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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
18 aprile 2013
Sole fuori e noia dentro decidono che lei uscirà. Si lava, veste e controlla i capelli. Si guarda allo specchio. Infila dei libri, un telo e una bottiglia d'acqua nella borsa dal colore viola indefinibile. Si allaccia le scarpe. Molto nere, che ha comprato proprio per comodità. Mette la...

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17 dicembre 2011
Ceneri, fenici e tutta la compagnia di rinascita
In questi due giorni ho raschiato, profondamente, il fondo.
E speriamo sia il fondo. Il "po' più giù", e non lo dico per estremizzare, potrebbe ammazzarmi.

Ho fatto cose che la metà basterebbero per essere, a buon diritto, catalogata nella cacca. Liquida.

Ma mi perdonerò, se non stanotte sicuramente domani mattina presto.

E torno a cantare.
A una settimana da Natale, perché non c'è festività comandata per procrastinare le rinascite.



17 agosto 2011
635 Ritrovare la forma

Dopo attenta analisi durata come minimo cinque minuti, ma comunque non ero lì a contarli, mi sono decisa a dichiarare come principali problemi dell’esistenza (umana) il futuro e il senso. Volendo anche in ordine inverso. Entrambi concetti che creano il dubbio, condizione esistenziale altamente nociva.

La paura di soffrire è assai più spinosa della sofferenza in sé. Per ogni sofferenza c’è una consolazione, ipocrita chi dice di no.

 

In realtà metterei nell’elenco anche la tipa delle pulizie che col suo mocio aggressivo mi impedisce di scendere le scale, attraversare il salone, arrivare in cucina e prendere qualsiasi cosa sia commestibile e non superi le 100 calorie. La mia condizione esistenziale, attualmente, si chiama fame.

Ma è nervosismo e noia, non fame vera.

 

Cercare di dare senso alle cose è tanto naturale quanto pregiudizievole. E io sono d’accordo che i pregiudizi sono alla base della vita (altrimenti dovremmo sbattere al muro tutti i giorni per capire quanto male fa e per capire che fa sempre male, tutti i giorni); alcuni di pregiudizi sarebbe meglio lasciarli perdere. Che tutto debba avere senso è una stupida costruzione (con qualche grado di cattolicesimo intrinseco) che sembra convincente fino a che, per capire il senso di tutto, non impazzisci.

 

Aspetto venerdì, per parlare con doctor, con ansia. Anche se aspetto con più ansia ancora che la tipa qui sotto se ne vada a casa sua e mi lasci, almeno, bere (è il punto fisso del post).

 

Una volta ho chiesto il senso di un tatuaggio. E non riuscivo a capire la risposta del mio interlocutore che cercava di spiegarmi che un senso vero e proprio non ce lo aveva, semplicemente era bello.

Io stanotte quest’uomo, che non sento da mille anni o più, l’ho sognato e parlarne ora, in forma di tatuaggio senza senso, è un modo per dare senso a un sogno che non ne aveva. E non ne ha.

 

Mi spiego le cose da sola.

 

Pensare che le cose non abbiano tutto il senso che noi cerchiamo, che non tutti i comportamenti siano spiegabili, che il mondo funzioni indipendentemente dal nostro comprenderlo dovrebbe, sempre secondo la mia teoria geniale, permetterci di vivere meglio.

L’applicazione di questa bellissima teoria ovviamente esula dalle mie competenze: io faccio la teoria. Ci riuscissi venti secondi al giorno, a non domandarmi spasmodicamente il senso di tutto, sarei non dico felice ma equilibrata.

 

Sull’altro elemento che non permette agli uomini vita facile, il futuro, forse non vale nemmeno la pena spendercele due parole. Il “non pensare al futuro” è una bellissima semplificazione che ogni tanto ci diciamo o ci sentiamo dire. Non pensare al futuro è possibile tanto quanto respirare a comando. Se vivessimo come fosse l’ultimo giorno di vita (in una versione diffusissima di “niente futuro”) io non perderei un buon quarto d’ora a mettere lo smalto in precisione.

Anche meglio, chi si rifarebbe il letto sapendo che tanto non ci tornerà più?

Più in generale se fosse l’ultimo giorno di vita non ammazzeresti il tempo in nessun modo. Se fosse l’ultimo giorno di vita e lo si potesse sapere credo sarebbe una giornataccia, tutta persa a stabilire quello che non hai fatto. Ma forse c’è pure chi se ne fregherebbe. Non so. Comunque a me va bene non saperlo qual è il mio ultimo giorno. La prospettiva del futuro ha la sua importanza, forse più del futuro stesso. Che il futuro arrivi o meno non è così essenziale, sempre secondo me, è più essenziale avere la possibilità di crederlo possibile. E di fare qualcosa, combattere, programmarlo, sistemarlo, osservarlo, immaginarlo, credere di gestirlo.

E’ con quello che occupiamo il tempo aspettando che il futuro arrivi e ci sorpassi.

 

Questo blog ha perso la sua umana forma. In questo post cercavo di ritrovarla.

E la tipa col mocio se ne è andata, lunga vita alla mia cena.

19 luglio 2011
626 [stranezze] Non solo sconclusionato

Le cose che ho da dire aumentano e la mia capacità/voglia/bravura/possibilità di dirle diminuisce in una proporzionalità indiretta così scocciante che anche solo citarla è uno spreco.

E l’ho detta tutta d’un fiato la frase di cui sopra (notare l’assenza di virgole).

 

Ho la lacrima facile, specie di queste lune, quindi elencarvi tutte le cose per cui mi faccio un piantarello ultimamente mi pare a dir poco noioso.

 

E ho pianto, questa la devo ammettere pubblicamente per autopunirmi, anche per i capelli. Prendetemi in giro ma ho pianto disperata davanti a quella che me li tagliava.  Non solo sono stupida, sono anche senza alcuna vergogna. Diciamo che avevo combinato un disastro mesi fa (farsi fare i capelli da una che si chiama Fatima, ma come mi è venuto in mente?) e dovevano essere tagliati. La tipa che me li ha tagliati (e che doveva solo sistemarli) ha citato un livello di corto che includeva una “macchinetta per rasature” e io ho pensato di vedermi uscire come le torturate di qualche film d’azione. Ma io non sono certo bella come Natalie Portman. Nemmeno un po', nemmeno se lei è pelata.

 

Poi abbiamo risolto. Ma è un risolto con le virgolette. Anche con molte virgolette volendo.

I miei capelli lunghi erano la mia parte migliore. Andata, per sempre.

 

Ovviamente questo non c’entra niente. Ma di qualche cosa dovremmo pur vivere, quindi passavo la pubblicità.

 

Vorrei andarmene lontano. Una settimana o una cosa del genere ecco. Non al mare o all’ozio, per carità, vorrei essere indaffarata e sudare copiosamente fino a che l’ultimo neurone non sia occupato a pensare alla stanchezza.


Mi accontenterei anche di sparire per più o meno lo stesso tempo. E di ritrovarmi viva a inizio agosto.

Pensavo anche al congelamento. Ma gradirei trovare un modo perché intanto i capelli crescano per conto loro, almeno non perdiamo tempo. Coma farmacologico?

 

Sono arrabbiata con me. E anche un po’ schifata, da me, veramente.

 

Ed è per questo che non scendo le scale per prendere l’antidolorifico che mi darà una tregua. Ah, no. Quello non lo faccio perché sono pigra. E preferisco soffrire.

 

Di dormire non se ne parla, nonostante i miei bei tentativi. Di leggere non se ne parla perché sembra io abbia disimparato. E sullo studiare lascerei cadere un velo pietosissimo. Stavolta si mette male.

 

Mi faccio un soliloquio col ventilatore sperando che almeno lui non mi massacri oggi.

E mi chiami.

19 aprile 2011
594 Riso indigesto

Gli alimenti mi imbrogliano, le capacità che credevo avere si nascondono e mi sono fatta la doccia dopo aver passato il giorno a pulire il bagno.

Mi spiego? Manca la logica, qualsiasi logica.

Due notti fa ho avuto un incubo spaventoso: mangiavo una pizza margherita.

Ora, chiunque riesca a cogliere cosa ci sia di spaventoso a mangiare una pizza margherita è pregato di comunicarmelo. Nel sogno ero disperata. E’ questo che mi preoccupa, arriva un livello in cui l’esagerazione diventa ossessione. E io sono brava a estremizzare le esagerazioni.

 

Come la storia del riso. Qualcuno già la conosce, da facebook, ma io la devo ripetere perché continuo a non capacitarmene e forse a non spiegarla bene.

Ieri sera la mia cena è seguita da un momento di isterismo profondo tendente al suicidio. Precisamente quando ho voluto approfondire la questione riso cotto/riso crudo.

Potrei sembrarvi pazza vi avverto e con gravi disturbi mentali, invece, sono solo una precisina esagerata che quando decide una cosa la fa esigendo una perfezione impossibile.

 

Partiamo col dire che ieri sera ho mangiato 80g di riso. Lesso ovviamente. Ora, 100g di riso cotto hanno 100 calorie, mentre 100g di riso crudo hanno 320 calorie. Io ho fatto il ragionamento che spero tutti tendiamo a fare naturalmente. E dico “ragionamento che tutti tendiamo a fare naturalmente” solo perché non voglio dire che sono stupida, infinitamente stupida. Quindi io ho pensato: “perché mai uno dovrebbe voler mangiarlo crudo?” e poi ho pensato che la differenza calorica derivasse dalla perdita di amido o di qualsiasi altra sostanza nel riso lesso. Proprio per niente.

L’unica cosa che dovevo pensare e che non ho pensato è relativa al peso degli alimenti. E non ci ho pensato per un semplice motivo: sembrava uguale!

Ho pensato cioè che 100g di riso sono 100g di riso. Che io lo peso, come tutti gli alimenti, crudo ma lo mangio ovviamente cotto. Non ho pensato che se 100 calorie si riferisce al riso cotto anche i 100g si riferiscono al riso cotto. E non ho pensato che 100g di riso crudo diventano 320g di riso cotto. Ora, 100g di riso crudo, abbiamo detto, hanno 320 calorie, cioè le stesse calorie che hanno 320g di riso cotto.

Sto iniziando a far confusione anche io. Quello che voglio dire è che mangiando 80g (pesato crudo) di riso che poi ho cotto non ho mangiato 80g di riso cotto e conseguentemente non ho mangiato le 80 calorie che avevo stimato io.

 

Un alimento ha deciso sul mio corpo, è questo che mi scoccia particolarmente.

 

Glissiamo su tutto quello che è accaduto dopo la consapevolezza. Ma non mi sono accecata all’Edipo. Conoscere non è sempre un bene, costa ed è anche faticoso; e se ci avessi pensato due settimane fa oggi non vi starei parlando di riso, di calorie e di cose crude e cotte.

Perché tutta questa smania di sapere sempre tutto?

E’ vero che il fatto di saperlo ora mi dà la possibilità di non commettere mai più quell’errore (di mangiare il riso n.d.r.) però è anche vero che una serata di isterismi me la sarei risparmiata volentieri.

Distrutta dall’aver scoperto che il riso non ha lo stesso peso crudo e cotto, se lo raccontassi si rischierebbe di non crederci.

 

Ma veniamo alle capacità esaurite. Credevo, ieri, di essere soddisfatta della mia famosa (anzi noiosa) tesina su Nietzsche e invece, leggendo oggi quella del poveraccio prima di me, ho scoperto che o sono molto intelligente, e quindi io ho capito tutto e gli altri niente, oppure sono molto stupida e ho passato mesi a leggere non avendo capito niente di niente. Vi devo rispiegare la storia del riso o lo capite da voi perché propendo per la seconda?

In più mi sono accorta che ho scritto un’introduzione che definire idiota è un complimento. Ho scritto cose che mi potevo risparmiare, non una ma quindici volte. Inoltre, perché come già detto tendo alla precisione esasperata (e fallisco, e quindi mi odio –c’è uno psichiatra qui?) l’ho consegnata, come chiesto dalla prof. prima, e così lei avrà modo di spulciarsela e di leggervi tutta la mia idiozia. L’avessi portata giovedì sarebbe stato diverso. E lei non ne terrà nemmeno conto.

 

Io, che non ho l’intelligenza, avrei dovuto avere almeno un po’ di furbizia: il mondo fa schifo.

 

In ultimo ho passato metà mattinata a cercare un parcheggio sotto casa e non ho trovato niente di niente. Quindi ho parcheggiato nel supermercato (non si fa, ma ho perso il conto delle cose che faccio e non dovrei fare ) sono andata a lezione pensando di spostarla dopo.

Glisserò elegantemente su tutte le figure epiche che ho pensato di vedere nel supermercato e passerò a quando sono tornata per spostarla e ho fatto otto giri del quartiere per trovare un posto. E il posto l’ho trovato molto lontano e per di più vicino a un istituto superiore. Questo mi conduce a pensa che riprenderò la macchina solo di notte: avere contatti con quegli studenti equivale a un rischio e fare manovre (per me) davanti a quegli studenti equivale a una specie di morte sociale.

 

Penso sempre più spesso ai cattolici che mi hanno invitata alle riunioni del venerdì sera. Ma aspetto dopo pasqua, non vorrei sacrificassero gli atei come nuovi agnelli.

17 dicembre 2010
539 Fatima alla Mecca

Ci sono momenti della vita in cui le certezze crollano e bisogna rendersi conto che un qualche dio a cui rivolgere preghiere da qualche parte deve pur esistere.
Almeno nella misura in cui esistono le preghiere da rivolgergli.


Non importa che tu sappia che non esiste, non importa nemmeno che tu sappia di essere una persona razionale e non importa nemmeno che potresti passare almeno tre ore a spiegare perché le preghiere non fanno esistere dio.
E non importa, tutto questo, perché può capitare, a chiunque, di aver bisogno di un miracolo.


Capita per esempio di dover partire per una “crociera di Natale” che mille secoli fa avevi accettato (e proposto tu stessa, mio dio!) di fare, giustamente a Natale, e di scoprirsi non propriamente una “tipa da cena di gala”. "Scoprirsi", in realtà saperlo già.

 

Ah, della partenza non vi avevo detto nulla.

Ed era meglio: mi garantiva un certo successo nel non pensarci. Ma oramai domenica è peggio che arrivata: molto prossima.

E molto prossima è peggio che arrivata per ovvi motivi. Arrivare è il passo appena precedente al “passare”, “molto prossima” non è il passo precedente di nulla, tranne che dell’ansia dell'arrivare.


E non è che tu voglia fare la gran fica, sulla barca dico, basterebbe non avere questa “faccia da intellettuale” (si usa, nel gergo delle commesse/parrucchiere/rivenditrici, per dire “sfigata”), se non per te almeno per quelli con cui parti.

 

Quindi ci vuole un miracolo.

E il miracolo, come tutti i miracoli, inizia dalla fede, dalla testa: io farei dai capelli.

 

Ecco perché può succedere, alle due di pomeriggio, che un'atea convinta si trovi ad una fermata della metropolitana ad aspettare Fatima che ti miracolarizzi i capelli.

L'appuntamento al mio miracolo l'ho dato io.

Avere il numero del tuo miracolo, di Fatima precisamente, ha i suoi vantaggi.

Eccetto quando sbagli numero e ti ritrovi a dire ad una estranea “salve, parlo con Fatima?”. Perché c’è tutta la probabilità del mondo che non ti prendano sul serio e ti mandino alla Mecca. Dalla concorrenza.

 

Alla fine, dopo giri e giri, ho parlato con Fatima, quella vera.

Ancora non passata al vaglio del miracoloso ma con buone credenziali, fosse altro che per il nome.

 

Quindi ci troviamo alla metro, deciso.

Ed io la vedo.

La vedo perché è impossibile non vederla, non perché mi appaia.

 

Lei non mi immaginava così, ne sono certa, e fatica non poco a capire che voglio da lei.

 

Le persone che chiamano Fatima sono leggermente belle.

O almeno aspirano alla.

Io non faccio parte della categoria.

Forse “belle” non esprime bene, diciamo che le persone che chiamano Fatima hanno una certa cura particolare di se stesse che rientra in lampade, tatuaggi, capelli lunghissimi, unghie finte ecc

Insomma ci tengono alla loro bellezza.

Ed io non faccio parte nemmeno di questa categoria, che forse è la stessa di sopra.

 

Come da tradizione miracolosa generale non capisco niente di quello che mi dice parlando io solo italiano e lei solo poco italiano. Ma questo è fondamentale nelle apparizioni miracolose in genere, altrimenti alcuna pastorella ignorante direbbe di aver visto, sul serio, la Madonna.

 

Comunque, appurato che lei è Fatima ed io Marica, ci avviamo verso il luogo stabilito per il miracolo.

 

Lei è una madonna nera.

Che è nera lo vedo subito, non propriamente per la pelle, più che altro per uno strano fagotto che porta legato sulle spalle con una coperta: suo figlio, Bubi, sei mesi.

Non so se mi spiego, è più una questione di “dettagli tradizionali” (o tradizionalmente stereotipati) che di colore vero e proprio: non avrei fatto caso al colore della pelle se non fosse stato per il suo modo di fare (e "fare caso" significa solo notare).

 

E’ mediamente bella e stringe alla mano libera un’altra ragazzina: Babi.

Molto bellina, seria seria, che non mi degna di un sorriso nonostante io abbia ripetutamente cercato di ispirarle un po’ di simpatia, vabbe'.

 

Fatima, Bubi, Babi ed io arriviamo a casa.

Lei cambia il bambino, dà da mangiare alla ragazzina mentre io non so se andarmene per lasciarle piena libertà o se rimanere per non farle perdere tempo in attesa del suo dirmi “viene a me”.

Tanto per precisare forse questa è più da pokemon che da frase religiosa, non so.

 

Decido di rimanere ferma in quella stanza, ma girata verso il muro: una via di mezzo.

 

Poi Fatima mi fa sedere e inizia a toccarmi i capelli.

A tratti penso che mi strangolerà e a tratti guardo sua figlia che versa il mcflurry sulla mia sedia mentre mi fissa con due occhi neri come il mare di notte che vedi da una festante nave da crociera (è un come triste se ve lo state chiedendo).

 

Sorrido alla bambina, pensando che della sedia mi frega meno che del mio collo.

Banale istinto di sopravvivenza.

 

Il piccolo Bubi, ancora e sempre sulla schiena della madre, intanto inizia a piangere.

Fatima non si ferma dal lavoro tra i miei capelli ma improvvisa una danza che io non vedo ma sento nelle sue dita.

 

Le sue mani volano tra i miei capelli, intrecciando qua e là.

E’ quando prende l’ago e inzia a conficcarmelo nelle trecce da lei fatte che, Fatima, mi porta a veder le stelle.

E non solo le stelle, anche l’inferno e il paradiso.

 

Oddio, sembra stia parlando di un orgasmo, abbiate pazienza.

 

Fa male, tanto male.

Forse come partorire, se si partorisse dalla testa.

 

Mentre sono lì-lì per morire di dolore la ragazzina finalmente mi sorride e mi chiede di aprirle la sorpresa che le hanno dato al mc donald’s: un po' di luce nell'oscurità della sofferenza.
E' il miracolo!

Quindi apro il pacchetto, monto e lei finalmente mi dà un po’ di confidenza.

Visto che la sorpresa fa veramente schifo e c’è da restarne delusi le regalo un porta cellulare con sopra una bomboletta che a lei piace molto e si mette al collo come borsetta.
L'avrei regalata a qualsiasi bambina, non l'ho regalato a lei per motivi raziali, gliel'ho regalato perché la sorpresa faceva veramente schifo.
Non so perché ma mi verrebbe da precisarlo, soprattutto a sua madre.

Il tutto dura mezz’ora e il risultato è che ho tanto capelli che metà basterebbero a rendere “figli dei fiori” almeno una colonia di calvi.

 

Lei riprende tutte le sue cose, i figli e 180 euro, mi saluta con un bacio e scompare come è apparsa. Miracolosamente.

 

Io mi trovo lì con metà capelli miei e metà neri come la pece.

Sembro una strega con un cattivo parrucchiere.

 

Cure successive hanno reso i miei capelli e quelli finti omogenei.

Il risultato, finalmente, oggi, mi convince abbastanza.

Fosse solo l’influenza dei 180 euro.

 

Mi devo solo abituare a non spostarli tutti insieme per non creare trombe d’aria o cataclismi.

24 agosto 2010
469 Cose che girano

Bolle, documenti di trasporto, fatture e altri fogliacci, che un po’ puzzano di cantiere e un po’ profumano di carta, hanno formato sulla mia scrivania una, per niente acuminata, montagna, cresciuta a dismisura per colpa mia, di agosto, delle ferie e anche di chi, santo cielo, non me le ha date prime.

 

Quindi oggi, per tutto il giorno, non ho fatto altro che inserire i sopracitati fogli, contenenti, per la mia ignoranza, pezzi e pezzi di mistero.

 

Quindi ho preso ogni stramaledetto foglio da quel grattacielo sottile, l’ho guardato giusto il tempo per catalogarlo mentalmente e l’ho registrato nell’apposito programma.

E ancora, ancora per tutto il pomeriggio.

Tutto proseguiva non dico lieto ma senza isterismi estremi (nonostante fossi già al terzo caffè), finché non mi sono resa conto dello strano comportamento degli oggetti inanimati: più io registravo materiale più la carta aumentava.

Come sarebbe possibile?

 

Ne inserivo una e me ne ritrovavo due.

Ne inserivo due e me ne ritrovavo quattro.

Ne inserivo quattro e me ne ritrovavo otto.

Per sempre.

 

Tipo quei cosetti gelatinosi che ci sono nei cartoni animati e che se tagli, uccidi, spari raddoppiano.

O forse sono cartoni che vedevo solo io o che ho immaginato io di vedere.

 

E ancora.

Inserivo e raddoppiavano, in un ritmo sempre più frenetico.

Inserivo i fogli e guardavo il mucchio di quelli da inserire crescere.

Più il mucchio cresceva più smaniavo per inserirli e velocizzavo.

Più velocizzavo più le fatture aumentavano.

 

Un circolo vizioso che se avessi soddisfatto appieno, mi avrebbe soffocata con la cellulosa.

Poi, circolo vizioso per vizio ho lasciato perdere: e chi sono io per contraddire la fisica legge miracolosa dello sdoppiamento delle fatture?

 

Volevo arrivare alla parte in cui mi sveglio tutta sudata.

 

Lo so che non vincerò alcun premio per il giornalismo con questo post, ma mi sarei sentita in colpa a non raccontarvi del meraviglioso mondo ovattato delle fatture sdoppianti.

Cose che vanno sapute, insomma.

 

Sì, una brutta, bruttissima giornata.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE