.
Annunci online

LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
5 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
8 gennaio 2013
Significato di tenerezza
12 novembre 2012
Crudites
Apro la casella elettronica e pesco questa email. Prima ve la faccio leggere, poi vi dico la mia.

Lady Marica,
finalmente è arrivato il momento che ti scriva io qualcosa su di te. Fai sempre dei post in cui provi ad analizzarti, a spiegarti, a chiederti cosa non va in te. Oggi ci provo io, a dirti la mia, in una mail...
Sì, è vero, sei speciale. Hai una testa non indifferente, sei colta e giochi bene con le parole. Vedi, come dici tu, un sacco di cose. Il fatto che tu tutto questo lo sappia bene è l’unica pecca. E lo sai bene, anche se a volte, fai finta di non saperlo.
Certe volte, mi sei sembrata una creatura da difendere... Eppure non è così. Non sei una creatura da difendere, hai gli artigli e li tieni solo nascosti sotto i guanti. Guanti color lavanda se vuoi.
Io ho pensato di poterti amare, se si può amare una pagina virtuale. Ben scritta certo, ma sempre un pagina virtuale. Ma ho anche scoperto che amarti è impossibile, impensabile, innaturale. Tu vuoi che ti amino tutti, non che qualcuno ti ami.  Non vuoi una persona con cui dividere vita e problemi, non vuoi una persona a cui raccontare la tua giornata o ascoltare la sua, non vuoi innamorarti. Tu vuoi un gatto, Marica, o, meglio, un gatto che invece che farsi accarezzare accarezzi te, che abbia solo te come attenzione. E lo sai perché? Perché ti basti. Non riesci a capacitartene ma è così. Fai finta, anche con te, di sentirti incompleta, di sentirti sola eppure sai benissimo, in profondità, che tu basti e avanzi a te stessa, sai benissimo che l’amore ti stancherebbe, che un fidanzato, uno solo, ti annoierebbe, sai benissimo che lo lasceresti tu.
Non scuotere la testa. Ti è mai successo di pensare che siccome lui ti ama allora tu non puoi amarlo? Ti è mai successo di stancarti, una volta scoperto che lui prova più di te? Sono certo di sì. Magari l’hai razionalizzato in un altro modo, magari ti sei detta che semplicemente non era quello giusto per te. Ho una notizia: non c’è quello giusto per te, non esiste. Puoi cercare, puoi pensare di averlo trovato ma per due mesi al massimo, finiti i due mesi, non te lo dirai, non avrai coraggio di pensarlo, ma scoprirai che lui, qualsiasi lui, non è alla tua altezza, o alla altezza di quello che vorresti. Tu vuoi un 100: ma nella tua scala personale tu arrivi a 99, e, in quella tua stessa scala, il 100 non esiste nemmeno. Tu vuoi una cosa che non esiste...
Oh sì, penserai di averlo trovato il 100, ma giusto perché non puoi permetterti di pensarti così presuntuosa da ritenerti il massimo consciamente, ma sarà 100 solo finché non lo conoscerai del tutto, solo finché lui sarà sfuggente. Non è che ti piace solo chi ti sfugge, non è così semplice per te, ti piace solo chi puoi permetterti di non conoscere bene. Quando lo conoscerai, quando scoprirai che lui ti ama, quando inizierà qualcosa di reale tra voi, tu ti allontanerai. Ti sentirai meno libera, sicuramente, ti sentirai bloccata, penserai che infondo vuoi di meglio, vuoi quel 100, penserai che infondo stai bene da sola. Ed è così, tu sei fatta per stare sola, starai sola, sempre.
Tu sei un film, un libro, da amare appassionatamente, da stimare, da venerare ma non una donna da sposare, non una donna su cui contare per un futuro insieme. Tu sei la parte forte e le parti forti sbranano agnelli, non preparano cenette romantiche.

Io ti conosco, e so che pubblicherai questa mail, che ho scritto con le virgole perfette che piacciono a te, dirai che forse ho pure ragione, spererai di no e ci penserai a lungo. Non puoi darmi ragione con la razionalità, non puoi perché è l’ultima cosa che vorresti.

Tanta fortuna Lady, e scrivi.


L'indirizzo dal quale arriva la mail, intanto, è sconosciuto. Ho dato una risposta per email ma dubito, se ho capito il senso di quanto vi ho riportato, che avrò una risposta o il nome dell'autore. L'autore della mail è assolutamente invitato a cena, comunque. E cucino io. Così gli dimostro che i buoni film cucinano anche, a volte. C'è da dire che a livello di contenuti una persona mi viene in mente ma so che non mi scriverebbe niente di così "crudo" e mi sembra anche di sapere che questo non è il suo stile.

Cosa fondamentalissima, poi, le virgole, caro il mio lettore anonimo, sono quasi perfette, non perfette. Così adesso hai un ulteriore motivo di pensarmi abbastanza presuntuosa.

In attesa del mio ospite per una cena, io intanto ho fatto come lui (lui?) aveva previsto facessi. Per quanto mi riguarda, io dico solo che, non mi pare di aver mai dichiarato che voglio qualcuno da amare e che sono pronta ad amarlo per sempre. Non so nemmeno se domani le scarpe che ho comprato oggi mi piaceranno ancora, come faccio a dire se voglio tenermi un uomo per sempre? Per sempre è troppo tempo. E rimane ancora da citare De Andrè. Per me tutto va a tentativi. Amicizie, vestiti, amori, rapporti, libri, film, musica, idee, valori, coerenza.
"Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo?"


p.s. dei guanti color lavanda lì ho veramente.

4 settembre 2012
Non piango con la pioggia
Stanca, malinconica, piove.
Torno a casa e apro la porta. I capelli si bagnano mentre cerco la chiave giusta, sento che è come lo spezzarsi, la perdita della perfezione dei mie capelli lisci, di tante e tante cose. E' un assestarsi ma fa male troppo gratuitamente, secondo me.

Nel saloncino è tutto buio, tutti dormono. Proprio stanotte che vorrei un abbraccio lungo. Piango? Ma no, io non piango con la pioggia.
Piove, sono malinconica e stanca. Accenno a un sorriso quando penso che domani, finalmente, qualche abbraccio di quelli senza motivi e senza perché mi cadrà sulle spalle. Dovrei solo dormire per godermi bene quegli abbracci. Apro la mail, tanto per controllare chissà cosa e trovo una canzone, scritta senza musica che mi aspetta. "Piccola cattiveria" dice l'oggetto e io più leggo il testo più voglio piangere. Non piango, già detto, non piango con la pioggia.

Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.
Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo
da quale orizzonte sfumasse la luce

E fra lo spettacolo dolce dell'erba,
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.
Ma che la baciai, questo sì, lo ricordo,
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per dio sì, lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.


E' una canzone di De Andrè, meravigliosa e dolcissima. Una delle più particolari secondo me, nemmeno a dirlo io la adoro.
Dita, capelli, baci, silenzi. In un secondo miliardi di ricordi si catapultano tutti. In un secondo quell'abbraccio che ci sarà domani è troppo distante.
Non piango, non oggi però.
Non piango, non per tanto almeno.


19 maggio 2012
Il karma immediato
Per spiegare il karma immediato non serve scomodare spiritualismo, santità, religioni o le altre invenzioni orrende con cui gli uomini (che poi sta per umanità) si mutilano.
Basta raccontare la serata di ladymarica.

Vi ricordate del post poco sotto? Ecco, se fossi una persona poco propensa all’accondiscendere vi spedirei a leggervelo, se non lo ricordate, ma siccome sono tendenzialmente molto accondiscendente, faremo un brevissimo riassunto.
Semplicemente sono venuta a sapere, recentemente, che il tipo sulla cui assoluta bontà io avrei messo una dozzina di mani sul fuoco, non ha fatto altro che mentire, imbrogliare e tutta la compagnia delle azioni riprovevoli che possono essere compiute contro una persone tanto carina come me (no, l’ultima frase è una menzogna).

Comunque, stasera, il tipo, che oramai ha conquistato la vetta della mia personalissima categoria “persone che potrebbero anche morire male, infondo”, ha anche deciso di assillarmi con messaggi di proclamazione di innocenza. Ma dico io, e questa è solo una parentesi, non era più semplice dire “guarda Marica, mi dispiace, io non credevo di, semplicemente non ho avuto il coraggio di dire subito le cose come stavano”. No! Perché meglio giocare ad avere il pene duro e tutte le altre cose.
Il mio proposito era di non rispondere alle proclamazioni di innocenza e lasciar scivolare la cosa. Poi fortunatamente ero a cena da una amica che mi ha detto quanto non fosse giusto. E non era giusto, infatti, che io lo lasciassi sparlare così. Allora armata di stile ho inviato il mio secondo messaggio veramente crudele. Dopo avergli detto che di solito non odio ma che con lui avrei fatto un’eccezione ho concluso brillantemente con un “sii bravo, fatti curare”. Lui ha risposto con un “comunque amen”. E la cosa mi ha fatto inalberare alquanto. Non tanto per l’amen, più per il comunque, buttato così, con sufficienza.
Quindi ho inviato un terzo messaggio cattivo. E terzo messaggio cattivo in soli due giorni significa proprio che sono arrabbiata: io di solito mi pento. Nell’ultimo gli ho semplicemente detto che avrei sprecato quegli ultimi 20 centesimi di messaggio soltanto per prendermi l’ultima parola. Infantile forse ma di grande soddisfazione.

Lo so che il riportare così i messaggi scambiati con un tipo anonimo è noioso ma serve per capire il concetto di karma immediato che poi è il tema, stavolta che vorrei centrare, del post.

Esco da casa della mia amica con l’umore decisamente sollevato. La cattiveria, come antidepressivo, funziona meglio della cioccolata. E ha pure la stessa durata e le stesse conseguenze: i sensi di colpa.
Quindi io e la mia macchina, con De Andrè a dirmi quanto non si fa quello che ho fatto, partiamo verso casa. E guidare di notte di solito mi piace, nessun impedimento, nessun traffico, nessun problema.
Ovviamente mi ferma qualche sotto categoria dei carabinieri. E quell’ovviamente non ci sta. Io sono una precisina con la macchina. Cinta, libretto, patente, assicurazione: oramai quando mi fermano sono la persona più serena del mondo.

“sa che non le funziona un anabbagliante” :dice il carabiniere scuro
“ah” :rispondo io pensando che sia una comunicazione di cortesia

Spariscono con il mio libretto e la patente per una ventina di minuti. Ed è solo quando vedo le altre macchine arrivate dopo di me andare via prima di me che capisco che tanto di cortesia forse non era.

Lo vedete il karma immediato? Nemmeno il tempo di arrivare a casa. Non so, mi aspettavo un vaso in testa, un morto in giardino, non una multa.

Al carabiniere si sostituisce una carabiniera donna: in effetti, molto più probabile per dare cattive notizie.
Accolgo con stupore quasi idiota il fatto che quel misero faretto fulminato, di cui non mi ero accorta nemmeno, valesse una multa da 80 euro. Li posso pagare in 60 giorni o contestarli nello stesso tempo. Che poi non ho capito bene che ci sarebbe da contestare ma mi va bene averne la possibiltà.

La carabiniera conclude con: “se la ferma un’altra pattuglia mostri il verbale!”
Ed io penso che non è probabile: non sono stata così cattiva da meritarmi due pattuglie e due multe in un sola sera. Nei messaggi al tipo non gli ho mica quantificato il suo grado di essere merda.

Però mi sbaglio.
Cinque minuti dopo un’altra pattuglia mi ferma e mi fa una multa per eccesso di velocità.

No, su questa scherzo. Ma ho tempo domani, nessun problema.


(però: "a un dio a lieto fine non credere mai")
8 maggio 2012
Guarda la carne del paradiso (cit.)
(un post che guarderemo in pochi, ma vabbe’)

Di due ultime cose ho parlato con mio padre: dei fiori del gelsomino nel nostro giardino e di un concerto di De Andrè del 1998.

Quel concerto mio padre lo aveva visto in dvd nel mese in ospedale. Mi disse una cosa come di guardarmelo ma non ricordo precisamente. Ma era, ed è, qualcosa che ho considerato, in quel periodo affollato di pensieri, marginale. E non l’ho guardato, fino a ieri. Sapevo anche, un po’, mi avrebbe intristita.

Ieri ho deciso che ero abbastanza tranquilla da guardarlo, dopo due anni, finalmente.

Il concerto, dicevo, è del 1998, svoltosi a Roma.
E’, ovviamente, interamente apprezzabile. Inizia con canzoni meno conosciute (almeno secondo me) e si conclude con le canzoni che hanno fatto la fama, a volte banalizzata (ma del resto come avviene per qualsiasi altro genio) di De Andrè.

Ma è la spiegazione della Buona Novella (1969) ad essere meravigliosa. E’ la storia più vecchia del mondo, trattata con poeticità ma soprattutto con una rara capacità di sintetizzare materia e forma, spirito e carne, peccato e virtù. Sfata perbenismi, distrugge ipocrisie, smantella il fan club di dio (Woody Allen deve essere un fan di De Andrè, per forza) distruggendone, con delicatezza, il leader.

«Se dio non esistesse bisognerebbe inventarselo. Ché poi è quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo piede sulla terra.»
 
Io sono d’accordo, in realtà, più con la seconda parte che con la prima ma capisco anche di non essere abbastanza vecchia. Nonostante tutto, spieghiamoci, io ho un sogno (utopico): spero che non ci sia bisogno di una astrazione come dio per “essere buoni”, per fare il bene, per avere la cultura logica (perché il bene è relativo ma la logica, fortunatamente, no) del giusto. Io spero che si arrivi a un tale livello di progresso che gli uomini riescano a dismettere la loro natura egoista arrivando a volere un bene collettivo che porti, poi, alla soddisfazione personale e individuale. E tutto in piena libertà. Io credo che nonostante la natura umana tenda all’insofferenza, all’egoismo, al voler far prevalere la forza sulla ragione si viva, concretamente e per tutti, meglio in un mondo dove l’egoismo diventi positivo, ci sia coesione, gioco di squadra e un livello culturale, filosofico e scientifico diffuso.
Utopica e un po’ comunista, temo.

Per non rovinarlo ancora con tutto quello che le mie, anche migliori, parole non riescono a dire vi linko un pezzo del concerto.

Il primo video è la presentazione (da cui la frase virgolettata sopra) dell’album. Da sentire e poi, con un po’ di pazienza, inculcare nella mente della, e non solo, Santanché (che ovviamente nel mio piano sopra descritto non esiste). Dura sui sei minuti.

 

Il secondo video invece è l'estratto, sempre da quel concerto, di alcuni brani della Buona Novella. Oltre al "Il testamento di Tito" (brano rimasto incredibilmente famoso) e "il sogno di Maria" (che dichiaro meraviglioso da tanto tempo), il brano "l'infanzia di Maria" (il primo nel video) è molto delicato.

18 febbraio 2012
Ctrl+v
In effetti non mi capitava un sabato sera isolata a casa da tempi quasi remoti. Se sto migliorando o peggiorando ancora non l’ho capito.
Mi ero scordata quanto ci si senta incredibili. Incredibili e senza senso positivo, dico. Incredibili nel senso di strani. Di irreali. Gli altri che parlano di pizze, balli e shortini e tu che metti su il the e pensi che passerai la sera tra facebook e Vattimo.
Un luogo virtuale e un libro: tutta questa vita potrebbe farmi male.

Però poi ti ricordi. Ti ricordi di quel fenomeno che comunemente si chiama Sanremo e ti ricordi anche, che infondo, cioè all’ultima puntata, finisci sempre per guardarlo.
Perché andare contro una così ben affermata tradizione se non hai altro da fare?
E così ti becchi Morandi che presenta i suoi cantanti. Però è quando scopri che hai una parolina per tutti, proprio per tutti, che svolti la serata, apri l’edit e ti metti a scrivere un post.
Se poi è una forma di autodifesa per non guardare, e al limite solo vedere, questa, signori miei, è una questione troppo profonda per me.

Partiamo da Gianni Morandi e dalla prima frase che gli ho sentito dire stasera: “(…) il gentil sesso che poi per me è quello forte”.
E bravo il mio presentatore in ginocchio (da te). Così ci siamo accattivati il benvolere delle signore del pubblico a casa, ignorate dal marito anche se di sabato sera il sesso sarebbe quasi prescrizione medica. Mediocre e di una banalità esagerata anche per Sanremo.

Ma Gianni Morandi in questo festival è un po’ come un lavandino dei bagni pubblici: il vero schifo lo devi ancora vedere.

Dopo una Nina Zilli che ho trovato ascoltabilissima arriva, niente di meno, che la peggior coppia che io abbia mai visto.

Caro il mio Gigi (o faccia da maiale, volendo), ti sei stancato di duettare con le sedicenni con cui tradisci tua moglie, che metti incinta ma non sposi per buoncostume?

Adesso te la fai con le vecchie non signore, comprendo.
La Bertè forse mi piaceva di famiglia (Mia Martini) e di amicizie (Renato F. Zero). Trovavo anche “uno stile” (forse non a me congeniale ma poco importa) quell’aura malinconica, mezza dannata, di cui si è fatta un personaggio. In una sera sola (perché le altre non le ho viste) ha distrutto tutto. L’accoppiata con D’Alessio credo che in un curriculum suoni e suonerà per sempre come un’onta non risanabile. Non voglio nemmeno questionare sulla canzone, solita tritatura di nulla, ma certo potrei passare un’oretta a questionare sugli occhiali scuri che la Loredana deve aver pensato farla molto “mistero”.
Che poi 'sta fissazione di far mistero coprendosi gli occhi o non dicendo qualcosa di insignificante, che so, il colore delle mutande, è una piaga sociale mica da poco.
Pazienza. Mi consola il fatto che è preferibile parlare di quegli occhiali che della canzonetta da due euro di cui, fortunatamente, non ricordo nemmeno una nota.

Poi, forse tra qualche altro nome che negativamente non mi ha colpita, è arrivata Emma.
Emma, no? L’eroina delle giovani (a volte anziane) disperatamente innamorate; la ragazza, magari ex cameriera, commessa, cassiera o altri mestieri “umili” (c.d. umili almeno) in c, che dal nulla è uscita da un nulla televisivo: Amici.
Mi aspettavo un’esaltata canzone di amore e lacrime, di amari rimpianti per non aver detto a qualcuno quanto amore si provava e tanti eccetera. Io la davo già per vincente. Poi ho sentito la canzone. E ho pensato che mi ero proprio sbagliata. L’unica parola possibile per la canzone di Emma è ridicola. Ha cantato delle “sorti del paese”: di come poter far coincidere sogni e la maledetta vita reale fatta di scadenze e fine mese (e la mia prosa è certo migliore della sua canzone, su questo ho pochi dubbi).
Fosse stata furba, l’ho già detto su facebook, non si sarebbe fatta scappare il suo pubblico merdaviglioso di ragazzine col trucco colato che l’avrebbero osannata anche a gratis. Invece lei ha voluto puntare su un pubblico che non esiste, in un brutto tentativo di copiare un buon Cristicchi dell’anno scorso.

La proposizione peggiore del testo che, siccome sono una persona infelice, ho anche cercato su google è: “se sapesse che fatica ho fatto per parlare con mio figlio/ che a 30 anni teme il sogno di sposarsi/ e la natura di diventare padre”.
L’espressione “natura di diventare padre”, potrei io essere esagerata e mi va bene, mi dà un senso d’omofobia nauseante. Se l’idea era quella di accattivarsi la parte “popolare-sinistroide” del paese era un’idea, con un testo del genere, estremamente infelice. Se invece l’idea era quella di accattivarsi la parte “popolare-cattolica”, oltre che infelice, era pure un’idea schifosa.
Ridicola, massimamente ridicola.

Eppure mi sono sbagliata anche sta volta. Sul “massimamente” precisamente.
Perché di lì a qualche altro giro è arrivata Dolcenera. La canzone era dello stesso valore di quella della coppia D’Alessio-Bertè, vestito accettabile, tutto nella norma. Peccato che nel saluto, la Dolcenera, diventi più ridicola del possibile.
“Buon Compleanno Faber” dice in maiuscolo.
E io penso che per essere paraculi, come lei vorrebbe essere con quel ultimo appello, bisogna anche avere un minimo di capacità. Perché appellarsi al più grande scrittore (aggiuntivamente possiamo dire “scrittore in musica”) o poeta, come si dice un po’ troppo spesso, italiano, Fabrizio De Andrè, sperando che il testo mediocre di una canzone mediocre, di una cantante mediocre passi inosservato è come minimo imbecille.

Non so se spiego bene il senso.
Per vincere una competizione, una nazionale come sanremo soprattutto, per me è legittimo fare qualsiasi cosa, purché abbia senso. Non ci si può appellare ai diabetici mangiando intanto pane e nutella. E allo stesso modo non ci si può appellare ad uno come De Andrè se tutto quello che dice la tua canzone, in sintesi è, che comunque vada, chissenefrega, basta che ci vediamo a casa, per dirci che ci amiamo tanto.

Io controvullerei (neologismo mio, anche abbastanza appagante) almeno il ritornello, tanto per fare citazioni reali e non solo riassunti miei: “come sarebbe bello potersi dire/ che noi ci amiamo tanto/ ma tanto da morire”.

Non ho la presunzione di pensare di saper cosa avrebbe detto/pensato De Andrè su un uso discutibile della sua “idea” (perché De Andrè è un’idea più che un cantautore, più che uno scrittore) però io, fossi stata in Dolcenera, con un testo del genere, l’ultima cosa che avrei fatto sarebbe stato cercare di suscitare il parallelo, anche solo l’ombra del parallelo. Se sai di cantare il vuoto dovresti evitare di cercare accostamenti con il massimo del "pieno".
La logica, la logica è l'unica cosa ad essere (o poter essere) tanto universale.

Invece ho deciso che non dirò niente di Celentano. Infondo è un cattolico e dei cattolici, si sa, è meglio non dire niente.

E’ l’ultimo anno che mi guardo Sanremo.
Ma anche questa l’ho copiata-incollata dalla mia mente dell’anno scorso.

30 agosto 2011
638 Finalmente sceglierai

Galleggiare nel nulla non è come sentire solo il nulla intorno. Perché quando galleggi in qualcosa hai sì la percezione di quello in cui galleggi, in questo caso del nulla, però senti anche te stesso, il tuo corpo, il tuo esistere e lo senti, esattamente, nella differenza rispetto a quello in cui sei immerso. Senti nel nulla il tuo esistere e quindi già qualcosa rispetto a proprio niente.

 

Magari questo discorso vale per tante cose in cui si può galleggiare, quello che non consiglio è di far una prova con la merda: in quella puoi si avvertire i confini solo finché l’odore non inizia a far parte di te.

 

Una parentesi, senza parentesi, poco fine ma necessaria.

 

Non so da dove iniziare in effetti.

Sono in fase di cambiamenti e risoluzioni definitive: attaccatevi ai corrimano che quelli ho deciso di non tirarli via. Ho preso una decisione (sul serio?) che io considero decisamente importante a cui non avevo pensato preventivamente e per la quale, certo, non avevo scelto una linea d’azione.

 

E così sono caduta nel nulla. Nell’aver scelto il nulla. Ma non annaspo, non affogo, non mi schiaccia. Come da apertura io ci galleggio.

E in quel galleggiare mi è come sembrato di ritrovarmi. Ma nemmeno. Di incontrarmi improvvisamente e non esserne particolarmente dispiaciuta. Tipo far due chiacchiere con qualcuno che non vedi da tanto e alla fine delle chiacchiere chiedersi “ma perché avevo smesso di frequentarlo?”.

 

Sarei serena.

Ma prima di dichiararlo senza il condizionale aspetto l’ondata di malinconia e dolore che la mia scelta, spontanea, quindi non realmente scelta ma che non potevo evitare (ed è questo che la rende, in un qualche senso che lascio a voi, più definitiva di una qualsiasi scelta razionale) porterà.

Non può non succedere.

 

Vediamo se riesco a dire qualche fatto e non solo giri di parole.

E’ stato un quasi dire di no (o senza il quasi?) al rapporto complicato e con poco futuro che negli ultimi mesi mi ha resa felice. Se non in linea continuata, felice, almeno a picchi alterni. Al rapporto che mi ha, forse senza saperlo, cambiato la vita.

 

Anche l’uscire di casa cinque minuti prima o cinque minuti dopo “può cambiare le sorti della vita” in un innescarsi di conseguenze ma in questo caso le conseguenze che l’adrenalina, il piacere, l’attenzione, il batticuore, l’emozione che quel rapporto mi dava hanno dato la spinta che mi serviva per far una cosa che da sola non riuscivo a fare.

 

L’essere riuscita, nonostante il terrore che ancora ho di pentirmene, a comunicare la mia volontà di fermarmi anche all’altro mi dà un qualche grado di soddisfazione, devo dire. Nonostante le lacrime che mi sono sforzata di fermare ma che non riuscivo a non versare e il dispiacere per non essere stata chiara un po’ prima di quel momento.

 

Lui ha avuto la reazione più elegante del mondo, ma ovviamente non mi aspettavo altro. E mentre io farfugliavo che non capivo perché proprio in quel momento, proprio dopo aver insistito io, tanto, per vederci non riuscissi a trovare un senso a quella relazione, a quei baci, a quelle carezze, lui, tenendomi il viso contro il suo petto, mi ha detto che semplicemente ero cambiata e soprattutto era cambiato quello di cui avevo bisogno.

 

E’ una realtà.

 

A marzo (scrissi questo per dire quanto era immensa la cosa per me), quando mi ha baciata la prima volta, avevo bisogno di tutta quell’adrenalina, di tutta quella vita, di quello scossone immenso nella mia esistenza serena. Quello che lui mi dava, quel tira e molla, quei baci rubati all’orologio erano esattamente l’incentivo per migliorare volta dopo volta.

 

Oggi una fetta biscottata con la nutella ogni tanto (il rapporto di cui sopra) non mi basta per stare bene, mi serve latte e cereali tutte le mattine.

 

Mi dispiace, devo dire, essere diventata così più consapevole (la consapevolezza è il male del mondo), però è così. Quello che voglio ora, di cui ho bisogno ora per sentirmi bene è conoscenza, lentezza, tempo a disposizione, presenza, rapporto reale, condivisione. Con l’aggiunta di adrenalina, ovvio, ma non quella e basta. E se non posso averlo, se non trovo quello, credo di poter benissimo scegliere (come da titolo) di star un po’ sola con me, attualmente tutto questo schifo non me lo faccio.

[A settembre, tornata da Berlino, prometto che questo blog tornerà ad avere una vita decente. E se non ci riuscissi lo sopprimerò premendo il pulsante di autodistruzione per tentare di fargli fare una fine gloriosa e non continuare a distruggerlo con le mie minchiate.]

14 luglio 2011
625 Quello che vuoi, quello che posso (un po' cit.)

Alla fine ci sono andata senza orecchini. All'appuntamento.

Perché, pur avendone il tempo, mi sembra pretensioso.

 

E quello che è successo all'appuntamento è veramente da post anche se avrei almeno due “motivi” (e mezzo –ma io sono esagerata) per non scriverlo però facciamo che fingo di non averli.

 

L’appuntamento era in una libreria.

Sempre per la storia che a me piace giocare in metaforiche case mie quando devo fare queste cose.

 

Fatto sta che lui arriva tardi.

E arrivare tardi a un appuntamento è di pessimo gusto. Sia che tu sia la lei sia che tu sia il lui della situazione. Lo hanno salvato due cose dal mio partire col piede sbagliato: un suo messaggio d’avvertimento sul fatto che avrebbe fatto tardi, (perché uno può avere tutte le buone intenzioni ma il traffico è un’altra cosa, soprattutto a Roma) e il fatto che io avessi beccato il vagone della metropolitana nuovo, climatizzato.

 

Non era un appuntamento al buio. E anche se per le persone normali questa sarebbe la regola, visto che parliamo di me è meglio precisarlo.

C’eravamo visti solo una volta a marzo. E questo è il motivo per cui si meritava una possibilità seria. Potrei spiegarvelo meglio ma di fare battutine massacranti su me stessa non ho voglia stamattina. Rimando a domani.

 

In realtà mi ero convinta mi avesse scambiata per Ce. Cioè, quella sera, quando l’ho conosciuto, io ero con Ce. E lei è molto più carina di me, seriamente dico. Quindi lui su fb ha contattato me però poteva aver dato il mio nome, la mia personalità alla sua faccia. O così oppure non riuscivo a spiegarmi perché, tra le due, fisica evidenza già citata, lo avesse chiesto a me, di uscire dico.

Vabbe’, ho un problema con l’illogicità.

 

Quando glielo ho detto, ieri, perché sono idiota e non riesco a non dire qualsiasi cosa mi venga in mente (alternando a momenti di mutismo acuto, ovviamente) lui ha sorriso e ha detto che non mi aveva confusa per niente. E’ stato carino. Ma ha pensato che sono un’idiota.

 

Volevo scappare. Molto prima del mio patetico “credevo mi avessi confusa con Ce” dico, lì già avevamo preso confidenza. Volevo scappare perché ho pensato, semplicemente, che uno che si veste in quel modo di certo non può essere il mio tipo.

E’ un bel ragazzo, con i colori che piacciono a me, gli occhiali, certo, scuro, occhi scuri, una bella risata ma un sorriso normalissimo e molto, molto magro.

Peccato avesse scelto una maglietta in cui potevamo entrare in 12.

 

Ecco, in virtù di questo, solo questo, io volevo scappare lontano.

Ho pensato “facciamo velocemente un giro e poi distinti saluti”.

 

Sì, sono superficialissima, ovvio.

 

Poi abbiamo fatto un giro all’interno della libreria. Lui doveva cercare “una cosa”, non meglio identificata Abbiamo cercato, chiesto al commesso ma era terminata.

E questo vi sembrerà un elemento inutile nella narrazione, lo so. Solo a fine cena ho scoperto che stava cercando un fumetto (non chiedetemi titoli) per me che non ne ho mai letto uno.

 

Usciti dalla libreria, dopo la sua proposta, abbiamo cercato un bar per bere qualcosa.

Il ragazzo aveva studiato, e molto bene, secondo me.

 

Al bar io avrei voluto un caffè ma al “cosa bevi?” ho detto acqua e aggiunto naturale. Quando sono agitata dico sempre acqua naturale che è un bel tentativo di nascondersi.

Lui ha preso due bottiglie d’acqua. Naturale. Solo a fine serata abbiamo scoperto che in realtà entrambi l’acqua la preferiamo leggermente frizzante.

 

Comunque lui la paga ed io non mi decido se dire qualcosa o non farlo. Alla fine me la gioco sul “io li ho spicci”, che è un modo per parlare di soldi senza parlare di soldi. Lui risponde parlando di soldi senza parlare di soldi con “no, li dovevo cambiare” (ah sì? Per farci cosa?).

Pace.

Ci sediamo. E lui galantemente mi versa un bicchiere d’acqua. Addosso.

Io scoppio a ridere mentre lui non sa più in che lingua scusarsi. Mio dio, era solo acqua. Io l’ho trovato il modo giusto per spezzare la tensione, almeno la mia.

Abbiamo parlato. Per due ore. Direi tranquillamente. Lui mi reputa un po’ troppo intelligente. E questo è un problema perché a spiegare che sono normale, come tutti, sembra che io voglia far la vittima o altro. E d’accordo allora, sono un genio.

 

Ha detto: “ti leggo su fb. Tu e la tua cerchia di intellettuali!”. Vabbe’.

 

Il momento di maggior disastro è stato quando mi ha chiesto cosa fosse un “mesca”. Aveva visto le foto su fb. Quindi ho tentato di spiegarglielo ma per farlo ho dovuto menzionare questo blog. Per un quarto d’ora mi ha chiesto di dirgli il nome, cosa che ovviamente non potevo fare (vista la lettera appena sotto, per esempio).

 

Anche quando ci siamo salutati a fine serata mi ha detto: “non mi ricordo come mi hai detto si chiami il blog”. Mi ha fatto ridere ma non glielo ho detto lo stesso. Non voglio avere un terzo (e mezzo) motivo per non scrivere.

 

Quindi, finite le chiacchiere, mi ha buttato un altro bicchiere d’acqua addosso. Gli stava per venire un colpo, non sapeva più come scusarsi. A me veniva ancora da ridere ma non sapevo come tranquillizzarlo, come farli capire che veramente la cosa era divertente.

 

Poi mi ha chiesto se mi andava di cenare.

Ora, benché il cenare sia qualcosa di tremendamente complicato e proprio il contrario del giocare in casa gli ho ovviamente detto di sì.

Lui ha proposto sushi. Non esattamente il mio genere, ecco. Io l’avevo provato una sola volta e al supermercato trovandolo orrendo, ma ho ovviamente detto che andava bene.

 

Ci siamo alzati e lui ha preso la bottiglietta d’acqua dicendomi: “ce la portiamo così se mi viene voglia di schizzarti un altro po’…”. Ho apprezzato.

 

Quindi abbiamo ripreso la metro. Io ho una regola per la metro: non mi siedo mai, nemmeno fosse deserta. Ho fatto un’eccezione perché lui sembrava volersi sedere ma non se non lo facevo anche io. Una galanteria da stress.

Ma sono sopravvissuta anche a questo e siamo arrivati alla sua macchina parcheggiata all’eur. Lo dico perché la passeggiata con il tramonto e il laghetto sembrava quasi intenzionale. E invece non lo era. Per fortuna.

 

Arrivati alla sua macchina, lucidissima, io ho pensato che l’appuntamento si stava trasformando nell’appuntamento che volevo. Sì, una mia debolezza, mi piace essere condotta se lo decido.

 

Salita in macchina lui mi chiede se voglio sentire musica acustica o se preferisco quella elettronica.

Io non capisco un cazzo (scusate ma questa va detta proprio così).

 

Sull’esperienza cena e sushi dovrei aprire un capitolo a parte. Mi sono proprio innamorata. Dell'alimento. Sarà che in tutto il giorno avevo mangiato solo uno yogurt ma l’ho trovato incredibile, quasi un'esperienza mistica. Il ristorante era molto carino, musica giapponese in sottofondo, quadri, odori particolari, proprio una mossa ben giocata. E poi mangiare il sushi è stato divertente. Credo fosse studiato anche questo. Per favore, non chiedetemi i nomi precisi che non li so. Era sushi di vario tipo, forme e dimensioni. Poi lui mi spiegava come fare, rideva della mia poca abilità con le bacchette (mi ha detto “ti faccio portare una forchetta?” ma io per orgoglio ho detto assolutamente di no) e faceva il cavaliere lasciandomi scegliere i pezzi. E’ stata una cena quasi perfetta.

 

Abbiamo toccato il massimo grado di confidenza quando ha iniziato a mettermi pezzi di sushi nel piatto mentre io pensavo “se ne mangio un altro e domani peso anche solo un grammo di più ti faccio a pezzetti e faccio mettere te poi nel sushi” (cosa, se vi interessa, che non si è verificata).

 

Ho avuto la sensazione, ma rimanga tra noi, che lui sapesse qualcosa di troppo. Si è lasciato scappare che il sushi è abbastanza magro. Ho fatto finta che per me fosse indifferente comunque e che non avrei passato metà cena a contare le calorie di quello che stavo mangiando (perché la malata di mente la faccio solo da un certo grado di conoscenza in avanti).

 

E' stato carinissimo.

 

Si è riverificato di nuovo l’imbarazzo del “farmi pagare la cena da qualcuno” alla fine. Lui non ha voluto dividere il prezzo in parti uguali anche se io l’avrei trovato più civile. Meno galante ma più civile. Quindi io l’ho ringraziato lasciando perdere. Lui ha detto "dai, la prossima!"

 

Poi abbiamo passeggiato, passeggiato, passeggiato. E parlato, parlato, parlato. Non credevo di saper parlare tanto.

 

Sulla via del ritorno lui mi ha chiesto qualcosa di parecchio imbarazzante. Unica nota negativa. Poteva evitare. Mi ha chiesto i miei gusti musicali. Ho cercato di salvarmi in calcio d’angolo ma a domanda diretta non ho potuto far a meno di confessare.

 

Lui: “ma senti anche la Pausini?”

Io: “la Pausini? Scherzi? Noooo!”

Lui fermandosi e guardandomi: “dai, dimmi la verità.”

Io: “okay. Solo certe volte!”

 

Lui è scoppiato a ridere mentre io volevo sotterrarmi.

 

E’ finita che mi ha riportato alla mia macchina che era nelle vicinanze, in una certa vietta interna che mi sembrava mettergli ansia per uscirne.

Io l’ho baciato, sulla guancia, dicendogli che poteva seguire me.

 

Dove avrò preso tutta quella sicurazza non so, addirittura gli ho detto di seguirmi. Mah, mi stupisco da me. Io nella mia macchina nera e lui appena dietro che mi seguiva, la scena sembrava quasi da film, solo dovevamo avere due moto.

 

Arrivata a casa, stavo per scrivergli qualcosa, insomma, credevo toccasse a me, quando è arrivato il suo messaggio.

Sì, pare che proprio da buttare in un cassonetto io non sia. Ancora.

 

Se mi è piaciuto non lo so. E' stato qualcosa di totalmente diverso da quello che faccio di solito. E non ho mica così tanta fretta di sapere se col tempo mi piacerà di più o di meno. Vorrei un po' di lentezza, ecco tutto.

 

Che brutta conclusione. C'erano tempi in cui finivo i post con "e abbiamo fatto sesso sul tavolino". Mi sono rammollita.

24 marzo 2011

“ma la paura dalle labbra si raccolse negli occhi semichiusi nel gesto di una quiete apparente che si consuma nell’attesa di uno sguardo indulgente”

 

Esonerarsi dal mondo non è difficile.

Basta aver visto bene quanto tutto quello che gli uomini fanno passare per “naturale”, per “vita” sia in realtà quello che loro stessi hanno costruito sull’insensatezza dell’esistenza. E poi se lo sono dimenticati.

E se, diciamo uno, lo venisse a scoprire, o avesse modo di crederlo, e crederlo sul serio, fermamente, io credo che si nasconderebbe in una stanza tenuta ben chiusa e circondata solo da insensatezza bella: l’arte.

 

E così puoi vivere serenamente. Consapevole e sereno. Puoi non sentirti in quei giochi sporchi, puoi estraniarti completamente, puoi scegliere di fare i conti con un mondo senza senso che hai imparato ad accettare così senza giocare con il “patto sociale”.

 

Poi una sera ti scordi una finestra aperta e la sostanza entra.

Perché è vero, verissimo, che il mondo (finto) non ti piace, ma è altrettanto vero che devi respirare anche tu. E non puoi scegliere se respirare o no, succede e basta.

E la sostanza che tu non pensavi esistesse, non veramente, non se non come una bugia umana (troppo umana) entra in casa tua, in quella stanza che ti sei costruito un po’ più in altro rispetto agli uomini.

 

Credo che non le sia facile entrare: è sostanza, mica spirito.

E’ curioso in effetti. Tra tutte le cose che possono entrare da una finestra aperta forse la sostanza è veramente la cosa meno probabile.

E poi bisognerebbe fermarsi un attimo sul significato di quella finestra aperta: una dimenticanza banale o una richiesta di aiuto?

 

Ma non importa, importa solo che tu, senza preavviso, te la ritrovi nel salone illuminato.

 

“poi all’improvviso mi sciolse le mani e le miei braccia divennero ali, quando mi chiese conosci l’estate, io per un giorno per un momento corsi a vedere il colore del vento”

 

La sostanza ha un sorriso ed ha due mani. Bellissime.

E’ sostanza, mica spirito!

Con lei non c’è bisogno di specificare niente, perché ha capito, magari anche prima che tu lo dica.

Lei non significa per sempre, ovvio, ma non significa nemmeno un mese, un giorno, un minuto. E’ un attimo che taglia il tempo orizzontale.

E questa è una bella frase fatta che mi piaceva citare.

Quello che voglio dire e che intendo con quella frase è che è fuori dal tempo, soprattutto è fuori dal tuo solito tempo, quello in cui si succedono momenti. E’ esattamente l’istante che, se ci pensate a fondo, non può non essere fuori dal tempo.

E’ sospeso almeno finché dura, poi si può ricordare e quindi riportare al tempo.

 

“volammo davvero sopra le case, oltre i cancelli, gli orti, le strade. Poi scivolammo tra valli fiorite, dove all’ulivo si abbraccia la vite”

 

La sostanza assomiglia a tua madre, a tuo padre, a tuo fratello, a tuo marito, al tuo miglior amico, al tuo amante, a qualche parte di te stesso. Non significa che è tutte queste cose, a piacere (è sostanza, mica spirito!) significa che è unica perché è molteplicità. E’ tutte queste cose insieme e per questo unica.

 

E così tu e la sostanza iniziate a scambiare parole.

Che poi è uno strano modo per tastarla ‘sta sostanza, però se le parole sono buone, certe volte, scavano.

Ed è incredibile.

 

“e lui parlò come quando si prega ed alla fine di ogni preghiera contava una vertebra della mia schiena”

 

Con la sostanza scompare anche quella solita, scocciante, (mia) incapacità di dirle le parole; e ad un certo punto, se non sei troppo distratto, puoi iniziare anche a vederle scivolare dalle tue labbra fino a quelle della sostanza.

Suvvia, ma voglio sostenere che delle parole, fatte di realtà, cioè parole che si vedono e non solo si sentono, siano passate tra le labbra umane e quelle di una sostanza (ma che sostanza è? Nessuno lo ha ancora chiesto?) che ha appena scavalcato una finestra (reale) e che io le abbia viste?

 

Che posso dire? Un curioso sogno dove sonno non c’è (semi-cit.).

 

E’ assurdo, lo capisco.

Ma la sostanza ha lasciato qualcosa. Non parole impresse nel ventre, questo no, ma ha lasciato scaturire una forza spaventosa, che travolge tutto di te e riesce a farti fare quello che non avresti mai creduto di riuscire a fare. E lo fai senza fatica alcuna, lo fai senza pensarci veramente.

Che cosa?

Non posso dirlo (è uno di quegli argomenti che preferisco non toccare mai o solo se sono costretta).

Pensate alla cosa più difficile per voi da fare (o non fare) e immaginate di averci provato tante, troppe volte. Immaginate di essere ricorsi a tutto per sistemare la cosa e di non esserci mai riusciti veramente. E improvvisamente, dopo che la sostanza è entrata dalla finestra, dopo che vi ha costretto a prendere coscienza del suo esistere, si scatena una forza senza precedenti, che dipende da voi, magari, ma certo in parte anche da lei.

 

“voci di strada, rumori di gente, mi rubarono al sogno mi ridarmi al presente”

 

Ho paura, certo, che tutto si riveli fumo, magari quello dei miei vaneggiamenti, questo sì. Soprattutto quando la notte non ritorna a trovarmi temo di averlo solo immaginato io, temo sia un appiglio che mi sono inventata, uno come gli altri, uno come dio.

 

Però poi ripenso a quella forza, quella che viene dalla sostanza, e mi dico che se quella ha effetti reali sul corpo corpo allora qualcosa di “vero”, da qualche parte, ci deve pur essere.

 

Ed è per questo che non ho scritto per tanti giorni, signori. Perché non potevo scrivere niente altro che questo e forse proprio in questo modo e mi preoccupava non potergli dare una spiegazione migliore in termini, non dico razionali, ma almeno un po’ meno favoleggianti.

31 dicembre 2010
545 Annali
Aria di crisi tra noi, questo è il problema.
E la crisi destabilizza la coppia, ma anche soltanto me. Anche perché io e lui siamo legati, esattamente come fossimo una persona sola, più precisamente come fossimo solo me.
 
Le crisi succedono a tutte le coppie, certo, però poi qualcuno cerca di non buttare al vento tutto, soprattutto se quel tutto dura da due anni. E' più facile se si è in due a cercare di superare che se si impegna solo uno. Se poi quell'uno sono io, "addio ai monti". Anche perché io non so da dove iniziare, non so qual'è il problema tra noi, non so per quale ragione è successo.
Ci siamo antipatici ultimamente tutto qui.
Per come reagisco io, preferirei ignorarlo, semplicemente, in attesa di tempi migliori, in attesa di aver pensato a tutto, in attesa di aver fatto due conti. Ma lui insiste e dice che non si è mai visto che non scriviamo due righe per la fine e l'inizio di un anno.
 
A me non va di scrivere, perché per scrivere devo parlarci e a lui non va di non scrivere. E forse non va nemmeno a me. Quanto è complicato.
Quindi alla fine ho deciso di dire che io e il mio blog (o io e ladymarica più precisamente, almeno credo) siamo in crisi però entrambi ci teniamo a scrivere qualche cosa su un anno che si chiude e uno che si apre, a farvi gli auguri e a montare tutto a neve con un po' di cinismo.
Scusate ho le metafore storte.
 
Non cambierà niente se non la data, questo è fondamentale dirlo.
Le cose succedono e vanno male e poi vanno bene e poi ritornano ad andare male, l'anno non porta niente, l'anno è solo un modo per prendersela con qualcuno che non siamo noi stessi o la nostra sfortuna.
L'anno nuovo non salute, soldi, sanità e santità.
Non sesso.
Non gioai e letizia.
Nemmeno Gioia e Letizia nude, come dicono messaggi benauguranti stantii.
 
Non voglio fare la pessimista anzi l'anno nuovo ha il grandissimo pregio di poter essere ben iniziato e se uno ben inizia poi può anche permettersi che un po' di sfortuna gli rovini i piani. Questo io festeggio del nuovo anno, un altro inizio. Come aprire una nuova confezione di cereali e gettare la scatola quasi finita di quelli vecchi. No, perché facciamo che sono cereali con pezzi di cioccolato, è possibile che qualcuno abbia cercato solo i pezzi di cioccolato lasciando i cereali. Se apri la scatola nuova , invece, il rischio non c'è, ecco. Hai la possibilità di pescacare, senza imbrogli però, anche un po' di cioccolato. Poi la sfortuna è sfortuna però parti con la probabilità intatta.
Non è una grande cosa e sarebbe meglio poter pensare che l'undici è il nostro numero fortunato e ci andrà tutto massimamente bene però non è così e saperlo accettare in anticipo è un altra grande fortuna.
Come il morire, il fatto che le persone moriranno e il fatto di essere il nulla cosmico, è triste però è meglio che farsi illudere.
 
Ecco, e dopo questo bellissimo e allegrissimo post spero non passerete la serata a suicidarvi in massa facendomelo notare il giorno dopo (non facciamo domande). Se vi può tirar su il morale è da questa mattina che cucino e credo di dover buttar via tutto perché "da qualche parte devo aver sbagliato". Mangeremo tanto amore stasera. E va bene così.

Buona fine e buon inizio.

9 dicembre 2010
535 [parole, parole, parole] Novembre

Mese che va, mese che viene.

Ed è finito anche novembre.

 

Sono in ritardo, lo so.

Di giorni e giorni.

E non ho nemmeno avuto nulla da fare: semplicemente non mi andava di scrivere il post.

Poi mi sono ricordata che ho delle responsabilità (tutto frutto della mia mente!) e dei sensi di colpa facilmente attivabili ed eccomi qui.

 

Che dire di questo novembre?

Foglie e piogge, niente di particolarmente eccitante.

Adesso manca dicembre e poi saremo tutti ufficialmente più vecchi di un anno.

(Sì, anche se sei nato a ottobre.)

 

Comunque anche questo mese qualcuno è venuto su questo blog.

Vi sbalordite voi, figuratevi io.

 

Solita divisione in categorie, tanto per essere ordinati/ostinati.

 

Partiamo dalla categoria “religiosità”, che sembra essere parecchio feconda questo mese.

 

Dobbiamo perdonare noi stessi

Il perdono è dei cattolici. Le punizioni sadomaso della gente seria. A me va bene un giro di giostra (senza specificare meglio la giostra).

 

Significato religioso melagrani cattolici.

Programma un tutto nome. Ordinate voi.

 

Pettinarsi prima di pregare.

Essere puliti e ligi ci avvicina a dio.

L’ho sentito in un film e letto in un libro.

Dallo stesso titolo.

 

Pee tagliato mentre dormiva.

Curioso come quella lettera pur non esistendo (di qui dio e la religione n.d.r.) mi ricordi così tanto una enne.

 

Odio dio.

Basta pensare che non esiste e passare a odiare i cattolici –sto scherzando, sto scherzando.

 

Vince la categoria quel gran genio che ha cercato: orgie masturbative.

Andrai all’inferno. E preferibilmente per come hai scritto orge.

 

Per la categoria “cronaca nera”.

 

Sabrina misseri farai la stessa fine che hanno fatto fare a sarah.

Improbabile che venga uccisa dalla cugina con lo stesso grado di parentela visto che quella  è già morta.

 

Sabrina misseri bella figa.

Lo diranno solo dopo che è morta o ergastolata, per adesso è “la ragazzona robusta”. Certe volte i giornalisti sono delle vere merde.

 

Sara Scazzi riti satana.

Prima o poi diranno che c’entra un massone (oddio…)

 

Vince: sciocchezze di Voyager su Sarah Scazzi.

Era la figlia di dio, fattasi donna per liberare gli uomini dal peccato.

No, questa mi sembra già usata.

 

Cose da/ per…

 

Cose da fare al pc con la ragazza

(è il mio incubo: conoscerò un tipo bellissimo su fb che come primo appuntamento mi farà fare un giro sul suo profilo!)

Cose da fare senza facebook

(adesso scherziamo sul serio. Povero pazzo, “senza facebook, noi non esistiamo!)

Cose da non fare ad una ragazza

(io mio chiedo il perché uno dovrebbe fare domande del genere. Cosa le vuoi fare, sventrarla?)

Cose da fare con una ragazza su skype

(non vorrai consigli da me su come organizzarti video-chat prono no?)

Cosa da fare quando si esce per la prima volta con una ragazza

(primo: la doccia).

Cose per rendere felice propria donna.

Incredibile, basterebbe l’articolo.

 

Categoria “Amore e dintorni” (ma quanta gente del genere esiste veramente?)

 

Come faccio a sapere che sono feticista?

(hai visto se hai un tatuaggio sotto il piede sinistro?)

 

Ci sono rapporti destinati a finire

Versione pessimista: tutti.

Versione ottimista: tutti, almeno quando uno dei due, o entrambi, muoiono.

 

Perché un uomo ti chiede dei tuoi ex.

Per sapere di loro.

 

Poter annusare i piedi a una prostituta.

Il segreto è nel pagamento.

 

Tante scuse per amore

Ah, abbiamo anche il coraggio di chiamarlo amore?

 

Lei lo chiama continuamente.

Io mi domanderei se lui le risponde.

 

Segnali di un tradimento lesbico.

Rossetto sulla camicia della tua lei?

 

Se un uomo è imbarazzato significa che gli piaci.

Mi sono rotta di dire no.

 

Scopo mia zia in barca.

Ancora?

 

Non puoi amare una rosa e non volere le sue spine Shopenhauer.

Permettimi di dire che non hai capito un cazzo e che te lo devo spiegare bene.

La citazione esatta è: “non v’è rosa senza spine, ma vi sono parecchie spine senza rosa”. E il messaggio non è certo “chiunque ha pregi e difetti”, figuriamoci se Shopenhauer era tanto banale, il messaggio è che non vale la pena cercare in tutti “la rosa”; il messaggio è quello del misantropo che ritiene il genere umano qualcosa di, tutto sommato, negativo, con rare e dovute eccezioni (nel caso di Shopenahuer probabilmente solo se stesso. E nemmeno sempre).

 

Frasi che usano i ragazzi per far capire che gli piace.

Non serve andare tanto lontano amore, non usano stronza, ma “mi piaci”, semplicemente.

 

Concludo con la speranza (anche se questa categoria sarebbe pressappoco infinita).

 

Apparteniamo solo a noi stessi.

Almeno ogni tanto qualcuno capisce qualcosa.

 

Troppe categorie di persone in questo mondo.

Propongo un ritorno alle famose etichette.

 

1)Persone tristi.

 

Sapersi divertire link.

Eh già. Devi proprio mettere link su come divertirsi, divertendoti su facebook, perché sennò non sembri uno che si diverte pur divertendosi con i link sul divertimento di facebook.

 

Puzzano i piedi della Santanché?

Di pesce marcio, ma dipende dal cervello.

 

2)Persone con problemi mentali.

 

Analista isopportabile

(“con problemi mentali” escluse le enne)

 

Piton emo

(avanti un altro!).

 

Parole di vestiti con le doppie.

 

Necrologi naso.

 

Programma calcolatore del diavolo superenalotto gratis

(questa è l’opera di un cattolico che gioca comunque il superenalotto ma giura di devolvere ai poveri l’eventuale vincita).

 

Allergia profumo Alien.

 

Flagellazione a sangue nel sadomaso

(quando incontri il vero amore non fartelo sfuggire!)

 

3)Persone che hanno qualcosa contro di me:

 

Marica è un nome di merda.

Ecco, questo si crede di aver detto una genialata. Io lo dico da sempre.

 

Cerco ragazzo Milano

Brava, cerca bene.

 

Salonem Klint.

E’ possibile dire solo due cose e sbagliarle entrambe?

 

Filosofie alternative elenco

Sì, telefonico.

Cioè, ma veramente qualcuno pensa che ci sia “un elenco” delle “filosofie”, come delle pizze?

 

Per la categoria “filmografia”

 

Benvenuti al sud spiegazione

Cerca di (non) rimanere al nord.

 

Devo fare un tema su benvenuti al sud qualcuno mi aiutaaaaa?

Io leverei tutte quelle a.

 

Analisi sicologica del film mangia prega e ama

Non capirei cosa vuole dire nemmeno chiedesse un’analisi sociologica o psicologica.

 

Finisco con i vincitori.

Non ho saputo scegliere tra due in particolare, quindi ho scelto il pari merito (che poi sarebbe un terzo che gode).

 

I truzzi sui quaderni scrivono con la penna nera o blu?

Secondo me, per il semplcie fatto che tu te lo stia domandando sei di diritto nella categoria.

 

Solo le persone più sexy e intelligenti possono leggere questo messaggio…allora, non barare. E’ inutile che ci provi ancora.

Ho capito, mi considero sgamata.

Buonanotte.

14 ottobre 2010
503 Una matta
Replay.
Scrivo, cancello e riscrivo.
Tra una fattura e l'altra. Tra un'evidenziata e l'altra. Tra un mal di gola e una incapacità espressiva grave.
Ecco, forse pretendo di fare un po' troppe cose.
O forse sono più arida di ieri e meno di domani.

"Per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria."


Oddio, non mi è riuscita troppo bene questa memorizzazione se devo essere sincera.
Però sono stata fenomenale nella parte successiva.

"e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto."

Ecco, esattamente, mi ricordo sempre la scema del villaggio.
Meno male che De Andrè, oltre la storia, nei versi, suggerisce anche la via di pensiero, nelle parentesi.
Dietro ogni scemo c'è un villaggio.
Sempre.
Perchè è difficile fare gli scemi del villaggio se proprio il villaggio viene a mancare.
Chi ti considererà scemo se nessuno è lì per considerarti?

"E neppure la notte ti lascia da solo
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro"

Gli altri.

Se uno lo canta è bello non far parte di questi altri, è bello essere quello che dice "altri", tirandosene fuori.
E' quando si smette di cantare che magari si pensa che essere un po' più gli altri non sarebbe poi sempre così brutto. Perché la musicalità ha lo strano potere di trasformare le cose.
Sentite della musica (il testo rende la musicalità anche a parole, secondo me, ma quando dico musica io intendo il motivo, anche senza testo) e ditemi se vi sentite, non dico più felici, ma per qualche secondo più leggeri. Ecco, leggeri è l'unico termine. Non che i pensieri spariscano o cose del genere, figuriamoci.
Come lo dico? Come se la testa si riempisse prima di musicalità.
Prima nel senso che tutto il resto, sotto, continua ad esserci, ma prima c'è quello strano ritmo.
Non so se succede qualcosa fisicamente o mentalmente, ci devo pensare.

Poi bisognrebbe distinguere e specificare i diversi tipi di suoni, le associazioni armoniche, quelle contrastanti e un mucchio di eccetera, ma bisognerebbe ancheessere un po' più musicisti di me per farlo.

La musica come essenza dell'esistenza, slegata dai vincoli del mondo fenomenico e rappresentativa della "volontà pura". Lo dice Schopenhauer, mica io.

Schopenhauer, che pur non essendo l'ultimo degli scemi è stato scemo del villaggio per tutta la vita. Non so se conoscete la storia del pranzo di Schopenhauer. Per dirla brevemente il filosofo a pranzo, al club, pagava per due per occupare il posto al suo fianco affinché nessuno gli si mettesse vicino.

"E la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo che passa".


Gli altri (cit.) ridevano di queste sue abitudini, mentre lui ha scoperto il mondo.

Oddio, mica sto facendo un paragone tra me e Schopenhauer: non sono né così geniale, né così asociale (anche se scegliendo sono più asociale che geniale). Dicevo solo che ci sono anche scemi del villaggio mica scemi.

"Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole"

Io ho un mondo, anche se non nel cuore, nella testa.
Più che altro dentro ci sono scarpe vecchie e ombrelli rotti.
Non parliamo di ombrelli che a furia di dimenticarli ho finito l'asciuttezza anche per il prossimo anno.
Okay, l'ho detta piuttosto complicata, ma il concetto che "ho preso tanta pioggia" dovrebbe essere chiaro lo stesso.

Ho litigato un pochino con le parole mi sa.
Oppure ho litigato con le cose che non voglio dire.
Funziona che se non sono sincerissima non riesco a scrivere.
Poi alla sincerità si può applicare qualche sistemazione, ma parlare dell'erba cipollina quando in realtà il problema è la marijuana mi è difficile.
Diciamolo che ho fatto un bell'esempio!

Sono stranamente delusa da un numero imprecisato di persone.
Precise ma imprecisato.
Imprecisato perché è una sensazione generale, non specifica.
Ma è colpa mia.
Con quali argomenti logici mi fido delle persone?
Eppure è assurdo, di induzione è capace persino un tacchino.

La storia del tacchino è carina.
Il tacchino di Russell precisamente.
Insomma il tacchino in questione è abituato al fatto che una mano lo nutra tutti i giorni.
E tutti i giorni ciò si ripete.
Il tacchino, per induzione appunto, arriva a pensare che anche domani sarà lo stesso.

Peccato che "domani" sia il giorno del ringraziamento e la mano che lo ha lungamente nutrito gli tirerà il collo.

"Carina", secondo un certo cinismo delle cose, in effetti.

Io sono abituata al fatto che le persone siano incognite in movimento, non capisco perchè mi stupisco (nel significato più privo di meravigliosa gioiosità che riuscite a immaginarvi) quando fanno qualche cosa un tantino lontana dal... bene.

(Dal bene o dal mio bene?)

Io vado a farmi un caffé anche se, pensando alla storia del tacchino, non posso essere per nulla certa che la caffettiera non mi esploderà in faccia.
Pensandoci sarebbe, quasi, una miglioria a questa settimana (piccola esagerazione scenografica!).
23 agosto 2010
468 Le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore (cit.)

Ho costatato che le visite che credevo essere tante sono una miseria se paragonate ad altri blogs.

 

Per questo oltre che dolermi costantemente (ironia) ho deciso che posso affrontare anche temi leggermente più intimi.

Leggermente.

 

In effetti più intimi di "qualsiasi cosa sia mai successa nella mia vita" la vedo difficile, ma cercherò di provarci tenendo soprattutto in considerazione che l'intimità non deve essere per forza mia personale e che già parlando di intimità generale in effetti tratterei di un argomento più intimo del solito.

Non so se mi sono spiegata.

 

Quindi oggi sesso.

Che nell'intimità è l'argomento eccellermente più grosso.

Fuor di misura (metonimia per fuor di "metafora sulla misura").

 

Questo grande, misterioso, difficile, sistema mente-corpo che si muove costantemente intorno a noi, con noi e dentro di noi. Questa spinta animale ma alla fine anche incredibilmente divina. Questo spaventoso anticristo.

 

Dobbiamo metterci d'accordo sul termine sesso?

Naturalmente, se mai lo avete pensato, toglietevi dalla mente missionario (!) , obblighi matrimoniali e procreazione che col sesso c'entrano solo se c'è di mezzo un cattolico.

 

Il termine sesso racchiude molto più di quello che un post supercompleto potrebbe mai raccontare, quindi se dovessi escludere le vostre preferenze abbiate pazienza.

 

Non inizio da c'era una volta ma devo citare una cosa vecchia.

Iacopone Da Todi qualcuno ce lo ha presente?

Quel poeta (forse) che si studia al terzo anno in letteratura italiana e che rimane impresso più che per le rime noiose per la vita completamente sacra, pura, senza vizi. Anzi, di Iacopone da Todi rimane impresso un cantico (?) di cui non ricordo il nome, in cui il frate pregava Dio (o simili) di gettare su di lui tutte le peggiori malattie del mondo.

Sofferenze e sofferenze.

 

Ecco, diciamo che Iacopone da Todi pensava di fare fesso dio, senza tener presente (a parte le non esistenze) che è impossibile escludere completamente il piacere dalla vita.

 

Senza voler prestar gioco a inutili teorie sul masochismo puro e la perversione che c'è nel desiderare castighi celesti e salvezza (ma sono pronta a farci un post separato se qualcuno dubita), e sarebbe molto divertente parlarne, chiunque non può non ammettere che alla fine di un folle dolore c'è piacere.

 

La cosa funziona pressapoco così: se non bevi per quattro giorni il giorno che berrai, l'acqua ti darà più piacere ancora.

E non si può non bere per sempre.

 

Posso fare un esempio più vicino?

Se mangiate un gelato troppo in fretta, vi viene un fortissimo mal di testa.

Di solito dura poco, poi passa.

E quando passa sembra che un lento piacere si sia diffuso per il corpo.

E' il rapido passaggio di quel dolore.

Ed è piacere.

 

Ecco, Iacopone non faceva sesso in senso stretto però alla fine i dolori a cui si costringeva lo portavano sicuramente in una terra di godimento, senza che la beatitudine celeste c'entri nulla.

 

Dolore e piacere è, nel sesso, uno dei temi che più mi incuriosiscono.

Non in senso sadomaso, anche se niente è da escludere a priori (a parte il cilicio, dicono).

Dove finisce il dolore e dove inizia il piacere?

Dove finisce il piacere e inizia il dolore?

Quanta distanza c'è?

Il limite è opinabile?

E' possibile che esista il piacere senza dolore?

 

La descrizione classica del coito è: un dolore meraviglioso.

E' sudore, dolore, fatica.

Temo che se non fosse per lo straoridinario e insuperabile piacere che si genera nessuno farebbe sesso (non è una teoria proprio mia).

 

Poi, quasi di fianco al dolore, c'è un altro aspetto, meno evidente e magari meno universale (perché il dolore secondo la mia visione non può essere separato dal piacere e dall'amplesso) che io trovo affascinante: l'umiliazione.

 

Nella più classica interpretazione psicologica solitamente il desiderio di umiliazione viene associato a sensi di colpa latenti. Nel sesso cioè il voler essere umiliati dovrebbe in qualche modo "punire" quelle cose che noi consideriamo colpe nostre.

 

Io la trovo un'interpretazione sensata, ma non così totalizzante. Quello che voglio dire è che "l'umiliazione" nel sesso potrebbe anche essere sempre presente, cioè senza motivi psicologici secondari.

Per esempio associando il senso di umiliazione all'essere posseduti.

Sto entrando troppo nello specifico?

E' complicato da spiegare, però se si parte dall'idea che noi stessi apparteniamo solo a noi stessi, l'atto sessuale ci mette nel diretto utilizzo di qualcun'altro.

Lasciando fuori i sentimenti che volete voi.

 

Questa non è l'umiliazione classica, pesante, ossessiva, del, per fare un esempio, pissing (wikipedia vi racconta tutto volendo) però costituisce certamente un "non normale utilizzo di sè"

 

Forse io sono troppo rigida nel considerarmi, certe volte ricordo l'avvio in modalità provvisoria dei computer, lo so.

 

Nelle donne poi, l'atto fisico, in generale, di aprire le gambe è, non voglio dire umiliante, ma comunque uno stravolgimento dei comportamenti considerati dignitosi.

 

Insomma, forse parecchi considererebbero non propriamente dignitoso per una donna, star a gambe aperte, che so, in metropolitana, ma, poi ovviamente de gustibus non disputandum est e si sa.

 

Si chiama intimità perché si fanno e dicono cose che devono restare lì.

E' l'unico momento in cui è fondamentale essere da soli anche in due, in cui i due devono avere lo stesso movimento.

Due corpi estranei non posso avere un orgasmo (metteteci i sentimenti che volete ma è pura chimica, secondo me).

 

Come da titolo.

 

C'è una cosa che io infilerei nella categoria "umiliazione" (meno o più profonda che sia): le parolacce.

E' una "pratica" che io decisamente non riesco a capire: essere definita troia al massimo può far venire voglia di tornare a casa, ma dubito che accenda il desiderio.

Poi la mente è una cosa complicata e l'eccitazione anche di più.

 

Faccio meno fatica a capire invece i meccanismi mentali di pratiche meno comuni e più erroneamente mal giudicate. Non faccio esempio sempre perché...

 

Come da titolo.

 

Okay, ho già mandato tutto a puttane (per restare in tema)?

Avevo iniziato seriamente.

Continuo senza serietà.

 

Per quanto riguarda le quantità dei convolti io non ho problemi.

Cioè, lo trovo meraviglioso da sola e meraviglioso in tredici, varianti in mezzo, dal due al dodici, annesse.

In quattorci si può provare, ma insomma, faticherei ad avere il giusto grado di egocentrismo.

E, soprattutto, dall'uno al tredici, senza distinzioni di sesso, razza, tendenze sessuali, credo, opinioni politiche e misure.

Sì, sono tollerante, e abbastanza costituzionale, ma le ultime tre fanno distinzione, altroché.

 

Concludo con una coversazione ai limiti dell'assurdo che dovrebbe spiegare la mia visione sulle differenze che ci sono tra apparenza e apparire (non pensate male di me, io scherzo quasi sempre)

 

Lui (un amico, che conosco da molto tempo e che si diverte a prendermi in giro): «come ce le hai le tette? ».

Io (che sono cretina ma molto spiritosa): «non lo so, un giorno ti faccio vedere così me lo dici tu e mi aiuti a rispondere al prossimo che me lo chiede».

Lui: «okay. Immagino che sia una domanda che ti fanno spesso, non vorrei che fossi impreparata».

Io: «mi stai dando della t****? Veramente sei l'unico che si permette queste domande; uno una volta mi ha chiesto la taglia del reggiseno e ancora non ho finito di arrossire»

Lui: «ma io lo so, stavo scherzando».

Io: «lo so che lo sai, altrimenti non te lo avrei mai raccontato».

 

(e per la cronaca ci scrissi un innocentissimo post e per questo lo sto raccontado anche a voi)

 

Scusate, dodici marinai (atei, di sinistra e con grandi misure), aspettano la tredicesima, scappo.

27 luglio 2010
457 A.R.
Ed è quando il postino lascia il foglietto giallo nella cassetta delle lettere che le cose si fanno preoccupanti.
A nulla servono gli incoraggiamenti di amici, parenti e conoscenti, tu, in cuor tuo, lo sai già.
Sai già che sarà una multa.
E lo sai per un ottimo motivo: perché ce l'hai scritto sul libro delle risposte.

E allora ti prepari al peggio.
E non sono nemmeno i soldi a preoccuparti, quanto di più i punti.
E non i punti di sutura che ti metterai in testa da sola, dopo esserti fatta del male da sola (o essertelo fatta fare - che poi, se gli uomini avessero un filo di fantasia, vera, la cosa potrebbe trasformarsi in eros puro, ma lasciamo perdere).
Sono, a preoccuparti, i punti della patente.
Quei strani punti che preservi con tanto interesse perché sai, sai bene (perché ce l'hai scritto sul libro delle risposte), che il giorno che ti beccheranno a fare l'infrazione che fai sempre (velocità), te li leveranno tutti, altroché storie.

Poi se pensi di notte la faccenda si complica.
"Chissà quanto grave sarà l'infrazione."
"Non è che danno la galere tramite raccomandata?"
"Non è che danno la sedia elettrica tramite raccomandata?"
"Non è che danno la tortura tramite raccomandata?"
Ricominciamo con l'eros (!).
Vedo troppi film.
E troppi film porno, soprattutto.

(non vorrei dirlo ma della possibilità di essere arrestata per raccomandata l'ho pensato realmente)

Quindi ti fai forza la mattina successiva all'avviso giallo.
Ti vesti e controvoglia porti la macchina (quella macchina che forse ti leveranno -sempre tramite raccomandata ovviamente!) fino all'ufficio postale.
E l'ufficio postale si trova nel santuario.
Mica scherzo.
Io non me lo spiego, ma sta lì.
Nelle mura dell'immenso santuario.
E già entrarvi ti costa l'anima, perché stupidamente non l'hai ancora venduta.

Parcheggi.
Prendi il numero.
Aspetti.
Tiri fuori un libro, tanto perché gli sguardi passino da te a quello che tieni in mano (sono ossessionata dalle persone e penso che tutti mi fissino, esatto!).
Un libro che non leggi, e come potresti? Stai per essere arrestata!
Alla fine è il tuo numero ad essere chiamato.
Oralmente, tanto per rimanere in uno dei temi.
Perché hanno finito il tabellone.

Dici alla vecchia (e sono sempre vecchie!): "salve, dovrei ritirare una rcmndt!"
Lei capisce, anche se "raccomandantata" non lo hai detto, che altro vuoi ritirare allo sportello delle raccomandate?
Cerca tra una pila di lettere, e tu che sei furba (anche se paranoica) non vedi verde.
Le guardi tutte, con occhio fuggitivo, ma il verde non c'è, meglio, non lo vedi.
 
E lei tira fuori una bella letterina bianca.
Il bianco è il mio colore: innocenza.
Non è una multa ed io lo so.
E non perché ce l'ho scritto sul libro delle risposte, ma perché non è verde.

Esco dalla posta, senza sentire gli sguardi e pensando di aprire la missiva.
Apro.
E leggo: "le rimettiamo assegno settecento euro"
Il bianco è il mio colore.
Il giallo (dell'oro) pure.
Grazie, molto gentili.

Ecco, adesso mi arresteranno veramente, per riciclaggio di denaro.
Sporco.

Ma risolvo trovando qualcuno che vada a ritirarlo per me.
A cosa servono le madri altrimenti?
Com'era?

"Mia madre si approva in frantumi di specchio, dovrebbe accettare la bomba con serenità, il martirio è il suo mestiere, la sua vanità, ma ora accetta di morire soltanto a metà"
(Al ballo mascherato - Storia di un impiegato, 1973 - Fabrizio De Andrè)

Sì, era così.
21 luglio 2010
454 Qualifiche

“Tua madre ce l’ha molto con me, perché sono sposato e in più canto; però canto bene e non so se tua madre sia altrettanto capace a vergognarsi di me”

(Fabrizio De Andrè – Giugno 73)

 

Ho aperto questo blog per non essere me stessa.

Cioè, per essere me stessa, senza nome, faccia o collocazione.

Per condividere quelle cose che sfuggono “agli altri”.

Scrivendo, lentamente sono apparsa.

Collocazione, faccia e nome tutto incluso.

Bè, solo sulla faccia riesco a far ancora un po’ di resistenza, ma son già ceduta.

Ogni tanto mi dico che dovrei almeno cambiare aria, ogni tanto mi do dell’idiota per averlo pensato.

E’ che il “tipo” di blog forse è un po’ cambiato dagli inizi.

(Perché tutto cambia continuamente, come è noto.)

E’ che certe volte ho nostalgia di quando non mi importava nulla di chi avrebbe letto.

 

Adesso, non lo nego, quando scrivo penso a qualcuno.

E a volte pure a due qualcuno.

Certe altre volte a tre qualcuno.

Ecc.

Sono quello che si dice un poco condizionata.

Ma se non lo fossi stata da principio, forse avrei già smesso di scrivere.

Diciamocelo, il pubblico piace e mi piace.

Sennò perché non scrivere su un diario segreto?

Non è un reato, certo e l’esperienza trasmessa, anche su un blog, non insegnerà però dimostra.

Almeno un po’.

 

Sì, ho stonato anche ieri stasera.

Peggio delle altre sere (ed è tutto dire!), ma non ho mai ricevuto tanti complimenti.

Bè, circa.

Però stasera, mentre stonavo, R. (quella che gestisce il karaoke) mi ha detto: “oddio, ma la senti questa voce? E’ proprio la tua, sei tu!”

Sì bè, certo.

“Devi studiare, non si sprecano talenti così!”.

Talenti?!

E’ questo che mi fa sorridere.

 

Ed ecco il perché della premessa.

Adesso io spiegherò quello che spiegare ad altri è impossibile.

 

La faccenda con il saper cantare c’entra davvero poco.

E anche con “l’avere una bella voce”.

 

“Non sembri tu quando canti”

Non sono io.

Non sono io per nulla.

 

“Credevo ci fosse un disco registrato”

Eh, infatti.

 

Spiego.

Diciamo che i miei hanno sempre amato far quelle feste con il karaoke.

E cantare.

Mio padre, poi, lo adorava.

Ed io, penso incosciamente, volevo che adorasse, ammirasse anche me.

Non che non lo facesse, intendiamoci, solo che volevo, ho sempre voluto, lo facesse con più dimostrazioni plateari.

 

Allora ho preso la cantante più brava.

Quella tra tutte che si dice sia un mito.

Quella che mette un brivido anche se canta “le mille bolle blu”.

(Bè, oddio, io odio quella canzone)

Mina.

E ho cantato come lei.

Bè, circa, ovviamente.

Meno bene sicuramente.

 

Ecco perché la mia voce ricorda qualcosa di piacevole.

Non ho meriti personali, ho imitato qualcosa di già grande ed è venuta fuori una cosetta strana: la mia voce riproduce quel timbro bellissimo.

 

Non penserete mica che sono una presuntuosa inutile, spero (anche se forse lo penso anche io).

Non ho detto di saper cantare come Mina, ho detto di non saper far altro che imitarla per quanto poco bene: c’è molta, molta differenza.

 

Comunque ho deciso.

Non di partecipare a x-factor state sereni, ma di prendere qualche lezione.

Non perché sono una presuntuosa che finge modestia, ma per togliermi un po’ di soddisfazione e di grilli dalla testa.

 

Non so cucinare, cucire, ballare nessun tipo di ballo, sono negata con l’inglese (ai limiti del credibile sinceramente), non capisco quasi nulla di geografia (eppure mi sono impegnata a studiarla), faccio errori di ortografia da suicidio, sono disordinata, e potrei continuare.

 

Lo dico perché mi piacciono i post con equilibrio.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. De andrè mina karaoke presuntuosa qualità

permalink | inviato da LadyMarica il 21/7/2010 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
11 gennaio 2009
LUNA ROSSA...ed è il mio pensiero per De Andrè!!
 

Poche ore fa (alle 18 circa) ritornando da un gita al mare (o nelle vicinanza...in effetti) mi è capitato di guardare la luna...(oppure è lei che guardava me??)

Rossa, ostinata forse perfino cattiva...
mi guardava intensamente, con l'intenzione di farmi male...
mi sono sentita piccola, come l'infinitesima parte di un tutto troppo imperfetto...
mi sono sentita sporca, colpevole, macchiata...
ho sentito l'Ansia

nello stomaco,
sotto la pelle,
nelle lande desolate della mia testa...

e lei, la luna rossa, mi fissava più cocente che mai...

poi mi sono ricordata di aver provato la stessa sensazione questa mattina...
appena sveglia, cullata tra le dolcezze della domenica mattina...

ma in tutte quelle dolci promesse (di una giornata ancora solo mia!) le sue braccia erano sparite...
quelle stesse braccia che avevo sentito (immaginato sarebbe più opportuno!) tenermi per tutta la notte, quelle stesse braccia che mi dicevano che tutto stava andando come doveva andare...

Poi quella sensazione si è spenta...
un po' perché azzittita dalle pretese del sole splendente,
un po' perché, lontana dal mio sogno, quelle braccia mi appaiono come un dettaglio inerme...forse inesistente (eppure quanto le sentivo la notte prima!)

Ma ora la luna rossa che mi fissa mi ha ricordato quell'emozione mattutina...

sembra mi schiacci con il suo peso...

non resisto a guardarla...

non posso...

mi suggerisce cose che non voglio, né posso ascoltare...

all'improvviso la mia sciarpa bianca cade per terra...
come in un flashback indesiderato
e poi la spina mi punge il dito...
sangue...
gocce sorprendentemente scure...
sangue...

Niente dolore...
sento solo la spina...
un corpo estraneo nel mio...

Guardo ancora la luna...
e penso al perché mi vengano in mente queste (e non altre!) immagini
della giornata passata...

Non penso al sole caldo della mattinata...
né all'abbraccio che ho ricevuto senza meritarmelo...
né al sapore di quello che ho mangiato,
né di quello che ho bevuto...

Non penso che, quando gli ho detto del mio incidente in macchina,
del fatto che ero sola "contro" tre uomini, lui ha detto "perché non hai chiamato me?"

In quel momento mi sembrava che non potesse dire nulla di più perfetto...
In quel momento mi sembrava che quelle fossero le uniche parole che avessi mai ascoltato...

Ma ora, ora che la luna rossa mi guarda così come posso gioire di...di...di quel nulla??
Ora che siamo sole, io e lei, come posso permettermi di sfuggirle?
Di sfuggire al dolore che so (perché lo so!) di meritare??

Ed improvvisamente lo sento…

sento il gelo di quello che non voglio farsi troppo vicino…

…mi sento troppo viva per quella luna rossa insanguinata...

Insanguinata da tanto orrore…

Insanguinata dalla mia indifferenza…

E mi sale solo un nome sulle labbra, quello di De Andrè…

E nominarlo oggi mi pare proprio stupido…

oggi che tutte le radio lo nominano,

oggi che tutti i tg gli rendono omaggio,

oggi in cui tutti ci propongono le sue canzoni svuotate pure nell’anima dalla banalità di dire…

e poi di dire che??

Ho sentito alla radio uno che parlava di De Andrè…un poeta (diceva)…

e mentre parlava mi sembrava che leggesse quello che stava dicendo da Wikipedia…

non so…magari sono solo io…che penso…penso…penso

e alla fine….scrivo…scrivo….scrivo

e non arrivo mai a nulla…

a nulla di concreto…

tant’è che aspetto risposte dalla luna…

"qualcuno ha lasciato la luna nel bagno,
accesa soltanto a metà,
quel tanto che mi basta per contare i caduti,
stupirmi della loro fragilità..."  (FDA)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. de andrè luna rossa un po' per me

permalink | inviato da LadyMarica il 11/1/2009 alle 23:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte


 

Scrivi per qualsiasi stramberia a
unimarica@hotmail.it

 

 

Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE