.
Annunci online

LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
27 aprile 2013
Mi ricordo del liceo. Al liceo esistono gruppi di specie umane geneticamente diverse. Funzionano meglio delle classi sociali chiuse e inconciliabili della società c.d. civile. Non c'è alcuna legge esplicita che indichi il corretto comportamento da seguire a questi gruppi separati e...

Per leggere il seguito di questo post basta cliccare sul titolo!




13 settembre 2012
Teatralità
Io francamente non credevo facesse differenza.
E si apre la scena.

Nudi entrambi, sul divano, ma c’entriamo a mala pena. Io poi, come sempre, voglio evitare di essere fastidiosa, quindi cerco di tenermi a una distanza di almeno “evitiamo di far la cozza sullo scoglio”. Io, sul bordo esterno, tra le sue belle braccia che mi tirano, forte, verso di lui. Lo tengo, lo abbraccio, lo bacio, lo aspiro. Però non posso comunque non pensare che mi sento seguire il mio sedere verso il basso. Inesorabilmente.
Lui ci tiene a tenermi lì, anche se la logica spaziale sembra remarci contro. E anche io non voglio staccarmi dal suo odore. Prende una mia gamba tra le sue, stringe. Mi dice che non cadrò, che mi tiene lui.
Francamente io non credo faccia tutta questa differenza: credo che mi reggo e basta, non per quella mia gamba tra le sue gambe, mi reggo da sola.
Mi accarezza i capelli. Vorrei sapermi ricordare di tutte le volte che lo fa, precisamente, una per una, per potermele rivedere. Parliamo. Che sono nuda francamente me lo sono dimenticata, che lui è nudo anche, che forse avevo caldo, fame, sete ecc pure. In quel momento non so perché non aggiungerei niente.
“Dai che è tardi!” mi dice assecondando però la mia presa che solo a sentirglielo dire si fa più forte. “Mi devi dire di andarmene”. Nessuna delle volte lo vorrei e lui allora, che lo sa, lo usa per provocarmi. Intanto ci stringiamo di più. Non voglio dire “no, altri due minuti” ma pare lo dicano le mie mani. Mi asseconda, ancora un po’. Ancora poco. Poi, deciso, allenta la pressione delle sue gambe sulla mia stretta tra queste per iniziare a rivestirsi. E’ un secondo, molla la gamba e io cado per terra, sedere sul pavimento, tonfo.
Lui ride.

Io francamente non credevo facesse differenza.
La scena si chiude.


29 giugno 2012
Idee sulla volgarità
Nessuno pensa al futuro di venerdì notte. Così dicono.
La fregatura è che nessuno pensa al futuro nemmeno di giovedì notte se poi il giorno dopo lo chiamano festa. A Roma festeggiamo santi. Amen. Io non sono cattolica, per carità, ma sono festeggiante.

Più che non farmi pensare al futuro i finesettimana, festeggiativi, lunghi sortiscono in me due effetti indesiderati: mi fanno fumare a livelli incredibilmente idioti e mi fanno pensare a livelli incredibilmente pericolosi.
E notare come idioti e pericolosi siano, in questo caso, assolutamente invertibili e quindi, in questo caso, sinonimi.

Non penso al futuro, su quello penso poco, e male, durante la settimana. Penso alle cose irreali, infruttuose, “sul senso dell’esistenza”, della mia, egoisticamente, esistenza.
Penso al senso. Errore grossolano da cui fuggo nelle ore diurne ma da cui mi lascio legare in quelle notturne.
Immagine, essere, priorità. Tutto si mischia. Mi sembra di non ballare al tempo giusto. Crudele per chi come amerebbe saper ballare. Ah, ma io non lo so fare nemmeno fuori dalla metafora.

Ho scurito i capelli. Frivolezza mi rendo conto. Eppure mi pesa: mi ha cambiato i lineamenti. Adesso sembro esattamente quello che non ho mai voluto essere. Una, come sento dire alla romanità, panterona. Volgare, artefatta. Si schiariranno, certo, il problema non è quello.

Curioso, ma l’ho sempre trovato tale, quanto un corpo che non riesce ad assomigliarci ci faccia penare. Devo citare Pirandello? Sì, è opportuno: “ per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere!”.
La trovo una calamità. Perché, giriamo la faccenda, se le mie idee fossero decentemente interessanti e i miei capelli, cozzando con la mia faccia, orrendamente volgari allora, gli altri, crederebbero di ascoltare, senza sentire, volgarità. E non è un problema solo con “gli altri”, francamente non ho così gran considerazione dell’alterità. Mi succede spesso, su messenger per esempio, di dover togliere la foto del mio volto reale, mettendoci una Lady Oscar a caso, per parlare con un certo ragazzo perché quando mi guardo il viso io mi sento che non sarei interessante con quella, mia, faccia. E’ un’assurdità patologica bella e buona. Però Pirandello un po’ mi consola: significa che non sono matta completamente, al massimo, un tantino strana, difficile, boh, catalogatemi dove vi piace.

Mi sforzo, a volte, di lasciarmi in quel quadratino di foto. Non spesso mi convinco.
Ovviamente le cose si complicano quando devo parlare con la mia vera faccia, la mia vera voce, la vera, corporalmente, me stessa. Difficile, per me, far quadrare le mie parole con la mia corporeità. Spesso cado in un mutismo d’agonia. Non affogo mai, purtroppo.

Sarà per questo che la dimensione scritta, per me, ha molta più facilità. Esami, conversazioni, conoscenze. Scrivendo le cose mi appaiono più semplici. Perché c’è una tempistica differente e più tempo per riflettere? Anche, ma soprattutto perché non espongo nulla di fisico, non espongo nessuna parte che non è, esattamente, come voglio io. Non so se mi spiego. Decido io forma, struttura e contenuti e non mi devo preoccupare che le cose appaiano diverse da quello che voglio far essere (e si potrebbe dire ancora apparire ma poi entriamo nel filosofico maniacale nietzschiano).
Apparenza e concetto, mi sembra, quando scrivo, si corrispondono.

Per carità, non sto dicendo di voler vivere di relazioni epistolari. Sto solo dicendo che la mia difficoltà a parlare, solita e noiosa francamente, non è dovuta a niente se non al fatto che non mi corrispondo fisicamente, che non riesco a vedermici. Non è un problema di capelli, come l’ho pur messa inizialmente, è un problema di auto credibilità. Sono noiosa?
Stavo leggendo Russell nel pomeriggio e lui dice che un romanzo tutto brio, dalla prima pagina all’ultima, è quasi sempre un romanzo mediocre.
E questa la dico qui, così, non tanto per giustificarmi, quanto per essere d’accordo: i romanzi migliori che ho letto sono quelli in cui sopporti pagine e pagine di descrizioni senza brio. Perdonerete comunque, spero, anche se non ho giustificazioni d’autore, questi miei post a serietà esplosa.

Adesso il primo che commenta dicendo che questo è un post volgare prende ovviamente il massimo dei punti.


12 dicembre 2011
Una lingua inadeguata
Io sono atea, materialista, anti sentimentalità, pro logica estrema, razionalista e pure smodatamente cinica.
Posso aggiungere al quadro che di solito dico che sensibile è uno tra i due aggettivi, insieme a sexy, che mi corrisponde tanto quanto corrisponderebbe a una scarpiera.

Poi capitano cose, in giornate di pioggia, Natale pedinante, che mi fanno pensare che le mie credenze, ed io con loro, siano irrimediabilmente sbagliate.

C’è una cosa che da mio padre non sarei mai riuscita a ottenere. Vedevamo un sacco di cose diversamente, non dico questo, ma ce n’era una in particolare che non riuscivo a strappargli nemmeno facendo promesse enormi, quelle stette promesse che lo convincevano su tutto il resto: il consenso per fami il piercing alla lingua.

Quando lui era vivo io non ho mai preso concretamente in considerazione l’idea. Lo dicevo ma giusto per il gusto di dirlo, la sapevo una cosa impossibile, e quindi troppo lontana per perderci tempo pensandola.

Ultimamente, invece, ci pensavo seriamente. Al piercing dico.
Sempre più concretamente in effetti, fino ai livelli massimi di oggi. In un’esplosione di concretezza, stamattina, sono andata a prendere un appuntamento per lasciarmi forare, esteticamente bene, la lingua.

Sembrerà una banalata cosmica, comprendo, ma il piercing alla lingua è molto da me, proprio me lo leggo addosso. Esattamente come, ridete, mi leggo addosso “una prima”.
Io sono strana, lo so.

Fatto sta che questo strano Natale mi sembrava l’occasione giusta per mettere una bella firma in calce a quello che vado costruendo.
Quello che costruisco è semplice, direi, una Marica con vita propria. E, soprattutto, con una vita propria che non abbia, per questo, strani sensi di colpa.

Non lavoro più nell’ufficio di mio padre, per esempio.
Non mi interessa minimamente dell’azienda se non da un punto di vista economico.
Non abito più, o non troppo, con mia madre, nella “casa di famiglia” per capirci.
Faccio filosofia. E mi piace incredibilmente.
Agisco di testa mia sempre più spesso.
Ho una certa indipendenza.

E per tutto questo io non ho, nemmeno, sensi di colpa. Anzi, alle volte sono proprio convinta di star facendo scelte ottime. E questo lo dimostra anche la serenità con cui, a variabili indipendenti, riesco a concentrarmi su di me con non pessimi risultati (nell’università così come nel fisico, tanto per dire qualcosa).

Vabbe’, lasciamo da parte queste vaghe e un po’ confuse precisazioni e passiamo alla storia del piercing.

Stamattina, quando ho fatto la prenotazione, io dico la verità un po’ ci ho pensato: mio padre questa proprio non la manderebbe giù. Però ho fatto spallucce, ho respirato e ho pensato che non sono una persona terribile, affatto, perché scelgo di gestire la mia lingua come dico io.

Da questo glorioso e quasi epico pensiero si sono, quanto direttamente ditemelo voi, ramificate tutte le disgrazie possibili.

Il piercing ha il costo poco credibile, per una profana come me, di 90 euro. E io, che sono una precisina facilmente agitabile avevo fatto ben attenzione ad averli cash e precisi nel portafogli. Quindi quando all’una sono andata a fare la spesa avevo programmato di pagare col bancomat.
Nemmeno a dirlo quando, per pagare, vado per prendere il bancomat non lo trovo.

E’ il mio quarto bancomat in 4 mesi: mi piacciono le operazioni matematiche di media facili, pare.

Per non fare una bruttissima figura con la cassiera pago in contanti, distruggendo la mia sicurezza economica pro-piercing.

Torno a casa completamente nel panico. Frugo ovunque e non trovo la maledetta tesserina gialla. Poi mi ricordo di averla recentemente messa in un cassetto in salotto.

Gioisco silenziosamente e mi tranquillizzo.
Così ora nella mezz’ora di tempo che ho disponibile dalla spesa alla lezione posso sopprimere l’idea di pranzo e muovermi alla ricerca di un bancomat.
Ingenuamente credo che la ricerca possa comportare una facilità almeno media.

Trovo una prima banca ma il bancomat è rotto. Mi muovo verso la seconda banca ma non so quali problemi ci siano. Così ne cerco una terza tanto per farmi dire che sulla mia carta non c’è disponibilità. E la cosa ha già dell’incredibile. Io il bancomat non lo uso mai (infatti era in un cassetto) perché di certo non mi ricordo il codice e perché ogni volta che lo uso (come da media di cui sopra) lo perdo.

Tutto questo ovviamente è accaduto sotto la pioggia, tra le pozzanghere e le macchine che minacciavano di farmi bagni di fango. Ma non è tutto. Il peggio è stato quando ho incrociato lo sguardo di un ragazzo camminando di fretta nella mia ricerca di banche e mi sono accorta di conoscere quel ragazzo. Forse vi ricorderete di lui, Emmanuel: qui ci ho scrissi una storia lunga.
Non lo vedevo dagli anni del liceo.
La cosa forse non c’entra niente, è stata una casualità assoluta, lo so, però mi ha “distrurbata” non poco, ha reso questa giornata ancora più paradossale e fastidiosa di quanto poi non fosse già. Mi ha guardata negli occhi mentre io non l'avevo nemmeno riconosciuto subito.

Pazienza.
Quando scopro che non ho mezzo euro sul bancomat decido di fare una telefonata a casa. Scorbutica, come sempre, la tipa che cerca indipendenza, io, chiede 20 euro (l’equivalente della spesa) alla mammina.

Quella acconsente.

Ma c’è un altro problema: non posso andarli a prendere. Perché piercing sì, ma non salterei mai una lezione di scienze e metafisica a cuore leggero.

Così il mio povero e molto disponibile fratello, mentre io sono all’università, arriva a casa mia, entra e mi lascia sul tavolo 100 euro.
Sono gentili, lo so, ne avevo chiesti venti.

Finisce la lezione, che ho seguito male e poco, non pensando ad altro che al foro, torno a casa vedo i soldi e penso che tutto ora è incredibilmente sereno.
Ora niente può andar male. Penso che la mia è stata solo banale sfortuna, nessuna congiura cosmica, segni divini, strade del destino.

Fiduciosa e con un po’ di paura vado al mio appuntamento col metallo.
Arrivo e la tipa che mi accoglie è carina, molto disponibile e con le mani calde. Mi stringe la mano e io sono contenta che non sia l’omone a cui ho lasciato la prenotazione in mattinata a farmi il piercing.
Mi fa accomodare sulla sedia, mi dice che posso star tranquilla perché non è affatto doloroso e in poco tempo sistema tutta l’attrezzatura.

Poi mi dice di dover dare un’occhiata alla lingua, per vedere bene le cose.
Quindi si infila i guanti e io mi trovo nella spiacevole condizione di sentirmi ‘ste mani in bocca a schiacciare e studiare la mia lingua.
E così è per 10 minuti almeno.
Stringe, tira, gira, rigira, schiaccia. Mi fa pure abbastanza male tanto che penso che se questi sono solo i preliminari avrò, tra poco, qualcosa di cui dolermi, che in un’esistenza è comunque, ma sul serio, qualcosa.

Poi lascia la mia povera lingua. Si sfila i guanti. Mi guarda compassionevole e mi dice: “ho brutte notizie, mi dispiace ma non poso fartelo. Hai un'arteria centrale e le altre troppo ravvicinate, rischierei di prenderne una”.

Boom.
Persino la mia lingua, come la gran parte delle cose che mi riguardano, è inadeguata. Questa è la prima cosa che penso, parecchio in modalità tristezza devo ammettere.

Esco dal posto pensando che ho risparmiato 90 euro e che non ho mai sentito una consolazione meno consolante.
Sono destinata a non essere me stessa?

Io, mi ripeto, non credo in niente e adoro le coincidenze assolute ma qui mi pare che stiamo giocando troppo coi dadi.

Ogni mente vede quello che vuole vedere, ogni evidenza ha già la teoria nascosta nell’osservarla, certo, ed è per questo che la mia mente non ha potuto far a meno di pensare a uno strano collegamento tra tutte queste casualità e i messaggi ultraterreni.
Solo per qualche secondo però.

Tornata a casa un amico mi ha scritto su fb: “la tua lingua può avere occupazioni migliori che ospitare un pezzo di acciaio latore di microbi”.

E diciamo che è già più consolante del mio: “dai, non è stata una giornata completamente da buttare: ho comprato il panettone (un certo, preciso, panettone, non uno qualsiasi) che mi sono promessa di mangiare a Natale”.

2 dicembre 2008
DEPENALIZZARE L'OMOSESSUALITA':IL NO DEL VATICANO...ed io che pensavo di essere rimasta senza parole...ed, invece, di parole ne ho anche troppe!!
Stamattina un po' "stranita" per l'ora indecene in cui mi sono dovuta alzare (alle 6.20 -eh sì, non ci credo nemmeno io!!-) sedevo distratta e un po' arrabiata all'università attendendo la mia "meravigliosa" lezione di "storia del diritto" (???)...Allora distrattamente ho preso in mano un giornale, di quelli gratuiti offerti alla metro e poi lasciati in ogni dove...
Insomma, per farla breve, ho deciso per ingannare il tempo di leggerlo...ma pensavo io che mi sarei dovuta arrabbiare (più di quanto già non lo fossi) di prima mattina?

Tranquilla leggevo la prima pagina quando mi trovo davanti agli occhi (che da poco si erano abituati alla luce del giorno) queste "straordinarie" (è ironico eh!) parole "depenalizzare l'omosessualità? il NO del vaticano"...

Okay, devo ammettere che il mio cervello ci ha messo un po' ad intendere la secca e lapidaria affermazione del giornalista ma poi, trovato il giusto equilibrio tre le parole omosessualità e vaticano, l'indignazione è sorta spontaneamente...

....il vaticano dice no alla depenalizzazione proposta dalla Francia e dall'ONU...il vaticano, ancora una volta, è il primo che fa discriminazione...il vaticano quello che ho sempre ritenuto il primo problema della mia amata Italia...il vaticano che ha già fatto troppi errori (da Galileo, alle indulgenze, da Lutero, all'inquisizione, dal limbo -molto più recente- al consigliare a chiunque faccia sesso di non usare preservativi -la riformulo: nel proibire di usare i preservtivi ai veri cristiani- dall'emarginare -ai tempi di Bonifacio VIII- quel grande vanto italiano che è Dante Alighieri fino a quelli che continua a fare oggi -e chi più ne ha più ne aggiunga-)...il VATICANO...

Vabbè ma del resto cosa mi volevo aspettare?? Parliamo di un'organizzazione estremamente tradizionale (oserei ceca e bigotta!)...

Successivamente però, quando oramai avevo assorbito e mandato giù la triste "annunciazione" del giornale, mi ritrovo a seguire il corso di "filosofia del diritto" (???)...corso che solitamente non seguo perché il professore è...poco interessante (e non solo perchè è brutto!! :D).
Comunque al corso il professore (accanitissimo cattolico -sarà questo che lo rende poco interessante?) parlava di diritto naturale e del fatto che tutti noi sappiamo bene qual'è la giustizia e quale,invece, no...

Ed allora mi è venuto da ridere (una risata amara, in effetti) pensando che la chiesa non ha capito quali sono le cose giuste, pur esistendo da parecchi anni (tantini in effetti!), ed io dovrei distinguere nell'eccessiva grandezza del mondo le cose giuste da quelle ingiuste!!

ah ah...
ah ah...

Insomma il "mio" professore fa parte dei "giuristi cattolici italiani" e quindi come uomo di fede non può non allinearsi alla posizione della chiesa...ma come giurista vorrei chiedergli, come sostenitore di questo "fantomatico" (e secondo me inesistente) "diritto naturale" cosa crede, che i gay vadano sottoposti alla santa (santissima :D) inquisizione per osservare se il demonio dimori in loro, oppure che essi vadano ghettizzati, oppure, al massimo della benevolenza, ignorati...
...e poi vorrei chiedergli se ciò è giusto...

IL GIORNALE DICEVA CHE IN 91 PAESI I GAY E LE LESBICHE VENGONO EMARGINATI, PUNITI, TORTURATI E IN ALCUNI CASI CONDANNATI A MORTE...
...mio dio (ed è proprio il caso di dirlo), che orrore!! 

 Anche questo ha contribuito a rendere orribile la mia giornata (oltre a due ore di economia e qualcosa che è sparito ...)!!

Poi, per concludere bene il quadretto dell'ambiente che sono costretta a frequentare, all'uscita una mia amica parlava con un ragazzo (non troppo normale -e non scherzo...avrà veramente dei problemi "mentali"-) che tra le altre cose mi odia (e non sò perchè...gli sono antipatica dal primo giorno -ma come al resto degli uomini in generale a quanto pare:D-)...
...questo stranamente mi rivolge una domanda "ti è piaciuta la lezione?"
Allora io (che stupida!) gli dico:"un po' troppa religione!" 
Al che lui mi guarda sbigottito e mi dice "MA CHE SEI MUSSULMANA???" 
Io scoppio a ridere (e lui è perciò sempre più sbigottito) e dico "no, perchè"
"bè perché quella massulmana è una "religione  laica" (???)"
aaaaaaaaaaaaah ora capisco tutto...

Comunque io l'islam l'adoro (anche se non credo a nessun dio) per la profondità, per la sua coesione tra uomo e "natura", per la tradizionalità di certe cose (per esempio il matrimonio è bellissimo: la sposa e lo sposo sono entrambi nascosti da un velo, insieme e sopra di loro il "testimone" tiene il corano, segno di augurio, ausicio e promessa d'amore e di felicità), per la semplicità di certe idee e la bontà del pensiero....

Naturalmente è un islam diverso da quello che impariamo ad odiare al catechismo (o che almeno io avevo odiato lì)...è un islam non estremista ma puro e tradizionale...non l'islam dei talebani ma quello dei credenti...una ricchezza infinita di amore e possibilità di futuro (un futuro che al dio cristiano propabilmente manca!!)
sfoglia
  

Rubriche
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte


 

Scrivi per qualsiasi stramberia a
unimarica@hotmail.it

 

 

Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE