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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
14 maggio 2013
LadyMarica sta conoscendo tante persone. Non importa molto come. Nessun sito di annunci o roba del genere, comunque. Ultimamente LadyMarica riceve un sacco di posta. Non si sa perché. Qualcuna la guarda annoiata, altra la legge ridendone. Alla maggior parte non risponde, a qualcuno sì. E dalla...

Il post continua su webnode, al solito. Basta cliccare sul titolo!

7 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
5 febbraio 2013
Decidere
Le novità scocciano un sacco a tutti. Lo sa il santo protettore di fb che ogni volta che ne aggiunge una si sente martellare le bacheche di pianti, poi tutti si abituano e si dimenticano di quello che era nuovo. Distruggere e ricreare, costantemente, invece è l'unica cosa che non fa morire.

Io che fare, sulla casa-blog, non l'ho deciso. Non voglio perdere nessuno, soprattutto chi legge ma non voglio nemmeno limitare la mia fantasia a una piattaforma, come questa, che non carbura. Qui ho incontrato genti speciali, qui ho imparato a scrivere, qui ho avuto cose che non avevo mai avuto. Però le cose restano, a scrivere dovrei non disimparare, non presto almeno, e le genti speciali rimangono tali. 

Non ho ancora deciso che fare ma ho deciso che prima di decidere di cambiare in via definitiva, quel posto ( http://lady-marica.webnode.it/ ) ve lo farò amare. 

Lascio, per le genti pigre, il solito link nei commenti.
12 novembre 2012
Crudites
Apro la casella elettronica e pesco questa email. Prima ve la faccio leggere, poi vi dico la mia.

Lady Marica,
finalmente è arrivato il momento che ti scriva io qualcosa su di te. Fai sempre dei post in cui provi ad analizzarti, a spiegarti, a chiederti cosa non va in te. Oggi ci provo io, a dirti la mia, in una mail...
Sì, è vero, sei speciale. Hai una testa non indifferente, sei colta e giochi bene con le parole. Vedi, come dici tu, un sacco di cose. Il fatto che tu tutto questo lo sappia bene è l’unica pecca. E lo sai bene, anche se a volte, fai finta di non saperlo.
Certe volte, mi sei sembrata una creatura da difendere... Eppure non è così. Non sei una creatura da difendere, hai gli artigli e li tieni solo nascosti sotto i guanti. Guanti color lavanda se vuoi.
Io ho pensato di poterti amare, se si può amare una pagina virtuale. Ben scritta certo, ma sempre un pagina virtuale. Ma ho anche scoperto che amarti è impossibile, impensabile, innaturale. Tu vuoi che ti amino tutti, non che qualcuno ti ami.  Non vuoi una persona con cui dividere vita e problemi, non vuoi una persona a cui raccontare la tua giornata o ascoltare la sua, non vuoi innamorarti. Tu vuoi un gatto, Marica, o, meglio, un gatto che invece che farsi accarezzare accarezzi te, che abbia solo te come attenzione. E lo sai perché? Perché ti basti. Non riesci a capacitartene ma è così. Fai finta, anche con te, di sentirti incompleta, di sentirti sola eppure sai benissimo, in profondità, che tu basti e avanzi a te stessa, sai benissimo che l’amore ti stancherebbe, che un fidanzato, uno solo, ti annoierebbe, sai benissimo che lo lasceresti tu.
Non scuotere la testa. Ti è mai successo di pensare che siccome lui ti ama allora tu non puoi amarlo? Ti è mai successo di stancarti, una volta scoperto che lui prova più di te? Sono certo di sì. Magari l’hai razionalizzato in un altro modo, magari ti sei detta che semplicemente non era quello giusto per te. Ho una notizia: non c’è quello giusto per te, non esiste. Puoi cercare, puoi pensare di averlo trovato ma per due mesi al massimo, finiti i due mesi, non te lo dirai, non avrai coraggio di pensarlo, ma scoprirai che lui, qualsiasi lui, non è alla tua altezza, o alla altezza di quello che vorresti. Tu vuoi un 100: ma nella tua scala personale tu arrivi a 99, e, in quella tua stessa scala, il 100 non esiste nemmeno. Tu vuoi una cosa che non esiste...
Oh sì, penserai di averlo trovato il 100, ma giusto perché non puoi permetterti di pensarti così presuntuosa da ritenerti il massimo consciamente, ma sarà 100 solo finché non lo conoscerai del tutto, solo finché lui sarà sfuggente. Non è che ti piace solo chi ti sfugge, non è così semplice per te, ti piace solo chi puoi permetterti di non conoscere bene. Quando lo conoscerai, quando scoprirai che lui ti ama, quando inizierà qualcosa di reale tra voi, tu ti allontanerai. Ti sentirai meno libera, sicuramente, ti sentirai bloccata, penserai che infondo vuoi di meglio, vuoi quel 100, penserai che infondo stai bene da sola. Ed è così, tu sei fatta per stare sola, starai sola, sempre.
Tu sei un film, un libro, da amare appassionatamente, da stimare, da venerare ma non una donna da sposare, non una donna su cui contare per un futuro insieme. Tu sei la parte forte e le parti forti sbranano agnelli, non preparano cenette romantiche.

Io ti conosco, e so che pubblicherai questa mail, che ho scritto con le virgole perfette che piacciono a te, dirai che forse ho pure ragione, spererai di no e ci penserai a lungo. Non puoi darmi ragione con la razionalità, non puoi perché è l’ultima cosa che vorresti.

Tanta fortuna Lady, e scrivi.


L'indirizzo dal quale arriva la mail, intanto, è sconosciuto. Ho dato una risposta per email ma dubito, se ho capito il senso di quanto vi ho riportato, che avrò una risposta o il nome dell'autore. L'autore della mail è assolutamente invitato a cena, comunque. E cucino io. Così gli dimostro che i buoni film cucinano anche, a volte. C'è da dire che a livello di contenuti una persona mi viene in mente ma so che non mi scriverebbe niente di così "crudo" e mi sembra anche di sapere che questo non è il suo stile.

Cosa fondamentalissima, poi, le virgole, caro il mio lettore anonimo, sono quasi perfette, non perfette. Così adesso hai un ulteriore motivo di pensarmi abbastanza presuntuosa.

In attesa del mio ospite per una cena, io intanto ho fatto come lui (lui?) aveva previsto facessi. Per quanto mi riguarda, io dico solo che, non mi pare di aver mai dichiarato che voglio qualcuno da amare e che sono pronta ad amarlo per sempre. Non so nemmeno se domani le scarpe che ho comprato oggi mi piaceranno ancora, come faccio a dire se voglio tenermi un uomo per sempre? Per sempre è troppo tempo. E rimane ancora da citare De Andrè. Per me tutto va a tentativi. Amicizie, vestiti, amori, rapporti, libri, film, musica, idee, valori, coerenza.
"Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo?"


p.s. dei guanti color lavanda lì ho veramente.

7 ottobre 2011
650 Finestre

Questa storia non vale niente.

 

Inizia tutto un mesetto fa. Ero come sempre sola, a casa mia a Roma (non casa dei miei insomma) quando mi accorgo di essere poco vestita con la finestra aperta. Di essere poco vestita lo sapevo in realtà, solo che non avevo pensato che l'essere in casa da sola non mi avrebbe anche resa invisibile agli sguardi in generale, non mi avrebbe esonerata dalla facoltà che hanno gli altri di vedere.  E così inizio a chiedermi retoricamente, con poca serietà ammettiamolo, se conti più il pudore o il sopravvivere al caldo. Decido per la seconda solo finché non mi rendo conto che nel palazzo di fronte (a 500 mt se non di più, circa) c’è una sagoma umana. Più specificatamente mi accorgo che, la sagoma, mi guarda.

 

Probabilmente non mi guarda, ragiono una volta infilata una maglietta a caso, probabilmente è solo la mia testa che me lo fa pensare.

 

Però mi vesto, dicevo, per sicurezza. Mica perché mi importi qualcosa che uno sconosciuto mi guardi poco vestita da una finestra. Il mio senso adamitico di vergogna si esaurisce prima. Sul serio, è come per un uomo spogliarsi con una prostituta. Anche se non essendo uomo non so bene come sia per un uomo spogliarsi con una prostituta. Ora che ci penso, ammesso che esistano uomini che ammetterebbero mai di essere stati con una prostituta, da spogliati.

L'ipocrisia sul sesso è cattolica ma l'ipocrisia sul dover pagare il sesso è tipicamente maschile.

Vabbe’, dove ero rimasta?

 

Quello che mi impensierisce della faccenda, presente storico, quello che mi spinge a vestirmi, non è, ho già detto, il senso di "oddio mi guarda!" ma  è il ricordo di una storia di un tale denunciato dai vicini perché girando per casa nudo spaventava i bambini. Io spavento da vestita, mi accuserebbero direttamente di omicidio.

 

Comunque mi vesto, sì, ma archivio tutto in qualche parte del cervello e dimentico credendo di essere pazza e paranoica.

Dimentico al punto da ripetermi.

 

Stasera quindi, tornata dalla palestra, ho fatto una doccia, perché di certo non la faccio in zone pubbliche femminili (c.d. spogliatoi) o pubbliche e basta (alle fontanellle), e mi sono seduta a cenare con addosso un asciugamano legato alla bella e meglio, davanti al pc (ovvero la mia parte sociale). Il pc, la mia agorà, si trova sempre davanti alla finestra. A quella stessa finestra in particolare.

 

Il fatto è che io la storia dello stare nudi, dell’essere guardati dal vicino, della polizia e degli omicidi risolti l’avevo dimenticata sul serio. E infatti lascio scivolare l’asciugamano mentre scrivo, condivido e mi faccio gli affari della rete: non sono abituata a dover prestare attenzione ai vicini, alle finestre e ai passanti per strada. Non lo faccio per esibizionismo represso, figuriamoci io non sono bella e quindi vorrei essere trasparente (cit.), proprio non ci ho pensato.

 

Non ci ho pensato finché, tra una digitata e l’altra, anche stasera, guardo fuori, assorta. E vedo lo stesso tipo (o quello che io presumo essere lo stesso tipo) che mi guarda (o fa quello che io presumo sia guardare e guardare me) dal palazzo di fronte. 

 

Stasera penso che non può essere, che la devo smettere di essere paranoica fino a quel punto. Mi do dell’egocentrica malata di mente e parallelamente (perché non ho alcuna coordinazione motoria) mi incanto davanti alla finestra. Il tipo alza un braccio. Io se fosse o meno un cenno credo non lo capirò mai quel che è certo è che corro a vestirmi e a nascondermi (vestita, per sicurezza).

 

Ed è precisamente quello, quando scappo a nascondermi, il momento in cui mi convinco che io e il tipo abbiamo, in corso avanzato, una storia d'amore. Quindi ora tutte le volte che lui accende la luce per me è un segnale e tutte le volte che si affaccia in realtà sta cercando di comunicarmi qualcosa. E speriamo non siano dettagli del matrimonio (che avrà luogo a breve).

 

Fortunatamente sono molto restia alla socialità e ai rapporti, sono poi facilmente spaventabile, codarda e non prendo mai iniziativa quindi, per tutte queste ragioni, non dovrei venir a sapere tanto in fretta che è tutto frutto di una mente (la mia) inesorabilmente vuota.

12 settembre 2011
641 Di lady in stagioni

Mi sento indefinita.

Indefinita come la giornata, indefinita come la settimana, indefinita come il tempo, che però lo è al maschile, indefinita come i vestiti che ancora non ho messo, che però lo sono, indefiniti, al maschile plurale.

 

Non vestirsi comunque rende molto l’idea dell’indefinitezza che mi accartoccia. Finché non ti vesti la giornata non è iniziata. Peggio, finché non ti vesti non è chiaro che piega debba prendere la tua giornata. Gonna e tacchi o jeans e scarpe da ginnastica? E’ quello che determina la piaga del giorno. Io per me di solito scelgo jeans e tacchi, tanto per rimanere vaga.

 

E’ che ieri sera ho fatto tardi, stamattina mi son svegliata tardi e ho un impegno alle 14. Quindi non ho abbastanza tempo per fare niente ma ne ho anche troppo per andare già al mio impegno. Ergo rimango nell’indefinitezza ancora un po’.

 

Da Berlino sono tornata berlinese tanto quanto lo ero prima di partire. Perché essere berlinesi è un modo di essere, niente altro. Il mio grado di berlinese è tanto alto che ho tinto i capelli di viola. E attualmente è un viola che si vede pure abbastanza. Sembro indefinita ma molto strana.

 

Ieri è stato il gran giorno.

Non il mio gran giorno ma il gran giorno di chi mi ha invitata al suo matrimonio. Tanto per farmi cattiverie. Non avevo idea di cosa potesse essere un matrimonio. Ero stata a matrimoni, sì, ma mai così “in grande” e mai mi ero vestita in un modo, pagliaccesco, che non si ripeterà più.

Quando ho comprato il vestito pensavo fosse molto carino.

Quando me lo sono riprovata ho pensato fosse appropriato.

Ieri, avendoci passato dentro quasi 10 ore, l’ho trovato uno strumento di tortura abominevole.

 

I vestiti si provano in piedi.

E la mia mente non aveva pensato a star nello stesso corpetto stretto, tanto più stretto quanto più è possibile, seduta, per una decina d’ore ad una cena da 10mila portate tutte rigorosamente orrende.

La qualità è una roba rara.

A metà della cena da esaurimento nervoso ho pensato che il dolore intercostale, che minacciava di farmi togliere tutto l’impianto lì, nella sala chicchissima di un matrimonio da ricconi, fosse un infarto.

Non era un infarto.

E non so quanto sia stato meglio visto che mi sono dovuta, poiché non rischiavo la vita, sorbire anche il resto della cena, i dolci in piscina e la torta.

 

Io non ho quasi toccato cibo, con poche eccezioni. Questo, oltre ai miei classici sensi di colpa, anche perché un solo bicchiere d’acqua poteva far esplodere tutto il vestito.

 

Il sentore di perdere la vita durante la cena era certo accentuato dal sentirmi, completamente, fuori posto. Ho già detto di che matrimonio elegantissimo, da straricchi e pomposo parliamo? C’erano almeno 4 tette rifatte, invitati dal Canada, una tipa con un ritaglio di giornale in cui si diceva che era la 84esima donna più ricca del mondo, gente che chiedeva ai camerieri se il ristorante disponesse di un’assicurazione per le macchie sui vestiti (!) e tutte quelle forme di ricchezza-snobismo che si manifestano nelle classiche cose da matrimonio (piscine, candele, luci, fuochi d’artificio, cavalli, settemila portate e nemmeno un caffè e tanti eccetera). E’ certo che fossi fuori luogo: mio essere “Lady” con tutto questo non c’entra niente. Anche perché la tipa con le tette rifatte che vantava di essere la 84esima donna più ricca del mondo, a metà della cena, ha preso una forchetta dal tavolo e ci si è grattata la schiena dicendo che qualcosa doveva averla punta. Una bella schiena che scollava da un meraviglioso vestito ma sempre con una forchetta da tavola se l’è grattata.

 

Non ho potuto, poi, far a meno di guardare i camerieri. Ragazzi della mia età con cui mi sentivo, decisamente solidale. Credo di non aver mai assistito a un tale massacro di giovani innocenti. Non riesco bene a spiegarvi il genere di modi in cui li hanno trattati: non come persone che prestano un servizio dietro compenso ma come inferiori dovuti a farlo. Credo che il ragazzo a cui era stato dato dell’idiota per non saper dire che pesce fosse quello servito si sia fatto una bella risata quando il tipo che glielo aveva chiesto (più o meno dieci volte) si è strozzato con una spina, incapace di mangiare il pesce ma molto bravo a ingurgitare roba. Scene da fil horror con vestiti eleganti e tacchi alti.

 

I miei bellissimi tacchi non mi hanno fatto male nemmeno per un momento dall’inizio della cerimonia fino alla fine della serata. E credo di essere l’unica donna (?) che può vantare cose del genere a un matrimonio (Lady). Poi ho strappato il vestito, ma questa è un’altra storia (Marica). 

19 luglio 2011
626 [stranezze] Non solo sconclusionato

Le cose che ho da dire aumentano e la mia capacità/voglia/bravura/possibilità di dirle diminuisce in una proporzionalità indiretta così scocciante che anche solo citarla è uno spreco.

E l’ho detta tutta d’un fiato la frase di cui sopra (notare l’assenza di virgole).

 

Ho la lacrima facile, specie di queste lune, quindi elencarvi tutte le cose per cui mi faccio un piantarello ultimamente mi pare a dir poco noioso.

 

E ho pianto, questa la devo ammettere pubblicamente per autopunirmi, anche per i capelli. Prendetemi in giro ma ho pianto disperata davanti a quella che me li tagliava.  Non solo sono stupida, sono anche senza alcuna vergogna. Diciamo che avevo combinato un disastro mesi fa (farsi fare i capelli da una che si chiama Fatima, ma come mi è venuto in mente?) e dovevano essere tagliati. La tipa che me li ha tagliati (e che doveva solo sistemarli) ha citato un livello di corto che includeva una “macchinetta per rasature” e io ho pensato di vedermi uscire come le torturate di qualche film d’azione. Ma io non sono certo bella come Natalie Portman. Nemmeno un po', nemmeno se lei è pelata.

 

Poi abbiamo risolto. Ma è un risolto con le virgolette. Anche con molte virgolette volendo.

I miei capelli lunghi erano la mia parte migliore. Andata, per sempre.

 

Ovviamente questo non c’entra niente. Ma di qualche cosa dovremmo pur vivere, quindi passavo la pubblicità.

 

Vorrei andarmene lontano. Una settimana o una cosa del genere ecco. Non al mare o all’ozio, per carità, vorrei essere indaffarata e sudare copiosamente fino a che l’ultimo neurone non sia occupato a pensare alla stanchezza.


Mi accontenterei anche di sparire per più o meno lo stesso tempo. E di ritrovarmi viva a inizio agosto.

Pensavo anche al congelamento. Ma gradirei trovare un modo perché intanto i capelli crescano per conto loro, almeno non perdiamo tempo. Coma farmacologico?

 

Sono arrabbiata con me. E anche un po’ schifata, da me, veramente.

 

Ed è per questo che non scendo le scale per prendere l’antidolorifico che mi darà una tregua. Ah, no. Quello non lo faccio perché sono pigra. E preferisco soffrire.

 

Di dormire non se ne parla, nonostante i miei bei tentativi. Di leggere non se ne parla perché sembra io abbia disimparato. E sullo studiare lascerei cadere un velo pietosissimo. Stavolta si mette male.

 

Mi faccio un soliloquio col ventilatore sperando che almeno lui non mi massacri oggi.

E mi chiami.

21 giugno 2011
618 Mai dire "fine" (ovvero il ritorno col numeretto)

Il mio volto nasconde molte poche cose.

E sempre questo mi ha creato problemi. Cioè, oltre al fatto che la mia mente, ed io con lei, non mantiene segreti, li odia e li svela proprio quando le si dice di non farlo anche se non c’entrano niente nel contesto, anche il mio volto si scrive addosso “quello che c’è”.
Alle medie una professoressa di francese mi mandò in presidenza perché “i miei occhi la riempivano di parolacce”. Con l’anticipato ringraziamento della mia media scolastica e futura promozione, la preside sorrise all’affermazione e disse che non poteva fare molto in proposito.

La professoressa, matta, che si lasciava spalmare la crema dietro la schiena dalle alunne preferite (certo non io) non la prese bene, ma questa è un’altra storia.

 

Diciamo che, in questo senso, il mio volto e il mio blog coincidono.

Sì, ci ho ripensato. Facciamo un altro giro qui. In ogni buona relazione c’è un momento in cui uno dei due, o entrambi, giurano di non poter andare oltre ma in certi casi fortunatamente poi passa.

O magari non è vero, io lo dico per sentito dire, non ne so niente di relazioni.

Infondo chi vedrà in queste parole, nei miei post, solo il mio naso (ricitando Pirandello) potrà sempre fare come la professoressa di francese.

“Mettersi la crema?”
No, non è quello che avevo in mente. Siate volgari voi che il mio nick ancora non me lo permette.

 

Sono uscita di casa oggi pomeriggio con una faccia che mischiava la rabbia alla distruzione.

Sulla metropolitana probabilmente c’era gente che tremava al mio passaggio. Li immagino ma non li ho visti, ho smesso di guardare la gente.

 

Per essere tanto distrutta cosa ho fatto? Ho semplicemente visto una mia foto.

Che sembra un avvenimento comico come sempre esagerato da me per renderlo interessante ma che invece è la pura e ammirevole verità.

 

In questi mesi avevo conquistato una grande stima di me. Vabbe’, non grande ma superiore a quella solita. Vedermi una foto così orribile davanti mi ha praticamente riportato indietro di mille anni. E ho pensato a quello che gli altri, guardandola, avrebbero pensato. Ho pensato che avrebbero pensato (mi scuso per il giro anche se è molto dantesco) tutto quello che penso io solitamente (di me). Non scendo in particolare, fa già abbastanza orrore se non lo dico.

 

Poi nemmeno a dirlo è arrivata una brutta cosa per posta. Le ferite peggiori le fanno sempre quelli che vogliono farti del bene. E’ un giochetto idiota della casualità. Forse perché il tuo bene non lo sa nessuno meglio di te?

E, peggio, le fanno involontariamente.

Nessuna colpa, figuriamoci, ma questo dovrebbe spiegare perché ieri sera ero isterica.

E lo sono anche adesso, ovviamente. Non abbandono l’isterismo così facilmente.

 

Quello che non devo fare quando sono isterica è restare a casa o vicino ad un pc: divento anche violenta. Allora sono uscita, complice il dover comprare una grammatica tedesca. E ho scelto, per comprarla, una libreria che amo molto e che raggiungo solo in metropolitana: l’enorme libreria di Termini.

Mi fa bene anche la metropolitana ho scoperto. Vedere gente è come se smontasse un po’ la “mia” realtà.

 

Ma è stato il finire in quell’immensità di libri e aria condizionata che mi ha fatto dimenticare in un momento gli isterismi e la sete di sangue.

E mi ha fatto anche spendere un’enormità incredibile: che mi sarei fermata alla grammatica tedesca non era tra le scelte disponibili.

Lasciamo perdere. Anzi, già che ci siamo facciamo citazioni colte. Un mio amico dice che sono tanto materiale da essere venale e quasi venerea. Come una malattia sessuale, insomma.

 

Ho fatto il primo viaggio in metropolitana pensando che era da mesi che non avevo paura degli sguardi, ma ho fatto il secondo più serena e convinta di essere anche io una persona umana (più o meno) e di poter anche viaggiare in metropolitana, come gli altri.

Sì, lo dico col sorriso adesso, ma ho pensato sul serio, tante volte, in passato, di non essere “abbastanza umana”, “abbastanza normale” per farlo (ignoratemi).

 

In mezzo a cotanto sentimentalismo la metropolitana è arrivata alla mia fermata e io non ho trovato niente di meglio da fare che oscillare in pericolosa modalità “caduta”. Niente paura, non si registrano decessi.

17 maggio 2011
606 [un'atea tra i cattolici] Medjugorje

Agente Lady Marica rientrata viva (si legga atea) anche dalla seconda missione nel covo cattolico, tutti sereni.

Devo ammettere che questa volta ho sfiorato l’isterismo: non è stata una cosa facile, soprattutto visto l'abbandono del fratello traditore.

Riporto la mia testimonianza ora, con le ultime forze rimastemi, prima di far cadere tutto nell’oblio del dimenticato guardando, per lo meno, una trilogia porno. E speriamo ne esistano.

 

Proprio mentre scrivo, vorrei rendervi partecipi, una minaccia catastrofica si abbatte su di me: le moltiplicate e moltiplicabili richieste d’amicizia in fb dei cattolici. Vabbe’ che ci sono modalità della privacy mirabi ma che sono atea è scritto ovunque (direi anche sulla mia fronte) e, peggio del peggio, c’è un mio disprezzo costante dei cattolici che fa capolineo in ogni mezza righetta: come mi salvo? Devo fare una categoria di amici solo per loro e lasciargli vedere solo la mia data di nascita, ho idea. Ci penserò. Loro non sanno che non ho vita sociale e su fb ci vivo, posso fingermi impegnata per un po’.

 

Torniamo a questa lunga serata tra i crocifissi e le preghiere (ho sentito tre padre nostro in un’unica sera, è possibile?). Sono entrata alle 19, dopo una questione spinosa automobilistica (io odio guidare, mai detto?) e sono uscita solo alle 23.

Era la serata del cineforum. Film e chiacchiericcio post film in poche parole. La programmaticità dell’evento è stata ritardata di almeno un’ora causa evento soprannaturale. No, nessuna apparizione della vergine madre nella cappella (il lessico è blasfemo senza le mie intenzioni) ma il ritorno di una partecipante del gruppo da Medjugorje.

 

E’ stato il momento in cui mi sono seriamente spaventata. Vero è che ultimamente non ci vuole molto a farmi prendere paure folli e incontrastabili però la sicurezza con cui la ragazza parlava di ciò che “ha visto”, “sentito” e “provato” mi faceva tremare. Non tanto per me, sappiamo che queste cose mi toccano poco, quanto per quelli che l’ascoltavano, per lei stessa che lo raccontava. Non che mi preoccupi di loro, non sto dicendo questo, non so, mi sembrava una scena dell’orrore con la protagonista che racconta di forze soprannaturali assurde e rende pazzi anche gli altri tutti. Un misto tra la paura che accompagna sempre il sentire prese di convinzioni così forti (niente è bene all'ennesima potenza) e, sembrerò cattiva, un po' di pena. Non posso farci niente, non è un denigrare è che il mio pensare che tutto quello di cui la ragazza è così convinta sia e risulterà niente mi fa provare un po' di pena.

E poi io la ragazza la conosco. Conosco la madre, il padre, il fratello (che è bello, veramente bello, niente altro da aggiungere)  e gli altri fratelli. Conosco le zie. Conosco il clima che ha sempre vissuto in famiglia: cattolici fino alla fine del midollo. Cattolici buoni, per carità, ma sempre cattolici. Capite? Mi sembrava di vedere un misto tra la capinera di Verga e qualche orrenda figura dei film horror sulla religione che ogni tanto sopporto di vedere.

 

La ragazza ha raccontato con un sicurezza che le invidio (nel modo con cui ha raccontato, non nel che cosa) della sua esperienza a Medjugorje.

Mi ha colpita la storia del sole.

La tipa sostiene che alle 18.40 di tutti i giorni ad una delle sei veggenti compaia, puntuale, la madonna. Il chè non mi pare un granché come storia fantasy però c'è un resto. La ragazza sostiene anche di aver visto, a quell’ora precisa, nel cielo, il sole avere degli strani comportamenti: cambiare colore, storcersi, diventare addirittura celeste.

 

Il racconto che ho ascoltato è suggestivo davvero se non fosse per un dettaglio aggiuntivo: questa cosa strana col sole avviene solo quando il sole c’è già. Per dirla meglio: dei cinque giorni in cui lei è rimasta a Medjugorje questo “miracolo” è avvenuto solo una volta, solo quando il sole era già nel cielo per la bella giornata. Questo non significa niente certo, ma se io mi volessi realmente convincere che la madonna appare tutti i giorni alle 18.40 a uno dei sei veggenti non sarebbe ovvio pensassi che allora tutti i giorni un qualcosa di “miracoloso” nel sole si vede anche se il sole non c’è? Boh, che ne so, come minimo per quei pochi minuti il sole dovrebbe farsi vedere per poi tornare il diluvio, o diffondere una luce particolare o boh, qualsiasi altra cosa.

Direi che è più sensato pensare a un effetto ottico dello stesso sole che appunto si verifica solo quando il sole c'è. Suvvia, come forma di miracolo andiamo strettini.

 

Ho visto qualche video (roba di questo genere) e francamente non mi sembra proprio così sconvolgente come da racconto, ma potete guardarvelo da soli.

E poi i miracoli provati da video in internet hanno smesso di convincermi quando penso che c’è chi sostiene che ci siano prove del fatto che un certo santone indiano abbia, boh, trasformato il niente in oro. Credo che il sole celeste di Medjugorje e l'oro indiano trasformato siano entrambe forme di suggestione montata, però volendo si può scegliere anche di crederle tutte manifestazioni reali, contanto anche l'incanto patronum però.

 

(per approfondire l’argomento questo mi è sembrato interessante)

 

La ragazza ha poi riportato le indicazioni che la veggente, la più famosa, quella con l’appuntamento puntuale e giornaliero con la madonna (due delle sei mi sembra la vedano tutti i giorni, gli altri solo per le feste comandate) le avrebbe detto dall’ultima apparizione.

Non vi riporto niente, si trova tutto, esattamente, identicamente, con le stesse identiche parole su wikipedia. Ma identiche -identiche eh!

 

Ho letto un romanzo di Pinketts, pare difficile da trovare, meraviglioso sulle apparizioni della madonna: “il conto dell’ultima cena”. Ve lo presto volentieri.

 

La ragazza ha concluso la testimonianza distribuendo dei regali che ha preso per i membri del gruppo. Ed è qui che arriva il perché io partecipo a queste cose anche se nessuno lo capisce. E no, non ci vado per ricevere rosari gratuiti che poi mi rivendo! Ovviamente i regali non prevedevano me e mio fratello, i nuovi. Un ragazzo allora (non quello carino –nota importante per gli interessati all’argomento estetico) ha chiesto se le corone fossero scelte per ognuno particolarmente e se quindi non potesse dare la sua a noi nuovi.

Vedete? Dove si trovano manifestazioni così particolari di vita?

Su nove persone cattoliche presenti solo uno ha fatto, o pensato di fare, quello che i cattolici consiglierebbero: dividere pani e pesci con noi sventurati senza. Sono certissima di sapere che le endorfine che si rilasciano da una simile cosa sono maggiori rispetto a quelle che tenersi il rosario rilascerebbe ma è la differenza di comportamento, tra lui e gli altri, l'idea così particolare, l'inclinazione al dettaglio del giovane soggetto mi hanno fatto pensare.

E dobbiamo aggiungere che me ne sono accorta solo io. Gli altri erano presi da altre cose e non hanno osservato la domanda fatta in punta di piedi e l’idea che stava dietro. Sì, sono le volte in cui sono soddisfatta di me.

 

Le reazioni umane sono una cosa meravigliosa, cattolici o meno, non c’è niente da fare.

 

Il racconto di questo viaggio, tutto tendente a far emergere l'idea de "la rivelazione di colei che ha visto il miracolo”, mi ha storto particolarmente soprattutto dopo l'espressione "Madjugorje è molto più evoluta di qualsiasi terra anche se erano tutti comunisti: lì non trovi uno che non crede, lì credono tutti". Ah, ma che bella fortuna!

 

Fortunatamente poi tutto questo Medjugorje è finito e siamo tornati al cineforum. Oddio, credevo "fortunatamente". Il film era ovviamente sul tema del mese. E questo mese il tema scelto era proprio un signor tema: l’Amore.

Ma perché non possiamo scegliere qualcosa in cui non devo per forza fare la cinica?

 

Comunque abbiamo visto questo presunto film.

Ma non era un film: era un cartone animato, “Ponyo sulla scogliera” o una roba del genere. Un film d’animazione senza il quale sarei vissuta lo stesso. E bene.

No, la scelta è stata intelligente (c’era sul serio tanto amore e in tante forme) ma il film non era certo né bello né scorrevole. Una roba troppo fantasiosa per me, ovviamente, ma bei disegni.

 

Al termine ha invece avuto luogo una lunga ma piacevole discussione sui temi emersi dal film. Non negherò tutti i riferimenti all’amore di dio e al paradiso terrestre che sono stati fatti (ma io non sento!) però non si sono potuti evitare anche i temi più intelligenti. Niente di particolare, ben inteso, però pregevole nella conversazione.

Ho notato un paio di idioti blateranti, poveracci, ma il resto se la cava abbastanza sulle riflessioni.

 

La mia riflessione è stata giustamente cinica. Io ho evidenziato come la protagonista con la scusa di "amare" stia per distruggere tutto il mondo. Credo di aver detto una cosa come "l'amore senza razionalità è pericoloso e nocivo e l'amore con razionalità forse nemmeno esiste". Nessun commento sul mio commento: i cattolici non si parlano sopra, i cattolici parlano e basta.

 

Alla fine ci è stata data una frase, a pesca, dal coordinatore.

La mia diceva così: “c’è una cosa che riguarda tutti: prendersi cura di qualcuno e rispettare una promessa. Perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.

Amaramente (in parte) ho pensato che non mi sono mai sentita tanto lontana da qualcosa come da questa frase, dal suo senso stretto (matrimonio?) ma anche dalla citazione di Battiato. Ma cosa si vuole promettere in un mondo tanto mutevole? Subito dopo, sento anche quelli degli altri, ho pensato che saper scrivere decentemente è un dono e che il ragazzo che ha fatto i bigliettini non ha.

 

Venerdì prossimo niente cattolici: partono.

Mi hanno chiesto di andare con loro (più precisamente mi hanno chiesto i 30 euro di quota e di partecipare ad un lavaggio auto per raccimolare altri soldi -io al massimo gli portavo la mia da lavare) ma sapendo bene che ho dei limiti evidenti (di sopportazione come di contenuti cattolici) ho rifiutato convinta.

Quello che mi dispiace è che perdiamo il venerdì "della discussione": ero curiosa.

 

Mi dispiacerebbe sospendere gli incontri perché vengono fuori post interessanti (!) e mi sembra essere anche un modo sensato per conoscere quel mondo più internamente possibile, però l'ultima volta ho seriamente pensato di morire lì tra Ponyo e Medjugorje.

Vedremo di seguire l'imperscrutabile volontà di dio comunque (amen).

26 aprile 2011
597 Frontiera lingua

La Pasqua è stata tanto meravigliosa che credo di desiderare, per l’anno prossimo, di fare l’agnello. Almeno di Pasqua ne soffri una, mica 22 come me.

 

Ieri sera, ieri notte meglio, credevo di aver maturato una sanissima e meravigliosa idea. Un’idea di quelle epocali, di quelle che stravolgono le vite umane: farmi un piercing sulla lingua.

Poi l’effetto del fumo è svanito e stamattina pur non essendosi completamente dissolta la mia idea (che fu) grandiosa, si è notevolmente tranquillizzata. Credo sia il motivo per cui i contratti (inclusi –e soprattutto matrimoniali) possono essere annullati quando lo hai firmato ubriaco o fatto.

 

L’idea comunque non è propriamente svanita, niente sospiri di sollievo.

In realtà è un’idea, una voglia, che conservo da parecchi anni. E questo, a giudicare da quello che non pensavo a 17-18-19 anni, credo sia il primo suggerimento per considerarla un’idea idiota e accantonarla.

Diciamo che ora lo posso fare mentre prima ovviamente non avrei potuto: ora la scelta è solo mia. La famiglia patriarcale è stata dismessa causa assenza ingiustificata dei membri, l’autorità materna è stata sconfitta grazie ad abili mezzi e non ho nemmeno fidanzati stile sicilia-antica a cui dover domandare un permesso.

Bè, quelli non li ho mai avuti, nonostante un po’ di “permesso”, se fa parte di un ruolo, non mi dispiacerebbe. Ma uomini che capiscono sfumature e confini di cose del genere sono abbastanza rari, o, sarei portata a dire se, e i se non li diciamo, impossibili.

E’ una digressione, ma mi fermo in tempo, tutti sereni.

 

Quindi è una scelta autonoma. E direi che siamo al secondo suggerimento: scegliere autonomamente per la

prima volta (o circa, vabbe’) e bucarsi la lingua forse è un poco discutibile.

 

Nonostante i buoni suggerimenti propendo per un farò. Un farò ipotetico e non certo e garantito per un motivo almeno: la credibilità personale.

 

Ora, lasciamo da parte “io non giudico una persona dal posto del suo piercing” (sicuri?) che mi pare un discorso abbastanza bello come “io non giudico per i gusti sessuali” ma che non tiene conto che poi Giovanardi le sue merdate le dice eccome.

 

Io mi chiedo: mi vedrei andare a teatro con un piercing in bocca? O anche: mi vedrei uscire con un tipo interessante avendo io un piercing in bocca?

Non che il mio futuro preveda teatri o tipi interessanti, per carità, oramai sono una monaca di clausura asessuata ovviamente, però nemmeno prevede, scherzi a parte, che non ce ne siano. Io farei fatica a portare a cena una con un piercing sulla lingua, fossi un uomo.

Oppure no?

Magari è una mia immaginazione. Mica mi disegno un drago sulla schiena, diamine. Un piercing sulla lingua non è che una puntina argentata, piccolissima se si ha buon gusto, che si vede e non si vede.

Mi piace per questo, perché si coglie appena, sempre a saperlo portare, mentre parli e non si coglie ad uno sguardo veloce ma ad una lettura attenta.

Sì, voglio essere un libro di testo.

 

(non mi dite quella del “dopo parlerai storta”, per cortesia!)

 

E poi se ne dicono parecchie sui baci.

Baciare una ragazza col piercing ha qualche punto in più su una qualsiasi lista “di esperienze fatte” (quelle cose che fanno le cretine che non hanno niente di meglio da fare che darsi punti per ogni porcheria –scusate, non è sempre così, è che io ne ho chiara in testa una di queste cretine!).

 

Il problema, esprimendolo in un linguaggio meno idiota, è che non vorrei segnare il mio corpo con qualcosa che segnerà anche il mio carattere/la mia personalità per gli altri. Succede anche senza sceglierlo, non vedo perché dovrei fare di peggio di quello che già la natura ha fatto per me.

Questo è il motivo ipotetico del mio farò.

 

Io voglio essere (parliamo di fisicamente) atea, sfigata, leggermente strana, esteticamente normale e con delle piccolissime particolarità visibili solo a persone attente, niente altro. Cioè, almeno se non posso essere Naomi Campbell chiaramente.

 

Amenità, lo so.

Avrei voluto scrivere di altro, lasciar scivolare ricordi qui per non tenerli sempre in mente io, ma non è il caso.

E, se non è il caso, chi sono io per farlo essere?

 

Ho concluso: rapida e indolore. A proposito di aghi.

31 marzo 2011
586 Decantare emozioni

La verità è che a noi umani non basta mai.

 

In una frase sola due errori: sto diventando meravigliosa.

Si chiama ironia. Ma in media la comprende 1 su 3. Statistiche a parte.

 

Non è la verità ma è la mia verità. E non è “a noi umani” ma è a me, LadyMarica.

Marica, perché oramai abbiamo iniziato a dividerci visto che quello che sembro, mi dicono, non sono, è nel suo mondo fatato, lasciatela perdere che è scocciante e irritante anche per me.

LadyMarica invece è più intelligente ma non solo, diciamo che è anche più filosofica.

In un concetto più semplice Marica è quella che sono, LadyMarica quella che ho scelto di essere, difetti compresi. La seconda è più detestabile della prima, questo è sicuro. Ma io la preferisco.

 

Ma questa è una variazione all’argomento del mio post, e le variazioni sono colpa di Marica, abbastanza spesso.

Dicevo che all’essere umano non basta mai, ma ho quasi perso il filo.

 

Per esempio.

Si inizia desiderando un solo bacio. E si ottiene.

Si continua desiderando di scendere (su questo verbo si apra la psicanalisi intera!) oltre. E si ottiene anche quello.

E poi, visto che pensavi quello essere il massimo del desiderio (con i dovuti continui) rimani male, malissimo, perché ti scopri a desiderare ancora altro.

Un'altra cosa ancora, stavolta. Una specie di “di più”, ma qualcuno la considererebbe una sciocchezza in confronto a quello che desideravi prima.

 

Ho un ragionamento corretto e vorrei esporlo. Per me soprattutto.

Il per sempre non esiste, viviamo in un mondo in continuo cambiamento ed è proprio il cambiamento a rendere questo mondo interessante. Spietato, certo, ma emozionante.

E se incroci una strada particolarmente distante dalla tua non puoi, non veramente, pensare di poter significare qualcosa per quella strada. Intanto perché le strade non provano niente, almeno in occidente, e poi perché anche se la strada fosse una metafora per indicare un essere umano tu dovresti ricordarti quanta distanza non percorribile c’è tra di voi.

 

Volete che faccia gli esempi con degli animali? No perché è vero che sono esplicativi ma anche molto infelici. Niente esempio con gli animali, su. Parliamo di una differenza considerevole di anni, così non facciamo torti a nessuno e non massacriamo la privacy.

Prendiamo il caso di una donna, di una certa età, che ha compiuto un determinato tragitto, che ha vissuto determinate cose, che ha fatto determinate mosse, e che, incrocia la strada di un ragazzino giovane, inesperto (che con “dolce” non so quanto centri, detto tra noi, in realtà credo sia solo stupido) di cui magari la colpisce, a lei, una parte, magari una tendenza, ma non facciamo i cinici, magari anche un po’ la personalità (questa l’ha aggiunta Marica, che è pregata, invece, di tacere!)

 

No, non mi sono data alla pedofilia. Invece di far i simpatici fatemi continuare!

 

Quello che sia la donna matura sia il ragazzino sanno è che tutto questo non è, forse stavolta veramente, reale. Lei va a dormire con un altro uomo e lui va al cinema con altre ragazze.

Nessuno dei due è in cattiva fede o insensibile o altro, anzi, forse entrambi si vogliono addirittura bene.

Lui sta facendo un’esperienza importante nella sua vita. E lei forse sta ricordando cose che non ricordava. Sapori nuovi per entrambi in un certo senso.

Solo che poi lui la guarda andare via. Lei non si volta neanche, perché sa che non c’è tempo per voltarsi, e lui rimane a fissarla dalla finestra (lei questo non lo sapeva), la guarda andare via con la macchina e un sacchetto e forse la guarda prendere dei fazzoletti, di quelli umidi per lavarsi le mani e pensa, anzi lo sa, che servono per cancellare l’odore di lui.

E pensa giusto.

 

Il punto è che non è razionale, l’ultimo passaggio dico. Il dispiacere per non far parte della sua vita è stupido, il ragazzino era stato avvertito prima, molto prima. E da se stesso per di più. E di certo non ha intenzione di farne una colpa a nessuno. Quello che a lui dovrebbe bastare si trova nel momento, nell’istante. Nessuno ha il diritto di chiedere cosa succederà domani a nessun’altro (forse nemmeno a se stesso?), nessuno ha il diritto di dire “non cambiare mai” all’altro, nessuno ha il potere di fissare un sentimento nel tempo, nessuno ha il diritto di chiedere garanzie. Le persone si differenziano in questo dagli elettrodomestici, non sono garantiti. Non ci si può fare nulla. E se qualcuno si illude di avere una cosa per sempre, avrà tra le mani una lunga illusione, ma appunto solo quella.

Ed è meglio un pezzetto di quasi verità che un’infinita illusione.

 

Il ragazzo le sa tutte queste cose, io gliele dico sempre, però poi al momento in cui servirebbero se le dimentica e si lascia leggermente ferire da lei che sembra andare sempre tutta d’un pezzo.

Io la invidio parecchio devo dire, vorrei arrivare a saper gestire tutto così. E non si tratta di essere freddi, lei non lo è per niente, stando a quello che si racconta, si tratta di riuscire a staccare i momenti, di viverne alcuni e poi sospendere quelli, congelarli, per viverne altri. Si tratta di obliare. Che è un verbo bellissimo.

 

Il punto è che a quel ragazzo, ma in effetti questo succede, come sopra, anche a me, non basta aver l’emozione di oggi, vorrebbe poter conservare l’emozione anche per domani, vorrebbe come firmare un accordo che preveda il “congelare un chilo di emozione fresca per non doverne comprare il mese prossimo”.

Qualcuno ha detto che tutto ciò ricorda l’idea che sta dietro al matrimonio?

Appunto! Lo dicevo io, non si può pensare in questi termini è assurdo, irreale, poco intelligente e poco logico.

 

Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti per un’oretta senza giudizi.

Una volta avevo questo blog che poteva farlo, adesso anche questo blog pesa dei miei errori e anche dei miei buoni risultati.

15 febbraio 2011
568 Veleno

All'alba dei miei ventidue anni (anche se alba non è) sono arrivata a una considerazione su me stessa: sono diventata una vecchietta cattiva che brontola e si lamenta del governo, del tempo e della sanità.

 

No perché del tempo mi lamento costantemente (non in questi giorni perfetti ma a dire il vero mi lamento spesso), del governo non mi lamento ma mi dolgo e della sanità non mi lamento ma solo perché mi tengo a debita distanza.

 

Però certe volte la incontro, la sanità, e allora ecco, succede che ci odiamo profondamente.

 

Ho intenzione di straparlare delle infermiere.

Vabbe' non di tutte, di quelle che non sanno cosa significa l'umanità, di quelle che si divertono a giocare a dio per quel minimo di potere che hanno, di quelle che non capiscono un accidenti di niente. Non di tutte, solo delle classiche infermiere antipatiche, perché in qualsiasi reparto una la trovi.

Io ne ho trovate, oggi, parecchie, ma sì sa, io sono stronza e prevenuta.

 

Ora non venitemi a dire che fanno il loro lavoro, che devono essere rigide per la salvaguardia delle regole civili e dei malati perché questa solfa ha stancato anche i muri. Un conto è essere serie, rigide conservando umanità (o la logica di come si dovrebbe agire. Bisognerebbe ricordarsi, se non c’è umanità, che non si fa un lavoro come vendere pesci, con ogni rispetto, si fa un lavoro che ha a che fare con le persone, con i loro corpi, con i loro bisogni, con le loro debolezze) un conto è essere acide e divertirsi a fare il dio limitato.

 

Stamattina la msdc (mezza specie di cugina) doveva recarsi in ospedale per il cesareo programmato. Per farvela proprio brevissima siamo arrivati alle 9 e fino alle 14 non le hanno dato nemmeno un letto. Pareva uno di quei film il cui la protagonista con 7 figli per mano cerca un posto in cui partorire l'ultimo. Uno di quei film ambientati a Napoli.

 

Poi la portano in sala operatoria.

Due e mezza circa.

La ragazza prima di lei è risalita e tutti i parenti sono entrati a vedere il bambino appena nato.

Funziona così al reparto, mi spiegano: la famiglia che aspettava può vedere il bambino (qualsiasi ora sia) e poi esce e aspetta l’orario di visita per vedere la madre.

 

Io e mia zia (madre della msdc) aspettiamo in corridoio mentre il marito della msdc è entrato in sala operatoria.

Aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo.

Poi un’infermiera gentilissima, l’eccezione del reparto, pare, si affaccia nel corridoio, ci dice che è nato e che possiamo, volendo, affacciarci a guardarlo.

Abbastanza felici io e mia zia entriamo nel reparto dirette al nido. Un’altra infermiera, la biondina che dice amore anche alle porte, ci ferma chiedendoci con il tono che immaginate dove crediamo di andare. Spieghiamo la situazione, spighiamo che ci ha chiamate l’altra infermiera e lei, perché se uno è stronzo non gli puoi dire che è stupidino (cit), perché è stronza ci ricaccia fuori dicendo che manca un’ora per l’orario di visite.

 

Ora, aspettare mezz’ora in più, mezz’ora in meno dopo nove mesi non è un grande sacrificio, per me almeno certamente. Ed io avrei capito se nel reparto avessero avuto questa regola (mi pare anche abbastanza giusto, per le degenti, non avere gente che passeggia ogni secondo) ma l’adozione di due modi differenti di agire, l’imposizione idiota e senza motivazione alcuna, il gusto di comando che ho percepito nell’infermiera, mi hanno leggermente inacidita.

Non ho detto nulla perché infondo la msdc deve restare qualche giorno lì e quindi litigare con chi poi le dovrà mettere le mani addosso (scusate la brutalità della cosa. Potevo dire “praticare le medicazioni”) non mi sembrava una buona idea. Questo anche se avrei voluto sottolinearle come, secondo me, il personale medico dovrebbe essere costituito da persone psicologicamente stabili e non da deviati con l’ossessione del potere e il fallimento programmato.

 

Ma questa è solo una parte della mia incazzatura di oggi.

 

Quindi ho aspettato fino all’orario di entrata, poi sono entrata: ho dato uno sguardo al bambino dal vetro e sono andata dalla msdc.

Lei stava bene. Abbiamo parlato, poi sono venuti parenti, amici, fiori, palloncini. Tutto a posto, tutto tranquillo tanto che ero pronta a perdonare tutto il reparto per i loro modi della mattina.

Siamo rimasti sereni aspettando che il bimbo fosse portato in camera dalla madre, come consuetudine. Avevano detto alle 18 ma niente. Alle 19 ancora niente. Ma noi, tutti noi, pensavamo ci fossero tante nascite e ci volesse tempo per controllarli. Ripeto eravamo sereni che al massimo l’avremmo visto il giorno dopo. Tanto sereni che alcuni di noi (eravamo tanti) sono tornati a casa. Io sono rimasta ancora un po’, sperando di vederlo e di parlare ancora un po’ con la msdc.

 

Alle 19 arriva la pediatra in camera dalla msdc.

Chiede alla msdc e suo marito se io e la nonna del ragazzino possiamo ascoltare o se non è meglio farci uscire. Lo dice come se dovesse comunicare chissà cosa. Ovviamente restiamo. La pediatra inizia con la voce della morte a raccontarci come il bambino non respiri (l’espressione “non respiri” da cos’altro deve essere seguita se non da preoccupazione generale?), ci sia un problema ai polmoni, acqua precisamente, colpa della nascita fatta prima ecc

Alle domande “ma è grave?” lei non risponde no e nemmeno sì, lasciandoti pensare il peggio del peggio e dicendo solo che nell’incubatrice ossigenato i parametri sono perfetti.

 

Forse noi non me ce ne intendiamo, anzi sicuramente, ma ci siamo preoccupati sul serio tutti. Dai modi della pediatra, dall’evasività delle risposte, non so.

Fatto sta che msdc non può vedere il bambino (essendo allettata) ed è visibilmente (e ovviamente) preoccupata. Il marito della msdc esce dalla stanza e va a carpire altre informazioni attraverso il vetro. Io, inutile massima, mi offro di fare la spola un pochino tra il vetro e la msdc per aggiornarla di quello che i medici dicono.

La cosa si alleggerisce ben presto.

Il bambino deve stare nell’incubatrice con una flebo attaccata sulla pancia ma pare (ha detto un altro medico) sia una cosa comune, superabile in due o tre giorni. Ovviamente più notizie riesco a portare alla msdc più lei, per quanto possibile, si rasserena.

 

Questo dura fino alle 20 circa, orario di uscita.

Per uscire io uscirei solo che il marito della msdc è dentro dal bambino e lei è ovviamente preoccupata, quindi io penso, nella mia assoluta idiozia, che se spiego all’infermiera il problema lei mi dirà che posso tranquillamente rimanere (è tempo di 10 minuti, il marito della msdc sarebbe uscito di lì a poco dalla stanza con i bambini) o che, al massimo, io posso aspettare fuori (io capisco tutte le esigenze di un reparto, posso giurare) e si occuperà lei di buttare un occhio, di portarle qualche notizia o di far tornare il marito dalla msdc poi alla fine di tutto. Invece la stronza (suvvia, è stronza sul serio!) mi prende in giro, con un sorrisetto e un accento romano da vomito mi dice: “emmo ce servi tu!”. Io con assoluta gentilezza provo a ripeterle che io esco volentieri, solo che se le danno qualche notizia esco anche con tranquillità e lei mi risponde che tanto tutte sono agitate.

“No, pezza di oca, le altre donne hanno il figlio vicino, da tutto il giorno e fino alla sera, lei non si può alzare e solo un’ora fa le hanno detto con toni isterici che suo figlio non respira (perché solo quello registra la mente nonostante tutte le rassicurazioni possibili), non è agitata come le altre”. Non dico nulla, sorrido, saluto ed esco. Perché io sono educata ma molto di più sono fessa.

 

Lo so, voi crederete che ogni paziente creda di essere quello con più diritti e che le infermiere ci sono a posta per aiutare tutto il reparto e non solo il singolo. Ed io non potrei essere più d’accordo però bisogna sempre ricordarsi che trattare tutti allo stesso modo non equivale a dare a tutti le stesse possibilità o lo stesso, in questo caso, trattamento. E’ come se uno ricco pagasse le stesse tasse di uno povero. Io credo che sarebbe stato giusto per qualsiasi donna avere informazioni sul figlio dopo notizie del genere. Se avessero dato la notizia prima avremmo avuto più tempo per parlarne, capire, conoscere, ma così, lasciarla lì senza poterlo vedere e senza nessuno per raccontarti mi sembra veramente incivile, cattivo e anche di più idota.

 

Sono una vecchietta che si lamenta della sanità, okay. Però ho ancora l’età per flirtare con operai (sì, fanno anche i lavori attualmente) dalle mani forti che possano strozzare qualche brutto soggetto.

7 gennaio 2011
547 Salamina
Una notte d'amore è un post scritto in meno (semi-cit.)
 
Intanto che vi sedete cerco la ripresa dal punto che non ho messo.
E' che non scrivi oggi, non scrivi domani, alla fine ti dimentichi di quello che stavi dicendo, fosse anche niente.
O di come lo stavi dicendo, fosse anche male.
 
Fingiamo che il punto fosse alla fine dell'anno scorso, ovvero a pochi giorni fa, almeno occupo qualche riga con "l'anno è iniziato".
 
Quindi l'anno è iniziato insolito e, nonostante un po' di tristezza immotivata mi si sia seduta sul cuscino attualmente, anche piuttosto decentemente. Intanto non ho vomitato la cena e questo, ultimamente, è un glorioso passo avanti. Non mi sono fatta di cannabis come avrei voluto, ma poco importa. In mezzo c'è stata anche Salerno: bella e ancora illuminata, mentre finge che Natale non sia arrivato. 
 
Il vicino di casa, sempre a Salerno, invece, ha proprio smarrito il senno: ha una badante che non riconosce una sera sì e l'altra anche e la sbatte fuori di casa una sera sì e un'altra anche. E' facile quindi trovare la poverina a congelare sulle scale in attesa che il vecchio si decida ad aprirle. Quel che è assurdo è che ieri il vecchietto si nascondeva per sorprenderla mentre saliva le scale per bussargli di nuovo. Alla fine (di quella sera almeno!) è arrivato il nipote che ha convinto il vecchio a tener la badante "solo per questa notte".
E "solo per quella notte" si ripete da anni.
 
Salamina, il titolo, è venuto fuori pensando alla maratona di ultimi avvenimenti che mi si catapultano addosso. Tanto per sottolineare che la mia testa viaggia per canali tutti suoi. 
 
Niente, ho finito.
O, io preferisco, non ho ancora iniziato veramente.
 
E questo è un post di merda, salvando il titolo a cui sono affezionata (ho preso un dieci a un compito di storia, o robe del genere!) però per avere qualcosa di meglio bisogna lasciar passare il finesettimana.
Anche se non specificherò di quale anno (msdc docet).
31 dicembre 2010
545 Annali
Aria di crisi tra noi, questo è il problema.
E la crisi destabilizza la coppia, ma anche soltanto me. Anche perché io e lui siamo legati, esattamente come fossimo una persona sola, più precisamente come fossimo solo me.
 
Le crisi succedono a tutte le coppie, certo, però poi qualcuno cerca di non buttare al vento tutto, soprattutto se quel tutto dura da due anni. E' più facile se si è in due a cercare di superare che se si impegna solo uno. Se poi quell'uno sono io, "addio ai monti". Anche perché io non so da dove iniziare, non so qual'è il problema tra noi, non so per quale ragione è successo.
Ci siamo antipatici ultimamente tutto qui.
Per come reagisco io, preferirei ignorarlo, semplicemente, in attesa di tempi migliori, in attesa di aver pensato a tutto, in attesa di aver fatto due conti. Ma lui insiste e dice che non si è mai visto che non scriviamo due righe per la fine e l'inizio di un anno.
 
A me non va di scrivere, perché per scrivere devo parlarci e a lui non va di non scrivere. E forse non va nemmeno a me. Quanto è complicato.
Quindi alla fine ho deciso di dire che io e il mio blog (o io e ladymarica più precisamente, almeno credo) siamo in crisi però entrambi ci teniamo a scrivere qualche cosa su un anno che si chiude e uno che si apre, a farvi gli auguri e a montare tutto a neve con un po' di cinismo.
Scusate ho le metafore storte.
 
Non cambierà niente se non la data, questo è fondamentale dirlo.
Le cose succedono e vanno male e poi vanno bene e poi ritornano ad andare male, l'anno non porta niente, l'anno è solo un modo per prendersela con qualcuno che non siamo noi stessi o la nostra sfortuna.
L'anno nuovo non salute, soldi, sanità e santità.
Non sesso.
Non gioai e letizia.
Nemmeno Gioia e Letizia nude, come dicono messaggi benauguranti stantii.
 
Non voglio fare la pessimista anzi l'anno nuovo ha il grandissimo pregio di poter essere ben iniziato e se uno ben inizia poi può anche permettersi che un po' di sfortuna gli rovini i piani. Questo io festeggio del nuovo anno, un altro inizio. Come aprire una nuova confezione di cereali e gettare la scatola quasi finita di quelli vecchi. No, perché facciamo che sono cereali con pezzi di cioccolato, è possibile che qualcuno abbia cercato solo i pezzi di cioccolato lasciando i cereali. Se apri la scatola nuova , invece, il rischio non c'è, ecco. Hai la possibilità di pescacare, senza imbrogli però, anche un po' di cioccolato. Poi la sfortuna è sfortuna però parti con la probabilità intatta.
Non è una grande cosa e sarebbe meglio poter pensare che l'undici è il nostro numero fortunato e ci andrà tutto massimamente bene però non è così e saperlo accettare in anticipo è un altra grande fortuna.
Come il morire, il fatto che le persone moriranno e il fatto di essere il nulla cosmico, è triste però è meglio che farsi illudere.
 
Ecco, e dopo questo bellissimo e allegrissimo post spero non passerete la serata a suicidarvi in massa facendomelo notare il giorno dopo (non facciamo domande). Se vi può tirar su il morale è da questa mattina che cucino e credo di dover buttar via tutto perché "da qualche parte devo aver sbagliato". Mangeremo tanto amore stasera. E va bene così.

Buona fine e buon inizio.

23 novembre 2010
525 Homo Sapiens

Ho stabilito di non riuscire a comprendere le c.d. tecniche di corteggiamento maschile.

Appunto così dette, ma non da me, da altri uomini che mi spiegano essere tali quelli che io ho pensato, e ancora penso, essere insulti e modi per svalutare persone.

 

E non mi riferisco al masiniano “bella stronza”: quello è in un insulto anche se fa riferimento all’estetica.

No, mi riferisco a frasi, dette per caso, o volutamente, a comportamenti, a sguardi.

Come quello che in mezzo al traffico ti taglia la strada e poi ti sorride.

La mia interpretazione: “è uno di quei soggetti che pensa, sul serio, che portar la macchina abbia un maggior successo negli esseri che dispongono di spermatozoi. Quindi mi sorride, tanto per canzonarmi”.

L’interpretazione del mio amico che spiega gli uomini: “forse ti voleva chiedere di sposarlo”.

 

Insomma, la teoria di questo maschio che spiega gli altri maschi, in risposta ai miei racconti di uomini che mi fanno sentire come fossi idiota è un’inferenza deduttiva, e precisamente:

tutti i soggetti a ti trattano male per provarci

tutti i  soggetti b ti trattano bene per provarci

tutto il mondo si divide in soggetti a e soggetti b

tutto il mondo ci prova.

 

Cavoli, e tutti con me ci provano?

Devono essere messi peggio di quel che credevo nel mondo.

 

Ma non è che questo pensare, e dire, che tutti ci provino con me è esso stesso un dire che comporta un provarci?

 

Tanto per non smentirmi viene fuori, cinque minuti dopo, una lista dei motivi che un’ipotetica persona dovrebbe avere per “voler provarci con me”.

 

Sintetizziamo dicendo che variano dal “mi piace sentirti ridere” (e questa farebbe concorrenza anche a Moccia) a “il tuo profumo mi rimane addosso per molto” (certo, ma non dipende da me: dipende dal profumo!). L’unica cosa da precisare è che qualsiasi cosa abbia detto naturalmente non è vera.

 

Comunque, finiti di elencare i pro (mentre io dicevo “lascia perdere”, anche se debolmente –è bello farsi elencare i pregi che non esistono!) gli ho fatto notare che mancava l’unica cosa che speravo, veramente, un uomo addurrebbe come "motivazione per stare con me" (perché siamo persone razionali e ci piace argomentare!).

 

Che sono ironica, simpatica e scrivo bene, in poche parole, me lo diceva anche la mia professora al liceo, la differenza dovrebbe essere che ad un uomo, che vuole stare con me, vorrei, come prima cosa in assoluto, far venire una voglia pazzesca di fare sesso.

 

Scusate, ma come si possono elencare i pregi dello stare con una persona se la prima cosa che ti viene in mente non è “farci sesso possibilmente per tutta la vita”? Perché la conversazione potrebbe anche essere brillante per tutta la vita, ma dubito che possa bastare proprio per tutta, tutta.

 

Comunque gli faccio notare, passando intelligentemente dal generale al particolare, che quindi non sono la donna per lui visto che non "mi desidera" (!) nemmeno lontanamente. Lui mi risponde che non è “il tipo” che queste cose le dice (e non avrebbe tutti i torti nel non dirle, certe cose si fanno, al massimo) e che per lui non è così primario parlarne, che solo maschi insicuri parlano tanto di sesso e ne fanno poco. Io gli ricordo che tempo fa gli avevo chiesto, sempre nella mia illusione di riuscire a capire gli uomini, almeno su ciò che “amano”, che cosa lo colpiva di una donna, ad esempio, che cosa ricordava, per prima cosa, di Belen.

Poi gli ricordo anche che lui, senza esitare, aveva risposto “le gambe”.

 

Non mi pare una risposta di uno che al sesso ci pensa poco, ecco.

Si potevano dire gli occhi, tanto per fare un esempio.

 

Lui risponde, cito testualmente: “ma certo, perché ha le gambe storte e quindi cammina male”.

 

Certo, certo.

Anche io ricordo lo sguardo di Banderas perché è leggermente strabico.

O meglio ancora ricordo il pene di Siffredi per qualche strana malformazione che lo rende così, boh, come si può dire?

Così enorme, ecco.

26 ottobre 2010
510 [stranezze] Ammazza la vecchia (col gas?)

La vecchia signora, vicina di casa, ha tanti soldi.

Questa è l’unica cosa che ho sempre saputo di lei.

Non l’ho appreso, non coscientemente: è quel tipo di informazione che ha la stessa innatezza del sapere che il sole sorgerà anche domani.

 

Si racconta che suo padre ai tempi del fascismo avesse accumulato lingotti d’oro probabilmente foderati di pelle umana.

 

Oro rosso.

O anche macchiato di sangue.

Soldi sporchi e che quindi, secondo un’illusione naturale (ma “naturale” lo dico io) prima o poi si sarebbero dovuti scontare.

Insomma, se non in questa vita in una prossima.

O al massimo all’inferno.

 

La signora, dicono le altre signore, avrebbe dovuto…

Boh.

Forse renderli (a chi?), darli in beneficenza, costruirci un altare.

Io dico che la signora ha fatto l’unica cosa naturale che ci si poteva fare, soprattutto se lei non ha ucciso nessuno. Deprecabile il padre per carità, ma umanamente parlando, non è giusto che poveri lingotti d’oro, innocenti anche dal peccato originale, vengano abbandonati rischiando di finire in giri poco raccomandabili (prostituzione, droga, sfruttamento).

 

Oltre il problema della ricchezza disonesta (vabbe’, problema), come tutte le persone ricche (o almeno così è bello raccontare), la signora soffre di tirchieria galoppante.

E’ una donna sola (suo marito è morto otto anni fa e non ha figli) “non può mica portarsi i soldi nella tomba!” (le sentite anche voi le altre vecchiette?).

Pare, e ne dico una per tutte, che se si fa una moca di caffè (si dice così?) da due tazzine, congeli il caffè che non beve per utilizzarlo poi. Ma non consuma di più utilizzando la corrente elettrica per congelamento e scongelamento che rifacendosi il caffè?

Per non parlare del guadagno gustativo.

Ma tantè.

 

Io non credo a nessuna delle storie.

O meglio, ci credo, in via generale, ma capisco quanto le voci si ingrossino facilmente.

 

Quello che me la rende molto nociva è tutt’altro (bè, difficilmente potrebbero essere i soldi!).

Per esempio è sorda, tanto sorda che il suo telefono lo sento anche io, da un’altra casa.

Ed è cieca, tanto che mi dice sempre che sono molto bella.

Ora, a parte la mia risaputa auto-simpatia (sorriso di convincimento) è cieca veramente.

Mi dice sempre di non vedere nemmeno la strada quando cammina ed io, sul serio, sono preoccupata sul come vada in giro. Per lei ma anche per gli altri: prende a borsettate "immigrati" (si può dire che abbia una preferenza!) a cui è sbattuta contro perché pensa che la stupreranno (desideri incosci?). E me lo racconta anche.

Sono molto preoccupara, almeno finché non mi dimentico.

 

Quando sono all’università (e dormo nella casa vicina alla casa della signora -S. Paolo per capirci-) cerco sempre di aggirarmi sul pianerottolo limitatamente e di girare quanto più velocemente possibile la chiave nella toppa in modo da non essere intercettata dalla vecchia.

 

Oh, sarà sorda e cieca, ma mi becca sempre.

 

Oggi poi aveva voglia di chiacchierare.

Quindi non solo mi ha fermata, si è anche auto-invitata dentro e si è comodamente seduta davanti i miei libri e il mio pc. Dopo chiacchiere inutili su cose che so bene, ma che ho finto di non sapere per lasciarla parlare (perché sono modellabile come il pongo e so sempre bene quello che uno vuole leggermi addosso) apre la borsa e tira fuori uno stupefacente regalo per me: una lattina di coca-cola.

 

Non ho 11 anni. E se voglio la coca-cola me la compro.

Non bevo coca-cola a meno che non abbia scritto zero da qualche parte (perché sono una persona triste).

E se proprio vuole farmi un regalo potrebbe intestarmi casa sua invece di lasciarla (spero di aver capito male) alla chiesa.

 

A loro non serve, a me invece sì.

Certo, perché io sfondo la parete che divide le due case e faccio un super mega attico.

(poi vi invito a festeggiare, certo)

 

Vabbe’, ovviamente crepata la vecchia.

 

(no, non è un'immagine rappresentante LadyMarica!)

4 ottobre 2010
497 Comici no

Se dipendesse da me, e da me non dipende, metterei gli sproloqui sulla comicità, non comici (quello che state per leggere sorpassando queste righe), nella filosofia estetica. Infondo il far ridere deve rispondere ad un requisito molto simile alla bellezza: la comicità. Si potrebbe dire che l’uno è esclusivamente fisico e l’atro esclusivamente mentale ma in realtà, io credo, nessuno dei due può essere visto da chi non sa vederlo. Ergo non sono “requisiti” (nessuno dei due!) del vedere.

 

Diciamo che la mia riflessione nasce dalla presa visione di un altro programma mediaset (dopo zelig) studiato per “far ridere” e che manca completamente di comicità: Colorado. Come le ragazze che scendono le scale di uomini e donne (o altro. Vabbe’, dico il programma più noto): sono studiate per piacere ma mancano di bellezza. Sono belle, senza che questo c’entri un fico secco con la bellezza (quella kantiana, quella dell’uomo parte dell’immenso e molti eccetera).

 

Ma che Colorado non faccia ridere me io me lo aspetto anche, perché, lo sappiamo, manco del senso dell’umorismo (ma non di comicità), il problema sta nel fatto che faccia ridere qualcun altro.

 

“Hai una voglia sulla fronte, deve essere voglia di finocchio”.

 

Ma battute di questa dimensione chi dovrebbero far ridere? Un popolo abituato all’omofobia, al gay che è buffo con la gonna della mamma? Uomini veri a cui piace “la fica” (scusate, ma se non lo dico così non si coglie l’attacco al modo di vivere)?

E’ una (non) comicità fissata su stereotipi che io tenderei a sperare (quando sono ottimista) se non superati in via di superamento. Trovo inquietante, deprimente, anche fastidioso il vedere tutto quel pubblico seduto in prima fila a morire dal ridere.

Quasi mi fa infuriare: senza speranza, tanto il presente quanto il futuro.

Spero che siano pagati, questo sì, ma non credo.

 

Forse dipende dalla condizione emotiva di spensieratezza che certo mi manca come caratteristica generale della personalità (cosa ho detto?). In parole povere è difficile ridere quando sei acida e congelata internamente. Però c’è sempre il fatto (più che fatto proverbio) che il riso abbonda sulla bocca degli stolti. E non è poco vero solo perché è proverbiale.

 

Ma cosa fa ridere?

 

Giro su facebook e capito sulla bacheca di una ragazza nemmeno troppo stupida che condivide un link presentandocelo: “troppo simpaticaaa!!!”.

 

-signorina vuole un po’ di vino?

-no, mi fa male.

-le fa gonfiare le gambe?

-no, me le fa aprire.

 

Forse non me lo aspettavo e per questo mi ha stupito tanto. Cioè, al “troppo simpatica” io ho associato una cosetta stupida certo ma senza conclusioni del genere.

E sia, io ho una concezione di ciò che è opportuno piuttosto strana, ma la battuta che poteva essere (no, non poteva essere!) almeno ignorabile, messa in bocca a qualcuno che proprio non può dirla, diventa di cattivo gusto.

 

Certe volte grottesca persino.

Il grottesco ha una dimensione diversa, contiene comicità nonstante, a volte, non faccia ridere. In me prevale però, sulla comicità, sempre quel senso di “pena” che quella situazione comica mi fa provare. Come una vecchia in mezzo alla strada vestita da ragazzina, con una minigonna e trucco scuro. Sì, fa anche ridere volendo, ma con quel retrogusto amaro che mi fa venire in mente il fatto che quella donna non sa accettare il tempo che passa, se stessa e la sua inevitabile morte.

Risate amare, io non le amo, semplicemente perché mi ricordano che esiste la superficialità di chi non capisce quello che c’è dietro. E ride, ride, ride, ride.

 

Si pensa che ridere e far ridere sia facile ma non lo è per niente. Si corre il rischio di essere volgari, grotteschi, noiosi, o stupidi. E sono solo degenerazioni della comicità.

 

Niente, solo sproloqui, lo avevo detto.

Ho scritto questo post ieri notte, invece di dormire.

E c’è un perché.

Verso le 18, ieri, sono arrivata a S. Paolo (il luogo in cui dormo quando vado così presto all’università –perché sono viziata) e siccome, anche se persone cattive direbbero il contrario, non amo il disordine (a meno che non sia il mio) mi sono messa a sistemare tutto pensando che poi mi sarei fatta una doccia e sarei andata a dormire presto pensando a domani ma in un luogo completamente pulito.

Quindi ho sistemato qua e là le cose, rendendole non solo pulite ma incantevoli (perché ho il senso artistico!) poi ho deciso di aprire l’acqua calda.

In realtà ho aperto dell’acqua fredda che doveva diventare calda.

Ma non è successo.

Ho aspettato, aspettato, aspettatto fino a quando non ho capito che le cose non sarebbero cambiate (cioè incredibilmente tanto tempo dopo). Quindi ho deciso di pensare che potevo scaldare dell’acqua in una pentola, ma nonostante io alcuni giorni fumi persino mi accorgo subito di non avere un accendino in nessuna delle borse che ho portato.

Cacchio.

Ma dell’acqua fredda potrebbe mai fermare i miei piani?

Quindi ho fatto una doccia fredda, anzi gelata.

Non ho problemi perché nell’impianto LadyMarica c’è un’alta capacità di sopportazione su tutti i campi, escluso quello delle astinenze pure (e non sto cercando di scherzare, è una maledizione).

 

Comunque poi non sono riuscita a dormire perché chiunque abbia i capelli (soprattutto lunghi) sa bene che lavarli con l’acqua fredda significa, poveri cari, dare loro un colpo durissimo, che difficilmente potranno poi superare. Io l’ho fatto in nome di un’apparenza perlomeno pulita, ma ora mi sento un mostro (e con buone probabilità lo sono!).

 

No, se ve lo state chiedendo, non fa ridere nemmeno questo.

19 maggio 2010
418 Retrogusto amaro

Sono distrutta.

Pomeriggio faticoso per una che è abituata, al massimo delle sue forze, a sfogliare pagine di libri e/o battere i tasti della tastiera.

Ho buttato all’aria tutta la mia, disordinatissima, camera.

Non che adesso sia diventata ordinata, diciamo che il caos che disolito è appeso a librerie/mobili/letto adesso si trova per terra e chiede a gran voce di essere, perlomeno, salvato dal grande “buttare” che ci sarà a breve.

Già, perché più cose butti meno ne (ri)metti a posto.

Potrebbe diventare un motto, volendo.

 

Mia madre non lo capisce: gli artisti hanno bisogno di disordine.

Suvvia, aspettate almeno la riga successiva per darmi della presuntuosa.

Non gli Artisti, anche gli artisti.

O aspiranti tali.

O illusi tali.

Hanno bisogno di non vedere alcune cose e riscoprirle dopo.

Hanno bisogno di prospettive ammucchiate.

 

Sapete dei miei libri?

Insomma, io li tenevo tutti belli, disordinati, accatastati su file traballanti e su un’unica mensola.

Mia madre si mette in testa (i giorni che sono stata in ospedale, dopo anni e anni che non succedeva, è entrata in camera mia) che li sono “pericolosi”.

“Cultura pericolosa”, la solita solfa di chi non vuole il progresso e l’autodeterminazione dei popoli.

Quindi ieri, contro ogni mia volontà, mi sono lasciata portare ad Ikea, ad acquistare la libreria.

Almeno l’ho scelta: colore e forma eccellenti.

Mia cugina l’ha montata con la bravura di chi lo fa per mestiere (ma non è questo il caso).

Io non sarei stata in grado nemmeno di leggere le istruzioni nel verso giusto.

E non esagero.

 

Ora i libri sono lì, incarcerati in quegli scaffali, stretti dalla costrizione della “catalogazione”.

Sigh.

Li ho suddivisi in narrativa, letteratura, storici-attuali, classici, religione-filosofia, autori, harrypotter.

Letteratura non è propriamente una categoria.

Diciamo che lì ci sono quei libri che hanno fatto la storia.

Dante, Manzoni, Wilde, Dostoevskij, Tolstoj, Joyce, Flaubert, Verga, e me dolente Calvino.

Lo volevo mettere nell’ultimo scaffale.

Ultimo scaffale che contiene i libri “non-libri” cioè la roba a forma di libro che mi hanno regalato (prevalentemente) e che non è da considerarsi degna.

C’è pure un certo libro "erotico" (cit.), dalla dubbia provenienza che però mi fa sempre sorridere.

Cioè, anche sorridere.

Comunque poi ho dovuto ammettere che Calvino non è da ultimo scaffale.

E’ pur sempre un autore importante, anche se a me decisamente non piace.

Il Calvino in questione è poi Marcovaldo, che credo sia il peggior libro d’autore mai stato scritto.

Contradditemi, vi sfido!

 

Ma andiamo oltre Calvino.

La mia camera è piccola, mentre io accumulo molte cose.

Ogni fessura è quindi buona per infilarci dentro oggetti e dimenticarseli.

Ho ritrovato la carta d’identità per la quale ho fatto la denuncia qualche mese fa, ho trovato la dentiera della mia nonna defunta (sì, scherzo, ma nonci gurerei) e ho trovato degli spaghetti di gomma colorati con cui ero solita fare degli scooby doo.

Avete presente?

 

E ho ritrovato anche tanti ricordi.

 

A me i ricordi non piaccino.

“Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria” lo dice Francesca.

Da Rimini sembra, V canto, Dante.

“Regina, tu mi costringi a rinnovare un dolore inesprimibile” lo dice Enea.

Alla Didone che non può amare per questioni di “destino”.

 

Credevo che col tempo un po’ il dolore sarebbe diminuito, invece, rispetto ad un mese fa è aumentato.

Ogni sera sono convinta di sentirlo arrivare.

Ogni sera penso che lo stiamo aspettando.

Poi mi ricordo che non arriverà nessuno.

Che siamo solo in tre.

 

Se qualcuno un mese fa m’avesse detto: “starai peggio, lentamente” non c’avrei creduto.

Sto peggio.

L’assenza pesa.

E ogni notte prima di dormire ripenso a quegli ultimi momenti.

Mi fanno star male, mi dico: “Marica smettila”

Ma nel tempo che ci metto a formulare l’imperativo il ricordo ha già monopolizzato tutto.

Poi penso al tempo a cui ho rinunciato, credendo di averne altro, sempre altro, sempre eterno.

 

Vorrei avere la consolazione di una qualche “fede” che mi dica: “ti guarda da qualche parte”, “un giorno vi rivedrete”, “è felice” e, invece, io non lo penso, penso che non lo vedrò mai più, penso che lui non esista più.

Dolore in primis.

E poi la rabbia dei perché.

 

Ho finito, tranquilli.

Ci sono già abbastanza motivi per essere tristi, tenere un blog per piangerci (e far piangere) mi pare il retrogusto amaro del sadomaso.

 

Eh, il “mettere in ordine”!

Io l’avevo detto che può solo far male.

Nessuno mi dà mai retta!

 

Tanto per la cronaca, sempre meglio sofferenti e senza aldilà che bigotti-cristiani-repressi-omofobi (non che tutti i cristiani siano omofobi-bigotti-repressi eh, precisiamo,è la combinazione degli elementi a non andare).

 

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE