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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
16 aprile 2013
Gioire del “bello” (che non si esaurisce certo nella dimensione estetica) credo che sia un'inclinazione umana per nulla secondaria a quella di mangiare, bere e riprodursi. Ovviamente nel mondo moderno, chissà se primariamente in quello occidentale, il bello viene comunemente confuso con la...

Il cannocchiale mi dà ai nervi ultimamente per le sue continue mancanze. Quindi questo post continua su webnode. Basta cliccare sul titolo.



29 giugno 2012
Idee sulla volgarità
Nessuno pensa al futuro di venerdì notte. Così dicono.
La fregatura è che nessuno pensa al futuro nemmeno di giovedì notte se poi il giorno dopo lo chiamano festa. A Roma festeggiamo santi. Amen. Io non sono cattolica, per carità, ma sono festeggiante.

Più che non farmi pensare al futuro i finesettimana, festeggiativi, lunghi sortiscono in me due effetti indesiderati: mi fanno fumare a livelli incredibilmente idioti e mi fanno pensare a livelli incredibilmente pericolosi.
E notare come idioti e pericolosi siano, in questo caso, assolutamente invertibili e quindi, in questo caso, sinonimi.

Non penso al futuro, su quello penso poco, e male, durante la settimana. Penso alle cose irreali, infruttuose, “sul senso dell’esistenza”, della mia, egoisticamente, esistenza.
Penso al senso. Errore grossolano da cui fuggo nelle ore diurne ma da cui mi lascio legare in quelle notturne.
Immagine, essere, priorità. Tutto si mischia. Mi sembra di non ballare al tempo giusto. Crudele per chi come amerebbe saper ballare. Ah, ma io non lo so fare nemmeno fuori dalla metafora.

Ho scurito i capelli. Frivolezza mi rendo conto. Eppure mi pesa: mi ha cambiato i lineamenti. Adesso sembro esattamente quello che non ho mai voluto essere. Una, come sento dire alla romanità, panterona. Volgare, artefatta. Si schiariranno, certo, il problema non è quello.

Curioso, ma l’ho sempre trovato tale, quanto un corpo che non riesce ad assomigliarci ci faccia penare. Devo citare Pirandello? Sì, è opportuno: “ per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere!”.
La trovo una calamità. Perché, giriamo la faccenda, se le mie idee fossero decentemente interessanti e i miei capelli, cozzando con la mia faccia, orrendamente volgari allora, gli altri, crederebbero di ascoltare, senza sentire, volgarità. E non è un problema solo con “gli altri”, francamente non ho così gran considerazione dell’alterità. Mi succede spesso, su messenger per esempio, di dover togliere la foto del mio volto reale, mettendoci una Lady Oscar a caso, per parlare con un certo ragazzo perché quando mi guardo il viso io mi sento che non sarei interessante con quella, mia, faccia. E’ un’assurdità patologica bella e buona. Però Pirandello un po’ mi consola: significa che non sono matta completamente, al massimo, un tantino strana, difficile, boh, catalogatemi dove vi piace.

Mi sforzo, a volte, di lasciarmi in quel quadratino di foto. Non spesso mi convinco.
Ovviamente le cose si complicano quando devo parlare con la mia vera faccia, la mia vera voce, la vera, corporalmente, me stessa. Difficile, per me, far quadrare le mie parole con la mia corporeità. Spesso cado in un mutismo d’agonia. Non affogo mai, purtroppo.

Sarà per questo che la dimensione scritta, per me, ha molta più facilità. Esami, conversazioni, conoscenze. Scrivendo le cose mi appaiono più semplici. Perché c’è una tempistica differente e più tempo per riflettere? Anche, ma soprattutto perché non espongo nulla di fisico, non espongo nessuna parte che non è, esattamente, come voglio io. Non so se mi spiego. Decido io forma, struttura e contenuti e non mi devo preoccupare che le cose appaiano diverse da quello che voglio far essere (e si potrebbe dire ancora apparire ma poi entriamo nel filosofico maniacale nietzschiano).
Apparenza e concetto, mi sembra, quando scrivo, si corrispondono.

Per carità, non sto dicendo di voler vivere di relazioni epistolari. Sto solo dicendo che la mia difficoltà a parlare, solita e noiosa francamente, non è dovuta a niente se non al fatto che non mi corrispondo fisicamente, che non riesco a vedermici. Non è un problema di capelli, come l’ho pur messa inizialmente, è un problema di auto credibilità. Sono noiosa?
Stavo leggendo Russell nel pomeriggio e lui dice che un romanzo tutto brio, dalla prima pagina all’ultima, è quasi sempre un romanzo mediocre.
E questa la dico qui, così, non tanto per giustificarmi, quanto per essere d’accordo: i romanzi migliori che ho letto sono quelli in cui sopporti pagine e pagine di descrizioni senza brio. Perdonerete comunque, spero, anche se non ho giustificazioni d’autore, questi miei post a serietà esplosa.

Adesso il primo che commenta dicendo che questo è un post volgare prende ovviamente il massimo dei punti.


23 novembre 2011
Sotto la panca

E’ un post lagnoso, e lo preciso anticipatamente per giustificarmene.

Oggi è stato mercoledì.
E usare questo profondo passato composto mi trasmette una certa tranquillità. Come a dire che oramai il mercoledì è “segnato passato” su un ipotetico calendario mentale e difficilmente potrà venire a darmi fastidio. Soprattutto perché c’è un prode cavaliere a difendere la mia serenità: il già pigiama. Non il pigiama e basta eh, ma il già-pigiama cioè il pigiama alla insolita ore che inizia con le 19.30.
E ho pure un fosso, come si conviene a principesse della mia natura a difesa del proprio castello: il divano.

E’ stato, per rimanere nello stesso passato, un mercoledì impegnativo.
Incredibilmente per una volta sono andata a un esame più o meno serena, più o meno consapevole e più o meno preparata.
Io non ammetto mai di essere preparata per un esame, stavolta lo ero. Lo avevo preparato in poco tempo, vero, ma semplicemente perché era, è e sarà, un esame nozionistico, di memoria.
All’esame prima di questo (tanto per fare confronti), la nota filosofia politica (tanto per essere maniaci di dettagli), sono andata sapendo di aver preparato un libro su due e consapevole di stare sul punto di (perifrastica attiva) essere bocciata.
E invece ho preso 27.
Stavolta sono andata sapendo che gli argomenti erano limitatamente quelli, che li sapevo bene quasi tutti e che, in definitiva, non avevo tralasciato niente.
E ho fatto un disastro.
Era un compito scritto, cinque domande più una per la lode. E le sapevo tutte, raffinatamente bene.
E questo, in questi test, è il più grande dei mali possibili.
Ho banalmente perso fiumi di tempo con i dettagli delle prime domande e ho banalmente trascurato le ultime. E non sono arrabbiata per l’ancora non conosciuto esito, sono arrabbiata perché sono stata banalmente idiota.
E io sono indulgentissima con me stessa e mi perdonerei tutto, tranne la banalità.

Quante e iniziali!

Pazienza, mi prendo la serata libera e ci ripenso domani.
E non solo dalla logica, il mio esame del pomeriggio, mi prendo la serata libera dall’esistenza.


Per stasera non voglio più avere ansie.

Ansie, sì: le strane creature che popolano densamente le mie giornate.

Non voglio parlare con nessuno all’infuori delle persone con cui mi va di parlare spontaneamente, senza sforzi insomma (e sono pochine).
Pausa obblighi.

Non voglio scusami di alcunché, ringraziare di nessun favore che non ho chiesto, pensare se questa o quella cosa che ho scritto, detto, pensato, fatto capire offenderà un/una ipotetico/a lettore/lettrice, ascoltatore/ascoltatrice, mago/maga perché lui/lei comprende la mia ironia quanto Averroè la rivelazione cristiana.
Non è sempre un mio problema.

Non voglio contare le calorie, le proteine, i grassi, gli zuccheri di nessun cibo, non voglio pensare ad alcun cibo, non voglio segnarlo su nessuna tabella, non voglio nemmeno masticarlo, non voglio nemmeno cercarlo.
Mi crea troppi problemi e stasera non ho fame: per me il cibo non esiste.

Non voglio dover avere qualcosa di brillante da dire, non voglio star attenta a non deludere le impressioni, non voglio chiedermi se ho passato o meno l’esame di socialità, non voglio chiedermi se ho deluso o se non l’ho fatto, se ho perso interesse o l’ho guadagnato, se sono più noiosa o meno noiosa.
Ossessione bilanci.

Le liste di “non voglio” (o anche di “voglio”) nei post sono noiose, improduttive e fanno tanto post infantile, lo so. Tutti questi non voglio, in realtà, io li dovrei trasformare, uno per uno, in “non farò” o in “eviterò di”. Anzi, ancora meglio dovrei non dirlo, dovrei solo evitare di pensare e ripensare a certe cose, dovrei evitare di sottopormi a tutte quelle angosce strette, a quelle torture volontarie. Dovrei, e anche le liste dei dovrei sono altrettanto insignificanti quindi smetto subito, iniziare un percorso di normalizzazione.

Domani, per normalizzarmi, non vado dallo psicologo e mi prendo la giornata per compilare un'altra lista. Precisamente una lista di regali da spedire a babbo natale.

Attualmente il mio pigiama ed io ci conosciamo, non me lo mangio e non devo impressionarlo: pace è fatta.

14 settembre 2011
642 Eternal sunshine of the spotless mind (perché in italiano il titolo “Se mi lasci ti cancello” faceva enormemente pena)

Io succhio.

E’ una cosa che premetto sempre. E succhio anche bene se mi piace la persona che ho di fronte. Se devo succhiare male invece evito a prescindere. Poi che c’entra, certe volte mi trovo nella situazione di dover frequentare chi non mi piace; però in quel caso non succhio, mando giù amaramente.

 

Brutto inizio, lo ammetto.

E’ che trovo il verbo succhiare così esplicativo quando devo dire quello che sto per dire (un attimo ancora e lo dico) che non usarlo mi sembra un peccato. Poi però lo uso e non riesco a non giocare sui riferimenti porno.

 

Questa era la premessa. Lunga e malvagia, solo per dire che anche stasera ho visto un altro film consigliatomi dal lettore audace. Ed è qui che entra in gioco il succhiare. Io quando sto conoscendo (usiamo questa finzione di presente continuato, anche se le cose vanno malino attualmente) qualcuno, qualcuno che mi piace (e questo mi piace anche troppo), non solo cerco di informarmi su quello che gli piace, molto spesso, tanto spesso, enormemente spesso, finisco per farmelo piacere anche io. In alcuni casi mi piace tanto da adorarlo fino a che morte non ci separi: la passione per la qualsiasi cosa, nata perché piaceva al tipo che piaceva a me, finisce per durare molto di più della mia passione per il tipo in sé.

 

Stasera mi sono data quindi al film il cui titolo in inglese, pur riprendendo un verso di Eloisa to Abelard (Alexander Pope) è certo meglio del titolo in italiano che sembra richiamare “se scappi ti sposo” o robette leggere-romantico, commedia-romantico del genere. Che mi guardo anche eh (io guardo tutto) ma solo quando sono predisposta alla leggerezza (tipo di sabato sera).

 

Bè, per essere romantico, eternal sunshine of the spotless mind, è un film romantico, però ha una dimensione onirico, favoleggiante, fantascientifica, filosofica, riflessiva, visionaria, psicologica che a noi gente con strane inclinazioni piace parecchio.

 

Quindi niente da obiettare, anzi molto da applaudire, al “contorno” della storia: l’idea di una totale mescolanza dei tempi narrativi, di un gioco nei ricordi, di una confusione della realtà, nella realtà e con la realtà.

Molto più discutibile è la trama. Ma da un film romantico come ci si potrebbe aspettare originalità? L’unica cosa romantica originale che conosco io è la canzone di De Andrè, un malato di cuore:

 

“e tra lo spettacolo dolce dell’erba, tra lunghe carezze finite sul volto, quelle sue cosce color madreperla rimasero forse un fiore non colto”

 

tutto il resto, sull’amore e gli innamorati, nei film, nelle canzoni e pure nei libri ha un certo sapore di già detto non proprio facilmente eludibile.

 

Quindi la trama è quello che è. La storia di due innamorati alle prese con le loro due personalità diversissime ma unite da una profonda insicurezza di base, alle prese con l’amore, quella cosa che distrugge e crea per intenderci, con la quotidianità, con le rotture, con i per sempre e con i, una volta conclusa la storia, “vorrei cancellarti dai miei ricordi, svegliarmi e non ricordarmi più della tua esistenza”.

 

Desiderio anche in questa formulazione non proprio raro al termine delle storie d’amore.

Quanta gente lo avrà pensato? Quanti lo avrebbero voluto? Quanti richiesto? Quanti pianto per il non esaudimento del desiderio?

 

Sarebbe facile eh? Un brutto ricordo e chiami la ditta di pulizie “lacuna” chiedendo che venga rimosso insieme a chi quel ricordo lo causa. E la mattina dopo il ricordo è sparito, per sempre. Non ti ricordi più, nemmeno a volerlo, nemmeno sbattendo contro il tipo per cui piangevi fino alla notte prima.

Diciamo una forma un tantino più fantasiosa dei famosi stravolgimenti di look che le donne fanno al termine di una storia importante (o si dice facciano, io per me non lo so). Solo che è un pochino più risolutiva la cosa. Però come per i capelli anche per i ricordi devi essere deciso, proprio deciso, a tagliare via tutto, perché tornare indietro è impossibile esattamente come riattaccare i capelli con la colla. Per i capelli puoi aspettare che ricrescano ma se hai tagliato via l’anima gemella forse aspettare di rincontrarla è un tantino un azzardo.

 

Come dicevo la trama semplice e poco originale (che perdoniamo al genere romantico, tanto perché il film stasera ci ha reso agnellini) è arricchita da una mescolanza dei tempi narrativi notevole.

Mescolanza che crea fumo ma non confonde più del sopportabile.

E così i ricordi si mischiano al presente in un groviglio di cose, facce, momenti.

 

Le genialità, sempre secondo me, sono due. La prima è che la chiave per sciogliere il groviglio e ritrovare il senso temporale è data dal colore dei capelli (un po’ sibillina come affermazione ma se la spiego potete pure non vederlo per niente il film). La seconda, non è propriamente un trovata geniale innovativa ma richiama, sempre secondo quello che ci ho visto io, l’idea (filosofica, ma certo!) dell’importanza del momento. Quando la storia dei due è già stata vissuta (quindi è fuori dall'aspettativa o dalla suspence del "succederà") e la ditta lacuna cerca di cancellarne le tracce quello che compare della storia non è una pista temporale degli eventi ma un alternarsi di momenti, in ordine sparso. E’ l’idea dell’istante, del momento, dell’attimo, che taglia il tempo orizzontalmente, che è eterno non perché non finisca ma perché non ha durata alcuna.

Meraviglioso.

Ma è la filosofia ad esserlo, non il film.

 

Pregevole, assolutamente, anche il nascondino che i protagonisti dei ricordi (e non i protagonisti della storia che hanno, invece, scelto di cancellare quei ricordi) giocano, tentando di scappare all’impresa di pulizie “lacuna” per salvare il ricordo, “l’esistenza” quindi, dell’altro nell’uno.

Detta così è incomprensibile? I protagonisti dei ricordi, il lui e la lei che vivono nei ricordi (e solo lì) del lui e della lei che quei ricordi hanno chiesto di cancellare, cercano di sfuggire a questa cancellazione per preservare l’esistenza dell’altro in se stessi.

 

Anche l’idea di due piani dell’esistere (persone e ricordi) ci porta su un piano filosofico piuttosto battuto: l’idealismo. Se, poniamo il caso, la lei ricordo venisse cancellata da lui la lei ricordo smetterebbe di esistere e la Lei stessa per lui non esisterebbe più visto che lui non avrebbe mezzi per percepirla. Non so mica se mi spiego. L’esistenza di Lei (lei persona), in lui, è strettamente connessa alla percezione (come ricordo) che lui ha: se lui smette di ricordare Lei smetterà di esistere (per lui). Allargando il discorso: se lei venisse non percepita non solo da lui ma da tutti potrebbe esistere comunque?

L’idealismo mi fa venire un gran mal di testa, è odioso, io sono contraria assolutamente e vorrei tanto non esserne tremendamente affascinata. Amen, ignoratemi.

 

Però il film non è male se si ha tempo da passare a vederlo.

 

Sono certa che il lettore audace apprezzerebbe quanto detto. Peccato che non lo leggerà: non gli darò il link di questo luogo prima del matrimonio, ovviamente.

In realtà lui dice il contrario ma io invidio molto il suo approccio a questi film, a questi libri, a questa musica di cui mi parla sempre. Il suo è un approccio istintivo: lui li sente, li vede, li vive, li prova. Il mio è invece un approccio molto più mentale, direi scarnificante: io sfiletto lentamente ogni singola cosa, guardo sotto ogni singola parte e mi perdo l’emozione generale che il film (perché di questo parliamo ma è così con tutto) potrebbe darmi per trarne invece migliaia di pensieri roteanti in continua moltiplicazione tra loro, faticosi.

Vedo tanto, vero, ma mai quello che stavo guardando.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



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