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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
10 aprile 2013
Roma, via del corso. Il lungo città del commercio. Un luogo aperto al traffico, coi marciapiedi stretti e sempre pienissimo di persone. Persone che comprano, persone che guardano, turisti persi, turisti sulla retta via, artisti di strada. Costellato di negozi prestigiosi e di negozi da qualunque...

A causa dei mal funzionamenti del cannocchiale questo post continua su webnode!
Basta cliccare sul titolo.

23 gennaio 2013
Preferisco i gufi alle postine
LadyMarica alla messaggeria. Che è un luogo, da rimorchio (leggete: socializzazione ma no, così la chiamano le persone che ci vanno felici), in cui i vari tavoli, stasera indicati con nomi di personaggi antichi (in una confusione tra romano e greco da uccidere le persone arroganti come me) si scambiano messaggi, da tavolo a tavolo, e assolvono quella brutta funzione che è il corteggiamento pre sesso e non pre conoscenza.
Io ero molto imbarazzata: sono un'esagerata ragazzina isterica, lo capisco, ma mi sembrava di star lì a provarci con tutti. Poi nella realtà è stato prendere da bere con un'amica, sì, però mi sentivo molto imbarazzata. Certe volte ragiono veramente tanto male.

Comunque un messaggio l'ho mandato anche io. A un tavolo di 4 uomini, tre dei quali con gli occhiali domandando: "ma voi, alle prossime elezioni, chi votereste?".
Nessun commento sulla mia domanda scema.
I tipi hanno risposto: "noi vorremmo votare voi. Come vi chiamate?"

E' finita che ho riso e non per l'imbarazzo.
7 dicembre 2012
Però "lifestyle" è veramente troppo modaiolo per essere da me
LadyMarica è una persona strana. Ma ha amici essenzialmente molto gentili. Quindi, uno tra questi, le ha chiesto “perché non provi a iscriverti qui? Forse ti voterei anche.” Forse. E così, per mettere alla prova il forse, ma anche perché mi diverto abbastanza a leggere e scrivere, eccomi che mi iscrivo al concorso per blogger: Grazia "Blogger we want you".

Parlare di me è la cosa più facile che mi si possa chiedere. Poi c'è chi sostiene che tanto non lo faccio mai veramente e chi, come me, sostiene che non faccio altro.

Odio il calcio e i cestini del supermercato che si trascinano e fanno rumore. Trovo entrambi antiestetici.
Credo di avere una qualità ed è quella di saper giocare con le parole. Ho il senso della frase come direbbe Pinketts, uno scrittore milanese che leggo volentieri, considero geniale e che sono certa, di persona, detesterei. Ma Pinketts non rientra nel parlare di me, suppongo. Il fatto è che divago, divago sempre.
Sono grafomane grave e silenziosa a livelli esasperanti. Due cose che non ho ancora capito come posso possedere simultaneamente.
Sono composta da talmente tante parti che certe volte non mi riconosco.
Cerco l'invisibilità e sono un'egocentrica di prima categoria; cerco di non provare niente e poi sono sempre estrema.
Vivo di paranoie e film drammatici autosceneggiati.
Leggo, mai abbastanza, ma leggo. Studio filosofia. E la filosofia è la cosa più bella che mi sia mai capitata. Il vero amore. Passare la giornata a chiedermi se siamo cervelli in una vasca collegati a dei pc e non veri esseri umani è la mia occupazione più utile. A voi immaginare tutto il resto.
Odio i paroloni esasperanti. Forse li odio perché non ne sono capace e non li comprendo, ma mi racconto che semplicemente per me farsi capire dagli altri è essenziale al fine di poter dire di aver un pensiero di senso compiuto. Se gli altri non ci comprendono possiamo parlare col muro e dirci quanto siamo speciali anche se vaneggiamo del niente.

Su facebook sono fan del forno a microonde, delle melanzane, di Dobby (l'elfo domestico della saga Harry Potter), dei carboidrati, di Tarantino, dell'Oki (l'antidolorifico, sì), dei pregiudizi, della parola Belin. E lo dico perché mi pare fondamentalissimo.

Scrivo molte più parolacce di quelle che dico. E cerco di non scriverne quasi mai. Le trovo poco femminili.

Io e il cibo giochiamo una partita avvincente da quasi 23 anni. Dopo un vantaggio di 21 anni circa, adesso, pare che sia io quella che se la comanda. E credo anche di intendermene. Se mai volessi iscrivermi a una seconda laurea credo che sarebbe sulle scienze dell'alimentazione.

Tendenzialmente non amo e non provo sentimenti in genere, poi ci sono delle eccezioni. Domani saranno 4 anni che venero un certo ragazzo che mi considera, circa, una presenza di cui il mondo potrebbe benissimo far a meno. Ma lui lo direbbe in maniera assolutamente più divertente ed è per questo che continuo ad amarlo. Ripeto che tendenzialmente non amo o ho già spiegato bene quanto mi mento?

Sono convintamente atea ed è la mia migliore qualità. Ma sono anche, assolutamente, dittatoriale in questa materia: peggio dei cattolici considero gli agnostici, quelli secondo cui non ci sono prove né dell'esistenza di dio, né della sua non esistenza. L'onere della prova, cari agnostici, spetta a chi vuole provare qualcosa. Altrimenti elfi, gnomi, stregoni e la teiera invisibile nello spazio (Russell) avrebbero tutti pari dignità d'esistere come dio. Dio esiste quanto la teiera invisibile nello spazio di Russell, se è così mi va bene.

Sono anche leggermente cinefila ultimamente. Quindi ho apprezzato l'articolo di Grazia del 29 novembre “i più brutti film del 2012”, che trovate sulla rubrica cinema&tv, anche perché, in effetti, sono tanti i film che guardo e di quasi nessuno dico bene. L'autore si è dimenticato un paio di pellicole orrende tipo Twilight, l'ultima, speriamo, parte, ma lo capisco, infondo ammettere di aver visto Twilight dovrebbe essere un motivo di vergogna da tenere segreto anche ai parenti più stretti. Perché non vederlo? Trama inverosimile anche se ammettiamo esistano i vampiri, attori molto più belli che bravi. E, ovviamente, si ripetono che si amano molte più volte di quanto dicano i loro nomi. Insomma, quando esci puoi non ricordarti come si chiama lei, come si chiama lui, ma sicuramente ti ricorderai che si amano. Non so se l'ho già detto che loro si amano e che questo è un motivo per non vedere il film.

In compenso l'autore cita film che non guarderei nemmeno fossi ubriaca. L'era glaciale 4 è uno di questi.

Vorrei essere una persona positiva e dirvi il titolo di qualche film, del 2012, che vale la pena di vedere, ma proprio non me ne vengono in mente. Li avrò saltati al cinema.

Quindi ho concluso. Non preoccupatevi troppo di votarmi che tanto l'autostima in me è un parametro assente. Però, gentilmente, fatelo che non ci vuole niente.

Credo basti cliccare qui:

5 agosto 2012
Giorni
Non era serata. Rimane che non è nottata. Forse non era nemmeno giornata, mica lo so. Rimane anche che il mio più grande desiderio della giornata è che qualcuno venga a dirmi che non esisto. Non esisto?

Cosa avrò mai fatto che vi rende i fortunati lettori di questo inizio di tragedia scadente e quindi non greca? Niente di speciale in realtà, mi sono solo scontrata con le prove della mia assoluta stupidità. Voi potete non averne più dubbi da tempo, io qualcuno lo avevo.

Divieni ciò che sei è una frase Nietzschiana. Forse abusata, forse mai sentita, forse non lo so. Fatto sta che ho assolutamente idea di cosa significhi ma non ho la minima idea di cosa si debba fare quando noti che mentre inizi a capire chi sei noti anche che riesci a fare solo tutto il contrario di quello che sei, credi di essere o semplicemente vuoi essere.

E non venitemi a dire che non si può scegliere come essere. Non sono d’accordo, non totalmente. Ci sono cose che ti spingono a voler essere qualcosa e non qualcos’altro, certo, però si può cambiare. Anche rinascere certe volte. In senso metaforico eh.

Io non sono quello che faccio. Non sono una persona timida per esempio, non sono una stupida senza argomenti, non sono una a cui manca la capacità di vedere le cose, non sono una che qualsiasi cosa un altro le dica sorride e fa sì con la testa. Eppure oggi ho fatto esattamente questo. Sono silenziosa, è vero, sono riflessiva, sono calma però non nel senso, come oggi appunto, di un vegetale. Potrei giurarvi che le alghe nel fiume gelido in cui ho fatto il bagno avevano capacità comunicative e argomenti molto più interessanti dei miei.

Una mia amica mi ha presentato un tipo. Tipo che con tutta la mia fantasia chiameremo Esse. Mi piaceva la descrizione, mi è piaciuto al telefono, per quel poco che abbiamo parlato, e mi è piaciuto anche fisicamente. Ovviamente io conosco nulla di lui quindi non saprei dire se mi piace realmente, però posso dire che ha dei modi che mi colpiscono. Mi chiama principessa e voi lo troverete idiota ma mi fa tanto tenerezza. E quando mi regalano la tenerezza io mi beo. La tenerezza, una cosa complicata che non viene semplicemente se dici principessa o roba simile, anzi. E’ quel momento, quel timbro, quella particolare capacità.

Se c’è una frase che mi dicono e che detesto è quella sul fumare troppo. Odio quando mi sottolineano che fumo troppo, come se io non lo sapessi, o che fumare fa male. Sono un vegetale, eppure ancora comprendo qualcosa. Ecco, il modo in cui lui me l’ha detto l’altra sera Esse, brutale e con un “signorina” all’inizio mi pare, mi ha fatto un sesso incredibile. Non propriamente fastidio insomma.

Divagazione sulla tenerezza e sulle mie stranezze sessuali volutamente accorciata e conclusa. Torniamo al tipo. Torniamo al fatto che non sono, anche se lo faccio, un vegetale, che qualche argomento lo ho e che non sempre annuisco emettendo un irritante suono stridulo che sta a metà tra il riso e il sticazzi ma arriva solo come “sono vuota”. Eppure, lo ripeto ancora, oggi non ho fatto altro. Io con una come me non ci uscirei mai. E non è questione di tempo, è questione di interesse. Se una persona mi piace, anche solo semplicemente in amicizia, allora possiamo star sicuri che io con quella persona non parlerò mai di niente di interessante. E per esclusiva colpa mia eh. Ho paura che mi giudichi idiota anche se poi succede proprio perché ho questa paura che mi fossilizza. La paura decade dopo un certo tempo, dopo essermi scornata coi silenzi. Ma nelle amicizie, nei gruppi, la cosa è più semplice, con un uomo, in un rapporto a due è diverso.
Non è tanto che col tipo in questione io abbia dato il peggio di me il problema, è un problema che lo faccio sempre. E mi odio profondamente perché so di controllarmi ad una maniera così esasperata da uccidere qualsiasi mia iniziativa, parola, cosa.

Era da qualche giorno che ci pensavo e oggi ho proprio concretizzato l’idea.
Sono riuscita con questo gruppo di amici e presente c’era anche il tipo di cui sopra. Una ragazza, arrivata in ritardo, si è aggiunta al gruppo e in men che non si dica ha intavolato una conversazione fitta con Esse. Non ho esattamente rosicato, come si dice, per Esse, anche perché ho la vaga sensazione che non sarebbe il tipo per questa ragazza (ha parlato quella che si intende di relazioni, ditelo pure) ho rosicato perché ho pensato che io ci impiego 4 giorni a chiamarlo per nome mentre chiunque altro ci impiega 4 secondi a entrarci in confidenza.

Tutto ciò mi ha distrutto il morale. Aggiungiamo il fatto che oramai non dormo da tre giorni se non due orette sporadiche e qual cosina in macchina se non guido io e otterrete me stasera. Ma fate prima a guardare uno straccio per pavimenti. Grosso e sporco, mi raccomando.
E fumo troppo. Devo smettere veramente. O fare più sesso.

5 aprile 2012
Pensare all'imperfetto
Pensavi di far almeno un’altra settimana di dieta ferrea prima di Pasqua e poi un’amica ti regala tre etti di cioccolatini Lindt, come auguri. Allora capisci che per Pasqua, al massimo, puoi arrivare al peso ottimale per essere mangiata.

Pensavi che andar al cinema non avrebbe comportato impegno emotivo, il ché era praticamente un’ottima cosa.
Soprattutto se il film scelto era Biancaneve.
Il massimo che poteva capitare era innamorarsi del sorriso di Julia Roberts, ma quello capita spesso.
Invece, mentre guardi nemmeno l’inizio, ti viene in mente, chissà da quale addormentata porta del cervello, con chi hai visto Biancaneve, quello l’originale. Siccome non sei così tanto vecchia non lo hai visto con un primo fidanzato, ma con tuo padre.

Non ti ricordi mai niente, quasi nemmeno la voce, quasi nemmeno il volto, nemmeno di averlo mai visto tuo padre (anche se infondo sono passati solo due anni), o almeno fingi benissimo, e poi, chissà come ti viene in mente tutto.
Ti ricordi che era un cinema di altri tempi, affollatissimo, e lui ti teneva sulle sue spalle. E ti ricordi pure che c’era una parte che ti spaventava a morte. Quando la bella strega si trasforma in una vecchia malvagia e si imbarca per raggiungere Biancaneve. Ora, se c’era una barca o meno, quello proprio non lo sapresti dire con certezza, tu te la ricordi e siccome la paura era tua, il ricordo era tuo e pure il racconto è tuo la dai per esistente. Ti faceva paura quella voce, quelle mani, quella vecchiaia anticipata. E ti ricordi anche che però c’era lui e solo per quello niente riusciva a trapelare dallo schermo. Tu, proprio tu, che adesso guardi il peggio dell’orrore cinematografico senza riuscire in una minima emozione, meno che mai paura.
Si dice aver perso l’innocenza. O aver capito che la paura sta tutta su un altro piano.

E così ti viene voglia di guardarti l’originale. Per fortuna è spezzettato in you tube per te.

Pensavi che saresti tornata a scrivere, anzi a pubblicare, perché scrivere lo fai sempre almeno, un post allegro. Invece tutto quello che viene è una rinfusa di pensare all’imperfetto. E pure insignificante.

25 settembre 2011
645 (Mezzi) stregati dalla zia

Nessuno mi vende bene come mia zia.

Incredibilmente appena parla di me con un qualche ragazzo quello quasi si dichiara da subito innamorato. Io non lo so precisamente cosa gli dica e cosa no, non so nemmeno se gli promette una sventola alta e magra, so solo che alla fine il tipo, qualsiasi tipo, con cui lei ha solo parlato, fa dichiarazioni tremende che spesso finiscono con la parola matrimonio.

 

Se non vogliamo parlare del lettore audace (ma ne parleremo) che comunque rientra nella categoria di quelli che mi hanno conosciuta prima per bocca di mia zia, dobbiamo menzionare il tipo del matrimonio. Tipo a cui io non ho rivolto la parola (nemmeno lui a me del resto) per l’intera sera, per l’intero matrimonio, anche se l’avevo di fronte, a cena. Ecco, mia zia sostiene che lui le avrebbe detto (mentre lei fingeva di predirgli il futuro –ho una zia strega, sì) di aver notato una ragazza durante la cena che, guarda tu, risponde al nome Marica. Al sentire il mio nome mia zia sorprensa gli avrebbe detto che sono sua nipote e avrebbe iniziato a decantare tutte le virtù che non ho, come fa sempre. Alla fine il tipo, sempre secondo la leggenda, si sarebbe quindi dichiarato “quasi innamorato”.
A me il tipo non piaceva affatto, senza considerare che poteva benissimo essere un idiota (non lo so, non ci ho parlato ma se veramente tra tutte quelle belle ragazze si riferiva a me…) devo dire però che la storia, raccontatami così da mia zia, qualche effetto sulla mia autostima ce l’ha avuto. Forse il ragazzo scherzava, forse ha confuso, nelle presentazioni, il mio nome con quello di un’altra, forse era solo idiota, forse voleva prenderci in giro, certo, però sentirsi raccontare favole, ogni tanto, male non fa.

 

Torniamo al lettore audace, che invece la mia autostima, per riequilibrare, se la mette sotto i piedi a giorni alterni. Ogni tanto maledico quel mercoledì di luglio in cui ci sono uscita per la prima volta. Non so perché mi piaccia così, non so cosa abbia di tanto particolare per farmi penare (soprattutto tenendo presente quanto poco ci sia stato tra noi): mi piace la sua inquietudine, ci vedo un mondo dentro.

 

Il mio buon principio in queste cose (cose non meglio identificate diciamo vagamente riconducibili alla categoria “appuntamenti”) è sempre stato: tutto quello che uno non dice e non fa non l’ha né detto né fatto. Spiegato meglio: se uno non chiama molto semplicemente non ha chiamato. Poco importa se voleva e no, se poteva o no, se varie ed eventuali o no. Importa che non l’ha fatto. Non esistono volere e potere, in queste cose, niente scuse, ma, forse e tanti eccetera. In una parola: le azioni si distinguono solo in fatte e non fatte.

 

Per il lettore audace però, questo meraviglioso principio che ho sempre applicato, non vale. Per lui trovo sempre una “giustificazione”. E peggio ci credo fermamente.

Faccio tutto da me insomma: lui non fa una cosa, io mi invento una giustificazione e poi ci credo anche. Quasi senza “prove”. Non so spiegarlo perché, è una sensazione che me lo fa fare. Ho buone sensazioni con lui, che posso farci? Al massimo ci sbatterò la testa e ritornerò ai miei buonissimi metodi sperimentali.

 

Sento più di quello che vedo: ed è la mia condanna a morte.

 

Sto quindi andando contro tutto quello che mi suggeriscono le poche persone con cui parlo del lettore audace, contro quello che io stessa mi direi, contro quello che sarebbe più ovvio e sto facendo di testa mia. Non l’ho fatto spesso devo dire, di rischiare con qualcuno. Io di solito mi lascio chiedere di uscire almeno 7 volte prima di accettare (temendo poco interesse o altre robe simili, non perché me la tiri particolarmente, per paura, ecco). Stavolta invece nonostante non abbia alcun (ma proprio alcun) riscontro empirico io mi sento di giocarci su un paio di quote ancora. E per questo sto organizzando una cosa orrendamente diabetica: ringrazio di non essere ricca e non potermi permettere aerei che volano con messaggi insignificanti e concisi. Io sarei tristemente quel tipo di persona. Però di aerei ne dovrei far passare una trentina: posso essere insignificante, sì, ma concisa mai.

 

Sto scherzando certo. Non sono tipa da aerei con messaggi sentimentali e la cosa che sto “pensando” non è poi così diabetica: io, e sappiamo tutti il mio grado di acidità, apprezzerei.

 

Sul lettore audace basta così, ho già detto anche troppo. Semplicemente volevo sottolineare che la mia razionalità ha un crollo emotivo serio, ultimamente.

 

Ho passato una domenica curiosa. Con mia zia, a sistemare la casa in cui, ricominciando l’università, tornerò a vivere da circa settimana prossima.

La prima sensazione è stata tremenda.

Avevo smesso di abitare lì, tornando da mamma (!), proprio per quella sensazione sgradevole. Stare in quella casa mi riportava alla mente un sacco di cose: bei momenti, sì ma anche momenti orrendi. Momenti in cui da sola con me stessa mi sono sentita non bastarmi (io che ero la fautrice della solitudine). Non riuscivo a sentire quella casa come mia, non riuscivo a viverci come prima. E anche stamattina, portati prodotti per pulire e tanta cocacola zero, volevo fuggire dalla finestra ignorando, per quanto possibile (fino all’impatto con l’asfalto insomma) l’altezza. Poi io e mia zia abbiamo buttato giù tutto (ma sul serio tutto) e ci siamo date alle pulizie a fondo per tutta la mattina e tutto il pomeriggio con un risultato sorprendentemente (per me che non sapevo dove mettermi le mani tanto lo sporco-disordine) buono.

Siamo finite, stremate ma soddisfatte, a mangiare fagiolini bolliti come fossero patatine parlando di tanta roba, fino a liberarci un po’ l’anima. Io non riesco a parlare così bene con nessuno, devo essere sincera. Sarà che mia zia è la persona più liberale e libera del mondo. E’ anche libertina se è per quello. La sua libertà è mentale e molto poco fisica, questa è la sua più meravigliosa contraddizione.

 

Per un momentino, in tutto questo, ho pensato che i progetti sul colore del divano e su dove mettere quel determinato mobile, forse li avrei voluti fare con qualcun altro, con un “uomo” o “compagno” o boh. Ma è stata la confusione di un momento poi ho pensato bene che nessuno ha il mio stesso gusto estetico tanto.

 

Ecco, adesso guardandomi intorno vedo il nuovo (il divano ordinato, il mobile appena montato e la libreria che devo decidere dove mettere) e il pulito (tutto quello che mia zia ha lavato, tutto il vecchio che ho buttato via). Guardandomi in giro ora vedo me e mia zia mangiare fagiolini sporche e discutibilmente vestite, non tante ombre scure che minacciano.

11 luglio 2011
624 [3] Lettera ai cavoli

Carissimo ragazzo ancora non meglio identificabile,

ho deciso di scriverti in virtù di questa rarissima e fondamentale non conoscenza che ci unisce.

Sai cosa è meraviglioso? Che non conoscersi a questo modo non è ottenibile, almeno non facendo volutamente sforzi: direi che possiamo vederlo come un segno del tanto nominato (non da me) destino.

O congiunzione astrale volendo.

 

Non conoscerci ci rende seriamente due ipotetici fidanzati perfetti. Sarebbe persino la condizione più giusta per sposarsi. Ci rende simili il giusto, distanti il giusto, sessualmente perfetti e teneri senza sfociare in dolci. Quando (o se, ovviamente) ci conosceremo io inizierò a rimpiangere i tempi in cui non lo facevamo e mi mancherai molto. Con ogni probabilità penserai lo stesso anche tu ma non ce lo diremo mai.

 

So che esisti e non sei un (altro) frutto della mia mente solo perché mi scrivi di tanto in tanto qualche messaggio dalle non chiare frasi su fb. Purtroppo non sempre mi ricordo, o voglio sentirmi ricordare, che quello che uno non scrive, probabilmente, non c’è scritto.

Sono arrivata a pensare che forse me li scrivo da sola quei messaggi, magari in momenti di cui poi perdo il ricordo. Poi però non ho potuto far a meno di notare che non è propriamente il mio stile linguistico.

E, questa te la confesso solo perché in realtà tu tutto questo non lo leggerai mai, per una volta non ho pensato che il mio è infinitamente migliore (come succede con presunzione continuamente): ammetto che la cosa mi eccita.

 

Voglio comunicarti qualcosa che ti sorprenderà: oggi è lunedì.

E lunedì è sufficientemente prima di mercoledì. Però attento, non si può dire la stessa cosa di martedì. E di certo non si può dire la stessa cosa di mercoledì. Se poi lo vogliamo dire di giovedì dobbiamo cambiare il mercoledì di riferimento. Tutto è così relativo che mi sembra di aver sempre parlato d’aria.

E sarebbe una brutta sensazione ma non oggi che fa caldo e un po’ d’aria aiuta.

 

Il fatto è che questo deve essere un appuntamento con gli orecchini.

Mi dispiace, caro, ma su questo punto non ho intensione di rivalutare le cose. Ho promesso a me stessa la serietà nella faccenda. E l’unica serietà possibile è data dagli orecchini. Non tanti ma almeno due, uno per cartilagine auricolare.

 

Ed è per questo che devo saperlo prima. Sono certa che sarai comprensivo, almeno per quanto io posso non sapere che non lo sarai.

 

Oggi è lunedì, lo ripeto, ma domani non lo sarà più.

E devo trovare troppe cose, per gli orecchini, per fare in modo che anche martedì sia presto, sufficientemente, come lunedì. In primo luogo devo trovare gli orecchini ma direi che lo si poteva intuire. Poi a seconda degli orecchini verosimilmente anche le chiusure che sono sempre piccole, trasparenti e nascoste (come da corrispondente legge naturale). E in ultimo, ma certo non con meno importanza, devo trovare anche i buchi sulle mie orecchie, cosa a dir poco difficoltosa, almeno certi giorni.

Non posso appenderli senza buchi. Questa è la triste ma ammirevole verità.

 

I miei orecchini si uniscono a me per chiederti di far finire questo orrendo grado di dubbio. Ripeto e risottolineo, non per me che solamente mi dispererò indegnamente se la fantasia che mi ha tenuto compagnia per l’intero fine settimana dovesse risultare solo la mia idiozia che fraintende le cose, ma per gli orecchini che sono un principio a cui una brava ragazza non può rinunciare e hanno bisogno di tempo per la preparazione.

 

Rispettosi saluti
L.M.

4 luglio 2011
622 Gestazioni

Apro un’altra lattina di cocacola light e parallelamente un altro documento word. E ci saranno dissensi ma mi fa più male la seconda attività. Scrivere quando percepisco solo deserto mi crea un prurito interno. Mai provato? Qualcosa sotto al collo e prima del punto in cui dovrebbero esserci le tette (mi riferisco a chi ce le ha, non a me) ma all’interno, in un punto inarrivabile. Un prurito fastidioso, ronzante, quello che credo sia responsabile della storia di Madame Bovary, tutto compreso.

A me Madame Bovary viene in mente coi saldi, non so perché.

 

Tentiamo un punto della situazione. Non so di quale situazione in effetti ma lo scopriremo.

 

Intanto ho scoperto di essere tristemente eterosessuale.

Non che voglia o sia capace di mettere limitazioni e confini a quello che può succedere in generale o a quello che penserò in un futuro (che va dal domattina a tra 3 anni) ma attualmente il pensare ad una relazione con una donna non mi entusiasma come un tempo. Non saprei dire il perché. In generale perché appena apre bocca, la maggior parte delle donne è il soggetto, distrugge tutta la mia carica erotica e in particolare perché credo mi piacciano certe fattezze maschili.

 

Ma forse l’eterosessualità non c’entra e c’entrano i soggetti singoli, come sempre.

 

Recentemente sono stata bendata. Esperienza che merita almeno un vago richiamo qui. Devo specificare il contesto della benda sugli occhi o basta questa riga di leggera insinuazione per lasciarlo intenderlo?
Okay, ho un sorrisetto esplicativo sulle labbra. Pace.

 

La cosa non mi ha procurato particolare sofferenza/disagio, anzi, non sapere le intenzioni di certi movimenti prima o dove gli occhi si posassero o cosa guardassero mi ha forse resa più serena del solito.

 

Non sempre la serenità, nel sesso, è una nota positiva, ma in qualche caso forse sì.

In questo caso direi una variante strana rispetto alla solita ansia.

 

Ho scoperto di essere molto meno a mio agio invece non potendo sentire. Curioso, credevo che la vista fosse il senso più indispensabile e invece in una prova durata un secondo in cui lui ha messo le mani sulle mie orecchie ho sentito molta più “preoccupazione” che nei 10 minuti di benda.

 

E questa era una situazione.

 

Fronteggio di nuovo la filosofia politica. Due libri a cui cerco di scappare da due sezioni diverse. Francamente li trovo deliranti, odiosi e inutili. Scritti entrambi dal mio professore che per quegli stessi campeggia su wikipedia come filosofo italiano e in una lingua (italiana) che suona tra l’incomprensibile e l’esasperante.

 

Mi chiedo sempre se sia possibile sapere tante cose ma non riuscire a comunicarle.

C’è un limite direi. Anzi, di limiti ce ne sono due e nei due lati opposti. Da una parte non si devono banalizzare i concetti con espressioni inappropriatamente semplici ma dall’altro non si deve rendere nemmeno un concetto, anche particolarmente complesso, inarrivabile, impenetrabile per colpa di un lessico troppo aulico, sempre inappropriato.

 

Noto che nella filosofia purtroppo questa è una tendenza parecchio diffusa. Da un lato, ma mi rifersico a filosofi “famosi”  lo trovo un tentativo di mascherare concetti poveri e insulsi affinché meno facilmente vengano smontati e dall’altro, ma questo c’è anche nei filosofi moderni, persino negli universitari snob direi, c’è un atteggiamento elitario, chiuso, come se i filosofi potessero e dovessero parlare solo ai filosofi e per i filosofi. La filosofia non diventa una scienza solo perché si scelgono i termini più complicati e si chiude l’apprendimento “agli altri”, la filosofia è una scienza solo quando usa metodi scientifici per dimostrare qualche linea di pensiero.

 

Sapere una cosa e non essere in grado di trasmetterla è quasi non saperla.

 

E non vi state sorbendo tutto questo solo perché non mi va di studiare filosofia politica.

Ci sono anche dei ragazzi, della mia età, che pensano seriamente che usare melanchonia al posto di malinconia o espressioni come “l’infausto prometeico del ritorno dell’identico” per parlare di concetti chiarissimi e più facilmente espressi dal filosofo ideatore (in questo caso parliamo di Nietzsche) renda la filosofia molto più seria, molto più degna. Secondo me la rende solo molto più “arieggiante”, molto più vuota e molto più “che cosa inutile è la filosofia”. Gi autori che più hanno ispirato il pensiero scrivono, leggendo i testi stessi e non le interpretazioni di tutti quelli che per secoli dopo non hanno avuto nulla da fare, in un modo chiarissimo.

Per usare un’espressione famosa e a me molto cara scrivono in modo comprensibile a tutti concetti non comprensibili da nessuno.

 

Ho iniziato a correre dopo le nove di sera. Altro punto fondamentale nel punto della situazione.

E devo dire che mentre quando correvo di giorno la cosa era abbastanza noiosa ed io ero preoccupatissima di strare in ordine e ben vestita perché la “gente mi poteva guardare” (sono matta del tutto) adesso, di notte, con qualche animale notturno per compagnia, lo trovo un momento liberatorio. Corro, non penso, non vengo vista troppo dagli altri e lascio che la giornata mi scivoli addosso con tutto quello che di storto ho fatto, visto, sentito o letto.

 

Poi però torno a casa sudata, a pezzettini e con una mancanza di ossigeno non indifferente. Esattamente come di giorno.

22 giugno 2011
619 [modi di fare i genitori] Anche i dentisti hanno un lettino

Stavo scrivendo tutto un altro genere di post. E buttiamo via intere pagine di idiozie in bella forma, okay, tanto il sudore (le dita sudano signori!) è mio.

 

Una litigata da racconto epico con mia madre, ecco cosa mi ha fatto cambiare argomento. Perché qualsiasi cosa io faccia, in qualsiasi modo e con qualsiasi risultato non basta mai e non è comunque nemmeno lontanamente paragonabile a quello che non faccio.

 

Promemoria personalissimo: nella malaugurata ipotesi avessi figli io non gli farò mai, ma mai, niente del genere.

 

Ci stavo già pensando oggi guardando i Simpson (alto momento riflessivo).

Nella scena a cui mi riferisco Homer diveva a Bart una cosa come: “non è vero che riuscirai a fare tutto quello che vuoi. Qualsiasi cosa tu sia bravo a fare ci sono almeno mille e cinquecento persone che la sanno fare meglio di te”.

 

Attenuanti generiche di morte prematura bypassate mi è venuto in mente che mi sono sentita dire una frase del genere almeno un milione di volte.

 

Continuiamo con un ricordo che la psicologia intera sarebbe molto orgogliosa di sentirmi raccontare.

Ero una ragazzina e avevo appena finito il mio primo libro, il cui titolo vi terrò nascosto fino alla mia morte. Un libricino idiota, semplice, da ragazzini appunto.

Lo lessi in una settimana. All’epoca pensai di essere stata molto brava. Mi dicevo: “duecento pagine in soli sette giorni? Incredibile!”
Allora andai da mio padre per condividere il successo e lui rispose che andava bene ma che nel mondo c'erano studiosi che leggono libri enormi in due giorni.

Forse non disse proprio così, mi ricordo solo i "due giorni” perché io non capii il senso generale del “si può migliorare” ma la pensai come “il prossimo libro lo leggerò in due giorni, così sarò brava”.

 

Aveva ragione, certo.

Lui cercava di spingere verso l’eccellenza, verso la perfezione.

Ma la perfezione non è raggiungibile e a volerla cercare sempre, continuamente, in un primeggiare continuo si rischia di perdere di vista che un otto non è un dieci ma nemmeno un 4.

Mio padre rispondeva a questo genere di frasi che se volevo essere una pesona mediocre allora potevo benissimo continuare ad accontentarmi degli otto.

 

Lo faceva perché mi migliorassi certo, mica per distruggermi, però questo continuo sentirmi dire che tanto qualcuno lo aveva già fatto o che lo avrebbe fatto meglio di me, a poco a poco, deve aver impresso una qualche forma nella mia testa.

 

Fingetevi psicanalisti che io mi sdraio sul lettino.

 

Non me lo ricordavo. Né la storia del libro, né il collegamento con certe mie fisime. Curioso come una sola frase, e sentita casualmente nei Simpson, apra certi nascondigli.

 

Mi viene in mente che io cerco sempre un modo per non essere abbastanza soddisfatta di me.

E non che non ne abbia motivo a volte eh. Però anche quando potrei essere contenta, o dirmi “brava” io mi invento (forse), consapevole o inconsapevole non lo so, cose per smontare questa soddisfazione.

 

Posso fare esempi svariatissimi.

Il mio ultimo esame. Trenta e lode. E sono stata fortunata.

Ecco, vediamo se riesco a spiegarlo. Io vorrei dirmi, da sola, “cavoli, sono stata brava!”, invece sono seriamente convinta (e mi infurio con chi non è d’accordo con me) che sia stato troppo semplice, che sia stata questione di fortuna e quasi mi sento insoddisfatta.

 

Essere insoddisfatti di un trenta e lode significa essere leggermente incontentabili.

 

Sono uscita da lì pensando “il prossimo andrà meglio”. Come se avesse senso, come se fosse possibile. Ed è l’impossibilità di quello che pretendo a farmi in svariati pezzi perché continuo a ritenermi quasi cretina ma a non poter far niente, o comunque poco, per dimostrarmi che non lo sono.

 

La msdc (mezza specie di cugina) ha sentenziato: “vabbè, la prossima volta chiediamo se puoi farlo a testa in giù”. Mi piacciono le sospensioni.

 

Oppure quando esco con qualcuno: io sono sempre convintissima che se esce con me, quando invece potrebbe uscire con altre centocinquanta persone meglio di me e che sanno uscire meglio di me (come da Simpson), è perché mi vuole fregare in qualche misura. E se proprio non trovo motivi per vedere le fregature (e li cerco bene) allora inizio a pensare che siccome frequenta me allora deve essere veramente scemo (mi scuso).

Distruggo, distruggo, distruggo.

 

Ci sono ragazzi a cui i genitori dicono bravo continuamente (povera LadyMarica, okay, questo post fa ridere, mi scuso anticipatamente), io li vedo sostenere gli esami, uno dopo l’altro, serenamente: studiano, vanno, hanno fortuna, certe volte sfortuna e tornano a casa tranquilli, consapevoli di quello che valgono o di quello che sono.

 

Io poche ore prima dell’esame mi convinco al 100% che probabilmente ho frainteso tutto quello che c’era scritto e che tutto significa la cosa opposta a quella che ho pensato io. Dal primo esame che ho fatto fino all’ultimo di venerdì sono sempre stata convinta, ma non per scaramanzia, proprio convinta, che sarei stata bocciata. Non è successo.

 

Un amico, quando gli comunico i risultati, dice che tanto l’unica a non saperlo prima sono solo io. E avrà pure ragione da vendere. Ma questo lo dico solo dopo.

 

Mi distruggo in duplice parte insomma. Mi considero cretina fino a che un esame non stabilisce per iscritto che non lo sono e poi, quando l’ha stabilito, io inizio a costruirmi motivazioni (certe volte più reali di altre –quest’ultima volta per esempio sono seria, è stata fortuna –Marica!) che mi dicano che non sono motivi validi e che sì, sono cretina.

 

Lo so che avreste preferito il racconto della litigata con mia madre, l’evolversi delle grida isteriche e il mio aver detto tutte le parolacce di cui sono capace nel giro di 30 secondi (mi pento e mi dolgo). Mi dispiace, invece vi sono toccati i ricordi ombrosi di una malata di mente che ha perso il suo posto sul lettino dell’analista.

21 febbraio 2011
571 Luce del ragionamento

Quando vedo un uomo piangere al buio nella sua stanza mi domando cosa lo spinga a non accendere la luce (cit.)

 

Capitolare mi sembra un verbo abbastanza esprimente l’immagine di qualcosa che cade giù, con tonfo precisamente

 

Il mio bagno è lucido, la mia anima nera e la mia connessione lenta (lentissima).

Peggio di così si chiama iniziare a pregare.

 

Preparare la moka mi risolve qualche problema.

E’ un momento terapeutico. Perché segui certi procedimenti, in quell’ordine preciso, con attenzione, dedizione e precisione. Non fai altro, prepari la moka. E’ sufficientemente impegnativo. Almeno per una con il mio basso quoziente intellettivo.

 

E io li seguo, questi procedimenti, nella mia cucina, in silenzio assoluto pensando solo a mettere il caffè nell’imbuto (quello delle moka si chiama così, no?).

A casa con i miei non ho mai fatto una moka. Questo perché c’è una caffettiera da espresso. Ho imparato a farla, la moka, da quando sto da sola, senza macchinette da espresso.

 

Meno terapeutico è provare la nuova Moka Alicia con sveglia e timer a mezzanotte (msdc regalo) perché poi tutta casa sa di caffe’ e il caffè, si sa, allontana il sonno. Anche quello delle due di notte e anche solo con l’odore.

 

Parlare della moka mi impedisce di parlare del resto, bene così.

 

Perché il resto è solo una rabbia, contenibile e contenuta, contro me stessa.

22 dicembre 2010
541 Memorie

Se ci sono riuscita, e non era difficile, mentre leggete questo sono in viaggio.

Partita, esattamente come il mio cervello da una ventina (più due) d’anni.

 

Dovrebbe durare, il viaggio fisico, non quello mentale, fino al 27 dicembre, morti premature escluse.

 

Se non dovessi aver trovato connessioni abbastanza free a internet i post si pubblicheranno automaticamente (almeno quelli per scongiurare natali troppo cattolici) ma per piacere annaffiatemi la lavanda.

 

Ho deciso, per l’occasione (della prolungata assensa sul Natale), di lasciarvi con le gesta delle grandi persone, visto che sulle mie (di gesta) non si può mai contare.

 

Quindi, chiedo retoricamente a voi: cosa farebbe Marilyn Monroe se adesso fosse viva?

 

Pensate almeno 30 secondi.

 

Cercherebbe di sollevare il coperchio della propria bara (*).

 

Non c'è mai un limite al peggio.

 

Con tutto il mio spirito natalizio

 

(*) tratta da Fight Club

10 novembre 2010
519 Melograno

"Stupida, un'altra volta, che parli ad uno specchio e mai alla persona giusta. E più stupida di te, so che non ne troverai, le tue paure inutili non finiranno"

    

                         

 

Visto che sono una persona profondamente gentile e corretta (quando nella premessa dico mie presuntissime doti significa che sono parecchio incazzata!) non farò nomi, o soprannomi, e racconterò solo fatti. Visto che sono una persona che parla troppo racconterò la storia, invece di astenermi, come dovrei.

 

Il paesaggio è quello di messenger in uno strano pomeriggio in cui non ho voglia di fare nulla (non troppo strano allora).

Di solito io evito di infastidirmi con persone che non meritano la mia attenzione e le blocco preventivamente però do anche parecchie opportunità, insomma se la prima volta ti odio penso sempre che la seconda potrebbe andare meglio, continuo con la terze e la quarta, anche la quinta, dipende dai casi.

 

Veniamo al punto.

 

Ho conosciuto Melograno (mi sembra un nome azzeccato) proprio su questo blog.

Mi è sembrato subito un uomo a modo, gentile, raffinato e con i miei stessi gusti per un paio di cosette, che non specifico sempre per gentilezza.

Poi lui mi ha aggiunta su messenger, abbiamo iniziato a parlare anche se poco, nonostante ci fosse una grande intesa apparente io sentivo qualcosa di storto.

Semplicemente lui aveva troppe cose in comune con me dopo, e solo dopo, che io le avessi dette.

Faccio un esempio: fingiamo che io avessi detto “amo particolarmente la matematica” lui avrebbe risposto “io la insegno”,o anche “il mio autore preferito è Moccia” (io), “ieri l’ho visto in un negozio di Hello Kitty” (lui).

Gradi di menzogna o verità ancora da verificare, non sto dicendo mentisse, non lo so, semplicemente io sentivo bugie, probabilmente essendo una visionaria. In più avevo sempre la sensazione che, in ogni nuova conversazione, non si ricordasse di me o della precedente, che mi confondesse soprattutto. Poi mi sembrava cercasse di arrivare da qualche parte perché tirava sempre fuori l’infelicità che c’è nella coppia (non posso essere più esplicita), la tristezza della vita e robe del genere.

 

Il senno del poi, comunque, è una scienza esatta.

 

Però il suo blog continuava ad essere e a sembrarmi grandemente affidabile: ben fatto, di argomenti raffinati e con link degni di stima anche da parte mia. Non si giudicano libri dalla copertina, persone da quello che mangiano e monaci dagli abiti, quindi nemmeno conoscenze dai blog (veramente?).

 

Io no sono la vergine delle rocce, però decido io se, quanto e in quale grado non esserlo. E soprattutto con chi. La mente è una cosa complicate: parlare di pissing, figging, fisting, spanking qui non mi crea nessun turbamento, affermazioni di poco conto invece, dette in contesti privati, con certi toni, certe allusioni, mi fanno sentire una poco di buono, come se avessi potere su quello che gli altri dicono.

 

Oggi il Melograno, di una certa età, precisiamolo, cercava di spingermi a dire cose strane.

Io, gentilissimamente, gli ho fatto notare che sono cose di cui una lady non parlerebbe e lui, come se niente fosse, mi ha consigliato di ridere ogni tanto, che sono troppo seria.

 

Bella tattica, leggermente infima ma bella, non lascia tracce.

 

Non so come mostrarvi “l’aria che respiravo”. Raccontata così, ovviamente, non sembra e certo non è, niente di grave, però c’è della sottilissima psicologia spicciola a voler mettere parole in bocca a una ragazza e poi far sembrare che sia lei a non essere sufficientemente in grado di capire uno scherzo.

 

Così oltre che colpevole finisci per sentirti anche stupida.

 

Comunque, per essere un pochino (magari tanto) maleducata, su cosa dovessi ridere lui non l’ha specificato eppure il concetto era molto esplicito.

 

La storia si è conclusa poco dopo quando lui mi ha chiesto di iniziare una “videochiamata”.

Io avevo la webcam accesa con un altro ragazzo (non che ci sarebbe nulla di male lo stesso ma specifico che io quest’altro ragazzo lo conosco di persona, mica per niente, perché voglio si sappia che detesto foto, video, webcam eccetera e non faccio eccezioni a caso), quindi gli ho semplicemente detto che in quel momento non era possibile.

 

Ho colto il suo disappunto, tanto che ho dovuto tirar fuori, da un cilindro, le parole “il mio fidanzato”, buttandole casualmente in giro, per stabilire distanze.

Lui ha capito il messaggio lanciandomi  contro una rispostaccia.

Quindi io, che do tante possibilità alle persone, ho cercato di cambiare discorso.

Lui ha concluso dicendo che non voleva insistere.

Conclusione ad effetto perché mentre io ci ho letto “non mi far perdere tempo” voi, leggendola asetticamente, mi vedete matta. Certo, aggiungendo che non ha aspettato nemmeno una mia risposta, che se ne è andato senza aggiungerci un ciao, forse la cosa vi apparirà, almeno a voi, diversa.

Io l’ho chiuso, bloccato e cancellato.

Per essere certa non resuscitasse improvvisamente.

E ho quindi notato, qualche ora dopo, sparizioni anche da altri luoghi: casualità. Chi dice di no?

 

Lui è certamente innocente ed io una paranoica malata però è la mia sensazione di “violenza” a comandare, almeno su di me.

 

Non voglio fare la santa, non voglio far passare la cosa come chissà quale violenza mentale eppure devo dire che poche cose mi hanno mai fatta rimanere così male, poche cose mi hanno fatta sentire tanto sporca.

Perché quando accetto amicizie a caso di persone che non conosco, su fb, io lo metto in conto che può succedere, e ci vado con le dovute precauzioni (quanto meno mentali), ma se una persona di cui mi fido, peggio, che finge di leggermi (e proprio qui, e se devo specificare, in momenti "particolari") mi fa di queste cose, io, poi, non mi do pace.

 

Quello che mi fa più rabbia è che dopo cose così si fa molta fatica a crede agli altri uomini, a quelli che ti dicono che sei bella, e che lo dicono solo perché magari lo pensano veramente.

 

Tanta la voglia di pulizia, a seguire, che nel pomeriggio, impossibilitata a studiare (per l’incazzatura), ho lavato anche i piatti (più che altro bicchieri e cucchiaini sporchi di caffè) che dovevo lavare da almeno una settimana!

20 aprile 2010
Come pettinare i capelli annodati

Ho fatto un errore abbastanza grossolano.

E ora ne pago le conseguenze, con me stessa soprattutto.

 

E’ curioso che quando le cose importanti diventano altre, tutti i nodini vogliano venire al pettine.

No, non sto parlando di cambiare look, anche se prima o poi dovremo discuterne.

Parlo da sola mi sa oggi.

 

Io sui nodi che proverbialmente vengono al pettine ho una teoria.

In primis bisogna scioglierli, tutti quanti.

Ma non ci si deve illudere che poi quei capelli torneranno lisci, forti e sani come prima.

I capelli indeboliti dai nodi, vanno tagliati in modo che altri capelli possano crescere forti e sani.

 

Allo stesso tempo non si può pensare di recidere il nodo senza averlo sciolto, altrimenti poi dimenticarlo, elaborarlo, renderlo cosa buona diventa difficile.

 

Spero che sia un esempio unisex, ma non lo so.

Sciogliere i nodi nei capelli lunghi è molto doloroso, precisiamolo.

 

Soffrire senza che la sofferenza abbia senso è da persone prive di intelligenza.

Non si può sfuggire, bisogna lasciar entrare il male per poterne ricavare il bene.

 

E’ ufficiale, mi faccio prete.

Un prete può essere ateo?

 

Prete, certo.

Mica sono scema, non rinuncio all’ambizione.

Voglio fare il papa.

E conseguentemente uccidermi.

In un sillogismo privo di senso ma non di logica avrei realizzato il mio sogno: uccidere il papa.

 

Mi congratulo, a parole sono brava.

Ma ritorniamo all’errore.

 

Giovedì ho mandato un messaggio a Sara.

Sara, che prima era S., l’amica con cui ho condiviso molto (tutto) fin dalle medie.

Ci siamo viste per nove anni tutti i giorni.

Stessa scuola, classe, banco.

Quasi un cervello in due.

Poi abbiamo preso strade diverse.

Non è vero.

Questo lo dice chi vuole essere intelligente con le parole e rimbambirci con la solita psicologia spicciola.

Poi lei si è fidanzata.

Io non ho condiviso quel “amore, tesoro, salciccia e pomodoro” a cui lei si è immolata.

Succede che una persona che conosci bene improvvisamente diventi stupida.

Ovvio che nelle mie parole c’è un giudizio, ma non una condanna.

Lei ha scelto di essere altro rispetto a quello che era stata.

O che io avevo capito lei fosse.

E benché a tanti piaccia dire “si è innamorata” io non posso giustificarla (in me dico, non rispetto al mondo, non sono dio) con una simile banalità.

Persa la stima, persa l’amicizia.

Forse lei verso di me prima ancora, non posso saperlo.

 

Io però sono restata attaccata affettivamente ai ricordi, alla speranza che la mia vecchia S. potesse tornare.

Non ho capito che in quella che è oggi lei la S. vecchia, che io adoravo, non c’è più.

 

E veniamo così al mio errore.

Giovedì le ho mandato un messaggio avvertendola della morte di mio padre.

Scema!

Non li analizziamo i motivi per cui l’ho fatto, ovviamente speravo fosse la molla per un ritorno.

 

Lei mi ha scritto “mari dove sei, vengo subito…”.

Mi ha scritto "non preoccuparti, ci sono io..."

Ma questa confidenza è durata il tempo di un paio di messaggi, poi tutto si è spento di nuovo.

Lei è stata chiara, fredda, dolorosa.

Quasi senza colpa.

Certo, un po’ di colpa ce l’ha, doveva evitare tante smancerie prima: mi ha abbracciata per un quarto d’ora quando ci siamo viste e poi mi ha scritto che “difficilmente le cose potranno tornare come prima”.

Ed ha ragione, mi sono accorta che nemmeno io riesco a farle tornare come prima in me stessa, ma non volevo (e forse non voglio) rinunciare a quella ridicola “illusione”.

Forse la condraddizione la vedo solo io perché voglio vederla; forse lei si è comportata come avrebbe dovuto fare una persona con la testa a posto.

E credevo di essere io, tra le due, quella!

 

Ci ho sofferto per la seconda volta.

E significa essere veramente stupidi, soffrire due volte per la stessa cosa, provando allo stesso tempo un altro fortissimo dolore, è proprio da stupidi.

 

Sara era un nodo che avevo spicciato, con molta fatica.

Lo avevo fatto lentamente, con molto dolore, ma c’ero riuscita.

Restava solo il dover tagliare i capelli deboli.

Lo devo ancora fare.

Ci vuole solo il coraggio.

 

Coraggio che cerco, ma che se devo essere sincera ancora non ho veramente.

 

Perché ho scritto “amore, tesoro, salsiccia e pomodoro”?

Mi è venuta una fame!

9 aprile 2009
ANGELI E DEMONI
Stare in mezzo non è mai stato il mio forte....
...impulsiva
...con le idee chiare...sul "credere" (a chi e perché)



...e leale...almeno credevo.





E il tradimento...quanto fa male?
Più a chi lo fa...forse...
Tradire qualcuno a cui hai legato l'anima...
e dall'altra parte...solo un nulla che però sa di importanza...

Non credo a Dio, perché?
Perché non ci sono prove...
Non credo a Dio perché la logica mi impone di non farlo...
...eppure lo volevo...

Credo allora ad una sensazione...?

Qualcosa di molto vicino a una cosa che cercavo io è venuto da me...

Ed io credo ad una simile cosa?

Se sento uno scricchilio provenire dal salotto "gli altri" pensano ad uno spettro...io per tutta la vita ho, invece, saputo che gli spettri non esistono...che quello scricchiolio quel rumore è, senz'altro, derivante da cose reali...

Ma se vedi uno spettro comparirti di fronte....come la metti con tutto quello che ti sei detta da sempre?


E poi...non vuoi tradire nessuno...
quello che c'era prima e c'è ancora, in ogni luogo, è importante
...tanto, talmente tanto che pensare di "lasciarlo andare" crea una voragine nel cuore....

Ma quello spettro che bussando ha chiesto di entrare, e tu gli hai aperto, nemmeno lui merita di essere tradito...

Paura.
Solo questo...
e tanta...
come se fossi cieca e qualcuno mi obbligasse a guardare...
Come se dovessi guardare e qualcuno mi chiudesse gli occhi...
Oppure tutto l'inverso...

Dan Brown...Angeli e Demoni... alla fine gli angeli non erano angeli e nemmeno i demoni erano demoni...ma probabilmente anche il contrario era vero lo stesso...

Angeli contro demoni...fissare le parti sarebbe già un successo...ma poi non è detto che sceglierei gli angeli...
o i demoni...







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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE