.
Annunci online

LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
24 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
13 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
5 settembre 2012
Contro maggioranze
Io sono una persona strana quindi è assai probabile che questo post non vi vedrà d’accordo nella totalità. Però è più un problema vostro che mio.

Se c’è una cosa che sopporto poco è la leggerezza.
La leggerezza, che con la superficialità non centra nulla. La superficialità è una forma del vedere (e non è detto che il vedere profondità sia maggiore del vedere superficialità, al massimo è diverso), l’agire con leggerezza è invece una degradazione dell’intelletto umano.

Io sono per un mondo, utopico, in cui chiunque presti attenzione, il più possibile, all’altro; io sono per un mondo, utopico, della gentilezza. Faccio un esempio idiota: sull’autobus quando ci sono i posti liberi io penso che ognuno dovrebbe, in massima sincerità con se stesso, stabilire se la sua è una stanchezza che può essere sopportata o se è una stanchezza (un sentirsi poco bene meglio) insopportabile. Forse è un esempio del cavolo, condivido. Quello che voglio dire è che io sono per un mondo in cui ogni azione sia pensata, fatta in armonia con il mondo, per non ferire, per non provocare male, perché si diffonda un egoismo ma tutto positivo: faccio il bene perché tutti fanno il bene che faccio io a me e io vivo nel bene. Utopico, sì, ma l’ho già detto io.
Ritornando al punto, quindi, si capirà che io e la leggerezza, nel fare, non ci piacciamo. La scusa del non ci ho pensato, del non volevo, del non immaginavo per me è roba da quasi ergastolo. Perché se fai le cose senza pensare allora significa che sei più o meno come una parte di cemento e non capisco perché dovrei considerarti anche mediamente umano.

Io l’ho messa sui rapporti generali, ma la leggerezza la odio tanto anche nei rapporti personali.

Ultimamente mi è capitato di pensare  a quanto orribile sia la forma di leggerezza sul contatto fisico. E qui arriviamo al punto su cui non credo ci sia una maggioranza di consensi. Io non tocco una persona con leggerezza e detesto quando toccano me in quel modo. Un mio amico sostiene che stringere la mano nelle nuove conoscenze sia una forma di contatto fastidiosa: avere un contatto fisico con qualcuno che non si conosce è una forma, circa, di violenza personale. E io lo capisco perfettamente.
Per me lo stringere la mano di una persona è un gesto con un certo valore e non sono d’accordo con lo svalutarlo così banalmente con un piacere. La stessa cosa succede quando tocco un braccio, una spalla, dei capelli: mai, mai assolutamente, il mio è un tocco fatto con leggerezza.
Ultimamente noto invece che è diventata una moda quella del massaggio, grattino, carezza liberale. Ovvero ognuno tocca quello che vuole senza che l’altro sia legittimato a pensare nulla. Mi dispiace, io sono antica. Per me se uno mi prende la mano, che ne so, durante un film, che ne so, nella sua macchina mentre mi riporta a casa, mi sta dando un determinato segnale, mi sta dicendo che vuole un contatto con me, non con chiunque, non con il frullatore. Non mi sta dichiarando amore, siamo chiari, ma nemmeno mi può dire che quelle dita che strusciavano le mie significano semplicemente un modo di passare il tempo. O anche me lo possono dire ma poi io non garantisco di aver pensieri da lady.

Forse sto facendo un discorso veramente fuori mondo. Anche i baci oramai sono facilissimi da dare con leggerezza, figuriamoci quanto posso sembrare stupida a parlare di sfiorarsi una mano. Ma io, come si sarà capito immagino, non bacio nemmeno con leggerezza. Il punto è che io a certe cose ci credo. E non sto parlando di far sesso solo con l’amore eh, capitemi bene, sto dicendo che però quel fare sesso, che sia una volta sola o per tre anni, deve avere un significato, deve dire qualcosa di più del “cercavo un buco, cercavo un pene”.  E allo stesso modo, e anzi, nella mia ottica disturbata anche di più (perché si sa che io propendo per la tenerezza), stringere una mano, accarezzare delle dita non è un gesto che non significa niente, non può, perché altrimenti perderebbe tutto il valore, perderebbe il senso, perde la sua ragione di esistere: si potrebbe accarezzare un pezzo del divano invece di quella mano e sarebbe la stessa cosa.

Questo discorso mi sorprende. Fatto da me almeno. Sarà che io al contatto fisico do, comunque, un certo valore, sarà che non amo toccare e farmi toccare, anche i capelli, da chiunque (infatti detesto andare dal parrucchiere) e quindi mi ferisce, in un certo modo, sapere di aver dato la mia mano a qualcuno per cui accarezzarla era esattamente lo stesso dell’accarezzare qualsiasi parte della tappezzeria.

Mi riempie, invece, ieri. Tornavo a casa con un amico e quello, guidando, mi stringeva la mano. Mi diceva che voleva contatto, mi diceva che gli serviva in quel momento, unico momento, la mia mano. Non una coda di un gatto, non un bracciolo di una sedia, non il conforto di un’amica: voleva me, le mie dita, la mia pelle, il mio calore, il mio odore. Esattamente come io, cercando la sua mano, volevo esattamente lui, esattamente quelle cose.

Sono sempre più convinta di non essere tagliata per le cose di questo mondo.
Non riesco a sfiorare una mano senza pensare all’unicità, al valore di quel momento, al fatto che farlo con leggerezza è da imbecilli: le mie aspirazioni sul darmi alla prostituzione possono anche riprendere a non esistere.

28 agosto 2012
Ritorni e procrastini
Mi stavo scrivendo sotto. Che detta così è parecchio brutta ma forse riesce a far capire l'urgenza. La prova è il post che ho tentato di scrivere dal tablet, o come diavolo si chiama quella roba, con sistema touch screen e dalla connessione wi-fi dell'albergo. E io non impazzisco con quei tasti piccoli per cercare lettere e accenti giusti nemmeno per scrivere messaggi, figuriamoci un post intero, modalità papiro infinito, dei miei.

Praga è stata faticosa, a tratti anche fastidiosa. Non voglio dare la colpa alla città, per carità, capisco di essere stata io a scegliere un momento poco opportuno. Ho prenotato quando non potevo sapere, sono partita lasciando troppe cose che non capisco e la pausa che credevo coatta ma funzionale si è rivelata invece solo un modo per complicare i miei percorsi mentali.

Comunque, siccome io sono per le cose giuste, un po’ di colpa la voglio dare anche alla città. Io non ero dello stato mentale adatto, e lo abbiamo detto, ma anche la città ha il grandissimo difetto, in primis, di non essere carta assorbente. Volete la mia personalissima visita di Praga riassunta in esclusiva per voi? La risposta non è influente. Sarò breve. Intanto sette giorni a Praga sono veramente troppi. Ne bastano circa due. A Praga ci sono due piazze principali e troppa gente: una la chiamano vecchia e una nuova. La differenza, francamente, io non l’ho capita. Queste due piazze sono collegate da una via infernale e impraticabile: greggi di turisti la rendono un percorso a ostacoli. Palazzoni, uno stile mediamente borghese ma palesemente ricostruito è più o meno il riassunto degli edifici. Di tanto in tanto spunta in ogni dove una torretta gotica alticcia, graziosa all’esterno ma vuota, nei casi migliori, all’interno. Il fiume e il paesaggio circostante sono invece degni di nota. L’aggettivo “carino” include anche il piacevole di attraversare uno dei ponti sul fiume, quello di carlo, direi, è il più famoso. Altrettanto piacevoli sono le passeggiate che si possono fare negli spazi verdi, lontani dalla città vera e propria. Sono piacevoli, sono carini ma certo non sono inimitabili. Persino il museo delle torture, che pure mi avevano detto incredibile, mi è sembrato piccino, banale e mal fatto. Salvo le vedute panoramiche, gli spazi aperti e il suggestivo cimitero ebraico dalla mediocrità che invece il resto di Praga sembra avermi suggerito.

Mi sento tanto guida turistica limitatamente capace così. Non so perché ma un riassunto di Praga mi sembrava doveroso. Ho sofferto io, facciamo soffrire tutto il blog. Ma scherzo, io scherzo sempre.

Sono atterrata da qualche ora e solo ora inizio a chiudere gli occhi tra una parola e l’altra e quindi ad avvertire quel senso vago di stanchezza che altrimenti non colgo. Ho un po’ di pensieri. Stavo pensando a quanto spesso ho sottovalutato, dando importanza al pensare, lo spazio del toccare. Meno spirito, meno idea, meno mente. Non so se sono d’accordo eh, diciamolo, è un appello spontaneo stasera, che arriva da qualche parte.

Bene così. Anzi, mica molto. Non è il post dell’anno direi, ma infondo serviva solo per dire del ritorno, annaffiare la lavanda del mio blog (che un tempo c’era almeno), aprire le finestre e insomma, dire che la lady è ancora in vita. Nella prossima puntata invece i sogni praghesi: orribili e meravigliosi film che non ho scelto di farmi a Praga (e se ve lo state chiedendo sì, questa è una tecnica per non farvi abbandonare questo luogo).

1 agosto 2012
[Lei] Però l'amore è come il tabacco (cit.)
Questo è un blog e non una coperativa del bene nazionale.

Quella sua mano le sposta delicatamente i capelli dalla spalla. E’ un gesto semplice, ma che a lei piace, e fatto in quel modo, preciso, delicato, impercettibile.
Entrambi conoscono già dove li porterà quella strada, entrambi conoscono a memoria il percorso. Lui la guarda tentando parole, lei lo ascolta. Vorrebbe parlare un po’ di più, vorrebbe sentirsi più i pensieri invece l’unica cosa che le sembra di sentirsi nella testa sono folate di vento. Ribadisco, come tutte le volte che ho scritto di lei, che non deve essere propriamente un genio.
Lui la guarda, lei, nei punti morti di conversazione, gira lo sguardo altrove. Cerca di non guardarlo perché sa bene che tutto quello che non dicono le sue parole lo dice la sua faccia e lei non vuole che i suoi occhi gli chiedano un bacio. Succederà, lo sanno entrambi. Ed io, dal mio punto dell’osservazione, lo trovo quasi irritante questo lasciarselo scoprire. Lo sanno entrambi, ma nessuno vuole chiederlo, nessuno vuole mostrarlo all’altro. Non è un bacio che viene, non è un bacio leggero, è un bacio pensato, sofferto direi se pensassi di rendere bene.
Ed è tanto pensato, tanto sofferto che parte dalle mani.
Certe volte lei si domanda se a tutto questo lui abbia pensato prima per quanto siano delicati e infinitamente coincidenti i percorsi, tutte le altre volte, invece, pensa che non sia possibile calcolare così bene le tempistiche. Lui le tocca una mano. Lei cerca di non muoversi, di non lasciar trasparire quanto non aspettasse altro da tutta la sera. Non lo fa per lui, verso di lui, per un moto di freddezza con lui, in realtà lo fa per se stessa, perché non può ammetterselo. Non dopo che è stata quasi anni a dirsi quando tutto ciò non fosse stato nulla. Un conto però è parlarne da soli, convincersene quando si gioca in casa, un conto è convincersene quando quella mano effettua uno spettacolino di dolcezza sulle sue. A quel punto le dita di lei si muovono. Credo rappresenti una resa definitiva. Accarezzano quello a cui arrivano, una delle dita, senza precisione, di lui. Forse è a quel punto che lui comprende che non ci sono le reticenze che credeva. Le carezze si trasformano, i colli si flettono, le labbra si toccano. E divento uno strano miscuglio, di caldo, di storie, di parole, di carezze delicate, di gesti bollenti. Non si capisce come individuare la trama, non si capisce bene come fermarsi, non si capisce bene come continuare.

Lei ha solo un appello in testa. Gli vorrebbe dire che tanti anni fa lui, non sapendolo, le ha cambiato la vita e che oggi vorrebbe non le facesse male. Ma è un appello codardo, lontano dal momento lei lo capisce. Sia quel che sia, pianti e gioia, qualsiasi cosa, l’importante è che sia pieno, autentico. Infondo si dovrebbe temere più di vivere solo passioni controllate che di piangersi tutte le lacrime. Nessuno avrebbe detto che sarebbe tornata ad appoggiarsi su quella spalla, eppure così è andata, anche il resto, semplicemente, andrà.
E proprio mentre realizza tutto ciò le arriva una telefonata che la fa felice. Lei glielo dice, a lui, che è sul felice (moderatamente mi sembra di aver sentito) e lui, sorridendo ho visto, le risponde col tono cupo: «Ah, ti faccio felice?  Uhm, mi chiedo in cosa sto sbagliando!». Lei se la ride sentendo quanta tranquillità un po’ di spietata ironia possa dare.

27 luglio 2012
Zitti che qui si pensa
Se c'è una categoria che detesto è quella dei buoni perché, e solo perché, senza artigli. L'espressione è nietzschiana e non riesco a capire se si spiega bene da sola. Io più che capirla la vedo. Avete presente quella categoria di persone buone, che si innalzano a buoni, perché e solo perché mancano di qualsiasi altra capacità? Ecco, io spero muoiano tutti male.

Basta, sono di poche parole, lo so, ma sto pensando. E non posso scrivere mentre penso, due cose insieme son difficili.

Stasera poi mi viene così.



2 gennaio 2012
[sentenze] Visioni d'insieme
Devo mettere tra me e te la stessa distanza concettuale che c'è tra l'atomo e il gunk.


29 novembre 2011
Spine di legno

    

Ci sono poche, siamo seri, pochissime, cose che in questo periodo mi va, veramente, di fare, pensare, praticare, studiare, ascoltare e frequentare.
Perché “cose” può essere, come insegna “nomi, cose, animali e città” qualsiasi cosa, dall’orgasmo ai latticini, ma i verbi, quelli sì, mi preme specificarli bene.

Forse sono solo banalmente giù di tono.
Forse sono semplicemente stanca di inventarmi le stesse aspettative, che poi verranno stupidamente disattese; le stesse promesse, che poi non manterrò, o altri non le manterranno per me; le stesse idee che poi smetterò di ricordare da un giorno all’altro.
Forse aspetto Natale da troppo tempo.

Ma via la maiuscola. Io non aspetto Natale ma natale, un qualsiasi natale, una qualsiasi occasione per essere leggermente in festa. E leggermente non significa “poco”, significa con leggerezza. Mi piace la leggerezza se è per cercare profondità (o per cercare di nascondere la profondità) meno mi piace la leggerezza presa assoluta.

E mi riconfermo al primo posto nelle divagazioni dal tema.

Anche in questo buio medievale comunque una cosa che si presta al mio interesse quasi spontaneo, con stupore, c’è.
“Una cosa” che non è “scienze e metafisica”, precisiamolo, perché di quest’ultima abbiamo già discusso le capacità estetiche del docente e non credo di doverci tornare. Dicevo che la cosa (che non è scienze e metafisica, ripeto) si presta al mio interesse “quasi spontaneo”. Diciamo che dopo i venti minuti inziali in cui vorrei rimanere a vegetare, ma me lo impedisco, la cosa ritorna, come la volta precedente, a piacermi. Ero in astinenza obbligata da troppo tempo, forse è per questo che adesso la trovo così piacevole da fare, inoltre “ricominciare” è una cosa che non credevo possibile. Insomma, la mia astinenza non era solo effettiva e fisica ma anche mentale: credevo che non avrei mai più potuto fare una cosa del genere.

Si apre così il tema della nobile arte della pallavolo.

La pallavolo è, secondo me, una ben riuscita minestra di esibizionismo, adrenalina, sudore, endorfine, gioco. Per tutte queste componenti mi piace e mi è sempre piaciuta.

Continuando con i sempre devo aggiungere che ci ho sempre giocato, dai sette anni circa. Ho smesso varie volte e ripreso altrettante volte. Poi è finito il liceo e ho deciso che la pallavolo si concludeva con lui. Non proprio deciso.

A settembre mi è arriva una email in cui un gentile signor F. mi invita a fare una prova con la sua squadra.
I motivi per cui ho smesso di fare pallavolo, fingendo di deciderlo, erano che in una squadra agonistica femminile si richiede una certa prestazione, un certo impegno, una certa presenza e soprattutto una certa divisa sportiva. Tutte cose che mi impaurivano molto.

Nella nuova squadra, mista e amatoriale, non ci sono obblighi di divise (se non magliette coi numeri), non ci sono obblighi, c’è clima informale, nessunissima pretesa di prestazioni strabilianti e una promessa di tranquillità. Insomma, era l'unica partenza che mi potessi permettere distrutta psicologicamente come sono.

Sono andata a “fare la prova” e da quel giorno, due volte a settimana, ci vado. A volte sono contenta anche prima di andare, a volte mi obbligo ma quando torno, mediamente, sono serena.
Non voglio negare che ci siano stati momentacci, ma attualmente pare io stia ingranando.
Diciamo che i momentacci erano, e sono, dovuti a quell’aspetto intrinseco nella pallavolo, che citavo sopra, che si chiama “esibizionismo”.

Quando ero giovane (fine a fine liceo) ero un’esibizionista maniacale.
Dopo ho desiderato, con scarsi risultati, essere invisibile. Adesso essere invisibile non ha più così tanta importanza ma le mie impostazioni mentali sono rimaste sintonizzate su quei comandi.
Visto che erano impostate sul “mantieniti invisibile” mi sforzavo di evitare qualsiasi cosa dovessi far in pubblico o che gettasse particolarmente attenzione su di me, capite da soli che giocando a pallavolo questo diventa difficile: non si può disputare una partita, battere un servizio, difendere una palla o alzarne una se pensi costantemente “speriamo che nessuno mi guardi”.

E così il primo è stato un periodo di reimpostazione mentale. Attualmente, nonostante la mia battuta, un tempo invidiabile, sena gli sguardi e un po’ ne soffra riesco a far passare la palla oltre la rete almeno 5 volte su 10. Una molto onesta metà.

Comunque non ho scomodato tutto ciò solo per fare dietrologia, volevo parlare della mia sfortuna. No, perché io cerco serenità e finisco in squadra con coppiette miele e amore stile nausea. Sarò in un brutto periodo di mancato amore io, certo, sarò acida e cinica agli eccessi, ovvio, ma proprio non riesco a tollerare quel fare tutto così tanto insieme: fanno un passo solo dove l’altro fa un passo, fanno coppia in tutti gli esercizi di coppia, litigano in mezzo al campo come una coppia, si baciano tra la fine di un’azione eml'inizio di quella successiva.
Lui è un tipo gentile, silenzioso ma intelligente, lei ha un ego che minaccia di soffocarmi ma è spigliata e forse pure simpatica, però insieme, così tanto insieme, mi deprimono, mi innervosiscono e mi fanno vedere quello che vedo continuamente: intorno a me ci sono solo vite perfettissime che io non ho, non potrei avere e non avrò mai.
Eterno riposo. Amen.

Ma io ho un metodo per svalutare un po’ questi orridi pensieri: vado a giocare a pallavolo rigorosamente a piedi. Perché camminare dopo l’allenamento, di sera, mi mette tranquillità: mi dà una percezione del mondo, di quanto è vasto, vario, complicato e del fatto che quindi, poiché esiste tanta vastità, io non sono, infondo, tanto sbagliata, tanto imperfetta, tanto miserabile.
Pace e bene.

Tutte le sere, rigorosamente, quando ho già inforcato la borsa a tracolla che mi fa molto studentessa, lei mi chiede se voglio un passaggio. Un perfetto passaggio nella perfetta macchina che il suo perfetto fidanzato guida perfettamente per portarla alla sua perfetta casa, nella sua perfetta vita, rimanendo a dormire una perfetta notte con lei.

Sospiro.
Ecco le gentilezze che finiscono in tragedie.

Devo essere volgare: e no che non lo voglio ‘sto ca**o di passaggio!

5 ottobre 2011
649 [Sentenze] Gradi di pulizia

La rubrica “sentenze” nasce da un problama psichiatrico della titolare del blog che non riesce a chiudere ma nemmeno a scrivere sempre diffusamente. Perché per comunicare ci vuole una certa predisposizione e per parlare di sè ce ne vuole una quasi maggiore. E per comunicare se stessi ci vuole quasi un miracolo.

 

Quindi “sentenze” ovvero frasi breve (seppur alle volte pensate per ore e ore) che sperano (perché hanno vita propria) di essere belle, divertenti e di ispirare qualcosa, fossero anche insulti.

 

Quindi riandiamo col titolo.
Gradi di pulizia.

 

E dopo aver passato un’intera sera a pulire il pavimento finalmente sono riuscita a vedere le macchie di sporco.

10 settembre 2010
481 Vietato ai minori (e a chi vuole ricordarsi LadyMarica come una brava ragazza)

“ci sono cose nel silenzio che non m’aspettavo mai” 

Immaginatevi una cosa che sapete solo voi e un’altra persona.

Immaginatevi un locale affollato.

Immaginatevi che l’altra persona è la cantante che anima il posto.

 

Anche lo sguardo diventa intimità.


E sembra come di stare nudi.

Nuda per lei, almeno.

E lei per me.

Sentire come lo sente anche lei, di essere nuda ai miei occhi, quasi mi eccita.

 

Eppure sfuggono tutte le parole, perché dopo che ci si è dette profondità simili, mettersi a cianciare delle vacanze, per coprire tutto il resto diventa difficile.

 

Un po’ come quando cerchi di coprire una relazione che non va.

Viene fuori anche se parli del tempo.

Eppure non vorresti.

Perché gli vuoi bene.

Ma non va, non puoi nascondertelo per sempre.

 

Ho già parlato di quanto sia bella in altre occasioni.

Ho già descritto tutto.

 

Immaginatevi che lei dica ad un microfono: “Marica, questa è per te”.

Allora io la guardo sorridendo, anche se un po’ temo che altri colgano quella strana intimità che c’è tra noi.

Solo noi sappiamo le cose come stanno e non stanno come si penserebbe.

Mi canta “e se domani”.

Squisitamente.

 

“Vorrei sentirla cantata da te!” bisbiglia, anche se non so quanto valga farlo ad un microfono.

 

“Ed io vorrei baciarti!” Non lo dico, ma lo penso lucidamente.

 

Mi viene in mente il momento in cui mi ha detto, tanti giorni prima: “Marica, tu hai un dono, sai vedere l’anima delle persone”.

No, non è vero, però detto da lei era quasi convincente.

Dolce. Mi sono sentita un uomo.

 

E’ bella tanto che non posso non guardarla.

Non è bella solo di bellezza, è bella per come si muove, per come parla, per come respira.

E’ bella dalla testa ai piedi, senza eccezioni.

 

Non so se mi piace tanto perché ha la dolcezza di una donna e le mani da uomo (eh, perché io a mani maschili così lunghe non ho mai saputo resistere).


Quando torno a casa, da quelle serate, ho il suo odore costantemente addosso.

E’ una cosa che mi piace nei rapporti, sentirmi addosso l’altra pelle.

Sento per tutta la notte quell’odore, costantemente, ed è come averla nel mio letto.

 

Ora capisco perché tra donne si può instaurare un legame più profondo.

Non ho mai provato questo strano convolgimento erotico.

Cioè, un simile eros in due è difficile.

Da sola è un’altra faccenda.

 

E’ come se sentissi che anche lei si muove.

Vi è mai successo?

Si muove esattamente nelle mia direzione.

Non un passo di più, non un passo di meno.

 

Mi conosce come io conosco lei.

 

Io la voglio.

E non posso resistere fino alla settimana prossima.

Voglio il suo bellissimo corpo.

Voglio spogliarla, scoprire quei seni che mi fissano dal top scollato.

Voglio vedere cosa c’è la sotto, alzandole la gonna.

Voglio sentire l’odore della sua pelle sulle mie labbra, voglio impazzisca tra le mie mani.

 

Lo so, non riesco a fermarmi, scusate.

Non lo so cosa mi prende è più forte di me.

E’ bella, questa è la scusa che so darmi.

 

Eppure di belle ce ne sono tante.

 
Non lo so se è un pensiero assurdo ma non riesco a non farlo.

Potrei benissimo essere un’idiota.

Anzi, le possibilità non sono così remote, sapete?

 

E’ solo che sento che lei è sessualmente per me.

Sento che potremmo arrivare su Venere anche solo se mi guarda un’altra volta in quel modo.

E' solo eros, purissimo.

16 maggio 2010
416 Così cadde Ivan

Ivan non esiste.

E mica per niente, non esiste perché non si chiama così.

 

Non ho mai parlato del ragazzo del supermercato eh?

Non vi siete persi niente.

Ecco, quello era Ivan.

L'Ivan che non esiste, certamente.

 

E’ iniziato tutto un giorno, per caso.

Mi serviva un ingrediente per una torta, o una cosa del genere.

E sono entrata frettolosamente nel supermercato.

L’ingrediente non c’era.

Sono uscita, altrettanto frettolosamente, senza comprare nulla.

Ho cambiato supermercato, ho trovato l’ingrediente, ma nello stesso tempo mi sono ricordata che mi serviva anche un'altra cosa.

Cosa che nel supermercato dov’ero non c’era.

Quindi sono uscita tornando nel primo supermercato.

Sempre di fretta.

Ma, guarda caso, non c’era nemmeno quest’altra cosa (mi pare pasta frolla).

Sono uscita altrettanto velocemente, senza, per la seconda volta, aver comprato nulla.

 

E qui casca l’Ivan.

 

Mi sorride e mi dice: “niente nemmeno sta volta?”

Io faccio fatica a cogliere il significato delle parole, e non perché, come la storiella romantica che tutti, spero non vi aspettate da me, mi sono incantata tra i suoi splendidi occhi azzurri, ma semplicemente perché sono tonta.

 

Allora sorrido.

E sorridere va sempre bene,,

Soprattutto se sei tonta.

 

Una settimana dopo sono tornata al supermercato.

Ivan mi fissava.

Ho pensato d’aver qualcosa di strano nella maglietta.

Sono tonta: poteva essere al contrario!

 

Ma Ivan mi fissava anche il giorno dopo e quello dopo ancora.

 

Sono tonta, certo.

Ma non così tanto.

E ho iniziato a capire.

Allora sono tornata al supermercato di proposito, quasi tutti i giorni.

E non perché provassi un minimo interesse per il non-Ivan, figurarsi, non mi piacciono gli uomini con le vocali maiuscole.

Senza contare che mi piace scegliere, non essere scelta.

E mi piace non essere ricambiata, soprattutto.

E mi piace precisamente qualcun altro adesso.

 

Ma comunque, sono tornata in quel supermercato (Elite se può interessarvi) e, se non fosse di me stessa che sto parlando, direi che ho anche flirtato ripetutamente con il cassiere non-Ivan.

E l’ho fatto perché sono tristemente una femmina, certe volte.

 

Ma no, non ho finito.

 

Ieri quindi, mentre sfoggiavo la mia camminata buona, vedo Ivan.

Sapevo che era il giorno buono.

E lui?

Nemmeno mi saluta.

Tutta la mia autostima (superbia, diciamocelo) cade a terra.

Io ripiego quindi sugli omogeneizzati.

Ma mentre sto vedendo se trovo quello che fa meno schifo in assoluto (superflui perché), lui si affaccia da dietro la pera con in mano un foglietto di carta.

 

Ed è qui che cade l’Ivan, ma senza metafora.

 

Perché sul foglietto oltre ad un numero telefonico c’è anche un nome.

Senza I ma con la E.

Tanto per cambiare una vocale.

 

Sorrido imbarazzata mentre lui me lo mette in mano.

Scusate, la riformulo.

Sorrido imbarazzata mentre lui mi consegna il bigliettino.

Gli dico che lo chiamerò presto.

Anche se dentro di me penso che non lo farò mai, altro che presto.

 

Sono stata un poco stronza, lo so.

Egoista più che altro.

Sapevo di divertire solo me stessa.

Ora provo un senso di colpa straziante per quello che ho fatto.

Era il mio supermercato preferito, e non posso più metterci piede.
 
sfoglia
  

Rubriche
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte


 

Scrivi per qualsiasi stramberia a
unimarica@hotmail.it

 

 

Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE