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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
10 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
12 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

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4 marzo 2012
E così restituii l'uomo della mia vita
Gli uomini non sanno fare niente. O comunque poco.
Geneticamente parlando non sanno partorire.
Stereotipamente parlando non sanno fare la lavatrice.
Ma del resto, per entrambe le cose, anche io avrei delle grosse difficoltà.
Personalmente parlando, invece, gli uomini non sanno richiamare (n.d.r. bugia consapevole per non doversi dire “non gli interessa richiamare”), non sanno nominare le “ex” con cognizione di causa e una qualche misura, non sanno telefonare per chiedere “come stai” invece di farlo per rassicurarsi l’eco.
Non tutti certo, ma sono le 6 di domenica mattina e mettermi a cavillare sulle eccezioni mi pare un tantino pretenzioso.
Cosa più grave ancora non sanno, sempre gli uomini, trovare eccitanti i “triangoli a due punte”. Un’espressione, e mi compiaccio, molto riuscita che ho inventato io: intendo un rapporto sessuale con due uomini e una donna. Quanta ossessione per il tabù de “l’unico pene”! Non dico che sia il mio sogno erotico, anzi, onestamente la trovo una scelta coraggiosa, però nemmeno da debellare ostinatamente per i motivi futili come "la lotta alla misura".
Le donne, almeno certe donne, non faticano così tanto a trovare eccitante un menage a trois con un’altra ragazza (io la preferisco biondina se devo dire) che si inserisce nella coppia. E tutti i come dell’inserisce li lascio agli uomini (= genere umano) di buona volontà.

Lasciando da parte tutte queste storie sui gusti personali in fatto di sesso, bisognerà ammettere, unanimamente, che, la cosa che gli uomini più gravemente non sanno fare, è prendere i conigli.

Stasera sono uscita con quattro ragazzi. Ovviamente siete, più o meno, legittimati a fraintendere la cosa in vari ed eventuali sensi sessuali (soprattutto vista la mia, poco sopra, divagazione sui trittici), però no, io sono in lista per la quasi verginità. E smentisco anche subito il senso “amoroso”: sono molto fortunata a carte ultimamente. E se vi servono altre specificazioni sul perché la fortuna a carte dovrebbe dire qualcosa sul fatto che la mia uscita non è un uscita “galante” significa che non conoscete la saggezza popolare. Ed è male.

Esco quindi con questi quattro amici, tutti maschi, solo perché l’altra ragazza del gruppo ha dato forfait. Dopo una prima parte della serata, ci incamminiamo verso la macchina ed è proprio sotto che troviamo il coniglio.
Un coniglio piccolo, marroncino, in pace col mondo.
Verso la fine gli ho anche dato un nome: Johnny.

Sapete cosa fanno quattro ragazzi quando vedono un coniglio?
Sembrerebbe una barzelletta ma ovviamente, se state leggendo questo blog, sapete che non lo è. I quattro ragazzi provano ad acciuffare il coniglio e nel modo più idiota possibile. Lo rincorrono. E si stupiscono: stranamente il coniglio, spaventato dalle otto scarpe da ginnastica, non gli va incontro cantando “trottolino amoroso dududadada”.

Sono fortunati però ad avere una come me nel gruppo.
Diciamocelo, non spiccherò per le mie qualità estetiche (colpetto di tosse rassicurante), né per quelle intellettive e certo nemmeno per quelle culturali, però nessuno parla bene quanto me con gli animali. Tranne San Francesco, ovvio, ma non mi gioco il titolo con chi bara grazie agli aiuti divini. La mia comicità è disprezzabile stanotte, sopportate.

Comunque, quando i ragazzi si sono stancati di correre dietro al coniglio che non prenderanno mai e il coniglio si è nascosto sotto una macchina, io mi avvicino.
Converrò che è poco lady inginocchiarsi sull’asfalto e parlare al coniglio però è molto Marica.
Gli avvicino una mano, per prima cosa, prima ancora di parlarci dico, e mi lascio annusare. Mi sarei meritata un bel morso, ma il coniglio era dalla mia parte. Capisce che io non sono un uomo (= decerebrata -chiedo scusa ai lettori maschi, ce l’ho con la categoria, niente di personale) e si lascia accarezzare.
Poi qualcuno dei ragazzi porta una carota. E la lancia al coniglio con una furia tale che avrebbe fatto scappare anche me. Sempre con un ginocchio, forse entrambi, sull’asfalto prendo la carota, la spezzo (pensando che l’odore sia meglio percepibile –dicevo di non contare sulle mie doti intellettive, no?) e l’avvicino al coniglio. Lui odora, dopo la mia mano, anche quella. E stavolta l’addenta. Il gioco diventa quindi anche troppo facile, allontanando la carota riesco a far uscire il coniglio da sotto la macchina e a mettermi più comoda.
Ovviamente il branco di ragazzi vicino a me, con la sensibilità di una comunità di zoombi, vedendo il coniglio uscire fuori, si mette a ridere, gridare, zampettare.
E il coniglio, da copione, riscappa.

Lo scopo, se ve lo state chiedendo era prenderlo, metterlo al sicuro (lontano dalle macchine) e, con un po’ di fortuna, riconsegnarlo al proprietario: era un coniglio casalingo, si vedeva.
Mi stupisco di me stessa, con gli animali ho una certa intesa (strano, direte voi, tutta questa difficoltà invece con la specie animale uomo, ma vabbe’). Quindi prego il branco zampettante di andare a sproloquiare poco più giù. Riavvicino la carota al coniglio e quello, diligentemente, ricomincia a mangiucchiala.

Piccolo inciso senza incidentale: dar da mangiare, con le mie mani, a un coniglio è stato, un po’ bucolico, ma decisamente un’esperienza simpatica.

Stavolta riesco a portare il coniglio tra le mie mani. Che detta così sembra io voglia mangiarmelo. Ma non mi piace il coniglio. Lui fa un po’ di storie quando l’afferro per trapiantarlo in uno scatolone ma poi gli chiedo di stare calmo, gli accarezzo la schiena e lui, come risposta, continua a essere irrequieto. Allora sgancio un’altra carota e mi rendo conto del potere del cibo sulle masse, soprattutto umane, ma anche animali (un corso di cucina Marica? Magari poi ti sposi!).
Il coniglio si calma.
Non senza lasciarmi un graffio sulla mano ma mi sembra un prezzo giusto per il terrore di quel povero esserino peloso.

Qualcuno ci dice che probabilmente il futuro Johnny è scappato dalla prima casa del quartiere. Quindi ci mettiamo in marcia, i ragazzi, io, il coniglio e lo scatolone. Qualcuno propone di chiudere la scatola, io continuo a pensare che gli uomini abbiano un cervello minimale. Infilo una mano dentro e con l’altra tengo la scatola da sotto, il coniglio è tranquillo.
Incontriamo lungo il cammino un primo abitante della zona. Un vecchietto che, fossi stata da sola (cioè senza coniglio protettore) mi avrebbe quasi spaventata. E io non mi spavento. Gli diciamo se sa per caso a chi appartenga l’animale, lui indica una casa e mentre gli altri provano a vedere se dove indicato c’è qualcuno, io poggio l’animale+scatolone a terra e dico a Johnny tre/quattro cose, così per fare conversazione.
Il vecchio mi si avvicina, noto della strana schiuma bianca ai lati della sua bocca (!?) e lo sento dirmi: “me lo vuoi dare a me?”. In quel momento Johnny viene chiamato così.
E senza pensarci, senza un minimo della mia cortesia congenita gli rispondo: “proprio no”.
Prima che l’ostregatto mi strappi il non bianc coniglio dalle mani, come pure mi era sembrato, arrivano gli altri che ci comunicano che no, il coniglio non è della casa indicata dal vecchio strambo.
Col vecchietto oramai la similitudine col paese delle meraviglie mi sembra aver preso un gusto abbastanza horror.

Continuiamo il percorso ma oramai io ho deciso che adotterò Johnny. Dono d’amore: che si rosicchi pure il mio divano!
Quando la situazione sembra oramai del tutto a favore della mia, abbastanza infantile (adottare animali trovatelli è l’apice dell’infantilismo, e lo sappiamo tutti) soluzione, un altro vecchietto esce da un cancello. In mano ha una torcia spenta che io non noto e ci osserva. Non credo sia il nostro uomo fino a che non ci chiede se stiamo cercando qualcuno. Uno dei ragazzi gli dice che stiamo cercando il proprietario del coniglio. Lui spalanca la bocca e dice: “avete trovato il mio Otto!”

Potevo anche mettermi a piangere per la delusione di tornare a casa senza nessuno che rosicchiasse il mio divano però poi mi sono resa conto che Otto è un nome decisamente più appropriato, nonché più tedesco, per un coniglio e quindi ho restituito l’animale al vecchietto ritrovatamente felice.

La delusione per aver perso il mio amato Johnny, non lo nego, è stata enorme. Ma mai quanto la delusione di scoprire che il vecchietto non ci avrebbe dato nemmeno un premio in banconote. Una cinquantina d’euro potevano bastare!

15 febbraio 2012
[4] Lettera ai cavoli
Caro il mio bel professore di scienza e metafisica,
Le comunico che da oggi, fino a data da destinarsi, per me lei diventa il suo nome di battesimo, Matteo, con infiniti cuoricini e propositi di matrimonio. Mi piacerebbe invece far rimanere il Lei, lo trovo un incremento valido per la nostra futura, e immancabile, sessualità.

Le scrivo queste poche righe in un limbo senza tempo che separa la giornata degli innamorati dalla festa dei single. E la cosa è come minimo significativa: le sto arbitrariamente donando tutta la mia razionalità. E lo sappiamo entrambi, è un po’ poca.
Ho deciso che non mi interessa la sua posizione a riguardo, io e lei ci sposeremo.
Sappia che non mi sto inventando niente in realtà, scelgo di avere un tipo di rapporto, rigorosamente a senso unico, già omologato e sperimentato. Le suore lo fanno da un tempo lunghissimo e ne sono pure felici. Io ho il vantaggio di credere in una religione, il pastafarianesimo, che non ha nulla in contrario all’utilizzo dei vibratori. Almeno non credo, ma sono certa che Sua Appendice Spaghettosità apprezzerebbe la mia capacità di improvvisare dogmi irregolari e a mio unico beneficio.

Se vuole possiamo sposarci in un sistema microscopico a sua scelta. Sono certa che, quando arriveremo, come ogni buon matrimonio, al divorzio, con un bravo avvocato riuscirà anche a non passarmi nemmeno gli alimenti. Che poi diciamocelo, uno che vive di filosofia ha ben poco da alimentarsi. Infondo deve solo convincere loro, come ha convinto me, che le probabilità non sempre sono epistemiche; che certe volte insomma, il massimo che possiamo sapere non è definito. Di lì arriverà in un baleno alla sovrapposizione, citando qualche animaletto famoso, qualche esperimento ritardato e potrà dire a tutti che mi ha sposato e+o non sposato. Io un avvocato che riesca a convincere giurie di fotoni del fatto che il suo sussurrarmi il formalismo quantistico all’orecchio equivaleva, più o meno, a una scelta d’amore per la vita forse non lo troverò altrettanto facilmente.

Tutto questo è un artificio letterario, io lo so. Non tanto perché mi rimarrebbe da spiegare come due esseri decisamente macroscopici (“decisamente”) si possano sposare in un sistema microscopico (eppure, grazie a John Stewart Bell potrei), per giunta a scelta (nessuno se le fa queste domande puntigliose), ma perché mi è più problematico spiegare che assurdo essere sono se penso il divorziare una tappa fondamentale del matrimonio.

Che la amo l’ho capito perché non faccio mai una serie così pietosa di figure proprio di cacca a gratisse. Di solito le faccio solo se ho deciso che mi sposerò quell’uomo. Lei è circa la quarta persona che decido di sposare a mia unica scelta, però stavolta è per sempre.
Nessuno mi fa sudare così freddo senza nemmeno toccarmi.

Ricordo con dolcezza il giorno in cui indietreggiando come una cretina, che poi è il mio stato ontologico, le sono finita addosso. E immagino che lei si sia innamorato pesantemente (!) di me esattamente in quel momento penoso. Oppure il giorno dell’esame mentre parlavo con la bocca rattrappita in stile mummia egizia. Eh, lo so: difficile trovare un così alto grado di sexy. O ancora il giorno, famosissimo oramai, in cui ha spiegato la polarizzazione della luce. Il mio sguardo bavoso, la mia bocca spalancata per qualcosa che si conosce già, circa, alle elementari e la mia voce agonizzante che le chiedeva: “ancora. Matteo, me lo dica ancora!” le sarà rimasta nel cuore. Sarà contento di sapere che riservo certi gemiti solo per la fisica di cui sono ignorante (cioè tutta meno la parte di cui la devo ringraziare), qualche filosofia e il sushi.

Il suo, stranominato, maglioncino sexy sarà il nostro unico figlio. Non siederà a nessuna destra di nessuno ma questa è una divagazione inappropriata. Invece prometto che la smetterò di essere tanto idiota davanti a lei e inizierò a essere ordinaria, come si conviene a qualsiasi matrimonio a scadenza.

Oggi guardavo la nostra aula inesorabilmente vuota e mentre tentavo di sperimentare “una stretta al cuore” (argomento in cui ammetto di non essere ferrata) pensavo che sarebbe un posto perfetto dove vivere appena sposati. E’ pure vicino ai bagni.

Concludo augurandomi che lei non finisca mai per leggere questo scritto. Sarebbe la ciliegina sulla torta per la nostra relazione, certo, ma mi costringerebbe a scavarmi una buca ed emigrare all’estero già seppellita e ricoperta. E come sia (im)possibile lei lo sa meglio di me.

Rispettosamente, fino al divorzio, sua
L.M.

18 gennaio 2012
[io non c'ero] ovvero conversazioni deliranti
LadyMarica: allora, che si dice?
R.: c
LadyMarica: cioè la velocità della luce?
R.: ??
LadyMarica: c è la costante che si usa per indicare la velocità della luce. Mi pare.
R.: no, solitamente ci metto un bel po’! Puoi stare tranquilla!

Ma potevo non fare un post sulla più brillante conversazione scientifica naufragata nei doppi sensi dell’anno?
Io sarei una persona seria.
Poi conosco gente molto meno seria ma mica può essere colpa mia, no?

Però dopo tre anni di amore e odio, entrambi platonici, sul blog è incredibile che ancora le nostre conversazioni non abbiano perso l'altrettanto platonico desiderio.
Almeno loro.


17 novembre 2011
LadyMariKKA (quell'unica volta in cui di kappa volevo averne non una, ma due)

Lo so che sono ossessionata e ossessionate con diete, dukan, meno dukan e compagnia bella.
E me ne scuso formalmente.

Stasera sono arrivata a una svolta decisiva però: io non voglio, affatto, essere magra.
No, semplicemente voglio avere la stessa, identica, percentuale di grasso corporeo che ha Keira Knightley.
Non solo. Voglio anche avere la stessa assenza di forme, la stessa testa leggermente sproporzionata, le stesse visibilissime ossa.

Se, in agigunta, devo anche essere magra mi va bene, ma in realtà non chiedo niente di così ideale e di così definito come la magrezza, chiedo qualcosa di molto più reale.

Ed ecco una foto della sopracitata doppia K da obesa.
Come dicevo mi va bene anche somigliarle in queste condizioni, senza essere magra.



Lo so che è un post vuoto, inutile e pure abbastanza rappresentativo di una mente che proprio apposto non sta però se non propongo (a me e ai poveri lettori rimasti) modelli raggiungibilissimi (!) di forma fisica, e soprattutto non esagerati, non dormo serena.

Forse dovrei tentare di dare modelli ancora meno estremi, non so. Forse una roba come quella che segue già potrebbe andare.



La smetto e mi riscuso.
(io devo scrivere di quello che mi viene da scrivere, è questa la cura prescritta alla mia grafomania addormentata)

Bisogna però dire che con questo post ho dimostrato almeno una cosa, di avere un tratto simile alla Knightley: la piattezza.
Io, soprattutto (e non solo), intellettiva.

7 giugno 2011
613 Aderite numerosi

Oggi sono preoccupantemente serena.

E la condizione mutabile non è nell’avverbio.

 

Il problema, che in un gioco di assurdi minaccerebbe tale condizione, è che il motivo della sopraggiunta serenità mi sembra chiarissimo: ma perché insisto a farle cose che so non farmi bene?


Oltre alla solita componente masochista deve esserci una fottuta motivazione psicologica.

Stanotte nel mezzo di una crisi isterica che definirei la peggiore fino ad ora (ma di tutte dico “la peggiore” e vista la comunque sopravvivenza mi accorgo che tanto “la peggiore” non sono state), mi sono scritta un biglietto.

 

E siamo già a i biglietti della follia, in questo ho preceduto il mio Nietzsche, anagraficamente parlando.

 

In realtà con i bigliettini ho iniziato al liceo e per motivazioni funzionali: a quel tempo la pazzia non c’entrava molto, ero una persona quasi normale.

Ero normale ma svampita e quindi solo in piena notte mi facevo venire in mente che dovevo assolutamente ricordami il vocabolario di latino (o nella sfiga di greco) per il compito in classe del giorno dopo. Quindi, invece di farmi una rampa di scale nel gelo delle notti invernali, me lo scrivevo su un foglietto che poi mettevo in qualche posto sicuro.

Il posto più sicuro era l’armadio ovviamente perché a meno che di non andare a scuola in mutande avrei sicuramente letto il biglietto. La sicurezza aveva addirittura una doppia chiusura perché nella malaugurata ipotesi fossi andata a scuola in mutande non mi sarei certo dovuta preoccupare di essermi dimenticata il vocabolario.

 

Diciamo che la storia è trascesa un po’ nella follia quando ai bigliettini per ricordarmi di prendere qualcosa ho iniziato ad aggiungere consigli di ogni sorta.

Sì, mi scrivevo consigli derivanti dalle notti proverbialmente consigliere.

Okay, forse iniziava a vedersi il gene del cui risultato potete vedere le manifestazioni oggi.

 

Sul biglietto della follia di ieri notte non c’era scritto nessun confusionario “PRENDI IL” (confusionario perché IL sembra ma non è un articolo: è il nome del dizionario) ma un perentorio e consigliato “chiamalo”.

 

E quel "lo" si riferisce (ma sto migliorando, in tempi passati avrei specificato essendo poco sicura di riuscire a capirmi) allo psicologo perché sarebbe il caso, ma seriamente, di tornarci. E pure di corsa.

Stamattina ovviamente non ho dato retta alla me scritta e non l’ho chiamato.

Intanto perché me ne sono andata in modo pessimo dicendo che l’avrei richiamato passato il periodo degli esami (novembre scorso) senza farlo e poi perché dovrei spiegargli cosa non va e non muoio dalla voglia di dirgli qualcosa come “salve, ho problemi con il sesso anale, gli uomini sposati e la zooerastia. Ma solo se non fumo cocaina”. Che posso farci, ho anche io un limite di dignità.

 

Non vi fate brutte idee su di me, non pratico queste cose (non separatamente almeno), facevo solo esempi dimostrativi del perché uno potrebbe aver bisogno di pensarci a certe telefonate.

 

Avrei deciso di concentrarmi su due cose passato l’esame di etica e spero anche un po' di isterismo. Sempre che l'esame non mi uccida. Ci sono probabilità se devo realmente conoscere anche l’esegesi di Heidegger su Nietzsche. Scusate questa è una divagazione ma non ho mai letto niente di meno comprensibile (forse Gadda?) di Heidegger: lui dovrebbe andare in analisi, ha dei problemi.

 

Comunque dicevo della mia concentrazione (estiva sicuramente per il resto vedremo) su due cose: il tedesco e i matrimoni.

 

Col tedesco ho intensione semplicemente (?) di impararlo (ma ce l'avevo già da novembre la bella intensione). Sembra una lingua ostile in effetti ma mi pare mi si adatti meglio dell’inglese (lingua dissoluta per eccellenza!). Oddio, non impararlo in un’estate in effetti ma dargli qualche colpo qua e là per iniziare.

Sembra sempre che io parli di sesso, incredibile.

 

Il secondo fronte di azione saranno invece i matrimoni. Quanti più possibili. Anzi, parte la campagna ad adesione gratuita: “se ti sposi invita anche ladymarica”. E aggiungo a titolo personale: “ho già comprato le scarpe giuste!”.

Questa inclinazione ai matrimoni nasce dal fatto che ho scoperto che sono i luoghi al primo posto in cui si può rimediare qualche flirt o in alternativa del sesso facile e nonostante io sarei interessata alla prima soluzione non scarterei a priori nemmeno la seconda.

 

E flirt non significa storia seria, flirt significa fermarsi poco prima delle complicazioni. Vi stupirò (non tutti) ma anche poco prima del sesso.

Ho letto chissà dove una massima con le nespole. Una storia d’amore è come una nespola: tranne che per il primo morso (il flirt appunto n.d.r.) poi stai tutto il tempo a sputare noccioli.

E francamente passare tanto tempo a sputacchiare in giro non solo non è elegante ma è anche rischioso perché può capitare che un osso che non hai sputato ti rompa un dente.

 

E trovare un altro fidanzato col dente rotto poi diventa più difficile. Togliendo l’estetica è una metafora sulla serenità, non sugli uomini, ma non so quanto chiara.

 

Bene. Quindi mentre aspetto gli inviti ai matrimoni (per il momento solo uno) vado a cercare di capire che razza di differenza ci sia tra essenza, essere, esistente ed essente. A parte le differenze grammaticali, immagino.

19 maggio 2011
608 [2] Lettera ai cavoli

Caro mio dolce amato individuo dalla dubbia normalità,

ti scrivo oggi la mia lettera, d’amore struggente se avessi ancora dubbi al riguardo, oggi, proprio oggi, che ho scoperto il tuo tradimento imperdonabile.

 

Ti ricordi il giorno in cui ci siamo colpevolmente visti?

Oddio, non sono sicura che ci fosse una reciprocità di azione in effetti, però la logica mi spinge a dire che in un corso di 10 persone forse ti sarà capitato, per una questione logistica e non intenzionale, di guardare anche me. Però sono certa di aver colto quella disarmante passione, quell’interesse peculiarissimo con cui si guardano, che ne so, i banchi, i muri e gli oggetti d’arredamento in genere.

 

Io che eri mio lo avevo capito subito. Insomma, non potevi avere quell’aspetto da, diciamocelo, sfigato intellettuale e non esserlo, volutamente, per me no? E nel medesimo istante ho capito anche che eri l’uomo della mia vita e aspettavi proprio me. Anche perché, essendo “della mia vita” non potevi certo aspettare un’altra, altrimenti saresti stato della sua vita.

Mi spiace essere tautologica, ma l’amore fa anche questo.

 

Ti ricordi quando mi hai ceduto il passo per uscire dall’aula?

Non dovrei scrivere di dettagli così intimi e segreti, ma voglio essere esplicita. Io venivo dopo di te (!), uscendo dall’aula, tu ti sei fermato davanti alla porta, l’hai aperta, di sei spostato leggermente a sinistra (anche questo ha influito sulla mia decisione finale di sposarti: hai scelto la sinistra consapevole di piacermi di più così, è chiaro!). Io ti ho guardato come per dire “c’è un uomo con la motosega dopo questa porta?” e tu mi hai sorriso dicendomi: “prego!”.

Il sorriso più brutto che si ricordi probabilmente ma fortunatamente io non me lo ricordo bene.

 

E’ stato in quel momento che ho deciso di concederti la mia mano ufficialmente. Mi dovresti essere grato (iniziamo con le frasi tipiche da matrimonio avvenuto?) ti ho risparmiato la corte costosa e penosa, le buche, i ritardi incredibili, le crisi isteriche da mancanza di sicurezze, le gelosie, i pranzi con i rispettivi genitori, le proposte serie, il sesso frequente e anche l’angoscia della risposta alla fatidica domanda.

Ho già detto sì, immagino sarai sollevato.

 

Sono i tuoi occhiali a fondo di bottiglia ad avermi fatta innamorare o i tuoi capelli ricci da pianista matto? Credo sia la cultura sfrenatissima. Devo avere qualche patologia psichiatrica (immagino che la notizia, amore, ti farà piacere!) che mi fa invaghire sempre di tizi che sembrano conoscere il tutto (o ci vanno molto vicini). Comunque anche se il motivo del nostro amore è una malattia psicologica non vedo perché dovremmo considerarlo meno importante.

 

Comunque, il fatto che io e te siamo oramai fidanzati ufficialmente da tre giorni e che la data delle nozze sia oramai prossima mi dà una grande serenità. Che tu non ne sappia assolutamente nulla è praticamente la stessa cosa solo detta dal tuo di punto di vista. E non vedo perché dovrebbe essere più importante del mio questo punto di vista, non cominciare a fare il maschilista!

 

Ma tutto questo era, ed era bellissimo, prima di oggi. Tu non lo sai ancora (sì, nemmeno questo) ma sto pensando di lasciarti. Oggi sono venuta a sapere qualcosa che non conoscevo prima, qualcosa che riguarda il tuo passato più passato, qualcosa di ahimè non superabile tra noi.

Come hai potuto fare (o lasciar fare) una cosa del genere?

 

Come puoi chiamarti Ottaviano?

E smettila di giustificarti! Non importa che non lo sapevi (no aspetta, credo lo sapessi già prima di questa lettera) o che non volevi o che non è stato intenzionale. Importa quello che è, non le buone intenzioni. Importa che ti ci chiami (e qui lacrime amare, isteriche e tante)!

 

Dico, ma come posso farmi fare delle partecipazioni di nozze con un nome così? E come posso trovarti un soprannome appiccicaticcio e amorevole? Ti chiamo “Otty”? “Ottavy”? Capisci che nessuna relazione matrimoniale sarà mai possibile senza un soprannome in y? Cavoli! Perché sono l'unica a preoccuparsi delle cose importantissime?

 

Potevo sopportare tutto. Potevo sopportare di essere l’unica ad amare, l’unica a sapere della nostra storia incredibile, l’unica a sposarsi, ma certo non posso sopportare un brutto nome.

 

Mi dispiace. Fa più male a me che a te (anche perché continui a non saperne nulla immagino) ma così non posso (e non potrei) vivere.

 

Rispettosamente, per sempre, tua

L.M.

1 febbraio 2011
562 [parole, parole, parole] Gennaio

Ho rotto.

E potete dirmelo, farmelo dire da interposte persone, organizzare coretti e manifestazioni.

E sto rompendo anche su fb, lo faccio presente qui per le varie ed eventuali bocche aperte.

 

Attualmente ho due problemi principali. Le miei extension sono arrivata al capolinea e devo trovare un modo per eliminarle. Modo che non comporti la totale rapazione cutanea (non si dice così, io lo so, ma cercavo l’umorismo).

Due il mio esame del ventidue febbraio suona da impossibile.

“Per cogliere il senso di questa compresenza di onnipervasività reticolare ed estrema fragilità della società mondo bisogna tenere a mente il retroterra teorico”

Se l’esame fosse solo su questa frase avrei delle possibilità, essendo su 700 pagine di frasi così ne ho molto meno.

 

L’altro mese comunque vi siete salvati perché non ne avevo la più pallida voglia, questo mese, in mancanza di altri deliri, ne ho un pizzico di più.

Ecco le parole con cui voi approdate qui, infiocchettate per l’occasione.

 

L’argomento più cercato è quello che si aggira sui rapporti uomo-donna. Ed è quando leggi certe domande che hanno portato al tuo blog che capisci di aver scritto solo roba per gente con la maturità sentimentale di 15 immaturi. E volendo puoi fare promesse per il futuro, ma io non le farò.

 

Nella posizione primaria c’è chi cerca di cavarsela usando la matematica: “x sconvolgere una donna”. A voi trovare l’incognita.

 

Altri cercano di buttarla sul generale: quello ke le ragazze cercano nei ragazzi. Notare la costruzione che sembra dire "tanto io il problema non ce l'ho. Io il sesso lo faccio quanto e quando mi pare!"

  

Se un ragazzo ti dice che sei bella, non lo diventi veramente se non lo sei. Ma non ti buttare dal balcone, definire la bellezza è una cosa complicata.

 

C’è chi spera di ottenere qualche garanzia approcciando via internet: quando un ragazzo inizia a parlarti su facebook…

E le ottiene veramente perché la tipa può stare certa che prima o poi quella conversazione finirà.

 

Poi troviamo:

qualcosa da fare alla propria ragazza per renderla felice. Se la metti così non sono io che voglio parlare di sesso, ma tu.

 

piaci ad un ragazzo che fa vedere il contrario o anche gli piaci e ti tratta male perché?

Tranquille, lo abbiamo pensato tutte. Prima di capire che no, non gli piaci.

 

mia moglie chatta in fb ed io non lo so. Scusa e allora la prima parte della frase da dove viene?

 

i ragazzi impazziscono per il sorriso delle ragazze.

Lo sai che esiste Ken tvb? Ecco, gli registri queste belle frasette e lui te le ripete ogni volta che vuoi, senza che ti fai tanti film.

 

In esclusiva questo mese c’è anche chi tenta di gestire rapporti impossibili: “facebook non dire ti voglio bene”. Io personalmente credo tu possa stare tranquilla, non credo facebook parli. Almeno per ora.

 

Cosa vuol dire se un ragazzo ti fissa. Che hai della verdura tra i denti.

No, quello è se fissa me.

 

Cosa vuol dire se un ragazzo ti parla delle ex. No lo so proprio, dovremmo consultare qualche cioè di turno.

 

Cose belle da fare per una ragazza. Cinque milioni di euro non sono male, ditelo a Silvio.

 

Quanto costa annusare i piedi ad una prostituta. La giusta conclusione sui rapporti: il sesso a pagamento è la soluzione.

 

Poi passiamo più strettamente al sesso. Diciamo una sottocategoria nella categoria.

Cose strane da fare con una ragazza. Sicuramente le alternative sono tra naso-naso o il solletico.

Cose eccitanti da fare con una ragazza. Basta non ne posso più di quelli che lo cercano su internet. Meno uomini più donne nella mia vita sessuale.

Cose da fare con una donna nuda davanti. Sto sperando che questo cercasse un racconto porno.

Cose da fare in macchina ad una ragazza. Troppi “viaggi di nozze”.

 

Spazio Santanché:

Santanché labbra;

Santanché tette;

Santanché gambe;

Santanché piedi;

uccidere la Santanché.

Solo l’ultimo ha capito come conciliare gli elementi. Voto dieci.

 

Sconnessi e vari, perché rinuncio a capirci qualcosa.

 

Voltaire scelse la felicità perché fa bene. Si dica lo stesso della cocaina.

 

Vagine bagniate guardare gratis. Se ci aggiungi “e con i soldi risparmiati mi pago un insegnate di italiano” potrebbe funzionare meglio.

 

Un calzino annusato sara scazzi. I nuovi sviluppi ad Avetrana.

 

Solo cose per facebook. Quando si dice la selezione.

 

Sirius Black le persone che ti vogliono bene. Contatemi presente.

 

Spiegazione del film benvenuti al sud. Eppure non mi sembrava ci volesse chissà che genio.

Spanking uomini. A me non piace.

 

Sabina bellina due secondi fa- commenta-mi piace- condividi sabina bellina buongiorno vergini e non!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mi spiace, sarebbe meglio tu parlassi di questi problemi con il personale competente.

 

Titoli originali sulla felicità. Ah, e cerchi di copiarli su internet? Originalissimo sistema direi.

 

Quello che ti aspetti dal pazzo…citazione filosofica. Rischio di non capire.

 

Sadomaso spine tortura sesso. Con le spine non ho mai sentito nulla. Uhm, la mia email è sempre quella in alto.

 

Platone dice michiate. A volte, come tutti.

 

Qualcosa che mi fai ridere. Ti rendi conto di quanti sbagli ci sono su quel “fai”?

 

Ragazza stupida. Faccio nomi il nome? Ultimamente ho voglia di insultarla direttamente su fb!

 

Parole dei vestiti con le doppie. Ed è il secondo mese che qualcono cerca una roba del genere. Ma perché?

 

“Mi puzzano i piedi”. Ecco, feticisti, vi passo l’invito appena arrivato.

 

Le persone sono che soffrono il solletico sono le più sensibili. Per quanto riguarda le ascelle.

 

Le ragazze parlano della pecorina. Anche Trilussa.

 

Io sono facebook. Finalmente vieni tu da me e non il contrario. Incredibile!

 

LadyMarica maggio 2009. Non so cosa cercavano, decisamente non l’hanno trovato, maggio è un mese pacifico.

 

LadyMarika. Questo no, vi prego, faccio qualsiasi cosa.

 

I segni che usano emo e truzzi per parlare su fb. Ah, non sapevo ci fosse una così chiara differenza io parlo indistintamente di ignoranti.

 

I ragazzi sono più sensibili delle ragazze. Ragazzi eterosessuali. Meglio specificare sennò non viene bene lo stereotipo.

 

Figging età vittoriana. Oltre a Wilde. Certo che avevano proprio tutto in quei tempi!

 

Gigi D’alessio fa le commedie da cafone che poi da i calci dentro la finestra gratis. Quello che mi dispiace di più è che si arrivi al mio blog digitando Gigi D’alessio.

 

Ecco perché i ragazzi mentono e le ragazze si truccano. Stiamo aspettando tutti.

 

Donne di valore per facebook. Sono lusingata cerchiate la mia immagine in così tanti.

 

Come uccidermi. Morire senza dolore non è troppo possibile, inizia a pensarci.

 

Cosa fare con una fidanzata annoiata. Poveraccio questo!

 

Come fare ad invaghire una raga? Ah-oh, continuamo così che annamo forti (spero si dica così).

 

Argomento da fare con una ragazza su fb. Figurati, la conversazione non serve. Con questi splendidi verbi chi può resistere?

 

Donna disturbata psicologicamente. D’accordo, mi avete trovata.

 

Vince il concorso questo mese lo studente modello, quello che ha cercato “probabilità di superare un esame con una penna blu o nera”. Questo blog soffre, è evidente.

26 ottobre 2010
510 [stranezze] Ammazza la vecchia (col gas?)

La vecchia signora, vicina di casa, ha tanti soldi.

Questa è l’unica cosa che ho sempre saputo di lei.

Non l’ho appreso, non coscientemente: è quel tipo di informazione che ha la stessa innatezza del sapere che il sole sorgerà anche domani.

 

Si racconta che suo padre ai tempi del fascismo avesse accumulato lingotti d’oro probabilmente foderati di pelle umana.

 

Oro rosso.

O anche macchiato di sangue.

Soldi sporchi e che quindi, secondo un’illusione naturale (ma “naturale” lo dico io) prima o poi si sarebbero dovuti scontare.

Insomma, se non in questa vita in una prossima.

O al massimo all’inferno.

 

La signora, dicono le altre signore, avrebbe dovuto…

Boh.

Forse renderli (a chi?), darli in beneficenza, costruirci un altare.

Io dico che la signora ha fatto l’unica cosa naturale che ci si poteva fare, soprattutto se lei non ha ucciso nessuno. Deprecabile il padre per carità, ma umanamente parlando, non è giusto che poveri lingotti d’oro, innocenti anche dal peccato originale, vengano abbandonati rischiando di finire in giri poco raccomandabili (prostituzione, droga, sfruttamento).

 

Oltre il problema della ricchezza disonesta (vabbe’, problema), come tutte le persone ricche (o almeno così è bello raccontare), la signora soffre di tirchieria galoppante.

E’ una donna sola (suo marito è morto otto anni fa e non ha figli) “non può mica portarsi i soldi nella tomba!” (le sentite anche voi le altre vecchiette?).

Pare, e ne dico una per tutte, che se si fa una moca di caffè (si dice così?) da due tazzine, congeli il caffè che non beve per utilizzarlo poi. Ma non consuma di più utilizzando la corrente elettrica per congelamento e scongelamento che rifacendosi il caffè?

Per non parlare del guadagno gustativo.

Ma tantè.

 

Io non credo a nessuna delle storie.

O meglio, ci credo, in via generale, ma capisco quanto le voci si ingrossino facilmente.

 

Quello che me la rende molto nociva è tutt’altro (bè, difficilmente potrebbero essere i soldi!).

Per esempio è sorda, tanto sorda che il suo telefono lo sento anche io, da un’altra casa.

Ed è cieca, tanto che mi dice sempre che sono molto bella.

Ora, a parte la mia risaputa auto-simpatia (sorriso di convincimento) è cieca veramente.

Mi dice sempre di non vedere nemmeno la strada quando cammina ed io, sul serio, sono preoccupata sul come vada in giro. Per lei ma anche per gli altri: prende a borsettate "immigrati" (si può dire che abbia una preferenza!) a cui è sbattuta contro perché pensa che la stupreranno (desideri incosci?). E me lo racconta anche.

Sono molto preoccupara, almeno finché non mi dimentico.

 

Quando sono all’università (e dormo nella casa vicina alla casa della signora -S. Paolo per capirci-) cerco sempre di aggirarmi sul pianerottolo limitatamente e di girare quanto più velocemente possibile la chiave nella toppa in modo da non essere intercettata dalla vecchia.

 

Oh, sarà sorda e cieca, ma mi becca sempre.

 

Oggi poi aveva voglia di chiacchierare.

Quindi non solo mi ha fermata, si è anche auto-invitata dentro e si è comodamente seduta davanti i miei libri e il mio pc. Dopo chiacchiere inutili su cose che so bene, ma che ho finto di non sapere per lasciarla parlare (perché sono modellabile come il pongo e so sempre bene quello che uno vuole leggermi addosso) apre la borsa e tira fuori uno stupefacente regalo per me: una lattina di coca-cola.

 

Non ho 11 anni. E se voglio la coca-cola me la compro.

Non bevo coca-cola a meno che non abbia scritto zero da qualche parte (perché sono una persona triste).

E se proprio vuole farmi un regalo potrebbe intestarmi casa sua invece di lasciarla (spero di aver capito male) alla chiesa.

 

A loro non serve, a me invece sì.

Certo, perché io sfondo la parete che divide le due case e faccio un super mega attico.

(poi vi invito a festeggiare, certo)

 

Vabbe’, ovviamente crepata la vecchia.

 

(no, non è un'immagine rappresentante LadyMarica!)

30 agosto 2010
472 In notturna, venerdì

Non prendere decisioni quando sei arrabbiata e non promettere nulla quando sei felice.

 

                  

 

Io non so chi lo abbia detto ma è sostanzialmente il riassunto di parecchi rapporti umani.

Ai miei bisognerebbe aggiungere “e non scriverci post”, ma per linee guida, mi associo.

 

La smetto. Parlo sempre di me in questo blog, è intollerabile.

 

Oddio, anche quest’altro argomento parla di me, ma infondo il blog è mio, che volete?

 

Una conversazione, su msn precisamente.

Venerdì notte, tra mezzanotte e mezza e le tre.

 

In effetti, per andare su msn, è un orario insolito anche per me, però se un’amica mi dice di dovermi far vedere una cosa ecco, io non posso non farmi verde (disponibile cioè).

 

Lei è particolarissima, cosa che sott’intende la stranezza: carina, intelligente, mediamente dolce.

Non dico di più.

 

Posso dire di averla conosciuta felicemente fidanzata, forse più che felicemente.

Mi raccontava però, in confidenza, che provava delle strane emozioni (non per forza positive) con un ex ragazzo problematico, ma che aveva deciso che se anche per pura passione avrebbe preferito l’ex per passione, raziocinio e scelta preferiva il fidanzato. Mi diceva che c’è differenza tra amare qualcuno e solo desiderare qualcun altro.

 

Io francamente non la so questa differenza: non ho mai amato qualcuno che non desiderassi. Cioè, perché per me desiderare significa, in quel momento, amare.

Poi, se domattina me lo ricorderò o meno è tutta un’altra questione.

 

Io, sapete del mio menefreghismo per i rapporti convenzionali, le dicevo di non farsi limitare l’esistenza, le dicevo che sarebbe stato meglio essere sempre leali (si legga single) però se hai i piedi ammollo in una vasca (si legga se sei fidanzato/o) e ti capita una piscina azzurra (un/una bellissimo/a ragazzo/a) puoi farci un salto e negare anche l’evidenza.

Lei sorrideva, ascoltava e mi ringraziava, ma ha sempre scelto il fidanzato.

Ed io avevo capito che forse lei era fatta per la coppia ed era tutto a posto.

 

Stasera mi scrive dicendomi che mi deve parlare, poi appunto, ci scriviamo su msn.

Mi parla del suo rapporto con il fidanzato, del fatto che non ci sono più le stesse emozioni di prima.

In breve, vengo a sapere che quest’etate ha conosciuto un ragazzo e…”ho fatto quello che mi ha sempre consigliato Marica”  mi dice.

Mi prende un colpo: sono responsabile delle cacchiate che dico?

Sembra di sì.

 

In breve lei ha tradito il fidanzato con un bellissimo (a giudicare dalla foto) ragazzo estivo e, sempre in breve,  è stata l’esperienza sessuale più travolgente della sua vita.

 

“Fino ad oggi” ho aggiunto io anche a lei.

 

Io non riesco a dire cose che non penso.

E anche se il consiglio giusto sarebbe stato: “adesso pensa a quello che vuoi e scegli con chi vuoi stare dei due”, io ho detto una cosa fatalmente sbagliata.

Le ho detto che la vita è piena di queste emozioni, di questa passione sessuale, mordi e fuggi, di questi baci rubati e che anche se con il tipo estivo non ci sarà futuro troverà sicuramente altri tipi estivi nel futuro. E sempre diversi. E sempre di più.

Le ho detto di liberarsi delle cose vecchie senza pensarci un secondo.

 

Consiglio sbagliato, ma vero. Almeno per me. O una parte di me, come preferite voi.

 

Insomma non contenta di aver incoraggiato il tradimento in tempi passati, ho anche consigliato alla ragazza di troncare il tipo che sembra morirà di dolore per lei: ho una cattiveria senza limiti, e non me ne sto vantando.

 

Ho quindi, per un momento, immaginato che le parole che diciamo possono aver quasi influenza, non sempre positivamente, non sempre negativamente. Magari lei ha visto le cose da un’altra prospettiva e le è piaciuto di più (e che senso ha la vita se non seguire il piacere?) oppure un giorno mi odierà per il consiglio che le ho dato.

 

Ma è stata una folgorazione di un attimo, in seguito ho fatto due calcoli e sono arrivata alla conclusione che infondo ha dato solo un anno di esclusiva, e che se ce la mette tutta può facilmente recuperare il tempo perso.

Semplicissimo lavoro di gambe.

30 giugno 2010
442 Notturna
-notizia personale di scarso interesse: è stata una serata bellissima. Finalmente.-
 
Ci sono fiumi di cose che detesto, nel mondo, ma si sa.
Eppure per stasera ce ne sono solo due che mi preme di esplicitare.
Potete ringraziare anche tutte le entità superiori che credete (ma non è così) esistere.
 
Allora, io detesto principalmente e follemente i bagni divisi maschi/femmine e i fuochi d'artificio.
 
Detesto dover guardare se l'omino sulla porta ha o meno una gonna.
Detesto star sempre per sbagliare porta.
Detesto la stupidità che c'è dietro una simile logica.
Come se avere la stessa conformazione fisica dovrebbe in qualche modo garantire una sorta di eccessiva naturalità; sembrerebbe dire (una simile logica) siamo tutti uguali (cioè abbiamo lo stesso sesso) possiamo frequentare gli stessi bagni.
Immagino che gli uomini di questo benedetto secolo sappiano (con qualche rarissima eccezione) come sia fatta una donna, quindi non vedo perché non pensare "hanno tutte lo stesso sesso (cioè sono uguali) perché non facciamo bagni comuni, magari senza porte, tanto...". (i termini uomo donna sono intercambiabili, ovviamente).
E' folle.
Andare in bagno sarà una questione privata e non di appartenenza sessuale?
Tanto vale far bagni comuni, magari più grandi ,puliti e spaziosi.
E mettere distributori di spazzolini-dentrificio, preservati e assorbenti.
Santo cielo, sono d'accordo al preservare le finzione di una "moralità", ma non così a discatipito della funzionalità.
 
Eppoi, allo stesso modo, ma con anche più convinzione, io detesto i fuochi d'artificio.
Mi infastidisce il rumore, il colore acceso, lo scintillio, il caos che si forma e star lì inebetiti a fissare il cielo.
 
Senza contare la stupidità, in un bel martedì sera, di bloccare, letteralmente, viale Marconi (sempre Roma) per dar spazio a tanti cretini per star lì, con il naso all'insù, a guardare gli spari colorati.
 
Nulla in contrario, ci mancherebbe altro, con chi ama gli spettacoli pirotecnici.
Però direi che tutti quelli che decidono di fermarsi in una delle vie più trafficate di Roma, al centro della strada, solo in virtù di questo amore, sarebbero da portare via legati al c.i.m. (centro d'igiene mentale).
 
Per non parlare degli agenti difendi demente (non servono qualifiche speciali!).
Ci saranno state almeno una decina di pattuglie, per una ventina di minuti di fuoco e un migliaio di dementi per strada.
Agenti che dovevano far circolare le auto immagino, impedire i buffi parcheggi sulle corsie e mantenere la strada circolabile e che invece hanno dato spazio al sentimentalismo nazional popolare.
Tutto a discapito del mio tempo.
E dei miei soldi considerando che i poliziotti (inutili) li paghiamo amabilmente tutti.
E del mio udito.
Danni acustici perenni.
 
Non chiedo molto.
Non chiedo nemmeno di vietare quel molesto e fastidioso rumore mentra guido, chiedo solo di impedire che degli imbecilli si piazzino al centro di una strada per guardare lo spettacolo.
Pirotecnico che sia.
 
Avete presente i classici romani che alle 5 di mattina, dopo aver cotto fettine panate e spaghetti, se ne vanno ad Ostia nei vecchi film (che io conosco solo per sentito dire, ovviamente)?
Ecco, per i fuochi d'artificio succede più o meno lo stesso.
Potrei giurare di aver visto qualche famigliola piazzarsi tra Piazzale Della Radio e Ponte Marconi, rigorosamente al centro della strada, con un paninazzo in mano, con porchetta e parmigiana di melanzane, tanto per mantenersi leggeri.
 
Hanno ragione a far delle barzelle odiose e a considerarci come "verdoni" pelati che parlano solo e solamente con quel volgare e fastidioso intercalare, mi dico certe volte.
 
Poi però mi nascondo in una vietta un poco buia dietro a Viale Marconi, aspetto che i rumori cessino completamente e che le macchine scompaiano e tornando verso casa mia, lontano dalle luci della città, mi godo una luna appena calante e un cielo che via via si popola di stelle luminose.
E Roma torna ad essere silenziosa, bella, come me la ricordo io.
radio
22 giugno 2010
438 [la maricaparlante] Radio no radio

                    

(non calpestiamo la verde ironia)

 

Radio padania libera.

Posso decidere di non crederci, dopo averla sentita?

 

Una radio per diffondere l’anti-unità, l’anti-italianità e l’anti-civiltà.

Tutto accentato.
 

E c’è tutto il repertorio:

Il verde ottuso;

Le vecchine intelligenti che chiamano per dichiarare al mondo e a dio (cit.) di non essere più intezionate a pagare per gli altri (vorrei un centesimo per tutte le volte che ho sentito queste parole);

 

Esatto, bene, bravi.

 

Spendiamoli quei soldi per istituire scuole di italiano (anche) in Padania, così finalmente capirò qualcosa di quello che la signora diceva senza l’ausilio del conduttore.

 

C’è la lega nord a imperare;

Ci sono le battutine a Travalgio, Grillo e Annozero;

C’è pure qualche siciliano; e palra!

Eh, misericordiosi padani!

Anche se poi i due conduttori se la ridono sarcasticamente.

 

E volete sapere come rispondono alle telefonate?

Non stramazzate al suolo, ma rispondono veramente “Buona Padania”.

E se l’altro è un vero padano risponde al saluto con “Buona Padania”.

Per un totale così configurato.

Buona padania a voi.

Buona padania a noi.

Buona padania a tutti.

 

Un incendio cortesemente.

 

Ci sono poi le parolacce;

Bene.

 

Non c’è miss Padania, momentaneamente.

Bene.

 

Ma non in ogni luogo la potete ascoltare radio padania libera.

Però non disperatevi, abbiamo il sito internet, così anche le sporche (e ladre) romane come me possono ascoltare il Verbo.

 

http://www.radio-padania.com/rpl/defaultasp.asp :per chi fosse interessanto al decelebramento.

 

E sul sito internet, creato dalle meravigliose e anvanzate tecnologie padane ci sono anche i sondaggi.

Cosa vi aspettate di sentire a radio padania?

Dai, pensate a una cosa semplice?

Non è quella.

I Padani che ascoltano, in Padania, radio Padania libera vogliono sentire (...suspance) canzoni padane.

L’avreste mai detto?

Io no, proprio no.

Pensavo a cantani partenopei.

(per i padani si legga: zingari che emettono suoni fastidiosi e che sarebbe meglio fossero staccati, anche coattamente, dalla penisola)

I padani, in Padania, vorrebbero sentire canzoni padane tutte rigorosamente in dialetto per capire almeno un po’ il testo (quelli più colti diciamo).

 

Ma ci sono pure altri interessantissimi sondaggi, come: “chi votarai alle prossime elezioni?”.

Pensate che i padani della Padania che sentono radio Padania libera e ballano canzoni padane vogliano votare l’Italia dei Valori?

No, avete sbagliato, voteranno la Lega.

Meravigliatevi cortesemente.

 

A che punto siamo con quell’incendio?

 

_______

Non solo in Padania ci sono imbecilli e non solo al sud uomini con sani valori, sembra banale dirlo ma precisiamo. Io ironizzavo su “quei” proprio “quei” padani. Quelli che detestano l’unità con il sud, quelli di “Roma Ladrona”, quelli vestiti da vichinghi (o non so cosa), quelli che danno festini razzisti in cui offendono qualsiasi cosa non sia padana, quelli della lega per dirne una.

 

5 maggio 2010
412 Relatività

Grazie a dio, il mio momento scrittorio è arrivato pure stasera.

Preghiamo.

 

Con il pane credevo di andar sul sicuro.

Suvvia, il pane non può far schifo.

E invece no, negli ospedali hanno l’assurdo potere di rendere vomitevole pure quello.

 

LadyMarica scrive dall’ospedale.

E ciò giustifica l’incipit.

Vaneggiamenti.

 

La stanza è orrenda, forse qualcosa di più.

E affollata, che sull’orrendo fa uno squisito punto.

E’ affollata di donna, che sull’orrendo fa pure il ricamo.

 

Passano le cose belle, passano quelle brutte, passeranno pure questi giorni.

Se tutto va bene tre.

La fiera della frase fatta è iniziata.

Io aspetto.

 

Mi sono portata libri e pc.

Attiro l’attenzione di circa dieci occhi.

Anche se il mio pc è silenzioso.

Forse ho esagerato con i libri.

Ed ora mi tocca spiegare a quelli che mi dicono “ma li finirai tutti qui dentro?”, che in realtà non devo finirle nemmeno uno e che li ho portati per compagnia.

Di non-letti ne ho portati due soltanto.

Poi c’è Wilde.

Non vado da nessuna parte senza.

E non potendo certo far preferenze sulle sue opere ho portato i due volumi, volumoni, contenenti abbastanza tutto.

Poi ho portato un libro su klimt, perché nello schifo delle camere d’ospedale qualcosa di bello per lo sguardo è sempre consigliabile.

 

Per il resto ho un letto enorme, centriamo in dodici.

Orgetta serena.

 

Stamattina volevo appiccare un incendio all’ospedale, per soddisfare la mia rabbia impotente.

Poi il pomeriggio è passato, dopo le quattro, piuttosto serenamente.

Internet è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

Facciamo poco i romantici con amore e altre stronzate, internet è la chiave.

Internet e il porno.

Datemi un poco d’ironia, che di ospedale si muore.

 

La stanza nemmeno a dirlo mi riporta continuamente in testa mio padre.

L’ospedale, gli ultimi momenti, tutto.

E’ difficile, veramente.

Sarebbe difficile normalmente, così è un supplizio.

Non lo dico per compiangermi, percarità, io e me stessa ci facciamo abbastanza schifo e ad ogni minuto che passo qui lo schifo aumenta.

Forse il corpo guarirà ma quando mi perdonerò per questo?

Non saprei.

 

Ho l’un percento in più di possibilità, rispetto a tutti voi, di morire domani.

Che vi ridete, è una cosa gravissima!

 

Mi avete detto addio?

Ecco, approfittatene oggi: è un’offerta promozionale.

 

(l’unica regola è non prendere le cose seriamente, poi tutto si può fare)

29 aprile 2010
409 Cuore di donna

Cuore di donna.

Che certe volte, anche troppe, resuscita.

 

Anche se la cassetta l’ho seppellita in fondo allo scaffale, dietro a tutte le altre.

 

Precisamente è la venticinquesima.

La venticinquesima puntata di Lady Oscar.

 

In una proposizione.

Oscar, innamorata del conte di Fersen (che poi è l’amante della regina Maria Antonietta), per la prima volta in vita sua, venedo meno a tutto quello che è sempre stata, decide di vestirsi da donna e partecipare ad un ballo.

 

Personalmente non ho una grande simpatia per questa puntata: l’ho sempre classificata come semplice e pura debolezza.

E poi accostare i termini “cuore e donna” in un’unica espressione mi pare veramente esagerato.

 

“Finger che anche io le altre donne vedo è proprio un vero dolore”

(Aver paura di innamorarsi troppo –Lucio Battisti)

 

Eh, le donne le vedo, sono gli uomini a impensierirmi invece.

 

Ecco, per una volta che volevo parlare dei miei sentimenti (niente risate, per cortesia)...

Siccome non sarei sincera e non lo sono nemmeno con me stessa, lascio perdere.

 

Fino a ieri mi odiavo abbastanza.

Oggi purtroppo prevale altro in me.

“L’amore vince sull’odio”, non mi ricordo chi l’ha detto, ma ha pienamente ragione.

 
Ed è proprio questa vittoria a rendere le cose così uno schifo.
 
              
 
Ovviamente io penso sempre che questi mattoni raggiungano la massima utilità solo se lanciati.
Preferibilmente non addosso a beni immobili, mica vogliamo favorire gli atti vandalici.
 
Ma non favoriamo nemmeno la violenza personale.
Quindi per quanto riguarda i bersagli mobili la scelta è libera.
Basta avere la mira.
25 dicembre 2009
327 Il seminatore d'odio: Marco Travaglio natalizio
 

Pare su facebook vada di moda, tra i sovversivi comunisti (il rosso è inequivocabile), questa pericolosa fotografia.

Travaglio come la giustificherà la nuova campagna d'odio che sta conducendo dalle terribili retrovie del social network?
Sembra proprio che ora, lanciato il Duomo di Milano, voglia prendere il posto anche dell'intera religione...
Chi oserebbe negarlo?

Adorabile.
7 febbraio 2009
DEMOLIZIONI SUL COMPLEANNO...eh sì, anche quest'anno mi tocca!!
 ---Questa è l’ora in cui va’ peggio…
Non so probabilmente perché è l’ora più dolce della giornata…l’ora in cui i sogni e la realtà si incontrano…
Nel mio caso, invece, si scontrano e mi lasciano insonne, sofferente più di prima, più di ieri, più di 5 minuti fa…
Stasera non mi sono potuta nemmeno concentrare su un film, nemmeno su un libro, su niente, niente che esuli da me… o da lui…
Allora ho pensato bene di ironizzare un po’ su altri eventi catastrofici che avverranno a breve…così, tanto per chiarire se sono matta io oppure questo non è normale!!---

Occorre fare una premessa…
Domenica è il mio compleanno…(purtroppo vorrei aggiungere!!)

Da oggi inizia (anzi, è iniziata!) una specie di assurda maratona al voler, a tutti i costi, gridare “sorpresa!”…ma andiamo per ordine!

Come nelle migliori tradizione “principesche” il compleanno non dura solo quel maledetto giorno e poi ognuno si fa i propri affari lasciandoti libera di piangere disperata per un ipotetico (e mica tanto!) lui che ti sta (probabilmente con tante buone intenzioni!) spaccando il cuore…no, il mio di compleanno (e lo sottolineo è tutto fuorché una mia scelta!) dura almeno una settimana…

Né parla tutta la famiglia (e per famiglia intendo in senso lato tutto il mondo circa!)…si decide il menù, gli ospiti e perfino come ci si veste…come fosse un matrimonio (ahaha questa sì che è buona!!)

E quest’anno come tutti gli anni mi sono sforzata di dire: “Mamma ti prego, non voglio fare nulla quest’anno invita solo nonno (che se lo ricorda e tanto verrebbe lo stesso!) e fai da mangiare qualcosa di semplice…”

Tanto per accontentarmi hanno invitato una cinquantina di persone e per pranzo si mangia porchetta e lasagna…giusto perché doveva essere “semplice”!!

Per non parlare della torta di compleanno (che orrore, solo a dirlo!) …
Caspita, compio 20 anni mica 5…non serve comprare una torta, le candeline e i coriandoli…lasciamo perdere no?

Ed anche in questo caso tanto per darmi ragione hanno ordinato una torta con una stucchevole scritta del tipo “BUON COMPLEANNO MARICA” (nonostante questo compleanno sia tutto tranne che buono!) per almeno 100 persone (se avanza tanto la congeliamo…per buttarla allegramente l’anno prossimo!) e di candeline ne hanno prese 20, sciolte e rosa (lo sottolineerei…ROSA!!)…

E, come dicevo prima, in tutto questo non va sottovalutato l’elemento sorpresa…

Ma quante volte ogni anno dico che le sorprese non mi piacciono? Quante volte (almeno anche a natale e pasqua!) dico che mi piacciono le cose chiare?PRE-DE-FI-NI-TE!?

Ma naturalmente non capisce bene l’italiano nessuno…

Ma analizziamo i tipi di “sorpresa”:
C’è chi finge di non ricordarsi e poi si presenta a casa (appunto a sorpresa!)…
c’è chi invita (sempre a sorpresa!) amici che non vedevi da anni (e ci sarà un motivo no?) c’è chi prepara scritte enormi e pretende che io le appenda al soffitto (ma dico…scherziamo?)…
poi c’è chi, furbamente, ama nascondersi nel bagno ed uscire poi, quando hai già salutato tutti dicendo “ehehe pensavi che non sarei venuto!!” (no, veramente ci speravo che non fossi così idiota!!)
e in quelle occasioni c’è pure chi ci prova (eccola là, l’occasione fa l’uomo maniaco!)…

Finiti di scartare i regali che non ti piacerebbero comunque, e di sbaciucchiare parenti appiccicosi di torta e bambini viziati maleodoranti, ti ritrovi sola con un anno in più e una torta al gusto che odiavi sulla stomaco…perché è inutile ripetere a tutti che “no, grazie” tu la torta non la vuoi, perché nemmeno ti ascoltano e ti infilano un piattino (rosa!) in mano dicendo: “è tanto buona, mangiati solo la panna ‘a zia!” ma tutti ignorano che è proprio la panna a farti schifo…e così tra una porchetta ancora sullo stomaco e il caffè che tanto vorresti ma che nessuno vuole darti ti ficchi in bocca un altro cucchiaio di torta (quasi solo panna!) sperando che prima o poi troverai un po’ di cioccolata!!

E tra tutte le persone che ti hanno fatto gli auguri ti accorgi che i suoi nemmeno ci sono…ed è il che si fa tutto, fottutamente, più nero…quel poco di torta rimasta nel piattino ti fa piangere (sì almeno ti racconti che sia la torta…) e tutti pensano che sei felice e nemmeno uno tra quei tutti si accorge, invece, che per il dolore stai per impazzire…

La degenerazione è iniziata oggi nel pomeriggio quando mia madre credendo che io fossi tanto scema da non sentire ha chiamato la mia migliore amica al telefono invitandola Domenica (a sorpresa!) e poi un’ altra amica ancora…roba da pazzi!!

Ed è continuata (la degenerazione!) stasera su Facebook quando una mia “amica” (cioè che non ho mai visto ma che conosco sul web!) mi dice “si avvicina il gran giorno?” ma cribbio né mancano ancora due di giorni (in quel momento!) e già mi tormentate? Ma lei effettivamente lo faceva solo per gentilezza, per dialogare…e solo che sono tutti così fissati con il compleanno…

Io proprio non capisco…

Ah… e mi sono scordata quando mi telefonano anche un mese prima per chiedere “bella di zia che cosa vuoi per il compleanno?” …

Finalmente una domanda a cui ho una risposta…certo, c’è qualcosa che vorrei per il mio compleanno ma…
…ma non so se è propriamente impacchettabile!!

Bè, non posso certo dirlo alle mie zie, nonni, parenti prossimi o meno che vorrei solo Lui!! Quindi resto zitta…perdendo anche l’unica domanda a cui sapevo rispondere…

Ma comunque rimane il fatto che qualsiasi regalo non va bene…non va bene nulla che non sia LUI!!
Okay, potete portarmi lui? Se non potete lasciate perdere…soldi sprecati…
No, non dico nemmeno questo…e alla fine mi regalano un’altra borsa che riciclerò per qualche altro compleanno…ecco questa sì che è una gran fortuna, essere nata all’inizio dell’anno e avere quindi un sacco di compleanni dopo per riciclare i regali senza che essi siano passati di moda!!

;D

5 febbraio 2009
METTENDOCI UN PO' D'IRONIA...al lupo, al lupo...e il finale lo sanno tutti!!
Ebbene succede da milioni di anni, è sempre la solita solfa…
Una passa tutta la vita a pensare che non succederà a lei e poi alla fine, abbassa un attimo le difese e stang si prende un cazzotto in faccia che è destinato a far male per circa un quarto di secolo…sembrerebbe!

E non è un “cazzotto morale” che non lascia segni tangibili anzi, lascia più segni di quelli del tradizionale cazzotto fisico…e tutti, tutti, pure una lontana zia rincoglionita, anche alla distanza considerevole di 15 metri esclamano come se nulla fosse: “ehi ma che fai fatto? Hai una faccia…” senza sapere che con buone probabilità hai passato l’intera mattinata a far finta di stare bene e a truccare  “quella stessa faccia”!!

E poi quando veramente fa male, che dal dolore ti sembra di aver bevuto acido corrosivo capita sempre una persona, che magari non ha nessuna altra colpa tranne quella di essere capitata lì in un momentaccio all’interno dell’intero cataclisma psicologico che vivi in quei giorni, a cui ti viene la voglia di spaccare la faccia…un po’ perché sorride, un po’ perché respira, un po’ perché fa domande e parla…

E poi becchi una canzone di Luca Napolitano (e chi è? Un belloccio di “amici di Maria De Filippi” !) che senza esagerazioni sembra abbia scritto quelle parole direttamente con il tuo sangue (e per fortuna che era senza esagerazioni!)

…e poi ti accorgi che anche all’università ti guardano tutti, perché si legge scritto a caratteri scarlatti in faccia “UCCIDETEMI, SOFFRO TROPPO!” ed anche se probabilmente qualcuno ne sarebbe pure felice (di ucciderti!) tutti si tengono un po’ a distanza indecisi se chiedere, se non farlo, se dare un consiglio su qualcosa che comunque non capirebbero o se stare semplicemente zitti (l’accendiamo!)…

E allora decido per alleggerirmi l’anima di buttare giù quelle lettere fittizie che poi fanno la loro bella fine, (l’unica che si meritano del resto!) nella spazzatura….ma, mezza intontita dal sonno di prima mattina e dall’aura di morte che mi circonda (almeno quella celebrare) mi arrabbio pure con il foglio di carta perché mi fa rileggere parole che non vorrei mai aver scritto…e allora scatto e strappo il foglio come una pazzoide mentre il ragazzo sedutomi vicino salta per il colpo che gli ho fatto prendere e mi guarda tra il divertito, l’impensierito e il comprensivo…

Finisco con la canzone del suddetto Napoletano…(parziale!)

“E non ti accorgi quanto mi fai male
E dillo che c’è un altro al posto mio

Vai non voltarti, vai
E vivi la tua vita come vuoi

Sono stanco di aspettare
Ho paura di affondare
Giuro che non ce la faccio più
Nn c’è un’altra via d’uscita
Sai di ssere importante

Che vuoto dentro, sento che mi manchi
Ma io mi arrendo, non ti fermerò

Vai non voltarti, vai
E vivi la tua vita come vuoi
Io non mi fermerò
Ho già toccato il fondo, cosa vuoi

Ahah…
Respirerò dolore

….mi hai già distrutto il cuore!!”

E non è troppo male comunque!!


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permalink | inviato da LadyMarica il 5/2/2009 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

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