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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
23 novembre 2011
Sotto la panca

E’ un post lagnoso, e lo preciso anticipatamente per giustificarmene.

Oggi è stato mercoledì.
E usare questo profondo passato composto mi trasmette una certa tranquillità. Come a dire che oramai il mercoledì è “segnato passato” su un ipotetico calendario mentale e difficilmente potrà venire a darmi fastidio. Soprattutto perché c’è un prode cavaliere a difendere la mia serenità: il già pigiama. Non il pigiama e basta eh, ma il già-pigiama cioè il pigiama alla insolita ore che inizia con le 19.30.
E ho pure un fosso, come si conviene a principesse della mia natura a difesa del proprio castello: il divano.

E’ stato, per rimanere nello stesso passato, un mercoledì impegnativo.
Incredibilmente per una volta sono andata a un esame più o meno serena, più o meno consapevole e più o meno preparata.
Io non ammetto mai di essere preparata per un esame, stavolta lo ero. Lo avevo preparato in poco tempo, vero, ma semplicemente perché era, è e sarà, un esame nozionistico, di memoria.
All’esame prima di questo (tanto per fare confronti), la nota filosofia politica (tanto per essere maniaci di dettagli), sono andata sapendo di aver preparato un libro su due e consapevole di stare sul punto di (perifrastica attiva) essere bocciata.
E invece ho preso 27.
Stavolta sono andata sapendo che gli argomenti erano limitatamente quelli, che li sapevo bene quasi tutti e che, in definitiva, non avevo tralasciato niente.
E ho fatto un disastro.
Era un compito scritto, cinque domande più una per la lode. E le sapevo tutte, raffinatamente bene.
E questo, in questi test, è il più grande dei mali possibili.
Ho banalmente perso fiumi di tempo con i dettagli delle prime domande e ho banalmente trascurato le ultime. E non sono arrabbiata per l’ancora non conosciuto esito, sono arrabbiata perché sono stata banalmente idiota.
E io sono indulgentissima con me stessa e mi perdonerei tutto, tranne la banalità.

Quante e iniziali!

Pazienza, mi prendo la serata libera e ci ripenso domani.
E non solo dalla logica, il mio esame del pomeriggio, mi prendo la serata libera dall’esistenza.


Per stasera non voglio più avere ansie.

Ansie, sì: le strane creature che popolano densamente le mie giornate.

Non voglio parlare con nessuno all’infuori delle persone con cui mi va di parlare spontaneamente, senza sforzi insomma (e sono pochine).
Pausa obblighi.

Non voglio scusami di alcunché, ringraziare di nessun favore che non ho chiesto, pensare se questa o quella cosa che ho scritto, detto, pensato, fatto capire offenderà un/una ipotetico/a lettore/lettrice, ascoltatore/ascoltatrice, mago/maga perché lui/lei comprende la mia ironia quanto Averroè la rivelazione cristiana.
Non è sempre un mio problema.

Non voglio contare le calorie, le proteine, i grassi, gli zuccheri di nessun cibo, non voglio pensare ad alcun cibo, non voglio segnarlo su nessuna tabella, non voglio nemmeno masticarlo, non voglio nemmeno cercarlo.
Mi crea troppi problemi e stasera non ho fame: per me il cibo non esiste.

Non voglio dover avere qualcosa di brillante da dire, non voglio star attenta a non deludere le impressioni, non voglio chiedermi se ho passato o meno l’esame di socialità, non voglio chiedermi se ho deluso o se non l’ho fatto, se ho perso interesse o l’ho guadagnato, se sono più noiosa o meno noiosa.
Ossessione bilanci.

Le liste di “non voglio” (o anche di “voglio”) nei post sono noiose, improduttive e fanno tanto post infantile, lo so. Tutti questi non voglio, in realtà, io li dovrei trasformare, uno per uno, in “non farò” o in “eviterò di”. Anzi, ancora meglio dovrei non dirlo, dovrei solo evitare di pensare e ripensare a certe cose, dovrei evitare di sottopormi a tutte quelle angosce strette, a quelle torture volontarie. Dovrei, e anche le liste dei dovrei sono altrettanto insignificanti quindi smetto subito, iniziare un percorso di normalizzazione.

Domani, per normalizzarmi, non vado dallo psicologo e mi prendo la giornata per compilare un'altra lista. Precisamente una lista di regali da spedire a babbo natale.

Attualmente il mio pigiama ed io ci conosciamo, non me lo mangio e non devo impressionarlo: pace è fatta.

21 giugno 2011
618 Mai dire "fine" (ovvero il ritorno col numeretto)

Il mio volto nasconde molte poche cose.

E sempre questo mi ha creato problemi. Cioè, oltre al fatto che la mia mente, ed io con lei, non mantiene segreti, li odia e li svela proprio quando le si dice di non farlo anche se non c’entrano niente nel contesto, anche il mio volto si scrive addosso “quello che c’è”.
Alle medie una professoressa di francese mi mandò in presidenza perché “i miei occhi la riempivano di parolacce”. Con l’anticipato ringraziamento della mia media scolastica e futura promozione, la preside sorrise all’affermazione e disse che non poteva fare molto in proposito.

La professoressa, matta, che si lasciava spalmare la crema dietro la schiena dalle alunne preferite (certo non io) non la prese bene, ma questa è un’altra storia.

 

Diciamo che, in questo senso, il mio volto e il mio blog coincidono.

Sì, ci ho ripensato. Facciamo un altro giro qui. In ogni buona relazione c’è un momento in cui uno dei due, o entrambi, giurano di non poter andare oltre ma in certi casi fortunatamente poi passa.

O magari non è vero, io lo dico per sentito dire, non ne so niente di relazioni.

Infondo chi vedrà in queste parole, nei miei post, solo il mio naso (ricitando Pirandello) potrà sempre fare come la professoressa di francese.

“Mettersi la crema?”
No, non è quello che avevo in mente. Siate volgari voi che il mio nick ancora non me lo permette.

 

Sono uscita di casa oggi pomeriggio con una faccia che mischiava la rabbia alla distruzione.

Sulla metropolitana probabilmente c’era gente che tremava al mio passaggio. Li immagino ma non li ho visti, ho smesso di guardare la gente.

 

Per essere tanto distrutta cosa ho fatto? Ho semplicemente visto una mia foto.

Che sembra un avvenimento comico come sempre esagerato da me per renderlo interessante ma che invece è la pura e ammirevole verità.

 

In questi mesi avevo conquistato una grande stima di me. Vabbe’, non grande ma superiore a quella solita. Vedermi una foto così orribile davanti mi ha praticamente riportato indietro di mille anni. E ho pensato a quello che gli altri, guardandola, avrebbero pensato. Ho pensato che avrebbero pensato (mi scuso per il giro anche se è molto dantesco) tutto quello che penso io solitamente (di me). Non scendo in particolare, fa già abbastanza orrore se non lo dico.

 

Poi nemmeno a dirlo è arrivata una brutta cosa per posta. Le ferite peggiori le fanno sempre quelli che vogliono farti del bene. E’ un giochetto idiota della casualità. Forse perché il tuo bene non lo sa nessuno meglio di te?

E, peggio, le fanno involontariamente.

Nessuna colpa, figuriamoci, ma questo dovrebbe spiegare perché ieri sera ero isterica.

E lo sono anche adesso, ovviamente. Non abbandono l’isterismo così facilmente.

 

Quello che non devo fare quando sono isterica è restare a casa o vicino ad un pc: divento anche violenta. Allora sono uscita, complice il dover comprare una grammatica tedesca. E ho scelto, per comprarla, una libreria che amo molto e che raggiungo solo in metropolitana: l’enorme libreria di Termini.

Mi fa bene anche la metropolitana ho scoperto. Vedere gente è come se smontasse un po’ la “mia” realtà.

 

Ma è stato il finire in quell’immensità di libri e aria condizionata che mi ha fatto dimenticare in un momento gli isterismi e la sete di sangue.

E mi ha fatto anche spendere un’enormità incredibile: che mi sarei fermata alla grammatica tedesca non era tra le scelte disponibili.

Lasciamo perdere. Anzi, già che ci siamo facciamo citazioni colte. Un mio amico dice che sono tanto materiale da essere venale e quasi venerea. Come una malattia sessuale, insomma.

 

Ho fatto il primo viaggio in metropolitana pensando che era da mesi che non avevo paura degli sguardi, ma ho fatto il secondo più serena e convinta di essere anche io una persona umana (più o meno) e di poter anche viaggiare in metropolitana, come gli altri.

Sì, lo dico col sorriso adesso, ma ho pensato sul serio, tante volte, in passato, di non essere “abbastanza umana”, “abbastanza normale” per farlo (ignoratemi).

 

In mezzo a cotanto sentimentalismo la metropolitana è arrivata alla mia fermata e io non ho trovato niente di meglio da fare che oscillare in pericolosa modalità “caduta”. Niente paura, non si registrano decessi.

24 gennaio 2011
558 Un po' di male

Vi assicuro, in premessa, che ridere del mio comportamento non mi farà migliorare.

 

Io sono seriamente convinta che una collana, cioè ferro (boh, bigiotteria scarsa) montanto alla bella e meglio, mi porti sfortuna.

E l’idea che qualcosa ci porti fortuna o sfortuna è tanto irrazionale (e criticabile) come quella di pensare che dio ci salverà o non ci salverà. Anzi, forse pure peggio.

E’ una collana che ho comprato tanti anni fa, nera, con una croce e un cuore.

Ovvio che porti sfortuna, è pure un’offesa all’estetica!

Non serve che io la indossi o cose del genere, mi basta toccarla.

Spostarla soltanto ultimamente e le cose più tremende si abbattono su di me.

“Più tremende” in senso abbastanza figurato, ovviamente.

Non ho tanti esempi ma vi assicuro che è una situazione non sostenibile con quella collana. Ho deciso di prendere e buttarla, di solito la riciclerei per i regali dell’ultimo secondo (visto che non l’ho mai nemmeno messa convinta della sfiga che mi avrebbe portato) ma non c’è nessuno che io odi così tanto.

Anche perché se poi uno odia qualcuno non fa regali.

Almeno questo nel funzionamento classico delle cose (ma non sono un’esperta di rapporti umani però) poi si possono cambiare le combinazioni e le posizioni.

 

Sabato sono uscita con una ragazza che non vedevo da un anno.

Una compagna di giurisprudenza, rimasta a voler far l’avvocato, che ho continuato a sentire grazie a facebook.

La prima cosa che mi ha chiesto è stata: “ma me la spieghi la litigata su facebook?”.

Ed io mi sono stupita perché è vero che se non vuoi far leggere le cose trovi un modo per non farlo, ma da una ragazza che su facebook pare non esserci mai non mi aspettavo una lettura tanto attenta.

 

Così ho maturato l’idea che forse le persone ci leggono, ci guardano e ci vivono più di quello che ci aspetteremmo, direttamente o no che sia la cosa.

Rimane da stabilire se noi dovremmo correre a specificare di noi o lasciar fare loro quello che vogliono.

Io solitamente specifico ma non sono certa che sia poi la scelta così giusta. Infondo si potrebbe sostenere la pirandellica “la verità è una questione di chi guarda” e quindi parlare di percezioni, ma credo si arriverebbe anche troppo in fretta a un qualche tipo di stupido relativismo.

In realtà io parlo male del relativismo per cerca di allontanarmelo ma è una posizione che mi affascina non poco. E’ sostanzialmente l’idea che tutto sia sempre relativo: a chi guarda, a come lo guarda, a perché lo guarda.

 

Dobbiamo, se vogliamo sostenere questa posizione, ignorare i problemi logici che scaturiscono da: “se tutto è relativo allora anche l’idea che tutto è relativo è relativa e quindi senza un preciso livello di validità”.

Non c’è modo di uscire da questo problema di autoreferenzialità, se non provando a sostenere che “tutto è relativo” è una frase con un livello diverso da “i cani sono meglio dei gatti” perché una parla di fatti l’altra di proposizioni sui fatti. Quindi la seconda, quella sui fatti è relativa a chi la pronuncia, mentre la prima parla solo della natura della seconda.

Sono troppo contorta?

 

Il relativismo porta anche a problemi etici non indifferenti: come si può sostenere che male o bene, torto o ragione, verità o falsità siano sostanzialmente la stessa cosa, due immagini di una stessa medaglia?

Il fatto che però il relativismo porti a problemi etici non credo basti a decretarlo infondato o falso.

L’idea che a me piacerebbe avere, ma che forse non ho, è che il male e il bene non siano mai relativi e che anzi ci siano diritti umani evidenti tanto quanto gli assiomi matematici, cioè senza possibilità di essere messi in discussione. E’ un’idea bellissima, ma quanto reale?

Se ci fossero questi “diritti evidenti” forse nel corso della storia non assisteremmo sempre a guerre, massacri, omicidi (quando ci va bene), prevaricazioni ecc.

Se fossero tanto evidenti persino il vaticano riuscirebbe a capire che non si possono discriminare le persone a seconda dei gusti sessuali, tanto per dirne una.

 

Io, dal canto mio, credo che gli uomini nascano malvagi, cattivi, desiderosi di comandare, di fare dio e vedano un bene tutto loro e che solo con la cultura (e per cultura non intendo solo libri o studio, intendo esperienze di vita, età ecc), la legge (sì, una sostanziale imposizione della "bontà": sono una persona triste?) e, forse, un certo tipo di religione (ma la religione come strumento di potere fa sempre più male che bene. E quando non fa male basa tutto sulla paura o su istinti primari come il voler rivedere i morti, voler vivere per sempre o cose del genere) tutto questo si può attenuare. Forse può anche scomparire ma è cosa rara.

 

Il malvagio che c’è in noi tende sempre ad avere la meglio e questo è un fatto che personalmente mi preoccupa. Perché mi chiedo sempre fin dove arrivi, o potrebbe arrivare, il mio livello.

 

Non esiste qualcuno di interamente buono, e soprattutto non gratuitamente (qual è il prezzo?).

 

Giorni fa un uomo che io reputavo (o reputo) bravo mi ha raccontato di quando in Romania torturava gatti per divertimento. E’ un uomo piacevole, pieno di rispetto e di attenzioni, eppure ha fatto cose per le quali io non guarderei in faccia un essere umano.

Questo non dimostra nulla ovviamente, ma io sono convinta che se avesse avuto più possibilità di cultura (libri e studio -è brutta metterla così, ma non saprei come altro dire) avrebbe trovato repellente simili attività e oggi non lo considererebbe un racconto divertente. Non so come descrivervelo bene, potrei parlare della sua sensibilità, del suo senso del dovere ecc però non posso non sottolineare che nel buono si nascondeva il “malvagio”.

E ripeto è un “malvagio” comune a tutti, secondo me, più o meno affievolito, diversamente espresso, ma comune a tutti.

 

Certo, però poi ci sono eccezioni a simili regole generali che non possono valere così rigidamente per individui singoli. Eppure un qualche fondo di verità io ce lo vedo intuitivamente.

 

Dopo  aver dichiarato di avere una collana maledetta che mi porta sfiga non posso pensare di avere una qualche credibilità, lo capisco bene.

Buonanotte corte.

15 novembre 2010
522 Sapersi divertire

Fin da piccoli ci insegnano che ci sono giorni per lavorare e giorni per riposarsi.

Lo dice la bibbia, i padri pellegrini, qualche puntata dei simpson e i proverbi sfusi.

Quindi lo si tramanda oralmente da lungo tempo, tanto quanto altre infallibili verità: buttare il pane è peccato mortale, visto che in tempo di guerra poveri bambini lo avrebbero mangiato con gioia; bisogna rifarsi il letto perché può venire qualcuno, proprio in camera tua e proprio un giorno che non ci sarai; i tuoi genitori ti hanno messo al mondo e hanno potere di toglierti dal suddetto (mi sembra sia argomento dei padri romani!); non si può mangiare e/o camminare scalzi in salotto (chissà poi per quale magico motivo!).

 

Quindi da adolescente ti risulterà chiaro, almeno se quelli che ti vivono intorno non sono così irresponsabili, che se non si diverti, adesso, “da giovane”, sarai piena/o di rimpienati, sensi di colpa e sostanzialmente avrai svolto una vita sprecata.

 

L’idea che di sabato sera, di venerdì e alle feste comandate ci si debba divertire a me ha sempre fatto salire l’ansia. Ricordo che ero adolescente e in tanti si sbattevano per dirmi che se non avessi frequentato le discoteche pomeridiane allora non lo avrei più fatto.

Mai. Mai più. Mai, mai, mai più. Mai nell’intera vita. Perdendo tutto.

 

Ogni venerdì sera era un incubo. Sudavo pensando costantemente a quanto mi dovessi divertire il giorno dopo. Ma quanto?

 

E dopo le discoteche pomeridiane fu la volta di “perdere” quelle serali (tipo Spazio900 –lo dico perché il nome, anche solo il nome, mi fa ridere). Se non fossi andata lì ad ubriacarmi, far sesso o ballare avrei certamente rischiato di fallire in tutto, ma proprio in tutto e sarei piombata nei già predetti (con le discoteche pomeridiane) vortici di sensi di colpa e rimpianti avendo perso tutta la mia vita.

 

Poi sono arrivata all’età adulta che si misura dal momento in cui devi divertirti anche a capodanno, in poi.

Oltre le solite minacce sul “perdere per sempre occasioni”, “sprecare vite”, “lasciarsi sfuggire il senso della vita” sono subentrati anche i detti come: “chi non ride il primo dell’anno non ride tutto l’anno”.

Così tra una lenticchia e l’altra uno si sforza di ridere e pensa che non si sta divertendo abbastanza, che deve divertirsi di più. E suda. Io che odio i fuochi d'artificio, il rumore delle miccette e persino le stelle filanti (o come si chiamano) ho sempre sudato di più, come ad agosto.

Se sei fortunato ti prende la febbre per l’ansia, sennò mangi altre lenticchie pensando che quindi sarai più fortunato, ricco e bello l'anno prossimo.

Cosa che, sveglia, non succederà comunque.

 

Nessuno si prende la briga di dirti mai che “tanto ad andare quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa”. Questo non vuol dire “tanto vale che ti siedi in poltrona” ma significa che puoi fare con calma le tue scelte, puoi provare e dire che non ti piace divertirti, non come dicono “loro”, e fare altre cose perché tanto nessuna scelta non implica anche una perdita, perché non divertirsi il sabato non ti fa perdere le occasioni della tua vita, ti fa essere altro rispetto a quelli che lo fanno, senza per forza migliori o peggiori.

 

Okay, o così, o sono una sfigata.

La seconda, lo so.

 

Tanto per completare il post (sul mio grado di essere umano triste) aggiungerò una piccola descrizione del mio sabato sera di questa settimana. Non spaventatevi, grazie.

 

Allora, la msdc ha iniziato a sostenere alle 16 di pomeriggio, di sabato, mentre facevamo programmi per una festa che daremo sabato prossimo (non bastasse il mio esame a farmi arricciare i capelli e a farmi perdere anche le ore della notte a pensare) che “dovevamo uscire”.

Io, lei, M1 e loro figlio (msdc è la mia mezza specie di cugina, M1 è suo marito, hanno un figlio e 24 anni di media –escludendo il figlio dalla media!).

Lei ci convince, ci prepariamo e saliamo in macchina verso le 19 (tre ore di convinzione!).

Pronti, bellissimi e splendenti verso al conquista del mondo (tze!).

Arriviamo fino a casa mia (non so cosa dovessi prendere -30km di distanza circa) e lei fa: “sentite, io ci avrei ripensato, perché non andiamo a prendere i panini al mc e torniamo qua?”

 

L’ho sfottuta tutta la sera su quanti prossimi sabato avrei passato a divertirmi al centro anziani - il punto-croce non deve essere tanto male!

L’ho sfottuta finché suo figlio non ha, in camera mia (non in camera mia, siamo seri, in una specie di stanza dove teniamo cose vecchie, diciamo stanzino, ma è grande, dico camera mia perché un tempo ci studiavo) trovato una scatola con delle barbie.

Allora lei ha iniziato a sfottere me (la media, inclusa me, è 23 anni, lo so!).

Io, che non ci sto a passare per una che gioca con le barbie (si possono dire tante cose di me, ma ho una dignità alla fin fine!), ho svuotato la scatola per mostrarle che sono giocattoli vecchi.

 

E’ finita che ci siamo messi tutti a giocare con le barbie mentre vedevamo "C’è posta per te".

Considerando che “C’è posta per te” è un programma per vecchi (con tutto il rispetto di chi se lo guarda) e le barbi un gioco per minori (e noi minorati!) direi che abbiamo rispettato la media degli anni.

 

Okay, o così o siamo tre sfigati.

Sempre la seconda, lo so.

 

Però devo dire che abbiamo una fantasia un po’ preoccupante, ma sconfinata.

Le fotografie e le descrizioni le ho, ovviamente, fatte io.

 

(è il matrimonio di questi individui -io ho fatto il vestito alla sposa -il bianco solo in chiesa!)
 
(invitati al matrimonio: mutilati della guerra, piratessa estinta e in alto, con in mano la testa di una sua vittama, pericolosa terrorista in rosa -il vestito della terroriste è sempre opera mia!)
 
(il marito stupra e uccide la moglie -si vede la mano maschile? Io gli avrei fatto prendere il the: questi uomini, che violenti! C'è da dire che sposare un tipo con un'arma da fuoco alla mano è un tantino irresponsabile!)
 
(foto del prete che ha celebrato il matrimonio. Riconoscete che è un prete per via del bambino che usa-ideata dalla msdc)
 
(barbie transessuale. Perché noi siamo contrari a giochi che devino la sessualità in esclusiva eterosessualità, demonizzando tutte le altre!)
10 gennaio 2010
336 [facebook] Rivelazioni
Visto che odio fare gli auguri su facebook, faccio da qui tanti auguri di buon compleanno al mio amico free (ma speriamo che non si metta a fare il vecchio, più del solito!)

Ditemi la verità.
Sono giorni che non dormite, che non mangiate, che non guardate la partita, ossessionati da un'unica domanda, sempre la stessa...

Sono giorni che quei colori vi martellano la testa...
Tanti, diversi, predominante, mi sembra, il nero.

Aveta paura, io lo so.

Anche di accendere facebook.
Paura che una montagna di inspiegabili colori faccia capolino tra una bacheca e un'altra.

E la domanda, "perché tutte le ragazze mettono come status un colore?", l'avete sempre in testa ma non sapete a chi porla, nè con chi parlarne.
E l'ossessione, in un circolo vizioso, vi paralizza il cervello (ho esagerato!).

Niente paura, LadyMarica è arrivata per liberarvi dai dubbi.

Parliamo seriamente: quanti uomini se ne saranno accorti?
Non che io non abbia fiducia nel genere maschile, ma so per esperienza che sono...distratti.
Dicono di dimenticare, ma in realtà non prestano proprio attenzione.
(Riferimenti puramente casuali)

E quindi, mi domando, avrete fatto caso che quasi tutte le bacheche femminili hanno il colore?

Credevo fosse una moda idiota partita da chissà quale ragazzina, e quindi 3 giorni fa, quando mi è arrivato il primo invito per questo "gioco svedese" non mi sono data la pena di partecipare.
Poi ho inziato a vedere che in tutte le bacheche c'era il colore.
Anche alcune blogger partecipavano, insomma, persone più serie di quelle che mi avevano mandato l'invito.
Allora ho pensato: "vabbe', devo partecipare anche io!"
E l'ho scritto.
(premio per l'originalità del colore almeno!?)

Siete pronti?
Uomini, ve lo dico in esclusiva (quasi): 
ogni ragazza doveva scrivere il colore del reggiseno che portava in quel momento.

E' un gioco anche idiota se vogliamo, ma le domande sul "perché il colore?" circolavano veramente.
Cosa singolare: soprattutto tra le ragazze non ancora informate del giochetto.

Bene, molto bene.
Adesso siete preparati.
Pronti ad affrontare quei colori a testa alta.

(se il prossimo gioco riguarda le mutande io mi cancello da facebook! -si scherza eh, oramai controllo il mondo dal mio profilo!)
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE