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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
10 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
20 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

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14 luglio 2011
625 Quello che vuoi, quello che posso (un po' cit.)

Alla fine ci sono andata senza orecchini. All'appuntamento.

Perché, pur avendone il tempo, mi sembra pretensioso.

 

E quello che è successo all'appuntamento è veramente da post anche se avrei almeno due “motivi” (e mezzo –ma io sono esagerata) per non scriverlo però facciamo che fingo di non averli.

 

L’appuntamento era in una libreria.

Sempre per la storia che a me piace giocare in metaforiche case mie quando devo fare queste cose.

 

Fatto sta che lui arriva tardi.

E arrivare tardi a un appuntamento è di pessimo gusto. Sia che tu sia la lei sia che tu sia il lui della situazione. Lo hanno salvato due cose dal mio partire col piede sbagliato: un suo messaggio d’avvertimento sul fatto che avrebbe fatto tardi, (perché uno può avere tutte le buone intenzioni ma il traffico è un’altra cosa, soprattutto a Roma) e il fatto che io avessi beccato il vagone della metropolitana nuovo, climatizzato.

 

Non era un appuntamento al buio. E anche se per le persone normali questa sarebbe la regola, visto che parliamo di me è meglio precisarlo.

C’eravamo visti solo una volta a marzo. E questo è il motivo per cui si meritava una possibilità seria. Potrei spiegarvelo meglio ma di fare battutine massacranti su me stessa non ho voglia stamattina. Rimando a domani.

 

In realtà mi ero convinta mi avesse scambiata per Ce. Cioè, quella sera, quando l’ho conosciuto, io ero con Ce. E lei è molto più carina di me, seriamente dico. Quindi lui su fb ha contattato me però poteva aver dato il mio nome, la mia personalità alla sua faccia. O così oppure non riuscivo a spiegarmi perché, tra le due, fisica evidenza già citata, lo avesse chiesto a me, di uscire dico.

Vabbe’, ho un problema con l’illogicità.

 

Quando glielo ho detto, ieri, perché sono idiota e non riesco a non dire qualsiasi cosa mi venga in mente (alternando a momenti di mutismo acuto, ovviamente) lui ha sorriso e ha detto che non mi aveva confusa per niente. E’ stato carino. Ma ha pensato che sono un’idiota.

 

Volevo scappare. Molto prima del mio patetico “credevo mi avessi confusa con Ce” dico, lì già avevamo preso confidenza. Volevo scappare perché ho pensato, semplicemente, che uno che si veste in quel modo di certo non può essere il mio tipo.

E’ un bel ragazzo, con i colori che piacciono a me, gli occhiali, certo, scuro, occhi scuri, una bella risata ma un sorriso normalissimo e molto, molto magro.

Peccato avesse scelto una maglietta in cui potevamo entrare in 12.

 

Ecco, in virtù di questo, solo questo, io volevo scappare lontano.

Ho pensato “facciamo velocemente un giro e poi distinti saluti”.

 

Sì, sono superficialissima, ovvio.

 

Poi abbiamo fatto un giro all’interno della libreria. Lui doveva cercare “una cosa”, non meglio identificata Abbiamo cercato, chiesto al commesso ma era terminata.

E questo vi sembrerà un elemento inutile nella narrazione, lo so. Solo a fine cena ho scoperto che stava cercando un fumetto (non chiedetemi titoli) per me che non ne ho mai letto uno.

 

Usciti dalla libreria, dopo la sua proposta, abbiamo cercato un bar per bere qualcosa.

Il ragazzo aveva studiato, e molto bene, secondo me.

 

Al bar io avrei voluto un caffè ma al “cosa bevi?” ho detto acqua e aggiunto naturale. Quando sono agitata dico sempre acqua naturale che è un bel tentativo di nascondersi.

Lui ha preso due bottiglie d’acqua. Naturale. Solo a fine serata abbiamo scoperto che in realtà entrambi l’acqua la preferiamo leggermente frizzante.

 

Comunque lui la paga ed io non mi decido se dire qualcosa o non farlo. Alla fine me la gioco sul “io li ho spicci”, che è un modo per parlare di soldi senza parlare di soldi. Lui risponde parlando di soldi senza parlare di soldi con “no, li dovevo cambiare” (ah sì? Per farci cosa?).

Pace.

Ci sediamo. E lui galantemente mi versa un bicchiere d’acqua. Addosso.

Io scoppio a ridere mentre lui non sa più in che lingua scusarsi. Mio dio, era solo acqua. Io l’ho trovato il modo giusto per spezzare la tensione, almeno la mia.

Abbiamo parlato. Per due ore. Direi tranquillamente. Lui mi reputa un po’ troppo intelligente. E questo è un problema perché a spiegare che sono normale, come tutti, sembra che io voglia far la vittima o altro. E d’accordo allora, sono un genio.

 

Ha detto: “ti leggo su fb. Tu e la tua cerchia di intellettuali!”. Vabbe’.

 

Il momento di maggior disastro è stato quando mi ha chiesto cosa fosse un “mesca”. Aveva visto le foto su fb. Quindi ho tentato di spiegarglielo ma per farlo ho dovuto menzionare questo blog. Per un quarto d’ora mi ha chiesto di dirgli il nome, cosa che ovviamente non potevo fare (vista la lettera appena sotto, per esempio).

 

Anche quando ci siamo salutati a fine serata mi ha detto: “non mi ricordo come mi hai detto si chiami il blog”. Mi ha fatto ridere ma non glielo ho detto lo stesso. Non voglio avere un terzo (e mezzo) motivo per non scrivere.

 

Quindi, finite le chiacchiere, mi ha buttato un altro bicchiere d’acqua addosso. Gli stava per venire un colpo, non sapeva più come scusarsi. A me veniva ancora da ridere ma non sapevo come tranquillizzarlo, come farli capire che veramente la cosa era divertente.

 

Poi mi ha chiesto se mi andava di cenare.

Ora, benché il cenare sia qualcosa di tremendamente complicato e proprio il contrario del giocare in casa gli ho ovviamente detto di sì.

Lui ha proposto sushi. Non esattamente il mio genere, ecco. Io l’avevo provato una sola volta e al supermercato trovandolo orrendo, ma ho ovviamente detto che andava bene.

 

Ci siamo alzati e lui ha preso la bottiglietta d’acqua dicendomi: “ce la portiamo così se mi viene voglia di schizzarti un altro po’…”. Ho apprezzato.

 

Quindi abbiamo ripreso la metro. Io ho una regola per la metro: non mi siedo mai, nemmeno fosse deserta. Ho fatto un’eccezione perché lui sembrava volersi sedere ma non se non lo facevo anche io. Una galanteria da stress.

Ma sono sopravvissuta anche a questo e siamo arrivati alla sua macchina parcheggiata all’eur. Lo dico perché la passeggiata con il tramonto e il laghetto sembrava quasi intenzionale. E invece non lo era. Per fortuna.

 

Arrivati alla sua macchina, lucidissima, io ho pensato che l’appuntamento si stava trasformando nell’appuntamento che volevo. Sì, una mia debolezza, mi piace essere condotta se lo decido.

 

Salita in macchina lui mi chiede se voglio sentire musica acustica o se preferisco quella elettronica.

Io non capisco un cazzo (scusate ma questa va detta proprio così).

 

Sull’esperienza cena e sushi dovrei aprire un capitolo a parte. Mi sono proprio innamorata. Dell'alimento. Sarà che in tutto il giorno avevo mangiato solo uno yogurt ma l’ho trovato incredibile, quasi un'esperienza mistica. Il ristorante era molto carino, musica giapponese in sottofondo, quadri, odori particolari, proprio una mossa ben giocata. E poi mangiare il sushi è stato divertente. Credo fosse studiato anche questo. Per favore, non chiedetemi i nomi precisi che non li so. Era sushi di vario tipo, forme e dimensioni. Poi lui mi spiegava come fare, rideva della mia poca abilità con le bacchette (mi ha detto “ti faccio portare una forchetta?” ma io per orgoglio ho detto assolutamente di no) e faceva il cavaliere lasciandomi scegliere i pezzi. E’ stata una cena quasi perfetta.

 

Abbiamo toccato il massimo grado di confidenza quando ha iniziato a mettermi pezzi di sushi nel piatto mentre io pensavo “se ne mangio un altro e domani peso anche solo un grammo di più ti faccio a pezzetti e faccio mettere te poi nel sushi” (cosa, se vi interessa, che non si è verificata).

 

Ho avuto la sensazione, ma rimanga tra noi, che lui sapesse qualcosa di troppo. Si è lasciato scappare che il sushi è abbastanza magro. Ho fatto finta che per me fosse indifferente comunque e che non avrei passato metà cena a contare le calorie di quello che stavo mangiando (perché la malata di mente la faccio solo da un certo grado di conoscenza in avanti).

 

E' stato carinissimo.

 

Si è riverificato di nuovo l’imbarazzo del “farmi pagare la cena da qualcuno” alla fine. Lui non ha voluto dividere il prezzo in parti uguali anche se io l’avrei trovato più civile. Meno galante ma più civile. Quindi io l’ho ringraziato lasciando perdere. Lui ha detto "dai, la prossima!"

 

Poi abbiamo passeggiato, passeggiato, passeggiato. E parlato, parlato, parlato. Non credevo di saper parlare tanto.

 

Sulla via del ritorno lui mi ha chiesto qualcosa di parecchio imbarazzante. Unica nota negativa. Poteva evitare. Mi ha chiesto i miei gusti musicali. Ho cercato di salvarmi in calcio d’angolo ma a domanda diretta non ho potuto far a meno di confessare.

 

Lui: “ma senti anche la Pausini?”

Io: “la Pausini? Scherzi? Noooo!”

Lui fermandosi e guardandomi: “dai, dimmi la verità.”

Io: “okay. Solo certe volte!”

 

Lui è scoppiato a ridere mentre io volevo sotterrarmi.

 

E’ finita che mi ha riportato alla mia macchina che era nelle vicinanze, in una certa vietta interna che mi sembrava mettergli ansia per uscirne.

Io l’ho baciato, sulla guancia, dicendogli che poteva seguire me.

 

Dove avrò preso tutta quella sicurazza non so, addirittura gli ho detto di seguirmi. Mah, mi stupisco da me. Io nella mia macchina nera e lui appena dietro che mi seguiva, la scena sembrava quasi da film, solo dovevamo avere due moto.

 

Arrivata a casa, stavo per scrivergli qualcosa, insomma, credevo toccasse a me, quando è arrivato il suo messaggio.

Sì, pare che proprio da buttare in un cassonetto io non sia. Ancora.

 

Se mi è piaciuto non lo so. E' stato qualcosa di totalmente diverso da quello che faccio di solito. E non ho mica così tanta fretta di sapere se col tempo mi piacerà di più o di meno. Vorrei un po' di lentezza, ecco tutto.

 

Che brutta conclusione. C'erano tempi in cui finivo i post con "e abbiamo fatto sesso sul tavolino". Mi sono rammollita.

10 giugno 2010
431 Chiacchiere infruttuose
Sono quasi le cinque.
Ed io ho circa cinque minuti di serenità mentale, scrivo riguardo le cose (complemento di argomento) che vanno bene.
Almeno per poter dire che ho dato un netto taglio migliorativo agli argomenti.

Giornata cominciata bene, continuata male, ripresa per i capelli.
Finale incerto.
E meno male.

Sono in una bella stanza (ufficio, la stanza di mio padre precisamente), temperatura meravigliosamente condizionata (dal condizionatore), internet libero e veloce e assolutamente niente da fare. E se penso che questo "niente da fare" è pure tempo pagato mi sento serena.

Possiamo poi, volendo, aggiungere che domani sera ho un appuntamento con un simpatico ragazzo.
E simpatico speriamo che basti.

Una volta un vecchio imbecille che possiamo chiamare, volendo, Aldo (ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale) mi chiese: "signorina a lei cosa piace di questo ragazzo?"
Io all'epoca, giovane, poco oca, e imbarazzata risposi: "bè..ehm.. è simpatico!".
"
Ah, quindi a lei basta che un uomo sia simpatico eh!?"

"
In realtà no, servono anche misure non inferiori a 27 centimetri, ma non volevo dirlo per non farla rimanere male, Signor Aldo, comprendo che oramai ci sia poco da misurare.."
Questa è la risposta che ho pensato, ma per chissà quale limite mentale non ho dato.

Comunque tutto questo non c'entra un fico secco.
Con le mie chiacchiere.

Dicevo che venerdì sera ho un appuntamento con un ragazzo.
Simpatico.
(vi interessano le misure? Anche a me!)

Non c'è nulla di straordinario (straodinario sta per "non normale" e non per eccezionale, meraviglioso ecc).
La cosa insolita è che io sono totalmente, completamente e inequivocabilmente serena.
Ed è forse la prima volta che succede in vita mia.
So quello che indosserò.
So che mi starà molto bene.
So che gli piacerò.
E anche tanto.
So che passeremo una serata piacevole, senza dichiarazioni d'amore e senza quegli approcci smilosi che io detesto.

Strana la sicurezza.
E' che ultimamente mi sento molto "piacente".
Si dice?
Ecco, magari moralmente sono un po' abbattuta, un po' triste e confusa ma fisicamente io sento continuamente il mio corpo cambiare.
In meglio.

(no, non mi crescono le tette, ho superato quell'età!)

Ora, non è che io sono razionale sempre tranne quando riguarda me (anche se mi piacerebbe non poco) quindi so bene che potrebbe essere solo una mia percezione mentale, però per il momento mi sembra reale, e va molto bene così.

Infondo non ho ancora ben chiarito con me stessa se la realtà sia, o meno, solo percezione.
Prendiamo la solita bottiglia.
(perché faccio sempre esempi con la bottiglia?)
Se in una stanza ci sono tre persone e nessuna delle tre vede la bottiglia, la bottiglia può esistere?
Io direi di no, poi non so.
E ancora, se la bottiglia ci fosse veramente e tutti e tre la vedessero, una volta che i tre sono usciti dalla stanza la bottiglia continuerebbe ad esistere anche senza essere percepita?
Senza voler complicare le cose poi parlando di dio.
Perché se è la percezione a far esistere le cose ed un cristiano afferma di percepire dio come possiamo smentirlo?
A meno che non si delinino criteri di percezione.
Per esempio, ciò che i cinque sensi percepiscono.
Ma i pensieri allora non sono reali?
Sono reali, immateriali ma non universali?


Basta, la filosofia è un circolo vizioso.
Meraviglioso.
Per questo a settembre, finalmente, mi iscriverò.
Stupiti?
Io non voglio far l'avvocato.
Al diavolo giurisprudenza.
Male che vada inserirò fatture per tutta la vita.
Ma se va bene, prima o poi comprerete un mio giornale (mio perché io sarò il direttore no? Facciamo sogni ambiziosi, già che ci siamo).
O un mio saggio-libro filosofico.
E mi vedrete citata nei libri di storia.
Magari per aver dimostrato che dio non esiste, distrutto le fondamenta delle religioni e quindi portato l'umanità a credere nel proprio potenziale e non in un dio-padre salvatore, protettore, forza attiva, che perdona.

Basta, anche la presunzione è viziosa.

Non è cattolico-cristiano.
Il tipo di venerdì sera dico.
Visto?
C'è già un motivo per volergli bene.

(voglio bene anche a qualche cristiano, suvvia!)
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



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