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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
25 settembre 2011
645 (Mezzi) stregati dalla zia

Nessuno mi vende bene come mia zia.

Incredibilmente appena parla di me con un qualche ragazzo quello quasi si dichiara da subito innamorato. Io non lo so precisamente cosa gli dica e cosa no, non so nemmeno se gli promette una sventola alta e magra, so solo che alla fine il tipo, qualsiasi tipo, con cui lei ha solo parlato, fa dichiarazioni tremende che spesso finiscono con la parola matrimonio.

 

Se non vogliamo parlare del lettore audace (ma ne parleremo) che comunque rientra nella categoria di quelli che mi hanno conosciuta prima per bocca di mia zia, dobbiamo menzionare il tipo del matrimonio. Tipo a cui io non ho rivolto la parola (nemmeno lui a me del resto) per l’intera sera, per l’intero matrimonio, anche se l’avevo di fronte, a cena. Ecco, mia zia sostiene che lui le avrebbe detto (mentre lei fingeva di predirgli il futuro –ho una zia strega, sì) di aver notato una ragazza durante la cena che, guarda tu, risponde al nome Marica. Al sentire il mio nome mia zia sorprensa gli avrebbe detto che sono sua nipote e avrebbe iniziato a decantare tutte le virtù che non ho, come fa sempre. Alla fine il tipo, sempre secondo la leggenda, si sarebbe quindi dichiarato “quasi innamorato”.
A me il tipo non piaceva affatto, senza considerare che poteva benissimo essere un idiota (non lo so, non ci ho parlato ma se veramente tra tutte quelle belle ragazze si riferiva a me…) devo dire però che la storia, raccontatami così da mia zia, qualche effetto sulla mia autostima ce l’ha avuto. Forse il ragazzo scherzava, forse ha confuso, nelle presentazioni, il mio nome con quello di un’altra, forse era solo idiota, forse voleva prenderci in giro, certo, però sentirsi raccontare favole, ogni tanto, male non fa.

 

Torniamo al lettore audace, che invece la mia autostima, per riequilibrare, se la mette sotto i piedi a giorni alterni. Ogni tanto maledico quel mercoledì di luglio in cui ci sono uscita per la prima volta. Non so perché mi piaccia così, non so cosa abbia di tanto particolare per farmi penare (soprattutto tenendo presente quanto poco ci sia stato tra noi): mi piace la sua inquietudine, ci vedo un mondo dentro.

 

Il mio buon principio in queste cose (cose non meglio identificate diciamo vagamente riconducibili alla categoria “appuntamenti”) è sempre stato: tutto quello che uno non dice e non fa non l’ha né detto né fatto. Spiegato meglio: se uno non chiama molto semplicemente non ha chiamato. Poco importa se voleva e no, se poteva o no, se varie ed eventuali o no. Importa che non l’ha fatto. Non esistono volere e potere, in queste cose, niente scuse, ma, forse e tanti eccetera. In una parola: le azioni si distinguono solo in fatte e non fatte.

 

Per il lettore audace però, questo meraviglioso principio che ho sempre applicato, non vale. Per lui trovo sempre una “giustificazione”. E peggio ci credo fermamente.

Faccio tutto da me insomma: lui non fa una cosa, io mi invento una giustificazione e poi ci credo anche. Quasi senza “prove”. Non so spiegarlo perché, è una sensazione che me lo fa fare. Ho buone sensazioni con lui, che posso farci? Al massimo ci sbatterò la testa e ritornerò ai miei buonissimi metodi sperimentali.

 

Sento più di quello che vedo: ed è la mia condanna a morte.

 

Sto quindi andando contro tutto quello che mi suggeriscono le poche persone con cui parlo del lettore audace, contro quello che io stessa mi direi, contro quello che sarebbe più ovvio e sto facendo di testa mia. Non l’ho fatto spesso devo dire, di rischiare con qualcuno. Io di solito mi lascio chiedere di uscire almeno 7 volte prima di accettare (temendo poco interesse o altre robe simili, non perché me la tiri particolarmente, per paura, ecco). Stavolta invece nonostante non abbia alcun (ma proprio alcun) riscontro empirico io mi sento di giocarci su un paio di quote ancora. E per questo sto organizzando una cosa orrendamente diabetica: ringrazio di non essere ricca e non potermi permettere aerei che volano con messaggi insignificanti e concisi. Io sarei tristemente quel tipo di persona. Però di aerei ne dovrei far passare una trentina: posso essere insignificante, sì, ma concisa mai.

 

Sto scherzando certo. Non sono tipa da aerei con messaggi sentimentali e la cosa che sto “pensando” non è poi così diabetica: io, e sappiamo tutti il mio grado di acidità, apprezzerei.

 

Sul lettore audace basta così, ho già detto anche troppo. Semplicemente volevo sottolineare che la mia razionalità ha un crollo emotivo serio, ultimamente.

 

Ho passato una domenica curiosa. Con mia zia, a sistemare la casa in cui, ricominciando l’università, tornerò a vivere da circa settimana prossima.

La prima sensazione è stata tremenda.

Avevo smesso di abitare lì, tornando da mamma (!), proprio per quella sensazione sgradevole. Stare in quella casa mi riportava alla mente un sacco di cose: bei momenti, sì ma anche momenti orrendi. Momenti in cui da sola con me stessa mi sono sentita non bastarmi (io che ero la fautrice della solitudine). Non riuscivo a sentire quella casa come mia, non riuscivo a viverci come prima. E anche stamattina, portati prodotti per pulire e tanta cocacola zero, volevo fuggire dalla finestra ignorando, per quanto possibile (fino all’impatto con l’asfalto insomma) l’altezza. Poi io e mia zia abbiamo buttato giù tutto (ma sul serio tutto) e ci siamo date alle pulizie a fondo per tutta la mattina e tutto il pomeriggio con un risultato sorprendentemente (per me che non sapevo dove mettermi le mani tanto lo sporco-disordine) buono.

Siamo finite, stremate ma soddisfatte, a mangiare fagiolini bolliti come fossero patatine parlando di tanta roba, fino a liberarci un po’ l’anima. Io non riesco a parlare così bene con nessuno, devo essere sincera. Sarà che mia zia è la persona più liberale e libera del mondo. E’ anche libertina se è per quello. La sua libertà è mentale e molto poco fisica, questa è la sua più meravigliosa contraddizione.

 

Per un momentino, in tutto questo, ho pensato che i progetti sul colore del divano e su dove mettere quel determinato mobile, forse li avrei voluti fare con qualcun altro, con un “uomo” o “compagno” o boh. Ma è stata la confusione di un momento poi ho pensato bene che nessuno ha il mio stesso gusto estetico tanto.

 

Ecco, adesso guardandomi intorno vedo il nuovo (il divano ordinato, il mobile appena montato e la libreria che devo decidere dove mettere) e il pulito (tutto quello che mia zia ha lavato, tutto il vecchio che ho buttato via). Guardandomi in giro ora vedo me e mia zia mangiare fagiolini sporche e discutibilmente vestite, non tante ombre scure che minacciano.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

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Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

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