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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
25 dicembre 2012
Le cose di qualsiasi Natale
Prendendo spunto da un link su fb intitolato “le sette cose che mi fanno rosicare del natale”, io vi descrivo le 5 cose per cui a Natale, spesso, ho desiderato di morire:

1) quando durante le settimane prima tutti i conoscenti mi lanciano biechi segnali sui regali che mi hanno fatto, distruggendo quella ipocrita idea di sorpresa della carta regalo e obbligandomi a ricambiare il dono.

2) quando, alla apertura doni, i regali ricevuti non hanno minimamente l'aspetto di quello che mi avevano convinta a ritenere. Ti aspetti una bambola gonfiabile? E aprendo il pacco di becchi una barbie. Uguale, sì, ma solo nell'idea.

3) quindi ringraziare, con la faccia più felice del mondo, nascondendo quella delusione di stampo infanzia per quel regalo che non avresti mai voluto ma su cui ormai avevi fantasticato. Quindi ti tocca aggiungere quelle frasi senza senso come “grazie, non dovevi”.
No, infatti, non dovevi, mi avresti risparmiato un sacco di sofferenza.

4) quando mi costringono a far un regalo a delle persone estranee, che ho visto 3 volte in vita mia, senza dirmi nemmeno cosa potrei regalargli.
Io personalmente finisco a spendere soldi a caso per qualcosa di insignificante, vinta dall'indecisione.

5) qualche vecchio che, mentre io sono impegnata a pontificare in solitudine, nell'angolo vicino al camino, sulla depressione che mi mette Natale, mi parla della sua lombo sciatalgia paragonandola al ciclo mestruale femminile, argomento che, più di ogni altro, odio, detesto e mi crea conati di vomito inguaribili.

Senza numero: che a Natale, un sacco di gente, si scorda di votarmi per questo concorso senza fine.

Sì, buona Natale, ma speriamo di bypassarlo l'anno prossimo.

13 gennaio 2012
Scrivici quando vuoi (cit.)

Curioso come una frase così breve mi abbia, nel pomeriggio, portato un quantitativo di serenità poco misurabile.

Diciamo subito che per dire che sarà un successo è presto. E forse non lo sarà. Io il fallimento lo metto sempre in preventivo, quantomeno per non lanciami sul terrazzo dell’inquilino del piano di sotto un giorno, a caso: non si merita un buco sul terrazzo.

 

Quello che voglio fare con questo post è ricordarmi il potere di quella frase.

 

Da dove comincio?
Non dall’inizio, non stavolta. E’ troppo lungo e troppo personale.

Diciamo solo che dopo Natale, ma forse pure prima, certe notti succedevano cose strane.

Il tempo verbale passato è la mia forma di ottimismo.

Le cose non erano poi così strane, a volerne parlare. Semplicemente il mio demone personalissimo e per niente saggiamente socratico si divertiva a fare un gioco delirante con me: alternava giorni in cui nervosamente, in poco meno di un’ora, consumava una quantità di cibo che io, perché ho un certo rispetto per me non quantizzo (c’è una parola che ci vorrebbe qui ma io, si sa, non la userei nemmeno sotto tortura), e giorni di digiuno completo, a forse acqua.

 

Non solo non è “normale” ma è persino stupido.

Non ve lo so spiegare. Io so perfettamente che per interrompere un circolo così bisogna solo mangiare normalmente per non avere gli attacchi compulsivi.

Purtroppo il digiuno ha un suo certo maledetto fascino: ci si sente stoici, epici, forti, senza debolezze. E la bilancia, il giorno dopo, manda baci di cioccolato.

Ma una favola così dura al massimo, nella mia esperienza dico, due-tre giorni.

Poi, si cade. Certe persone, mentalmente instabili come me, non sopportano di cadere. E allora danno fondo a tutta una serie di azioni idiote, che sanno essere idiote ma che non riescono a non fare.

 

Una notte di questo gennaio, caduta di nuovo e malamente, avendo passato tutta la sera a cercare, tanto per descrivervi quanto profondo è il mio fondo, a vomitare tutto quello che non è anima, ho deciso che magari dovevo smetterla.

 

L’ho deciso per la sedicesima volta nella mia vita, forse qualcuna in più.

Allora ho scritto due email. Anzi, una sola, per due “strutture”.

Una mail l’ho scritta a una dottoressa che, molto tempo fa, frequentavo. Mai ascoltata in vita mia ovviamente. Anzi mi infastidiva il suo (loro) tentativo di “controllarmi”: del mio corpo, perché si sappia, dispongo io e solo io. Ora che ho ottenuto i miei risultati, ho pensato, potevo chiedere aiuto a qualcuno che magari avrebbe approcciato il problema da un punto di vista più professionale.

Sono un’illusa senza possibilità di guarigione.

 

La mia scrittura di notte ha una caratteristica: è viscerale.

 

Sono state gentile, carina ma non patetica (so essere anche patetica in effetti, ma non ho azionato la manovella quella notte)

 

La stessa email l’ho mandata a un sito internet a cui sono iscritta. E’ un sito ben fatto, che non nomino perché non vorrei mai lo trovaste, anche se è facilino, temo.

 

Non contavo in nessuna delle due risposte, francamente.

 

La dottoressa ha risposto immediatamente. Purtroppo.

La frase, unica e in cui si articolava tutta la sua risposta diceva “mi invii i suoi recapiti, la farò contattare da un infermiere del reparto”.

Qualcosa ha fatto contatto con la mia mente. Il lei con cui mi parlava: odio mi si dia del lei, mi spaventa. E le parole “infermiere”, “reparto” hanno provocato un conato di vomito spontaneo.

 

Io capisco. Io capisco un sacco di cose. E capisco tutti. O tento, continuamente. Anche troppo certe volte, fino a confondere “comprensione” con “scuse”.

 

Mi va bene la professionalità, mi va bene la distanza medico-paziente, mi va bene che forse era così che doveva rispondere ma mi va bene anche che la cosa mi abbia paralizzato completamente. Ho diritto anche io ad essere “compresa”, almeno da me.

 

Mi ha fatto sentire una stupida.

Poteva sprecarci una parola in più. E nemmeno per forza cordiale. Poteva anche solo dirmi “abbiamo bravi psicologi che si occupano di queste cose, faccia un colloquio”. Non mi sarebbe piaciuta lo stesso, come risposta, ma almeno mi avrebbe dato una specie di “via”, avrei avuto un motivo per pensare di risponderle: ovviamente l’ho ignorata.

 

La sua risposta mi ha fatta sentire un virus da provare a debellare. Simpatica, come una lisca di pesce conficcata nella trachea.

 

Quelli del sito invece non mi hanno proprio risposto. Fino ad oggi, quando per puro caso ho letto la loro, meravigliosa, risposta.

Mi è piaciuto il modo, mi è piaciuto il contenuto, mi è piaciuta la gentilezza. Hanno letto cose che io non ho nemmeno scritto, non so come. Mi hanno descritta esattamente come se parlassero proprio di me, forse è troppo facile.

Io mi entusiasmo facilmente e con altrettanta facilità mi disilludo però veramente mi hanno stupito. Riporterei la risposta ma è, ancora una volta, troppo personale (in effetti non so dove ho rimediato il coraggio per scrivere questo post).

 

Riporto la frase che ho scritto nel titolo invece: “scrivici quando vuoi”.

 

E’ esattamente quello che avevo bisogno di leggere. Mi è sembrato di non essere un’idiota, mi è sembrato di non essere sola, mi è sembrato di non averli infastiditi (come invece la spina di pesce di cui sopra). Scrivici quando vuoi mi dà una sensazione di umanità, mi sembra dire “provaci”.

E a me per credere serve qualcuno che me lo dica spesso.

 

Non lo so, magari sono solo stupida eh, però un dato di fatto c’è: il virtuale è stato di tutta l’umanità che l’umano non è riuscito nemmeno a considerare.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE