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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
14 maggio 2013
LadyMarica sta conoscendo tante persone. Non importa molto come. Nessun sito di annunci o roba del genere, comunque. Ultimamente LadyMarica riceve un sacco di posta. Non si sa perché. Qualcuna la guarda annoiata, altra la legge ridendone. Alla maggior parte non risponde, a qualcuno sì. E dalla...

Il post continua su webnode, al solito. Basta cliccare sul titolo!

24 dicembre 2011
[le non parole] Natale
...non è un giorno così importante visto che tanto


5 luglio 2011
623 "Ci sono tamarri e tamarri" (cit.)

Dopo la corsa serale (con cui finiva il post di cui sotto –prego notare la circolarità) io mi riverso sul letto in una confusione sul grado di quanto sono viva e quanto morta quasi totale. Soprattutto se ho voluto strafare come ieri sera l’unica azione che compio è spingere tasti di apparecchi elettronici siglabili: tv e pc precisamente. Quando sono euforica posso anche arrivare a spingere i tasti degli apparecchi contemporaneamente o almeno alternativamente.

 

Ieri sere ho quindi acceso la tv, sono precipitata sul letto, pancia in sotto, posizione da scrittura al pc e solo troppo tardi ho notato di aver lasciato il telecomando su un mobile irraggiungibile per me. Non veramente irraggiungibile diciamolo, se avessi chiamato mio fratello pregandolo di prendermelo sarebbe diventato raggiungibilissimo.

 

Ho lasciato perdere la chiamata però e pensato che tanto per quanto avrei guardato quello che c’era, qualsiasi cosa ci fosse, sarebbe andato bene.

 

Mi sbagliavo. E quello che ho visto non so se potrò mai dimenticarlo. Trattasi di un programma su “italia uno” noto come “tamarreide” che non avevo mai sentito prima e di cui, innocentemente, non conoscevo l’esistenza. Bei tempi!

Dopo soli 5 minuti ho pensato che se fossi dittatore a vita, come sarebbe giusto, lo proibirei, riacciufferei i soggetti che in quella categoria sociale (?) rientrano e li costringerei a rieducazione forzata.

 

Non voglio un mondo di dandy, esteti, colti e evoluti, ma solo qualcosa che gli si avvicina abbastanza.

 

Cerco di descrivere la categoria dei tamarri, protagonisti di questa specie di reality (spero e credo abbastanza pilotato).

 

Ecco, per capire chi sono iniziate a pensare, come prima scarmigliatura, alle persone che evitereste accuratamente.

 

Ora possiamo passare alla sintomatologia e soprattutto agli aspetti peculiarissimi di questi soggetti collocabili più o meno, evolutivamente, a livello dell’ameba.

 

Intanto i tamarri si muovono in branco e sono prevalentemente ragazzi, direi fino ai 40 anni circa. Non si registrano casi di tamarri anziani probabilmente per le morti premature causate dai pestaggi, dalla droga e dalle malattie veneree che un certo stile di vita impone alla loro società. La riproduzione è tuttavia, per gli stessi motivi, molto veloce. Cinque tamarre su sei rimangono incinte a sedici anni.

 

Si riconoscono visivamente per i tatuaggi e piercing presenti in ogni luogo del corpo a simboleggiare l’appartenenza al popolo. Altro tratto estetico peculiare, negli uomini, è il gonfiore esagerato di pettorali e bicipiti che possono terrorizzare i palestrati più feroci. Le donne invece sono catalogate come belle (le brutte non sono tamarre ovviamente), sono costruite e gonfiate. Si riconoscono particolarmente dall’artificialità, dai colori fluorescenti dei capelli e dalle tette gonfiate a piacimento.

 

Alle critiche eventuali sulla bocca a canotto la risposta tipica e assolutamente da citare è: “forse ce li voresti ave’ sulla bocca tua i canotti mia”


I tamarri hanno una visione esasperata del mondo e dei simboli.

Tutto è estremo, tutto è assoluto, tutto è così importante da fare risse e uccidere. Hanno sempre, i veri tamarri, qualche morto nel cassetto da tirare fuori per giustificare “una forza straordinaria che aiuta nei momenti difficili”, per giuramenti sparsi con tanto di lacrime e tendenzialmente falsi o per minacce di principio come “non mi toccare il mio morto che sennò ti stacco la testa”.

L’esasperazione investe anche gli stereotipi, i pregiudizi e valori borghesi che in linea di principio cozzerebbero col loro mondo ma che essi estrapolano e esasperano fino allo sfinimento.

 

Essere considerato gay per un tamarro è l’offesa peggiore possibile. In questo gruppo sociale infatti la valenza di una persona, la sua posizione di potere all’interno del gruppo come scimmia che spulcia e non che viene spulciata, la sua considerazione globale è valutata prevalentemente in base alla sua bravura sessuale. Mentre le donne passano la quasi intera esistenza a cercare rapporti sessuale con il più forte e il più potente dei tamarri, l’influenza dell’uomo si basa su un principio cardine riconosciuto da tutti i tamarri del mondo: la durezza del pene.

 

Sono, in prevalenza, cattolici ma particolari. E’ un altro valore borghese, il cattolicesimo, che tamarri e tamarre estremizzano rendendolo particolarmente loro. Non c’è alcuna frequentazione di ambienti ecclesiastici o alcuna fedeltà a certi valori ma essi rivendiacano semplicemente l’appartenenza culturale a quel Cristo e a quel tipo di cultura. E se offendi Cristo, in quanto “loro cultura” (anche se principalmente non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando) un tamarro può ucciderti.


Per quanto riguarda la lingua i tamarri parlano solamente un certo tipo di “itagliano”. Sono banditi i congiuntivi e le più semplici forme grammaticali (mentre quelle più complesse non sono mai esistite). Le parole vengono scelte in una strettissima cerchia e chiunque ne utilizzi di diverse da quelle possibili viene bandito dal gruppo e destinato a essere deriso per la sua incapacità sessuale (che sembra non collegabile ma un tamarro riesce a collegarla sempre).

L’accento è esasperato anche esso, tendente al romano-dei-colli (un romano con cadenze paesane).

 

Tra le espressioni più in voga possiamo sottolinearne alcune, tanto per completare la panormamica:

“non usare le mani davanti alle donne”;

“se ci piacciamo è fico”;

“io vorrei sapere perché quella sera mi hai dato del gay?”;

“uno che piange è per forza vero”.

 

Una delle tamarre si chiama…lo indovinate da soli?
Marika. Sempre detto di aver un nome spiacevolissimo.

27 giugno 2011
619 La mia versione dei fatti

Decido che per un appuntamento alle 11 a S.Giovanni, rifiuto mentale macchina annesso, devo partire da casa di mia madre alle 9.

Diciamocelo, è presto anche avendo intenzione di fare la scala santa in ginocchio. E no, io non ce l’avevo.

 

Faccio tardi nella mia mentale tabella di marcia perché non sapevo che mettermi.

Ed è strano, io lo so sempre: una delle mie poche, inspiegabili certezze. Alla fine opto per un paio di pantaloni che mi fanno ridere. Qualcuno li definì anti-stupro non sapendo come giustificare l’incapacità di slacciarli (vabbe’, un po’ sono complicati).

 

Raccordo bloccato. Ritardo di mezz’ora sulla mia tabella di marcia. Invio al mio appuntamento un messaggio scusandomi perché farò tardi. E invece arrivo in anticipo sull’orario originario. Mando un altro messaggio pensando “stavolta mi ci manda sul serio”.

 

Passa poco tempo e la vedo. Kalispera del blog qui a fianco. La vedo ed è la seconda volta in due settimane. E io già pensavo al “mo che le dico? come glielo dico? mi troverà piatta e inutile come sempre!”. Però è un pensiero che dura poco con lei, e non lo dico perché ci sono probabilità (nemmeno tante)  che leggerà questo post, lo dico tanto per spiegare che un po’ vorrei essere così. Sembra di conoscerla da mille anni. Una persona dal sorriso costante e dagli abbracci spontanei, non ti sembra mai di forzare la conversazione, tutto sembra naturale.

 

Non voglio convincervi che dal virtuale al reale non ci sia una certa grandissima differenza, non voglio dire che non ci sia, specie le prime volte, quel silenzio imbarazzante del non saper che dire, quella difficoltà di guardarsi negli occhi, ma posso dirvi che con Kalì non c’è. Perché lei è naturalissima in qualsiasi cosa faccia. Non è un pregio né un difetto, è un modo di essere. Mi fa vergognare perennemente nelle sue risposte a tono a chicchessia. Dico la verità a me la spontaneità all’ennesima potenza spaventa e mi fa nascondere dietro una tenda (avendocela) diversamente in lei mi piace: fa sembrare tutto normale, ripeto.

 

Lasciamo perdere Kalispera che mi prende a parolacce sennò e passiamo a via Sannio. Vietta di San Giovanni famosa, abbastanza direi, per il mercato. Kalì doveva farsi intrecciare i capelli da un amico di Bob Marley con cui lei parlava come se fosse un amico d’infanzia anche se non si erano mai visti prima. In realtà parlava con tutti come se fossero suoi amici di infanzia. Persino con il 50enne, per niente sexy che credeva di aver 14 anni e ci parlava come se appunto fosse un coetaneo in vena di corteggiamento.

 

Ma è mentre lei si fa ‘sta benedetta treccina (che mi racconta aver già sciolto oggi, due giorni dopo insomma) che ricevo qualche spiegazione sui rapporti dall’intrecciatore Bob (Kalì il nome lo sa, io non me lo ricordo).

 

Si parla di un braccialetto che dovrebbe portare fortuna. E Kalispera fa all’intecciatore: “ce l’hai qualcosa per far rispondere uno al telefono?”

 

L’intrecciatore fa domande e Kalì gli spiega che io, mi indica, vorrei tanto che un ragazzo mi rispondesse al telefono visto che tutte le sere lo chiamo e tutte le sere lui non mi risponde (sto iniziando a pensare che la devo smettere, meglio tardi che mai).

 

L’intrecciatore allora dichiara che la colpa è sempre tutta delle donne.

 

Io non sono così convinta che sia colpa mia. Non più del 50%. Vabbe’, 60 perché dovevo parlare prima. Kalì spiega all’intrecciatore che ci siamo lasciati mesi fa, io e il ragazzo che non mi risponde più al telefono, perché io ero stanca di una storia e troppa distanza. L’intrecciatore mi fa notare che se due si amano sopportano qualsiasi distanza. Certo, a chi importa del sesso?
No, siamo seri, io quando lo rivedevo, dopo mesi, facevo fatica ad avvicinarmi, quasi non lo riconoscevo.

 

Kali fa presente che però lui, quando io l’ho lasciato, non ha certo detto “aspetta, arrivo a Roma così ti faccio vedere se mi lasci”.

Sì, mi piacciono queste prese di posizione forti.

 

E tutti i torti non li ha (se io avessi voluto o meno questa è un’altra storia).

 

L’intrecciatore mi chiede perché adesso, se l’ho lasciato io, lo voglio risentire.
Io spiego a Bob che “voglio la sua amicizia”. L’ho sempre voluta e la vorrò sempre. Lui è stato importante. E poi, più in generale, io spero sempre di non costruire e di non aver mai costruito rapporti che si distruggano per tanto poco, spero e spererei che una persona con cui ho condiviso tante cose non butti al vento la mia amicizia, la mia presenza nella sua vita solo perché non ci lega lo stesso sentimento che ci legava prima.

Questo non l’ho detto, già era una situazione strana senza generalizzazioni.

 

L’intrecciatore mi fa: “tu una mattina ti sei svegliata, lo hai lasciato e ora vuoi anche la sua amicizia? E’ sempre colpa delle donne! L’ho detto io!”

Non mi ricordo come sia finita, sicuramente non con una soluzione, forse con me che lasciavo perdere.

 

Non avevo fumato eppure in mezzo a un mercato mentre Kali si faceva una treccina giamaicana io parlavo ad uno sconosciuto di quelli che chiunque (se non mi conoscesse) definirebbe problemi sentimentali. Sembrava quasi un sogno strano.

 

Bob ci ha consigliato un bracciale che dovrebbe portare fortuna. Io, che sono tirchia, ovviamente non l’ho comprato. Mi merito altre serate senza risposte, non c’è dubbio.

31 marzo 2011
586 Decantare emozioni

La verità è che a noi umani non basta mai.

 

In una frase sola due errori: sto diventando meravigliosa.

Si chiama ironia. Ma in media la comprende 1 su 3. Statistiche a parte.

 

Non è la verità ma è la mia verità. E non è “a noi umani” ma è a me, LadyMarica.

Marica, perché oramai abbiamo iniziato a dividerci visto che quello che sembro, mi dicono, non sono, è nel suo mondo fatato, lasciatela perdere che è scocciante e irritante anche per me.

LadyMarica invece è più intelligente ma non solo, diciamo che è anche più filosofica.

In un concetto più semplice Marica è quella che sono, LadyMarica quella che ho scelto di essere, difetti compresi. La seconda è più detestabile della prima, questo è sicuro. Ma io la preferisco.

 

Ma questa è una variazione all’argomento del mio post, e le variazioni sono colpa di Marica, abbastanza spesso.

Dicevo che all’essere umano non basta mai, ma ho quasi perso il filo.

 

Per esempio.

Si inizia desiderando un solo bacio. E si ottiene.

Si continua desiderando di scendere (su questo verbo si apra la psicanalisi intera!) oltre. E si ottiene anche quello.

E poi, visto che pensavi quello essere il massimo del desiderio (con i dovuti continui) rimani male, malissimo, perché ti scopri a desiderare ancora altro.

Un'altra cosa ancora, stavolta. Una specie di “di più”, ma qualcuno la considererebbe una sciocchezza in confronto a quello che desideravi prima.

 

Ho un ragionamento corretto e vorrei esporlo. Per me soprattutto.

Il per sempre non esiste, viviamo in un mondo in continuo cambiamento ed è proprio il cambiamento a rendere questo mondo interessante. Spietato, certo, ma emozionante.

E se incroci una strada particolarmente distante dalla tua non puoi, non veramente, pensare di poter significare qualcosa per quella strada. Intanto perché le strade non provano niente, almeno in occidente, e poi perché anche se la strada fosse una metafora per indicare un essere umano tu dovresti ricordarti quanta distanza non percorribile c’è tra di voi.

 

Volete che faccia gli esempi con degli animali? No perché è vero che sono esplicativi ma anche molto infelici. Niente esempio con gli animali, su. Parliamo di una differenza considerevole di anni, così non facciamo torti a nessuno e non massacriamo la privacy.

Prendiamo il caso di una donna, di una certa età, che ha compiuto un determinato tragitto, che ha vissuto determinate cose, che ha fatto determinate mosse, e che, incrocia la strada di un ragazzino giovane, inesperto (che con “dolce” non so quanto centri, detto tra noi, in realtà credo sia solo stupido) di cui magari la colpisce, a lei, una parte, magari una tendenza, ma non facciamo i cinici, magari anche un po’ la personalità (questa l’ha aggiunta Marica, che è pregata, invece, di tacere!)

 

No, non mi sono data alla pedofilia. Invece di far i simpatici fatemi continuare!

 

Quello che sia la donna matura sia il ragazzino sanno è che tutto questo non è, forse stavolta veramente, reale. Lei va a dormire con un altro uomo e lui va al cinema con altre ragazze.

Nessuno dei due è in cattiva fede o insensibile o altro, anzi, forse entrambi si vogliono addirittura bene.

Lui sta facendo un’esperienza importante nella sua vita. E lei forse sta ricordando cose che non ricordava. Sapori nuovi per entrambi in un certo senso.

Solo che poi lui la guarda andare via. Lei non si volta neanche, perché sa che non c’è tempo per voltarsi, e lui rimane a fissarla dalla finestra (lei questo non lo sapeva), la guarda andare via con la macchina e un sacchetto e forse la guarda prendere dei fazzoletti, di quelli umidi per lavarsi le mani e pensa, anzi lo sa, che servono per cancellare l’odore di lui.

E pensa giusto.

 

Il punto è che non è razionale, l’ultimo passaggio dico. Il dispiacere per non far parte della sua vita è stupido, il ragazzino era stato avvertito prima, molto prima. E da se stesso per di più. E di certo non ha intenzione di farne una colpa a nessuno. Quello che a lui dovrebbe bastare si trova nel momento, nell’istante. Nessuno ha il diritto di chiedere cosa succederà domani a nessun’altro (forse nemmeno a se stesso?), nessuno ha il diritto di dire “non cambiare mai” all’altro, nessuno ha il potere di fissare un sentimento nel tempo, nessuno ha il diritto di chiedere garanzie. Le persone si differenziano in questo dagli elettrodomestici, non sono garantiti. Non ci si può fare nulla. E se qualcuno si illude di avere una cosa per sempre, avrà tra le mani una lunga illusione, ma appunto solo quella.

Ed è meglio un pezzetto di quasi verità che un’infinita illusione.

 

Il ragazzo le sa tutte queste cose, io gliele dico sempre, però poi al momento in cui servirebbero se le dimentica e si lascia leggermente ferire da lei che sembra andare sempre tutta d’un pezzo.

Io la invidio parecchio devo dire, vorrei arrivare a saper gestire tutto così. E non si tratta di essere freddi, lei non lo è per niente, stando a quello che si racconta, si tratta di riuscire a staccare i momenti, di viverne alcuni e poi sospendere quelli, congelarli, per viverne altri. Si tratta di obliare. Che è un verbo bellissimo.

 

Il punto è che a quel ragazzo, ma in effetti questo succede, come sopra, anche a me, non basta aver l’emozione di oggi, vorrebbe poter conservare l’emozione anche per domani, vorrebbe come firmare un accordo che preveda il “congelare un chilo di emozione fresca per non doverne comprare il mese prossimo”.

Qualcuno ha detto che tutto ciò ricorda l’idea che sta dietro al matrimonio?

Appunto! Lo dicevo io, non si può pensare in questi termini è assurdo, irreale, poco intelligente e poco logico.

 

Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti per un’oretta senza giudizi.

Una volta avevo questo blog che poteva farlo, adesso anche questo blog pesa dei miei errori e anche dei miei buoni risultati.

5 dicembre 2010
533 Le foto non rendono niente
Stavo scrivendo minchiate quando mi sono ricordata di avere delle foto.

Non dico che le foto arginino le minchiate (che scrivo comunque –io scrivo, scrivo, scrivo, scrivo- e che poi finisco per pubblicare) però almeno le posticipano.

 

Ho delle foto del mio week-end a Salerno (liberissimi di dire che non vi interessa, o di dire che vi interessa anche se poi non vi interessa) che è stato una tragedia per via di un dolore lancinante che mi trapassava da parte a parte gridandomi: “ucciditi e smetterai di soffrire!” (alla Harry Potter per chi si ricorda di quella notte, quando stavamo al ministero, pregando che non fosse successo, non veramente).

Però, anche se non vi interessiamo io, il mio week-end e Harry Potter le foto vi dimostrano che, per esempio a Salerno, si può vivere un Natale originale, di festa e meno di fede.

 

Il  panorama è quello di un “giardino incantato” che si perde e mischia allo spazio infinito.

Quindi piante, animali, costellazioni, pianeti, soli e tanti fiori, tutto di luce, per un totale di 30 km (dicono perché io non li ho contati) di illuminazione.

Spettacolare, soprattutto la via lattea e i pianeti.

 

Giardino incantato.
 
Sostanzialmente il giardino incantato è stato allestito nella villa comunale, tra le piante reali. Bisogna sottolineare che le "piante magiche" sono state tutte realizzate con le bottiglie di plastica (e le luci) dimostrando che non tutta la Campania è Napoli.
  
(funghi velenosi)
 
(fiori di campo realizzati da mamma bottiglia)
 
(sarebbe un pavone, non so se la foto è venuta abbastanza bene)
 
 
(pianta magica)
 
Spazio e dintorni.
 
Realizzato per tutto il corso. Corso affollatissimo, come "Via del Corso" per chi ha presente cos'è Roma a Natale. Naturalmente da gustarsi a piedi perché la macchina è limitativa al massimo. Sono belli i vicoletti, ognuno con un tema, ognuno con una luce particolare. Tutto il corso è pieno di stelle e pianeti fino ad arrivare al perno: il sole.
 
 
 
(l'ho fatta in movimento, è un po' sfocata: fermarsi significa morire. Soprattutto se dietro hai la banda!)
 
Camminando, camminando per le vie del centro (?) si giunge poi ad un albero meravigliosamente illuminato. 
 
(non è un granche', ma è difficile far foto alle luci!)
 
No, se ve lo state chiedendo De Luca, il sindaco di Salerno, non mi paga il viaggio per la pubblicità.
 

Per quanto queste particolari luci di Natale (che potete trovarci fino alla fine delle feste), frutto di tanto lavoro e di tanta arte mi piacciano molto io trovo insuperabili cose come queste, che fotografo, immancabilmente, tutte le volte (anche se ne ho miliardi di queste foto, mi sembra sempre che "la luce sia migliore").

E mi stupisco di quanto io sia pro-natura certe volte, nonostante solitamente preferisca la cultura a tutto quello già fatto dal caso.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE