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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
11 novembre 2011
Mica sarà vietato far cantare un morto no?

Mica che De Gregori sia morto eh, dico il blog. E' il blog che canta.

14 settembre 2011
642 Eternal sunshine of the spotless mind (perché in italiano il titolo “Se mi lasci ti cancello” faceva enormemente pena)

Io succhio.

E’ una cosa che premetto sempre. E succhio anche bene se mi piace la persona che ho di fronte. Se devo succhiare male invece evito a prescindere. Poi che c’entra, certe volte mi trovo nella situazione di dover frequentare chi non mi piace; però in quel caso non succhio, mando giù amaramente.

 

Brutto inizio, lo ammetto.

E’ che trovo il verbo succhiare così esplicativo quando devo dire quello che sto per dire (un attimo ancora e lo dico) che non usarlo mi sembra un peccato. Poi però lo uso e non riesco a non giocare sui riferimenti porno.

 

Questa era la premessa. Lunga e malvagia, solo per dire che anche stasera ho visto un altro film consigliatomi dal lettore audace. Ed è qui che entra in gioco il succhiare. Io quando sto conoscendo (usiamo questa finzione di presente continuato, anche se le cose vanno malino attualmente) qualcuno, qualcuno che mi piace (e questo mi piace anche troppo), non solo cerco di informarmi su quello che gli piace, molto spesso, tanto spesso, enormemente spesso, finisco per farmelo piacere anche io. In alcuni casi mi piace tanto da adorarlo fino a che morte non ci separi: la passione per la qualsiasi cosa, nata perché piaceva al tipo che piaceva a me, finisce per durare molto di più della mia passione per il tipo in sé.

 

Stasera mi sono data quindi al film il cui titolo in inglese, pur riprendendo un verso di Eloisa to Abelard (Alexander Pope) è certo meglio del titolo in italiano che sembra richiamare “se scappi ti sposo” o robette leggere-romantico, commedia-romantico del genere. Che mi guardo anche eh (io guardo tutto) ma solo quando sono predisposta alla leggerezza (tipo di sabato sera).

 

Bè, per essere romantico, eternal sunshine of the spotless mind, è un film romantico, però ha una dimensione onirico, favoleggiante, fantascientifica, filosofica, riflessiva, visionaria, psicologica che a noi gente con strane inclinazioni piace parecchio.

 

Quindi niente da obiettare, anzi molto da applaudire, al “contorno” della storia: l’idea di una totale mescolanza dei tempi narrativi, di un gioco nei ricordi, di una confusione della realtà, nella realtà e con la realtà.

Molto più discutibile è la trama. Ma da un film romantico come ci si potrebbe aspettare originalità? L’unica cosa romantica originale che conosco io è la canzone di De Andrè, un malato di cuore:

 

“e tra lo spettacolo dolce dell’erba, tra lunghe carezze finite sul volto, quelle sue cosce color madreperla rimasero forse un fiore non colto”

 

tutto il resto, sull’amore e gli innamorati, nei film, nelle canzoni e pure nei libri ha un certo sapore di già detto non proprio facilmente eludibile.

 

Quindi la trama è quello che è. La storia di due innamorati alle prese con le loro due personalità diversissime ma unite da una profonda insicurezza di base, alle prese con l’amore, quella cosa che distrugge e crea per intenderci, con la quotidianità, con le rotture, con i per sempre e con i, una volta conclusa la storia, “vorrei cancellarti dai miei ricordi, svegliarmi e non ricordarmi più della tua esistenza”.

 

Desiderio anche in questa formulazione non proprio raro al termine delle storie d’amore.

Quanta gente lo avrà pensato? Quanti lo avrebbero voluto? Quanti richiesto? Quanti pianto per il non esaudimento del desiderio?

 

Sarebbe facile eh? Un brutto ricordo e chiami la ditta di pulizie “lacuna” chiedendo che venga rimosso insieme a chi quel ricordo lo causa. E la mattina dopo il ricordo è sparito, per sempre. Non ti ricordi più, nemmeno a volerlo, nemmeno sbattendo contro il tipo per cui piangevi fino alla notte prima.

Diciamo una forma un tantino più fantasiosa dei famosi stravolgimenti di look che le donne fanno al termine di una storia importante (o si dice facciano, io per me non lo so). Solo che è un pochino più risolutiva la cosa. Però come per i capelli anche per i ricordi devi essere deciso, proprio deciso, a tagliare via tutto, perché tornare indietro è impossibile esattamente come riattaccare i capelli con la colla. Per i capelli puoi aspettare che ricrescano ma se hai tagliato via l’anima gemella forse aspettare di rincontrarla è un tantino un azzardo.

 

Come dicevo la trama semplice e poco originale (che perdoniamo al genere romantico, tanto perché il film stasera ci ha reso agnellini) è arricchita da una mescolanza dei tempi narrativi notevole.

Mescolanza che crea fumo ma non confonde più del sopportabile.

E così i ricordi si mischiano al presente in un groviglio di cose, facce, momenti.

 

Le genialità, sempre secondo me, sono due. La prima è che la chiave per sciogliere il groviglio e ritrovare il senso temporale è data dal colore dei capelli (un po’ sibillina come affermazione ma se la spiego potete pure non vederlo per niente il film). La seconda, non è propriamente un trovata geniale innovativa ma richiama, sempre secondo quello che ci ho visto io, l’idea (filosofica, ma certo!) dell’importanza del momento. Quando la storia dei due è già stata vissuta (quindi è fuori dall'aspettativa o dalla suspence del "succederà") e la ditta lacuna cerca di cancellarne le tracce quello che compare della storia non è una pista temporale degli eventi ma un alternarsi di momenti, in ordine sparso. E’ l’idea dell’istante, del momento, dell’attimo, che taglia il tempo orizzontalmente, che è eterno non perché non finisca ma perché non ha durata alcuna.

Meraviglioso.

Ma è la filosofia ad esserlo, non il film.

 

Pregevole, assolutamente, anche il nascondino che i protagonisti dei ricordi (e non i protagonisti della storia che hanno, invece, scelto di cancellare quei ricordi) giocano, tentando di scappare all’impresa di pulizie “lacuna” per salvare il ricordo, “l’esistenza” quindi, dell’altro nell’uno.

Detta così è incomprensibile? I protagonisti dei ricordi, il lui e la lei che vivono nei ricordi (e solo lì) del lui e della lei che quei ricordi hanno chiesto di cancellare, cercano di sfuggire a questa cancellazione per preservare l’esistenza dell’altro in se stessi.

 

Anche l’idea di due piani dell’esistere (persone e ricordi) ci porta su un piano filosofico piuttosto battuto: l’idealismo. Se, poniamo il caso, la lei ricordo venisse cancellata da lui la lei ricordo smetterebbe di esistere e la Lei stessa per lui non esisterebbe più visto che lui non avrebbe mezzi per percepirla. Non so mica se mi spiego. L’esistenza di Lei (lei persona), in lui, è strettamente connessa alla percezione (come ricordo) che lui ha: se lui smette di ricordare Lei smetterà di esistere (per lui). Allargando il discorso: se lei venisse non percepita non solo da lui ma da tutti potrebbe esistere comunque?

L’idealismo mi fa venire un gran mal di testa, è odioso, io sono contraria assolutamente e vorrei tanto non esserne tremendamente affascinata. Amen, ignoratemi.

 

Però il film non è male se si ha tempo da passare a vederlo.

 

Sono certa che il lettore audace apprezzerebbe quanto detto. Peccato che non lo leggerà: non gli darò il link di questo luogo prima del matrimonio, ovviamente.

In realtà lui dice il contrario ma io invidio molto il suo approccio a questi film, a questi libri, a questa musica di cui mi parla sempre. Il suo è un approccio istintivo: lui li sente, li vede, li vive, li prova. Il mio è invece un approccio molto più mentale, direi scarnificante: io sfiletto lentamente ogni singola cosa, guardo sotto ogni singola parte e mi perdo l’emozione generale che il film (perché di questo parliamo ma è così con tutto) potrebbe darmi per trarne invece migliaia di pensieri roteanti in continua moltiplicazione tra loro, faticosi.

Vedo tanto, vero, ma mai quello che stavo guardando.

5 settembre 2011
640 La guerra di Marica (semi-cit.)

Nuovo inizio post.

E tutti quelli che scrivo e poi (anche giustamente) non pubblico mi si accumulano sotto, in una specie di anti inferno, colpevoli di mancare del coraggio per essere pubblicati ma anche di quello per essere cancellati definitivamente.

Chi non ha problemi col definitivamente?

 

La mia testa sta morendo di fame.

E basandomi sulla mia poco interessante esperienza io chiamo questa fame "il terzo tipo di fame": il più ostico da controllare, sempre secondo me.

 

La fame allo stomaco è la mia fame preferita. Per calmarla basta un the, un’insalata, un po' di pollo. E’ fame abbastanza vera (la fame vera, vera la provano in pochi, direi) e si risolve mangiando qualcosa di normalissimo. E’ la fame delle persone normali, ripeto, la migliore.

 

Poi c’è la fame da gola.

Non è una fame disperata, non se presa in tempo. E’ facilmente eludibile, infatti, se hai un programma.

Oh sì, un programma! Con un programma ferreo si può ritagliare uno spazio (la cui ampiezza è inversamente proporzionale ai risultati di una dieta ovviamente) in cui inserire qualcosa che questa fame da gola la plachi.

 

E poi c’è la già citata fame da testa.

E non significa voler mangiare cervelli umani, no. Significa semplicemente che è la testa ad aver bisogno, come reazione immediata, istantanea, macchinale ad uno o più “pensieri” di mangiare ovvero di attivare le mani per afferrare il cibo, di attivare i denti, la lingua, la bocca per sminuzzarlo, ingerirlo e di attivare lo stomaco più tutto l’apparato digestivo per assorbirlo. C’è una finzione di lieto fine: la testa (vuota) si riempie, trovando così finalmente pace. Ma mentre trova pace ovviamente si scorda di considerare i danni che la bilancia il giorno dopo segnerà.

Sembra finire male ma in realtà un’ultima speranza c’è: la bilancia segna i danni solo se ti pesi. E questa è la grande vittoria della mente sul grasso. Però è anche vero che se scegli di non pesarti, per un numero significativo di volte, forse hai un problema.

 

La mia personalissima soluzione alla fame da testa? E’ discutibile ma sensata: sedano e cocacola zero. La cocacola zero, come qualsiasi bevanda gassata, farà pure male, ma ha l’indiscusso pregio di riempire velocemente lo stomaco. E’ comoda, fresca, già pronta, veloce, senza calorie: la prendi, la stappi e la bevi.

E in questa lotta conta solo la velocità.

Il sedano, che funziona altrettanto bene essendo un cibo disgustoso e poco calorico, richiede però un minimo di programmazione: perché può capitare che se non ce l’hai bello pronto in frigo, la merendina che incontri prima sulla tua strada, si farà mangiare. Bastarda.

Non è una fame razionale, ripeto, non scegli un bel niente, semplicemente apri il frigo, o la credenza o qualsiasi cosa, prendi e ingurgiti, veloce.

 

Cambiamo fronte: domani, dunque, Berlino.

Ed ecco una delle cose a cui gradirei non pensare: il viaggio. Ma non il viaggio fisico, è proprio il “lasciare casa” (e detesto essere così). A Berlino, presto o tardi (ma dopo aver imparato il tedesco, grazie) vorrei andarci a vivere, figuriamoci se mi posso far problemi per andarci 4 giorni, in vacanza.

E’ il “partire” a impensierirmi, il pensare a quello che lasci e quello che prendi. Non so spiegarlo meglio, pazienza.

 

Credo saranno 4 giorni senza internet. Perché gli internet point te li tirano dietro, vero, ma è il tempo per fermartici che manca o si spera manchi.

 

Berlino è una città molto grande, di solito si corre qui e lì per vederla tutta. Io stavolta vorrei far meno gita turistica e vederla in profondità più che in ampiezza.

Ci vado per “ripartire da Berlino”, come riprova di questi nuovi inizi che sembrano spingere da tutte le parti per venir fuori o, meno grandiosamente, ci vado a settembre, in questo settembre, come punto di un’estate che mi è sembrata, sul serio, non finire mai (negativamente parlando), in cui il tempo mi si buttava addosso, in eccedenza, asfissiandomi. Colpa mia che l’ho gestito male, senza dubbio.

 

Niente (o tutto), siamo arrivati alle solitissime raccomandazioni finali. Mi raccomando, come sempre, in primo luogo, la lavanda, che ha bisogno di essere annaffiata, non d’acqua ma di parole, qualsiasi parola va bene ma preferisce le venga letto Wilde. Me lo disse mesi fa. Gentilmente buttate anche un occhio a quei maleducati che lasciano sacchetti di plastica e rifiuti di vario genere sul mio terreno (i c.d. troll insomma). Raccomandate al vicino di non far scorrazzare i cani sulla lavanda almeno non più di quanto già faccia ora mentre io fingo di non vederlo. Caricate un numero imprecisato di volte questa pagina che senza le mie visite continue si sentirà molto sola. E soprattutto festeggiate il suo compleanno: l’otto di questo mese qui si fanno i tre anni di blog, mio dio.

8 marzo 2010
376 La festa della vagina (e tante scuse per l'espressione)
Scrivere qualcosa sulle donne in generale.

Già, bello.

Mi domando come sia possibile farlo.

 

Ed io non voglio scrivere “qualcosa sulle donne”, oggi, perché qualcuno ha deciso, oggi, di riunire in una sola espressione convenzionale un otto, un mese, una festa e un sesso (8 marzo, festa della donna –okay, c’è anche una preposizione articolata), voglio solo specificare, oggi, che  inglobare, fascicolare, dividere, sommare e moltiplicare “le donne” (si legga liberamente mucche, tanto il metodo di catalogazione è lo stesso), in un’unica indefinibile massa, è quantomeno superficile.

 

Il punto è che manca la sottrazione (dalla massa).

E la sottrazione è la chiave sociale (si sente così tanto che ho ricominciato a vedermi con Pinketts? –metonimia affaticata).

 

Posso scrivere qualcosa sulle galline volendo e poi tirar fuori caratteri generali, similitudini e qualche metafora per compagnia.

 

Perché festa della donna? Non era più scientificamente esatto chiamarla festa della vagina?

Cioè, perché è quello il punto, tanto vale dirla bene.

 

Io mi sarei evitata tutti ‘sti problemi per esempio.

 

Una cosa è sentirsi donna, volerlo essere; un’altra è essere “una creatura con la vagina”: almeno nella seconda non c’è bisogno di tirare in ballo la personalità.

Si festeggia un modo di essere fisico?

Bene, allora togliamo il trascendentale, il patetico e istituiamo anche la festa dei pelati.

 

Le origini di questa festa le conosco, non provateci, ma ritengo lo stesso che la spersonalizzazione, che comporta questo essere incorporati, così, ad una categoria, abbia un nonsochè di animalesco.

 

Lungi da me criticare chi stasera uscirà con le amiche, chi riceverà contenta la mimosa, chi si sentirà parte di quella festa, di quel “donna” che viene dopo la preposizione articolata.

Volevo solo precisare che festeggiare un tutto omogeneo e confuso non è festeggiare l’essenza del genere femminile, di donna con qualità morali oltre che fisiche, è festeggiare piuttosto un nulla, al massimo una conformazione fisica.

Proprio al massimo.

 

Conoscevo una bambina, mille anni fa come minimo, che rimase tramortita dalle trasformazioni del suo corpo. E improvvisamente, “mentre diventava donna”, sentì lo schifo del mondo invederla.

Come era possibile che esistesse qualcosa di tanto sporco?

La fuga dal corpo, dalla vita sembrò l’unico modo per non sentire.

 

Oggi, mentre si guarda, cercando piano piano di farsi meno schifo possibile, ancora fatica a capire cosa significa veramente sentirsi, e sentirsi donna.

 

Ecco, qualcuno adesso le spieghi che cosa dovrebbe festeggiare, lei, non lei donna, lei persona umana.

Qualcuno le spieghi perché dovrebbe essere accomunata gratuitamente ad una massa senza nomi.

Qualcuno le spieghi anche solo perché dovrebbe dare spiegazioni se non li vuole questi “festeggiamenti”.

 

La persona viene negata dal rendere tutto massa.

Questo è il punto, assolutamente.
 

Indipendentemente, almeno qui, dal vostro avere o meno scelto di appartenere anima e corpo (ed è il caso di dirlo) ad un sesso spero di essermi spiegata, anche se poco.

 

Eh, ora rimarrebbero solo da arginare le “mimose virtuali” su facebook. Nè ho già cancellate 5 qualcuno ci crede?
Okay, okay: sono una donna che festeggia, mi arrendo.

28 dicembre 2009
328 Simpatie traverse
Reflusso gastrico.
E' il livello di piacevolezza del mio Natale.
Ed oggi sono di umore buono.

Tra il "sangue e l'uvetta" che puntualmente avevo predetto (post 326 -inizia a sembra una citazione biblica?) va' inserito lo smarrimento (perdita o furto) del mio portafogli.

"Non lascerai mica il pin del bancomat vicino al bancomat stesso nel portafogli, vero?"
Ma scusate, perché se avessi saputo che avrei perso il portafogli non avrei tolto anche (e soprattutto) la patente?

Sì, tenevo il codice vicino al bancomat!
Ma la flagellazione è inutile con me: chi pratica il sadomaso è abbastanza immune da queste cose!

Ma stanotte ho anche (oltre ai soliti sproloqui sul sesso) un pensiero.

Dopo vent'anni passati a pensarmi "una persona normale in una famiglia sbagliata" ho iniziato a chiedere a me stessa se non fosse il sacrosanto contrario.

S. Stefano.
Oltre alla ventina di parenti già presenti da tre giorni (praticamente avremmo potuto dormire sul tavolino, ai posti del pranzo, ed io non avrei notato differenze) i miei hanno invitato anche "degli amici" (partitivo).
Questi amici hanno dei figli (presenti) della mia età (anagrafica eh, non quella morale).
Bene (ovvero male: io non parlo con nessuno!).

Nessuno ci crederà ma ho guardato questi quattro ragazzi (oh, dico QUATTRO: due ventenni, un diciottenne e una sedicenne) divertirsi da matti mentre i miei cantavano al karaoke "perdere l'amore", altri due si fingevano gay, e il resto starnazzava di faccende inutili come "programmi per capodanno", "se è meglio ramazzotti o la pausini", "l'essere intonati", "lavorare come commessi" ecc

Io ho tentato (lo giuro: non solo ho giocato a un gioco chiamato 31 -io gioco solo a poker!- ma li ho anche aggiunti su fb!) di intavolare una conversazione, o di partecipare "alla cosa" che stavano facendo loro, ma devo dire con esisti appena sufficenti (il sarcasmo verso ogni cosa è una lingua comune e mi ha risparmiato l'insuccesso!).

Quello che mi chiedo è: cosa c'è da ridere su due uomini che ballano tra loro fingendosi amanti?
E' una comicità un tantino bigotta, non divertente.

Ma insomma, Marica, non pretenderai mica che si parli sempre di religione, filosofia o sadomaso, no? (ipotetico domandatore)

No, certo. Ed infatti ecco il pensiero: avete presente tutti quei post in cui ho distrutto (sempre filosoficamente) i miei, le loro stranezze ecc ecc? Ecco, dimenticate tutto: a quanto pare loro sono normali e simpatici io stramba e pericolosa.

No, perché all'espressione "i miei sono simpatici" a me si perfora l'ulcera, poi non so.
I miei sono per la pena di morte, Berlusconi, la religione i il sesso raro: a chi possono essere simpatici?
Ah, ultimamente (!) sono anche contro la "violenza". A meno che per violenza non si intenda l'eliminazione fisica di qualche straniero.

Pensandoci bene anche le mie amiche del liceo mi dicevano sempre che i miei sono "molto simpatici"...

Ah, ecco un episodio eclatante che li ha resi "simpatici" a livello mondiale: io ed un'amica tornate da una settimana di vacanze e ci fermiamo a pranzo da loro. Dopo pranzo lei sta per andare via quando le dicono (mi sembra a coretto!):
"Ce, come hai fatto a sopportare Marica tutti questi giorni? Siamo proprio in debito con te!"

Il tipico caso, insomma, in cui un dito nell'occhio è preferibile
(e il sadomaso non c'entra nemmeno niente!).
13 dicembre 2009
316 Fabrizio Corona
Io credo che non abbia tutti i torti.
Molti magari sì, ma certamente non tutti.

Prima di iniziare a lanciarmi pomodori in faccia, ricordatevi che siamo in periodo natalizio.
E magari ai pomodori sostituite i panettoni (senza scatola, grazie).

Partiamo da un punto che adoro precisare: la mia laurea in giurisprudenza non solo è lontana ma anche noiosa ed io mai mi permetterei di dissentire o giudicare una sentenza.

Ma questo rispetto per la magistratura dovrebbe valere non solo per corene e lodi, ma anche per quelle decisioni considerate "impopolari".
Quando un giudice stabilisce che ad un ragazzo, reo di aver stuprato, spettano gli arresti domiciliari noi tutti dovremmo accettare la sentenza senza "applicarvi morale".
La legge con la morale non c'entra nulla: il giudice interpreta segni linguistici che applicati ad un fatto fanno approdare ad una sentenza.
Non importa quello che noi pensiamo essere giusto rispetto di un'ipotetica morale, non importa in quanto non è legge.

 

Fabrizio Corona non è solo un colpevole (la colpevolezza, non la stabilisco io) Fabrizio Corona è il simbolo di un meccanismo che funziona male.

O meglio, funziona anche troppo bene per i disonesti.

Un meccanismo che coinvolge non solo il gossip e i vip, ma l’informazione e la politica.

Facile punire l’immagine (perché Corona senza immagine cosa sarebbe?) di un ribelle che sa far indignare chiunque, meno facile cercare di pulire il sistema, di guardare veramente quello che non appare.

 

Fabrizio Corona non è un giornalista, ma un imprenditore.

E questo secondo me significa qualcosa.

Il giornalista (se escludiamo Feltri dalla categoria) ha l’obbligo morale, una volta a conoscenza di fatti, di pubblicarli. Un imprenditore non ha alcun obbligo morale (eccettuata l’onestà, ovviamente).

Se lo scopo di un giornalista è (o dovrebbe essere) l’informazione, lo scopo di un imprenditore è il guadagno.

 

Corona ha un’agenzia.

Di fotografi.

I fotografi scattano foto.

Corona vende le foto al miglior offerente.

 

Certo, se in questo “vendere al miglior offerente” c’è un ricatto e un’estorsione (e non lo stabilisce nessuno se non la magistratura) allora il discorso cambia; ma in linea di principio la faccenda non può essere definita sporca nemmeno molto moralmente.

                                                                                                          

E poi, vedere Lele Mora e i suoi 150Kg sul divano di domenica cinque a “esprimere opinioni” mi fa pensare...che da mettere in conto ci sia anche la capacità di strisciare?

Non dico Corona non lo abbia mai fatto ma magari meno…

26 settembre 2009
256 Vi lascio le chiavi sotto al vaso (quello di lavanda ovviamente)
"La ragazza che giocava con il fuoco"
Pensavo peggio.
Il primo film mi aveva altamente delusa, soprattutto per i personaggi.
Strani, bruttini, di pietra.
Tutti, escludendo solo l'attrice che interpreta Lisbeth Salander.
Eccellente.
Chi, invece, mi delude sempre di più è il mio Mikael, che quei fissati continuano a pronunciare in svedese (e come altro?).

Brutto. Troppo brutto. Un nasone spropositato, occhietti azzurri insignificanti, corporatura che possiamo, se vogliamo essere molto gentili, definire sul grasso.
Noioso.
Senza lo spirito del giornalista ironico che mi piaceva tanto nel romanzo.
"Primavera 2010" per la conclusione.






Devo ancora far la valigia.
Meno di 5 ore alla partenza.
E vorrei anche dormire: 3 di queste 5 ore?

Ma dovevo postare...
Solite raccomandazioni.
Ma mi serve qualcuno che faccia uscire il gatto, stavolta.
Dategli anche l'acqua, non vogliamo essere infami.

La mia collega dimagrirà a vista d'occhio.
Oh sì, costretta come sarà a dover allungare il braccio per rispondere al citofono.
Per lei però suppongo non possiamo fare nulla (vogliamo? No, direi di no)

La vedo.
Sudata e frustrata, che si concentra per riuscir a capire che suono magico è quello che sente.
Non riuscirà.
Vorrei riprenderla e guardarla.


Mi serve anche qualcuno che mi paghi le bollette.
Sì, anche quelle arretrate ovviamente.
Oh, ma non voglio approfittarmene, quelle dell'anno prossimo le pago io.
O, male che vada, voi l'anno prossimo.


Vi voglio bene bloggers.
(ed è per questo che vi lascio pagare le bollette)

Ah, ho lascito sul fornello qualcosa, tanto per non tornare e ritrovarvi tutti fancazzisti.
Non fate bruciare nulla.

Si dice fancazzisti?

Statemi bene.
21 settembre 2009
251 Facciamo una guerra per la pace

"Missione di pace: andavano lì a difendere i propri valori" (cit.)

Non volevo dire nulla, forse per rispetto.
Aver visto in diretta i funerali, invece, mi ha fatto ribollire il sangue.
Il "cronista" della cerimonia religiosa (sembrava veramente una partita di calcio) svoltasi a S. Paolo fuori le mura mi ha un po' scocciata.

"Andavano a difendere..."
Due verbi che non potrebbero essere più in contraddizione.
Si difende qualcosa che altri minacciano di distruggere, non si prendono le armi per difendere "valori".
Non si va a difendere, si rimane per difendere.

E poi, i valori non appartengono.
Si può dire che un valore ci appartenga, ma ovviamente è un'illogicità, un'astrazione.
Nessuno ha il monopolio della giustizia, della verità, dei valori.
Nemmeno della democrazia, con cui in troppi si nascondono.
Anzi, tutti.
C'è un politico che non si proclami democratico?
Fare guerre nel nome della democrazia è altamente anti-democratico.
Come farle per la libertà.
Un bel modo di metterla.

Come altamente anti-democratico è porre sull'altare, a simbolo di qualcosa che non può capire, un bambino di otto anni.
Non capisce il significato di quel basco rosso, capisce solo che suo padre è morto per qualcosa di sconosciuto.

Mi domando se quei calori valgano veramente la vita.
Non lo so, lo chiedo.

Mi dispiace che siano morti degli uomini.
Mi dispiace per i figli, i genitori, le mogli che rimangono.
Mi dispiace che nessuno dica con forza quanto inutile sia questa guerra.
Mi dispiace che alla fin fine queste parole cadano nella retorica solita.

Si urla che sono morti gli "eroi della patria", si tace su tante altre morti.
Si ignora lo schifo che c'è sotto la politica, sotto la religione, sotto l'intero paese mentre ci si stringe intorno a sei bare che simboleggiano...la guerra di pace?

Gli italiani non leggono il giornale ma si commuovono davanti ad un bambino piantato sull'altare come portavoce (un'immagine urla molto di più di una voce certe volte) di "valori" che almeno possiamo definire "opinabili" (possiamo?).


Mi mette un po' di tristezza...
E detto francamente, molto spesso oramai, mi vergongo di essere italiana.


 

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE