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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
27 aprile 2013
Mi ricordo del liceo. Al liceo esistono gruppi di specie umane geneticamente diverse. Funzionano meglio delle classi sociali chiuse e inconciliabili della società c.d. civile. Non c'è alcuna legge esplicita che indichi il corretto comportamento da seguire a questi gruppi separati e...

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24 gennaio 2012
Marica, fottiti
Ho una pagina pseudo culturale su fb. Molto pseudo.
E oggi ho raggiunto il massimo delle preferenze. Oggi perché ieri ho pubblicato una foto triste e superficialissima di 5 ragazzi, cinque c.d. bei ragazzi, mezzi nudi. Non apprezzo, in generale, chi taccia di superficialità il mondo così e poi fa la bella statuina. Però nella mia minuscola paginetta c’erano citazioni di Woody Allen che valevano, almeno tre volte, quei ragazzi. E pure il loro nudo.
Ma io sono disinteressata ai consensi quindi da domani ne pubblicherò solo di più. Di ragazzi nudi dico.

Oggi si apre la sezione invernale. Appelli. Non rispondere sarebbe sconveniente.
Mi ero promessa di non ridurmi più all’ultimo, mi ero giurata che stavolta mi sarei detta “non vedo l’ora di andare lì e confrontarmi con il docente”, mi ero detta che è tempo di superare questo panico improduttivo ritornando al panico produttivo delle interrogazioni scolastiche: bei tempi, l’adrenalina era al massimo e io, messa sotto pressione, davo il mio meglio.
E il mio meglio a volte era pure eccellente.

Mi sono persa nel passato. Dov’ero? Ah sì, facevo una lista, priva di numeretti, delle promesse che non ho mantenuto.
Mi sono ridotta all’ultimo (dieci giorni e meno oggi nove) e soprattutto non ho un briciolo di adrenalina al positivo: vorrei solo chiudere gli occhi e svegliami con il tutto alle spalle.
Questo significa che balbetterò come la solita incapace che sono ma potrei non essere.

Poi questo esame mi preoccupa particolarmente (anche questa non è propriamente un'esclusiva, siamo seri). Ho fatto troppe battute stupide sulla sensualità del professore per non ricordarmene mentre mi chiederà del problema del solipsismo in Strawson. E sapessi che diavolo è il solipsismo poi. Quello che so è che Strawson ha risolto i miei problemi di insonnia. Se mi boccia (leggi: prendo meno di 30 e lode) prometto solennemente (tanto per aumentare la pila delle mie promesse da marinaio) che lo informerò della cosa.

Superato Strawson, niente paura, devo sapere qualche concetto basilare di fisica quantistica, le implicazioni filosofiche e qualche miliardo di teorie su che "cos’è un oggetto" per mille miliardi di filosofi. Perché mi preoccupo tanto? Quanto vorrei fosse scritto.
E’ un esame che ho scelto di fare. Il corso è stato talmente bello che lo rifarei anche una trentina di volte: con un po’ di sfortuna realizzerò questo desiderio.

Intanto ho dato l’addio a tutte le mie voglie (cosa che mi rende più morta “emozionalmente” del solito) sostituendole tutte con una sola, dilagante, malefica, preoccupante, deliziosa voglia-prima: dire parolacce. “Si fotta” è la mia preferita. Si fotta Strawson. Si fotta l’esame. Si fotta questa ansia da apnea.

Materiale viscoso l’ansia però, scivola anche dietro i miei bei “si fotta”.

Intanto di notte, col silenzio bacchettone del ricordo del tempo in cui avevo tempo e non l’ho usato, ogni pagina studiata vale una sigaretta. Mi chiedo se con la mia laurea in filosofia potrò almeno ripagarci quanto speso di tabaccaio e mi rispondo anche: “fottiti e non perdere altro tempo”.

E mentre brucia lenta questa sigaretta, io un po’ di fretta ce l’ho (semi cit.).

18 gennaio 2011
553 Emmanuel (3)

Avete sofferto abbastanza, respirate, è l’ultimo giorno che vi costringo a questa roba.

Ultima parte.

 

Dicevo (nella puntata precedente) che finì con il non bastarmi quel solo rapporto di amicizia e così il 6 giugno 2006 (06-06-06: scelsi anche la data accurata, che deficiente -e due!) gli spiegai che non volevo imbrogliarlo più, che mi dispiaceva ma che io non potevo essere solo sua amica.

 

Altro esempio della mia deficienza unica. In realtà di questo tipo di deficienza un pochino ancora mi compiaccio: io sono leale (anche se tonta!).

Quindi io non gli chiesi “di mettersi con me”, mi sentivo un verme perché mentre lui mi dava un’amicizia disinteressata (ciao Marica!), completamente disinteressata, io gli davo i miei sporchi inganni.

 

Lui rispose qualcosa che aveva a che fare con amica e solo.

Ed io mi convinsi, serenamente, che avrei potuto far passare l’estate tranquillamente, per dimenticare.

 

Lo stesso pomeriggio lui mi telefonò per chiedermi se potevo interrogarlo per telefono, come se niente fosse.

 Il fatto non denota amicizia, intelligenza e maturità, il fatto denota bisogno.

 

Ma lui chiamò ed io feci un altro errore.

Mi comportai come se nulla fosse accaduto, perché era la soluzione che mi faceva meno male. E nei momenti in cui vacillava la mia voglia di frequentarlo, seppur non come volevo io, arrivava laPazza a spiegarmi di quanto Emmanuel fosse timido e ci mettesse tempo a dire le cose.

 

Ero stupida e non vedevo.

Ci sono cose che non vogliamo vedere, favole a cui preferiamo credere

E trallallero trallallà, sapete come continua questa solfa.

 

Lei aveva capito tutto di me ed io niente di lei, questa è la cosa che dell’intera storia, oggi, più mi sorprende.

 

Quindi tutto andò avanti.

Arrivammo alla completa “dimenticanza della dichiarazione”, tanto che Emmanuel mi parlava delle sue cotte e mi chiedeva persino come, secondo me, dovesse agire.

 

Io mi mangiavo il fegato, che mi ricresceva nella notte per poi poter essere mangiato il giorno dopo.

 

Poi ci fu la tragedia della festa di compleanno.

Lui è nato un giorno dopo di me.

E sua madre insisteva perché facessimo il compleanno insieme nonostante lui non volesse festeggiare. Lei mi parlava di fargli una festa a sorpresa ed io le dicevo di quanto fosse un’idea sbagliata visto che lui era stato chiarissimo.

Ma lei raramente mi ascoltava e più raramente ancora capiva. 

Pochi giorni prima del compleanno (del mio compleanno!) Emmanuel scoprì i piani della madre, la quale, per non litigare con il figlio disse che l’idea era stata mia e che io avevo insistito (ed io non sapevo nulla, avevo già organizzato tutto per quella famosa festa!).

 

Ma queste furono tutte cose che scoprii dopo, tanto dopo.

 

Emmuanuel non mi disse nulla, come non mi disse nulla nessuno.

Lui pensò fosse un mio tentativo di chissà fare cosa e le cose si raggelarono.

Venne a quel compleanno come un cubetto di ghiaccio si butta nella coca-cola, ma io, lì per lì, non ci feci troppo caso.

 

Il tutto continuò e si amplificò.

Lui mi chiamava rare volte (mentre prima lo faceva ogni giorno anche tre volte al giorno, anche per tutta la notte) ed io non capivo.

 

E lui aveva il diritto di chiamarmi come e quando voleva, ma forse io avevo il diritto, in un’amicizia, a sapere il perché di certe decisioni.

 

Finì con una brutta litigata, quando lui, senza una parola, senza spiegarmi, iniziò a ristudiare con Scozza (vi ricordate? La ragazza di cui parlava male con me).

Non solo riniziò a studiarci, ma venni a scoprire cose che non immaginavo, che non avevano mai smesso di frequentarsi completamente per dirne una.

O che in tutto quel tempo (due anni) Lapazza con me aveva sempre parlato male di quella famiglia mentre con loro aveva sempre mantenuto i contatti. Scoprii che Lapazza e la madre di Scozza erano amiche dalle elementari, che si frequentavano in chiesa e che uscivano tutti insieme.

Tutti, ripeto, comprensi Emmanuel e Scozza.

 

Scoprii in poche parole di essere stata un bellissimo argomento di conversazione tra le due genitrici: “che stupidotta quella ragazza, è innamorata di Emmanuel e gli dà ripetizioni per questo. Ma tanto noi sappiamo bene che Emmanuel è destinato a Scozza. Ahahah.”

 

Ho sentito frasi del genere nella mia testa per tutto il seguito dell’anno, dell’ultimo anno di liceo. E ovviamente non ho dispensato Emmanuel dagli insulti che meritava.

Ameba era il mio preferito.

Ma oggi capisco bene che gli insulti erano solo una prova della mia scottatura.

 

Io credevo in un mondo di buoni ed invece le persone per cui avrei dato tutto, o tanto, mi avevano tradita, e miserevolmente alle spalle, il mio punto era primariamente quello.

Troppa ladyoscar.

 

Vedete?

Io mi sto facendo passare da buona, sapevo sarebbe successo è il rischio di quando si raccontano litigi.

La verità è che sì Lapazza aveva macchinato, che sì forse Emmanuel non era stato troppo sincero con me ma è anche vero che se io non fossi caduta in quell’amore (che amore non era, era smania, come sempre), in quel rapporto che mi ero cercata escludendovi (abbastanza volontariamente) il male, niente sarebbe stato loro possibile.

La verità è che mi volevo cuocere e trovai una griglia rovente.

 

La mia più grande soddisfazione, da brava maligna, fu quando Emmanuel venne bocciato agli esami di maturità dopo che la cretina, io, smise di dargli ripetizioni, appunti e riassunti.

Mi sentii come se quel voto dicesse che senza di me lui era il nulla.

 

La mia soddisfazione sarebbe stata meno potente se non ci si fosse messa di mezzo anche la mia professoressa di greco, una donna che inspiegabilmente (anche se a greco ero una rapa) mi amava.

A Lapazza venne la bella idea di parlare, ai ricevimenti con i professori, di quanto la “serpe” (io) avesse distrutto l’emotività di Emmanuel (ah, pure!). Fu in uno di questi ricevimenti che la mia prof di greco la buttò fuori quasi gridando (sì, non era molto normale nemmeno lei, ma è stata un pezzo unico). A me venne raccontato in classe, direttamente dalla prof, anche davanti Emmanuel.

 

Non nego che agli esami, la prof di greco, a me chiese una cosa su cui eravamo d’accordo mentre ad Emmanuel chiese tutto l’opposto di quello che avevano concordato dicendo che si era dimenticata.

Non è stato giusto forse, ma non era giusto nemmeno parlar male di una alunna ai suoi professori durante i ricevimenti per una cosa personale.

Questa non è una giustificazione davanti ad una “scrupolosa morale” ma ai tempi ne risi profondamente.

(addio parte di Socrate!)

 

Non ho mai visto Lapazza andare così fuori di testa, balbettò che l’avrebbe denunciata.

Poi Emmanuel e la dantesca sorella finirono a scuola privata visto che in quella scuola non si sarebbero mai diplomati.

 

Credo che laPazza pianse amaramente il non aver aspettato almeno metà anno per rendermi erudita sulla verità. Più vittorioso ancora, nel mio scontro diretto con Emmanuel, fu quando ci trovammo entrambi davanti ai quadri e guardando i voti appesi ci fissammo.

Credo sorrisi e me ne andai.

 

Poi ovviamente ho pianto per altri tre mesi. Oggi credo che quell’esperienza sia una delle cose più preziose che io possieda.

 

Rimane solo, in conclusione, da stabilire se qualcuno di voi abiti o meno al sesto piano

(okay, faceva ridere solo la me sedicenne).

15 gennaio 2011
551 Emmanuel (1)

Nelle pubblicazioni di solito seguo la regola di evitare le cose a puntate perché è faticoso leggerle, perché si deve tener a mente roba, perché è scocciante. Ma questo sarebbe un post di cinque pagine che forse non rileggerei nemmeno io.

Quindi lo pubblicherò in tre puntate ma le posterò di seguito in modo che non risulti una roba troppo lunga. Dovrebbe essere scorrevole e spero piacevole, io l’ho scritto in due ore e spero con l'ironia e non con la penna.

Scusate.

**

 

Quando leggo le Love Koris, che sono racconti indicanti il prezzo che ogni donna paga per la propria cupidigia, in salsa nerd e con il lieto fine del Koris-degno-compare, come dice lei, mi viene sempre in mente la storia dell’Emmanuel, come l’ho rinominata pensando ad una famosa (forse per me) canzone cattolica.

 

Capire il grado di devastazione che la storia dell’Emmanuel portò nella mia esistenza è di vitale importanza, anche prima di leggere il racconto della storia.

 

Quando ho aperto questo blog, nei primi post (o circa), scrivevo:“quando ho aperto questo blog mi sono giurata di non parlare di lui e invece…

E invece ne parlavo ancora.

Questo è per chiarire la rilevanza storica degli avvenimenti in questione anche in tempi non lontanissimi. Stavo guarendo, per inciso.

 

Chi non ricorda quei primissimi post (credo oramai nessuno) ha perso una LadyMarica peggiore, e che io non rimpiango. Beato lui.

 

Il soggetto della storia lo chiamerò Emmanuel, nome che non si discosta molto dal reale in effetti (perché non sono mai stata brava con i nomi alternativi) ma dà anche quella collocazione biblica-cattolica alla faccenda.

 

Perché se dovessi scegliere il colmo per LadyMarica sarebbe quello di farla stare con un cattolico.

 

Facciamo una bella premessa: parlare male di qualcuno è molto facile, soprattutto se all’epoca ci “ha fatto del male”. Ed è facile far passare cose come se io fossi la buona e lui il cattivo. Mi sento tanto in pace con quel periodo della mia vita che senza alcun problema vi invito a valutare che sto raccontando io, che, all’epoca 17enne, avvertivo tutto come “morsi” atroci al collo.

Io ero stupida (e conservo un qualche grado ancora oggi) e lui una persona pessima (ma aveva 17 anni anche lui!).

Quindi io prima di iniziare ben lo dico che la prima colpevole sono senza dubbio io, almeno per il mio grado di beata inconsapevolezza.

 

Questo, e la completa assenza di rancore o di interesse per la passata faccenda, non mi faranno ovviamente dismettere il mio proposito iniziale: distruggerlo verbalmente.

Ma con tanta infinità bontà.

 

Inizio.

Emmanuel ed io ci siamo conosciuti al liceo.

A dire il vero ci siamo ignorati per due anni precisi pur vivendo nella stessa classe.

Significherà forse che non dei miei occhi fatati si innamorò?

Non ci voleva un saggio.

 

Poi, durante un collettivo, cioè una riunione di classe che io presiedevo (non so se vi ho mai parlato del mio fare la rappresentante di classe, vabbe’), mentre si parlava di cose importanti come la mancanza di carta igienica nei bagni e di gessetti colorati nell’aula, Emmanuel pronunciò la frase rimasta negli annali: “scusate, ma qualcuno abita al sesto piano?”

Lui abitava al sesto piano ed era lacerato dallo stringato dubbio se altri condividessero questo destino con lui o meno.

 

Io lo trovai divertente, quando invece la definizione corretta era un’altra.

Da quel momento fu come se l’avessi visto la prima volta, come se fosse entrato in aula quel giorno, prima, per me, era un dettaglio tanto ininfluente quanto l’appendi abiti.

 

Forse un mese dopo io decisi di fargli capire la mia amicizia. E scelsi il modo migliore, forse l’unico per interessarlo veramente: quando venne chiamato all’interrogazione sul Giardino dei Finzi-Contini di Bassani presi il suo posto.

A onor del vero quel libro mi era piaciuto e presi otto.

 

Eravamo arrivati, tra un passo e l’altro di Giava, al terzo anno.

 

E forse un mese dopo lui mi portò a casa da sua madre.

 

Ovviamente io pensavo a lui in quel certo modo mentre lui probabilissimamente non pensava proprio a me.

 

(E quel probabilissimamente è lì per preservare un po’ di dignità, esatto, solo per quelllo!)

 

Mi consolo pensando che è un tratto piuttosto tipico.

Lei, la secchiona di turno, pensa che lui, lo strafico del caso, si stia innamorando del suo cervello. Peccato solo che io non fossi la secchiona (brava sì, ma più che altro simpatica. Persino ai professori) e lui non fosse (per nulla) strafico.

 

Questo però non cambia la conclusione, vale a dire il momento in cui la secchiona (io) si rende conto che lo strafico (lui) si è innamorato solo del nuovo comodo mezzo di studio (i miei bei riassunti).

 

Questa però è una consapevolezza che realizzai parecchie sofferenze e film dopo.

 

Facciamo un passo indietro.

Prima di essere mio (nel senso di cui al grassetto sopra) Emmanuel era stato di un'altra.

Una ragazza che con tutta la simpatia del mondo in classe chiamavamo Scozza, tanto per intenderci sui gradi di bellezza.

 

Scozza ed Emmanuel, tanto per dar chiarezza alla chiarezza, avevano lo stesso grado di amicizia che dopo la famosa frase sul sesto piano io ebbi con lui.

Lei sperava, lui sembrava.

 

La nostra mente vede quello che vogliamo vedere.

Voi vedete di me la vostra parte migliore, ricordatelo quando finirò sulla cronaca nera per aver ucciso un prete (!).

 

Quando entrai in gioco io Scozza venne ridotta ad “aborto”. Questa era l’espressione che Emmanuel usava per lei parlandone con me: musica per orecchie gelose.

Capirete anche, quindi, che tra me e Scozza non ci fu mai l’amore.

In seguito, memore della fine toccata a Scozza, avrei pensato costantemente a quello che avrebbe detto di me Emmanuel, ma questo è sempre senno del poi.

 

Ma quello che rese Emmanuel memorabile e che lo rende ancora oggi desiderabile (almeno per condurci studi sopra) deriva dal primo pranzo a casa sua. Quando Lapazza, sua madre, mi spiegò come dovevamo assaggiare tre gocce d’acqua prima di berla per essere certi di non finire vittima di attentati terroristici.

 

Ed è qui, proprio qui, che entra in gioco lei, altro personaggio chiave, la spaventosa madre di Emmanuel.

Prossima puntata per i dettagli.

7 luglio 2010
446 Che confusione
Non posso sintetizzare le cose che sono capitate oggi e non posso certo descriverle per filo e per segno.
E non è puramente una questione di spazio-tempo, ma più che altro un fatto di non saper nemmeno da dove iniziare.
 
Ci sono due cose semplici che fondamentalmente io non so proprio fare.
Semplici caratterizza cose, perché sennò il numero (di quelle che non so fare) non potrebbe essere solo due.
La prima è leggere ad alta voce.
Sì, leggere ad alta voce.
Io non so farlo.
Al liceo, una volta, la mia professoressa di italiano, perché stavo chiacchierando, mi obbligò a leggere una trama dell'antologia. Credo di aver balbettato per tutto il tempo, penosamente devo aggiungere. Ai tempi scrivevo un diario cartaceo, se rileggo di quella giornata ancora divento rossa.
E lei sembrava stupita perché magari da una che ama tanto la letteratura ci si aspetta che sappia anche leggerla.
 
E, seconda cosa, io non sono in grado di sostenere una conversazione orale con nessuno.
O almeno non con persone che non conosco bene.
E per bene intendo molto bene.
Mi ero quasi abituata al telefono (anche se c'è chi dice che con me si fanno solo monologhi!) e adesso si scoprono pure le videochiamate su msn.
Non ce la faccio, non ero nemmeno preparata.
 
Perché ho associato le due cose?
Perché in entrambi i casi io non penso alla conversazione/lettura ma penso a: "che cavolo sto facendo?", "e se dico una cazzata?", "oddio, e se l'ho detta prima?", "oddio, e se si accorgono che non so leggere?" così, martellante per tutto il tempo.
Credo di essere pazza.
O forse solo mortalmente paranoica.
Che poi è un altro modo di dire pazza.
 
Inoltre, mentre arrancavo nella conversazione, in questo stato mentale, a casa mia si è scatenato l'inferno.
Telefono almeno tre volte, citofono, campanello, luce che andava e veniva e alla fine è arrivato pure lui.
Cioè, mentre sono intenta in una conversazione/visione che aspetto da tempo, lui arriva.
Come glielo tengo nascosto quello che sto facendo?
Che poi non c'è proprio niente da nascondere, mica era un reato ma una chiacchierata tra amici.
Fingo che "ora mi metto il costume e facciamo il bagno, tu inizia" e lo lascio a mollo.
Non so, sarà passata un'oretta con questa scusa.
E sarebbe pure continuata (l'oretta dico) se poi all'improvviso mia madre non avesse iniziato a dire cose sulla mia scortesia.
E così sono andata, con qualche imprecazione.
 
Ma meglio, altro tempo e sarei collassata cercando le parole.
Dovrei darmi una regolata, fare uno sforzo d'immaginazione e pensare che parlo da sola (e la cosa mi riesce bene se qualcuno dubitasse delle mie condizioni mentali), oppure semplicemente tranquillizzarmi.
Io?
Vabbe', non è attuabile.
 
Non è finita.
Perché c'è un'altra cosa, magari non semplice, che io non so proprio fare.
Ed è cantare con davanti qualcuno.
Eppure mi piacerebbe molto aver il coraggio di farlo, ma quando poi tocca a me di cantare non ho più troppa voglia.
 
Io non so cantare, però devo essere sincera, so "quasi imitare" certe voci e quindi diciamo che me la cavo.
Tutte le volte che vado nei locali karaoke guardo le persone esibirsi, stonatissimi per lo più, ma migliori di me, con il coraggio almeno.
Io sto lì, combattutta, con la voglia di andarci e la paura.
E alla fine non ci vado mai, torno a casa incazzata nera con me stessa.
 
Stasero non ero io, ovviamente.
Ero esaltata, eccitata e pare che quando uno è eccitato ragioni "male" (mi hanno detto).
Eh, fossi stata io non lo avrei mai fatto.
Ho cantato.
Tre canzoni addirittura.
Cioè io, con un microfono in mano a stonare in un luogo pubblico.
Fico però.
Tanto per la cornaca ho cantato: "Acqua e Sale in duetto con lui, Dieci Ragazzi  di Battisti ma io preferisco dire di Mina e una delle canzoni che amo di più al mondo "Gechi e Vampiri" di Gerardina Trovato, che forse conosco solo io).
 
 

 
Qualcuno ha anche detto che dovrei studiare.
Sì, autocontrollo e yoga.
Io so solo che ho un gran mal di gola, ma la colpa non credo sia delle canzoni quanto piuttosto di tutte le parole che ho dovuto dire oggi durante la quasi conversazione.
Forse due e mezza.
 
_______
E' stata una bella serata, anche con lui, vedo crescere un bel rapporto, però penso anche ad altre cose, a possibilità che voglio avere e dare, alla mia libertà, a me stessa. Comunque domani, passata l'eccitazione (adrenalina forse), cambierò colore al primo ricordo dell'accaduto, o anche solo per aver scritto questo post.
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE