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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
8 aprile 2013
Viaggio a picchi di nervosismo altissimi e non ci sono motivi. A parte le persone ovviamente. Mi sembra che lo squallore umano sia uscito col sole per prati e vicoletti. Che poi è la primavera vista dai cinici, probabilmente. Stamattina, mentre già mi ero inacidita avendo aperto la porta a un...

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6 giugno 2012
Alexis de Tocqueville
Non sono sparita, né emigrata, né rimasta chiusa fuori di casa dimenticandomi le chiavi dentro (cosa che mi si addirebbe molto). Semplicemente mi frullano per la testa tante cose e tante cose che non voglio si dicano. Non ho segreti, non faccio confessioni ma nemmeno mi autocrocifiggo.

Quindi quando quello che si vorrebbe dire non è dicibile, non ancora almeno, si può ricorrere al citare. E se si citano i filosofi è molto meglio.

«ci sono in Europa certe nazioni in cui l’abitante si considera una specie di colono indifferente […] questo disinteresse si spinge tanto in là che egli incrocia le braccia per attendere che l’intera nazione venga in suo aiuto […] quando le nazioni sono giunte a questo punto bisogna o che modifichino le leggi o che periscano: vi sono ancora sudditi, ma non più cittadini.
»


Il signor Tocqueville parlava dell'Italia, senza saperlo bene, già nel 1840, anno più anno meno. Io trovo che l'unica scelta possibile sia la seconda opzione (sopprimersi) o anche, ma sono un'ottimista, resettare la mente degli italiani, cattolici pro-vaticano in primis.

CULTURA
1 giugno 2010
424 Profonda Albania (Ornela Vorpsi - il paese dove non si muore mai)

        

                  (Adrian Paci -Centro di permanenza temporanea, 2007)

 

 

Un libricino di cento pagine, forse centodieci.

Sembra essere destinato a far venir in mente il corpicino esile di una bambina, poi adolescente e giovane donna alla fine.

Forse.

 

“Il paese dove non si muore mai” che col paradiso non c’entra nulla.

Un inferno rovesciato casomai, uno strano gioco d’assurdi e parallelismi (nemmeno voluti credo) con quell’Italia che noi vediamo tutti i giorni.

 

Almeno per me, straniera di quei luoghi, immigrata del pensiero, forestiera assoluta delle vicende storiche, suona così, come un’estrema contraddizione, come un parallelismo esageratamente preciso.

 

Mentre da noi il Cristo e la sua chiesa impongono crocifissi e preghierine ricche di memoria e povere di pensieri, in un’altra parte del mondo, vestiti di rosso, dei “compagni-educatori” picchiano (picchiavano) una bambina per aver portato disegni di angeli in classe.

Fossi stata un po’ più giovane, avessi usato tutta la mia fantasia non l’avrei mai nemmeno immaginata una cosa così (semi-cit.).

Speculare direi.

 

Io che non sopporto la dittatura morale del cattolicesimo mi sono trovata, così improvvisamente, di fronte al peggior ateismo (che è per principio una cosa buona) possibile.

Ho dato dell’incredibile a quelle pagine.

 

E ho lentamente assaporato così l’assurda “figura” di Madre-Partito,¸come la ragazzina, voce narrante, definisce il governo comunista degli anni di Enver Hoxha (1908-1985).

Anni cinquanta, direi.

 

Madre-Partito che organizza corsi militari obbligatori;

Madre-Partito che racconta solo favole di partigiani vietando tutte le altre;

Madre-Partito che prima veste gli abiti di una orrenda maestra elementare che terrorizza gli studenti e poi i panni di un illuso professore di musica che discorre di cose che non hanno, non possono avere, alcun fondamento: “cari miei, sapete che siamo nel socialismo? E sapete cosa vuol dire? Che in un domani molto immediato saremo nell’ultima parte del socialismo che si chiama “comunismo”. Cosa succede a questo punto della società? E’ commovente: l’essere umano è talmente sviluppato che tutti noi andremo a comprare senza soldi. La coscienza dell’uomo creato dal Partito sarà maturata al punto che ciascuno prenderà solo ciò di cui ha bisogno (cit.)”;

Madre-Partito gestisce le vite e l’economia.

Poi i pensieri e le letture.

Le idee e i modi di esprimerle.

Vieta domande che possano crear dubbi e dar così spazio al “nemico”.

Critica i “fascisti italiani” e i “nazisti tedeschi”, ma poi finisce per macchiarsi degli stessi crimini;

 

Madre-Partito, vestita di rosso, con addosso la luce dell’uguaglianza e della giustizia, che commette l’altrocità della dittatura.

 

Devo dire che il libro, soprattutto su questo aspetto, è istruttivo, rappresentativo, reale.

 

Sono dubbiosa, invece, sull’identità della protagonista.

 

L’io narrante, scrivendo in prima persona, ovviamente dà quell’impressione, ma per quello che riguarda la mia percezione è stata “Madre-Partito” a essere sorprendentemente interessante, ad essere descritta nella sua “psicologia” profonda, ad assumere per me, il ruolo da protagonista.

 

Ma forse, più semplicemente, si potrebbe dire che l’Albania debba essere l’assoluta protagonista di questa strana “biografia”.

 

L’Albania, con il suo mare meraviglioso, con i suoi artisti sempre lasciati al margine (Adrian Paci non è certo casuale).

L’Albania. “Il paese dove non si muore mai”.

E mica per volontà, più per un fatto d’onore.

Muoiono le persone deboli, mica gli albanesi che sposano le vergini.

E albanesi dice il libro, albanesi dice la scrittrice, albanesi dico anche io, ma certo non solo l’Albania ha i suoi albanesi.

 

Devo essere sincera, mi sarei aspettata di meglio visto l'incipit.

La narrazione, seppur interessante, scorrevole, fresca, ironica, assolutamente sarcastica e decisa è troppo frammentaria per una che come me adora che le cose siano descritte, approfondite, valutate.

Come con dei colori.

 

L’io narrante è quello di una bambina che cambia e cresce in un posto nemmeno lontanamente stimolante.

Una bimbina e tanti nomi.

Ina prima, poi Ornela e infine Eva.

L’autrice che scrive in prima persona è sempre la stessa, ma vuole sottolinearci che una storia come la sua non è affatto rara.

 

Cio’ che mi ha particolarmente colpito è la totale assenza di personaggi “buoni” in tutta la storia.

L’unica figura di riferimento per questa bambina-protagonista è la mamma.

Ma anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un personaggio, povero, ambiguo, non "buono".

Una figura che manca (peccato!) di definizione e di dettagli, ma che si coglie un poco negli indizi lasciati qua e là.

Scostante, bellissima, esagerata, patetica, teatrale, stereotipata.

Non è un personaggio positivo, è un essere dalla forza casuale e mai volontaria.

 

Poi ci sono fiumi di altri personaggi: violenti, maschilisti, malvagi gli uomini; interessate ai soldi, schiacciate dagli uomini, da Madre-Parito e, in ultimo, puttane le donne.

 

Non si salva nemmeno il vecchietto che regala dolci alle bambine che vanno a trovarlo: è un pedofilo.

 

Cosa rimane del libro dopo la vivisezione fatta dalle mie parole?

Un’Albania che vien voglia di vedere sicuaramente, un’Albania ricca di storia, magari poco di personalità.

Un’Albania che forse deve ancora essere descritta più internamente, più intimamente, togliendo altri tabù, altri luoghi comuni, altri nascondigli.

 

Magari in un romanzo futuro, magari in un romanzo più “adulto”.

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se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

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