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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
24 aprile 2013
Due di notte e mi è tornata l'inappetenza per il dormire. Proprio ora che avevo stabilito un certo ritmo. Interrotto da chissà cosa. Dal rumore, ogni notte, di una goccia d'acqua che sale le scale. O così mi viene in mente...

Per vedere come continua questo post e per capire che cosa farnetico di gocce che salgono le scale basta cliccare sul titolo!
1 ottobre 2012
Bevande

Una casa senza latte è come rompere l'apertura facilitata di una merendina (avete presente le linguette della kinder?): una roba fastidiosissima. Poi se hai il mal di gola, una settimana impegnata e i piedi freddi il fastidio triplica anche. Perché il rimedio più efficace che io conosco, per il mal di gola come per le brutte giornate, quando piove, è il latte caldo. Chiamatelo il mio lato giovanile. Non avendo latte, per lenirmi il mal di gola, ho messo una tazza nel micronde con dell’acqua e aspetto che bolla. Faccio un tè. E questo mi porta a due riflessioni fondamentali: amo chi fa il tè con i tradizionali metodi senza micronde e detesto quelli che tolgono dalla tazza di tè la bustina e prima di buttarla via la spremono. Ben poche cose, secondo me, hanno così del raccapricciante. Se escludiamo la trascrizione del pronome personale loro in l’oro come ho avuto modo di vedere sull’internét non più tardi di ieri notte. Ma “l’oro”, usato per dire loro, non è solo raccapricciante, non è reato penale solo perché io non sono, con sommo dispiacere di tutti, dittatore a vita del mondo. Insomma, non è reato ancora per poco.

Sto parlando di sciocchezze perché ho terrore degli argomenti seri, non serve mai Freud per capirmi e non so se è una cosa che mi dispiace.
 

Da qui partiva un lungo periodo di elucubrazioni mentali che vi risparmio perché non si può essere pesanti di lunedì mattina. Il tè non è affatto come il latte, e questo, signori miei, per oggi, vi può bastare.

25 luglio 2011
627 Concludere con il palo

Brutta serata. L’ansia sta per divorarmi i piedi nonostante io li tenga assolutamente sotto la coperta. Ah sì, coperta. Sento parecchio freddo. Ma è l’ansia, sempre l’ansia a farmelo sentire, non il clima.

 

Stasera non so che darei per scendere di sotto e fare il Disastro. Ma non lo farò e scriverlo è la dimostrazione.

 

Parliamo di cose allegre?

Secondo appuntamento con “devo-trovargli-un-nome-da-blog”.

 

E sono in ritardo sul riportare le gesta disastrose di giorni e giorni. Diciamo che sono stata occupata a farmi passare la nausea che mi perseguitava da lunedì. E non dico altro perché sono una lady ma certe persone (e sto facendo uno sforzo per non generalizzare in “gli uomini”, faccio presente) sanno veramente distruggere. E tutto, persino il bene.

 

Devo-trovargli-un-nome-da-blog non fa parte della generalizzazione, tutto il contrario direi. Mi chiedo quanto ci metterà a deludermi, ma io sono pessimista (o realista?). Il fatto che non ci sia ancora stato un approccio fisico rilevante mi preoccupa solo perché mi accorgo di guardare troppi film e sentire troppe idiozie. La teoria secondo cui “se al terzo appuntamento ancora niente sesso significa che morirete tutti” probabilmente non è una verità assolatissima.

Nonostante l’altra sera su una panchina mi venisse voglia di abbracciarlo (sarà stata l’aria fredda, non so) a me questa lentezza, questo conoscersi non dispiace. Io vorrei un lento deterioramente delle mie resistenze (perché io resisterò), continuo ma senza invasioni. Una cosa che ricordi la lenta levigatura dei sassi dall’acqua del mare.

 

Devo-trovargli-un-nome-da-blog è un ragazzo interessante e molto gentile. Ma non con me, gentile dico, anche, ma è gentile con chiunque. Ed è questo mi piace di lui. Oltre gli occhi e quando mi fa una certa faccetta attenta. La msdc (mezza specie di cugina) quando l’ha visto (da lontano) ha sentenziato: “ma te li scegli tutti così dolci per poi torturarli?”.

No, ci faccio il brodo.

Li sacrifico vergini e puri per mantenermi giovane e brutta per l’eternità. Ehm, bella.

 

E mentre lui sembra essere attento e intelligente, nelle mosse, io faccio tutto tranne che qualcosa di giusto. Mi chiedo chi glielo faccia fare a uscire con me e tendo ad escludere le tette. Per mancanza almeno.

 

Non so da dove iniziare a elencare i disastri dell’ultima volta ma propendo per l’inizio.

Sì, perché a fare disastri ho iniziato subito.

 

Partiamo quindi dal momento in cui sono arrivata.

Lui scende dalla macchina per venirmi incontro e salutarmi mentre io non solo rimango sulle mie ma mi allontano anche di un paio di passi. Non mi ricordo precisamente e questo perché stavo pensando ad altro ovvero al “oddio, proprio oggi che lui è così carino io mi sono vestita da mostro?”.

Non l’ho ovviamente fatto con intenzione, anzi. E’ l’imbarazzo che mi fa mettere un paio di metri di distanza, sempre. Quindi non l’ho nemmeno salutato se non con un ciao. E spero di averlo detto ciao insomma. Poi mi preoccupo se lui non allunga una mano per sfiorarmi braccio/mano/gamba/visto, e grazie tante.

 

Quindi, dopo un inizio discutibile, lui mi dà un pacchetto.

Pure.

Io lo apro e mugugno qualcosa. Quello che avrei dovuto fare era dargli un bacio (sempre di guance parliamo) per tentare di apparire mediamente entusiasta. Invece l’ho guardato, il libro che il pacchetto conteneva, e come se non me ne fregasse niente ho lasciato perdere.

Il fatto è che non sono scusabile, nemmeno se giuro che era solo, semplicemente, il non saper che dire: detesto i regali. Oddio, apprezzerei il regalo, ci mancherebbe, ma detesto fortemente dover dire qualcosa sui regali, mi suona tutto orribilmente finto.

Al ché lui mi dice “sai, volevo darti la mia copia però poi ho pensato che forse era troppo usata e magari la preferisci nuova”.

Chiaro, gli ho dato anche l’idea di una snob con la puzza sotto il naso. Sono snob ma solo sui pensieri, non sulla materialità!

 

E tanto per raccontarla tutta anche io gli avevo portato un libro. Ma io gli avevo portato la mia copia veramente. E non, solo, perché sono tirchia ma perché volevo “condividere”. Io sono parte di quel libro, tanto per capirci, e volevo dargli una chiave di lettura di un certo mio modo di fare/dire/pensare. Quindi nella mia mente deviata  ho pensato che avrebbe avuto più senso prestargli la stessa copia che ho letto io, la stessa copia su cui ho pensato io. Magari avrebbe avuto anche senso spiegargliela, un po’ con meno enfasi magari, ‘sta cosa: non l’ho fatto.

 

Andiamo avanti.

Ma in realtà nemmeno di molto, qualche passo. Ci sediamo su una panchina e il solito tipo con le rose si avvicina. Devo-trovargli-un-nome-da-blog è un ragazzo galante. Compra tre rose. Ed è qui che io faccio almeno altri due disastri.

 

Il tipo delle rose, che è per stereotipo uno a cui piace molto parlare, fa subito una domanda imbarazzantissima: “siete fidanzati?”. Lui, devo-trovargli-un-nome-da-blog, perché è galante, prima di rispondere mi guarda. Io, che il nome ce l’ho ma sono deficiente, nella mia mente inizio a pensare di vedermi devo-trovargli in piedi che mentre fugge terrorizzato risponde alla domanda dicendo una cosa come: “no, oddio, no! Ti prego. Che schifo!” . Quindi per evitare tutte queste grida, rispondo quasi strillando io un grosso no. Un grosso no che suonava come “ma per carità”.

 

Ho un istinto che mi fa saltare sotto le macchine e non riesco sempre a fermalo: ma può essere tutta colpa mia?

 

Superiamo tutto ciò facendo finta di niente, sempre perché lui è galante immagino. A questo punto ho in mano le rose che sono leggermente bagnate d’acqua. E io devo avere una faccia da snob. Non solo i modi quindi, anche la faccia. Vero è che le tenevo con due dita per non bagnarmi, ma non volevo di certo dare l’idea di una che non apprezzava. Non credo di essere mai stata contenta di qualcosa come di quelle rose, detto tra noi. Adoro i fiori, tutti i fiori, anche quelli nei cimiteri. Meno mi piacciono quelli secchi. Nemmeno se qualcuno propone di farci il wisky, esatto.

 

Lui vedendo le mie due dita e pensando evidentemente, sul serio, che sono snob mi dice che le rose le può tenere lui, se voglio, così non mi bagno le mani. Che significa, tradotto: “così la smetti di fare ‘sta faccia da stronza”.

 

Respirate il disastro.

 

A cena continuo a far cose stupide anche se nulla rispetto alle rose. Acqua, bicchieri volanti e un principio di soffocamento, niente di più.

 

Inspiegabilmente lui, che a questo punto deve essere masochista, decide di continuare la serata in centro. E così, troppo ovvio, mi scontro con i sampietrini. E sapevo non avrei vinto ma speravo di non dover toccare il suolo e ritornare in posizione eretta, che tradotto significa che non credevo sarei caduta come una cretina.

 

Ed è a questo punto che devo avergli fatto pena per quanto sfigata sono.

 

Una volta caduta e rialzata (sì, se volete lo ripeto, sono caduta veramente) ho avuto il tempo di blaterare un “non farci caso” e un “la msdc se la riderebbe” prima che lui mi prendesse la mano e mi dicesse: “dai, dammi la mano così almeno la prossima volta cadiamo in due”.

 

Anche in questo caso devo averci pensato un po’ prima di sorridergli. Chimatemi gelida (sempre involontaria).

 

E’ stato poco dopo quando arrivati in una piazzetta senza più sampietrini che, vista la mia proverbiale acidità (anche stavolta non intenzionale), gli ho lasciato la mano. Allora lui poco dopo, paziente oltre che galante, mi ha detto “ritorniamo di là, sui sampietrini, almeno posso riprenderti la mano”.

Forse mi sì è fermato il cuore un secondo (sacchetti per il vomito sotto il sedile, grazie).

 

Ah, mi stavo per dimenticare la conclusione persa in tutto questo romanticismo.

Quando poi mi ha accompagnata alla mia macchina per uscire dal parcheggio io ho preso un palo. Ho ingranato la prima invece che la retromarcia. Lo dico come se precisare perché sono stupida servisse.
E mentre pregavo che non avesse sentito l’ho visto ridere.

Merda anche in conclusione.

24 maggio 2010
419 Affermazioni
Non sono molto lucida, potrebbe essere vero.

Sono molto stanca, altrettanto vero.

Avrei da dire un sacco di cose, verissimo.

Non sta sera, decisamente.

 

Giornate movimentate queste ultime.

Perché il trucco, quando vuoi pensare il meno possibile, è tenere occupato il fisico.

Ma lo sanno tutti, non ho inventato nessuna panacea.

 

Lo stancarsi quindi è una condizione necessaria.

 

Ho pitturato dei tavolini di legno da esterno, partecipato a pranzi del parentado e verniciato la cucina (con l’aiuto della mia santa e famosa msdc –mezza specie di cugina).

Nessuno le dica che ho detto santa, si offenderebbe.

Ieri abbiamo finito a mezzanotte.

Ed ho anche scoperto che, nonostante la mia buona volontà, a spennellare muri sono un'incapace.

 

Oggi pomeriggio, come premio, mi sono fatta una canna: è l’ultima, veramente, la devo smettere.

 

Quando fumo i pensieri spariscono tutti.

Provo a dire qualcosa di preciso: sento due “menti” che pensano simultaneamente; una è offuscata, intontita, vaneggiante e poi ce né un’altra, più profonda, che ascolta quello che la prima mente sta facendo.

Una delle due cerca di emergere, senza riuscirci.

Ma non saprei dire quale.

So dire con certezza però che questi discorsi mi preoccupano un poco.

Presto o tardi mi spiegherò meglio!

 

(La canna me la sono fatta nel pomeriggio, effetto svanito, parlo seriamente.)

 

Ad un certo punto comunque, quando l’effetto sta per svanire, i “pensieri” ricrollano tutti.

Senza preavviso.

Pensantemente.

Anche le cose più lontane, a cui non credevi di aver pensato ultimamente, a cui, in verità, non credevi di aver mai pensato.

E’ un po’ come svegliarsi da un’anestesia totale e sentire tutti i dolori che durante l’intervento non sentivi. Succede, garantisco io.

Solo che poi, per i dolori ti danno della morfina, per i pensieri, invece, puoi solo metterti a fare qualche altra cosa.

  

Ho sonno.

Cos’è, la prima volta che lo dico da mille anni?

Non mi ricordavo com’era aver veramente sonno, solitamente dormo per convenzione.

Sociale.

Familiare.

 

Domani iniziamo (io e msdc) a pitturare camera mia, per il momento vi dico solo i colori: nero e viola (viola lavanda, ovviamente).

 

Poi, se il lavoro verrà decente, pubblicherò le foto. Se verrà un’opera d’arte, invece, non lo farò, mantenedo l’esclusiva per qualche rivista.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE