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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
5 aprile 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

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8 settembre 2012
Quattro
Entro su fb e mi trovo scritto sulla bacheca dalla msdc (mezza specie di cugina):”più leggo i tuoi post, qui e sul blog, e più mi convinco che viviamo in una strana forma di simbiosi, adoro te e il tuo cervello unico. Sono contenta che sulla terra viva un esserino come te, mi fa sentire meno sola!”

Regalo di compleanno più bello questo blog non l’ha mai ricevuto. E credo che lei nemmeno immaginasse che il mio blog di lavanda oggi compie 4 anni dall’attivazione.

                                                          08 settembre 2008
                                                          08 settembre 2012


Grazie. Per avermi sopportata, per essere passati, per esservi fermati, per aver scritto, per aver letto in silenzio, per avermi dato del genio, per avermi dato della stupida.
Grazie signori della corte.

30 agosto 2012
Questioni di un blog
Siccome il numero dei lettori che conosco personalmente aumenta, perché io a tenere i segreti sono un disastro, siccome un blog nasce per scrivere, anonimamente, di qualsiasi cosa si abbia in mente, siccome, come dimostrato, io a chiudere e ad aprire altrove proprio non ci riesco, ho deciso che una volta per tutte fisserò qualche piccolo criterio su cui io scrivo e su cui i miei post vanno letti. E’ ora di riportare questo blog all’utilità che aveva un tempo, quando stampavo ogni singolo post. Ho ricominciato con il piantare la mia lavanda, adesso l’annaffio e tra qualche giorno sentirete il profumo.
Una specie di disclaimer, direi, è l’ideale.

Il punto numero uno è semplice e l’ho trovato oggi in rete: “good grammar is sexy”. Quindi a tutti gli effetti questo è un blog sexy.

Andiamo avanti.

Questo è un blog e non una cooperativa del bene nazionale. E questa la dico spesso. Significa che se io parlo di una certa cosa, qualsiasi, rientra nel mio personale diritto, in quanto autrice del blog parlarne. Ha quindi valore insindacabile. Tanto per fare esempi concreti, se io parlo della schiena di Esse, o qualsiasi altra parte anatomica di chiunque, pretendo che nessuno si azzardi a telefonarmi per chiedermi delucidazioni in merito. Nei commenti chiunque può esprimere quello che preferisce basta che non mi chieda di limitare gli argomenti. Questo è il mio blog, non un modo per far del bene al prossimo.

Questo è un blog e non un sistema di messaggeria. Ciò significa che non ci sono messaggi nascosti, che non dico, scrivendo, qualcosa perché qualcuno la capisca. Io scrivo per scrivere, io scrivo per liberarmi da emozioni, io scrivo per me. Non penso, scrivendo, a chi leggerà. Se volessi dire qualcosa a qualcuno, statene certi, magari non lo farei a voce, perché si sa che ho problemi con la lingua, ma sicuro glielo scriverei direttamente. Nei giri troppo lunghi, credo, l’essenziale si perde.

Questo blog preferisce la bellezza alla verità. Quindi anche se io difficilmente mento, sicuramente aggiusto molto per renderlo in linea con la mia dimensione estetica. E’ un blog certo ma con tendenze artistiche.

Regina incontrastata di questo blog alla lavanda è l’ironia. In qualsiasi post, in qualsiasi frase lei c’è. Se qualcosa vi sembra troppo serio probabilmente intendevo un’altra cosa.

Sposo dell’ironia è ovviamente il cinismo. Quindi non ci rimanete troppo male se tra queste pagine non si trovano sentimentalismi a buon marcato e parole dolci per le masse.

Parolacce e imprecazioni sono vietate a meno che non le dica io.

Attualmente mi pare di aver detto tutto, niente paura però, se mi viene in mente altro diffonderò degli editti molto imperiali con annesso numero di frustate per chi non obbedisce (ma solo per i feticisti, tutti sereni).

28 agosto 2012
Ritorni e procrastini
Mi stavo scrivendo sotto. Che detta così è parecchio brutta ma forse riesce a far capire l'urgenza. La prova è il post che ho tentato di scrivere dal tablet, o come diavolo si chiama quella roba, con sistema touch screen e dalla connessione wi-fi dell'albergo. E io non impazzisco con quei tasti piccoli per cercare lettere e accenti giusti nemmeno per scrivere messaggi, figuriamoci un post intero, modalità papiro infinito, dei miei.

Praga è stata faticosa, a tratti anche fastidiosa. Non voglio dare la colpa alla città, per carità, capisco di essere stata io a scegliere un momento poco opportuno. Ho prenotato quando non potevo sapere, sono partita lasciando troppe cose che non capisco e la pausa che credevo coatta ma funzionale si è rivelata invece solo un modo per complicare i miei percorsi mentali.

Comunque, siccome io sono per le cose giuste, un po’ di colpa la voglio dare anche alla città. Io non ero dello stato mentale adatto, e lo abbiamo detto, ma anche la città ha il grandissimo difetto, in primis, di non essere carta assorbente. Volete la mia personalissima visita di Praga riassunta in esclusiva per voi? La risposta non è influente. Sarò breve. Intanto sette giorni a Praga sono veramente troppi. Ne bastano circa due. A Praga ci sono due piazze principali e troppa gente: una la chiamano vecchia e una nuova. La differenza, francamente, io non l’ho capita. Queste due piazze sono collegate da una via infernale e impraticabile: greggi di turisti la rendono un percorso a ostacoli. Palazzoni, uno stile mediamente borghese ma palesemente ricostruito è più o meno il riassunto degli edifici. Di tanto in tanto spunta in ogni dove una torretta gotica alticcia, graziosa all’esterno ma vuota, nei casi migliori, all’interno. Il fiume e il paesaggio circostante sono invece degni di nota. L’aggettivo “carino” include anche il piacevole di attraversare uno dei ponti sul fiume, quello di carlo, direi, è il più famoso. Altrettanto piacevoli sono le passeggiate che si possono fare negli spazi verdi, lontani dalla città vera e propria. Sono piacevoli, sono carini ma certo non sono inimitabili. Persino il museo delle torture, che pure mi avevano detto incredibile, mi è sembrato piccino, banale e mal fatto. Salvo le vedute panoramiche, gli spazi aperti e il suggestivo cimitero ebraico dalla mediocrità che invece il resto di Praga sembra avermi suggerito.

Mi sento tanto guida turistica limitatamente capace così. Non so perché ma un riassunto di Praga mi sembrava doveroso. Ho sofferto io, facciamo soffrire tutto il blog. Ma scherzo, io scherzo sempre.

Sono atterrata da qualche ora e solo ora inizio a chiudere gli occhi tra una parola e l’altra e quindi ad avvertire quel senso vago di stanchezza che altrimenti non colgo. Ho un po’ di pensieri. Stavo pensando a quanto spesso ho sottovalutato, dando importanza al pensare, lo spazio del toccare. Meno spirito, meno idea, meno mente. Non so se sono d’accordo eh, diciamolo, è un appello spontaneo stasera, che arriva da qualche parte.

Bene così. Anzi, mica molto. Non è il post dell’anno direi, ma infondo serviva solo per dire del ritorno, annaffiare la lavanda del mio blog (che un tempo c’era almeno), aprire le finestre e insomma, dire che la lady è ancora in vita. Nella prossima puntata invece i sogni praghesi: orribili e meravigliosi film che non ho scelto di farmi a Praga (e se ve lo state chiedendo sì, questa è una tecnica per non farvi abbandonare questo luogo).

31 dicembre 2011
Dodici

Chiude l’anno.
E me ne frego abbastanza se i post da bilanci e propositi sono banali. Infondo il classicismo non è sempre da buttare via.

Sono orrendamente riflessiva stasera. Ormoni, delusioni, mancanze e ultimo dell’anno. Niente che non sia curabile con un po’ di tempo.

A mezzanotte, sono cose che devo ricordarmi, non cambierà niente se non la data, questo è fondamentale dirlo.
Le cose succedono e vanno male e poi vanno bene e poi ritornano ad andare male: l'anno non porta niente, l'anno è solo un modo per prendersela con qualcuno che non siamo noi stessi.

L'anno nuovo non porterà salute, soldi, sanità e santità.

Non sesso.

Non gioia e letizia.

Nemmeno Gioia e Letizia nude, come dicono alcuni messaggi benauguranti stantii.

Non voglio fare la pessimista, anzi l'anno nuovo ha il grandissimo pregio di poter essere ben iniziato e se uno ben inizia poi può anche permettersi che un po' di sfortuna gli rovini i piani.
Questo io festeggio del nuovo anno: un altro inizio.
Come aprire una nuova confezione di cereali e gettare la scatola quasi finita di quelli vecchi. No, perché facciamo che sono cereali con pezzi di cioccolato, è possibile che qualcuno abbia cercato solo i pezzi di cioccolato lasciando i cereali. Se apri la scatola nuova , invece, il rischio non c'è, ecco. Hai la possibilità di pescare, senza imbrogli però, anche un po' di cioccolato. Poi la sfortuna è sfortuna però parti con la probabilità intatta.

Non è una grande cosa e sarebbe meglio poter pensare che il 12 è il nostro numero fortunato e ci andrà tutto massimamente bene però non è così e saperlo accettare in anticipo è qualcosa.

Volendo è un proposito da anno nuovo.

17 agosto 2011
635 Ritrovare la forma

Dopo attenta analisi durata come minimo cinque minuti, ma comunque non ero lì a contarli, mi sono decisa a dichiarare come principali problemi dell’esistenza (umana) il futuro e il senso. Volendo anche in ordine inverso. Entrambi concetti che creano il dubbio, condizione esistenziale altamente nociva.

La paura di soffrire è assai più spinosa della sofferenza in sé. Per ogni sofferenza c’è una consolazione, ipocrita chi dice di no.

 

In realtà metterei nell’elenco anche la tipa delle pulizie che col suo mocio aggressivo mi impedisce di scendere le scale, attraversare il salone, arrivare in cucina e prendere qualsiasi cosa sia commestibile e non superi le 100 calorie. La mia condizione esistenziale, attualmente, si chiama fame.

Ma è nervosismo e noia, non fame vera.

 

Cercare di dare senso alle cose è tanto naturale quanto pregiudizievole. E io sono d’accordo che i pregiudizi sono alla base della vita (altrimenti dovremmo sbattere al muro tutti i giorni per capire quanto male fa e per capire che fa sempre male, tutti i giorni); alcuni di pregiudizi sarebbe meglio lasciarli perdere. Che tutto debba avere senso è una stupida costruzione (con qualche grado di cattolicesimo intrinseco) che sembra convincente fino a che, per capire il senso di tutto, non impazzisci.

 

Aspetto venerdì, per parlare con doctor, con ansia. Anche se aspetto con più ansia ancora che la tipa qui sotto se ne vada a casa sua e mi lasci, almeno, bere (è il punto fisso del post).

 

Una volta ho chiesto il senso di un tatuaggio. E non riuscivo a capire la risposta del mio interlocutore che cercava di spiegarmi che un senso vero e proprio non ce lo aveva, semplicemente era bello.

Io stanotte quest’uomo, che non sento da mille anni o più, l’ho sognato e parlarne ora, in forma di tatuaggio senza senso, è un modo per dare senso a un sogno che non ne aveva. E non ne ha.

 

Mi spiego le cose da sola.

 

Pensare che le cose non abbiano tutto il senso che noi cerchiamo, che non tutti i comportamenti siano spiegabili, che il mondo funzioni indipendentemente dal nostro comprenderlo dovrebbe, sempre secondo la mia teoria geniale, permetterci di vivere meglio.

L’applicazione di questa bellissima teoria ovviamente esula dalle mie competenze: io faccio la teoria. Ci riuscissi venti secondi al giorno, a non domandarmi spasmodicamente il senso di tutto, sarei non dico felice ma equilibrata.

 

Sull’altro elemento che non permette agli uomini vita facile, il futuro, forse non vale nemmeno la pena spendercele due parole. Il “non pensare al futuro” è una bellissima semplificazione che ogni tanto ci diciamo o ci sentiamo dire. Non pensare al futuro è possibile tanto quanto respirare a comando. Se vivessimo come fosse l’ultimo giorno di vita (in una versione diffusissima di “niente futuro”) io non perderei un buon quarto d’ora a mettere lo smalto in precisione.

Anche meglio, chi si rifarebbe il letto sapendo che tanto non ci tornerà più?

Più in generale se fosse l’ultimo giorno di vita non ammazzeresti il tempo in nessun modo. Se fosse l’ultimo giorno di vita e lo si potesse sapere credo sarebbe una giornataccia, tutta persa a stabilire quello che non hai fatto. Ma forse c’è pure chi se ne fregherebbe. Non so. Comunque a me va bene non saperlo qual è il mio ultimo giorno. La prospettiva del futuro ha la sua importanza, forse più del futuro stesso. Che il futuro arrivi o meno non è così essenziale, sempre secondo me, è più essenziale avere la possibilità di crederlo possibile. E di fare qualcosa, combattere, programmarlo, sistemarlo, osservarlo, immaginarlo, credere di gestirlo.

E’ con quello che occupiamo il tempo aspettando che il futuro arrivi e ci sorpassi.

 

Questo blog ha perso la sua umana forma. In questo post cercavo di ritrovarla.

E la tipa col mocio se ne è andata, lunga vita alla mia cena.

8 aprile 2011
589 Né A né B, adesso viene quello che prova M

Mi calmo, mi rilasso, mi tranquillizzo.

Che è un po’ fare Alex Britti senza vasca e senza balli (se non conoscete quel ritornello non è colpa mia, ma vostra).

 

Quanti di voi sono disposti a credere che mentre lasciavo un ragazzo, ieri, un altro lasciava me per altro modo?
Nello stesso, identico, preciso momento. La sua email (del secondo, chiamiamolo B) è arrivata esattamente mentre io dicevo al primo (chiamiamolo A) che era finita.

 

Questo implica che io avessi parallelamente due storie, vero. E implica che quindi non sono una brava persona, ovvio. Ma di certo ho delle buone, non valide ma buone, motivazioni.

Perché la prima storia era solo una forma. Era un sentimento messo su una credenza da tanto tempo e lasciato lì. Non che io non voglia bene a quel ragazzo, non che io non sia affezionata a lui e alla sua voce, ma quello che posso offrirgli è una semplice amicizia. E a sentimenti congelati. Aggiungerei al quadro che non lo vedevo da mesi. E questo potrà non scusarmi del tutto ma certo mi rende un po’ meno pessima.

 

Quello che in tutto questo io non ho capito è se sia peggio lasciare o essere lasciati, visto che è stato un dolore unico, sordo, continuato, non distinguibile.

Mi concedo di infischiarmene, stando ad oggi.

 

Ad oggi considerando la parte in cui sono stata attiva (il lasciare) sento un senso di profonda libertà. Mi ero messa in una gabbia e lo avevo fatto da sola. Non nella gabbia del non poter fare, non era certo quello il problema, diciamo in una gabbia che mi rendeva poco coerente con me stessa. Mi spiego un po’?

Lo facevo perché mi rendeva più sicura, lo facevo perché quella persona, A, mi piace e mi piaceva ma in sentimenti diversi da quelli che però gli dicevo di provare. Almeno in qualche misura diversi, almeno da un certo periodo in poi.

La chiarezza porta la luce ed io ne avevo bisogno. Lo dovevo fare prima, certo, ma un po' mi è mancato il coraggio, un po' non lo avevo capito così bene.

 

Poi possiamo passare a considerare la parte in cui sono passiva (l’essere lasciati, diciamo così), ma c’è poco da considerare. Diciamo che io lo sapevo sarebbe successo, questo è ovvio, lo sapevamo tutti e tutti e due soprattutto. Per dirla meglio io sapevo sarebbe successo quel giorno, esattamente il giorno con cui chiudevo con A., scioccamente pensavo che avrei sofferto solo una cosa. Credevo però, che sarebbe avvenuto in maniera diversa e pensavo che quella maniera diversa mi avrebbe dimostrato che era meglio così.

Invece è finita ma per tutto un altro motivo. Questo mi ha fatto del male vero, ma mi ha “fatto vedere” anche molto. Cose che si imparano solo così, solo imprimendole con dolore in noi.

Il voler sapere, il voler vedere, il voler avere una certezza, hanno un prezzo. E non è un prezzo buono, questo è certo e alla fine dei conti uno si direbbe che non vuole più sapere, ma non c'è la possibilità di tornare indietro.

 

Eppure non poteva essere altrimenti, questa è una cosa che ho maturato oggi: io non avrei rinunciato a quella informazione.

“Se tu mi avessi spiegato, se tu lo avessi detto così…” ho farneticato ieri, nelle mie due email di supplica (ridete di me, per piacere almeno mi sentirò stupida ma non troppo ridicolo-patetica), ma non era vero. Mi sarei attaccata anche ad un palo per fermarlo. Oggi, a cose più ferme invece mi accorgo che se lui non mi avesse detto quello che volevo sapere non avrei smesso di consumarmi. Forse non avrei detto “basta”, però avrei cercato altri modi per ottenere l’informazione, direttamente o indirettamente.

 

Quello che provo oggi, e mi dispiace fare post interiori, lo so che è noioso, è un senso generale di tristezza e la consapevolezza di aver perso qualcosa.

Due cose precisamente.

Una che dovevo perdere necessariamente, perché era quello il momento, l’altra che invece avrei voluto perdere tra qualche tempo, un po’ più stanca di certi baci insomma.

Ieri quando mi sono fermata a sentire il dolore, e non a vederlo nella mia preoccupazione di come stava A o di perdere/non perdere B, ho provato un senso enorme di meraviglia.

Mi prenderete per matta, poco male.

Ho sentito, provavo, qualcosa di enorme, qualcosa di meravigliosamente enorme, una disperazione molto profonda che ho sentito solo poche volte in vita mia. E sempre per motivi diversi.

Non vi è mai capitato di sentire talmente tanto e stupirvi di quanto riuscite a provare? Forse non ho le parole adeguate: è essere piccoli in confronto a ciò che dentro di te si mescola. Ditemelo se vi sembra stupido, non mi offendo.

Ché sia dolore è solo sfortuna, è la grandezza del sentire che mi ha meravigliata. Se si può provare così tanto, forse, alla fine, un senso qualche cosa ce l’ha, fosse solo in quanta vita ti viene dentro.

E sì, intendo quel viene, come un orgasmo.

Poi pianti, isterismi, nottataccia ci sono stati, certo, ma erano espressioni fisiche di tutto quel sangue, amaro, che sentivo invadermi.

E saremo tutti d’accordo a questo punto: il mio paragone con l’orgasmo non regge più.

Entro settimana prossima, in tutta questa tragedia, devo offrire una tesina sul “senso di tragico in Nietzsche” che guarda caso si concilia perfettamente con la mia esperienza personale di questi giorni. L’esperienza mi ha fatto capire il concetto, sembra assurdo ma così mi sembra essere. Se io la usassi, questa esperienza, come argomento in tesina, magari in generale e senza paragoni con l’orgasmo, sono certa, riceverei il consenso della docente che vuole proprio un’analisi delle emozioni, in Nietzsche e in oggi. Ma dove lo trovo il coraggio poi di leggerla agli altri studenti? Già mi farò una violenza leggendo quel che leggerò, figuriamoci dover leggere frasi come “se si può provare talmente tanto forse, alla fine, qualche senso la vita ce l’ha, fosse solo il sentirla soccorrere (non più “venire” n.d.r.) dentro di te”.

Queste cose le leggete voi, perché siete voi e perché io non so come vi risulteranno, ma vi assicuro che lette dalla mia voce, anche quando sono sola, suonano patetiche e stupide.

 

Da oggi ho qualche lettore di meno, devo iniziare a far magliette stampate con il nome di questo blog. Se avete preferenze sul colore la mia email è sempre la stessa.

31 marzo 2011
586 Decantare emozioni

La verità è che a noi umani non basta mai.

 

In una frase sola due errori: sto diventando meravigliosa.

Si chiama ironia. Ma in media la comprende 1 su 3. Statistiche a parte.

 

Non è la verità ma è la mia verità. E non è “a noi umani” ma è a me, LadyMarica.

Marica, perché oramai abbiamo iniziato a dividerci visto che quello che sembro, mi dicono, non sono, è nel suo mondo fatato, lasciatela perdere che è scocciante e irritante anche per me.

LadyMarica invece è più intelligente ma non solo, diciamo che è anche più filosofica.

In un concetto più semplice Marica è quella che sono, LadyMarica quella che ho scelto di essere, difetti compresi. La seconda è più detestabile della prima, questo è sicuro. Ma io la preferisco.

 

Ma questa è una variazione all’argomento del mio post, e le variazioni sono colpa di Marica, abbastanza spesso.

Dicevo che all’essere umano non basta mai, ma ho quasi perso il filo.

 

Per esempio.

Si inizia desiderando un solo bacio. E si ottiene.

Si continua desiderando di scendere (su questo verbo si apra la psicanalisi intera!) oltre. E si ottiene anche quello.

E poi, visto che pensavi quello essere il massimo del desiderio (con i dovuti continui) rimani male, malissimo, perché ti scopri a desiderare ancora altro.

Un'altra cosa ancora, stavolta. Una specie di “di più”, ma qualcuno la considererebbe una sciocchezza in confronto a quello che desideravi prima.

 

Ho un ragionamento corretto e vorrei esporlo. Per me soprattutto.

Il per sempre non esiste, viviamo in un mondo in continuo cambiamento ed è proprio il cambiamento a rendere questo mondo interessante. Spietato, certo, ma emozionante.

E se incroci una strada particolarmente distante dalla tua non puoi, non veramente, pensare di poter significare qualcosa per quella strada. Intanto perché le strade non provano niente, almeno in occidente, e poi perché anche se la strada fosse una metafora per indicare un essere umano tu dovresti ricordarti quanta distanza non percorribile c’è tra di voi.

 

Volete che faccia gli esempi con degli animali? No perché è vero che sono esplicativi ma anche molto infelici. Niente esempio con gli animali, su. Parliamo di una differenza considerevole di anni, così non facciamo torti a nessuno e non massacriamo la privacy.

Prendiamo il caso di una donna, di una certa età, che ha compiuto un determinato tragitto, che ha vissuto determinate cose, che ha fatto determinate mosse, e che, incrocia la strada di un ragazzino giovane, inesperto (che con “dolce” non so quanto centri, detto tra noi, in realtà credo sia solo stupido) di cui magari la colpisce, a lei, una parte, magari una tendenza, ma non facciamo i cinici, magari anche un po’ la personalità (questa l’ha aggiunta Marica, che è pregata, invece, di tacere!)

 

No, non mi sono data alla pedofilia. Invece di far i simpatici fatemi continuare!

 

Quello che sia la donna matura sia il ragazzino sanno è che tutto questo non è, forse stavolta veramente, reale. Lei va a dormire con un altro uomo e lui va al cinema con altre ragazze.

Nessuno dei due è in cattiva fede o insensibile o altro, anzi, forse entrambi si vogliono addirittura bene.

Lui sta facendo un’esperienza importante nella sua vita. E lei forse sta ricordando cose che non ricordava. Sapori nuovi per entrambi in un certo senso.

Solo che poi lui la guarda andare via. Lei non si volta neanche, perché sa che non c’è tempo per voltarsi, e lui rimane a fissarla dalla finestra (lei questo non lo sapeva), la guarda andare via con la macchina e un sacchetto e forse la guarda prendere dei fazzoletti, di quelli umidi per lavarsi le mani e pensa, anzi lo sa, che servono per cancellare l’odore di lui.

E pensa giusto.

 

Il punto è che non è razionale, l’ultimo passaggio dico. Il dispiacere per non far parte della sua vita è stupido, il ragazzino era stato avvertito prima, molto prima. E da se stesso per di più. E di certo non ha intenzione di farne una colpa a nessuno. Quello che a lui dovrebbe bastare si trova nel momento, nell’istante. Nessuno ha il diritto di chiedere cosa succederà domani a nessun’altro (forse nemmeno a se stesso?), nessuno ha il diritto di dire “non cambiare mai” all’altro, nessuno ha il potere di fissare un sentimento nel tempo, nessuno ha il diritto di chiedere garanzie. Le persone si differenziano in questo dagli elettrodomestici, non sono garantiti. Non ci si può fare nulla. E se qualcuno si illude di avere una cosa per sempre, avrà tra le mani una lunga illusione, ma appunto solo quella.

Ed è meglio un pezzetto di quasi verità che un’infinita illusione.

 

Il ragazzo le sa tutte queste cose, io gliele dico sempre, però poi al momento in cui servirebbero se le dimentica e si lascia leggermente ferire da lei che sembra andare sempre tutta d’un pezzo.

Io la invidio parecchio devo dire, vorrei arrivare a saper gestire tutto così. E non si tratta di essere freddi, lei non lo è per niente, stando a quello che si racconta, si tratta di riuscire a staccare i momenti, di viverne alcuni e poi sospendere quelli, congelarli, per viverne altri. Si tratta di obliare. Che è un verbo bellissimo.

 

Il punto è che a quel ragazzo, ma in effetti questo succede, come sopra, anche a me, non basta aver l’emozione di oggi, vorrebbe poter conservare l’emozione anche per domani, vorrebbe come firmare un accordo che preveda il “congelare un chilo di emozione fresca per non doverne comprare il mese prossimo”.

Qualcuno ha detto che tutto ciò ricorda l’idea che sta dietro al matrimonio?

Appunto! Lo dicevo io, non si può pensare in questi termini è assurdo, irreale, poco intelligente e poco logico.

 

Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti per un’oretta senza giudizi.

Una volta avevo questo blog che poteva farlo, adesso anche questo blog pesa dei miei errori e anche dei miei buoni risultati.

5 ottobre 2010
498 Connotazioni

La giornata è passata.

Ma questa non è una connotazione morale, più che altro è un dato di fatto.

 

Ho trovato l’aula 14 (non 16) con molta facilità, tanto che ho pensato: “non è che in qualche altra parte, magari nascosta dietro un muro, e invisibile, c’è un aula 14 bis che nessuno vede ma che tutti conoscono già innatamente?”.

Una mente che lavora molto, niente da fare.

 

Ho fatto, complessivamente, tre ore.

Una sola è valsa la giornata, delle altre due ricordo solo un uomo confuso e confusionario a parlare di cose, conosciute più che altro o troppo strane. Domani stessa storia, con qualche circa.

Il professore la cui lezione mi è piaciuta parecchio ha detto che domani vorrebbe sentire le nostre voci.

La mia decisamente no, tocca che qualcuno glielo dica.

 

Ho rivolto la parola almeno a quattro persone. No, forse anche cinque.

Quattro ragazze e un ragazzo.

Una delle ragazze (la anche cinque) mi ha parecchio stupita.

Mentre eravamo tutti lì a convincerci che “possiamo sopravvivere all’università” lei si è alzata in piedi su una sedia e ha strillato ad un signore attempato che le stava un poco lontano: “ah-oh, ma tu sei uno studente vero? Ti posso dare del tu come all’artri?” Il signore che credo sia un docente universitario che intende passare di settore (credo) gli ha risposto carinamente: “Con molto piacere! Mi chiamo C.”

E stata un piacevole inizio, devo dire.

 

La ragazza con cui ho scambiato più informazioni, invece, ha un curioso accento da fuoriroma. Non troppo curioso in realtà: è di viterbo e zone limitrofe. Carina, anche simpatica, solo che prende appunti come se stessero sempre per rivelare una grande verità e mi fa sentire una capra. Più del solito. E poi ha un fidanzato. E’ l’unica cosa che so sicuramente, visto che lo nomina almeno una volta ogni tre minuti.

So più cose del fidanzato che di lei, ora che ci penso.

Ma non mi lamento, devo dire che tre ore, certamente, non bastano per avere nemmeno una vaga idea di simpati e antipatie.

 

Le informazioni più piacevoli della giornata le ho scambiate con il ragazzo, ma vabbe’, credo che faccia parte di un protocollo normale. E’ intelligente. Viene da giurisprudenza, anche lui. E’ rimasto stupito credendo di essere l’unico psicopatico che non capisce cosa gli piace. Non ricordo nemmeno il suo volto, e se domani non saluta lui per primo penserà che sono una maleducata. Pazienza.

 

Le ragazze che mancano all’appello sono degne di nota, sicuramente, ma ancora poco note per essere citate. So solo i nomi e li ricordo per spirito di iniziativa.

 

Sono la solita asociale anche quando socializzo, incredibile.

 

Vedo tanta banalità e tanto non senso in tutto, sempre.

Credo sia una caratteristica non una scelta vera di vedere.

Difficile da farsi passare, comunque.

1 ottobre 2010
495 [parole, parole, parole] Settembre

E’ successo di nuovo.

Lo so che non ve lo sareste aspettati, ma è passato un altro mese.

Lo scopo di questa rubrica è mettere ansia sottolineando che il tempo passa, che la vecchiaia incombe e che moriremo, presto o tardi, tutti. O anche oggi sono stranamente scazzata.


Niente, procedo con le parole con cui approdate qui, come tutti i mesi, appunto.
 

Lasciamo perdere le statistiche perché se scrivo di nuovo che la parola più cercata è “occhi azzurri” il mese prossimo mi troverò sommersa da quelli che ne cercano. Signori, uscite di casa, andate per la strada “toccate ‘e ffemminne” (Troisi dixit), incontrate persone, guardatele negli occhi (e altrove) e li troverete, inutile cercarli su un blog. E sul mio soprattutto.

 

Ho costatato che questo blog vi mette proprio a vostro agio.

Ed io ne sono contenta.

Tanto a vostro agio che rivelate, senza saperlo nemmeno immagino, le vostre voglie nascoste.


Una bella ragazza o un brutto ragazzo (invertibili volendo) hanno esplicitamente detto voglio fare pissing.

Quanto mi piacerebbe capire se in senso passivo, attivo, leggermente umiliante o totalmente sminuente. Perché c’è differenza. Come tra poco schifoso e molto schifoso.

Contenta per voi, soprattutto se siete una ragazza e un ragazzo e finirete per incontrarvi.

Continuando con le rivelazioni settembre 2010 qualcuno dice: "sono un feticista e non so dirlo".
Secondo me se inizi dal sono puoi riuscirci.

In gara, per la stessa categoria anche: "anni senza pettinarsi". A parlare è il solito rasta.

La vincitrice della categoria e credo, a questo punto vincitrice del non concorso sulle più strane cose con cui è possibile accedere a questo blog (lo si dica tutto d'un fiato!) è: "questa estate al mare ho avuto quasi un rapporto sessuale con mio figlio". A parte i dubbi, dovuti certamente alla mia poca esperienza, su cosa si intende realmente per "quasi un rapporto sessuale" non ho da aggiungere nulla, mi pare già abbastanza allarmante così.

Ben 50 persone (o anche uno solo che non si dava pace) hanno cercato Zelig off emo. Io che ho visto Zelig off seppur controvoglia capisco il senso. Quella degli emo è stata una delle esibioni più penose e socialmente inutili che io abbia mai visto in tutta la televisione che ho guardato fino ad oggi. Ed ho detto tutto. Peggio di quando a "l'isola dei famosi" due cretine (la Yespica che è bella ma scema e l'Elia che non è bella ma scema) si sono prese per i capelli.
"Tira, tira forte!"
Bei ricordi.

Procedo con la categoria "esempi di persone che muoino di noia":
punto interrogativo artistico;
parole romantiche link;
pensieri solicalisti;
mosca schermo;
come mi posso pettinare a scuola?
(ero indecisa se metterla tra "i dubbi esistenziali");
mutandine portacellulare.
Vabbe', comunque esiste lo sport.

Poi c'è tutta la serie, come al solito dei feticisti dei piedi. Stavolta, siccome li ho citati negli altri due post della categoria (luglio e agosto) vi risparmio. Cito solo il vincitore "annusare piedi mentre dorme". Cioè, ma vi pensate che mentre dormite sereni e tranquilli c'è qualcuno che vi annusa i piedi? Un giorno, magari, vi ucciderà anche.

Ma questo non è solo un blog idiota, c'a anche chi cerca (e approda per) cose storiche a tratti culturali:

storia della mutanda (molto, molto storiche);

breve storia sul detto l'abito non fa il monaco. C'era una volta (...o forse erano due, c'era una mucca un asinello e un bue!);

bisognerebbe essere sembre un po' improbabili, cosa intendeva Oscar Wilde? (che la banalità dovrebbe essere messa a morte);

astratto su emozioni dell'uomo felicità (non ho capito. Proprio non ho capito).

Riassunto la solitudine dei numeri primi.
Domande la solitudine dei numeri primi.
Dove si svolge la solitudine dei numeri primi?

Esempi di ragazzini a cui non va di leggere libri per la scuola. Peccato.

Pregare, mangiare film. Per la gioia dell'infinito (è mangia, prega e ama). Ho letto almeno 30 titoli inventati. Il migliore è stato "mangia e prega è fare sesso". Diciamo che l'ha interpretato a modo suo.

Quadri d'autore porno. Viva l'arte.

Cassetti dell'anima Dalì. Secondo me stiamo semplificando le cose.

Come è morto Sirius Black? Ha passato il velo combattendo contro la cugina Bellatrix Lastrange. Sigh. Perché mi hai fatto ricordare quel momento (pianto disperato a seguire) ?

Qualcuno ha anche richieste più sentimentali.

Quando un uomo piange per amore, per aver tradito la moglie e perché è pentito.
La domanda è quando succede cronologicamente? Boh, dopo il tradimento. Mi correggo, dopo che lei ha scoperto il tradimento. Anzi, quando lui si ricorda di averle intestato tutto per non pagarci le tasse.
Quando succede statisticamente. Spero e credo sempre meno.
Piange quando gli scendono le lacrime se vuoi sapere il momento esatto.

Plurale di sensibilità.
Tante sensibilità. O anche patetico.

Qualche concentrato di Moccia (che è un fattore venereo e smieloso) ha cercato: "fra gli amori finiti ci sono quelli che non finiranno mai: continuiamo ad amare le persone che abbiamo amato". Fammi capire, stai forse dicendo che amerai per sempre uno che hai amato mille anni fa perché secondo te è "un amore che non finisce perché lo hai amato?" Massì, passa tutta la vita a pensare a queste boiate invece di fare del sano, meraviglioso e divertentissimo sesso.

Cosa vuol dire mettarsi le mutande al contrario? Che probabilmente non sei capace di vestirti da solo.

Come posso farmi passare i crediti da un'altra persona su fb? La storia dei crediti è solo un tentativo commerciale per far spendere soldi agli idioti. Lascia andare.

La politica è una selva selvaggia.

Padania sondaggi. La padania non esiste. Fine del sondaggio.

Comunisti saccenti e presuntuosi. Filocattolici per i liberali, atei che uccidono cristiani per i cattolici, giudici e giornalisti per il premier. Che confusione. Limitarsi a "mangiano i bambini" no?

Per la categoria ragazzi e ragazze che non hanno la minima capacità di approcciare con l'altro sesso ma hanno una connessione a internet, abbiamo:
le 25 cose da fare per una ragazza (se ne fai ventisei sei morto);
le cose da non fare con una ragazza (niente dita nel naso e missionario);
le 10 cose da fare ad una donna (che pochezza!);
le 100 cose da fare ad una donna (che esagerato);
punti deboli dei ragazzi (dai, banalità per banalità: la gola, lo sanno anche le zitelle. Ops, sarà mica controproducente?);
cose da fare su facebook ragazza (sembra vadano di moda le foto nei bagni. Anche poco vestite);
come sconvolgere una donna a letto (non importa nè l'umorismo, nè la sensibilità, nè la dolcezza. Sono ripetitiva ma contano solo le misure);
cose da fare con la propria fidanzata (guarda, sono tentata di dire "tenerle la mano", ma no dai, sesso!).

Massì mettiamo in giro brutte voci su di me, povera me:
nodi capelli lady marica (io mi pettino!); 
marica (esattamente);
marica di dio (decisamente no);
marica studente 22 (presente!).

Varie ed eventuali. Talmente varie e eventuali che classificarle è impossibile.

Melanzane klimt. Non so come sia venuto fuori, francemente.

Acuire i sensi. Per sentire meglio di solito si chiudono gli occhi. Prova a metterti un tappo in bocca, finirai per toccare meglio.

Difendere il codice bancomat, idee furto. Imparalo a memoria e non scriverlo in nessun dove. Ah, e se ti arrivano email che dicono "urgente, scrivi codice utente e password o verrai preso a sprangate dal pc" anche se è difficile vista la verisimilità di un simile accadimento, non dargli retta, è un tentativo di fregarti.

Cosa dice la protagonista del film mangia prega e ama? Vuoi che riporto tutto tutto quello che dice nell'intero film? Tante cose è il riassunto.

Disegno la morte. Mi ricordi Montale che incontra il male di vivere.

Ho fatto l'amore con mia zia. Spero ti sia piaciuto.

Ho lasciato la mia vita nelle tue labbra. Esagerato, ma mi piace.

In tv si girano i necrologi prima che l'artista muoia. Non mi sembra ci sia molto da essere sconvolti, anticiparsi il lavoro è un bene e non è meno bene se questo lavoro comporta che qualcuno muoia (bè, almeno se muore per cause naturali; diverso sarebbe se uno che ha fatto un bel servizio lo uccidesse perché ha smania di mandarlo).

Io amo le donne (cit.), formulazione lessicale e concetto perfetto.

Io parlo inglese. Io (ancora) no.

LadyOscar era imbarazzata di parlare di cose intime. Ancora? Ma la smetti? Vatti a guardare un porno vero, non un cartoneanimato!

Basta. Magari ce ne sarebbero altri, ma non ho così tanta pazienza. Solo il vincitore.

Allora, vincitore assoluto per il gusto vomitevole e una spiccata capacità di resistere all'abominevole, nonché turpe finanche pericoloso (gli occhi potrebbero scegliere di diventare ciechi) lo straordinario cercatore di: "le mutandine della santanché". Non immaginatevi niente, lo dico per voi: bloccate la mente.

8 settembre 2010
479 Secondo

Perché una volta all’anno mi concedo di far la sentimentale.

Perché una volta all’anno mi piace ringraziarVi.

Perché quella volta all’anno non è natale.

 

 

                                                  8 settembre 2008

                                                  8 settembre 2010

 

 

In realtà quest’anno mi è successo di dovervi ringraziare anche in altre occasioni, però diciamo che le eccezioni possono sempre capitare.

 

Già, sono passati due anni.

Due anni da quando ho aperto questo blog sul cannocchiale.

Due anni che ancora non riesco a vedere con distanza, due anni complicati.

Ma “complicati” degli anni passati si dice sempre.

E, per logica, si potrebbe ovviamente dire anche di quelli futuri.

Ma non lo fa nessuno.

 

Ho scritto il numero imprecisato di post che leggete sopra.

Precisato ma impreciso in effetti.

E tra quelle pagine ho perso due cose molto importanti.

Di una ho parlato molto.

Ed è una grande soddisfazione, con me stessa, essere riuscita a dare una forma ad un dolore tanto inesprimibile.

Dell’altra cosa che ho “smarrito” (un’amica, per farla breve, S. per chi se ne ricordasse) ho parlato poche volte (almeno così mi sembra).

Forse il tempo della lenta logorazione del nostro rapporto ha un po’ smussato il dolore.

Forse, per essere totalemente sinceri, non ho il coraggio di spogliarmi e di prendermi le colpe che ho, che sicuramente ho.

Peccato, ma è un livello di maturità a cui sto lavorando.

 

Bilanci, quella dei bilanci è un’ossessione da cui non so staccarmi.

Scavalco.

 

Amo ogni commento, come il primo.

Qualcuno anche di più, e penso seriamente che nessun blog potrebbe essere ricco, completo e vivo senza.

Più voci a formare una vastità di opinioni e punti di vista, unica.

Ma come si può non rimanere estasiati?

Grazie, grazie a voi.

 

Ancora oggi, come la prima volta che è successo, quando scopro che c’è qualcuno che mi legge, ha letta, leggeva, anche in silenzio (oltre a chiedermi perché legga le mie cazzate, visto che mi manca anche l’autostima!), io resto di sasso, felice, perché in un mondo di compromessi, di secondi fini, di sensi unici tra me e il mio lettore (dativo d’affetto) ci sono solo le parole.

E spero belle parole.

E sempre più belle.

 

Questo mi piace dei blog, non ci sono doveri.

Nessuno deve commentare nulla, nessuno deve leggere nulla: chi viene vuole leggere, lo sceglie personalmente. A volte è vero ci sono “scambi”. Altre volte, invece, è solo “interesse” vero.

Non è come nei rapporti, in cui tante volte ci sono troppi obblighi e poche libertà.

 

Lo dicevo in un commento, proprio oggi, ci vuole un non so che in più per stringere legami sui blog. Su fb, su altri socialnetwork magari basta aprire una pagina, un blog lo devi voler leggere, devi partire predisposto per “conoscere”.

E’ meraviglio, non ho parole (altre?).

 

Ho pensato di chiudere tante volte.

Troppe, che ho anche scocciato a dirlo.

Ma poi, apro un giornale, leggo una cazzata e mi dico: la devo scrivere sul blog (che vita impegnata ndr).

 

Il vero motivo per cui non posso chiudere è che, su questo blog, mi sono anche innamorata.

Dei codici HTML.

E’ stato odio, ora amore.

Come posso farne a meno?

Anche se loro non ricambiano, hanno il cuore programmato.

 

Un amico mi prende in giro da una settimana chiedendomi: "a quante versioni di post per il tuo secondo compleblog sei arrivata?"

 

Questa dovrebbe essere la quarta.

Ho detto tutto?

Non credo, ma ho tempo domani (non domani-domani, domani-futuro!).

 

LadyMarica ringrazia.

Seriamente, non per dirlo soltanto.

 

(primo post, cliccare per credere -ma non sono responsabile della pochezza!)

9 giugno 2010
430 Don't cry
(Guns'N'Roses, Don't cry -traduzione)
 
Sono persino stanca di scrivere.
Tanto quello che scrivo non mi piace mai e finisce per diventarmi antipatico.
Che giornate del cavolo: ho i nervi talmente a pezzi che sarebbe meglio tenersi ad una considerevole distanza di sicurezza. Provare per credere.
 
Ed ho la testa chissà in quale galassia.
Infatti, tanto per la cronaca, l'altroieri ho tamponato una tipa in macchina.
Sono un'idiota come nessuno al mondo, mi sono distratta a...guardare un cartellone pubblicitario.
 
Mi passa, un paio di giorni ancora.
 
Ah, e dico più parolacce di uno scaricatore di porto, con tutto il rispetto per la categoria.
Uhm...
11 maggio 2010
414 Posizioni
La posizione è importante.
Lo è sempre stata.
 
Geograficamente poi, non ne parliamo.
Vicino ai fiumi per formare città feconde.
Sopra e sotto a seconda dei giorni e delle voglie.
A pancia in sotto, sdraiata sul letto per postare.
 
Attualmente la cosa mi è difficilina.
A questo, e non alla mancata ispirazione, va attribuita la scarsa quantità di materia prima.
Prima per un blog ovviamete.
A meno che non si inizi con le foto.
Artistiche.
 
Ho trovato una posizione simile a quella postale, finché dura scrivo due righe.
 
"una frase sciocca, un volgare doppio senso, mi ha allarmato non è come io la penso, ma il sentimento era giù un po' troppo denso, e son restato" (Lucio Battisti -con il nastro rosa)
 
Fisicamente sono un po' provata, ma andrà meglio.
Domani tolgo i punti e piano piano recupererò.
 
Mentalmente, invece, mi sento una totale incapace.
Non riesco a spiegarmi perché, ma anche le cose che cedevo di saper fare, come scrivere (sono una presuntuosa, diciamocelo), improvvisamente sembrano sgretolarsi tra le mie mani.
 
Vabbe', ci manca solo che mi metta a fare il post del pianto e poi veramente fareste bene a non tornare (per due ore al massimo, ovviamente).
 
Donna, deve essere questo il mio problema.
Le donne sono difficili da trattare, soprattutto quando sono così "prossime" come lo sono io per me stessa.
 
L'unico modo per trattare una donna è farle la corte se è carina e farla a qualcun'altra se è brutta (cit.)
 
Io non posso fare la corte a me stessa e tantomeno non fargliela.
 
Situazione più complicata del previsto.
Yo-ho dormiamoci su!

[effetto posizione simil esaurito]

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE