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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
23 gennaio 2013
Essere così seri dovrebbe essere vietato

Bisogna stare molto attenti a quello che si desidera perché non si sa mai che un giorno quello capiti.

Qualcuno di famoso lo deve aver detto meglio di me ma la mia serata sticazzi non mi permette di cercarlo con maggior premura. Molto spiacente. 

Perdere 20, 30, 50 o 60 kg può essere la cosa peggiore che ti capiti.
E questo anche se non aspettavi altro da sempre, anche se non hai usato una bacchetta magica ma ci hai messo gli sforzi, a quanto pare molto sopravvalutati, di due anni. Perché rimetti in gioco tutto. Cambi. Non solo fisicamente, cambi le priorità, cambi idee, cambi nel mondo di relazionarti, di vederti, di sentirti. 

Tutte cose positive. O in parte. Ti crolla tutto. Certezze, priorità, scopi. Perdi qualsiasi forma di sserenità. Forse prima non eri felice, però prima avevi un equilibrio, avevi delle cose che ti raccontavi, avevi un se fossi. Ora che quel se fossi non c'è più pensi che il mondo fa schifo da qualsiasi taglia. Anzi, magari lo pensassi. Pensi che devi far il tanto citato 31, che basta ancora quel poco, un minimo e tutti i tuoi problemi magicamente scompariranno. La realtà è che fai scomparire un problema solo per trovarti il successivo. E pensi che dietro quel successivo ci sia il mondo bellissimo, una delle Terre Pure buddiste, il paradiso cattolico, il comunismo o qualsiasi altro mondo utopico. Bellissimo.

Ma il problema non è tanto questo continuo tendere, questa continua sicurezza di risolvere i problemi della vita cambiano peso, il problema è che tu non sei più tu. Inizi a non capire da che parte stai, ti trovi in un mondo che non conosci, quasi sei nata ora. Così tu non hai più la sicurezza di far una domanda in pubblico pensando che i tuoi fianchi siano troppo rumorosi. Ma 20, 30, 40, 60 chili fa la facevi quella domanda, pensando alla domanda e mica ai fianchi, adesso perché non lo fai più? Vuoi così tanto, con tutte le tue forze non essere quella di prima che ti ci impegni anche nelle capacità.
Il problema è che adesso la bellezza per te è tutto. La bellezza fisica, sì. Non pensi a niente altro e niente altro è importante. Ma bella, cara mia, è un'altra cosa. Bella, cara mia, e tu lo sai, lo hai sempre saputo, non è apparire belli. Quante persone conosci, bellissime, che pure ti fanno orrore? Veramente tu saresti la Belen di turno? Peggio, per te veramente essere la Belen di turno conta più di tutto il resto ora? Te lo chiedi e non lo sai, te lo chiedi e ti domandi come può finire. Spegnere il cervello per un bel sedere è veramente la cosa più stupida che tu abbia mai pensato. Eppure a volte, lo ammetti, lo pensi, pensi che tutto sarebbe molto più facile.

Hai perso tutto di te e non è così bello.

Si potrebbe pensare che, se la nuova condizione ti va così male, puoi riprendere i vecchi chili e ributtartici dentro. Ma no, non puoi. Non puoi perché hai assaporato soddisfazioni più dolci del cibo, non puoi perché oramai quella tu, volendo o no, non la sei più. E pure per fortuna, in certe cose.

Non puoi fare altro che provarci, ad abituarti alla taglia nuova. Non puoi fare altro che cambiare, ma stavolta solo dalla direzione che stai prendendo.

Perdere 20, 40, 50 o 60 kg e la cosa peggiore che ti può capitare.
Se non hai la forza, poi, per recuperare di te stessa, di quella che guardi pensando “che schifo” sulle foto, i lati che la rendevano meravigliosa, perché lo era, sei tu che ti sei fatta convincere di no.

3 gennaio 2013
Inizio
Pare che sia finito un anno e iniziato quello dopo. Importanza sicuramente non ne ha, però è più semplice credere che forse ce l'abbia e quindi conformarsi alla legge della festa, degli auguri e dell'inizio migliore possibile. Che poi così migliore non è mai ma immagino rientri nella tradizione.

Mi sorprendo a invidiare coloro i quali non vengono trasportati, dalle folate di inizio anno, in un cumulo di ottimi, e molto spesso poco realizzabili, propositi. Io ne ho, all'incirca, duecentotrentasette. Come ogni anno. Qualcuno persino identico. Significa che non l'ho raggiunto l'anno passato? Ecco, io, tra me, non la direi così. Ma forse sono troppo buona. Forse mi devo impegnare più a lungo. Ma pensare che lo farò rientra nel discorso dei propositi troppo facili a gennaio.

Scrivere mi viene difficile. Chissà poi perché. Il mio proposito più brillante per il 2013 è facile e nemmeno troppo originale: eliminare le persone che nella mia vita mi fanno più star male che star bene. Facile a dirlo difficile a concretizzarsi. Fa., il mio vecchio e nuovo psicologo, mi direbbe che per me è impossibile visto che non mi permetto di provare ma solo di pensare. Facile, detto da lui. Per me quello che provo è quello che penso. Ma è probabile che sia una costruzione.

Scusatemi, sono talmente intro (spettiva?) da risultare incapace di comunicazione, scritta che sia.

Buon inizio, anche se con ritardo e banalità.
7 dicembre 2012
Però "lifestyle" è veramente troppo modaiolo per essere da me
LadyMarica è una persona strana. Ma ha amici essenzialmente molto gentili. Quindi, uno tra questi, le ha chiesto “perché non provi a iscriverti qui? Forse ti voterei anche.” Forse. E così, per mettere alla prova il forse, ma anche perché mi diverto abbastanza a leggere e scrivere, eccomi che mi iscrivo al concorso per blogger: Grazia "Blogger we want you".

Parlare di me è la cosa più facile che mi si possa chiedere. Poi c'è chi sostiene che tanto non lo faccio mai veramente e chi, come me, sostiene che non faccio altro.

Odio il calcio e i cestini del supermercato che si trascinano e fanno rumore. Trovo entrambi antiestetici.
Credo di avere una qualità ed è quella di saper giocare con le parole. Ho il senso della frase come direbbe Pinketts, uno scrittore milanese che leggo volentieri, considero geniale e che sono certa, di persona, detesterei. Ma Pinketts non rientra nel parlare di me, suppongo. Il fatto è che divago, divago sempre.
Sono grafomane grave e silenziosa a livelli esasperanti. Due cose che non ho ancora capito come posso possedere simultaneamente.
Sono composta da talmente tante parti che certe volte non mi riconosco.
Cerco l'invisibilità e sono un'egocentrica di prima categoria; cerco di non provare niente e poi sono sempre estrema.
Vivo di paranoie e film drammatici autosceneggiati.
Leggo, mai abbastanza, ma leggo. Studio filosofia. E la filosofia è la cosa più bella che mi sia mai capitata. Il vero amore. Passare la giornata a chiedermi se siamo cervelli in una vasca collegati a dei pc e non veri esseri umani è la mia occupazione più utile. A voi immaginare tutto il resto.
Odio i paroloni esasperanti. Forse li odio perché non ne sono capace e non li comprendo, ma mi racconto che semplicemente per me farsi capire dagli altri è essenziale al fine di poter dire di aver un pensiero di senso compiuto. Se gli altri non ci comprendono possiamo parlare col muro e dirci quanto siamo speciali anche se vaneggiamo del niente.

Su facebook sono fan del forno a microonde, delle melanzane, di Dobby (l'elfo domestico della saga Harry Potter), dei carboidrati, di Tarantino, dell'Oki (l'antidolorifico, sì), dei pregiudizi, della parola Belin. E lo dico perché mi pare fondamentalissimo.

Scrivo molte più parolacce di quelle che dico. E cerco di non scriverne quasi mai. Le trovo poco femminili.

Io e il cibo giochiamo una partita avvincente da quasi 23 anni. Dopo un vantaggio di 21 anni circa, adesso, pare che sia io quella che se la comanda. E credo anche di intendermene. Se mai volessi iscrivermi a una seconda laurea credo che sarebbe sulle scienze dell'alimentazione.

Tendenzialmente non amo e non provo sentimenti in genere, poi ci sono delle eccezioni. Domani saranno 4 anni che venero un certo ragazzo che mi considera, circa, una presenza di cui il mondo potrebbe benissimo far a meno. Ma lui lo direbbe in maniera assolutamente più divertente ed è per questo che continuo ad amarlo. Ripeto che tendenzialmente non amo o ho già spiegato bene quanto mi mento?

Sono convintamente atea ed è la mia migliore qualità. Ma sono anche, assolutamente, dittatoriale in questa materia: peggio dei cattolici considero gli agnostici, quelli secondo cui non ci sono prove né dell'esistenza di dio, né della sua non esistenza. L'onere della prova, cari agnostici, spetta a chi vuole provare qualcosa. Altrimenti elfi, gnomi, stregoni e la teiera invisibile nello spazio (Russell) avrebbero tutti pari dignità d'esistere come dio. Dio esiste quanto la teiera invisibile nello spazio di Russell, se è così mi va bene.

Sono anche leggermente cinefila ultimamente. Quindi ho apprezzato l'articolo di Grazia del 29 novembre “i più brutti film del 2012”, che trovate sulla rubrica cinema&tv, anche perché, in effetti, sono tanti i film che guardo e di quasi nessuno dico bene. L'autore si è dimenticato un paio di pellicole orrende tipo Twilight, l'ultima, speriamo, parte, ma lo capisco, infondo ammettere di aver visto Twilight dovrebbe essere un motivo di vergogna da tenere segreto anche ai parenti più stretti. Perché non vederlo? Trama inverosimile anche se ammettiamo esistano i vampiri, attori molto più belli che bravi. E, ovviamente, si ripetono che si amano molte più volte di quanto dicano i loro nomi. Insomma, quando esci puoi non ricordarti come si chiama lei, come si chiama lui, ma sicuramente ti ricorderai che si amano. Non so se l'ho già detto che loro si amano e che questo è un motivo per non vedere il film.

In compenso l'autore cita film che non guarderei nemmeno fossi ubriaca. L'era glaciale 4 è uno di questi.

Vorrei essere una persona positiva e dirvi il titolo di qualche film, del 2012, che vale la pena di vedere, ma proprio non me ne vengono in mente. Li avrò saltati al cinema.

Quindi ho concluso. Non preoccupatevi troppo di votarmi che tanto l'autostima in me è un parametro assente. Però, gentilmente, fatelo che non ci vuole niente.

Credo basti cliccare qui:

12 novembre 2012
Crudites
Apro la casella elettronica e pesco questa email. Prima ve la faccio leggere, poi vi dico la mia.

Lady Marica,
finalmente è arrivato il momento che ti scriva io qualcosa su di te. Fai sempre dei post in cui provi ad analizzarti, a spiegarti, a chiederti cosa non va in te. Oggi ci provo io, a dirti la mia, in una mail...
Sì, è vero, sei speciale. Hai una testa non indifferente, sei colta e giochi bene con le parole. Vedi, come dici tu, un sacco di cose. Il fatto che tu tutto questo lo sappia bene è l’unica pecca. E lo sai bene, anche se a volte, fai finta di non saperlo.
Certe volte, mi sei sembrata una creatura da difendere... Eppure non è così. Non sei una creatura da difendere, hai gli artigli e li tieni solo nascosti sotto i guanti. Guanti color lavanda se vuoi.
Io ho pensato di poterti amare, se si può amare una pagina virtuale. Ben scritta certo, ma sempre un pagina virtuale. Ma ho anche scoperto che amarti è impossibile, impensabile, innaturale. Tu vuoi che ti amino tutti, non che qualcuno ti ami.  Non vuoi una persona con cui dividere vita e problemi, non vuoi una persona a cui raccontare la tua giornata o ascoltare la sua, non vuoi innamorarti. Tu vuoi un gatto, Marica, o, meglio, un gatto che invece che farsi accarezzare accarezzi te, che abbia solo te come attenzione. E lo sai perché? Perché ti basti. Non riesci a capacitartene ma è così. Fai finta, anche con te, di sentirti incompleta, di sentirti sola eppure sai benissimo, in profondità, che tu basti e avanzi a te stessa, sai benissimo che l’amore ti stancherebbe, che un fidanzato, uno solo, ti annoierebbe, sai benissimo che lo lasceresti tu.
Non scuotere la testa. Ti è mai successo di pensare che siccome lui ti ama allora tu non puoi amarlo? Ti è mai successo di stancarti, una volta scoperto che lui prova più di te? Sono certo di sì. Magari l’hai razionalizzato in un altro modo, magari ti sei detta che semplicemente non era quello giusto per te. Ho una notizia: non c’è quello giusto per te, non esiste. Puoi cercare, puoi pensare di averlo trovato ma per due mesi al massimo, finiti i due mesi, non te lo dirai, non avrai coraggio di pensarlo, ma scoprirai che lui, qualsiasi lui, non è alla tua altezza, o alla altezza di quello che vorresti. Tu vuoi un 100: ma nella tua scala personale tu arrivi a 99, e, in quella tua stessa scala, il 100 non esiste nemmeno. Tu vuoi una cosa che non esiste...
Oh sì, penserai di averlo trovato il 100, ma giusto perché non puoi permetterti di pensarti così presuntuosa da ritenerti il massimo consciamente, ma sarà 100 solo finché non lo conoscerai del tutto, solo finché lui sarà sfuggente. Non è che ti piace solo chi ti sfugge, non è così semplice per te, ti piace solo chi puoi permetterti di non conoscere bene. Quando lo conoscerai, quando scoprirai che lui ti ama, quando inizierà qualcosa di reale tra voi, tu ti allontanerai. Ti sentirai meno libera, sicuramente, ti sentirai bloccata, penserai che infondo vuoi di meglio, vuoi quel 100, penserai che infondo stai bene da sola. Ed è così, tu sei fatta per stare sola, starai sola, sempre.
Tu sei un film, un libro, da amare appassionatamente, da stimare, da venerare ma non una donna da sposare, non una donna su cui contare per un futuro insieme. Tu sei la parte forte e le parti forti sbranano agnelli, non preparano cenette romantiche.

Io ti conosco, e so che pubblicherai questa mail, che ho scritto con le virgole perfette che piacciono a te, dirai che forse ho pure ragione, spererai di no e ci penserai a lungo. Non puoi darmi ragione con la razionalità, non puoi perché è l’ultima cosa che vorresti.

Tanta fortuna Lady, e scrivi.


L'indirizzo dal quale arriva la mail, intanto, è sconosciuto. Ho dato una risposta per email ma dubito, se ho capito il senso di quanto vi ho riportato, che avrò una risposta o il nome dell'autore. L'autore della mail è assolutamente invitato a cena, comunque. E cucino io. Così gli dimostro che i buoni film cucinano anche, a volte. C'è da dire che a livello di contenuti una persona mi viene in mente ma so che non mi scriverebbe niente di così "crudo" e mi sembra anche di sapere che questo non è il suo stile.

Cosa fondamentalissima, poi, le virgole, caro il mio lettore anonimo, sono quasi perfette, non perfette. Così adesso hai un ulteriore motivo di pensarmi abbastanza presuntuosa.

In attesa del mio ospite per una cena, io intanto ho fatto come lui (lui?) aveva previsto facessi. Per quanto mi riguarda, io dico solo che, non mi pare di aver mai dichiarato che voglio qualcuno da amare e che sono pronta ad amarlo per sempre. Non so nemmeno se domani le scarpe che ho comprato oggi mi piaceranno ancora, come faccio a dire se voglio tenermi un uomo per sempre? Per sempre è troppo tempo. E rimane ancora da citare De Andrè. Per me tutto va a tentativi. Amicizie, vestiti, amori, rapporti, libri, film, musica, idee, valori, coerenza.
"Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo?"


p.s. dei guanti color lavanda lì ho veramente.

2 novembre 2012
Halloween di paura: il tipo F.
Sono stanca. E da questo punto in poi potete anche segnarvi, e poi segnalarmi, le notizie di nessunissimo interesse di cui il post verrà ricchissimo.
Sono stanca ma nemmeno troppo fisicamente, più che altro sono stanca emotivamente. Provare cose, avere simpatie, rapporti umani, dopo 22 anni di rapporti tendenti al nulla, è un'esperienza che mi piace sì, ma che mi affatica parecchio. Silver mi trova noiosa e magari non solo lei, ma posso rassicurarvi che sono la solita imbranata con tendenze misantropi e personalità borderline. Il punto è che attulmente sento questo e vi beccate questo, domani faccio un'altra seduta dal mio bravissio (e bellissimo) psicologo, anche molto competente se escludiamo me dai suoi risultati, e vi beccate quello.

Quindi dopo 22 anni di serate in cui gli altri festeggiavano e io mi chiudevo nei miei libri (molto filosofico direbbe il mio psicologo, molto clautrofilico direi io) quest'anno ho partecipato a una festa di Halloween. Molto modaiolo e forse troppo giovane per me, però è stato divertente. Divertente e molto alcolico. Mai, mai, è stata così alcolica.

E' stato divertente ma ci sono dei particolari, confusi nell'alcol, che stamattina, e ancora ora, mi inquietano un po'. Come immaginerete è una storia difficile da raccontare perché sembra venir fuori che l'alcol mi fa diventare paranoica e vedere tendenze omicide là dove ci sono persone normali. Ma io, che ho una presunzione enorme forse, sono assolutamente convinta di non aver visto mostri per angeli, ma che qualcosa di storto ci fosse veramente.

Allora, incominciamo dal soggetto F., l'unico invitato alla festa che non conoscevo personalmente, e che è la causa dei miei ricordi spaventati. F. è entrato a casa mia come il ragazzo buono: biondo, molto carino, con gli occhi grandi. Non mi sono mai piaciuti i biondi, per fortuna. Parlo con F. 5 minuti, tanto per cortesia; non amo le conversazioni stupide con i mancati soggetti da grande fratello. Ma F. pare essere uscito da Funny Games e non mi molla. Mai visto quel film? A me non è sembrato male: torture psicologiche. F. non arriva a tanto ma non mi si scolla mai da vicino. E io, all'inizio la vedo una coincidenza, dopo un po', invece, inizio a farci caso. Entro nella sala della festa e mi ritrovo F. seduto al fianco. Esco in giardino e F. imporvvisamente mi chiede di accendere. Gli mollo l'accendino e rientro spegnendo la sigaretta a metà e F. torna dentro con me. Non mi inquieta subito, devo dire. Me ne frego assai se a casa mia c'è un tipo che mi segue ovunque finché siamo in tanti. Poi F. inizia a diventare insistente nella comunicazione. Io sono un po' brilla, certo, ma garantisco che se ho un difetto che è un'agonia è quello di non perdere mai, mai veramente, il controllo. Ogni tanto vorrei riuscirci, ma vabbe'.

Quindi inizio, a rallentatore, a far caso a F. Mi segue fuori per la terza volta della serata e inizia una fitta conversazione con me. Io cerco di non esserne scocciata come invece vorrei essere: già non mi piace parlare con chi conosco, figuriamoci intrattenermi con qualcuno che considero una delle persone, stampo televisione-bilioner, che mi fanno peggiorare l'ulcera.
Allora gli inizio a parlare di Dante. Alighieri, sì. Perché Dante è il mio argomento migliore da brilla. Cerco sempre di convincere le persone, da brilla, che non sono ubriaca perché mi ricordo le date di nascita e morte di Dante. Io me la ricordo veramente ma di solito gli altri non la sanno e quindi mi considerano ubriaca persa perché parlo di cose strane. Una tattica che dovrei cambiare, noto ora.

F. invece resiste anche a Dante. Mi ascolta e mi chiede il mese di nascita o morte dicendo che lui è un amante della letteratura italiana. Io 'sti proclami così assolutistici (mi piace "la letteratura", mi piace "leggere") li considero da persone a cui non piace veramente, non molto almeno, però si sa, io vado avanti a stereotipi. Non conosco i mesi della nascita e morte di Dante e F., che invece li sa, me li dice. Dice febbraio e marzo, wikipedia, perché oggi ho controllato, lo smentisce completamente.
F. non sa nemmeno chi è Dante, e io lo sapevo. Non mi sbaglio facilmente su certe persone.

Lo so che è un passaggio poco interessante e che sembra solo dire che esistono molte persone che si danno delle arie, ma è la prima cosa che mi inquieta del tipo F.

Mi allontano ancora, mettendomi seduta in un gruppetto di amici che beve e F. ritorna al mio fianco. La mia inquietudine fa la sua prima comparsa a livello conscio.
E parallelamente F. inizia a parlarmi più chiaro. Mi dice di essere un ispettore di non so cosa, che prende delle percentuali sui verbali per non so cosa e mi vorrebbe far credere anche che è un pezzo grosso. Non mi preoccupano le sue bugie, mi preoccupa il suo sguardo. L'alcol magari mi rende paranoica ma F. sembra volere qualcosa per non fare certe ispezioni. Non che io abbia motivo di temere delle ispezioni, figuriamoci, ma F. tocca un tasto di cui non so niente: edilizia. Mi fa domande sulla casa, mi chiede tante cose. Io all'inzio cerco di essere cortese, quando le parole "se ci mettiamo d'accordo posso evitarti i controlli" diventano chiare a tutte le parti di me, smetto di essere gentile. Ci sono altre persone sedute vicino a noi, tutte intente a parlare, e nessuno ha sentito niente di quello che F. mi sta dicendo. Mi allontano ancora. Purtroppo la testa inizia a girare più velocemente.

Cerco di spiegare la situazione a degli amici, seduti in un altro gruppetto, ma quelli, nemmeno a dirlo, mi prendono per una pazza visionaria che ha bevuto troppo. La testa gira e io non posso che dar loro ragione. Ma dopo poco F. ricompare al mio fianco. Adesso capite perché l'ho accumunato a una presenza inquietante?

F. aspetta che l'attenzione sul nuovo arrivato nel cerchio scemi e ricomincia a impensierirmi. Mi prende il braccio e mi tocca il polso dicendo che un certo bracciale che porto non gli piace e quindi dovrei togliermelo. Il tocco mi infastidisce, la preoccupazione adesso è un dato di fatto e ritraggo il braccio. Non me ne vado perché ho capito che tanto non funziona. Allora mi sposto in mezzo a due mie amiche, fuori dalla portata comunicativa di F. Non lo perdo d'occhio ma mi fingo distratta.

La testa che gira, il pavimento che si muove, i muri che si deformano mi preoccupano quasi come la presenza fastidiosa di F. Non aveva mai girato così forte 'sta maledetta testa. Quanto ho bevuto? Mi giuro che non si ripeterà mai più: se uno una volta tanto vuole bere, secondo me, perdere un po' di razionalità, può farlo. Però bisogna farlo in assoluta certezza di prenderla bene. Si beve a casa, con gli amici, tutti sereni e senza macchine, non si beve, o almeno a me non piace, in giro o quando a casa tua c'è qualcuno che non conosci affatto.
Saggezze che mi vengono benissimo solo a posteriori.

Non faccio passare molto tempo e appena F. è abbastanza distratto sgattaiolo nella mia camera, al piano di sopra, mettendo davanti la porta un cestino per la carta (non chiudo a chiave ma almeno il rumore del cestino mi avvertirà se qualcuno entra) e senza dire niente a nessuno me ne vado. Prendo solo il mio piccolo gatto, un micetto nero e minuscolo, che non voglio lasciare solo di sotto. Boh, non sono tranquilla. Lui dorme con me, dietro la porta ben chiusa e una coperta da scudo.

Dopo una decina di minuti però la mia coperta smette di sentirsi tanto imbattibile: sento salire le scale. La testa gira, la sonnolenza è al massimo delle prestazioni e io mi ripeto che non farò mai più una cosa del genere.
Qualcuno entra nella mia camera. Io faccio stupidamente finta di dormire e sento una mano accarezzarmi i capelli. Non faccio niente perché non mi viene niente in mente. Poi sento la voce femminile della mia amica chiedermi se sto bene e dirmi che se ne stanno andando quasi tutti (F. compreso) e che loro, i pochi restanti, si guardano un film sul divano.

Sono sollevata che non tutte le cose che penso si realizzino, sono contenta che F. se ne vada, sono contenta che la mia amica si preoccupi per me, ma la testa gira così forte che io, decisamente, rimango a letto col mio micio e rinuncio al film di paura halloweeniano.

Forse l'alcol mi rende paranoica, forse è il non essere lucida completamente ma nemmeno completamente assente a rendermici, però la mia paura, per questo Halloween l'ho avuta. Magari completamente immotivata, mica no, eppure continuo a pensare che quel tipo F. qualcosa di strano doveva averlo e soprattutto volerlo.

Spero che lunedì arrivi presto. Voglio rimettere piede in tutta la normalità di cui sono capace.

23 ottobre 2012
[Lei] Prezzi invisibili

(sempre roba né vera né finta eh)

Quando l’ha visto ha pensato che “fosse stata magra”, un mantra di rinuncia chesi ripete, come se a sperarlo ci guadagnasse nell’avvicinarcisi, da quando siricorda, lo avrebbe adorato e comprato.
Il "fosse stata" ovviamente le suggerisce di non avvicinarcisi nemmeno a unsimile modello. Vestito nero, di pizzo nero, delicato e leggero.
Si può amarecosì tanto una pezza di stoffa ben tagliata?

Si cita una figlia, di De André,che provava il suo vestito nuovo e sorrideva e forse fa un po’ il gioco dellavolpe che non arriva all’uva e allora la dice acerba. Lei non arriva allataglia del vestito e allora la addita come frivolezza.
Però non è sola aguardare i vestiti del reparto “fossi stata magra” e quindi qualcuno laconvince a non considerare il congiuntivo e a provare il vestito da secca. C’èscritta una taglia che non può essere. Lei se lo prova e già le sembra assurdoche le entri e le cada addosso. Non ha il coraggio di guardarsi mafortunatamente non riesce a far l’asino di Buridano per più di 3 minuti. Quindialla fine alza gli occhi e si guarda. Con sua enorme sorpresa scopre che laragazza che la guarda disillusa più che preoccupata, ma anche preoccupata,dallo specchio è una che porta i suoi stessi capelli ma che con quel vestitosta bene. Senza se e senza molto, sta, semplicemente, bene.

Lo compra. Hacomprato un vestito che se fosse stata magra avrebbe comprato. Aggrotta lafronte pensandoci. La banalità di un pezzo di stoffa le stampa un sorriso infaccia, l’essere riuscita a coincidere, per 10 minuti, in un camerino, con lalei che vorrebbe essere cancella il termine banalità.

Sorride pensando di essere la candidata adatta per la pubblicità della Mastercard.

Le dita le scivolano tra le labbra con una automaticità spaventosa. Lo stomacosi contrae e tutto in lei sembra prepararsi a un rito troppe volte fatto. Ledita scorrono nella bocca, sfiorano il palato, si spingono in gola, fino aquanto è possibile, per tutto il tempo possibile. Lei stringe gli occhi e tuttosuccede. Non se lo ricorda nemmeno come è finita così.
Mangiava un panino, condelle amiche, dopo non aver quasi toccato cibo da tutto il giorno, più per lagiornata incasinata che per altro. Mangiava un panino, felice.
Poi il vestitole è comparso negli occhi, i denti che mordevano il panino sembravastrappassero pezzi di vestito. Pezzi di pizzo nero duri da inghiottire. Pezzidi pizzo nero che le riempivano lo stomaco, arrivavano in gola, soffocandola.
Ein un attimo finge la calma necessaria per raggiungere il bagno, lasciando ilvestito morso sul tavolo, senza grossi sensi si colpa per l’abbandono. Entranel bagno come se non stesse succedendo niente, ma i brandelli di vestitoingeriti continuano a soffocarla, entra in bagno come se tutto andasse bene ein realtà vorrebbe correrci. Compie il suo rito come se bevesse dopo una lungasete, gli occhi le diventano lacrimosi per i conati. Poi si calma, si sciacquamani e viso e torna al tavolo come se niente fosse.
La spaventa questa capacitàdi sdoppiarsi, questa capacità, mentre perde il controllo, di controllarsi.

Nonè un problema, quello che fa nel bagno in quei momenti, lei se lo dice sempre,non è un problema perché in fondo non è così abituale, non è un problema,perché, se lo fosse, almeno sarebbe magra, e lei magra non è.

Non è un problema, nienteè un problema, non finché quel vestito le entra, non finché ha quella sensazione di coincidersi così presente in testa.

21 dicembre 2011
Non a tutti i testi corrisponde un titolo

«come chi non ha più fretta
verso il mare camminò
la schiuma gli si fece incontro
e i suoi piedi incatenò
gli occhi acquosi di tristezza
oltre quel cielo
un altro cielo lui cercò
»

L’inesplicabile non è non senso.

Me lo ripeto cercandoci la musicalità di un karma e il senso di una dottrina. Me lo ripeto perché certe volte vorrei solo credere. Non mi importa a cosa. Al futuro, al destino, alle possibilità. Vorrei credere che l’insensatezza dell’esistenza mi diventerà più lieve col tempo, i giorni, il buon tempo, l’opposizione, il calcio, il giornale, quel libro, un bel regalo, qualsiasi cosa. E invece l’insensatezza dell’esistenza non va mai in pausa: mi pesa.
Dovrei fregarmene, dovrei scivolare sulla superficie (a cercare profondità –cit.).

Io vivevo in un tunnel scuro fino a qualche tempo fa. Ma ci stavo bene. Conoscevo tutto il mondo che mi era consentito, tutto quel tunnel. L'avevo arrendato bene, foderato di pagine di libri, belle frasi, pure qualche quadro.
Adesso sembra essere filtrata una brutta luce che rende le difformità che tanto amavo forme. Nel mio tunnel io ci stavo comoda, serena, almeno protetta come mi è venuto in mente di uscirne?

Tutti i giorni inganno le ore con uno sguardo, bugiardo, a un “poi che finalmente avrà senso”.
Però poi mi ci fermo un attimo sopra, di solito a ora tarda, e capisco che anche il poi, esattamente come l’ora, è destinato a non avercelo il senso. E compare la voragine. Un’immensa voragine che minaccia di mangiarmi.
La mia condanna è che non lo farà mai.

Non c’è soluzione, alcuna soluzione, è voragine.
Non mi piace giocarci vicino, non mi piace lasciarmi accarezzare, non mi piace far da topo per i suoi gattini.

L’inesplicabile si avvicina dolorosamente al non senso.

Pensare che domani è un altro giorno da far passare, a quest’ora, mi paralizza.
Pensare che domani è un altro giorno da mascherare, a quest’ora, non mi fa dormire.
Pensare che domani è un altro giorno che mi minaccia, a quest’ora, mi fa sentire voglia di nascondermi. Magari in qualcosa di dolce.

E pensare che comunque, alla fine, con ottime probabilità, sopravvivrò alle fauci di questa notte, mi pare abbastanza spaventoso.

Tra il banale e il grottesco, niente paura, di solito ci sono io.

10 febbraio 2011
566 Estratti conto

Le azioni si dividono in due categorie (e in tutte le altre ovviamente) quelle che andrebbero fatte e quelle che andrebbero fatte ma non facciamo.

 

Per esempio chiudere i rapporti con qualcuno che non ci piace.

 

E dovremmo farlo sul serio, ma tante volte non lo facciamo.

Non saprei dire il perché.

Paura che la scelta sia troppo definitiva da sopportare?

Paura che poi il rapporto chiuso ci serva?

Paura delle conseguenze.

 

Già, perché i rapporti servono, anche solo perché ci è impossibile stare lontani dall’altra persona, ma servono sempre, in primo luogo, a noi. Quelli che dicono “se non mi ami me ne vado” non lo fanno, come sostengono perché pensano che l’altro, quello che non ama, dovrebbe essere felice con un’altra, lo fanno perché a loro serve un rapporto totale. E nei rapporti è sempre, inesorabilmente, compreso il giudizio. Se non giudicassimo l’altra persona non avremmo un’opinione di lui/lei e non avremmo motivo per avere un rapporto (di qualsiasi natura esso sia) con lei/lui.

Ma sto divagando.

 

Quando decidiamo di non chiudere quello che andrebbe chiuso dimentichiamo che ci sono le conseguenze di aver mantenuto quel rapporto. Non solo le fini hanno conseguenze irrecuperabili, anche le continuazioni. Ci sembra, ma è un’illusione, che per finire ci sia sempre tempo mentre non si può continuare qualcosa se l’hai finita ieri. Ma è un’illusione appunto. Ci sono continui che se continuati (perdonate l’assenza di sinonimi) fanno più fatica a essere fermarti poi. E ci sono anche fini che poi hanno nuovi inizi.

 

La fine delle cose è una parte non opinabile, non trascurabile. Forse a volte è rimandabile. Ma arriverà quella chiamata per la quale non otterrai l’esonero.

Finisce l’amore, finisce il più strabiliante degli orgasmi, finisce anche la vita.

E finisce anche il caffè, certe volte.

 

Ci ingoiamo i fanculo perché ci sembra di dover essere superiori, ce li ingoiamo perché ci sembra che così abbiamo una sorta di potere, di controllo, sulle cose.

Ci ingoiamo i fanculo e facciamo bene, ma certi li lasciamo solo scivolare nell’esofago sapendo che non sono così esili da mandare più giù ma nemmeno tanto grossi da ostruire tutto. Rimangono lì e pensi sempre di sputarli fuori, ma poi lasci perdere perché ti hanno convinta che essere superiori sia meglio.

 

Essere superiori non significa nulla in realtà, è solo un luogo comune che ci hanno insegnato a ripetere.

Sì è persone non superiori, ma migliori (in un confronto con un altro se stesso) se non si odia veramente non se si sopprimono gli insulti.

Si è persone migliori se senza cadere nella bassezza dell’odio si decide di troncare la roba vecchia e di aspettare la nuova. Aspettarla consapevoli che potrebbe non arrivare. Questa è la chiave, la differenza tra troncare i vecchi rapporti malati o semplicemente sostituirli. E la seconda è più che altro una bassezza.

 

Sostituire i rapporti è appunto “l’altra possibilità”, è la possibilità di inscenare la vita. Di contare la felicità, i figli e le tragedie, di sistemare tutto come su un palcoscenico aspettando che gli altri guardino.

Non è questione di costruirsi una apparente felicità, non so se mi capite, è questione di costruirsi una vita intera, piangere, ridere, soffrire non tanto per gli eventi, tanto per riempirsi la vita.

 

Riempirsi la vita.

E’ un’espressione piena di tanti problemi.

Riempirsi la vita.

E' la cosa che meno mi riesce al mondo.

 

Non darò giustificazioni a questo post, non dirò “l’ho scritto perché”, o “pensavo a”, o robe del genere. Semplicemente pensavo scrivendo. E forse, ma non me lo dite, questa è una giustificazione.

21 ottobre 2010
508 [Filosofie alternative] Leggi fisiche
Filosofie alternative.
Ovvero le cose che potete sentire solo in una facoltà di filosofia.
(Però di mattina, molto presto.)

Le tre fondamentali teorie alternativiste provengono da tre soggetti differenti: precisamente le prime due da delle ragazze (e la prima è anche bella, quindi un po' la giustifichiamo -!) mentre l'ultima è stata formulata da un ragazzo.

3
«Sbadigliare indica l'assenza di sonno».
Nella mondo al contrario, forse.

2
«Sono contraria al caffé come a qualunque forma di dipendenza, perché una volta che lo prendi poi non puoi farne più a meno e il tuo cervello, che reagisce alla sostanza, ne diventa dipendente e ti costringe a prenderne sempre di più»
Fino a morire di overdose.
Certo, può succedere, ma solo se prendi il caffé corretto alla cocaina.

(e sottolinerei che lo ha detto mentre si accendeva una sigaretta: famoso principio della contraddittorietà filosofica)

1
«Dire che due corpi cadono nel vuoto significa dire che essi cadono in assenza di forza di gravità...»
Secondo me filosofia non è una scelta appropriata, potresti pensare di iscriverti a fisica e svelare loro questo nuovo mondo in cui probabilmente se ti butti da un palazzo nuoti.
18 ottobre 2010
506 [facebook] Bastardi senza gloria

E allora d’accordo, parliamone.

Infondo facciamo parte di questo circolo mediatico, facciamo parte di quelli che volendo o non volendo vengono a sapere. Di meno, e lo spero vivamente, facciamo parte della gente che gusta tutti i dettagli scabrosi. Di quelli che più dettagli scabrosi, macabri, grotteschi, anti-umanità ci sono e più si infilano nella televisone, a godere di quel fiume di sporcizia che gli scorre in mezzo ai piedi.

E chissà poi perché io la sporcizia la vedo sempre liquida.

Forse perché liquida si infila meglio in tutti i posti.

Forse perché le cose liquide, che scorrono, si nascondono meno semplicemente.

 

Perché quando a Matrix ci si diverte tanto a spiattellare quanto abbia o meno eiaculato nel corpo morto della nipote, lo zio, facendo ben attenzione a non perdersi l’inquadratura sul volto della figlia dell’uomo, allora, credo io, abbiamo realmente toccato il fondo.

Parlo di Sarah Scazzi, la 15enne uccisa, certo.

Non devo specificare come, chi, quando visto che i dettagli sono più pubblici di quanto siano mai stati privati.

 

Proprio per questa “pubblicità” del fatto, chiunque si sente in diritto di dire “chi pensa sia l’assassino” (nemmeno stessimo partecipando a un gioco a premi), di dire quanto gli faccia schifo questo o quel personaggio, di dire quali e quante pene deve ricevere.

Chiunque si sente in diritto di chiamare la ragazza uccisa per nome, dire che è come se fosse sua sorella e tutti gli altri cavoli belli.

 

Comincio seriamente a pensare che la democrazia non sia così “cosa buona” dai tempi di Socrate. O forse la democrazia lo è, forse dico, ma la sua degenerazione in demagogia è quanto di più pericoloso possa esistere.

 

E’ facebook, finestra della nostra società (qualcuno mi dica di no!), a darmi, come spesso, lo schema di quanto sia grave la cosa. Non solo perché è possibile iscriversi a gruppi come questo “per tutti quelli che pensano che Sabrina Misseri sia complice del padre, ma anche e soprattutto perché in quello stesso gruppo è poi possibile scrivere qualsiasi cosa passi per le menti ristrette e insignificanti degli stessi iscritti. Non si potrà essere intolleranti con gli intolleranti, ma io fatico parecchio a non scrivere loro quanto siano cretini. Lì, direttamente in bacheca. Ma con molta probabilità io verrei segnalata e bannata, loro invece indisturbati potrebbero continuare a lasciare commenti come questi che seguono.

Scusate il tono (censuro dove è possibile), riporto soltanto.

 

“DOVETE SOFFRIRE E MORIRE…NON C’E’ RELIGIONE E GIUSTIZIA ALTRUI” . Questo non è un commento, scusatemi. Forse è una lista a caso delle parole che la ragazza conosce.

 

devi morire skifosa tu e tuo padre fate skifo vermi viscidi skifosi fate skifooooooooooooooooooooooooooo”

Metti un’altra k a vanvera? (sempre da una ragazza).

 

brutta put*** tu devi fare la stessa fine di sarah ma km ka**o fai ad uccidere xsone ke nn hanno ftt un ka**o o certa gnt e malata di mnt”. Xsone. Non lo leggevo veramente da tanto tempo. Mnt invece non lo avevo mai visto prima d’ora (anonimo. Che si vergogna di quello che dice, ovviamente).

 

“Skifosa cm si fa a togliere la vita a una stella cm sarah e poi far finta di niente sei una bastarda e tu e tuo padre vi auguro il peggior male del mondo \ saretta riposa in pace pikola ke si fara giustizia ti voglio bene

A parte il facile sarcasmo che posso fare sulla punteggiatura/ortografia/stile, ma ci rendiamo conto del grado di immedesimazione di cui questa casalinga disperata soffre. Che pena. (appunto da casalinga disperata)

 

“Puttana perversa mi fai schifoooooooo vergonati”.  Io francamente non capisco questa facile tendenza a dar della puttana a qualsiasi donna nel mondo che non piace. E viene sempre dalle donne stesse. A Misseri almeno nessuno ha dato del gigolò (da donna sui trent’anni).

 

“Sabrina l'orca assassina marcisci nelle tenebre..” Questi, che non hanno nemmeno la capacità di crearsi un profilo a testa perché devono far capire a tutti che sono fidanzati (cioè che qualcuno “li ama” nonostante la pochezza) hanno pensato che faceva più fico dirlo alla satanista.

“siete la vergogna delle famiglie italiane”. Invece questo gruppo è l’emblema di quelli col cervello? Forte.

 

"Chiattona fai schifo". Già, qualche anno glielo devono dare anche per non aver fatto una dieta prima di essere arrestata.

 

“Bastarda schifosa. Eri gelosa di sara ecco qual’è il problema” Oddio, c’è un punto?

La tipa si è firmata bambolina, non aggiungo altro.

 

“Secondo me sabrina da piccola subiva violenze dal padre ed e questa la verita che ha voluto mettere a tacere!” Siamo contro gli accenti. Dai, dai, sempre più a fondo, vogliamo i dettagli sulle prime volte.

 

“Bastarda ergastolo devi morire” (banalmente un ragazzo).

 

“la devi pagare e devi morire nello stesso modo di come è morta lei..devi soffrire...avete rovinato la vita di una ragazza innocente di 15 anni che aveva tutto il diritto di vivere..
la devi pagare tu e tuo padre..luridi vermi..marcite sotto terra..”
La ragazzina che ha scritto questo messaggio credo abbia circa 17 anni.

                                                          

Ne ho presi a caso, di qua e di là, ma non ho dovuto cercare molto, ce ne sono in ogni commento, in ogni foto, in ogni discussione. Naturalmente io non sto dicendo che i Misseri (o uno solo dei due) siano innocenti, visto che non ho modo di saperlo. E nemmeno sto dicendo “poveracci”, non so nemmeno quello.

Sto dicendo che la magistratura farà il suo dovere, ci sarà una condanna secondo la legge e quindi quanto più giusta possibile (se non vi vanno bene le leggi probabilmente avete votato male) e che solo poi potremmo stupirci di come e quanto avessero mentito prima.

 

Ultima cosa: a sengalare un gruppo ci si mettono circa 30 secondi.

Ah, non ci credete?

Vabbe’, provate segnalando questo. So che è un sacrificio (vista la validità di certe argomentazioni) però ne vale la pena per “imparare le tempistiche di facebook”.

(sono simpatica almeno?).

10 settembre 2010
481 Vietato ai minori (e a chi vuole ricordarsi LadyMarica come una brava ragazza)

“ci sono cose nel silenzio che non m’aspettavo mai” 

Immaginatevi una cosa che sapete solo voi e un’altra persona.

Immaginatevi un locale affollato.

Immaginatevi che l’altra persona è la cantante che anima il posto.

 

Anche lo sguardo diventa intimità.


E sembra come di stare nudi.

Nuda per lei, almeno.

E lei per me.

Sentire come lo sente anche lei, di essere nuda ai miei occhi, quasi mi eccita.

 

Eppure sfuggono tutte le parole, perché dopo che ci si è dette profondità simili, mettersi a cianciare delle vacanze, per coprire tutto il resto diventa difficile.

 

Un po’ come quando cerchi di coprire una relazione che non va.

Viene fuori anche se parli del tempo.

Eppure non vorresti.

Perché gli vuoi bene.

Ma non va, non puoi nascondertelo per sempre.

 

Ho già parlato di quanto sia bella in altre occasioni.

Ho già descritto tutto.

 

Immaginatevi che lei dica ad un microfono: “Marica, questa è per te”.

Allora io la guardo sorridendo, anche se un po’ temo che altri colgano quella strana intimità che c’è tra noi.

Solo noi sappiamo le cose come stanno e non stanno come si penserebbe.

Mi canta “e se domani”.

Squisitamente.

 

“Vorrei sentirla cantata da te!” bisbiglia, anche se non so quanto valga farlo ad un microfono.

 

“Ed io vorrei baciarti!” Non lo dico, ma lo penso lucidamente.

 

Mi viene in mente il momento in cui mi ha detto, tanti giorni prima: “Marica, tu hai un dono, sai vedere l’anima delle persone”.

No, non è vero, però detto da lei era quasi convincente.

Dolce. Mi sono sentita un uomo.

 

E’ bella tanto che non posso non guardarla.

Non è bella solo di bellezza, è bella per come si muove, per come parla, per come respira.

E’ bella dalla testa ai piedi, senza eccezioni.

 

Non so se mi piace tanto perché ha la dolcezza di una donna e le mani da uomo (eh, perché io a mani maschili così lunghe non ho mai saputo resistere).


Quando torno a casa, da quelle serate, ho il suo odore costantemente addosso.

E’ una cosa che mi piace nei rapporti, sentirmi addosso l’altra pelle.

Sento per tutta la notte quell’odore, costantemente, ed è come averla nel mio letto.

 

Ora capisco perché tra donne si può instaurare un legame più profondo.

Non ho mai provato questo strano convolgimento erotico.

Cioè, un simile eros in due è difficile.

Da sola è un’altra faccenda.

 

E’ come se sentissi che anche lei si muove.

Vi è mai successo?

Si muove esattamente nelle mia direzione.

Non un passo di più, non un passo di meno.

 

Mi conosce come io conosco lei.

 

Io la voglio.

E non posso resistere fino alla settimana prossima.

Voglio il suo bellissimo corpo.

Voglio spogliarla, scoprire quei seni che mi fissano dal top scollato.

Voglio vedere cosa c’è la sotto, alzandole la gonna.

Voglio sentire l’odore della sua pelle sulle mie labbra, voglio impazzisca tra le mie mani.

 

Lo so, non riesco a fermarmi, scusate.

Non lo so cosa mi prende è più forte di me.

E’ bella, questa è la scusa che so darmi.

 

Eppure di belle ce ne sono tante.

 
Non lo so se è un pensiero assurdo ma non riesco a non farlo.

Potrei benissimo essere un’idiota.

Anzi, le possibilità non sono così remote, sapete?

 

E’ solo che sento che lei è sessualmente per me.

Sento che potremmo arrivare su Venere anche solo se mi guarda un’altra volta in quel modo.

E' solo eros, purissimo.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE