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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
31 gennaio 2013
Non è mica tanto bene tutto questo

Tanto bene è il metro di giudizio con cui uno scrittore milanese (Aldo Nove per la precisione) esprime il suo apprezzamento o meno, su fb, canzonando, dico per mia presuntuosa assunzione, il qualunquismo che impera nella dimensione social-fb dei mi piace e, più in generale, della qualità dei giudizi. La negazione del tanto bene (che è una cosa oramai -non è tanto bene, è IL tanto bene) è non tanto bene, e non male.

E sono cose di importanza incredibile. O almeno penso. Più che altro è di importanza incredibile sapere che nel mondo c'è un tipo, laureato in filosofia morale, che non solo è genialmente capace con le parole ma anche un acutissimo osservatore. La gente acuta mi piace. Se porta gli occhiali un po' di più.

Dovrei studiare ma non lo sto facendo. Una novità incredibile. Diciamo che quando si avvicina l'esame io non studio mai quanto vorrei o dovrei. Secondo me ho il cervello non tanto bene. O forato.

Non ci posso far nulla se mi innamoro di persone, esclusivamente che non conosco, e per mesi mi faccio plagiare dai loro modi, dalla loro mente e da tutto quello che dicono. Il tanto bene sta diventando un'agonia. Non riesco a smettere di usarlo. Dopo, questo innamoramento celebrale, mi passa (in un bruttissimo caso ancora no, ma tempo al tempo) e quello che era plagio diventa la base per me stessa. Insomma, ci costruisco, dopo la cotta, sopra. Almeno in genere. Oddio, processi complicati di una mente molto spicciola, ma che vi annoio a fare?

Ho scoperto che odio essere odiata. Non odio l'odio, anzi, sono sempre più convinta che esista “l'odio da riempimento”, l'odio cioè che ti fa sentire pieno, l'odio positivo. Anzi, a quel proposito quasi mi spavento. Sono molto tendente al mal sopportare, al rispondere male e a dire quello che penso. E soprattutto a litigare. Anzi, voglio litigare con qualcuno, chiunque mi va benissimo. Affatto tanto bene, se ve lo stesse chiedendo.

Però sto per cenare, se mi decido a cucinare, e visto che ho deciso che la mia nuova dieta è fare un pasto al giorno (no, non sono matta, ho stabilito che mi basta e soprattutto posso mangiare qualcosa di meglio di minestrone) è proprio tantissimo bene.

Scusate, però diffondete il tanto bene.



Molto fuori tema ma nemmeno tanto: il cannocchiale non è tanto bene da un sacco di tempo. Le limitazioni che mi mette sono veramente lesive della mia fantasia, sto pensando seriamente di cambiare piattaforma. Stesso nome, stavolta, e stesso titolo. Però boh, non sono tanto portata ai cambiamenti. Vedremo. Voi non ve ne andate però, oramai vi conosco troppo. E se cambiassi, tutti sereni, ve lo direi. A tutti e ognuno per uno se servisse.
25 dicembre 2012
Le cose di qualsiasi Natale
Prendendo spunto da un link su fb intitolato “le sette cose che mi fanno rosicare del natale”, io vi descrivo le 5 cose per cui a Natale, spesso, ho desiderato di morire:

1) quando durante le settimane prima tutti i conoscenti mi lanciano biechi segnali sui regali che mi hanno fatto, distruggendo quella ipocrita idea di sorpresa della carta regalo e obbligandomi a ricambiare il dono.

2) quando, alla apertura doni, i regali ricevuti non hanno minimamente l'aspetto di quello che mi avevano convinta a ritenere. Ti aspetti una bambola gonfiabile? E aprendo il pacco di becchi una barbie. Uguale, sì, ma solo nell'idea.

3) quindi ringraziare, con la faccia più felice del mondo, nascondendo quella delusione di stampo infanzia per quel regalo che non avresti mai voluto ma su cui ormai avevi fantasticato. Quindi ti tocca aggiungere quelle frasi senza senso come “grazie, non dovevi”.
No, infatti, non dovevi, mi avresti risparmiato un sacco di sofferenza.

4) quando mi costringono a far un regalo a delle persone estranee, che ho visto 3 volte in vita mia, senza dirmi nemmeno cosa potrei regalargli.
Io personalmente finisco a spendere soldi a caso per qualcosa di insignificante, vinta dall'indecisione.

5) qualche vecchio che, mentre io sono impegnata a pontificare in solitudine, nell'angolo vicino al camino, sulla depressione che mi mette Natale, mi parla della sua lombo sciatalgia paragonandola al ciclo mestruale femminile, argomento che, più di ogni altro, odio, detesto e mi crea conati di vomito inguaribili.

Senza numero: che a Natale, un sacco di gente, si scorda di votarmi per questo concorso senza fine.

Sì, buona Natale, ma speriamo di bypassarlo l'anno prossimo.

22 ottobre 2012
Mode
29 novembre 2011
Per mantenersi giovani e acidi


è opportuno notare che esistono persone incapaci persino di usare le parolacce.
3 ottobre 2011
648 Mese che vai proposito che trovi

Mi sento invincibile stanotte.

Eh, non c’è un perché, certe volte mi capita. E più o meno basta. Ma tranquilli, è una sensazione che dura tanto poco da costituire, proprio per la brevità, una piacevole variazione delle condizioni normali di insicurezza cosmica.

 

L’unico a battermi, attualmente, è il thé verde: mi ci sono appena bruciata il palato.

 

Per farla breve sono un curioso caso di essere invincibile che si brucia col the verde.

 

Non mi sentivo tanto serena da mesi.

E questo mi pare già un buon perché della iniziale esternazione.

 

Domani riprendono le lezioni all’università. E credo di aver fatto un programma di corsi ed esami molto al di sopra, non delle mie di possibilità, ma delle possibilità di un umano medio. La cosa però contribuisce a rendermi serena. E se non serena almeno impegnata.

Curioso come le due cose coincidano, in generale, almeno per il 50%.

 

Anche la dimensione palestra, dobbiamo aggiungere, contribuisce a questo clima, generale, di serenità. In questa settimana ho provato, moderatamente, di tutto. E’ stato lo spinning sabato, devo essere sincera, a piegarmi però definitivamente: le gambe oramai hanno vita propria e decidono loro quanto voler funzionare e quanto volermi solo far male.

 

Ora che ho più o meno visto ritmi, orari, contributi extra e tutto il resto cercherò di far una cosa equilibrata o almeno di incastrare intelligentemente gli orari. Prediligerò le ore serali perché c’è ovviamente meno gente e perché tanto a me la roba che danno in tv fa solo schifo.

 

Il mio proposito primario attualmente è uno soltanto. Trovare quel certo quid che per tanto tempo io ho sostituito con l’innominabile (che non è una persona ma un oggetto inanimato – e non un vibratore!) e preferibilmente di non trovarlo in un uomo.

 

E veniamo agli uomini, sì. Posso dirla brutale e bruttina? Finalmente mi sto perdonando. Gli errori di valutazione in primis e poi forse anche certi comportamenti leggeri. No, detta così è brutta sul serio. Non alludo al sesso, figuriamoci. Alludo alle aspettative, alle pretese, al cercare, all’accontentarmi. Io mi consideravo il peggio possibile. Non che ora io abbia una così buona considerazione di me (non ancora, ma ci lavoriamo) però rispetto al tempo in cui non riuscivo a mettere una foto su fb perché guardarmi, bella o brutta (sì, è la seconda) che fossi mi faceva orrore, un po’ sono migliorata.

Io mi sono capita.

 

Di proposito ne ho un altro, secondario e abbastanza ambizioso: farmi un’amica. Che detta così suona molto patetica. Io do ad “amica” un certo intenso significato. Per me, ad eccezione di pochi elementi virtuali e della msdc (mezza specie di cugina) ma lei non fa testo perché è un’aliena speciale, che io considero “amiche”, tutte le persone che frequento sono, al massimo, conoscenti. E non perché sono snob o particolarmente acida ma perché esistono gradi e gradi di confidenza: io posso parlare della stessa cosa con 3 persone diverse ma in tre modi totalmente diversi. E poi, solitamente, le donne non mi piacciono: detesto parlare di ormoni, esperienze sessuali e scarpe (con eccezioni più o meno rarissime).

 

Quindi il mio nuovo proposito è riuscire a socializzare in massimo grado: cioè farmi un’amica. C’è una ragazza all’università che potrebbe essere la candidata perfetta. Mi piace molto per iniziare. E’ cattiva, acida, snob, intelligentissima, grafomane, fissata con la grammatica, la cultura e la punteggiatura. Io l’ho notata bene molto prima che lei sapesse della mia esistenza.

Non so come abbiamo fatto amicizia su fb. Anzi, lo so: semplicemente un giorno mi ha chiesto un’amicizia che ho accettato. Io all’università non le ho mai, ovviamente, rivolto la parola. Questo perché mi spavento facilmente, credo di essere inappropriata e anche poco intelligente (credo eh?!). E lei, che non è tipo da perder tempo, ha continuato ad ignorarmi considerandomi quella che sono: piatta e inutile.

 

Pare, in questo periodo, che lei mi abbia osservata su fb.

Su fb mi è molto più semplice parlare: se scrivo boiate si possono non leggere. Quando “dico” boiate bisogna ascoltarle per forza: è questo che mi frena di più. In parole povere credo di piacerle. Su fb. Ed è il fatto che io piaccia a una che piace a me ad essere incredibile.

 

Mi dispiace deludere i feticisti o quelli che sarebbero stati interessati a piccanti rapporti: adesso cercando rapporto-saffo-lesbo-isola-eccetera si leggeranno tutta ‘sta roba contorta del piacersi reciprocamente per poi scoprire che io parlo di un rapporto d’amicizia senza sesso.

 

Tenterò di articolare, quindi, con la sopracitata tipa acida (ma fantastica appunto) un discorso anche dal vivo, senza scappare come mio solito.

 

Ma detto stasera non ha grande validità: sono invincibile, ecco perché così propositiva.

In facoltà, invece, appena mi capiterà l’occasione di mettere in pratica il mio proposito finirò per nascondermi sotto uno dei banchi terrorizzata. E con tutte le probabilità del mondo sbatterò anche la testa.

21 giugno 2011
618 Mai dire "fine" (ovvero il ritorno col numeretto)

Il mio volto nasconde molte poche cose.

E sempre questo mi ha creato problemi. Cioè, oltre al fatto che la mia mente, ed io con lei, non mantiene segreti, li odia e li svela proprio quando le si dice di non farlo anche se non c’entrano niente nel contesto, anche il mio volto si scrive addosso “quello che c’è”.
Alle medie una professoressa di francese mi mandò in presidenza perché “i miei occhi la riempivano di parolacce”. Con l’anticipato ringraziamento della mia media scolastica e futura promozione, la preside sorrise all’affermazione e disse che non poteva fare molto in proposito.

La professoressa, matta, che si lasciava spalmare la crema dietro la schiena dalle alunne preferite (certo non io) non la prese bene, ma questa è un’altra storia.

 

Diciamo che, in questo senso, il mio volto e il mio blog coincidono.

Sì, ci ho ripensato. Facciamo un altro giro qui. In ogni buona relazione c’è un momento in cui uno dei due, o entrambi, giurano di non poter andare oltre ma in certi casi fortunatamente poi passa.

O magari non è vero, io lo dico per sentito dire, non ne so niente di relazioni.

Infondo chi vedrà in queste parole, nei miei post, solo il mio naso (ricitando Pirandello) potrà sempre fare come la professoressa di francese.

“Mettersi la crema?”
No, non è quello che avevo in mente. Siate volgari voi che il mio nick ancora non me lo permette.

 

Sono uscita di casa oggi pomeriggio con una faccia che mischiava la rabbia alla distruzione.

Sulla metropolitana probabilmente c’era gente che tremava al mio passaggio. Li immagino ma non li ho visti, ho smesso di guardare la gente.

 

Per essere tanto distrutta cosa ho fatto? Ho semplicemente visto una mia foto.

Che sembra un avvenimento comico come sempre esagerato da me per renderlo interessante ma che invece è la pura e ammirevole verità.

 

In questi mesi avevo conquistato una grande stima di me. Vabbe’, non grande ma superiore a quella solita. Vedermi una foto così orribile davanti mi ha praticamente riportato indietro di mille anni. E ho pensato a quello che gli altri, guardandola, avrebbero pensato. Ho pensato che avrebbero pensato (mi scuso per il giro anche se è molto dantesco) tutto quello che penso io solitamente (di me). Non scendo in particolare, fa già abbastanza orrore se non lo dico.

 

Poi nemmeno a dirlo è arrivata una brutta cosa per posta. Le ferite peggiori le fanno sempre quelli che vogliono farti del bene. E’ un giochetto idiota della casualità. Forse perché il tuo bene non lo sa nessuno meglio di te?

E, peggio, le fanno involontariamente.

Nessuna colpa, figuriamoci, ma questo dovrebbe spiegare perché ieri sera ero isterica.

E lo sono anche adesso, ovviamente. Non abbandono l’isterismo così facilmente.

 

Quello che non devo fare quando sono isterica è restare a casa o vicino ad un pc: divento anche violenta. Allora sono uscita, complice il dover comprare una grammatica tedesca. E ho scelto, per comprarla, una libreria che amo molto e che raggiungo solo in metropolitana: l’enorme libreria di Termini.

Mi fa bene anche la metropolitana ho scoperto. Vedere gente è come se smontasse un po’ la “mia” realtà.

 

Ma è stato il finire in quell’immensità di libri e aria condizionata che mi ha fatto dimenticare in un momento gli isterismi e la sete di sangue.

E mi ha fatto anche spendere un’enormità incredibile: che mi sarei fermata alla grammatica tedesca non era tra le scelte disponibili.

Lasciamo perdere. Anzi, già che ci siamo facciamo citazioni colte. Un mio amico dice che sono tanto materiale da essere venale e quasi venerea. Come una malattia sessuale, insomma.

 

Ho fatto il primo viaggio in metropolitana pensando che era da mesi che non avevo paura degli sguardi, ma ho fatto il secondo più serena e convinta di essere anche io una persona umana (più o meno) e di poter anche viaggiare in metropolitana, come gli altri.

Sì, lo dico col sorriso adesso, ma ho pensato sul serio, tante volte, in passato, di non essere “abbastanza umana”, “abbastanza normale” per farlo (ignoratemi).

 

In mezzo a cotanto sentimentalismo la metropolitana è arrivata alla mia fermata e io non ho trovato niente di meglio da fare che oscillare in pericolosa modalità “caduta”. Niente paura, non si registrano decessi.

24 febbraio 2011
572 Pocket Coffee

Sono arrivata  ad una conclusione.

Conclusione di tutti i pensieri che ho tenuto bassi, bassi in questa settimana.

Mi sembra più o meno inutile preoccuparmi di tutti gli imbecilli del mondo. Non solo perché il mondo ha una superficie troppo estesa perché io riesca veramente a rendermi conto di ogni imbecille, ma anche perché già occuparmi dell’imbecille me stessa mi dà un gran da fare.

 

Parliamo di cose serie, o altrimenti dette, sesso.

L’ispirazione mi è venuta ieri (e non per farlo, per parlarne –e questo non si può dire non sia un problema) quando mi è stato proposto di tutelare un rapporto utilizzando una safeword.

 

Peccato che il contesto fosse dal poco al per niente riguardante il sesso e che la proposta mi è stata fatta solo per evitare si dicesse troppo o troppo poco in una specie di forum (no, non partecipo a forum e chat porno anche se in quel posto le foto delle mutande sono all’ordine del giorno –tutta roba anche troppo solo amichevole).

 

Forse mi capisco da sola.

 

Su fb c’è un gruppo chiuso (meglio privato, sennò si fa riferimento alle case chiuse e mi tocca difendere onori) di bloggers a cui partecipo e in cui si discute di tutto. Per evitare di pestarci i piedi un amico mi proponeva di utilizzare una safeword tra noi in modo da capire bene quando è il caso di smettere di parlare.

Meno sessuale di così devo solo dire che l’argomento su cui non dobbiamo pestarci i piedi è topolino (no, scherzo).

 

Lo dico per chi fingesse di non intendersi di queste cose, la safeword è una c.d. “parola di salvezza”. Serve nei rapporti di un certo tipo a garantire i partecipanti. In realtà “di un certo tipo” lo dico io per facilitare il contesto di riferimento: la safeword sarebbe intelligente utilizzarla in ogni rapporto. Secondo me perché permette di sfiorare certi limiti senza farsi troppo male. E non intendo con “farsi male” soltanto dolore fisico eh, intendo a livello morale o anche solo emotivo. Anche in un rapporto amichevole che si basa per esempio su una scherzosa e continua presa in giro, porre una safeword significa garantire che il rapporto non si rovini involontariamente. Inoltre, se uno sa di poter dire una parola e far capire all’altro che ha toccato il limite o lo sta toccando esplorarli certi limiti diventa meno rischioso. Perché non devi necessariamente essere certo che l’altro/a abbia capito il tuo concetto di eros, di dolore, di gelosia, di possessività, di amicizia eccetera ma puoi stare tranquillo che se anche non l’ha capito hai la soluzione in una parola (che poi sarebbe uno slogan bellissimo se si volesse promuovere l’uso della safeword in una pubblicità progresso –ah, se io fossi dittatore a vita!).

 

Forse si perde una parte del divertimento, forse, se le esperienze sono poche si acquista una sicurezza. Non è facile abbandonarsi all’altro non conoscendo i propri limiti, con una safeword ci si abbandona tenendo sicuro il tasto stop.

 

Lo spiego meglio facendo un esempio. Fingiamo di parlare di un’esperienza erotica in cui si vuole sperimentare dolore fisico. L’espressione dolore fisico non indica una cosa e niente altro, indica diversi livelli di una sensazione particolare (sì, sfioriamo il complicato ma quella sensazione che si vuole provare è il male). Io per prima non saprei qual è il mio limite massimo, non saprei se voglio arrivare a piangere e strillare o se mi voglio fermare prima, a un morso scherzoso.

Ed è qui che entra in gioco la safeword. Sapendo che se dico pocket-coffee posso ottenere che tutto si fermi mi spingo un po’ oltre.

 

Inoltre se si ha una concezione come la mia di relazioni che oscilla tra “tutto è finzione” a “molto è finzione” a “qualcosa fingiamo sempre”, la safeword assicura che lo si dica quasi esplicitamente. L’unica parola reale diventa infatti quella che abbiamo scelto come “parola di salvezza”. Glucosio per esempio. Tutto il resto non significa nulla. Persino “puttana” (che sempre secondo il mio “mi piace” è la cosa meno bella che si possa dire, anche se sei eccitato e non ragioni), se hai istituito una safeword, non vale più molto. O meglio vale ma in un contesto che rimane esclusivamente quello.

Non so se mi spiego.

E’ come se tutto cambiasse di livello. Se “glucosio” o “pocket-coffee” sono il livello “realtà” tutto il resto, tutto quello che si dice, sta sotto. “Puttana” (scusate) ha lo stesso valore di “non voglio”.

 

Le “parole di salvezza” hanno quindi una caratteristica che secondo me le rende ancora più importanti: garantiscono il gioco.

Già, perché i rapporti erotici, almeno secondo la mia limitata esperienza (ma quando ero giovane avevo tanta fantasia), sono fatti (devono essere fatti) da no che significano sì, da “fermo”, che significa “non smettere”. E questi comportamenti, purtroppo banalizzati dalla letteratura di un certo tipo (leggi mondezza), dalla tv, dai film eccetera, sott’intendono tutto un meccanismo di gentile violenza (nella concezione più positiva che riuscite a dare al termine) che a me personalmente non smette mai di piacere.

 

Se ad uno piacesse essere soffocato (attualmente non è questo il caso, ma non escludo un futuro a sacchetti di plastica) il dire “basta”, “non respiro” o altro potrebbe far parte del gioco. Con una safewrod non rischi di morirci soffocato nel gioco, ecco.

 

Poi ci sono uomini che amano avere rapporti con ragazze dal seno enorme e si lasciano quasi soffocare da queste, ma si chiama essere deficienti ed è un’altra storia (la mia solita invidia da terza, quarta, quinta ecc, lo so).

 

Sempre secondo la mia limitata esperienza questo discorso sulla sessualità, forse su una sessualità poco condivisa, è difficile da spiegare a chi non lo comprendere spontaneamente. Io non l’ho propriamente imparato leggendo una qualche cosa o facendo determinati cammini, diciamo che mi è spontaneamente molto chiaro. E questo prima (a undici, dodici anni –oddio, lo posso dire?) mi preoccupava mentre oggi mi incuriosisce molto, come meccanismo mentale.

 

Quello che ancora oggi mi preoccupa è l’influenza che tutto questo ha e deve avere in una relazione, diciamo seria. Perché io di certo non mi invaghisco (boh, scegliete un termine appropriato voi) di una persona solo se mi ho presa a schiaffi (questo sì che richiederebbe il ricovero immediato) ma per tutti altri fattori. E il fatto che la persona di cui mi sono invaghita (?) per altri fattori comprenda o meno la sottigliezza di questi meccanismi di piacere (in continua evoluzione ovviamente) ha di certo un grado di importanza in una relazione. Sono esplicita, non che non si possa arrivare all’orgasmo per altre vie, solo che il punto non è l’orgasmo, il punto è tutto il mondo che c’è dietro.

Rimane da stabilire il grado di quella importanza.

19 gennaio 2011
554 La lady e la scimmia
Per la serie “post da sfogo”.
Ho alle spalle la giornata infinita di ieri, la notte insonne (senza motivo tra l’altro) di stanotte e tutto l’ufficio di oggi. Siate buoni.
 
Oggi la portata intellettiva del suo cervello è veramente da post.

 

Ci risiamo, non faccio in tempo a tornare dall’università che i miei sensi di colpa-onore-senso del dovere (ma del dovere di chi?) mi portano in ufficio.

La realtà è che dovrei dire “signori miei, sticazzi!”

E invece vado, accumulo isterismi, sistemo qualche fattura e prego di sparire di nuovo nel risucchio del sistema universitario il prima possibile.

 

Entrare in questo ufficio per me significa ricordare per prima cosa che la vita è una merda (io lo so già, ma certe volte penso anche ad altro) e seguire, la prima cosa, con tutte altre considerazioni che vi evito per pura bontà d’animo.

 

Ma io non sono una vittima, sono una calcolatrice che non sa fare i conti.

 

Ma non parliamo di quello che mi deprime entrando nell’ufficio, parliamo di quella che dovrebbe lavorare lì, più di me, azzarderei per me, visto che prende uno stipendio superiore che le paga la mia azienda.

 

Partiamo dalle cose ovvie.

In un ufficio squilla il telefono, non mi pare ci sia da stupirsi.

Ed oggi, come in tutti gli altri giorni, il telefono che ha fatto?

Ha squillato.

 

Ora, io vado in ufficio per dare una mano, per fare poco, per pagarmi la rata della macchina e fare da presenza: in breve io faccio quello che gli altri non possono fare, non fanno in tempo a fare, non riescono a fare.

Sono una che tappa i buchi e non sono utile, diciamo che se non vado io, quello che rimane da fare, lo fanno gli altri rimanendo mezz’ora in più. E ci vado per i complicati sistemi mentali che mi farebbero sentire una poco di buono a dire “sapete che a me tutto questo non è mai piaciuto e non ho nessunissima voglia di farlo per tutta la vita?”

“Certo”, aggiungerei come conclusione, “se poi le cose si mettessero male e non riuscissi in altro certo verrei a lavorare qui, perché infondo ho una quota di questa roba e perché infondo fate cose talmente semplici che in un mese potrei diventare il massimo esperto di pratiche d’ufficio”.

 

Questo era esattamente il discorso per cui litigavo più spesso con mio padre e questo è il motivo per cui, a discapito di quello che vorrei dire (in formula breve: “ci vediamo se e solo se non avrò altre scelte tra un paio di anni”) io vado in ufficio a fare qualche cosa, controvoglia, almeno due giorni a settimana.

Certe volte, grazie al cielo, gli esami mi salvano la vita.

 

E controvoglia non significa che non mi va, significa che mi sento a pezzi quando entro e di più quando esco, significa che non passo un minuto tranquillo perché anche se perdo tempo su fb, io sento una sorta di tristezza accatastata.

Controvoglia significa che un po’ mi viene da vomitare, un po’ mi manca l’aria.

 

Ma lasciamo perdere la mia mente e ritorniamo al telefono che squilla e alla colleg.

Già, perché lei che invece viene pagata proprio per rispondere al telefono, oggi che squilla (metto da qualche parte un “inaspettatamente”?), che fa secondo voi?

Non risponde.

Cioè lei, che lo fa tutti i giorni, prendendo uno stipendio, oggi perché sono tornata io, non risponde al telefono che squilla.

 

E dovrebbe solo allungare un braccio eh.

 

Sono cattiva, lo so, ma è quello che voglio essere, ho passato il pomeriggio ad odiare ed è un’attività che non mi fa bene alla pelle.

 

Il 22 febbraio io devo dare un esame di filosofia politica per un totale di 700 pagine incomprensibili, e non sto a casa a studiare solo perché do peso alle mie complicate paranoie. Non è che non sto a casa “per sollevare le cornette del telefono affinché lei passi altri secondi a consumare barrette dietetiche.

 

Quello che mi infastidisce di più è il suo non dirmi, magari, “sto facendo questo ti dispiacerebbe rispondere?”, come sarebbe normalissimo, ma il suo lasciare che avvenga, come se lei fosse quella furba ed io la cretina.

 

E mi scoccia ammettere che ha anche ragione.

Perché io non ho lasciato squillare il telefono, no, io ho risposto seppur odiandola per i mezzi sporchi che usa.

Ho risposto perché come è ovvio (nelle persone inutili come me) io non lascio passare le cose, se devo le sposto, ma non lascio che sia la corrente a decidere per me.

 

Devo sottolineare che questi miei atteggiamenti di pesante presa in giro derivano da tutto quello che mi ha sempre fatto sorridendomi davanti.

Io sono stronza e lo so, ma lei è stata cattiva.

 

Concludendo, amici bloggers con cui parlavo su fb mi hanno suggerito di “tagliarle la testa”.

Guarda tu che spiritosi!

18 marzo 2009
Un battito di troppo
Mi sa che ho fatto un casino...

Nemmeno lo vorrei/dovrei scrivere ma…

Bè, il 17enne FBsiano è stato carino per tutta la sera e così gli ho dato il numero… e lui ha scritto sulla bacheca di fb : “A. è contento per una cosa avvenuta prima”.

Vabbè, sarà una cretinata ma io mi sono sentita un’infame…
perché non ho fatto nulla di serio per fargli capire che…che non mi interessa minimamente anzi…non dico di aver fatto niente al contrario però…però un po’ mi sono divertita…

E stamattina quando mi sono svegliata (da 20 minuti circa) sul telefono c’era già una sua chiamata

A mia giustificazione però devo dire di avergli detto che ho in mente un “altro” ...anche se credo che sia una "cosa a senso unico"...    :) 

E’ una settimana che mi sforzo di non pensarci…all’altro...E diciamo che stavo facendo anche un bel lavoro…peccato che qualcuno si diverta (la sorte?) a infierire contro di me: il mio professore di Diritto Romano stava parlando del famoso (non molto per me) rasoio di Occam e per fare un esempio chiarificatore ha detto che “per andare a Milano è inutile passare per Parigi”...ora capisco che non posso farmi girare la testa così ogni volta che qualcuno dice anche banalmente “Milano” ma…

Quello che ha detto per le 2 ore successive lo ignoro completamente…non ho più capito una singola parola…e ho lasciato che gli appunti che stavo scrivendo si aggrovigliassero in disegni, stelle, lune,M, ect

La devo proprio smettere mi sa…

Sì, di andare all’università, la devo smettere!!


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permalink | inviato da LadyMarica il 18/3/2009 alle 10:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
25 febbraio 2009
OSSESSIONE...
Stavolta è una “lei” la mia ossessione…
Anzi, credo di essere io la sua…
Non in senso saffico…

Lei è una ragazzina,
15 anni, che deve avermi presa in simpatia su FB…
(
e senza una motivazione valida, insomma sono acida e strana anche lì!^^)

Mi manda l’amicizia ed io accetto senza chiedermi nulla… infondo cosa dovrei chiedermi??…
Da lì partono una serie di messaggi…
in cui lei mi spiega tante cose della sua vita,
che mi spingono, effettivamente, ad essere più gentile ed espansiva del solito…
e poi inizia a parlarmi di un ragazzo che le piace…
di quando si vedono, di come lui la guarda ecc
(tutto nella stessa sera intendo!)

E (assurdo!) chiede consigli sentimentali…
A ME?!?!?!?
Bè evidentemente non ha capito che sono la persona meno adatta in assoluto per queste cose…
anzi, sono io che non glielo ho fatto capire bene…
Chiunque sarebbe meglio di me per svolgere questo compito…
…persino una monaca di clausura!!

E il peggio è che mi racconta cose così assolutamente caste, così pulite… che quasi m’imbarazza…mi parla di “sguardi” durante la “messa domenicale…”
Ora se mi parlasse di cose meno, non so come definirle, meno “bianche” potrei trovare qualche luogo comune da dire…meglio potrei chiedere consigli ad altre che se ne intendono e riferirli a lei, ma così come mette le cose lei non posso dirle nulla che abbia senso…
Insomma lei lo vede solo la domenica a messa…e lui si limita a guardarla mentre serve messa (credo lui faccia il chierichetto, spero non stia parlando del prete ed io come al solito non abbia capito nulla!!)…ed io cosa potrei consigliare??

Però, nonostante la mia, oramai proverbiale, avversione contro chiesa, clero ecc, ho trovato che fosse un’immagine così…bella...
e non si può dire nulla…
a 15 anni è, già, una rarità…
forse farei bene a dirle di parlarne con qualcuno che non sia capace di dirle solo “eh già gli uomini (i ragazzi dico a lei…) sono tutti complicati…” oppure che non fa altro che chiederle “gli hai parlato oggi??” oppure che se ne esce con cazzate del tipo: “no, l’amore non esiste” ecc…

Secondo me sono una cattiva influenza
proprio pessima…
non capisco perché si ostini...
mi sembra, per il resto, una ragazza intelligente
ed è anche molto, molto carina fisicamente...
bah...


Solo su una cosa siamo d’accordo, io e lei…che non serve “tanto” per uscire di senno…basta appunto uno sguardo, una parola, anche un “sicché” certe volte!!!

;D

10 gennaio 2009
E VA BENE COSI'....ma sarà vero?
Mi sono svegliata di nuovo con il sorriso questa mattina (e speriamo duri questo sorriso almeno fino a lunedì...giorno in cui, ahimè DEVO tornare all'università...)

Per colpa (o merito dipende!) di un sogno... ma il fatto è che me lo sento ancora addosso...e non posso cancellarlo nemmeno con tante buone intenzioni...e nemmeno con quelle cattive...
e quindi sorrido...
così...
semplicemente...

Ieri ho saputo notizie strane...
che minacciavano di non farmi dormire...
e di rendermi strota, per l'ennesima volta, la giornata...

Notizie arrivatemi dalla mia amica Sara, su una "stana" amicizia pervenutagli da un mio "amico" su FB ...proprio il giorno in cui il mio "amico" ed io avevamo "litigato"...

...so per certo che non si tratta di una coincidenza...
so per certo che quello che mi ha dato fastidio (da morire!)
non è tanto il gesto, di chiedere alla mia migliore amica "l'amicizia",
(che lei ovviamente non ha accettato!) che potrei anche pensare come una mancanza di rispetto nei miei confronti, (ma non lo penso perché...capisco!) ma più che altro il messaggio allegato alla richiesta...

...in breve questo messaggio si rifaceva ad una conversazione "privata" che avevo avuto con lui...
Roba da non credere...usare "mezzucci" per...

Ora mi chiedo quale sia lo "scopo" di tutto questo....
flirtare con la mia amica?
cercare un pretesto per farmi arrabbiare?
semplicemente una cosa fatta così senza pensare...

Nel primo e terzo caso la cosa mi interessa poco...(circa!)
Nel secondo diciamo che non solo non mi arrabbio ma ne sono (sarei!) felice...insomma se mi vuole far arrabbiare è perché in questo stupido gioco ho vinto io...

con sincerità... il tutto mi brucia un po'...soprattutto questa indifferenza...che va avani da giorni...quando lo so che vorremmo parlare...entrambi...ma così vanno le cose... 

Vabbè comunque piena di questi pensieri rischiavo di non dormire...ma poi ho aperto la posta elettronica, ci ho trovato la luna (senza metafore...proprio la Luna!)...e sono andata a dormire tranquilla...

(o quasi!)

Ma comunque stamattina mi sono svegliata felice...
benché in realtà non nè avrei motivo...

Per quanto riguarda il resto...

Stasera sono di nuovo obbligata ad andare al cinema (e fin qui va tutto bene...) ma sono pure obbligata a vedere un (ennesimo) horror...

La scorsa settimana "the stranger" (assurdo...un film tremendo che non faceva nessuna paura...tanto che sono stata costretta tutta la sera a guardare il bel ragazzo della fila davanti capendo solo troppo tardi che....era gay!)...

Questa settimana "lasciami entrare"...non so nemmeno di cosa parli ma spero almeno che abbia un senso...

Io vorrei vedere "sette anime"
...ma non ho speranze...
la mia amica non lo permetterà mai...

Ma...
in fondo...
non dispiace nemmeno a me...
l'horror...
(e poi le devo qualcosa...per la lealtà dimostrata!)

L'unico prolema è che poi la notte non chiudo occhio...

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permalink | inviato da LadyMarica il 10/1/2009 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE