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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
24 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
5 febbraio 2013
Oh, come sono fertile e cattiva!
nuovo post nella sezione blog
http://lady-marica.webnode.it/news/sudare-cattiveria-gratuita/
27 maggio 2012
Ecco perché di solito mi dispiaccio quando qualcuno mi definisce "donna"


Ci sono donne che senza il cavaliere non riescono nemmeno a pettinarsi i capelli. Tutte le altre li portano sufficientemente corti. Poi ci sono le eccezioni, ma vabbe', quello è un altro discorso.

25 marzo 2012
Cervelli al buio
Latte e biscotti. Ore 4 della notte almeno secondo l’ora vigente.
Ma mi merito qualche carezza dall’unica persona al mondo che non mi deluderebbe mai: il Signor Gentilini (un uomo che nella mia mente ha un po’ di pancia, i baffi e fa sempre e solo biscotti, senza fermarsi, senza stancarsi, senza invecchiare).

Sabato sera, centro della movida romana (almeno per una che come me è abituata, al sabato sera, a frequentare, al massimo, il centro del suo salone), compleanno di un’amica.
Mi improvviso guidatrice sicura, non timorosa dei parcheggi, mi vesto da donna, che nel mio linguaggio significa proprio sfidare le leggi di natura, non mi trucco ma solo perché proprio mi darebbe l’orticaria, mi infilo il mio cappotto strambo e esco.

Passiamo una normalissima serata. Tutte coppie, poi ci siamo io e una mia amica.
“Pazienza, va così, niente uomo della mia vita nemmeno stasera” sintetizzo con ironia il solito essere l’unica single. Ma non è che, dopo le ultime delusioni, mi dispiaccia così tanto.
Però mi sbaglio e i fatti non ci mettono molto a dimostrarmelo. Al termine della sera, quando i miei stanchi piedi tenuti sospesi dai tacchi di circostanza già bramano calzettoni anti-femminilità e un materasso, il fidanzato di una mia amica mi propone “una cena a quattro”, in un ipotetico futuro che, proprio per il binomio “ipotetico futuro” suona, più o meno, mai, con un suo amico “molto colto, dolce, simpatico”.
Non è carino, questo è chiaro dal “molto colto” fino al “simpatico”.
Bè, ma perché no? Io sono zitella, zitellissima. In piedi ho un bacio senza repliche e un rapporto amichevole che ha firmato per rimanere tale nonostante le mie contrarietà. Dubito che l’amico del fidanzato della mia amica sia anche soltanto interessante, come le citazioni precedenti poi, ma infondo io, me lo ammetto, ho sempre frequentato qualcosa di vicino al meglio. E non lo dico per vantarmene, figuriamoci, io certo non ho alcun merito, lo dico perché ammetto di essere stata molto fortunata dal primo all’ultimo uomo con cui sono “uscita” e di meritarmi, quindi, qualche caso umano.
Soprattutto se il futuro è così ipoteticamente prossimo, continuano i miei pensieri, sicuramente possiamo organizzare.

Ma prossimo che è prossimo, C., il fidanzato cupido della mia amica, decide di chiamare subito il tipo, che da ora chiameremo simpaticamente Mellin, per vedere se gli va di fare subito un salto a bere qualcosa con noi e “a conoscere una ragazza”.
Ho pregato di specificare “poco carina”, dopo ragazza, per non creare brutte aspettative fraudolente, ma nessuno ha acconsentito alla mia richiesta di mercato: meglio scoraggiare prima che deludere poi.
Mellin, contro ogni buona logica, dice di sì, e arriva quasi subito. Io per descrivere uno così il modo ce l’avrei. Però, se dico “morto di figa”, è probabile che scalfisca qualche sensibilità. Lungi da me, però, uno che alle 3 di notte decide di raggiungere un gruppo che non conosce solo perché qualcuno gli ha nominato un’ipotetica ragazza non meglio descritta che ci starebbe ad un incontro veloce, tanto pieno di attività sessuale non deve essere.

Usciti dal locale e in cerca di parchi meno rumorosi e più vivibili, Mellin arriva.
Il primo impatto è, come quasi tutti i primi impatti, decisamente una sofferenza: niente occhiali, niente capelli scuri, niente occhi ricordabili. Mi stringe la mano con fare sicuro, io lo guardo e spero di ricordarmi il nome. Lasciamo il locale, arriviamo a un parchetto (non solo io e Mellin, ma tutto il gruppo), brindiamo con un po’ di spumante stradolce al compleanno della mia amica e Mellin pare non aver la minima intenzione di comunicare.
Poi i miei amici (amici in senso, sempre, "più o meno"), più per svoltare la serata che per vera volontà di giocare a cupido, lo mettono un poco in mezzo.
Ed è qui, proprio qui, che scopro che era la serata per innamorarsi di qualcuno. E non mi ero nemmeno preparata.

Si apre l’atto dell’intervista al Mellin.
Le prime domande sono di routine: anni, lavoro, collocazione abitativa, varie e pure le eventuali.
Poi si apre l’atto delle domande imbarazzanti-volgarei.
La peggiore delle rispose di Mellin è stata alla domanda posizione sessuale preferita: “infondo basta stare dentro”. Qualcuno ha detto che probabilmente il ragazzo “colto, dolce e simpatico” (cit.) intendesse i luoghi chiusi, io, dite pure che è colpa mia, l’ho interpretata un po’ diversamente. Qualsiasi cosa intendesse però il risultato non cambia di molto: la scarsa propensione alla fantasia, le variazioni, la passione per le in usualità e soprattutto per la mancanza di preferenze logistiche inusuali sull’eros sono tutte cose che mi spaventano profondamente.

Si passa, a questo punto, alla domanda del secolo.
Amici: “Mellin, tu fumi?”
Mellin: “no”
Amici: “ti danno fastidio le persone che fumano?”
Mellin: “sì, molto!”.
Un po’ dopo il “no” ma sicuramente prima del “sì, molto” io avevo già tirato fuori, dalla borsa, una lucky strike; ma è solo dopo il punto esclamativo del “molto” che decido di accenderla.

Successivamente, dopo mia richiesta senza voce alla mia amica, si passa alle domande ontologiche. Autori preferiti, musica, film, e di più ancora filosofi. Stavolta Mellin non è l’unico a rispondere, una voce maschile che non avevo notato come contabile, si alza dal gruppo.
Alla domanda sugli scrittore uno dei due risponde qualcosa come “Fabio Volo”, l'altro invece dice “Pirandello”, che non è Dostoevsij, certo, però almeno è uno scrittore per davvero.
Poi c’è la domanda sui filosofi. Uno risponde qualcosa come “Einstein” (che poi non sarebbe nemmeno una risposta malvagia se ci fosse la minima possibilità di una motivazione), l’altro invece risponde “Platone. Col Simposio”. Non è Nietzsche, siamo d’accordo anche stavolta, però almeno c’è un qualche idea di filosofia. Uno dei due, insomma, mi ha vomitato sulle scarpe, l’altro mi ha prestato qualche fazzolettino umido per pulirle.

Ma è stata l’ultima domanda a incidere, per sempre, il mio cuore. La domanda era semplice: “cosa pensi del giacchetto di Marica?”.
Ora, il mio giacchetto è famoso. Non qui magari, un po’ più su fb. E’ un giacchetto stretto in vita, “bombato sotto” con sopra raffigurazioni di gheise e altri motivi orientaleggianti. Un giacchetto che metto solo io e piace, con qualche eccezione, solo a me. E’ della “disegual” e lo dico non perché io sia una propensa alle marche, per carità, ma perché penso che il nome abbia un qualche "omen" in questo caso.
Io, in tutto questo, mi stavo per scavare una buca e sotterrarmici per qualche mese, niente di definitivo, ma vabbe', questa è solo normalità.
A questa domanda uno risponde “originale” e l’altro “è molto bella epoque”. E signori miei, come potevo non innamorarmente? E’ la definizione migliore che si possa dare dopo “dandy”.

Quando ho finalmente deciso a chi darò il mio cuore, il prescelto, che guarda tu il caso si chiamerà R., e che certo non è Mellin, si avvicina ad un altro ragazzo e lo bacia: è il suo compagno.
Sapevo già, ovviamente, fosse gay ma certo non lo potevo dire prima di tutta questa sceneggiata da post.
E’ una regola incontrovertibile: mi piacciono gli uomini, con l’eccezione di un bacio, con una certa predominante inclinazione al femminile. La cosa che mi stupisce invece è che provo sempre una forte antipatia, sempre con qualche eccezione, per le “donne” (cioè totalmente al femminile).
 
Alla fine Mellin mi ha chiesto se mi andava di lasciargli il mio numero. Francamente non mi andava, e l’abbiamo capito tutti, ma siccome lo ha chiesto davanti al gruppo certo non me la sentivo di dirgli “no grazie, mi piacciono i cervelli” e ho preferito lasciarglielo. L’ho fatto per me eh, specifichiamolo, mica per lui: non potevo permettermi di passare dalla stronza insensibile che sono.
E tutto questo egoismo, anche se a un dio a lieto fine non credere mai (cit.), ovviamente mi ha punita. Perché Mellin mi ha chiesto, dopo il numero, se poteva riaccompagnarmi a casa. Fortuna avevo la macchina dalla mia amica, poco lontana dal parchetto dell’incontro, ma comunque sono dovuta andare con lui, senza possibilità di no. Durante il percorso immagino che qualcosa abbia detto. Non mi ricordo molto se non la solita frase, che mi sento dire da quasi prima di nascere: “tu leggi molto? Bene, leggere fa bene”. E uno che pensa che si possa leggere “molto” (ma qualcuno ha idea di quanti libri esistano e di quanto il tempo, per tutti quei libri, sia infinitamente niente?) e soprattutto che si legga perché leggere “fa bene” è decisamente fuori dalla mia portata.

Però una cosa carina alla fine Mellin l’ha fatta: se ne è andato.
Infondo qui la stronza insensibile non c’è bisogno che io la faccia, è risaputo da desclaimer che lo sono.

3 maggio 2011
601 Divorare cultura

"Con te lo so, sempre così, rimesci pianti e sogni e poi li butti via" (cit.)

 

Io avevo previsto di scrivere tutto un altro post. Un bel post, francamente, sui pensieri democratici e meno democratici e sui limiti della libertà. Una cosa che doveva far ricordare che LadyMarica ogni tanto pensa pure. E invece mi trovo a scrivere un altro post sugli uomini, sul sesso, sui rapporti o comunque vogliate definire queste cose. Un altro post ad argomento privato. Stavolta non è sui sentimenti però, non solo insomma, è sulle persone. Anche sulle belle persone.

 

Detesto il tempo di cottura delle zucchine. Dio mio, potrei invecchiare nel frattempo.

 

La cosa che mi sorprende è quanto poco io mi fidi di me stessa pur avendo una notevole quantità di prove empiriche in mio favore.

Sapevo che non poteva Lui, un amico, lasciate perdere le qualifiche anagrafiche (nessuno dei precedenti, però, ecco, precisiamolo per chiarezza espositiva) trattarmi così male per più di una sera consecutiva, di solito alterna una sera no e due sì, almeno.

 

Io lo conosco bene. Gli altri si stupiscono. Lo so che è uno stronzo, immaturo, idiota, insensibile ma so anche che è molto dolce, quando gli va e soprattutto se non lo guardi mentre lo è.

Sembra me al maschiale, certe volte, con qualche differenza sostanziale.

Più che altro io non vado a letto con le ventenni!

 

La cosa che massimamente mi infastidisce è quando mi tratta come le altre. Lui confonde il mio adirarmi, quando lo vedo in atteggiamenti intimi con altre, con la gelosia. Proprio per niente! Non è gelosia, non so come si definisce, è quel volere attenzioni esclusive.

Se poi si vogliono dire le stesse cose a tutte mi va anche bene, ma posso pretendere che non lo si faccia così alla luce del sole? Pretendo qualche accortezza nei mezzi, ecco!

Non mi interessano le penetrazioni più o meno riuscite della sua vita sessuale: di solito risponde alle mie email incazzate con “ma con quella non ci ho fatto niente”.

Come se il problema fosse quello che ha fatto, no, il problema è quello che voleva farci al massimo.

Prima o poi gli sentirò dire: “abbiamo fatto una posizione del missionario, mica una la 69! Non puoi mica arrabbiarti!"

Il sesso è l’ultimo dei miei problemi sull’esclusività. Mi preoccupano “i messaggi di gruppo”, le attenzioni condivise, cose del genere insomma.

 

Da sabato fino a circa un’ora fa la mia ira funesta ne suoi confronti prevedeva qualcosa di non meglio definito che si trova tra i  parecchi calci e l’avada kedavra.

Per chi non lo sapesse i calci sono qualcosa che tra le persone che si credono civili vengono dati a un pallone (il calcio e la civiltà non sono contrari?) e l’avada kedavra è una delle maledizioni senza perdono, l’anatema che uccide (Harry Potter cit.).

In poche parole non volevo ucciderlo, ma circa.

 

Anche se ultimamente devo ammettere di essere leggermente più tendente alla rabbia del solito, io non mi arrabbio facilmente. O anche me la prendo molto per piccole cose ma entro un quarto d’ora mi passa tutto. Stavolta meditavo vendetta.

 

La storia della rabbia parte da sabato.

Sabato gli ho sentito raccontare (non vi dico come, non vi dico dove) dei suoi programmi con una qualche troietta di turno. Marica! Ehm, con una bella ragazza seria tra le tante che conosce.

 

Quindi gli ho scritto facendogli ben presente quanto fosse pessimo a sparire con me solo perché aveva di peggio da fare.

Ho detto di meglio, devo essere sincera, magari avessi sempre questa alta considerazione di me!

Lui mi ha risposto che era vero che non si era fatto sentire, ma mi aveva pensata tanto.

Una scusa vecchia, orrida, triste che viene subito dopo “vorrei ma non posso” (con una qualche eccezione, certo), “ti amo troppo”, “sei troppo per me” e compagnia bella.

Una scusa a cui nessuna donna intelligente dovrebbe credere.

Io ovviamente gli ho quasi creduto.

 

Successivamente mi ha scritto, forse domenica, che comunque lui odia giustificarsi e peggio se deve farlo con me.

Cioè, perché io sono il due di coppe quando si gioca a pallanuoto?

 

Lunedì abbiamo sfiorato il mio massacro intellettivo con un messaggio sul telefonino da parte sua che mi diceva: “non vorrei essere ulteriormente stronzo, ma devi arrivare ad essere anoressica prima di vederci?”

All’inizio lo avrei sbranato, poi ho capito che era un invito a uscire che scritto da un asino sarebbe risultato più gradevole.

E mi scuso con gli asini.

Ho risposto molto carinamente. Ma molto, molto. E non ho ottenuto risposte.

 

Poi, oramai sera, ho avuto modo di notare su fb che ha fatto una cosa orrenda: ha scritto a tutte quelle che io chiamo le sue corteggiatrici. E poi anche a me.

Mi mette tra le corteggiatrici in poche parole. Dico, ma ho una faccia da uomini e donne?

Io glielo faccio notare e segue la pessima, ma come al solito degna di nota, conversazione che riporto.

 

Lui: ancora non hai capito che sono tutte cavolate quelle che scrivo? Che palle che sei!

Io: l’ho capito che scrivi tutte cavolate. Sì, quello l’ho capito sul serio direi

Lui: fanculo!
Io: sei insopportabile, cazzo

Lui: sarà per questo che sono single che dici? (riferendosi al mio attribuirgli una storia di poco prima n.d.r.)
Io: dovresti ringraziare di essere single. E vivo soprattutto. A me faresti venir voglia di ucciderti.
Lui: ahahaha. Sei davvero violenta ultimamente.

Io: solo con te guarda, io non mi arrabbiavo mai. Un tempo.
Lui: sì è fatto tardi. E’ ora di andare a nanna.
Io: bene, bravo. Le tue corteggiatrici saranno disperate per questo abbandono improvviso!

Lui: sono già andate tutte a letto. Da un pezzo!
Io: da sole? Strano conoscendoti.
Lui: hai finito?
(non ci posso fare niente ma sono questi toni così, come se lui fosse il capo supremo che mi fanno sciogliere –sono una malata di mente, lo so n.d.r.).

 

Finisce che nemmeno ci salutiamo.

 

Ah mi sono scorda la frase premonitrice!

Passo indietro, brevissimo.

In una di queste conversazioni (fb, mail, telefono. Non mi ricordo quale precisamente) lui mi aveva detto una cosa come “sappi che ti scuserai”.

Ed io avevo pensato “sì, se lo faccio poi però mi obbligo a mangiarmi un libro intero!”.

 

Ho continuato ad odiarlo anche oggi, con più calma e meno convinzione, ovviamente. Più che altro non riuscivo a capire. Litighiamo spessissimo da quando lo conosco però facciamo pace anche più spesso. Questo perché siamo due stronzi insensibili, già detto, tendenti però, orrendamente, alla tenerezza. Di lui mi piace, oltre al modo in cui dice mai (incredibilmente) l’interesse per i dettagli, per le piccolezze. Non mi fido per niente, questo è chiaro, ma è colpa sua, non certo mia.

Il fatto che lui non abbia voluto far pace ieri (una cosa carina l’avrebbe scritta in circostanza normali) mi ha fatto pensare che forse avevo sbagliato il punto di vista su di lui, che forse lo consideravo come non è, come piaceva a me, credendo di conoscerlo.

 

Alle 20 tutte le sere telefona mia madre. Di solito quando ho deciso di farmi una doccia.

 

E stasera, nella telefonata con mia madre appunto, vengo a sapere che è arrivato un pacco per me, a casa.

“Ah!” è la mia esclamazione.

Questo perché credo di sapere benissimo il mittente e il contenuto. E già mi intristivo. Credevo fosse un ex che mi rimandava, per vendetta, un libro prestato (che non rivoglio!) e un braccialetto (che gli ho lasciato nella romanticheria dell’arrivederci).

Ero talmente certa che ho chiesto a mia madre di chi fosse il pacco giusto per fare conversazione.

Lei mi dice: “è di un certo Lui” e io che avevo smesso di pensarci fatico non poco a collegare le cose, a ricordami che avevamo parlato di un certo cd.

Io le sorprese le odio (mi proibiscono il controllo!) ma devo ammettere che è stato molto dolce. Oddio, visto che nessuno ha aperto il pacco dentro potrebbe anche esserci una bomba che si attiva al contatto con la mia pelle, ma lo escluderei.

 

Ecco, mi devo fidare di più. Assolutamente non degli altri (e meno che mai di lui, che rimane pessimo comunque eh!), ma di me. E di quanto le persone si possano anche sentire certe volte e non si debbano sempre e solo accumulare prove “pro e contro”.

 

Non cambia niente eh. Devo aspettare qualche eternità prima di frequentare ancora un altro uomo (per carità, si soffre troppo e io non faccio la martire per vocazione!) ma solo poche persone mi fregano così bene. E in questo modo così interessante soprattutto.

 

Avendo saputo del pacchetto gli ho mandato un messaggio che recita più o meno così: “ma quanto sei dolce?! Scusami e grazie. Non ho ancora visto il pacco col cd ma mia madre mi ha detto “è di un certo Lui”. Grazie!”

 

Eh, mi sono scusata.

E adesso che libro mi mangio?

9 marzo 2011
578 Un pollo che non ritornerà

Il mio spontaneo periodo, mi dispiace dirlo agli ottimisti che mi vedevano come il segno della possibile guarigione dei d.a.s (Disadattati Atei di Sinistra -e potremmo parlare di come un “ateo di sinistra”, soprattutto donna, possa non essere anche disadattata, ma vabbe’), di beatitudine è finito.

La colpa non è dell mal tempo, dell’opposizione o della fame nel mondo.

La colpa è del tacchino che non era pollo.

 

Esatto, il pollo che io bollivo, come “gesto rituale” (cit. al post precedente -ma Marica, eri ubriaca?) era ed è ora, nella persona dell’ultima fettina che sta bollendo mentre vi scrivo (che orario è per cenare?), tacchino.

Non pollo!

Ma tacchino.

 

Un precario equilibrio come il mio come può sopravvivere a tutto ciò? Cioè, io ho scritto e detto di mangiare pollo e invece, alla conclusione, era tacchino.

Lo ripeto perché non è un dettaglio così facile. Da digerire, direi se volessi far la simpatica.

Sarà che non ti aspetti di essere tradita dalle persone con cui hai cenato e meno che mai, immagino, ti aspetteresti di essere tradita proprio dalla cena. Eppure così è.

 

La falsità del mio pollo mi è stata rivelata niente meno che dalla genitrice in persona. La quale, durante la conversazione telefonica serale, mi ha rivelato di aver scoperto che quello che mi aveva dato da portare con me (visto che io notoriamente sono tirchia e non faccio la spesa) non era quello che lei pensava e mi aveva detto essere .

Un tacchino dal sapore del pollo, dalle fattezze del pollo, dal nome del pollo. Al crescendo del climax (o presunto tale) ho iniziato a piangere.

Un tacchino abilmente pollo.

Mi viene il dubbio che forse, lui stesso, si credeva un pollo. E sarebbe una dimostrazione bellissima (nonché abbastanza ironica) di quello che la volontà, in questo caso del pollo, può fare: trasformare un tacchino in pollo.

Ed entrambi veri o entrambi creduti tali o entrambi che si credono tali. Non lo so.

 

Non so in quanto a “nomina” quanto convenga ad un tacchino essere un pollo. Se io prendessi uno e gli dicessi che è un pollo gli starei dando del fesso (che volendo vi può ricordare lesso) ma se io gli dicessi che è un tacchino probabilmente direi solo che è un animale, o che ha caratteristiche che mi ricordano il tacchino.

Se fossi un tacchino (e non lo sono, badate bene!) non mi scambierei con un pollo.

 

Comunque, il mio tacchino che vuole essere un pollo attualmente è nel piatto, lesso al rosmarino.

E’ una mia particolare ricetta, un po’ complessa forse.

Prendere dell’acqua, metterci dentro il rosmarino, farla bollire aggiungere il pollo (senza farvi fregare possibilmente n.d.r.) e lasciar cuocere finché una qualche parte del vostro istinto (magari di sopravvivenze, non lo so) non vi dirà che è pronto.

In qualsiasi modo io lo abbia cotto il pollo attualmente mi guarda dal piatto. Cioè il tacchino volevo dire. Probabilmente il pollo si è solo fissato da qualche parte nel mio cervello. E benché io l’abbia mangiato anche ieri sera (nessunissimo commento sulla mia alimentazione) stasera non può ingannarmi, lo vedo bene che è tacchino. E’ meno simpatico per cominciare e ha veramente un sapore da tacchino. Il pollo mi piaceva parecchio, questo tacchino è insipido e stoppaccioso (che è un termine bruttissimo ma non conosco sinonimi).

 

Ho tre appelli conclusivi.

Il primo è il pensare che se sostituiamo al mio pollo e al suo (di lui stesso) tacchino qualsiasi altra cosa, forse il confine tra la realtà e la nostra immaginazione potrebbe apparirci misurabile (è vasto eh?). Non tutto quello che pensiamo vero, anche se ce lo suggerisce tutto in noi, è vero

Così come quando si pensa di vedere una splendida blogger, intelligente e interessante, e poi si viene a scoprire che in realtà è cozza, acida e persino un po’ ignorante (se qualcuno capisce che sto parlando di me verrà espulso dall'intero blog. Non sono democratica).

A me il sapere che il pollo non è pollo ma tacchino ha provocato la totale perdita di “periodo buono”. Così sicuri di volerlo sempre sollevare ‘sto velo?

 

Il secondo appello conclusivo è un po' più filosofico, ma di basso livello. Secondo la mia visione dell’accaduto il pollo ieri sera è esistito veramente. Se non avessi saputo che non lo era, esisterebbe ancora oggi. Ma nell’attimo in cui non lo sapevo, se pensiamo che nel suo mondo (del pollo/tacchino) esistevo solo io (o solo io ero in relazione con lui) si può veramente affermare che non è esistito il pollo, ma esisteva il tacchino, anche se tutti (io) vedevano un pollo?

Se nessuno vedesse una bottiglia, quella esisterebbe? E conseguentemente se tutti la vedono allora quella esiste sul serio? Si può parlare di metodo sperimentale, cerco, lo immagino.

 

E in fine, se mi rifiuto di essere, come sopra, così idealista (cioè una che crede che la luna sia lì solo quando la guardiamo –che è assurdo, lo so!) posso non esserlo?

8 febbraio 2011
565 Cuciture per cinismo

Non importa quello che stai facendo e con quale spirito tu lo stia facendo, importa solo che al momento giusto tu sappia e possa fuggire. E se non lo fai perché proprio non puoi importa almeno che tu sia pronta (volendo anche pronto) a ricevere la botta.

 

Ma non lo puoi essere sempre, pronta-pronto, e, calando la guardia proprio nel momento peggiore, si rischia di non vedere.

Di non vedere quella carrellata di estrogeni sbatterti contro schiacciando e sfinendo tremendamente il tuo senso critico, la tua ironia e tutto il tuo cinismo. E "sfinendo" non significa mettere da parte, sfinendo significa solo che dopo che hai lottato contro mille dissennatori il tuo ricordo di felicità vacilla e il tuo patronus potrebbe non reggerne altre mille.

La metafora alla Harry Potter è difficile, capisco bene. Ecco, fingiamo che il cinismo sia una specie di “scudo di felicità” (senza ovviamente pensare alle metaforiche barriere emotive e le altre cose inutili di cui si parla troppo) e che esso si scontri contro mille, duemilam donne incinte, mariti presenti, famiglie felici e tette grosse (okay questa è personale e probabilmente solo invidia, lasciamo perdere).

Come può finire?

Con un cinismo lacerato, che domande.

 

Ho passato la mattinata in una sala d’aspetto accompagnando la msdc per un monitoraggio (avete presente quella roba sulle donne incinte per i bambini eccetera, ecco) e mi sono vista seduta vicino donne incinte, i maritini, l’estrogeno nauseabondo per una bella oretta.

Non rendo bene.

Allora la msdc (che io venero, mica è quello il punto) entra per il monitoraggio lascindomi suo figlio (1 anno e 2 mesi. E lui è un bambino, non lo dico per dire, intelligente e anche poco fastidioso, non è quello il punto)

Ehm, vediamo, il punto.

Ma scusate, non ditemi che devo specificarlo io il punto se pensate a LadyMarica sola responsabile (in quel minuscolo pezzo di pianerottolo di 5 metri per 4; avevo detto “sala d’aspetto”. Dimenticate) di un bambino molto simpatico a tutti (i bambini antipatici comportano meno responsabilità ovviamente -ingiustizie precoci della vita) per più di mezz’ora e in compagnia di estrogeni gravidi, tanti alla prima gravidanza, che smaniavano per avere un’interazione pre-parto (tipo esame finale: "se riesco a farlo ridere non avrò problemi con le crisi di identità adolescenziali, con il precariato dei trent’anni e con le crisi di mezz’età a 50 anni"). E tutte le mammine, tutti i papini, tutte le nonnine si sentivano legittimate a pensare o che quello fosse mio figlio (mannò, per piacere!) o che io ero in grado di dar loro tutta la conoscenza possibile o che io fossi interessata a parti, cesarei, sbudellamenti e robe simili.

 

No, perché veder gente tagliuzzata e sprovvista di intestino mi va parecchio bene, ma vedere donne da cui escono cose, che piangeranno, cresceranno e scocceranno, da qualche parte non meglio definita, non è alla mia portata.

 

Il massimo è stata quando l’infermiera, una tipa singolare sul serio (Moccia, amore, colore e leccalecca vista la giovane età), mi ha detto se portavo il figlio della msdc (che non ha nomi in codice per poter essere nominato su questo blog, almeno attualmente) dentro, per farglielo vedere bene. Così sono entrata e mi sono dovuta sorbire la scena di una (i monitoraggi si fanno in due parallelamente, pare) che aveva deciso di indossare come comodo indumento (le fasce per il monitoraggio vanno sulla pancia, specifico per i profani -catagoria in cui comunque mi voglio collocare) un vestito.

Voi capite che con una maglietta basta alzarla un poco ma con un vestito le cose si complicano.

Non bastasse l'orrenda visione che quindi ho sopportato entrando, a metà della cosa, è entrato il marito perché sembrava il bambino dormisse e volevano provare a svegliarlo per finire il monitoraggio. Dire che ho visto nei suoi modi le stesse intenzioni che vedo negli attori dei porno dovrebbe essere grandemente illuminante.

 

Poi sono uscita, in tempo per non vomitare lì.

Non sono contro la vita, non sono contro le donne incinte, non sono nemmeno contro le persone che si amano (solo contro alcune -lo avreste mai detto?) e soprattutto non sono contro il sesso.

Odio questi “scambi femminili”, questa grande trascuranza che c’è della privacy e del concetto di identità personale. Quando assisto a queste grandi manifestazioni di donne incinte (sono tutte insieme senza pudore -molte-  a rendermi nevrotica non la donna incinta in se’, non ho colpessi sessuali, almeno per il momento) io penso sempre alle mucche o qualche altro animale da latte. E’ come, ma mi rendo perfettamente conto da che cosa derivi questa visione spaventosa, se si dovesse (precisamente dovessero le donne tutte) mantenere un “segreto tra donne” e, passando dal generale al particolare, io non solo non lo voglio mantenere (di che cosa parlo non lo sapremo mai, io compresa, immagino) io, francamente, questo “segreto” nemmeno lo volevo conoscere.

Schifo.

Ovviamente sono fisime mie, mica campagne d’odio contro la procreazione anche se il mio senso di maternità credo sia, con questa mattina, totalmente svanito. E per sempre.

 

Sono tornata a casa con la nausea da estrogeni. E, guarda tu che caso, credo sia una delle prime esperienze delle gravidanze.

27 gennaio 2011
560 [facebook] Donne ricordabili

Su fb, tanto per fare qualcosa di nuovo, gira un giochetto. Anche carino.

Dopo i giorni in cui tutti erano cartoni animati e quello in cui tutti erano artisti attualmente penso possiate notare che tutti sono donne. Tante donne diverse e per la maggior parte, io vedo, in bianco e nero.

E’ un avvenimento voluto per ricordare grandi donne del passato e per sottolineare come la figura emergente dalla cronaca politica di oggi non rappresenti nulla, meno che mai le donne.

 

Se scegliere un cartone animato o un artista è stato abbastanza semplice, scegliere una donna è stato parecchio più complicato. Forse sono semplicemente meno informata sulle figure femminili di rilievo, forse nascondo una sorta di maschilismo latente, scegliete voi.

 

Il fatto è che a me la categoria donne per come essa stessa si comporta (e non solo per come viene dipinta) non piace.

Perché la colpa dell’immagine che viene trasmessa (stampata o televisiva) delle donne è, sì dei giornali e delle tv che seguono una certa politica, ma è anche delle stesse donne.

Ruby, per fare un esempio banale, non è una vittima della stampa.

Le donne che si prestano a certi giochi, quelle che vogliono far carriera facile (Signora Minetti grazie per essersi offerta volontaria come esempio!), quelle interessate ai soldi, quelle oche e intramontabili sono tutte responsabili dell’immagine femminile compromessa.

 

Immagine femminile compromessa o semplicemente più reale?

Se la maggioranza fosse questa?

Laddove non c’è il voler arrivare facile, la facilità di mostrarsi, io trovo una sconfinata idiozia.

Sarò cattiva, ma la banalità e il qualunquismo investono il 60% delle donne che conosco. Forse qualcosa in più.

 

Non so se mi spiego bene.

Io vedo, attualmente, la categoria generale (ma generalizzando si sbaglia sempre -sottolineo che non parlo di "tutte le donne che conosco, figuriamci, qualcuna la sposerei per quanto mi piace!) donne schiacciata da due parti che non mi piacciono per niente: quella delle ragazze giovani che vogliono arrivare senza impegnarsi ma con le gambe ad apertura facile (e a giurisprudenza ne vedevo di ogni, vabbe’) o quelle dalla rigida morale, reflusso cattolico, che mancano completamente di originalità, spessore, interesse.

 

Mi dispiace dirlo ma negli “uomini” io non vedo questo rigido schieramento. Gli imbecilli ci sono in ogni dove, nessuno lo mette in dubbio, io parlo di una maggioranza di quello che vedo (che nel mondo è più o meno catalogabile come nulla, ma questo blog, sfortunatamente per voi, è mio).

 

Non sto certamente facendo una campagna a favore di chi lascia passare sempre e solo una determinata immagine della donna e sono assolutamente convinta che il “cercare donne da stimare”  e metterle come immagine profilo sia una scelta intelligente e di valore, però bisogna ammettere e sottolineare che se le donne danno sempre una stessa immagine (per quanto schifo possa fare la tv, la società e tutto, le c.d. Ruby non sono costrette) perché in realtà sono quell’immagine.

 

Facciamo un passo in un’altra direzione.

Vogliamo parlare dei rapporti tra donne?

Amore-tesoro, e poi hai un coltello conficcato in una spalla.

E sempre e solo donne fanno queste cose, questi giochetti ipocriti, tra loro.

E’ più facile trovare due donne (intelligenti) che litigano per idiozie che due uomini (sempre intelligenti).

Ed è un altro motivo per cui la categoria donne (sempre con le dovute eccezioni, ripeto) non mi piace.

 

E ovviamente c’è poi il tassello amore. Caratteristica peculiare delle donne di oggi (che sacrificherebbero anche il cervello) e di ieri.

Donne promettenti, rivoluzionarie, intelligenti si sono messe ai margini di un fornello perché “amavano”.

Certo, possiamo parlare dell’influenza che la società maschilista esercitava, ed esercita, ma non possiamo dimenticare che anche donne “libere dal matrimonio” hanno rinunciato a tutto in nome di un presunto amore. Di presunti figli. Di presunte età biologiche.

 

Non ho nulla contro chi ama, ma quando sento storie di donne che hanno perso il senno, la carriera e la grandezza per un non-amore mi si contorce lo stomaco.

A ritrovarlo dico.

 

Sono tutti punti, seppur accentuati dalla società, dai contesti storici e politici, che esistono e vanno sottolineati affinché le donne intelligente (ed esistono!) ci pensino.

 

Ci sono donne che hanno rappresentato dignitosamente la categoria femminile, secondo me sono meno degli uomini (uccidetemi pure a colpi di pietre), ma ci sono. Per fare qualche esempio io personalmente citerei Emily Dickinson, Anna Politoskaia, Sabina Spielrein, Gianna Nannini, George Eliot. E ce ne sono tante altre.

 

Io, personalmente, ho scelto di essere (su fb, ovviamente) Hannah Arendt. Filosofa, ebrea di nascita, tedesca, naturalizzata usa, sperando di sottolineare, nella ricorrenza dell’apertura dei cancelli di Aushwitz, il riferimento alla giornata della memoria.

 

La Arendt, filosofa politica soprattutto, non è certo stata immune dal problema degli amori impossibili. Si innamorò e frequentò segretamente, guarda tu che caso, il suo professore di filosofia Heidegger (un filosofo teoretico con abbastanza chiare tendenze al nazismo). Non dimenticò mai l’amore per questo anche dopo aver preso coscienza delle sue tendenze politiche tanto che testimoniò al processo, tenutosi contro di lui, in suo favore.

La sua filosofia però non ne venne influenzata e mai in modo decisivo e questo secondo me la rende una grande donna, una che ha saputo amare fino a soffrirne ma che è anche riuscita a discostarsi dal sentimento a vantaggio della cultura e di un pensiero filosofico chiaro.

 

C’è differenza tra amare e lasciarsi lacerare dall’ossessione nevrotica. Un’infinita differenza.

 

Con Hannah Arendt oltre a ricordare una grande persona voglio anche sottolineare come io non stia dicendo che la categoria femminile dovrebbe alienarsi dai sentimenti, mettere i pantaloni, fare l’uomo e sparare al nemico, anzi, io credo che le donne sbaglino proprio in questo voler essere “come l’uomo”. Non possono essere come l’uomo essendo donne, è evidente. Ma non ce n'è alcun bisogno. L'aspirare a diventare come è semplicemente quello che ancora ci portiamo di una posizione "inferiore". Non esiste una posizione inferiore e una superiore, esistono uomo e donna, due esseri umani diversi, che devono rimanere diversi (altrimenti dove sarebbe il bello?) ma con uguali diritti, doveri, possibilità, opportunità e valore.  In una parola, cose diverse ma allo stesso livello.

7 gennaio 2011
547 Salamina
Una notte d'amore è un post scritto in meno (semi-cit.)
 
Intanto che vi sedete cerco la ripresa dal punto che non ho messo.
E' che non scrivi oggi, non scrivi domani, alla fine ti dimentichi di quello che stavi dicendo, fosse anche niente.
O di come lo stavi dicendo, fosse anche male.
 
Fingiamo che il punto fosse alla fine dell'anno scorso, ovvero a pochi giorni fa, almeno occupo qualche riga con "l'anno è iniziato".
 
Quindi l'anno è iniziato insolito e, nonostante un po' di tristezza immotivata mi si sia seduta sul cuscino attualmente, anche piuttosto decentemente. Intanto non ho vomitato la cena e questo, ultimamente, è un glorioso passo avanti. Non mi sono fatta di cannabis come avrei voluto, ma poco importa. In mezzo c'è stata anche Salerno: bella e ancora illuminata, mentre finge che Natale non sia arrivato. 
 
Il vicino di casa, sempre a Salerno, invece, ha proprio smarrito il senno: ha una badante che non riconosce una sera sì e l'altra anche e la sbatte fuori di casa una sera sì e un'altra anche. E' facile quindi trovare la poverina a congelare sulle scale in attesa che il vecchio si decida ad aprirle. Quel che è assurdo è che ieri il vecchietto si nascondeva per sorprenderla mentre saliva le scale per bussargli di nuovo. Alla fine (di quella sera almeno!) è arrivato il nipote che ha convinto il vecchio a tener la badante "solo per questa notte".
E "solo per quella notte" si ripete da anni.
 
Salamina, il titolo, è venuto fuori pensando alla maratona di ultimi avvenimenti che mi si catapultano addosso. Tanto per sottolineare che la mia testa viaggia per canali tutti suoi. 
 
Niente, ho finito.
O, io preferisco, non ho ancora iniziato veramente.
 
E questo è un post di merda, salvando il titolo a cui sono affezionata (ho preso un dieci a un compito di storia, o robe del genere!) però per avere qualcosa di meglio bisogna lasciar passare il finesettimana.
Anche se non specificherò di quale anno (msdc docet).
10 dicembre 2010
536 Credenze

Ho avuto tutto il giorno per postare ed ora, che è ora di andare a casa, mi prende la voglia.

Mi trattengo un po’ di più un ufficio, non mi farà male.

Cioè, “non mi farà male” a meno che insieme a me non si trattenga o un uomo con l’ascia o la mia pessima collega (avevo scritto una parolaccia, ma ci ho ripensato sempre tributativamente al nome del blog che ho scelto!).

Comunque sulla collega non proferirò altra parola.

Oggi.

 

Per il resto è stata una giornata ai limiti dell’inferno.

Credevo... e invece sono la solita fessa.

 

E a proposito di credere ho trovato, su facebook, una immagine piuttosto interessante.

 

          

 

Io ci ricamerei sopra una pubblicità progresso.


Immaginate.
Tutto buio, quella sola immagine e il pianto disperato di un bambino in sottofondo.

Poi il pianto diminuisce e la voce fuori campo maschile e brillante dice (per piacere, immedesimatevi un poco!):

“Stamperesti uno di quei simboli, a fuoco, sul corpo di tuo figlio? Quando gli stampi in testa una tua credenza gli fai lo stesso danno”

Con quel “tua” che aumenta a dismisura come insegnano gli effetti delle presentazioni powerpoint e il pianto del bambino che cresce.

 

I battesimi diminuirebbero (almeno se passassero la pubblicità tra un pezzo di uomini e donne e l’altro) e spero, con buona pace dei cattolici, diminuirebbero anche le famiglie che scelgono di avvalersi dell’ora di religione cattolica a scuola.

Non tanto nelle scuole medie inferiori e superiori (tanto quelle sono ore inutili in cui si finisce quasi sempre per sentire i deliri di un mezzo prete) ma soprattutto alle scuole materne ed elementari.

Mi ero scordata di questa tradizione barbara, stamattina una e-mail me l’ha ricordata (grazie!).

Non so perché, soprattutto all’asilo, non ricordavo ci fosse un’ora e mezza di indottrinamento cattolico.

 

L’imposizione del cattolicesimo nelle scuole pubbliche è un fatto allarmante.

Io vi ero così assuefatta che nemmeno ci pensavo più concretamente.

Certo, si può scegliere di non avvalersi (cito dal sito dell’UAAR “come se si rifiutasse chissà che vantaggio –io mi sentivo sempre un po’ in colpa sbarrando la casella, come se mi perdessi una cosa che gli altri facevano. Vabbe’.) ma a decidere, soprattutto ad asilo ed elementari (ma anche medie, forse), sono i genitori.

E ritorniamo al marcare a fuoco le credenze in menti che dovrebbero invece essere abituate a “cercare”, termine che a me ricorda sempre, inesorabilmente, progresso e scienza.

Per questo io credo necessaria l’istituzione di un’ora di storia delle religioni. Dalle materne alle superiori, materia obbligatoria, che mantenga il senso “religioso” collocandolo in una dimensione storico-conoscitiva.

 

Se a un bambino dai 3-4 anni insegni le diverse percezioni che si possono avere di dio, le diverse visioni della religione, i diversi gruppi religiosi non solo quel bambino avrà un'impostazione mentale aperta e tollerante (conoscendo veramente il diverso si annulla il razzismo) ma avrà anche più l'abitudine di "cercare cosa scegliere" e sostanzialmente di conoscere.

 

Ovviamente i metodi d’insegnamento andrebbero studiati, soprattutto per l’asilo. E questo, ma di economica non capisco un tubo, potrebbe generare un nuovo settore, un nuovo ambito di professione. Dico forse, magari in maniera molto minore roba simile esiste già e io parlo di acqua calda.


Il problema rimane sempre che in Italia non abbiamo alcun interesse a sviluppare una dimensione di questo tipo visto che è tanto più facile dirci quanto dio ci ami, esista e sia simile a noi.

10 novembre 2010
519 Melograno

"Stupida, un'altra volta, che parli ad uno specchio e mai alla persona giusta. E più stupida di te, so che non ne troverai, le tue paure inutili non finiranno"

    

                         

 

Visto che sono una persona profondamente gentile e corretta (quando nella premessa dico mie presuntissime doti significa che sono parecchio incazzata!) non farò nomi, o soprannomi, e racconterò solo fatti. Visto che sono una persona che parla troppo racconterò la storia, invece di astenermi, come dovrei.

 

Il paesaggio è quello di messenger in uno strano pomeriggio in cui non ho voglia di fare nulla (non troppo strano allora).

Di solito io evito di infastidirmi con persone che non meritano la mia attenzione e le blocco preventivamente però do anche parecchie opportunità, insomma se la prima volta ti odio penso sempre che la seconda potrebbe andare meglio, continuo con la terze e la quarta, anche la quinta, dipende dai casi.

 

Veniamo al punto.

 

Ho conosciuto Melograno (mi sembra un nome azzeccato) proprio su questo blog.

Mi è sembrato subito un uomo a modo, gentile, raffinato e con i miei stessi gusti per un paio di cosette, che non specifico sempre per gentilezza.

Poi lui mi ha aggiunta su messenger, abbiamo iniziato a parlare anche se poco, nonostante ci fosse una grande intesa apparente io sentivo qualcosa di storto.

Semplicemente lui aveva troppe cose in comune con me dopo, e solo dopo, che io le avessi dette.

Faccio un esempio: fingiamo che io avessi detto “amo particolarmente la matematica” lui avrebbe risposto “io la insegno”,o anche “il mio autore preferito è Moccia” (io), “ieri l’ho visto in un negozio di Hello Kitty” (lui).

Gradi di menzogna o verità ancora da verificare, non sto dicendo mentisse, non lo so, semplicemente io sentivo bugie, probabilmente essendo una visionaria. In più avevo sempre la sensazione che, in ogni nuova conversazione, non si ricordasse di me o della precedente, che mi confondesse soprattutto. Poi mi sembrava cercasse di arrivare da qualche parte perché tirava sempre fuori l’infelicità che c’è nella coppia (non posso essere più esplicita), la tristezza della vita e robe del genere.

 

Il senno del poi, comunque, è una scienza esatta.

 

Però il suo blog continuava ad essere e a sembrarmi grandemente affidabile: ben fatto, di argomenti raffinati e con link degni di stima anche da parte mia. Non si giudicano libri dalla copertina, persone da quello che mangiano e monaci dagli abiti, quindi nemmeno conoscenze dai blog (veramente?).

 

Io no sono la vergine delle rocce, però decido io se, quanto e in quale grado non esserlo. E soprattutto con chi. La mente è una cosa complicate: parlare di pissing, figging, fisting, spanking qui non mi crea nessun turbamento, affermazioni di poco conto invece, dette in contesti privati, con certi toni, certe allusioni, mi fanno sentire una poco di buono, come se avessi potere su quello che gli altri dicono.

 

Oggi il Melograno, di una certa età, precisiamolo, cercava di spingermi a dire cose strane.

Io, gentilissimamente, gli ho fatto notare che sono cose di cui una lady non parlerebbe e lui, come se niente fosse, mi ha consigliato di ridere ogni tanto, che sono troppo seria.

 

Bella tattica, leggermente infima ma bella, non lascia tracce.

 

Non so come mostrarvi “l’aria che respiravo”. Raccontata così, ovviamente, non sembra e certo non è, niente di grave, però c’è della sottilissima psicologia spicciola a voler mettere parole in bocca a una ragazza e poi far sembrare che sia lei a non essere sufficientemente in grado di capire uno scherzo.

 

Così oltre che colpevole finisci per sentirti anche stupida.

 

Comunque, per essere un pochino (magari tanto) maleducata, su cosa dovessi ridere lui non l’ha specificato eppure il concetto era molto esplicito.

 

La storia si è conclusa poco dopo quando lui mi ha chiesto di iniziare una “videochiamata”.

Io avevo la webcam accesa con un altro ragazzo (non che ci sarebbe nulla di male lo stesso ma specifico che io quest’altro ragazzo lo conosco di persona, mica per niente, perché voglio si sappia che detesto foto, video, webcam eccetera e non faccio eccezioni a caso), quindi gli ho semplicemente detto che in quel momento non era possibile.

 

Ho colto il suo disappunto, tanto che ho dovuto tirar fuori, da un cilindro, le parole “il mio fidanzato”, buttandole casualmente in giro, per stabilire distanze.

Lui ha capito il messaggio lanciandomi  contro una rispostaccia.

Quindi io, che do tante possibilità alle persone, ho cercato di cambiare discorso.

Lui ha concluso dicendo che non voleva insistere.

Conclusione ad effetto perché mentre io ci ho letto “non mi far perdere tempo” voi, leggendola asetticamente, mi vedete matta. Certo, aggiungendo che non ha aspettato nemmeno una mia risposta, che se ne è andato senza aggiungerci un ciao, forse la cosa vi apparirà, almeno a voi, diversa.

Io l’ho chiuso, bloccato e cancellato.

Per essere certa non resuscitasse improvvisamente.

E ho quindi notato, qualche ora dopo, sparizioni anche da altri luoghi: casualità. Chi dice di no?

 

Lui è certamente innocente ed io una paranoica malata però è la mia sensazione di “violenza” a comandare, almeno su di me.

 

Non voglio fare la santa, non voglio far passare la cosa come chissà quale violenza mentale eppure devo dire che poche cose mi hanno mai fatta rimanere così male, poche cose mi hanno fatta sentire tanto sporca.

Perché quando accetto amicizie a caso di persone che non conosco, su fb, io lo metto in conto che può succedere, e ci vado con le dovute precauzioni (quanto meno mentali), ma se una persona di cui mi fido, peggio, che finge di leggermi (e proprio qui, e se devo specificare, in momenti "particolari") mi fa di queste cose, io, poi, non mi do pace.

 

Quello che mi fa più rabbia è che dopo cose così si fa molta fatica a crede agli altri uomini, a quelli che ti dicono che sei bella, e che lo dicono solo perché magari lo pensano veramente.

 

Tanta la voglia di pulizia, a seguire, che nel pomeriggio, impossibilitata a studiare (per l’incazzatura), ho lavato anche i piatti (più che altro bicchieri e cucchiaini sporchi di caffè) che dovevo lavare da almeno una settimana!

17 settembre 2010
486 Vorrei diluvio sopra ogni cosa
Io non credo a nulla: né a dio, né ai santi né ad altre forme superstiziose ascese nei cieli, ma dovrebbe essere abbastanza noto.

Non credo nemmeno, ultimamente, ma siamo in fase cogito, alle “emozioni”.
Non è che non ci voglio credere, o che ho sofferto, o tutte quelle cosette stereotipate, su cui, se fossi Moccia, potrei scrivere un libro, diciamo solo che, alla luce delle mie sempre più nuove conoscenze (e questa è l’unica cosa che amo, senza narcisismi) fatico a riconoscere un rapporto puro tra tutti i rapporti di scambi. Forse lo scambio non è una cosa negativa in assoluto, però quando l’amore, che è l’emozione per banalità (no, volevo dire eccellenza), diventa solo e semplicemente desiderare il desiderio che l’altro ha per noi (quindi il tutto il ridotto ad uno specchio) mi passa totalmente tutta la fantasia, anche ad avercela.

Sono andata off topic senza ancora aver specificato il topic, solo io posso farcela.

Dicevo che non credendo in nulla che esuli anche solo lontanamente da ciò che può essere osservato, e meglio dimostrato, o al massimo ragionato, non credo nemmeno all’arte della cartomanzia.

Proprio per questo qualche martedì, dopo la cena, chiedo alla signora che gestisce il ristornte se può "leggermi le carte".
Ora, non per forza quella determinata cosa deve dipendere dal fatto che è uscito un asso di cuori e non uno di quadri però, magari, una certa sensibilità in più della signora può, non predire, ma ipotizzare scelte future.
Tante volte possono poi avverarsi queste ipotesi e tante volte no.
E nel primo caso si dice culo, ma vado avanti.

Martedì scorso mi ha detto: “aprirai un cassetto e troverai una cosa di tuo padre che ti farà piangere” (non con questo tono profetico in realtà).
Era successo esattamente una settimana prima. Magari è solo banalità, perché può succedere che si ritrovi un oggetto (nel mio caso foto) che ci riportano a momenti e che ci scombussolino. Ma non ho pianto, io non piango mai (circa).

Okay, ma la cosa sconvolgente non era questa, ne ho un’altra.

Mi ha detto: “vedo che hai smesso di frequentare una amica”
Vero. Lei non poteva saperlo, io non gliene ho mai parlato.
“Stai attenta perché lei mette in giro voci sul tuo conto”.
Le ho detto che non era possibile perché se c’è una cosa su cui potevo essere sicura è che siamo due persone civili e nessuna delle due sparlerebbe dell’altra, non dopo un così grande rapporto d'amicizia.

Oggi un amico comune mi ha praticamente, senza volere, detto che in effetti lei parla di me a tante persone e non come la bella giustiziera della notte.
Peccato, soprattutto per il bella.
Non mi ha detto, a onor del vero, che lei parli "male" di me, però il fatto che lui sapesse determinate cose (alcune inesistenti) mi ha fatto capire che lei parla di me. Ed io non lo credevo possibile.

Non sono sconvolta, sono solo un poco amareggiata, io di lei non ho detto quasi mai nemmeno il nome.
Ma sereni, ho deciso di porgere l’altra guancia, non perché aneli il paradiso ma perché mi sembra l'azione meno faticosa tra quelle possibili.

Dite quello che volete ma la signora ci ha presto. Un'altra volta.
8 settembre 2010
480 [la maricaparlante] Le Sakineh cattoliche
"Aiuto, i mussulmani".
Lo sento gridare da giorni, a destra e manca.

Ed io non volevo unirmi ai cori, non volevo parlare dei due casi iraniani a cui fanno tributo tutte le bacheche di facebook (e parecchi blog).
Un po' perché mi pare assurdo che ogni tanto risalti fuori una notizia del genere e allora tutto il mondo si metta lì con dito teso a condannare, quando in realtà lo sanno tutti e sempre cosa succede, un po' perché ho una strana posizione a riguardo e un po' perché in effetti non ho una posizione definita.

La pena di morte è sempre, in ogni caso, un errore.
Perché nessuno ha il diritto di decidere della vita e della morte di un altro essere umano, perché una punizione deve servire a rieducare, a reinserire, a rispiegare non a togliere di mezzo esseri umani. Facendolo, si toglie senso alla vita stessa: capire, comprendere, migliorare dove è possibile.

Un territorio si bonifica, non gli si dà fuoco.
Un testo si corregge, non si strappa.

L'ho detto perché amo la precisione, ma so che sono concetti grandemente diffusi.
Almeno tra le persone degne di interesse.

Ora, siamo certi di poter quantificare l'orrore di una pena di morte per metodo?
Forse un'iniezione letale non è una lapidazione in mezzo alla strada, ma basta tanto poco per gridare W L'AMERICA e MORTE AGLI ISLAMICI? Basta tanto poco per trasformare un caso umano in una politica anti-burqa, in una politica anti-libertà religiosa?

E' ovvio che la descrizione di una giovane donna, frustata, spogliata in mezzo ad una strada e presa a sassate ci colpisce negativamente. E meno male, abituati come siamo a sopportare la violenza.
Ma non lo so.
Non c'è giustizia in una Sakineh condannata a morte per adulterio. Certo che non c'è giustizia.
Invece c'è giustizia nell'andare in Iran, vietare la religione islamica e imporre "diritti civili"?
Quando mai un diritto si impone?

Sakineh va salvata.
Certo, penso che ce lo auspichiamo tutti. Forse però sarebbe più sensato auspicarci l'abolizione della pena di morte ovunque, e non solo dove la morte è più scenografica.
E' intelligente parlare di diritti violati dalla pena di morte e non dall'Islam.

Sarebbe più sensato ancora spendere soldi nell'incremento della cultura laica in quel preciso paese (e in molti altri -la chiesa cattolica non impicca i gay, ma poco ci manca, direi che potremmo spenderli anche in Italia quegli stessi soldi) invece che in campagne per trasporto di diritti e morale.
Come fossero pannocchie.

Il punto è sempre lo stesso:l'uso che le religioni fanno di dio.
La chiesa cattolica ci sembra migliore, meno sanguinaria ma io credo che siamo soltanto più abituati ai suoi crimini.
La chiesta cattolica, che impone il non controllo delle nascite non fa questi grandi favori alle donne, sapete?
Ovvio che i politicizzanti di destra intendano colpire ben bene l'Islam e dimostrarci quanto noi siamo più civili, ma non facciamoci ingannare.

Conosco la storia di un uomo molto religioso che per avere rapporti sessuali con la moglie, nel rispetto dei dogmi cristiani, le fece partorire 8 figli evitando qualsiasi metodo di controllo, dalla semplice educazione sessuale ai preservativi agli anticoncezionali.
I medici lo avvisarono che un nono figlio avrebbe fatto morire la donna.
Ma i cattolici sono bravi, tranne nell'astenersi.
Così la donna rimase nuovamente incinta, partorì il nono figlio e morì.
L'uomo dopo un anno si risposò, con tutta la sua religiosità rispettata.
(storia tratta da Bertrand Russel, perché non sono cristiano, 1957)

Nessuno ha lapidato nessuno ma una donna, ugualmente privata del suo corpo (nemmeno le cagne partoriscono così di frequente), è morta. E senza troppe lacrime del marito.

Non è così tanto una questione di Islam, la condizione delle donne è da manicomio anche con le pari opportunità.

Resta il fatto, comunque, che Sakineh ha infranto la legge.
Possiamo certo discutere di quale legge, di quanto ai nostri occhi occidentali sembri ingiusta (ed io non sto dicendo che non lo sia, semplicemente evito di dare giudizi morali su qualcosa che non comprendo) e di quanto la pena inflittale sia disumana, ma non possiamo prendere un fucile a testa e andare ad estirpare qualcosa che gli stessi mussulmani vogliono.
Non tutte le donne mussulmane sentono il velo come un'oppressione, non tutte le donne mussulmane odiano i mariti, non tutti i mariti le schiavizzano.

Quello che voglio dire è che bisognerebbe prestare attenzione prima di pensare d'avere il monopolio della giustizia, bisognerebbe evitare di trasformare i casi umani (morali, etici, personali) in casi religiosi-politici. Bisognerebbe evitare di pensare di essere sempre l'occidente migliore possibile.

Esemplificante in questo senso è il comportamente speciale e il coraggio ammirevole di Daniela S. Santanché, che dio l'abbia in gloria, che ha dichiarato: "per salvare Sakineh variamo una legge anti-borqa".
In Italia.

Prima o poi qualche sassata la daranno a lei e, nonostante io mi auguri che un simile barbaro comportamente non avvenga, proprio quel giorno io eviterò di dirvi che la violenza è sempre da scoraggiare.
E lo farò perché tante volte piace anche a me farmi gli affari miei.
7 settembre 2010

(se cliccando sul titolo arrivate ad un link valido, bè, sono un genio :P)

 

Se c’è una cosa di cui su questo blog ho parlato tanto ma allo stesso tempo molto poco, male, confusamente e incasinatamente è dei (miei?) rapporti “amorosi”.

 

Ed ecco così, subito espresso, il motivo per cui ne parlo sempre poco chiaramente.

“Rapporti amorosi” che diavolo di espressione è?

L’unica possibile.

 

Come altro si potrebbe dire?

Situazione sentimentale?

Dio ce ne scampi e liberi.

Situazione amorosa, anche peggio.

 

A me piacerebbe “rapporti d’amicizia intensa”.

Ma non sarebbe affatto chiaro, temo.

 

E allo stesso tempo, “rapporti con gli uomini” esclude vaste fette di torta e “rapporti sentimentali” lascia pensare malignamente di me che io abbia sentimenti.

 

Insomma rapporti amorosi è l’unica alternativa non troppo umiliante, almeno se precisiamo che l’amore, quello dolcissimo da film, ve lo dovete scordare.

Amore come meccanismo inventato dagli uomini per non annoiarsi e per dare parvenza sacra ai rapporti sessuali, ecco la definizione.

 

Quindi facciamo un’altra bella precisazione: mentire non è non dire.

Se io asserissi, o avessi mai asserito di essere single, o di non esserlo, allora potreste darmi della bugiarda, ma di così dettagliato io non ho mai detto nulla, quindi non dovete stupirvi di cose che “non avreste detto”.

Io di me non direi mai nulla e mi stupisco costantemente.

 

Diciamo che l’unico rapporto stabile, settimanale, con un uomo, è quello che ho con l’analista.

Ci vediamo precisamente e con lui ho una delle due cose che rendono buono un partito per una donna: il saper comunicare. Non abbiamo l’altra cosa del buon partito, l’orgasmo (difficile da trovare come la comunicazione), ma per ovvi motivi professionali nessuno di noi due si lamenta.

 

Oddio, io ultimamente ho pensato più e più volte di lasciarlo, però ancora non ho deciso.

 

I rapporti amorosi sono complicati. Il difficile io credo, sia volere quello che hai ottenuto.

E’ il problema per eccellenza del matrimonio, poi ce ne sono altri, certo, ma quello di fondo rimane sempre il desiderare ancora ciò che è tuo.

 

Io, che sono estranea ai rapporti umani, lo vedo con le cose.

Scarpe, borse, ultimamente una lampada.

Una volta visti devo averli, una volta avuti non li degno nemmeno di uno sguardo.

Se non li avessi probabilmente ci penserei costantemente (almeno per qualche ora) e mi adopererei per averli. Segnatelo pure tra “i no che fanno crescere”.

Almeno il desiderio.

 

L’altro giorno un ragazzo (un) mi ha detto la cosa più carina che mi sia mai stata detta: “ancora non riesci a dormire per quelle cose? Chiamami a qualsiasi ora. Io tengo i cellulari vicino al comodino accesi, per te”.

Non chiamerei mai, ma questo lo sappiamo tutti, perché il mio tempo per rompere le scatole è finito.

Ma è stato carino, molto più che carino.

 

Non credo si possa volere di più.

Ed io? Voglio di più?

 

Volevo parlare di me, non in generale ma una volta di più mi accorgo che non c’è il clima giusto (ne parlerò quando pioverà).

Volevo parlare di me invece parlerò di fb.

 

New York, grande edificio, svendita di uomini.

Ci sono sei piani: salendo “la merce” migliora ma una volta saliti di piano non si può tornare al precedente.

 

Marica entra al primo piano.

“Qui ci sono uomini belli”

La bellezza è poca cosa (disse Gollum) se non altro perché si perde con troppa facilità, Marica passa ingenuamente al secondo piano.

“Qui ci sono uomini belli e con un lavoro”.

Giusti per accasarsi, ma non per me, Marica sale ancora.

“Qui ci sono uomini belli, con un lavoro e buoni amanti”

Iniziamo a capirci, se al quarto c’è chi dico io mi fermo.

“Qui ci sono uomini belli, con un buon lavoro e ottimi amanti”

Marica decide di salire un ultimo piano, tanto per non accontentarsi subito.

“Qui ci sono uomini bellissimi, ricchi, passionali e felici”

L’offerta è ottima, Marica vorrebbe prendere il biondino seduto alla cassa però c’è quell’ultimo piano che la incuriosisce. Quell’ultimo piano che non può perdersi.

“Devo salire” si dice, e sale.

“Questa è la prova che le donne non sono accontentabi” .

Lo dice un cartello, niente più biondini.

 

Sul versante opposto c’è lo stesso meccanismo per gli uomini.

Al primo piano c’è un cartello: “qui ci sono donne che amano fare sesso”

Qualche uomo, non tutti, ha deciso di passare al secondo.

“Qui ci sono donne che amano fare sesso e non rompone le scatole”

Nessun uomo è mai salito al terzo piano.

 

Le cose non funzionano esattamente, sempre così ed è molto ovvio, però certe volte io so di non accontentarmi anche avendo il massimo tra le mani.

Ed è assurdo.

 

LadyMarica in compenso si sarebbe fermata nel padiglione sul versante opposto e si sarebbe presa una delle “donne che ama il sesso”.

Magari bisessaule (che dicevamo sull'incontentabilità delle donne?).

8 giugno 2010
429 [facebook] Il ratto delle cretine

Fortunatamente qualcuno, un giorno, magari per caso, ha pensato (bene) di creare facebook.
Il qualcuno in questione è lo stesso che in seguito deve essere diventato "Qualcuno", e con i soldi.

Specchio della civiltà contemporanea, massima espressione del pensiero libero e informato, utilizzato dalle nuove generazioni, ma anche da quelle vecchie, luogo di ritrovo e di scoperte.

Ma è un'altra ancora la caratteristica di facebook che me lo rende così caro: l'essere l'incredibile vetrina della stupidità galoppante, degli stereotipi duri a morire e del dualismo idiota-femmina che sempre mi ha stupito.

Perché, perché le donne devono sempre essere più idiote degli uomini?

Non temete, non mi è preso un attacco di maschilismo acuto.
Procedo con la vivisezione del link che si intitola "queste sono donne" (tua sorella!).

- vanno al mare con i tacchi 
- vanno al mare truccate
(ehm...al mare, siamo sicuri?)
- si truccano al volante
(pericolo constante, che fa sempre rima)
- insaltina, coca cola light, uno yogurt e due banane
(chi ha scritto una cosa del genere? Uno che non ha la minima cognizione dei valori alimentari? Le banane sono l'unico frutto sconsigliato nelle diete per l'elevato apporto calorico).
- dormono con i peluches
(non dopo i tre mesi, mi auguro).
- non capiscono nulla di calcio
(con l'ovvia eccezione del calcio femminile ovviamente).
- appena a casa entrano su facebook
(certo, è tutta una questione di appartenenza sessuale, mica di non aver nulla da fare!)
- al bagno sempre in coppia
(questo è un luogo comune idiota, schifoso e assolutamente falso. Certo, come no, avere il medesimo organo sessuale autorizza tutti a espletare bisogni pubblicamente -stavo per esser volgare).
- s'accollano
(eh!?)
- aspettano una chiamata che non arriverà mai
(quelle non sono donne, ma povere illuse)
- fanno caso alle misure
(gli uomini no invece, lo so: 90-60-90 sono le mie)
- si sentono donne in carriera alla sex and the city (cosa ci sarebbe di male non saprei dirlo)
- conoscono tutti i tronisti e i corteggiatori (e nemmeno un congiuntivo)
- amano fare shopping per raccontarlo alle amiche (certo, mica per comprare)
- vorrebbero essere amiche intime di Paris Hilton (io vorrei, se proprio devo desiderare qualcosa che includa Paris Hilton, che avesse un cervello)
- impazziscono per un graffio sulla macchina (ah, le donne eh?)
- si spacciano come sorelle e poi si fottono l'uomo della migliore amica (potrebbe essere vero)
- rendono pubblici i loro stati d'animo su facebook (certi uomini sono tanto patetici che certe volte mi chiedo se una prostituta non potrebbe risolvere tanta tristezza!)
- sono perennemente in ritardo (io sono pernnemente in anticipo: non dipende dal sesso, ma dall'ansia nevrotica)

Vi risparmio le altre solite banalate sugli argomenti prevedibili e che non mancano mai (non devo specificare, intuite no?).

Le affermazioni (o idioti luoghi comuni) sono divertenti per fare ironia e nemmeno uriticanti.
Quello che invece è preoccupante (e urticante) è il commento della solita cretina di turno in risposta a qualcuno che aveva obiettato che "donna è altro": "io mi rivedo in tutte le frasi, ma di certo non sono una gallina/oca; "la donna è altro" ma davvero??e cosa fa??gioca a calcio e lo segue insieme ai suoi amici maschi??io trovo ridicole le ragazze che lo fanno...e praticano cose da maschi...e anche quelle che mettono in mostra il loro spirito da "camionista"...la donna è simbolo di femminilità..se viene persa non capisco cosa rimane della donna..."
Forse i puntini di sospensione stra-usati, di sicuro, leggendo il commento, non il cervello.

Quindi ricapitolando, secondo il prototipo femminile sopra parlante, "conoscere tutti i tronisti di uomini e donne e nemmeno un congiuntivo";"aspettare una telefonata che non arriverà mai come un'illusa";"essere sempre in ritardo (e maleducata)"; "rendere pubblici patetici stati d'animo"; "fottere il ragazzo di un'amica" non sono da considerarsi criteri per stabilire l'appartenenza al genere animale, e precisamente alle oche.

E, sempre secondo la brillante tipa, seguire il calcio o essere attratti da attività considerate maschili (andare in moto da cross per esempio, dice la tipa in un secondo commento) è da persone ridicole "che lasciano uscire tutto il loro lato da camionista perdendo la femminilità". Invece, lasciando perdere i camionisti che magari non sono tutti-tutti così, gli uomini che urlano, volgari e osceni, sono meravigliosamente belli da vedere (e frequentare) no?

Magari è la maleducazione, la volgarità, in generale a dover essere condannata.
Magari.

Basta, sono esaurita (e poi sono quasi le 18.30, devo andare a casa).

Io, se fossi in voi, non ci crederei, questo è il link , cliccate e avrete la fede.

16 maggio 2010
416 Così cadde Ivan

Ivan non esiste.

E mica per niente, non esiste perché non si chiama così.

 

Non ho mai parlato del ragazzo del supermercato eh?

Non vi siete persi niente.

Ecco, quello era Ivan.

L'Ivan che non esiste, certamente.

 

E’ iniziato tutto un giorno, per caso.

Mi serviva un ingrediente per una torta, o una cosa del genere.

E sono entrata frettolosamente nel supermercato.

L’ingrediente non c’era.

Sono uscita, altrettanto frettolosamente, senza comprare nulla.

Ho cambiato supermercato, ho trovato l’ingrediente, ma nello stesso tempo mi sono ricordata che mi serviva anche un'altra cosa.

Cosa che nel supermercato dov’ero non c’era.

Quindi sono uscita tornando nel primo supermercato.

Sempre di fretta.

Ma, guarda caso, non c’era nemmeno quest’altra cosa (mi pare pasta frolla).

Sono uscita altrettanto velocemente, senza, per la seconda volta, aver comprato nulla.

 

E qui casca l’Ivan.

 

Mi sorride e mi dice: “niente nemmeno sta volta?”

Io faccio fatica a cogliere il significato delle parole, e non perché, come la storiella romantica che tutti, spero non vi aspettate da me, mi sono incantata tra i suoi splendidi occhi azzurri, ma semplicemente perché sono tonta.

 

Allora sorrido.

E sorridere va sempre bene,,

Soprattutto se sei tonta.

 

Una settimana dopo sono tornata al supermercato.

Ivan mi fissava.

Ho pensato d’aver qualcosa di strano nella maglietta.

Sono tonta: poteva essere al contrario!

 

Ma Ivan mi fissava anche il giorno dopo e quello dopo ancora.

 

Sono tonta, certo.

Ma non così tanto.

E ho iniziato a capire.

Allora sono tornata al supermercato di proposito, quasi tutti i giorni.

E non perché provassi un minimo interesse per il non-Ivan, figurarsi, non mi piacciono gli uomini con le vocali maiuscole.

Senza contare che mi piace scegliere, non essere scelta.

E mi piace non essere ricambiata, soprattutto.

E mi piace precisamente qualcun altro adesso.

 

Ma comunque, sono tornata in quel supermercato (Elite se può interessarvi) e, se non fosse di me stessa che sto parlando, direi che ho anche flirtato ripetutamente con il cassiere non-Ivan.

E l’ho fatto perché sono tristemente una femmina, certe volte.

 

Ma no, non ho finito.

 

Ieri quindi, mentre sfoggiavo la mia camminata buona, vedo Ivan.

Sapevo che era il giorno buono.

E lui?

Nemmeno mi saluta.

Tutta la mia autostima (superbia, diciamocelo) cade a terra.

Io ripiego quindi sugli omogeneizzati.

Ma mentre sto vedendo se trovo quello che fa meno schifo in assoluto (superflui perché), lui si affaccia da dietro la pera con in mano un foglietto di carta.

 

Ed è qui che cade l’Ivan, ma senza metafora.

 

Perché sul foglietto oltre ad un numero telefonico c’è anche un nome.

Senza I ma con la E.

Tanto per cambiare una vocale.

 

Sorrido imbarazzata mentre lui me lo mette in mano.

Scusate, la riformulo.

Sorrido imbarazzata mentre lui mi consegna il bigliettino.

Gli dico che lo chiamerò presto.

Anche se dentro di me penso che non lo farò mai, altro che presto.

 

Sono stata un poco stronza, lo so.

Egoista più che altro.

Sapevo di divertire solo me stessa.

Ora provo un senso di colpa straziante per quello che ho fatto.

Era il mio supermercato preferito, e non posso più metterci piede.
 
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE