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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
13 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
25 dicembre 2012
Le cose di qualsiasi Natale
Prendendo spunto da un link su fb intitolato “le sette cose che mi fanno rosicare del natale”, io vi descrivo le 5 cose per cui a Natale, spesso, ho desiderato di morire:

1) quando durante le settimane prima tutti i conoscenti mi lanciano biechi segnali sui regali che mi hanno fatto, distruggendo quella ipocrita idea di sorpresa della carta regalo e obbligandomi a ricambiare il dono.

2) quando, alla apertura doni, i regali ricevuti non hanno minimamente l'aspetto di quello che mi avevano convinta a ritenere. Ti aspetti una bambola gonfiabile? E aprendo il pacco di becchi una barbie. Uguale, sì, ma solo nell'idea.

3) quindi ringraziare, con la faccia più felice del mondo, nascondendo quella delusione di stampo infanzia per quel regalo che non avresti mai voluto ma su cui ormai avevi fantasticato. Quindi ti tocca aggiungere quelle frasi senza senso come “grazie, non dovevi”.
No, infatti, non dovevi, mi avresti risparmiato un sacco di sofferenza.

4) quando mi costringono a far un regalo a delle persone estranee, che ho visto 3 volte in vita mia, senza dirmi nemmeno cosa potrei regalargli.
Io personalmente finisco a spendere soldi a caso per qualcosa di insignificante, vinta dall'indecisione.

5) qualche vecchio che, mentre io sono impegnata a pontificare in solitudine, nell'angolo vicino al camino, sulla depressione che mi mette Natale, mi parla della sua lombo sciatalgia paragonandola al ciclo mestruale femminile, argomento che, più di ogni altro, odio, detesto e mi crea conati di vomito inguaribili.

Senza numero: che a Natale, un sacco di gente, si scorda di votarmi per questo concorso senza fine.

Sì, buona Natale, ma speriamo di bypassarlo l'anno prossimo.

4 luglio 2011
622 Gestazioni

Apro un’altra lattina di cocacola light e parallelamente un altro documento word. E ci saranno dissensi ma mi fa più male la seconda attività. Scrivere quando percepisco solo deserto mi crea un prurito interno. Mai provato? Qualcosa sotto al collo e prima del punto in cui dovrebbero esserci le tette (mi riferisco a chi ce le ha, non a me) ma all’interno, in un punto inarrivabile. Un prurito fastidioso, ronzante, quello che credo sia responsabile della storia di Madame Bovary, tutto compreso.

A me Madame Bovary viene in mente coi saldi, non so perché.

 

Tentiamo un punto della situazione. Non so di quale situazione in effetti ma lo scopriremo.

 

Intanto ho scoperto di essere tristemente eterosessuale.

Non che voglia o sia capace di mettere limitazioni e confini a quello che può succedere in generale o a quello che penserò in un futuro (che va dal domattina a tra 3 anni) ma attualmente il pensare ad una relazione con una donna non mi entusiasma come un tempo. Non saprei dire il perché. In generale perché appena apre bocca, la maggior parte delle donne è il soggetto, distrugge tutta la mia carica erotica e in particolare perché credo mi piacciano certe fattezze maschili.

 

Ma forse l’eterosessualità non c’entra e c’entrano i soggetti singoli, come sempre.

 

Recentemente sono stata bendata. Esperienza che merita almeno un vago richiamo qui. Devo specificare il contesto della benda sugli occhi o basta questa riga di leggera insinuazione per lasciarlo intenderlo?
Okay, ho un sorrisetto esplicativo sulle labbra. Pace.

 

La cosa non mi ha procurato particolare sofferenza/disagio, anzi, non sapere le intenzioni di certi movimenti prima o dove gli occhi si posassero o cosa guardassero mi ha forse resa più serena del solito.

 

Non sempre la serenità, nel sesso, è una nota positiva, ma in qualche caso forse sì.

In questo caso direi una variante strana rispetto alla solita ansia.

 

Ho scoperto di essere molto meno a mio agio invece non potendo sentire. Curioso, credevo che la vista fosse il senso più indispensabile e invece in una prova durata un secondo in cui lui ha messo le mani sulle mie orecchie ho sentito molta più “preoccupazione” che nei 10 minuti di benda.

 

E questa era una situazione.

 

Fronteggio di nuovo la filosofia politica. Due libri a cui cerco di scappare da due sezioni diverse. Francamente li trovo deliranti, odiosi e inutili. Scritti entrambi dal mio professore che per quegli stessi campeggia su wikipedia come filosofo italiano e in una lingua (italiana) che suona tra l’incomprensibile e l’esasperante.

 

Mi chiedo sempre se sia possibile sapere tante cose ma non riuscire a comunicarle.

C’è un limite direi. Anzi, di limiti ce ne sono due e nei due lati opposti. Da una parte non si devono banalizzare i concetti con espressioni inappropriatamente semplici ma dall’altro non si deve rendere nemmeno un concetto, anche particolarmente complesso, inarrivabile, impenetrabile per colpa di un lessico troppo aulico, sempre inappropriato.

 

Noto che nella filosofia purtroppo questa è una tendenza parecchio diffusa. Da un lato, ma mi rifersico a filosofi “famosi”  lo trovo un tentativo di mascherare concetti poveri e insulsi affinché meno facilmente vengano smontati e dall’altro, ma questo c’è anche nei filosofi moderni, persino negli universitari snob direi, c’è un atteggiamento elitario, chiuso, come se i filosofi potessero e dovessero parlare solo ai filosofi e per i filosofi. La filosofia non diventa una scienza solo perché si scelgono i termini più complicati e si chiude l’apprendimento “agli altri”, la filosofia è una scienza solo quando usa metodi scientifici per dimostrare qualche linea di pensiero.

 

Sapere una cosa e non essere in grado di trasmetterla è quasi non saperla.

 

E non vi state sorbendo tutto questo solo perché non mi va di studiare filosofia politica.

Ci sono anche dei ragazzi, della mia età, che pensano seriamente che usare melanchonia al posto di malinconia o espressioni come “l’infausto prometeico del ritorno dell’identico” per parlare di concetti chiarissimi e più facilmente espressi dal filosofo ideatore (in questo caso parliamo di Nietzsche) renda la filosofia molto più seria, molto più degna. Secondo me la rende solo molto più “arieggiante”, molto più vuota e molto più “che cosa inutile è la filosofia”. Gi autori che più hanno ispirato il pensiero scrivono, leggendo i testi stessi e non le interpretazioni di tutti quelli che per secoli dopo non hanno avuto nulla da fare, in un modo chiarissimo.

Per usare un’espressione famosa e a me molto cara scrivono in modo comprensibile a tutti concetti non comprensibili da nessuno.

 

Ho iniziato a correre dopo le nove di sera. Altro punto fondamentale nel punto della situazione.

E devo dire che mentre quando correvo di giorno la cosa era abbastanza noiosa ed io ero preoccupatissima di strare in ordine e ben vestita perché la “gente mi poteva guardare” (sono matta del tutto) adesso, di notte, con qualche animale notturno per compagnia, lo trovo un momento liberatorio. Corro, non penso, non vengo vista troppo dagli altri e lascio che la giornata mi scivoli addosso con tutto quello che di storto ho fatto, visto, sentito o letto.

 

Poi però torno a casa sudata, a pezzettini e con una mancanza di ossigeno non indifferente. Esattamente come di giorno.

20 gennaio 2011
555 Personale (e noioso)

Certe volte gli stereotipi sono verità congelate, che stanno lì ad aspettare che tu ti accorga di loro.

E così ho dovuto, senza volere, riflettere su quanto una sciocchezza come il tifare una determinata squadra di calcio rispetto ad un'altra identifichi un certo tipo-livello di persona.

 

Da una squadra di calcio?

Io stessa ne rimango stupita e piuttosto intristita.

Se qualcuno mi giudicasse per la squadra che tifo (ma io non tifo) probabilmente mi infurierei, eppure non sono riuscita a non notare che di solito chi tifa una determinata squadra ha determinate caratteristiche.

Oh, magari era normale ed io non ci avevo fatto caso.

 

Per esempio chi tifa “lazio” è tendenzialmente di destra e cattolico.

Non ho detto “tutti”, ho detto quelli che ho notato io. E non è che posso testare ogni laziale del mondo, secondo la storia dei cigni bianchi e neri, faccio un’induzione imprecisa e a comodo mio, lo noto e lo comunico. A voi, non alla stampa.

 

Siamo quello che tifiamo, oltre che quello che mangiamo, oltre che quello che ascoltiamo, oltre che quello che guardiamo magari in tv.

Ed è leggermente triste.

Io ho tifato squadre di calcio, mangiato e non mangiato, ascoltato tutto quello che mi è stato chiesto di ascoltare e guardato tutto quello che era giusto-ingiusto guardassi in tv e non ho capito mai, nemmeno una volta quello che ero, quello che sono.

E questa riflessione scaturisce tanto spontanea che pur non c’entrando niente con il post in sé la lascerò.

 

Dal generale al particolare.

Da un po’ di tempo tengo d’occhio il profilo di una tipa su fb. Se dicessi una che lavora con me vi mandrei fuori strada, una persona vicina alla famiglia, cugina di mia madre che ha lavorato 20 anni, forse di più, con mio padre.

La tenevo d’occhio perché credo sempre di capire le persone con una parola e mezza. E invece certe volte me ne servono anche meno.

 

Passano i giorni e i link.

Ed io leggo cose come “le persone sensibili hanno il difetto di soffrire più delle altre” o ancora “vuoi rovinare un buon rapporto con una persona entra su fb”. O ascolto Baglioni che canta “strada facendo”, la Mannoia che parla di dio e robe di questo tipo.

Ah, leggo miliardi di link sulla lazio.

Forza lazio in tutte le salse del mondo, forza lazio anche in bergamasco.

 

Poi leggo frasi sospette.

All’inizio fingo che non siano rivolte a niente che io conosca.

Piano piano non riesco più a convincermene.

Oggi perdo il senno.

 

Sembrerò un po’ fuori di testa ma so manovrare almeno sufficientemente fb, insomma, so gestire le bellissime impostazioni privacy. Quindi se non volessi far vedere qualcosa io non la farei vedere, ma, eccetto questo blog e forse un’altra cosetta, io non ho segreti, alcun tipo di segreto.

Non ho segreti nemmeno quando scrivo status sul lavoro.

Ora, non per far la vittima o annoiarvi ma io credo di aver uno stramaledetto diritto a odiare quell’ufficio.

Mio padre ci passava anche i fine settimana tante volte perché lui lo amava.

Io no.

E tanti sticazzi alle colpe.

Sarò libera di vedere morte là dove prima c’era la sua vita?

Ecco, questo è il mio pensiero fisso quando cammino tra quelle pareti. Se ogni tanto a casa mia posso non pensarlo quando sto lì lo penso costantemente. E poi ritorno a pensare alle litigate, e poi ritornano gli ultimi istanti e poi il suo contare prima di morire e il mio non capirlo.

E poi e poi.

 

Gli altri non lo sanno.

Ed io spero continuino a non saperlo.

Gli altri non lo sanno e a me non frega nulla.

 

Il mio modo per scacciare un po’ di tensione dall’ufficio è facebook (e questo blog), è condividere stati abbastanza ironici (o tendenti a) per smuovere un po’ me, per non pensare, per far scivolare il tempo.

 

Non mi aspetto che tutti lo capiscano, ma per me poter stampare sorrisi con le parole è un modo per stamparlo su di me.

 

Io non voglio essere compresa, compatita o santificata da nessuno e meno che mai dai miei “colleghi”. Voglio solo essere lasciata in pace.

Se non faccio o faccio male ne possiamo parlare, ma se faccio e faccio bene vorrei non si parlasse di quanto mi lamento o non mi lamento.

Sono libera di dire, anzi scrivere, quanto io stia male?

 

Quindi stasera trovo lo status interessante della tipa, mezza parente di cui parlavo sopra e che che chiamerò S.

Status interessante significa degno di nota, non persona incinta. Potrei essere volgare spiegando perché il suo essere incinta avrebbe potuto garantire un minor concentrato di acidità, ma non lo farò.

 

Allora, lei ipocritamente scrive:

Voglia di lavorare saltami addosso, ma fammi lavorare meno che posso!!! Dedicato a chi durante l'orario di lavoro non c'ha voglia di fare, ma il bello è che lo esterna palesemente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Il fatto che si riferisse a me credo sia chiarissimo per tutti ma non bastasse riporto il seguito della conversazione.

 

S: aggiungo alla faccia di chi lavora e lo fa con senso del dovere, ma passando per coglione!!!!!!!

 

G (un nostro amico comune): AHO!!ma che t'è successo?? ;-)

 

S: no niente, ma siccome ci sono delle persone che perennemente scrivono di come vivono male la loro situazione lavorativa...e lo riscrivono, e lo riscrivono e ci riscrivono... c'è una mia amica che dice un pò poco va bene ma un pò troppo rompe il .... a fantasia!!!

 

G: ma non è che ti riferisci a qualcuno piu vicino ad un'amica?

 

S: sai come si dice a buon intenditor... comunque se ti fai un giro su fb e se poi qualche giorno sei a casa dalle nove alle tredici e dalle quindici alle diciotto e trenta si fa presto a capire il significato di rispetto!!

 

Mi sembra chiarissimo. Gli orari di lavoro sono i miei, l’amico in comune è con me, eccetera

 

Io potrei escludere questa soggetta dai miei stati su facebook che parlano del lavoro, modificando semplicemente le impostazioni privacy (ci riescono anche i bambini di 11 anni, non bisogna essere per forza nerd!) non lo faccio perché in tutta franchezza non credo che ci sia nulla di male nel manifestare il senso di schifo che provo a stare in quel posto, a manifestare con il sorriso il mio voler stare da tutt’altra parte.

 

Quella che affronto è una guerra civile tra due me: quella che vorrebbe vendere la sua scrivania e quella che vuole restarci attaccata finché può. Non è una cosa che deciderò domani con il caffè e nemmeno mi serve tempo, mi serve di guardare gli eventi ancora un po’.

 

Il punto è che non voglio essere capita e nemmeno me lo aspetto, nemmeno dalla “persone sensibili che soffrono più delle altre” vorrei solo essere lasciata in pace.

 

Per sapere che cosa vuoi devi prima capire e scartare ciò che non vuoi, mi sembra Mark Twain dicesse una cosa del genere.

 

Per iniziare io ho messo mi piace (dietro suggerimento di un amico) ad ogni singolo pezzetto della conversazione di cui sopra. Un mi piace che dovrebbe solo suonare come un “presa visione”.

Leggermente paura?

 

p.s. altra notte sprecata a scrivere minchiate. Fantastico.

15 dicembre 2010
538 Calzare

E’ inutile metterla sul complicato, farsi tanti problemi e il restante circolo, il tutto, alla fine, si riduce semplicemente all’atto di infilare.

 

Forse cerchi di far in modo che scivoli senza troppo dolore per te e per lei, ma quello che fai, senza lusinghe o poetizzazioni è solo e semplicemente infilare.

 

E lo infili per farcelo restare: il tempo di una sera, di una notte se le cose andranno troppo bene o troppo male. Il tempo che ti ci vuole per farti impazzire, perché pare che senza dolore non si arrivi al risultato.

 

E più è lungo più impazzisci.

Questa è la prima regola.

Di cui si parla, ed anche troppo spesso.

 

Poi, per tutta la sera, dopo averlo infilato, ti senti un poco instabile.

Ma è colpa del calzino, lo hai scelto troppo fino, troppo da donna.

“Eh, cara mia!”

 

E la scarpa scivola e continua a scivolare.

Finché è il piede a farlo, senza dolore per te e per lei, la scarpa dico, tutto è okay, ma se mentre cammini, e ti godi il gemito del tacco sul pavimento, senti il piede naufragare nel mare della scarpa allora quello che ti monta addosso è uno strano senso di sospensione e instabilità.

Insieme a tanta femminilità.

Rigorosamente artificiale.

 

Hai visto mai che essere donna significhi essere scivolosa?

 

Disistima per la calzatura.

E arriva, la disistima, perché non hai provato tutte le altre scarpe e non puoi amarla più delle scarpe che potresti trovare se tu le cercassi.

Significa che non la ami.

O che l’amore non esiste.

Preferisco.

 

“Ma perché ti deve venire in mente proprio adesso, mentre attraversi la strada?”

Mi dispero con me stessa.

“Fingi normalità!”

Sono un pezzo della tappezzeria.

“Fingi almeno di non essere nulla!”

 

Consigli. Per abbellire le pareti.

 

“Ma tanto non puoi levartele, le scarpe, perché pensi che ne troveresti, in linea di principio, di meglio.

Non ora e non sulle strisce pedonali, comunque. Ti conviene usarle.”

 

Parlo senza fiato.

Con e tra me.

E non a quelli che mi fanno compagnia nella cena.

Non ci parlo perché tanto sono già cucinati nei loro brodi di isterismi e commedie, senza preoccuparsi di essere autentici.

 

E’ possibile essere autentici quando ceniamo l’uno con l’altro perché non possiamo cenare con chi vogliamo cenare?

Perché “con chi vogliamo cenare” potrebbe essere chiunque. E in scala infinita.

 

E allora ce ne freghiamo.

Se devo fingere un po’ tanto vale che metto in scena una (e la) vita.

 

L’autenticità è la mancanza di ipocrisia.

Almeno un po’.

 

Tutta colpa della calzatura.

Probabile che non fosse quella giusta.

E come potrebbe esserlo nel mare delle possibilità?

 

Bukowski ha messo un tacco nella piaga.

Pensando fosse un dito.

 

E il tacco non scivola.

Scivola il piede, ma quella era un’altra storia.

 

“L'amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa comodo. Come fai

a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se

solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri"

 

Il comodo del momento che impera nei rapporti umani.

Stretto, riassunto e anche unto.

 

Bello!

 

Mi si è incastrato il tacco, come (in) tutti i tombini.

Cercasi cavaliere per liberazione.

Liberazione troll.

Perché troll non ha il femminile.

 

Non datemi tanto peso: dormo poco, con Figh Club sotto il cuscino (a giustificazione del modo), ho un piano di studi da presentare tra 7 ore e ancora non ho deciso se voglio metterci “biologia” o “storia del cristianesimo”.

 

Una scazzottata mi sembrerebbe allettante.

Solo con uomini però: gli incontri-sexy-tradonne-nelfango li lascio ai siti erotici che hanno perso, giustamente, anche l’ultimo lettore.

 

E poi io i cazzotti li voglio prendere, non dare.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE