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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
10 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
7 ottobre 2011
650 Finestre

Questa storia non vale niente.

 

Inizia tutto un mesetto fa. Ero come sempre sola, a casa mia a Roma (non casa dei miei insomma) quando mi accorgo di essere poco vestita con la finestra aperta. Di essere poco vestita lo sapevo in realtà, solo che non avevo pensato che l'essere in casa da sola non mi avrebbe anche resa invisibile agli sguardi in generale, non mi avrebbe esonerata dalla facoltà che hanno gli altri di vedere.  E così inizio a chiedermi retoricamente, con poca serietà ammettiamolo, se conti più il pudore o il sopravvivere al caldo. Decido per la seconda solo finché non mi rendo conto che nel palazzo di fronte (a 500 mt se non di più, circa) c’è una sagoma umana. Più specificatamente mi accorgo che, la sagoma, mi guarda.

 

Probabilmente non mi guarda, ragiono una volta infilata una maglietta a caso, probabilmente è solo la mia testa che me lo fa pensare.

 

Però mi vesto, dicevo, per sicurezza. Mica perché mi importi qualcosa che uno sconosciuto mi guardi poco vestita da una finestra. Il mio senso adamitico di vergogna si esaurisce prima. Sul serio, è come per un uomo spogliarsi con una prostituta. Anche se non essendo uomo non so bene come sia per un uomo spogliarsi con una prostituta. Ora che ci penso, ammesso che esistano uomini che ammetterebbero mai di essere stati con una prostituta, da spogliati.

L'ipocrisia sul sesso è cattolica ma l'ipocrisia sul dover pagare il sesso è tipicamente maschile.

Vabbe’, dove ero rimasta?

 

Quello che mi impensierisce della faccenda, presente storico, quello che mi spinge a vestirmi, non è, ho già detto, il senso di "oddio mi guarda!" ma  è il ricordo di una storia di un tale denunciato dai vicini perché girando per casa nudo spaventava i bambini. Io spavento da vestita, mi accuserebbero direttamente di omicidio.

 

Comunque mi vesto, sì, ma archivio tutto in qualche parte del cervello e dimentico credendo di essere pazza e paranoica.

Dimentico al punto da ripetermi.

 

Stasera quindi, tornata dalla palestra, ho fatto una doccia, perché di certo non la faccio in zone pubbliche femminili (c.d. spogliatoi) o pubbliche e basta (alle fontanellle), e mi sono seduta a cenare con addosso un asciugamano legato alla bella e meglio, davanti al pc (ovvero la mia parte sociale). Il pc, la mia agorà, si trova sempre davanti alla finestra. A quella stessa finestra in particolare.

 

Il fatto è che io la storia dello stare nudi, dell’essere guardati dal vicino, della polizia e degli omicidi risolti l’avevo dimenticata sul serio. E infatti lascio scivolare l’asciugamano mentre scrivo, condivido e mi faccio gli affari della rete: non sono abituata a dover prestare attenzione ai vicini, alle finestre e ai passanti per strada. Non lo faccio per esibizionismo represso, figuriamoci io non sono bella e quindi vorrei essere trasparente (cit.), proprio non ci ho pensato.

 

Non ci ho pensato finché, tra una digitata e l’altra, anche stasera, guardo fuori, assorta. E vedo lo stesso tipo (o quello che io presumo essere lo stesso tipo) che mi guarda (o fa quello che io presumo sia guardare e guardare me) dal palazzo di fronte. 

 

Stasera penso che non può essere, che la devo smettere di essere paranoica fino a quel punto. Mi do dell’egocentrica malata di mente e parallelamente (perché non ho alcuna coordinazione motoria) mi incanto davanti alla finestra. Il tipo alza un braccio. Io se fosse o meno un cenno credo non lo capirò mai quel che è certo è che corro a vestirmi e a nascondermi (vestita, per sicurezza).

 

Ed è precisamente quello, quando scappo a nascondermi, il momento in cui mi convinco che io e il tipo abbiamo, in corso avanzato, una storia d'amore. Quindi ora tutte le volte che lui accende la luce per me è un segnale e tutte le volte che si affaccia in realtà sta cercando di comunicarmi qualcosa. E speriamo non siano dettagli del matrimonio (che avrà luogo a breve).

 

Fortunatamente sono molto restia alla socialità e ai rapporti, sono poi facilmente spaventabile, codarda e non prendo mai iniziativa quindi, per tutte queste ragioni, non dovrei venir a sapere tanto in fretta che è tutto frutto di una mente (la mia) inesorabilmente vuota.

30 maggio 2011
610 Spedizioni aliene

Non mi succedeva di essere guardata in quel modo da tempi lontanissimi.

E’ buffo ma ho la data esatta dell’ultima volta che è successo (dicembre 2008) perché ci scrissi un post. Incomprensibile per chiunque non fosse me.

 

Non sono certa di volerne parlare chiaramente nemmeno sta volta. Ma vediamo di fare il possibile.

 

Il fatto è che non doveva succedere. Poteva succedere certo, e fino a tre mesi fa lo avrei trovato ragionevolissimo, ma oggi ecco, se si dovesse credere a un dio a lieto fine (non credergli mai –tutto semi-cit.), non doveva. Non me lo meritavo.

 

La cose non funzionano mai come dovrebbero e mai a “dio a lieto fine” quindi è successo. Oggi all’ora di pranzo per giunta.

 

Un semplice sguardo eh, di questo sto parlando.

E’ difficile spiegarlo uno sguardo di quel genere perché forse li capisce solo chi li ha sentiti veramente. Io non me li ricordavo più, detto tra noi, credevo fossero finiti e invece ancora no.

Come definirlo? E’, in primo luogo, quello sguardo lanciato addosso che esprime il giudizio.

E il problema non è il giudizio: io credo che i giudizi siano naturali quanto le opinioni. Non avere un giudizio su qualcuno è possibile solo se non pensi o se hai la testa vuota. Il problema, il mio problema, è la supponenza di giudizio che c’era in quello sguardo.

 

Quella, una tipa, mi ha guardato dall’alto in basso (e non per modo di dire ma realmente) e poi ha detto qualcosa che aveva a che fare con quello che secondo lei io farei nella vita. La cosa più lontana da me possibile credo. 

 

Userei un esempio per spiegarvi meglio lo sguardo.

Fingiamo che voi siate calvi e che dopo avervi guardato la signora dica che sicuramente non fate i parrucchieri e che invece, per voi, fare i parrucchieri sia tutto: l’unica cosa che sentite veramente vostra, l’unica cosa in cui siete reali, l’unica cosa che vi rappresenta.

 

Mi ha guardato e mi ha detto cosa faccio per lei nella vita: ancora non ci credo!

Ha valutato tutta me stessa in un’occhiata. Peggio, ha valutato le mie prospettive, i miei interessi, le mie qualità e pure i miei difetti in base ad un’occhiata, in base a un giudizio fisico. Mi ha bellamente sottolineato come una come me (da come lo racconto io con questi “una come me” una volta un ragazzo ha pensato avessi un occhio solo! O una malattia alla pelle che non mi permetteva di scaldarmi -dico, ma che si capisce dai miei racconti?) non possa pensare, ragionare (non spesso in effetti) o, tanto per fare un qualunque esempio, scrivere.

Lei non lo ha detto, non a parole, non con un linguaggio comprensibile agli altri essermi umani, ma l’ha detto con un linguaggio comprensibilissimo a me.

 

Oppure è come dice mia madre e io vedo distorta me, gli altri e i loro pensieri su di me. Mi madre sostiene che la tipa volesse farmi un complimento. Se dicessi “io certe cose le sento” sembrerei tanto da stereotipo? Era merda lanciata addosso, ve lo dico io, ma la merda lanciata addosso ha di bello che con dell’acqua e del sapone viene via.

 

Non me ne sono andata in lacrime: questo è il progresso rispetto al 2008! Applaudite? Non me ne sono proprio andata, le ho sorriso senza aggiungerci nulla. Una risposta ce l’avevo da darle e parlava di altre mie “doti” non propriamente cattoliche ma era troppo, veramente troppo, volgare e quindi mi sono taciuta allora e mi taccio adesso.

 

Quello che mi ha fatto pensare che la signora fosse una serva di una colonia di alieni nati per distruggere la sottoscritta si trova però nel seguito della mia avventura con la tipa. Poco prima della fine della giornata infatti l’aliena travestita da donna è venuta di nuovo da me per chiedermi la cosa peggiore che una donna possa chiedermi. La immaginate suppongo.

“Hai un salvaslip?”.

(E ringraziamo che ha usato “salvaslip”? Poteva dire di molto peggio!)

Ma perché, dico io, con tutte quelle donne presenti, tante, lo ha chiesto a me? Perché non a chiunque altro? Perché non a qualcuno di più indicato per simili argomenti (che ne so, magari il pesce)? E precisiamo che io non l’avevo mai vista prima di oggi.

Si spiega tutto, è chiaro, solo pensando verosimilmente alla signora come un’aliena (avevo detto serva degli alieni?) che ha il compito di distruggermi.

 

A voi la cosa non farà ridere ma se in un giorno solo un’unica persona tocca, seppur lievemente, i due argomenti che preferirei non sentir nemmeno pensare alla mia testa io la spiego solo con la cospirazione cosmica. E in che altro modo?

 

Che posso farci? Non ho sopportato una simile richiesta: le ho vomitato sui piedi e poi sono corsa a nascondermi sotto al letto gridando “lalalalala non sento niente, non sento niente, non sento niente”. Almeno con la parte buona della mia mente, con l’altra ho attivato le gambe e sono salita a prenderle l’oggetto richiesto.

 

Nonostante l’attacco alieno, che ho superato a voti, non dico eccellenti, ma più che sufficienti sicuramente, comunque è stata una bella giornata. Serena e piena. Ma soprattutto, stupitevi come mi sono stupita io, mi sono anche piaciuta.

5 ottobre 2010
498 Connotazioni

La giornata è passata.

Ma questa non è una connotazione morale, più che altro è un dato di fatto.

 

Ho trovato l’aula 14 (non 16) con molta facilità, tanto che ho pensato: “non è che in qualche altra parte, magari nascosta dietro un muro, e invisibile, c’è un aula 14 bis che nessuno vede ma che tutti conoscono già innatamente?”.

Una mente che lavora molto, niente da fare.

 

Ho fatto, complessivamente, tre ore.

Una sola è valsa la giornata, delle altre due ricordo solo un uomo confuso e confusionario a parlare di cose, conosciute più che altro o troppo strane. Domani stessa storia, con qualche circa.

Il professore la cui lezione mi è piaciuta parecchio ha detto che domani vorrebbe sentire le nostre voci.

La mia decisamente no, tocca che qualcuno glielo dica.

 

Ho rivolto la parola almeno a quattro persone. No, forse anche cinque.

Quattro ragazze e un ragazzo.

Una delle ragazze (la anche cinque) mi ha parecchio stupita.

Mentre eravamo tutti lì a convincerci che “possiamo sopravvivere all’università” lei si è alzata in piedi su una sedia e ha strillato ad un signore attempato che le stava un poco lontano: “ah-oh, ma tu sei uno studente vero? Ti posso dare del tu come all’artri?” Il signore che credo sia un docente universitario che intende passare di settore (credo) gli ha risposto carinamente: “Con molto piacere! Mi chiamo C.”

E stata un piacevole inizio, devo dire.

 

La ragazza con cui ho scambiato più informazioni, invece, ha un curioso accento da fuoriroma. Non troppo curioso in realtà: è di viterbo e zone limitrofe. Carina, anche simpatica, solo che prende appunti come se stessero sempre per rivelare una grande verità e mi fa sentire una capra. Più del solito. E poi ha un fidanzato. E’ l’unica cosa che so sicuramente, visto che lo nomina almeno una volta ogni tre minuti.

So più cose del fidanzato che di lei, ora che ci penso.

Ma non mi lamento, devo dire che tre ore, certamente, non bastano per avere nemmeno una vaga idea di simpati e antipatie.

 

Le informazioni più piacevoli della giornata le ho scambiate con il ragazzo, ma vabbe’, credo che faccia parte di un protocollo normale. E’ intelligente. Viene da giurisprudenza, anche lui. E’ rimasto stupito credendo di essere l’unico psicopatico che non capisce cosa gli piace. Non ricordo nemmeno il suo volto, e se domani non saluta lui per primo penserà che sono una maleducata. Pazienza.

 

Le ragazze che mancano all’appello sono degne di nota, sicuramente, ma ancora poco note per essere citate. So solo i nomi e li ricordo per spirito di iniziativa.

 

Sono la solita asociale anche quando socializzo, incredibile.

 

Vedo tanta banalità e tanto non senso in tutto, sempre.

Credo sia una caratteristica non una scelta vera di vedere.

Difficile da farsi passare, comunque.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



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