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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
20 dicembre 2012
Una lancia alla mia bionda preferita
Sfatiamo un mito nato e sepolto tra queste righe, passato in qualche bocca e strisciato su fb: io non ho alcun problema con una sola, particolare, bionda. Io ho un umorismo deviato, sicuramente, non amo la stupidità (la mia esclusa) e non posso farci molto se nelle donne la trovo con più facilità (ma senza generalizzazioni pericolose) rispetto agli uomini e meno che mai posso reprimere la mia simpatia, naturale, per le more e la mia idiosincrasia per le bionde, soprattutto, tinte.

Esiste, però, una donna bionda che ammiro. Anzi due. La prima, ma si sa, è la mia amata Oscar. Paladina della virtù, della giustizia, del bene creduto (che poi non è sempre il bene platonico e universale -che nemmeno esiste, forse), della sofferenza come catarsi. Concetto oltremodo cattolico, ma pazienza, nessuno è perfetto.
E poi c'è la bionda, quella per eccellenza. Una donna che non conosco minimamente, se non per vie molto traverse e che, detto tra noi, mi comunica sensazioni positive, guardandola nelle foto in cui compare, sempre, volutamente, al margine. Non ci posso far nulla, la adoro per simpatia fotografica, per una strana empatia che ci sento, chissà se non è un mio fardello mentale e basta, perché la trovo molto bella e intelligente (da quel pochissimo che ho letto -quindi ammettiamo la possibilità di ricrederci in merito), perché ho sempre in mente una certa fotografia in cui lei è meravigliosa.
In quella foto lei ha lo sguardo appena, appena aperto, il sorriso spensierato ma privo di banalità, silenzioso e onirico, un rossetto invitante e rosso che, coi suoi capelli biondi, la rende di un sensuale incredibile, un rossetto che sarebbe volgare sulle labbra di molte altre ma che a lei dà un tocco quasi magico. Il suo sguardo chiuso e il suo rossetto forte creano un ossimoro di circolarità quasi perfetta. Mi sembra un dipinto. La sensazione, illogica, che mi tira fuori in quella foto è di stimarla. Non mi spiego minimamente perché dovrei stimarla ma la logica qui è fuori post. Quasi voglio bene a quell'essere di carta della foto. Non voglio bene alla bionda, che pare un termine offensivo, disprezzante e invece è solo il mio modo di chiamarla, perché nemmeno so che timbro di voce abbia, voglio bene all'essere di carta fotografica.
Come si potrebbe non voler bene a un essere, di carta, che ha il corpo, posato in una curva, in una armonia che se ricercata di proposito sarebbe impossibile, in cui ogni cellula tende a trasmettere desiderio, sensualità, comunicatività, serenità, misterioso sogno? Il suo collo coincide perfettamente colla spalla che tocca, il suo naso sfiora leggermente la guancia dell'uomo sedutole vicino. L'insieme è una tenerezza così primitiva da lasciare un po' favoleggianti. Non si potrebbe non amare una foto così. Quando la guardo, quella foto, mi perdo a desiderare di poter leggere i pensieri di quella immagine, i pensieri della carta, i pensieri della donna. Lei, già detto, la mia bionda (e speriamo che mi sia concesso quel mia anche se, francamente, lei che esisto lo sa solo per, credo, click distratti di mouse e nemmeno se lo ricorda) non è una dalle foto facili. Anche questo, di lei, mi piace. La trovi in tante foto ma devi farci attenzione. Una volta si compre con un bicchiere, una volta si lascia prendere solo di spalle, una volta vedi un riccio biondo seduto in macchina, una volta cogli solo la sua ombra, una volta si fa confondere, di proposito, con un'attrice famosa. Esprime meravigliosa eleganza anche da un unico riccio, badate bene, però è raro trovarla arresa allo scatto in una così ben definizione.

Perché questo post? Intanto per velleità artistiche: quella foto è, oggettivamente, molto bella, mi piace comunicarvela anche se non posso, per ovvi motivi, trapiantarvela qui. E poi perché è una cosa strana: di solito io non mi perdo in queste sensazioni ma razionalizzo fino a trovare l'osso. Ovviamente c'è un ulteriore motivo: non ho la minima intenzione di far passare i miei sproloqui sulle bionde come un fatto personale (non che qualcuno lo abbia detto, ma boh, io l'avrei pensato), il mio è un fatto puramente di deviazione umoristica. Woody Allen gioca cogli psicanalisti? E io gioco colle bionde. In uno stile meno efficace ovviamente, ma è il mio cavallo di battaglia: lasciatemelo!

Che siate biondi o meno, sempre qui potete votarmi molte grazie se vi capita di farlo
25 giugno 2012
Parlando di reincarnazione
LadyMarica: e, se anche fosse, che ci sarebbe di male nel reincarnarsi in un fantasma?
Un amico: eh, lo so. Tu pur di essere magra faresti di tutto. Così potresti dire "vedi come sono trasparente?"

Fisse personali universalmente riconosciute.
13 marzo 2012
Ambiguità
Questa colonna
ha un buco: vedi
Persefone?
(Giorgio Seferis)
 

Chiusa, ermeticamente, come un riccio. Senza eleganza però, non provateci a ficcarmi in quel romanzo.

21 giugno 2011
618 Mai dire "fine" (ovvero il ritorno col numeretto)

Il mio volto nasconde molte poche cose.

E sempre questo mi ha creato problemi. Cioè, oltre al fatto che la mia mente, ed io con lei, non mantiene segreti, li odia e li svela proprio quando le si dice di non farlo anche se non c’entrano niente nel contesto, anche il mio volto si scrive addosso “quello che c’è”.
Alle medie una professoressa di francese mi mandò in presidenza perché “i miei occhi la riempivano di parolacce”. Con l’anticipato ringraziamento della mia media scolastica e futura promozione, la preside sorrise all’affermazione e disse che non poteva fare molto in proposito.

La professoressa, matta, che si lasciava spalmare la crema dietro la schiena dalle alunne preferite (certo non io) non la prese bene, ma questa è un’altra storia.

 

Diciamo che, in questo senso, il mio volto e il mio blog coincidono.

Sì, ci ho ripensato. Facciamo un altro giro qui. In ogni buona relazione c’è un momento in cui uno dei due, o entrambi, giurano di non poter andare oltre ma in certi casi fortunatamente poi passa.

O magari non è vero, io lo dico per sentito dire, non ne so niente di relazioni.

Infondo chi vedrà in queste parole, nei miei post, solo il mio naso (ricitando Pirandello) potrà sempre fare come la professoressa di francese.

“Mettersi la crema?”
No, non è quello che avevo in mente. Siate volgari voi che il mio nick ancora non me lo permette.

 

Sono uscita di casa oggi pomeriggio con una faccia che mischiava la rabbia alla distruzione.

Sulla metropolitana probabilmente c’era gente che tremava al mio passaggio. Li immagino ma non li ho visti, ho smesso di guardare la gente.

 

Per essere tanto distrutta cosa ho fatto? Ho semplicemente visto una mia foto.

Che sembra un avvenimento comico come sempre esagerato da me per renderlo interessante ma che invece è la pura e ammirevole verità.

 

In questi mesi avevo conquistato una grande stima di me. Vabbe’, non grande ma superiore a quella solita. Vedermi una foto così orribile davanti mi ha praticamente riportato indietro di mille anni. E ho pensato a quello che gli altri, guardandola, avrebbero pensato. Ho pensato che avrebbero pensato (mi scuso per il giro anche se è molto dantesco) tutto quello che penso io solitamente (di me). Non scendo in particolare, fa già abbastanza orrore se non lo dico.

 

Poi nemmeno a dirlo è arrivata una brutta cosa per posta. Le ferite peggiori le fanno sempre quelli che vogliono farti del bene. E’ un giochetto idiota della casualità. Forse perché il tuo bene non lo sa nessuno meglio di te?

E, peggio, le fanno involontariamente.

Nessuna colpa, figuriamoci, ma questo dovrebbe spiegare perché ieri sera ero isterica.

E lo sono anche adesso, ovviamente. Non abbandono l’isterismo così facilmente.

 

Quello che non devo fare quando sono isterica è restare a casa o vicino ad un pc: divento anche violenta. Allora sono uscita, complice il dover comprare una grammatica tedesca. E ho scelto, per comprarla, una libreria che amo molto e che raggiungo solo in metropolitana: l’enorme libreria di Termini.

Mi fa bene anche la metropolitana ho scoperto. Vedere gente è come se smontasse un po’ la “mia” realtà.

 

Ma è stato il finire in quell’immensità di libri e aria condizionata che mi ha fatto dimenticare in un momento gli isterismi e la sete di sangue.

E mi ha fatto anche spendere un’enormità incredibile: che mi sarei fermata alla grammatica tedesca non era tra le scelte disponibili.

Lasciamo perdere. Anzi, già che ci siamo facciamo citazioni colte. Un mio amico dice che sono tanto materiale da essere venale e quasi venerea. Come una malattia sessuale, insomma.

 

Ho fatto il primo viaggio in metropolitana pensando che era da mesi che non avevo paura degli sguardi, ma ho fatto il secondo più serena e convinta di essere anche io una persona umana (più o meno) e di poter anche viaggiare in metropolitana, come gli altri.

Sì, lo dico col sorriso adesso, ma ho pensato sul serio, tante volte, in passato, di non essere “abbastanza umana”, “abbastanza normale” per farlo (ignoratemi).

 

In mezzo a cotanto sentimentalismo la metropolitana è arrivata alla mia fermata e io non ho trovato niente di meglio da fare che oscillare in pericolosa modalità “caduta”. Niente paura, non si registrano decessi.

2 marzo 2011
575 Giovani si muore

I ritorni a scuola mi sono sempre piaciuti.

Nuovi percorsi, nuovi programmi, nuovi propositi da non rispettare. E all’università di questi ritorni, se segui le lezioni almeno, ce ne sono di continui. Così oggi, dopo la pausa esami (pausa!) le lezioni sono riprese.

Io ho deciso di seguire principalmente due corsi: logica e storia dell’etica. Anzi, in realtà avevo deciso fino a che non ho scoperto che un’ora coincide. E io se seguo un corso non mi perdo un’ora di niente.

Non avendo il dono dell’ubiquità e né medaglioni che portino indietro nel tempo stile Hermione Granger questo significa avere un problema.

Fino a lunedì prossimo posso pensarci, per ora il problema è congelato.

 

La lezione di stamattina di storia dell’etica mi metteva ansia da quando avevo letto dell’aula.

La sei precisamente. Non ho avversioni contro numeri particolari o cose del genere, figuriamoci, ma non essendo mai stata in  quell’aula pensavo che forse avrebbero potuto richiedermi di seguire la lezione appesa al soffitto. Capite lo stress di una mente che viaggia tanto, no?

Nell’aula invece c’erano inaspettatamente sedie (non il massimo per seguire una lezione ma comunque non richiedevano grandi capacità ginniche). E la lezione è stata, direi, commovente.

 

Oddio, commovente è stato anche solo essere riusciti a trovare il posto visto che l’aula disposta era da 20 persone circa mentre alla lezione hanno partecipato almeno 70 studenti. Ma io avevo dalla mia un anticipo di almeno mezz’ora. Purtroppo per me non avevo calcolato che viste le proteste ci avrebbero spostati. E in un aula altrettanto piccola, perché a filosofia hanno tante qualità ma difficilmente il senso della misura. E nella nuova aula non avevo nemmeno nessun anticipo.

Le doti ginniche che temevo sono state richieste per trovare il posto.

 

La lezione non troppo impegnativa ma toccante nella lettura di alcune pagine di Ecce Homo (diciamo la biografia intellettuale di Nietzsche) durava due ore. Quello che ho imparato negli anni persi a giurisprudenza è che alle prime ore si catapulteranno un numero impressionante di persone e che queste stesse persone lentamente nel corso delle giornate successive di lezione scompariranno. Per nostra grande fortuna.

Non mi sorprende più il chiasso, gli interventi stupidi, le parolacce dette al compagno di classe che fanno tanta ilarità che io non comprendo, quello che proprio mi sconvolge è il ego spropositato di certe menti aberranti che non fanno altro, per tutta la lezione, che contestare il professore.

 

Oggi ne ho sentite di ogni.

 

Uno.

Una ragazza decide di intervenire, alzando una mano, mentre l’insegnate spiegava l’importanza che ha la biografia di Nietzsche per capirne la filosofia.

E già io mi chiedo cosa ci sia da intervenire, ma vabbe’.

Lei fa un lungo discorso in cui dice, più o meno, che la biografia è importante in tutti i filosofi (!) e che secondo lei “Nietzsche è un cretino”.

 

Per carità, qualsiasi grande filosofo può essere distrutto a piacimento da giovani menti brillanti (secondo me) ed è una cosa fantastica se questo avviene, ma ecco, la mente deve essere brillante e la critica qualcosa di meglio di un insulto.

La professoressa ha sorriso ed è andata oltre (io le avrei detto che poteva tornare all’esame spiegandoci il perché della sua brillante teoria, ma io non ho una cattedra in un’università e capiamo bene il perché).

 

Due.

Un tipo, richiamando un aggettivo che la docente aveva usato per definire la filosofia di Nietzsche, dice che “no, non può proprio accettarlo”.

Hai capito, il grandissimo critico filosofico, che non ha ancora nemmeno una laurea triennale, non può accettare si usi quel certo aggettivo (oppositore mi pare fosse)! La professoressa allora rispiega il senso di quell’unica parola e lui, il critico filosofico risponde “ah, così lo posso accettare, va bene”.

Grazie eh.

 

Tre.

Un altro alza la mano per dire la sua in una discussione riguardante l’emozione oggi ed esordisce dicendo: “volevo sapere se lei ha letto narciso e boccadoro di Herman Hesse”. Ma che modo è di esporre un punto di vista? Se voleva citare un libro poteva dire “a me il suo discorso ha fatto venire in mente ecc” chiedere “hai letto questo?” mi pare scortese persino tra compagni di corso, figuriamoci il dirlo davanti a 70 persone a una docente che vedi per la prima volta.

Un’altra volta lei è stata secondo me di gran classe sorridendo e dicendo che no, probabilmente le era sfuggito.

 

A me tutto questo sembra toccare il fondo. Non ho dubbi sul fatto che in quell’aula ci siano, tra il mare di mediocrità e inutilità, menti potenzialmente valide ma non mi sembra il modo migliore di farle uscire fuori minando la conoscenza di un qualcuno che oggettivamente ne sa di più. Io alla storia degli insegnanti idioti non ci credevo nemmeno al liceo (con qualche eccezione ma vista veramente, non sentita dire) e meno ancora ci credo all’università.

 

Il caso più pietoso però è stato persino un altro.

La professoressa stava leggendo un passo tratto da un’opera di Nietzsche, molto presa a spiegarci parallelamente il senso e invece di leggere “causa” ha letto “cosa”. In un secondo metà aula si è messa a mormorare “causa”, qualcuno anche ridendone.

Bravi, sapete leggere, c’è da stupirsene!

Il passo era sul profondissimo e controverso legame di Nietzsche con i genitori, un momento di altissima spiegazione, rovinato dai 20 imbecilli dietro di me che non riescono a frenarsi dalla voglia di dimostrarsi più bravi dell’insegnante.

 

Finisce  la lezione che mi sento infinitamente vecchia.

10 gennaio 2011
548 Lady sì, ma fino ad un certo punto

Come sempre mi fregherà lo stabilire il punto, ma questa è un’altra storia.

 

Quello che importa adesso è superare questo blocco della non scrittrice, ma sulla scrittura.

 

La crisi è una scusa, creata per non fare quello che si dovrebbe fare.

E nel mio caso che si vorrebbe fare.

Attenti, sì, sto per scrivere “postare”.

 

La devo solo smettere di pensare a “quello che vorrebbe/vorrebbero leggere”  (ho crisi isteriche, niente di più!) e ricominciare a parlarvi di LadyMarica (cosa del resto normale, perché come dice Yax, magari in maniera più geeky -si dice così?-, questo infondo è uno spazio mio, almeno in senso metaforico/affettivo. Forse Yax non direbbe “affettivo”, che dio la benedica). Quindi, dicevo, dovrei parlare di LadyMarica, che è quell’essere indefinito che alberga qua e là nel globo terrestre, che alle volte scappa in quel posto che si chiama ragionamento (senza giusto) e che probabilmente è qualcosa di poco meno di un umano.

E se un umano (con tante scuse alla categoria) è quell'essere che è, immaginatevi cosa debba essere LadyMarica.

Vabbe’, smettete di immaginare, l’ho detto io, poco meno.

 

Quindi domenica sera sono uscita (io, LadyMarica) con un ragazzo sfortunato.

Almeno ad uscire con me.

E sono orgogliosa di raccontare che ho fatto la prima cosa romantica della mia vita. Cioè, orgogliosa di dire che mi ci sono trovata di mezzo e che spero non si ripeta.

Tutti quelli che verranno dopo questo, infatti, non saranno più giustificati a fare cose romantiche, visto che ho già dato la mia buona parte. Una volta nella vita direi che basta.

 

Ingredienti principali: lago, candele alla citronella e tanta non conoscenza.

Che poi lago è un’esagerazione, visto che stiamo parlando dell’artificiale laghetto dell’Eur (io sono di Roma e non ho la minima idea di quanto l’Eur sia famoso in quello che “non è Roma”. Comunque l’Eur è un posto. Di Roma. E questo più o meno è tutto). E le candele erano lì per puro culo (lady fino al punto. Fino a questo punto precisamente).

Io avevo con me della febbre, per ogni necessità (che è un bellissimo modo per dirvi, senza dirlo, che ero, se è possibile, più mostro del solito).

 

A questo punto si dovrebbe ridere, così io riprendo fiato.

 

Fatto sta che scendiamo dal mezzo di trasporto e iniziamo questa passeggiata con la luna, il lago e le candele (lì vicino doveva esserci un pub o cose del genere).

Ora, ci sono tre cose, vari ed eventuali escluse, che mi fanno venire un tremendissimo bisogno fisico di andare alla toilette (lady). Una è il the, ma è escludibile dal racconto per improbabilità. L’altra è acqua che rumorosamente si muove o che non si muove, ma sta lì a gocciolare, a stagnarsi, o fare qualsiasi cosa faccia l’acqua in un lago. E la terza, la peggiore, è il freddo. In breve io, a dieci minuti dall’aver iniziato la prima cosa romantica della mia vita (come detto in precedenza) inizio a, quasi, saltellare pregando che il lago sparisca. Lui, invece, è entrato nella parte, insomma in qualche parte. E mi dice, tra le altre, che tutto quel panorama gli fa venire la voglia di fare una “pazzia d’amore”.

 

Siete liberissimi di disistimarmi per i soggetti con cui scelgo (più o meno consapevolmente) di uscire.

 

Non c’è una vera e propria conclusione perché alla fine lui non si è buttato ed io ho finito per dirgli che la luna, le candele ma soprattutto il lago a me di voglia ne facevano venire una sola: quella di andare in bagno. Lui non ha apprezzato, forse il mio non aver detto la voglia giusta, ma succede.

 

La conclusione è semplice-semplice: fin’ora credevo che il problema fosse la mia immaturità sentimentale, e invece, è la mia vescica debole.

2 dicembre 2010
532 Natali

 

Oggi è stato natale.

Scusate se non vi ho avvertiti, è successo di fretta.

E poi è fuori tempo. Io stessa me ne sono accorta solo stasera, tardi.

 

Non è stata una bella giornata, non dico questo. E' stata una giornata faticosa: una netta sensazione dell’arrivo di qualcosa di importante, scarto di regali, regali fantastici, delusione perché li hai scartati già e adesso non ti rimane che il regalo, senza carta.

 

Quest’anno per me (noi) natale è come se saltasse.

E allora lui, il natale, è venuto un po’ a sbandierarsi.

O almeno, ovviamente, così la voglio vedere io.

 

Partiamo da principio ciò da questa mattina.

 

“Agli esami gli sciocchi fanno domande a cui i saggi non sanno rispondere.”

Ovviamente Oscar Wilde

 

E questo spiega inesorabilmente il voto che ho preso al famoso esame di cui oggi sono usciti i risultati. 

Non sono saggia ma ho preso trenta. E con la lode. Che fa, sommando, trenta e lode.

 

Ora, in un mondo possibile (perché lo si può pensare –ma possibile non è uguale a esistente) trenta e lode potrebbe anche cambiare significato e diventare il contrario di quello che significa in questo mondo. O in un mondo anche più possibile (esistente e anche probabile direi) io sono fuori di testa e completamente svampita quindi posso aver letto male. 

 

Quindi ho una foto così che ognuno possa leggerci quello che vede.

 

 

 

Poteva andare peggio, certo, ma poteva andare meglio.

Poteva per esempio essere l'ultimo esame prima della laurea e confermare la media del trenta, no?

 

Era un esame, visto il risultato, facile.

Insomma non è propriamente una cosa chissà quanto eccezionale questo voto, ecco, per precisarlo.

Non fingo modestia, solo che se ho preso io 30 e lode poteva farlo quasi chiunque, almeno studiando la materia, diciamo.

 

Forse non ho una brutta consederazione di nessuno come di me stessa, ma nessun problema, ci sono abituata.

Quando faccio qualcosa che altre persone considererebbero "bene" io devo trovarci il perché non sia così bene.

Ah, e ci riesco!

 

Succede la stessa cosa con le relazioni (soprattutto frequentazioni sentimentali, dico): quando qualcuno inizia a nutrire interesse particolare per la cretina che sta scrivendo  io inizio a pensare che quella persona, per provare interesse per me, deve essere stupida, non normale, "gentile".

"Gentile" come quelli che leggono un mio scritto e lo vogliono pubblicare.

Per me sono tutti gentili.

 

Non sono modesta, sono insicura, matta e pericolosa (non sono certa che lasciare l'analistia sia stata una bella scelta!).

 

Comunque sto cercando di dar peso all'evidenza che trenta e lode è un bel voto e che non chiunque l'ha preso. Avrei dei "ma se" in proposito ma vabbe'. Mi sforzo di migliorare su questo punto anche perché prima o poi qualcuno mi manda bellamente a farmi fottere se ripeto che non è che conta così tanto un esame nel mare degli esami che devo ancora fare (anche se io in reatà lo penso).

 

Devo dire che "e lode" mi piace. Mi sembra di essere stata brava!.

 

Tornando a natale lo è stato anche per un regalo che inaspettatamente ho ricevuto.

Se non fanno natale i regali cosa lo fa?

 

Io odio i regali (tanto per dire una cosa non cinica!).

E li odio anche di più quando a natale manca un mese e io non ho quindi il contro-regalo.

Quindi ho pregato Ce di non darmelo, il regalo, dopo il cinema, ma lei, visibilmente eccitata, non mi ascoltata.

 

Io odio i regali anche perché nessuno riesce quasi mai a regalarmi cose che mi piacciano e mi sorprendano un po' ed io non riesco a nascondere le mie espressioni facciali naturalissime. Le cose che mi sorprendono di solito lo fanno negativamente (e io odio anche le sorprese -buonanotte!) e le cose che mi piacciono di solito me le aspetto (o le ho chieste). Difficile indovinare cosa voglio perché non lo so bene nemmeno io e perché anche quando lo scopro è già cambiato.

 

Quindi quando ho aperto il pacchetto di Ce sono rimasta senza parole perché una persona che mi fa un regalo tanto indovinato deve conoscermi o almeno prestare molta attenzione. E l'attenzione mi piace.

Un modellino di Oscar, LadyOscar.

A parte la rarità dell'oggetto (non si trovano facilissimamente) e l'eleganza del soggetto (!) è il pensare che quel regalo è fatto proprio per me, su mia misura che mi sorprende.

Dire che mi è piaciuto è poco.

Per l'occasione ho persino fatto una foto mentre aprivo il pacco con la faccia sorpresa!

 

Vi ho abbastanza rimbambito con le mie cazzate?

Sono piena di sentimenti (stati d'animo anzi!) contrastanti in questo periodo, mi passerà.

 

Venerdì parto. Tre giorni a Salerno niente di che ma tutto quel mare a me fa bene.

A qualche parte del cervello.

Devo studiare, ma da lunedì.

29 novembre 2010
528 Viola di mare

"Estrema verità, eterna mia incertezza"

Mascula, la viola, come la Sicilia.

Isola dura.

Dura di dialetto, di tradizione, di storia.

Piena di tette, di falli, di comandamenti.

E di religione.

 

Mi dà sempre l’impressione che si pensi che tutta quella religione possa veramente livellare le increspature.

Del mare come della terra ostile.

 

Una religione con poco dio e molti obblighi.

Una religione che si mischia all’onore, all’odore, al sangue, ai favori fatti e a quelli da rendere.

 

Da un divieto si passa continuamente ad un altro e trasgredire non è più rivolta, è tradizione.

Altra tradizione sulla tradizione, perché se non c’è uno scandalo forse non si finirà in paradiso.

 

Come si fa ad essere buoni se lo sono tutti?

Esiste il paradiso perché si contrappone all’inferno.

I buoni dovrebbero ringraziare i cattivi perché senza di questi non avrebbero premi di bontà.

 

E così, proprio per tradizione, quelle gonne che dovrebbero rimanere giù, volendo per tutta la vita, si alzano e anche troppo facilmente.

Basta si muova un poco il vento.

 

E’ paradossale.

In nessuna società libera si assiste a uno svolazzamento di gonne come quello che avviene, invece, in quelle società in cui le vergini sono foderate di obblighi e chiuse di lucchetti.

E non solo perché nelle società libere le donne si mettono i pantaloni.

 

Poi certo vanno riabbassate, le gonne, ma non sempre si fa in tempo.

Certe volte ti sparano prima.

E sai come è sconveniente farsi trovare così alla morte?

 

Più che altro perché non ti sei nemmeno goduta lo scandalo.

Non mi dire che traevi piacere dal sesso e non dallo scandalo.

 

E allora il prete giace con la monaca.

Che non è monaca, ma è consacrata.

Non è vergine, quello è sicuro.

E nasconde nell’armadio un segreto.

Un figlio, ucciso, mai avuto.

 

Sono quelle storie cariche di Sicilia di cui proprio nessun film sulla Sicilia può fare a meno.

 

Così la monaca giace col cognato, che fa tanto il diavolo con la figlia.

 

E lei è la viola.

E’ mascula, nello stesso significato della Sicilia.

Con il seno e tanta durezza nei calzoni.

 

Suo padre, ha deciso, alla fine, di farla maschio.

Sì, è stata una sua decisione, ne dubitavate?

Lu è tanto potente che può, parimenti a Dio, decidere della natura delle persone.

Almeno finché il parroco gli deve un favore.

 

Certo, magari questo potente siciliano d.o.c. avrebbe evitato, ma la figlia, Angela, ama un’altra ragazza e lui non può permetterlo.

Il brav’uomo, le ha provate tutte, per aiutarla.

Perché i demoni, lo dirà la bibbia da qualche parte, con un po’ di botte possono scegliere di andare via.

 

Ma la viola di mare no, lei è la Sicilia, lei è una donna dura.

Troppo dura.

Un po’ di stagionamento sottoterra, nell’umidità potrebbe ammorbidirla.

E così il padre-padrone la condanna a giorni e giorni, chissà se mesi, di buia reclusione.

 

E allora io mi stupisco, mi stupisco sempre, di come articoletti di giornalisti, che giornalisti non dovrebbero essere, raccontino “del mondo mussulmano e dell’incitamento alla violenza sulle donne da parte del Corano".

Perché ci si scorda che anche per una certa tradizione cattolica (quella più antica) la figlia deve ubbidire al padre. E se non lo fa merita gli si spezzi la schiena. Merita di morire. E morire con dolore.

 

Finito il padre si passa al marito.

E ricomicia la tarantella.

 

Certo, magari il prete di turno direbbe che le percosse devono limitarsi, che sarebbe meglio non colpire il volto e le parti visibili. Esattamente quello che si dice in una parte del Corano. E non per questo la religione islamica è incivile e i cattolici lo sono di meno. Lo sono nella stessa misura, quando vengono "rispettati" simili insegnamenti. 

 

Fortunatamente, nel film, la viola ha una madre.

Debole e tradita, devota e cornuta, ma che alla fine un po’ di coraggio ce l’ha.

Coraggio e fantasia.

Infatti suggerisce, per dar una spinta alla natura nel verso “giusto”, che la viola diventi maschio.

Dobbiamo dirla meglio: che la viola si finga maschio.

 

E così capelli corti-corti, pantaloni, una stretta fascia a nascondere il seno e un bicchiere di vino in mano.

 

Ma il seno, come i pantaloni, sono solo simboli ed hanno significato solo per coloro che glielo danno.

E infatti è proprio quando si traveste da maschio che Angela, la viola, appare ancora più femmina.

 

E poi, c’è la Nannini.

Forse si fa fatica a riconoscere la canzone (una delle più nuove e una delle più belle, secondo me) senza parole ma niente credo poteva essere più indovinato.

Sarà perché la Nannini è mascula, forse, sarà perché la storia, che è persino un po’ vera, sembra un “sogno”.

 

Secondo me il film è molto bello.

Ha l’unica pecca di essere italiano (i film italiani non mi convincono mai troppo, non so perché) e abbastanza duro (ma io non sono quasi mai mascula e quindi lo posso dire).

 

Non scendo in altri particolari anche se vorrei.

Perché non posso rovinarvi un finale che ha con sé la forza.

 

vita familiare
21 settembre 2010
489 [modi di fare i genitori] Pilota
Tacciatemi, a preferenza vostra, di essere presuntuosa o anche molto stupida, infondo anche solo a pensare di creare una rubrica dal titolo “modi di fare i genitori” mi sono sentita un po’ troppo convinta di me. Non sono convinta affatto, altrimenti mi sarei risparmiata almeno questa introduzione.

Alla luce di tante cose ho deciso che è un tema che mi appartiene molto. Appartiene nel senso morale, nel senso del sentire: tutti verbi poco oggettivi e poco reali, concordo con me stessa.

Precisiamo che l'accusa (ipotetica) di presunzione nascerebbe forse un po' per la mia età, forse un po' perché io figli non ne ho e credo anche abbastanza di non volerne (sì, ho ricambiato idea, abbiate pazienza).
Quindi potrei dire tante cose senza senso e senza presupposti.

Però, dall'altra parte, dobbiamo precisare che sono stata, e anche sono, figlia, che sono stata giovane recentemente, con giovani diffusamente e che ho una discreta (oggi voglio essere odiata, vabbe’) capacità d’ascolto. Con le orecchie certo e con i dettagli anche di più. Forse perché la superficialità, su me da parte degli altri, mi ha sempre innervosita e allora ho imparato a non esserlo io per prima. E spero di esserci riuscita.

Ho visto tanti miei coetani, con problemi meno e più gravi dei miei e ho maturato alcune convinzioni, qualcuna forse anche inutile.

Questa rubrica nasce così, come semplice gioco letterario e senza pretese. Poi, se ci si trovano cose sensate è anche meglio, ma in generale questo è lo spirito del blog.

C’è un film sorprendentemente interessante che spiega bene la mia idea di buon genitore: film italianissimo, abbastanza moderno, di Pupi Avati con Silvio Orlando, Francesca Neri e la straordinaria Alba Rohrwacher “il papà di Giovanna”.

Ecco, per tracciare subito la mia idea di buon genitore: un genitore non è colui che fa nessuno sbaglio, meno sbagli possibili o pochi sbagli, è colui che non abbandona (nel senso più morale possibile) i figli, non scappa per le cose complicate, non si inventa alibi per non fare il proprio dovere, non pensa prima a se stesso e poi ai suoi figli, non contrappone le sfere economiche a quelle morali.
Occorre un’altra precisazione: nessuno ha chiesto a nessuno di nascere. Quando decidi di mettere al mondo un figlio non lo fai perché la fila al Mc donald’s è troppo poco lunga, non lo fai perché la terra merita un altro piccolo impiastro e non lo fai (o non dovresti) per sentirti utile, lo fai perché vuoi dare bene, felicità, possibilità ad un altro essere umano, lo fai (o dovresti) perché hai la sciocca ma nobile idea che forse tuo figlio renderà il mondo migliore. Poi passano gli anni, svanisce l’entusiasmo e i figli vengono lasciati a se stessi, certe volte creando esseri infelici, depressi e in qualche caso anche abbastanza pericolosi.
I capelli si sanano alla base, non alle punte.

Ma torniamo al film.
Giovanna, la protagonista, oltre che il padre del titolo ha anche una madre.
Forse lui fa più errori di lei però mentre lui rimane un padre lei smette di essere una madre fin dal principio.

In breve la trama è quella di un uomo che fa credere alla figlia bruttina e complessata cose che non esistono. La figlia inizia a credere quindi di aver fatto innamorare un ragazzo e uccide la sua migliore amica, colpevole di avere, con questo ragazzo, una storia (vera).
Quando si scopre il delitto la madre di Giovanna abbandona completamente la ragazza.
“E’ un mostro” è l’alibi poco convincente. E infatti in seguito si viene a scoprire che la madre stupida ma bellissima si sente inadeguata davanti a sua figlia che la vede per quello che è, si scoprono tresche, amori che la ragazza aveva da sempre capito e dolorosamente accettato.
Bravissima Francesca Neri.
E bellissima.

Il papà di Giovanna, invece, seppur colpevole di aver favorito il dramma, non è biasimabile. Rimane accanto alla figlia per tutto il tempo, colpevole come uomo che credeva di fare il bene, ma non arreso davanti al fallimento che non sa prendersi responsabilmente sulle spalle. Infatti cerca di rassicurare la figlia per tutto il tempo e se anche inizialmente il metodo sembra sbagliato alla fine risulta essere il meno problematico, il più ottimale per la ragazza, il migliore. Da un padre colpevole di troppo amore si trasforma in un padre "alla vita è bella" cioè, in uno che s'inventa un mondo solo per mascherare una brutta realtà.
Si sacrifica per lei o meglio si sacrifica per risanare (ma non è possibile) quegli errori che lui ha commesso. Quanto sarebbe stato più semplice lasciarla a marcire nel manicomio? Ma lui tenta di tenerla sveglia, di insegnarle materie, di amarla e di darle tutte le sue possibilità. E' da esempio, assolutamente.

Non so se ho spiegato il punto.
Non si può essere uomini perfetti e non si possono essere genitori perfetti però si può essere responsabili, si possono accettare i propri errori senza scappare. Vale nella vita, forse, ma di più se da quegli errori dipendono altri. Finché sei solo puoi scappare alle Maldive, ma quando hai rovinato altre vite difficilmente scapperai da te stesso (Marica la guru).

Non tutti hanno questa forza, capisco.
E non tutti, quindi, possono essere buoni genitori, lo capissero.

Forse io la vedo troppo egoisticamente da figlia.
Infondo il sacrificio costa la vita intera.
Però, anche se ci provo, io proprio non riesco a uscire dal quesito “eh, ma chi te lo ha chiesto di farmi nascere?”
Fare figli non è come mangiare bruscolini, richiede un minimo di riflessione.
Attualmente, mi sembra che si perda più tempo a calcolare le calorie dei bruscolini (occupazione che io considero assolutamente vitale, tra l'altro) che a pensare seriamente di mettere al mondo una persona che ha il diritto di ricevere amore, comprensione e sacrificio.

Se ne hai da darne.
E se non ne hai, esistono metodi per il controllo delle nascite.
E se poi sei cristiano, mi dispiace.

Io forse ho confuso il piacere e l’amore ma non ho creato dolore (De Andrè, il testamento di Tito).

Il primo passo, secondo me (ripeto: quando hai consapevolmente scelto di creare una famiglia), è rimanere. Rimanere sempre.

E fu così che arrivarono al divorzio…
12 luglio 2010
448 Italian female idiot
Io che finiva così lo sapevo.
Perché in macchina pensavo e l'idea di una testa stranamente non vuota non era poi troppo male.
Poi arrivata a casa l'ispirazione è andata a farsi benedire.
 
Non rimane che una preghiera.
In ginocchio per favore.
 
"Signore che hai detto ai tuoi apostoli vi lascio la pace vi do la mia pace, fammi il favore e fai riappacificare anche FF e il fidanzato".
 
FF, che è sempre quella che conosco da anni, quella dell'oratorio e della chiesa (molto tempo prima di "da anni" quindi!)
FF, che quando si lascia diventa onnipresente, come appunto dio.
E sistematicamente viene da me, per consigli e richieste, come se poi tra le due l'esperta di uomini fossi io. Lei ha tanta esperienza che io certe cose non le voglio nemmeno sapere, fatevi i vostri calcoli.
 
Ma anche senza "tra le due", io non sono la persona giusta per certe cose, dovrebbe essere chiaro anche ai meno svegli, oramai.
Io non provo niente, risaputamente.
Ma lei non se ne accorge nemmeno, chiede consigli e poi fa come vuole.
 
Però detto così non sembra quello che è: lei non chiede per esempio: "gli scrivo a o b", ma mi chiede se dopo tre messaggi a cui lui non risponde gliene deve mandare un quarto. Diciamo che i consigli a quel punto non c'entrano più nulla, e la mia intromissione serve solo a non farla passare da cozza petulante.
Con tutto il rispetto per le cozze ancorate agli scogli.
 
No, se ve lo state chiedendo lei non sa che tengo un blog, figuriamoci.
E' il genere di cosa che io tengo per me a meno che non si abbiano doti ortografiche e sintattiche,  il senso delle cose, una certa simpatia e al massimo spirito di contraddizione.
E FF non ha nemmeno il cervello, direi che si autoesclude.
 
Non vi racconto cosa ho dovuto inscenare stasera per far in modo che FF fosse contenta (che poi in realtà è diventata "scontenta")
Mi sono finta una tipa probabilmente stupida e ho flirtato tramite telefono (sì, parlando al telefono soprattutto) con uno che probabilmente viene dalle regioni incolte della Tanzania.
Con tutto il rispetto per la Tanzania.
 
Lui sembrava interessato e forse abbiamo combinato un appuntamento.
A cui, credo, si presenterà FF per la vendetta.
Poco tremenda ma sempre vendetta.
 
C'è poco da fare, l'idiota sono io.
Col mio brillante piano (non tutto mio però!) nessuno ha ottenuto quello che voleva: il fidanzato di FF non otterrà del sesso facile, FF non riotterrà il suo incredibile ragazzo, ed io non otterrò che si levino entrambi dalla mia capacità visiva.
Mi contenterei che si spostasserò di qualche metro, infondo.
Anzi, niente infondo, di lato sarebbe meglio.

Il post è finito così, sì.

17 giugno 2010
434 Leggete qui il "plurale di sensibilità"

Tante stelle stasera nel cielo sopra casa mia.

 

In realtà non avevo mai capito completamente la metafora bibicla nella quale quel dio maiuscolo promette a qualcuno di cui non vale la pena ricordarsi (Abramo?) che il suo popolo sarebbe diventato numeroso come le stelle del cielo.

 “Incontabili” significa quindi.

Ma io ho sempre pensato che sono “incontabili”, le stelle, solo perché alla fine del conto ti sei, con ogni probabilità, dimenticato di quella che hai già contato.

Poi sono andata in montagna, ho fissato le stelle ed ho capito la metafora biblica sopracitata: le stelle sono tantissime, troppe per essere contate.

 

Tutto questo, ovviamente, non è argomento del post.

Di questo post che mi sono pregata di non scrivere.

Ma tant’è.

 

C’è una ragazza, trentaduenne circa, che viene a casa mia ogni mercoledì, a far le pulizie, da anni e anni.

Origine polacca, nome abbastanza biblico, ottima conversatrice.

Mi ricordo ancora quando al liceo mi piaceva un ragazzo che mi chiamava sempre, ogni santo pomeriggio, e lei mi consigliava come farlo “innamorare” (la sua brillante teoria consisteva nel mettere un registratore con voce maschile e fargli credere che fossi in compagnia. Ho già detto brillante?).

Sono parecchi anni che viene, di mercoledì in mercoledì, con sole e pioggia, a fare il suo lavoro.

Circa un mese fa mi ha parlato della casa che, con i soldi del suo lavoro qui, si è costruita in Polonia.

Oggi è venuta per l’ultimo mercoledì e devo dire, anche se io non mi affeziono a nessuno per scelta ragionevole/razionale, che mi mancherà.

Le ho dato la mia email e lei mi ha dato la sua, ma credo che non ci scriveremo.

Le ho detto di tornate, per tutte le vacanze che vuole, ma non credo ci rivedremo.

Mai dire mai tenuto conto.

 

Stasera poi sono uscita nuovamente con Venerdì.

Tutto liscio, tutto bello.

E’ arrivato a casa mia improvvisamente, verso le tre, mentre io ero in costume a pulire il bordo della piscina prendendo un poco di sole.

Quando l’ho visto lì, fuori dal cancello, mi sono girata di spalle e rivestita velocemente.

E’ stato bello sentire uno sguardo rubato.

 

Poi siamo usciti, tutto sereno, fino alla “frasaccia”.

Nulla che mi vada di riportare: una frase poco felice, che magari detta a persone normali non avrebbe creato alcun problema, detta a me, ha distrutto la tanta fiducia che avevo in lui.

Non è tutto perso, certo, ma io ci metto molto, molto tempo a lasciarmi andare con le persone, soprattutto se questo comporta, lasciarsi guardare e toccare –nel senso più puro che esista (senza ironia).

Sono poco propensa al “corporeo” (come altro potrei dire?).

 

E adesso qualcosa si è un po’ allentato.

Ci vorrà nuovo tempo, semplicemente.

Lo so, la faccio immensamente complicata.

Solo che ha toccato la cosa più importante della mia vita, senza un minimo di…

Di nulla.

Sa quanto c’ho sofferto.

Sa cosa ho patito per liberarmene (mah).

E butta lì quella melma pensando che io non la veda.

 

Non lo so, magari esagero. E’ una botta fresca, magari è rabbia.

 

In macchina, arrivati a casa, visto che non riusciva a farmi parlare mi ha detto: “avanti, dammi uno schiaffo!”

Serio e convinto.

Ha detto l’unica cosa sbagliata che poteva dire.

Non sbagliata in assoluto, ma per me, ora.

Ha dimostrato di non conoscermi proprio per nulla.

Forse, l’avesse detto un mese fa, non c’avrei dato così peso.

Ma mi è venuto spontaneo fare un paragone.

Ed ecco il motivo per cui mi sono scongiurata di non scrivere questo post.

Ma “veritare”, per “veritare” alla fine l’ho fatto.

Sapessi mentire, almeno due volte al mese, dannazione.

 

Qualcuno che non ho mai toccato, di cui non conosco l’odore, a cui non ho mai stretto la mano, con cui non ho mai condiviso più di tante (bellissime) parole, qualcuno che non conosce nemmeno la mia faccia vera, alla resa dei fatti sa di me quello che solo io conosco così bene (per esempio che far del male fisico, anche per gioco, mi è assolutamente impossibile, per conformazione mentale), l’altro invece, a cui ho permesso quasi l’inenarrabile (quasi e lo sottolineo), no.

 

Un paragone che è sorto così, tra il nulla del mio cervello, non richiesto assolutamente, ma soprattutto non desiderato, per niente al mondo desiderato.

 

Ho guardato il lui in macchina e ho capito che col silenzio di una testa assorta gli stavo facendo del male.

L’ho abbracciato pensando che magari ha tempo per conoscermi meglio.

O almeno così mi sono raccontata tornando a casa a rimirar le stelle.

 

17 gennaio 2010
341 Sui figli (la panna spray)
                 
Ho del curry ovunque.

Dimenticatevi i giochi erotici piccanti, o le altre fantasie da persone non frustrate che avete (!).
Semplicemente mi è caduto addosso.
Ora, potrebbe apparire di difficile collocazione mentale pensare ad un curry che cade dall'alto.
Spiegazione lunga e noiosa.
Sono ricoperta di curry.
E non è un'esperienza piacevole.
Diciamo solo che tentavo (avevo promesso di smettere, lo so!) di cucinare.
Tanto ci basti a procedere!

Voglio un figlio (che non richieda nutrimento?)
Non ora, certo, ma non escludo nella mia vita di volerlo.
Lo so che non è una cosa che molti di quelli che leggono questo blog si aspetterebbero da me, ma è così.
Sono contro il matrimonio, perché penso che stabilire ciò che deve durare per sempre sia da presuntuosi (ingenui o ottimisti!), ma non sono contro il creare forme di vita, e il tentare di renderle forme di vita migliori, interessanti e felici.

Premessa costruttiva di pensiero fatta, un figlio non lo faccio certo da sola.
Parlavo dunque con Lui (per una volta non è dio il soggetto) di convivenza (ipotetica fantasia del futuro) e di arredamenti.

All'improvviso ci cade l'occhio su una seconda stanza che la casa che stavamo arrendando (con belle parole) avrebbe, una seconda camera "da letto" insomma.
Ovviamente io ho pensato immediatamente a "la stanza dei bambini".
Che pensiero idiota!
Così da donna che non me ne capacito!
Stanza dei bambini?
Ma mi sono fatta una canna?
Stanza delle torture-sadomaso!
Nulla, il mio corpo chiede sesso, la mia testa figli (notare la correlazione).

Ma Lui è stato geniale, nel smontare il pensiero non detto (ma intuito):
"Bè, ci possiamo allestire una specie di biblioteca personale!"
Lo ha detto serio.
Una biblioteca?
Eh?!

Sono gentile, decido di indirizzarlo io sulla strada giusta: "ma amore, i libri li mettiamo in salotto, penso che sia esteticamente migliore allestire una libreria stile ...einsnjd....con menso...sidn...insomma, tu non ne capisci molto, faccio io!"

Uso il metodo ecclesiastico.
Non lo conoscete?
Quando qualcosa è inspiegabile (o meglio non la si vuole spiegare) si usa il latino.
Don Abbondio, il cuor di leone dei promessi sposi, usa la stessa tattica spiegando a Renzo, in latino, i motivi per cui non può sposarlo con Lucia.
(motivo che non esiste, se si esclude l'incolumità fisica del prete)

Io, perché magari Lui comprenderebbe il latino, uso l'ostrogoto insistente e concludo con "faccio io".

Mi aspetto ora che lui nomini "la stanza dei figli"!
Caspita mi pare ovvio, no?

"Bè, allora è una camera da letto? E chi ci mettiamo a dormire...?"
"Bè amore, chiaramente..." siamo sulla strada giusta, ma deve dirlo lui, non voglio sembrare la classica donna che vuole un figlio prima o poi..

E quando sono certa di aver indirizzato la cosa, e aperto un varco al mio senso (non voluto) di maternità (futurissima eh!) lui arriva alla conclusione
:"ah, ho capito, sarà una perfetta stanza per ...per gli ospiti!"

Alla conclusione sbagliata.
Gli uomini sono tanto intelligenti da trovarla sempre..

Ma io non mi sono arresa, domani gli spiego i motivi per i quali non esisterà alcuna stanza "degli ospiti"...
Tra i metodi di spiegazione non ci sarà il curry, ma la panna spray.
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE