiderio. Ma questo non significa che è morto l’amore o la passionalità, significa semplicemente che non si possono tacere le pulsioni sessuali ma si possono certo impiegare in modo da rendere un rapporto così perfetto da eliminare l’esclusività sessuale che di solito è semplicemente un limite. Ma detta così sembra solo, semplicemente, parlare di rapporto libero: assolutamente no. La mia è una questione di dirsi le cose, concedere degli spazi in più ma per redere il rapporto più duraturo. Però questo è in via ipotetica perché ripeto non saprei proprio fornire evidenze sperimentali.

Concluso con le riflessione su un tema per il quale non ho alcuna prova sperimentale. Spero di essere stata più lunga che noiosa.

9 agosto 2011
632 Malfunzionamenti

Non va male perché ci sono probabilità che vada male. Però va male e va male perché alla fine, tra tutte le combinazioni possibili, quella che si ripete più spesso non è solo male ma è il peggio.

E non l’ho deciso io.

 

Quando mi fermo a pensare, con razionalità, a queste cose che vanno peggio rispetto a male, ma prima che lo facciano, finisco col pensare, sempre per razionalità, che andranno bene. Non perché sono di parte eh. Semplicemente analizzo i dati in mio possesso, gioco con probabilità e numeri e mi dico che quella cosa non può andar tanto male come la me tragica ha ipotizzato in un lato del cervello. E quando lo penso ho il terrore di averlo pensato perché una volta che l’ho pensato sembra che i fatti si accaniscano per dimostrarmi che avevo torto.

E marcio. 

 

Quindi la scelta ricade tra due: pensarla positivamente e essere delusi dalla conclusione oppure disperarsi prima nel pensare che la conclusione sarà deludente (o meglio tragica). In entrambi i casi, comunque, il risultato non cambia molto: mi dispero. Che sia dopo o che sia prima a chi può importare? Quello che è esilarante, ma esilarante in senso orrendo, è che quindi la mia serenità non dipende molto da come andrà la cosa che spero vada bene ma penso andare male.

 

Tendo, tra le opzioni di cui sopra, alla seconda comunque. Per tutto mi dispero lungamente, come prima cosa. Poi la cosa va male oppure bene. E non voglio dire che sia ininfluente totalmente, certo, però io il mio bel grado di pianto isterico, di ansia e di nervosismo me lo sono già fatto. Ho dato la mia parte di disperazione all’universo, il resto è solo un plus che mi viene risparmiato o richiesto, a seconda dei casi.

 

Ci sono anche le volte in cui involontariamente decido per la prima. E lì la cosa è, se possibile, ancora peggio. Perché è vero che sono tranquilla per un po’ pensando che la mia conclusione tragica ha almeno le stesse possibilità di una più normale però poi quando arriva l’inspiegabile botta finisco rasente suolo. E non è divertente.

Così un'influenza diventa una malattia mortale, improvvisamente. Ma è una storia vecchia.

 

Tutto questo discorso non ha alcun senso. E’ la premessa di fondo ad essere sbagliata. Perché una persona non può vivere così condizionatamente da eventi che non dipendono, strettamente, da lei. Oddio, una persona può fare come le pare, dico la persona caso specifico me non dovrebbe farlo. Anche se si convince, sempre la persona caso specifico me, che tutto dipenda o possa dipendere da lei. Perché, cara la mia persona caso specifico me, la sai una cosa? Non è vero.

 

Se un messaggio non arriva la persona caso specifico me non ha il potere di cambiare le cose e non ha molto senso ci pianga su. Può farlo certo. E anche pensare che una non risposta, tra tutti i motivi possibili, significhi che il motivo è il peggiore di tutti, ma diciamocelo, non è un atteggiamento intelligente.

 

La serenità della persona caso specifico me dovrebbe dipendere da me stessa, non dai fattori circostanti. Quelli posso assecondare l’umore o lasciargli una macchia sopra ma non dirigere l’intera cosa. Che quel messaggio arrivi o meno proprio non può essere il motivo che rende la giornata buona o pessima. Perché anche dovesse arrivare e il mio umore migliorare domani, o quando sarà, ci ritroveremo di nuovo nella stessa identica situazione. Spreco vitale incredibile. Non posso pretendere che qualcuno mi dia la serenità che io non ho, non posso pensare di risolvere i miei demoni ingannandoli in qualcun altro perché poi basterà un leggero movimento nella direzione in cui non volevo io a far mal rifunzionare tutto. E i malfunzionamenti vorrei ripararli, non viverci in mezzo mettendo stracci qui e lì col rischio che una notte saltino tutti ed io muoia affogata.

5 aprile 2011
587 Deviazioni dalla guerra fredda

Sapete cosa si dice di Lucumone, passato alla storia come il quinto re di Roma e precisamente Tarquinio Prisco? Bè, sicuramente se ne dicono tante ma quella che a me viene sempre in mente è la storia che racconta di come la moglie lo abbia fatto credere vivo seppur morto per non so bene quale tempo.

 

Ed io ecco, non vorrei ridurmi a tener in vita un blog morto.

 

Non è morto questo blog, ma è molto più riflessivo di un tempo e come accennavo sotto ha perso un po’ di quella libertà che caratterizza i blog personali su internet: ha perso quel completo essere un mondo a parte, un mondo slegato dalla realtà. E non perché la realtà sottile ci si è infilata affondando piante di lavanda e lasciando un paio di sacchi della spazzatura in giro, ma perché anche il virtuale è entrato un po’ nel reale e adesso fa parte di entrambe le sfere e quindi necessariamente qualsiasi cosa io dicessi in quella virtuale, qui cioè, avrebbe ripercussioni anche in quella reale.

Si paga tutto, oppure vanno fatti dei compromessi prima.

 

Perché nessuno paghi le parole qui (in senso metaforico e addio purissima materialità mia) attualmente ho deciso di cedere a qualche compromesso aspettando che i tempi siano maturi perché io sia meno “confusa” (cit.). Ma non sono confusa, anche se mi piacerebbe cadere in quella definizione e dire addio ai pensieri, sono codarda e non ho nessuna intenzione di rischiare, non attualmente, non ora che c’è un po’ di forza di volontà in me.

 

E quello che non avete capito di queste righe è la vostra salvezza.

 

Ma questo con il post non c’entra assolutamente niente, o comunque non molto.

Il punto è che non voglio sospendere una guerra fredda che starei combattendo (magari da sola) però se non parlo di Roberto De Mattei mi si perfora l’ulcera.

 

Non vorrei che l’arrabbiatura, fresca, mi facesse perdere di mira una spiegazione chiara di quello che è Roberto De Mattei, di cosa fa nella sua vita e del motivo per cui non può farlo.

Quindi per un momento devo mettere da parte la mia voglia di dire “ecco un’altra prova del fatto che un cattolico non può essere un uomo di cultura” e cercare di esporre i fatti, più o meno insomma.

 

 

Se avete circa 5 minuti ascoltare questo video potrebbe far salire la stessa collera anche in voi e se siete cattolici forse potreste voler dismettere. Finalmente.

 

Sarà un mio limite, ma io credo che l’ottusità della chiesa, l’omofobia e questo assurdo senso di limitare la vita siano loro particolari requisiti. Questo significa che non vedo la possibilità di cambiare le cose, da parte degli stessi cristiani o di una forza esterna anche, ma vedo solo, nella mia idea di miglioramenti di questo mondo, una definitiva abolizione di una simile, ridicola, istituzione.

E sarà un’affermazione criticabile, lo so, fatelo pure.

 

Roberto De Mattei insegna qualcosa che ha a che fare con la storia all’università Europea di Roma ed pure vicepresidente del CNR. E già io fatico non poco a spiegarmi perché un cattolico dovrebbe aver a che fare con la ricerca ma ancora di più mi dico come si può permettere che un uomo che sostiene che la fine dell’impero romano sia in qualche modo connessa alla volontà di dio di punire gli esseri umani per l’omosessualità dilagante in quel periodo, insegni storia.

 

A parte l’assurdità storica che credo sia la cosa più idiota che io abbia sentito dire da parecchio tempo soprattutto da “fonte autorevole” (non finirà mai di sorprendermi) io credo che ci sia del condannabile, io direi reato, nelle parole che ha usato De Mattei per spiegare questi avvenimenti storici influenzati da dio. Certo, ha letto una “fonte storica” (uno scrittore cristiano dimenticato di nome Salviano di Marsiglia) ma non ha battuto ciglio su affermazioni che indicavano i gay come “mostruosità contro natura”, anzi, le ha definite quelle “parole su cui meditare”. E questo in una società civile sarebbe da considerarsi una grave violazione dei diritti umani, della dignità di persone (sì, gli omosessuali sono persone nota per i cattolici)

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Ma noi non viviamo certo in una società civile. Come credo sia giusto proibire le bestemmie in tv o in radio credo che sia giusto anche proibire queste stupide invettive, queste bestemmi di altro senso, queste violenze verbali.

Io lo metterei in galera per molto meno, ma si sa, io sono esagerata.

 

Il fatto che i cattolici abbiano convinzioni storiche e scientifiche assurde o che considerino gli omosessuali (o più precisamente tutti quelli che hanno una sessualità multipla, diciamo così) come perversi e maledetti sono e rimangono fattori già noti, come dicevo prima caratteri fissi, aspetti peculiari del cattolicesimo (immutabili, secondo me).

 

Quello che mi ha stupito, ma stavolta potrebbe essere ignoranza mia, è il concetto teologico espresso da De Mattei direi tra le righe.

De Mattei sostiene che Dio (maiuscolo perché è quello dei cattolici questa volta) è la causa anche del male nel tempo, dei castighi cioè non solo nel momento del giudizio ma anche nei momenti della storia.

L’esempio è appunto quello dei romani, puniti da Dio con la venuta dei barbari e nel momento storico quindi, non al giudizio. Non so se riesco a spiegarvelo. Stando a quello che so io della teologia cattolica, spiegatami con poeticità da un amico ma non per questo priva di assurdità, Dio non è l’artefice del male ma è semplicemente colui che alla fine salva dal male. Dio non guida gli uomini ma li lascia liberi di agire e questo perché essi lo scelgano volontariamente. Egli ha il potere di salvarli alla fine dei tempi ma non di salvarli prima. Ed i “miracoli” non sono fatti per salvare questo o quell’altro uomo ma per donare (il verbo mi fa granché ridere, ma vabbé) prove all’umanità, per mandare segni. La salvezza terrena non è contemplata, non se al di fuori di “testimonianza della potenza di Dio”.

 

E questo spiega perché Dio non interviene per salvare un bambino che brucia vivo o non interviene quando coglie, essendo onnisciente, i propositi di orrore di Hitler. Per riassumere, egli non interviene nel bene.

 

Seguendo le parole di De Mattei però mi viene da pensare che Dio, lo stesso Dio che non interviene nel bene, facendo il bene, intervenga invece nel male. Non so se spiego chiaramente il punto teologico. Se Dio non ha la necessità di intervenire nel bene perché la salvezza terrena non gli interessa perché dovrebbe essere interessato a fare il male terreno?

 

E in più: quindi Dio è capace di fare del male? Quindi è lui stesso a creare il male?

Sempre secondo quello che so di teologia cattolica, spiegatami dai  pochi cattolici che riesco a sopportare ovviamente, Dio non crea il male. Il male esiste e lui ha solo il grande amore di salvare, alla fine dei tempi.

Ma se secondo De Mattei Dio può creare il male nel tempo (lui lo chiama castigo perché così può sembrare quello che non è, può sembrare cosa buona e giusta) allora significa che può benissimo creare il male e che quindi tutto il male della storia, della vita, del tempo e dell’umanità sono creazioni sue, dirette.

Il male non è più quello che esiste e da cui Dio ci libera per amore (questa è una visione assurda, certo, ma molto bella), ma diventa una cosa creata dallo stesso Dio, derivante dallo stesso Dio, figlio, come il bene, dello stesso Dio.

 

Dio non esiste, ovviamente, ma la teologia cattolica esiste ed è veramente una cosa pessima.

31 dicembre 2010
545 Annali
Aria di crisi tra noi, questo è il problema.
E la crisi destabilizza la coppia, ma anche soltanto me. Anche perché io e lui siamo legati, esattamente come fossimo una persona sola, più precisamente come fossimo solo me.
 
Le crisi succedono a tutte le coppie, certo, però poi qualcuno cerca di non buttare al vento tutto, soprattutto se quel tutto dura da due anni. E' più facile se si è in due a cercare di superare che se si impegna solo uno. Se poi quell'uno sono io, "addio ai monti". Anche perché io non so da dove iniziare, non so qual'è il problema tra noi, non so per quale ragione è successo.
Ci siamo antipatici ultimamente tutto qui.
Per come reagisco io, preferirei ignorarlo, semplicemente, in attesa di tempi migliori, in attesa di aver pensato a tutto, in attesa di aver fatto due conti. Ma lui insiste e dice che non si è mai visto che non scriviamo due righe per la fine e l'inizio di un anno.
 
A me non va di scrivere, perché per scrivere devo parlarci e a lui non va di non scrivere. E forse non va nemmeno a me. Quanto è complicato.
Quindi alla fine ho deciso di dire che io e il mio blog (o io e ladymarica più precisamente, almeno credo) siamo in crisi però entrambi ci teniamo a scrivere qualche cosa su un anno che si chiude e uno che si apre, a farvi gli auguri e a montare tutto a neve con un po' di cinismo.
Scusate ho le metafore storte.
 
Non cambierà niente se non la data, questo è fondamentale dirlo.
Le cose succedono e vanno male e poi vanno bene e poi ritornano ad andare male, l'anno non porta niente, l'anno è solo un modo per prendersela con qualcuno che non siamo noi stessi o la nostra sfortuna.
L'anno nuovo non salute, soldi, sanità e santità.
Non sesso.
Non gioai e letizia.
Nemmeno Gioia e Letizia nude, come dicono messaggi benauguranti stantii.
 
Non voglio fare la pessimista anzi l'anno nuovo ha il grandissimo pregio di poter essere ben iniziato e se uno ben inizia poi può anche permettersi che un po' di sfortuna gli rovini i piani. Questo io festeggio del nuovo anno, un altro inizio. Come aprire una nuova confezione di cereali e gettare la scatola quasi finita di quelli vecchi. No, perché facciamo che sono cereali con pezzi di cioccolato, è possibile che qualcuno abbia cercato solo i pezzi di cioccolato lasciando i cereali. Se apri la scatola nuova , invece, il rischio non c'è, ecco. Hai la possibilità di pescacare, senza imbrogli però, anche un po' di cioccolato. Poi la sfortuna è sfortuna però parti con la probabilità intatta.
Non è una grande cosa e sarebbe meglio poter pensare che l'undici è il nostro numero fortunato e ci andrà tutto massimamente bene però non è così e saperlo accettare in anticipo è un altra grande fortuna.
Come il morire, il fatto che le persone moriranno e il fatto di essere il nulla cosmico, è triste però è meglio che farsi illudere.
 
Ecco, e dopo questo bellissimo e allegrissimo post spero non passerete la serata a suicidarvi in massa facendomelo notare il giorno dopo (non facciamo domande). Se vi può tirar su il morale è da questa mattina che cucino e credo di dover buttar via tutto perché "da qualche parte devo aver sbagliato". Mangeremo tanto amore stasera. E va bene così.

Buona fine e buon inizio.

15 dicembre 2010
538 Calzare

E’ inutile metterla sul complicato, farsi tanti problemi e il restante circolo, il tutto, alla fine, si riduce semplicemente all’atto di infilare.

 

Forse cerchi di far in modo che scivoli senza troppo dolore per te e per lei, ma quello che fai, senza lusinghe o poetizzazioni è solo e semplicemente infilare.

 

E lo infili per farcelo restare: il tempo di una sera, di una notte se le cose andranno troppo bene o troppo male. Il tempo che ti ci vuole per farti impazzire, perché pare che senza dolore non si arrivi al risultato.

 

E più è lungo più impazzisci.

Questa è la prima regola.

Di cui si parla, ed anche troppo spesso.

 

Poi, per tutta la sera, dopo averlo infilato, ti senti un poco instabile.

Ma è colpa del calzino, lo hai scelto troppo fino, troppo da donna.

“Eh, cara mia!”

 

E la scarpa scivola e continua a scivolare.

Finché è il piede a farlo, senza dolore per te e per lei, la scarpa dico, tutto è okay, ma se mentre cammini, e ti godi il gemito del tacco sul pavimento, senti il piede naufragare nel mare della scarpa allora quello che ti monta addosso è uno strano senso di sospensione e instabilità.

Insieme a tanta femminilità.

Rigorosamente artificiale.

 

Hai visto mai che essere donna significhi essere scivolosa?

 

Disistima per la calzatura.

E arriva, la disistima, perché non hai provato tutte le altre scarpe e non puoi amarla più delle scarpe che potresti trovare se tu le cercassi.

Significa che non la ami.

O che l’amore non esiste.

Preferisco.

 

“Ma perché ti deve venire in mente proprio adesso, mentre attraversi la strada?”

Mi dispero con me stessa.

“Fingi normalità!”

Sono un pezzo della tappezzeria.

“Fingi almeno di non essere nulla!”

 

Consigli. Per abbellire le pareti.

 

“Ma tanto non puoi levartele, le scarpe, perché pensi che ne troveresti, in linea di principio, di meglio.

Non ora e non sulle strisce pedonali, comunque. Ti conviene usarle.”

 

Parlo senza fiato.

Con e tra me.

E non a quelli che mi fanno compagnia nella cena.

Non ci parlo perché tanto sono già cucinati nei loro brodi di isterismi e commedie, senza preoccuparsi di essere autentici.

 

E’ possibile essere autentici quando ceniamo l’uno con l’altro perché non possiamo cenare con chi vogliamo cenare?

Perché “con chi vogliamo cenare” potrebbe essere chiunque. E in scala infinita.

 

E allora ce ne freghiamo.

Se devo fingere un po’ tanto vale che metto in scena una (e la) vita.

 

L’autenticità è la mancanza di ipocrisia.

Almeno un po’.

 

Tutta colpa della calzatura.

Probabile che non fosse quella giusta.

E come potrebbe esserlo nel mare delle possibilità?

 

Bukowski ha messo un tacco nella piaga.

Pensando fosse un dito.

 

E il tacco non scivola.

Scivola il piede, ma quella era un’altra storia.

 

“L'amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa comodo. Come fai

a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se

solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri"

 

Il comodo del momento che impera nei rapporti umani.

Stretto, riassunto e anche unto.

 

Bello!

 

Mi si è incastrato il tacco, come (in) tutti i tombini.

Cercasi cavaliere per liberazione.

Liberazione troll.

Perché troll non ha il femminile.

 

Non datemi tanto peso: dormo poco, con Figh Club sotto il cuscino (a giustificazione del modo), ho un piano di studi da presentare tra 7 ore e ancora non ho deciso se voglio metterci “biologia” o “storia del cristianesimo”.

 

Una scazzottata mi sembrerebbe allettante.

Solo con uomini però: gli incontri-sexy-tradonne-nelfango li lascio ai siti erotici che hanno perso, giustamente, anche l’ultimo lettore.

 

E poi io i cazzotti li voglio prendere, non dare.

9 dicembre 2010
535 [parole, parole, parole] Novembre

Mese che va, mese che viene.

Ed è finito anche novembre.

 

Sono in ritardo, lo so.

Di giorni e giorni.

E non ho nemmeno avuto nulla da fare: semplicemente non mi andava di scrivere il post.

Poi mi sono ricordata che ho delle responsabilità (tutto frutto della mia mente!) e dei sensi di colpa facilmente attivabili ed eccomi qui.

 

Che dire di questo novembre?

Foglie e piogge, niente di particolarmente eccitante.

Adesso manca dicembre e poi saremo tutti ufficialmente più vecchi di un anno.

(Sì, anche se sei nato a ottobre.)

 

Comunque anche questo mese qualcuno è venuto su questo blog.

Vi sbalordite voi, figuratevi io.

 

Solita divisione in categorie, tanto per essere ordinati/ostinati.

 

Partiamo dalla categoria “religiosità”, che sembra essere parecchio feconda questo mese.

 

Dobbiamo perdonare noi stessi

Il perdono è dei cattolici. Le punizioni sadomaso della gente seria. A me va bene un giro di giostra (senza specificare meglio la giostra).

 

Significato religioso melagrani cattolici.

Programma un tutto nome. Ordinate voi.

 

Pettinarsi prima di pregare.

Essere puliti e ligi ci avvicina a dio.

L’ho sentito in un film e letto in un libro.

Dallo stesso titolo.

 

Pee tagliato mentre dormiva.

Curioso come quella lettera pur non esistendo (di qui dio e la religione n.d.r.) mi ricordi così tanto una enne.

 

Odio dio.

Basta pensare che non esiste e passare a odiare i cattolici –sto scherzando, sto scherzando.

 

Vince la categoria quel gran genio che ha cercato: orgie masturbative.

Andrai all’inferno. E preferibilmente per come hai scritto orge.

 

Per la categoria “cronaca nera”.

 

Sabrina misseri farai la stessa fine che hanno fatto fare a sarah.

Improbabile che venga uccisa dalla cugina con lo stesso grado di parentela visto che quella  è già morta.

 

Sabrina misseri bella figa.

Lo diranno solo dopo che è morta o ergastolata, per adesso è “la ragazzona robusta”. Certe volte i giornalisti sono delle vere merde.

 

Sara Scazzi riti satana.

Prima o poi diranno che c’entra un massone (oddio…)

 

Vince: sciocchezze di Voyager su Sarah Scazzi.

Era la figlia di dio, fattasi donna per liberare gli uomini dal peccato.

No, questa mi sembra già usata.

 

Cose da/ per…

 

Cose da fare al pc con la ragazza

(è il mio incubo: conoscerò un tipo bellissimo su fb che come primo appuntamento mi farà fare un giro sul suo profilo!)

Cose da fare senza facebook

(adesso scherziamo sul serio. Povero pazzo, “senza facebook, noi non esistiamo!)

Cose da non fare ad una ragazza

(io mio chiedo il perché uno dovrebbe fare domande del genere. Cosa le vuoi fare, sventrarla?)

Cose da fare con una ragazza su skype

(non vorrai consigli da me su come organizzarti video-chat prono no?)

Cosa da fare quando si esce per la prima volta con una ragazza

(primo: la doccia).

Cose per rendere felice propria donna.

Incredibile, basterebbe l’articolo.

 

Categoria “Amore e dintorni” (ma quanta gente del genere esiste veramente?)

 

Come faccio a sapere che sono feticista?

(hai visto se hai un tatuaggio sotto il piede sinistro?)

 

Ci sono rapporti destinati a finire

Versione pessimista: tutti.

Versione ottimista: tutti, almeno quando uno dei due, o entrambi, muoiono.

 

Perché un uomo ti chiede dei tuoi ex.

Per sapere di loro.

 

Poter annusare i piedi a una prostituta.

Il segreto è nel pagamento.

 

Tante scuse per amore

Ah, abbiamo anche il coraggio di chiamarlo amore?

 

Lei lo chiama continuamente.

Io mi domanderei se lui le risponde.

 

Segnali di un tradimento lesbico.

Rossetto sulla camicia della tua lei?

 

Se un uomo è imbarazzato significa che gli piaci.

Mi sono rotta di dire no.

 

Scopo mia zia in barca.

Ancora?

 

Non puoi amare una rosa e non volere le sue spine Shopenhauer.

Permettimi di dire che non hai capito un cazzo e che te lo devo spiegare bene.

La citazione esatta è: “non v’è rosa senza spine, ma vi sono parecchie spine senza rosa”. E il messaggio non è certo “chiunque ha pregi e difetti”, figuriamoci se Shopenhauer era tanto banale, il messaggio è che non vale la pena cercare in tutti “la rosa”; il messaggio è quello del misantropo che ritiene il genere umano qualcosa di, tutto sommato, negativo, con rare e dovute eccezioni (nel caso di Shopenahuer probabilmente solo se stesso. E nemmeno sempre).

 

Frasi che usano i ragazzi per far capire che gli piace.

Non serve andare tanto lontano amore, non usano stronza, ma “mi piaci”, semplicemente.

 

Concludo con la speranza (anche se questa categoria sarebbe pressappoco infinita).

 

Apparteniamo solo a noi stessi.

Almeno ogni tanto qualcuno capisce qualcosa.

 

Troppe categorie di persone in questo mondo.

Propongo un ritorno alle famose etichette.

 

1)Persone tristi.

 

Sapersi divertire link.

Eh già. Devi proprio mettere link su come divertirsi, divertendoti su facebook, perché sennò non sembri uno che si diverte pur divertendosi con i link sul divertimento di facebook.

 

Puzzano i piedi della Santanché?

Di pesce marcio, ma dipende dal cervello.

 

2)Persone con problemi mentali.

 

Analista isopportabile

(“con problemi mentali” escluse le enne)

 

Piton emo

(avanti un altro!).

 

Parole di vestiti con le doppie.

 

Necrologi naso.

 

Programma calcolatore del diavolo superenalotto gratis

(questa è l’opera di un cattolico che gioca comunque il superenalotto ma giura di devolvere ai poveri l’eventuale vincita).

 

Allergia profumo Alien.

 

Flagellazione a sangue nel sadomaso

(quando incontri il vero amore non fartelo sfuggire!)

 

3)Persone che hanno qualcosa contro di me:

 

Marica è un nome di merda.

Ecco, questo si crede di aver detto una genialata. Io lo dico da sempre.

 

Cerco ragazzo Milano

Brava, cerca bene.

 

Salonem Klint.

E’ possibile dire solo due cose e sbagliarle entrambe?

 

Filosofie alternative elenco

Sì, telefonico.

Cioè, ma veramente qualcuno pensa che ci sia “un elenco” delle “filosofie”, come delle pizze?

 

Per la categoria “filmografia”

 

Benvenuti al sud spiegazione

Cerca di (non) rimanere al nord.

 

Devo fare un tema su benvenuti al sud qualcuno mi aiutaaaaa?

Io leverei tutte quelle a.

 

Analisi sicologica del film mangia prega e ama

Non capirei cosa vuole dire nemmeno chiedesse un’analisi sociologica o psicologica.

 

Finisco con i vincitori.

Non ho saputo scegliere tra due in particolare, quindi ho scelto il pari merito (che poi sarebbe un terzo che gode).

 

I truzzi sui quaderni scrivono con la penna nera o blu?

Secondo me, per il semplcie fatto che tu te lo stia domandando sei di diritto nella categoria.

 

Solo le persone più sexy e intelligenti possono leggere questo messaggio…allora, non barare. E’ inutile che ci provi ancora.

Ho capito, mi considero sgamata.

Buonanotte.

5 dicembre 2010
533 Le foto non rendono niente
Stavo scrivendo minchiate quando mi sono ricordata di avere delle foto.

Non dico che le foto arginino le minchiate (che scrivo comunque –io scrivo, scrivo, scrivo, scrivo- e che poi finisco per pubblicare) però almeno le posticipano.

 

Ho delle foto del mio week-end a Salerno (liberissimi di dire che non vi interessa, o di dire che vi interessa anche se poi non vi interessa) che è stato una tragedia per via di un dolore lancinante che mi trapassava da parte a parte gridandomi: “ucciditi e smetterai di soffrire!” (alla Harry Potter per chi si ricorda di quella notte, quando stavamo al ministero, pregando che non fosse successo, non veramente).

Però, anche se non vi interessiamo io, il mio week-end e Harry Potter le foto vi dimostrano che, per esempio a Salerno, si può vivere un Natale originale, di festa e meno di fede.

 

Il  panorama è quello di un “giardino incantato” che si perde e mischia allo spazio infinito.

Quindi piante, animali, costellazioni, pianeti, soli e tanti fiori, tutto di luce, per un totale di 30 km (dicono perché io non li ho contati) di illuminazione.

Spettacolare, soprattutto la via lattea e i pianeti.

 

Giardino incantato.
 
Sostanzialmente il giardino incantato è stato allestito nella villa comunale, tra le piante reali. Bisogna sottolineare che le "piante magiche" sono state tutte realizzate con le bottiglie di plastica (e le luci) dimostrando che non tutta la Campania è Napoli.
  
(funghi velenosi)
 
(fiori di campo realizzati da mamma bottiglia)
 
(sarebbe un pavone, non so se la foto è venuta abbastanza bene)
 
 
(pianta magica)
 
Spazio e dintorni.
 
Realizzato per tutto il corso. Corso affollatissimo, come "Via del Corso" per chi ha presente cos'è Roma a Natale. Naturalmente da gustarsi a piedi perché la macchina è limitativa al massimo. Sono belli i vicoletti, ognuno con un tema, ognuno con una luce particolare. Tutto il corso è pieno di stelle e pianeti fino ad arrivare al perno: il sole.
 
 
 
(l'ho fatta in movimento, è un po' sfocata: fermarsi significa morire. Soprattutto se dietro hai la banda!)
 
Camminando, camminando per le vie del centro (?) si giunge poi ad un albero meravigliosamente illuminato. 
 
(non è un granche', ma è difficile far foto alle luci!)
 
No, se ve lo state chiedendo De Luca, il sindaco di Salerno, non mi paga il viaggio per la pubblicità.
 

Per quanto queste particolari luci di Natale (che potete trovarci fino alla fine delle feste), frutto di tanto lavoro e di tanta arte mi piacciano molto io trovo insuperabili cose come queste, che fotografo, immancabilmente, tutte le volte (anche se ne ho miliardi di queste foto, mi sembra sempre che "la luce sia migliore").

E mi stupisco di quanto io sia pro-natura certe volte, nonostante solitamente preferisca la cultura a tutto quello già fatto dal caso.

19 ottobre 2010
507 Pecore in "fugga"

Dopo un pomeriggio passato su un libro che non vuole saperne nè di finire né di essere compreso (e a me andrebbe bene qualunque delle due) ho scoperto le benefiche qualità dell’orzo. Solubile precisamente. 

 

Ed è vero che ultimamente, forse, mi manca un po’ di ispirazione da post, però non vi ho, metaforicamente, convocati qui per una disquisizione sull’orzo, anche se sarei capacissima.

 

E allora parliamo di FF, perché continua la saga della giovane idiota che ho il privilegio di veder agire da vicinissimo. FF perché non ho grande fantasia sui nomignoli, FF per dar idea della doppia stupidità farfugliante, FF perché semplicemente è sempre stata chiamata così.

 

Riassumo i fatti per coloro di voi che non l’hanno mai sentita nominare su questo blog: circa quattro anni fa F (che non era ancora FF) si è trovata il suo primo ragazzo.

Passi sanciti dal codice del comportamento perfetto delle ragazze che hanno il fidanzato fatti: corteggiamento scarsissimo, almeno un regalo da far vedere alle “amiche”, sesso.

Poi lei ha trovato un altro ragazzo. Non ha ovviamente lasciato il primo se non dopo essere stata a letto con il secondo. Diciamocelo, avrò anche invertito i passi del sopracitato codice (prima sesso, poi corteggiamento e regalo da esibire) però li ha nuovamente rispettati.

 

Quest’ultimo scarafaggio, si è convinta la doppia consonante, è l’uomo della sua vita.

Ed è rimasto l’uomo della sua vita anche dopo un aborto che lei non voleva fare, ma che lui, essendo privo di qualità mentali (basta con la storia degli attributi), l’ha invitata ad eseguire (con la complicità dei genitori di lei, certo). E’ rimasto l’uomo della sua vita anche dopo l’ultima lasciata nella quale, tanto per raccontarne una, lui l’ha denunciata per stolking. E’ rimasto l’uomo della sua vita anche se parallelamente stava con qualche altra, anche dopo gli insulti, gli altri insulti e un altro giro di insulti, tutti abbastanza veri.

 

Adesso è l’uomo della sua vita, convintamente.

Più convintamente di prima, insomma.

“E più convintamente di prima” quando hai sopportato che dicesse a suo cognato “se vuoi con FF un giro ce lo puoi fare, tanto ce lo hanno fatto molti” (versione nuova della precedente riferitami direttamente da lei) non lo so bene cosa significa.

Anzi lo so.

 

Siccome i genitori di lei (questa è una storia senza santi, altri soggetti ingiustificabili) erano contrari ad un nuovo capitolo della saga (che forse è più una sagra di paese) lei ha fatto i bagagli ed è andata a casa di lui.

Di lui che vive con i genitori.

 

Ma occorrono specificazioni.

Intanto non è che i genitori di FF non volessero per chissà quale bel principio morale sulle minestre bruciate e riscaldate, semplicemente non volevano perché lui ha litigato con loro, un giorno, tempo fa, non so nemmeno bene per cosa. Non è che non volevano perché pensano che la figlia non debba dipendere da un uomo, ma debba prima costruire la sua felicità e poi condividerla, no, loro non volevano perché il soggetto non gli andava bene, perché lui non vuole piegarsi a far quello che dicono loro (tipo sposare la ragazza, dare percentuali di stipendio e robe simili).

E allora per aiutare la figlia sapete cosa hanno fatto? Niente case carine in Canadà, ma sono andati dal datore di lavoro di FF e l’hanno fatta licenziare.

Complimenti vivissimi. Miglior esempio di come non si fanno i genitori.

Io ci sono sempre stata (mia madre e la madre di FF sono molto amiche e noi abitiamo vicine. Io non scambio parole con esseri umani ma osservo tanto) e ho visto quanto la madre spingesse sua figlia “all’accoppiamento” come ragione di vita. Triste.

 

Attualmente quindi FF vive con il fidanzato (quello stesso che le farebbe tranquillamente fare un giro col cognato! –lo ripeto perché io solo a sentirla una cosa del genere divento matta, mentre lei ci dorme insieme), a casa dei genitori di lui, mantenuta dai genitori di lui.

Magari fanno del sesso mentre i genitori di lui guardano la tv in salotto (giuro che i dettagli macabri mi si affacciano nella testa spontanei!).

 

Mi immagino quando le serviranno un paio di mutande nuove e andrà a chiedere i soldi alla suocera. Anzi, forse li chiederà al fidanzato. 

 

Ma questa è solo la storia.

 

Quello che è cambiato proprio in questi giorni è il “metodo di diffusione”. Certo, perché a che serve tirare su i figli che fanno tragedie (nessuno si azzardi a dire greche!) banali e stereotipate, se poi non trovi il mezzo di diffusione giusto? Grazie al creatore (del programma) c’è facebook.

Quindi l'intera famiglia di FF e l'intera famiglia del ragazzo di FF, con i protagonisti annessi si fanno guerriglia su facebook, DIRETTAMENTE IN BACHECA, facendo straleggere a tutti i cavoli loro.

 

Vorrei un certo riconoscimento speciale al padre di FF, in qualche modo F anche lui, che esprime ragionamenti articolati e complessi che io non solo non capisco, ma che credo seriamente facciano parte di un codice linquistico in arrivo da marte.

Riporto i punti salienti, certissima che sarà un’ottima lettura. Se la prendete come un’esagerazione comica (ma io vi giuro che è reale, tutta realtà).

 

1)    Fase anteriore, litigio tra FF e il boyfriend.

 

Lui, il fidanzato scrive (sempre sulla bacheca eh!): ce potevi pensa prima ke te ce sei levate e mutande davantin al l okki ke nerano i mia”.

Si sente tutta la possessione dell’uomo tradito. Non è arrabbiato per il tradimento fisico ma “pe’ quell’okki”, non suoi, che hanno gurdato roba sua (si legga con tono serio  ed epico).

 

FF risponde, ma è inutile, come sempre.

 

Fpadre risponde con un ragionamento che lascerebbe senza parole credo chiunque, tanta l’astuzia: E’ facile parlare, dare giudizi ma, dire cazzate è ancora più facile x altre persone, che tutt'ora NON CAPISCONO UN CAZZ…. DELLA VITA e giudicano, altri, NON conoscendo che merde sono se stessi.
In più la cronologia dei fatti e dei pensieri non si addice alla persona che giudica e che spergiura perché NON E’ ALL’ALTEZZA MISERO.”

Notare la punteggiatura messa sapientemente a caso, l’uso di termini che gli uni con gli altri non significano niente e le incognite espresse nel linguaggio matematico x.

Poi "cronologia", messa a caso, dà tutto un altro senso.

 

Cosa avrà voluto dire Fpadre? E’ il mistero di cui prima o poi si occuperà Voyager.

 

2)   Fase pronfonda depressione paterna per aver perso la figlia

(che nel frattempo è andata a vivere con il fidanzato, a casa dei genitori di lui, da essi mantenuta).

 

Fpadre: “In questo frangente abbiamo perso tutti, ma, soprattutto io.......papà che gli hanno tolto gli occhi,il naso, le orecchie la bocca del senso della vita!!!!!!!!!.”

 

Un po’ è commovente: un concetto chiaro da quest'uomo?!

 

Cocludo, per non far post troppo lunghi (considerate gli spazi enormi e le parentesi inutili per piacere!).

 

3)  Fase guerra civile e insulti

(è una fase fresca -4 ore fa- attendetevi presto svipuppi. Scusate per la volgarità, ovviamente, io riporto solo).

 

Lui, il fidanzato di FF, scrive sulla bacheca di lei: mavete rotto er cazzo . . . . e cose ditele in faccia a pezzi de merda siete cm e merde schiaccite da na makina me fate skifo nn ve sputo in faccia
senno ve lavo”

Oh, noi che amiamo il k messo un po' ovunque: makina.

"E ve ce investimo se insistete eh!"

 

E lei cosa ha fatto?

Ha detto al fidanzato che ci sono altri modi per sistemare le cose, che magari possono andare insieme a parlare con i genitori per risolvere?

No, lei ha messo "mi piace" sotto il messaggio in bacheca del fidanzato.

Ha messo “mi piace”.

L’ho sempre detto che quel “mi piace”, se messo nelle mani sbagliate, è pericoloso.

 

E nella prossima puntanta: pecora gravida torna all’ovile.

12 luglio 2010
448 Italian female idiot
Io che finiva così lo sapevo.
Perché in macchina pensavo e l'idea di una testa stranamente non vuota non era poi troppo male.
Poi arrivata a casa l'ispirazione è andata a farsi benedire.
 
Non rimane che una preghiera.
In ginocchio per favore.
 
"Signore che hai detto ai tuoi apostoli vi lascio la pace vi do la mia pace, fammi il favore e fai riappacificare anche FF e il fidanzato".
 
FF, che è sempre quella che conosco da anni, quella dell'oratorio e della chiesa (molto tempo prima di "da anni" quindi!)
FF, che quando si lascia diventa onnipresente, come appunto dio.
E sistematicamente viene da me, per consigli e richieste, come se poi tra le due l'esperta di uomini fossi io. Lei ha tanta esperienza che io certe cose non le voglio nemmeno sapere, fatevi i vostri calcoli.
 
Ma anche senza "tra le due", io non sono la persona giusta per certe cose, dovrebbe essere chiaro anche ai meno svegli, oramai.
Io non provo niente, risaputamente.
Ma lei non se ne accorge nemmeno, chiede consigli e poi fa come vuole.
 
Però detto così non sembra quello che è: lei non chiede per esempio: "gli scrivo a o b", ma mi chiede se dopo tre messaggi a cui lui non risponde gliene deve mandare un quarto. Diciamo che i consigli a quel punto non c'entrano più nulla, e la mia intromissione serve solo a non farla passare da cozza petulante.
Con tutto il rispetto per le cozze ancorate agli scogli.
 
No, se ve lo state chiedendo lei non sa che tengo un blog, figuriamoci.
E' il genere di cosa che io tengo per me a meno che non si abbiano doti ortografiche e sintattiche,  il senso delle cose, una certa simpatia e al massimo spirito di contraddizione.
E FF non ha nemmeno il cervello, direi che si autoesclude.
 
Non vi racconto cosa ho dovuto inscenare stasera per far in modo che FF fosse contenta (che poi in realtà è diventata "scontenta")
Mi sono finta una tipa probabilmente stupida e ho flirtato tramite telefono (sì, parlando al telefono soprattutto) con uno che probabilmente viene dalle regioni incolte della Tanzania.
Con tutto il rispetto per la Tanzania.
 
Lui sembrava interessato e forse abbiamo combinato un appuntamento.
A cui, credo, si presenterà FF per la vendetta.
Poco tremenda ma sempre vendetta.
 
C'è poco da fare, l'idiota sono io.
Col mio brillante piano (non tutto mio però!) nessuno ha ottenuto quello che voleva: il fidanzato di FF non otterrà del sesso facile, FF non riotterrà il suo incredibile ragazzo, ed io non otterrò che si levino entrambi dalla mia capacità visiva.
Mi contenterei che si spostasserò di qualche metro, infondo.
Anzi, niente infondo, di lato sarebbe meglio.

Il post è finito così, sì.

1 aprile 2010
386 S. Valentino
Eh, sì, S. Valentino.
Perché, che si possono scrivere post di S. Valentino solo a S. Valentino?
Cioè, è quantomeno limitante relegare un argomento ad una festa economica soltanto.
Ce ne vogliono almeno due.
La seconda è una festa religiosa in vero, il  "pesce d'aprile".
(religiosa: scherzosi camuffamenti della realtà.)
 
Oggi parlo d'amore, avviso i Signori lettori.
E parlo d'amore perché sul mio sito porno preferito c'è da sbadigliare.
 
              
 "La sincerità, prima mia virtù, forse adesso è falsità: chi sei?"
(Renato Zero -Io uguale io)
 
 
Non so come andare avanti: esperienza personale o visioni generali?
Partiamo così.
 
Nel 2005 Roberto Faenza ha diretto un film, "I giorni dell'abbandono".
E contemporaneamente ha perso anche la mia stima.
 
La protagonista del film è una donna elegante e felice.
Con un marito e due figli.
Il marito, prevedibilmente, la lascia per una 18enne.
Lei impazzisce.
Diventa una donna volgare, abbandona i figli e si dà al pianto isterico finché...
...non si innamora nuovamente, di un altro.
 
Le scene sono patetiche (e non nel senso di ricche di pathos).
Lei lo ricorre, lei lo chiama continuamente, lei non riesce a far uscire fuori una specie di geco che le è entrato in casa e rischia di uccidere i figli.
 
Ho cercato di comprendere le fragilità di una donna improvvisamente abbandonata dal marito, ho cercato di comprendere le sue motivazioni, ma non posso tollerare che ci sia questo totale svilimento del genere femminile.
 
Genere femminile? Un'accozzaglia di nevrosi oramai.
 
Recentemente un amico mi ha detto di essere "preoccupato" perché sembra sempre che io mi basti da sola.
 
Non sembra, è così.
 
Un tempo non troppo lontano sono stata molto invaghita di un uomo.
Se lo vogliamo dire (e meno male che è notte, posso arrossire serena) forse l'ho amato (?).
Ho sofferto (dimenticati di averlo letto).
Ho deciso che non avrei permesso più a nessuno di essere così importante.
 
E' stato così.
 
Lo so che potrebbe sembrarvi sterile, triste, con poco pathos, non lo è.
Io e la Mannoia la pensiamo così:
 
"Se una mattina io, mi accorgessi che ci stiamo sopportando, e capissi che non stiamo più parlando, ti guardassi e non ti conoscessi più, io dipingerei di colori i muri e stelle sul soffitto..."
 
L'amore non esiste però esiste la volontà di amarsi.
Non è una scelta che si può scrivere su un contratto e lasciarla lì a maturare, è qualcosa che va non solo curata sempre ma anche rinnovata continuamente.
 
E se quella volontà diventa unilaterale, se quel dipingere le stelle sul soffitto non serve più, allora è il momento di prenderne atto e lasciar andare l'usurato.
Non attaccarci a quello che è stato con gli artigli, ma lasciarlo fluire senza grumi, senza scogli che poi si smaltiscono a fatica.
 
Il mondo è un continuo divenire; le cose cambiano; il sempre e il mai sono avverbi bastardi e tutta la vita si può  cercare di metterli nel posto giusto ma raramente ci si riesce.
Sono cose che io personalmente non dimentico (quasi) mai.
Ecco, ho detto il mai fatidico?!
 
Non è una visione negativa, o almeno non vuole esserlo.
Ci sono cose che durano, magari non "per sempre", ma sicuramente molto a lungo.
 
Non volevo far la morale, ho letto un sacco di post molto dolorosi sull'amore ultimamente, volevo gettare qualche teoria che magari può risollevare qualcuno.
O magari no, volevo solo sparlare, ma non contava il primo pensiero?
 
Vorrei precisare che questi miei pensieri scaturiscono solo dalla mia osservazione di ventenne (non barare, ventunenne) e che mi riservo quindi la facoltà di rinnovarli, modificarli e stravolgerli totalmente.
Siamo in un continuo divenire mica solo per l'amore!

Se concludo con "auguri a tutti gli innamorati" suona poco coerente?

18 febbraio 2010
265 Quarantatre anni fa
Stasera buttavo l'occhio, ma almeno lo ammetto.
Buttavo l'occhio sulla Clerici e sui cantanti coi fiori.

Diciamolo perché l'ipocrisia ci annoia: la dieta che la Clerici ha fatto, quella che l'ha portata in ospedale (ecc, ecc), non è servita proprio a tanto, no?

Ora, io non dico che doveva morire per dimagrire (anche se a tutti gli effetti morire è uno dei metodi più definitivi per farlo), però, visto che non è dimagrita, poteva evitare alcuni vestiti.
No, perché la leggenda che tutti possono mettere tutto, che le forme son belle, ha stufato.
Oltre che il gusto e l'estetica esiste il buon senso.
Un vestito nero, sobrio, più coperto (ieri sera s'è vestita di rosso, ma io dico!) avrebbe aiutato.
Le donne con le forme (anche se io presonalmente preferisco gli scheletri -ma son gusti) son belle, quando e se sanno valorizzare e non ostentare.
Stasera era vestita di bianco/argento.
Ma lo sanno tutti che il bianco non è il colore più adatto per dimagrire (non che i colori si mangino, dico in senso figurato).

Dopo la disastrosa figura di Filiberto (oramai siamo stretti) di ieri sera, oggi, devo dire, non avrei tirato pomodori in faccia a nessuno.
Ah no, c'era Povia.
Ma a Povia (come l'anno scorso) avrei tirato un ferro da stiro e non gli ortaggi.
E' vomitevole, oltre che "passato a venerdì sera".

A me è piaciuto molto Cristicchi, non sarà un tenore, però è intelligente ed ironico.
Poi mi è piaciuta la tipa che canta con i Nomadi (in generale i Nomadi non mi dispiacciono, mi ricordano i concerti del primo maggio).
E in ultimo mi è piaciuto quello di "Pensa", come si chiama? Fabrizio Moro no?
E' un bel ragazzo intelligente, raro.
Arisa, mi fa ridere.
Purtroppo della sua canzone non ho capito una parola, però è divertente da vedere.

Ho persino un favorito.
Cioè, il favorito è l'unica cosa che ho sempre avuto guardando Sanremo.
E sempre da prima, molto prima, che iniziasse il festival.
Ho un debole per il bel tenebroso.
Dal 1967 in effetti.
Mi ha spaccato in due il cuore (oh sì, crepi il cinismo) dalla prima volta che l'ho sentito.
Luigi Tenco.
Il cantate ucciso dalla profondità, ucciso dall'anima, ucciso dal male di vivere, ucciso dalla società, ucciso dalla sua musica.

La sua storia d'amore, con Dalidà, è quella che preferisco tra le storie d'amore di tutti i tempi (a pari merito, forse, con quella di Catullo per Lesbia).

Un mese dopo la morte del cantante, tanto era il dolore, Dalidà cercò di suicidarsi nella stessa camera in cui era stata l'ultima volta con Tenco.
Bè, è romantico anche per me che ho il cuore di pietra.

Luigi Tenco è il vincitore di 43 anni di festival, di quel festival che, secondo me, doveva morire con lui.



"Non saper fare niente, in un mondo che sa tutto..."


La mia canzone preferita di Tenco è "lontano, lontano" (bellissime anche le versioni di Morgan e di Gianna Nannini) ma era giusto postare "ciao amore ciao" che comunque è splendida.
18 dicembre 2009
322 [dio (non) c'è] Nervosi moderata
Ieri sera (tra un Santoro ed un altro) ho deciso che in questo periodo natalizio mi piacerebbe leggere qualcosa di divertente e leggero.
Il mio pensiero è subito andato alla Bibbia...

Ho già letto (in parte, frammentariamente ecc) la già citata opera ma mi sembrava intelligente leggerla di nuovo, con una maturità diversa, ed una concezione di dio differente:
un conto è leggere la Bibbia quando si crede, un conto quando sì è perso qualcosa, un conto quando si è certi di quello che si ritiene vero o meno.

Detto fatto.
Non ho voluto comprare una Bibbia nuova (non si sa mai andasse quanche soldo al Vaticano!) e così ho preso la Bibbia di famiglia (l'unico libro che c'è a casa mia -esclusi i miei- anzi, ne abbiamo -hanno- ben due!).
Le pagine sono di "carta velina" (igienica?), e temo non sopravviveranno ad una vera lettura.
D'altro canto la Bibbia non è fatta per essere letta... cosa pretendo?

Nero umorismo ateo a parte, la cosa che volevo raccontare con la Bibbia non c'entrava molto.

Da stamattina però non fanno altro che accadere cose tremende: che la nota entità inesistente (cit.) voglia comunicarmi la sua inesistenza?

In realtà di cose tremende ne è accaduta una sola.
Ma è bastata a rendermi un tantino nevrotica.

Li avete sentiti gli urli?
No, perché stasera ho superato anche me stessa.
Ho detto a mia madre (?) circa un quarto d'ora fa testuali parole:
"vaf******* stro***, muori"
Mai arrivata a un livello così alto di delirio.
Insomma al massimo glielo dico sotto voce!

La virgola dopo l'insulto è assurda, lo so.
Insomma, gridavo.
Chi altro usa le virgole quando grida?
In realtà la uso per ingentilire la cosa, ma c'è poco da mettere virgole...

Devo anche dire che lei (mia madre?) non ha molte cople oggi, se non quella di avermi trovato in giornata no.

L'unica responsabile della mia nevrosi sono io, che non faccio mai le scelte giuste.
Peggio, che non scelgo mai e lascio che le cose scorrano.
Il tempo, lo fa per definizione...

Non è accaduto nulla, nulla che io già non sapessi bene.

Semplicemente quando lasci sfuggire qualcosa, quando avresti da dire molto e invece dici solo una cazzata, quando senti che una seconda opportunità non ti verrà data o almeno non così, ecco, è in quel momento che un pochino... t'incazzi.

Colpa mia.
Della mia paranoia.
E del mio continuo "testare".
Il muro dovrei testare, altroché.
Sì, con la testa insomma.

Conclusioni politiche: io e Berlusconi una cosa in comune l'abbiamo. Un proverbio: "chi è causa del suo mal pianga se stesso!"

Conclusioni religiose: mai leggere la Bibbia ignari del pericolo che si corre. Mai leggere la Bibbia  a stomaco pieno. Mai leggere la Bibbia da soli.
letteratura
16 dicembre 2009
320 Lazzaro SantAndrea Pinketts

"Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il senso della frase" (Andrea Pinketts -il senso della frase)

 

Un romanzo dalla linea flessibile e con una bellissima costruzione circolare.

Inizia e finisce, parlando di niente e di un mondo intero: il "senso della frase", che è il titolo del romanzo ma anche l'oggetto stesso; la "coscienza del sedere" che lascia un po' perplessi ma è ammirevole nella sua genialità; e "la piaga d'autunno".

 

La piaga d'autunno che senza saperlo mi prende ogni novembre.

Non sapevo avesse un nome, l'ho scoperto con Pinketts.

Consiste in quella specie di poeticità maledetta che mi fa citare Baudelaire e Verlaine agli inizi di novembre.

Poesia e morte, tristezza e profondità ne sono le chiavi, di volta.

 

Un plauso d'ammirazione per la conclusione, che se anche il romanzo non valesse una cicca (di sigaro?) gli farebbe guadagnare (moralmente) il nobel.

Ma il plauso per la conclusione va coniato in un paluso per il genio artistico di Pinketts che costruisce una conclusione partendo dalla prima frase dell'incipt.

"Nuoto così così."

 

E poi una serie di infiniti pezzi iniziano a comporre il tutto, simile ad una melodia direbbe un critico scontato, ma se in altri casi il paragone è "noioso" in questo caso è descrittivo (e non solo perché lo faccio io).

Pezzi che sembrano scombinati, che sembrano non aver motivo d'esistere, che sembrano vaneggiamenti di un autore bravo ma "che perde il filo" si trasformano in tasselli squisiti che compongono (chi si aspetta "un mosaico" alzi la mano!), che compongono dicevo, una lingua.

(più che tasselli propporrei cellule allora?)

 

Il mosaico e i tasselli sono statici, Pinketts invece, ha la sinuosità di una lingua, che si infila.

 

Poco importa che la bocca sia del lettore, di Lazzaro Santandrea (lo straordinario protagonista), di Deborah-che-fu-Giuseppe, o di uno degli altri assurdi personaggi di questa Milano paradossale.

 

Non so se Milano sia questo veramente, non so se tra bar e stradine sembri di stare in Germania invece che in Italia, ma so che non ho mai adorato tanto una città come la Milano di Pinketts (reale o meno che sia).

 

L'errore (in cui cadere è fondamentale per gustarsi Pinketts) è quello di fidarsi di Lazzaro Santandrea.

E' il protagonista, vediamo le cose con i suoi occhi pensando, invece, di essere guidati da un narratore onniscente. Ma ovviamente non esiste nessun narratore onniscente e quello che Lazzaro vede (e crede) lo riporta come (ovviamente) fosse la verità delle cose.

Lo è raramente e scoprirlo insieme a lui è un incanto.

 

Elegante e raffinato.

Si avvicina molto alla perfezione unendo con equilibrio i buoni sentimenti, il sadomaso, l'onestà e il sesso e spiegando con eleganza e capacità la differenza che passa tra l'inesistenza dell'Amore e l'importanza, invece, della commedia amorosa (fatta di "caratteri fissi", "comportamenti imposti" e "frasi annunciate") per due persone che s'annoiano.

 

Lo stile è il massimo. Ricercato, mai banale. Con il senso della frase insomma.

Cioè, con quella capacità di curvare le parole, sentirsele addosso e magistrarmente sfoderarle come spade, nel momento opportuno e in una tempistica perfetta.

 

Preciso e tagliente, Lazzaro SantAndrea Pinketts è proprio il mio "tipo ...letterario".

Genere, certo.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE