.
Annunci online

LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
30 gennaio 2013
Parla come scrivi!

L'ultima volta, da Fa, l'amato psicologo, era andata malino. Lui mi aveva, bellamente, fatto a pezzi senza preoccuparsene per niente. Ma oggi ci sono tornata, perché si sa, sono masochista e poi perché non butto via dei mesi per un giorno solo.
E oggi è andata meglio, forse anche meglio di sempre. Ma non è questo il punto. Non vi racconterei mica i fattacci che succedono in quella stanza, ordinari qualche volta, a meno che non siano o abbastanza divertenti o abbastanza strani. Quello di oggi rientra nella seconda categoria.

Mancava qualche minuto alla fine della seduta. E io faccio una qualche ironia sulla seduta dell'ultima volta, sul fatto, precisamente, che poi l'ho detto uno stronzo (sì, ho detto così, ma senza parolacce, quelle ce le ha messe lui) per la strada tornando a casa. Lui ride divertito e questo mi dà sicurezza.
Inizio a parlare in modo insolito.

C'è da precisare. Io non parlo, quasi mai, molto. Soprattutto non parlo come scrivo. Parlo poco, tentenno sempre, spesso parlo anche a voce bassa e ho sempre la frustrante sensazione che le parole, dette, non mi appartengano: le sento vuote, faticose, fastidiose, insignificanti. Le penso tantissimo. Dicendole dico. Ne sento l'eco, ne sento la non compiutezza e nel mentre le odio. Quando scrivo è diverso, ogni parola, sempre, mi appartiene veramente, sta bene con le mie dita, sta bene con me. Quindi con “inizio a parlare in modo insolito” intendo dire che inizio a scrivere senza farlo. Improvvisamente parlo nella stessa forma in cui scrivo: parlo nella stessa colorata dimensione della mia scrittura, l'ironia gioca con le parole, hanno tutte un senso, son tutte piene, nessuna è solo forma e tutte, finalmente, mi appartengono. 

Gli sto parlando della mia buffa reazione dell'ultima volta, di mia madre che infondo poteva benissimo far lei la psicologa visto che Fa aveva detto praticamente le stesse cose, un po' canzono lui, molto di più canzono me.

Dura una frazione di secondo. Le parole scivolano, non le penso nemmeno. Poi guardo Fa e mi rendo conto, senza avvertimenti, che, mentre parlavo, per me lui non era in quella stanza, che per me, in quel momento, stavo parlando da sola. Quando lo capisco, quando lo noto, presa dalla sorpresa, glielo dico e so benissimo di aver sul volto un'espressione preoccupata. E lo sono: sono spaventata a morte. Non mi era mai successa una cosa così, nemmeno sotto effetti di agenti esterni (tipo l'alcol), non avevo mai perso così tanto la dimensione reale, non avevo mai eliminato l'interlocutore così involontariamente. Mi spavento perché capisco perfettamente che è un processo mentale, che non l'ho gestito, che è fuori da tutto il mio controllo. Fa mi guarda e per la prima volta noto uno sguardo tra l'interessato e l'affettuoso, del tutto privo del suo solito sguardo sbeffeggiante. Quasi mi sembra di vedere uno che guarda un film. Capisco miracolosamente come si sente una tv. Fa mi prega di andare avanti, di fermare la sensazione, di sentirla bene con cenni della testa. Poi mi guarda e sottolinea la paura che io mi leggo dipinta in faccia. Gli sorrido confermandola.

Esco da quella stanza, dopo avergli stretto la mano, molto spaventata sì, ma anche molto affascinata dal potere della mente umana, dai misteri della mia e con la possibilità, che prima era solo speranza, di riuscire a coincidere in sempre più parti di me.

A margine mi domando: ma è bravo lui o lo sono io?

15 gennaio 2013
Controllare il non controllo

Fumo una roba elettronica che sa di tabacco ma non lo è e ho sempre voglia di accendermi una sigaretta.
Mangio verdure cotte all'acqua e ho sempre voglia di abbuffarmi di tutto il resto.
Penso a un sacco di futuro, di cosa è giusto e cosa meno, di cosa voglio cambiare, di cosa dovrei cambiare e di chi dovrei escludere dalla mia vita ma non arrivo mai a una decisione. Poi le cose fanno il loro corso e, senza avere il mio consenso, io realizzo o meno, frequento o smetto di farlo, compio passi o mi trascino indietro. E più spesso di quello che vorrei non dipende dalla mia totale volontà. Non so se capita solo a me. Non spesso, non sempre, decido quello che poi faccio. A volte gli eventi prendono il sopravvento. Ma nemmeno gli eventi esterni eh. Mi interrogo per giorni, ad esempio, se una persona mi fa più male che bene, decido di non decidere nulla e poi qualcosa per me ha già deciso e mi allontano, soffrendone, senza aver modo di farci nulla. Come quando decisi, piangendo, di non vedere più un uomo con cui avevo una qualche frequentazione. Non era, ai tempi, una decisione che posso dire mia, era una decisione che qualcosa di me aveva preso senza nulla chiedere alla mia capacità di decidere. Certe volte c'è da rimanere affascinati dall'istinto di preservazione. Se questo non facesse soffrire una qualche altra parte, non meglio identificata, di me.

Questo non significa, fortunatamente, che io poi non possa tornar indietro, cambiare queste “costrette decisioni” o far di tutto per impegnarmi per procrastinarle o, in qualche caso fortuito, eliminarle, questo significa solo che non scelgo sempre, con mia grandissima frustrazione, come comportarmi, a volta, ci sono costretta dal non poter far altro. Fa, l'amatissimo psicologo, sarebbe entusiasta di sapere che a volte in me prevale quella cosa che non si chiama razionalità (emotività? Istinto? Sopravvivenza?) ma sarebbe anche abbastanza divertito da sapere che la cosa mi crea un turbamento isterico perché mi proibisce di aver quel maniacale controllo che io tanto ricerco su tutto.

E torniamo, di filato, al cibo. L'immensa soddisfazione che provo nel non mangiare se non un'unica volta al giorno, per esempio, altro non è che questa smania di avere il controllo ossessivo delle cose. A cosa porta una sete di controllo così pressante? Ai giorni in cui il controllo viene meno, i giorni di liberazione, i giorni in cui strafare è l'obbligo. E questi giorni non possono avvenire per presa decisione, questi giorni vanno aiutati, incoraggiati da qualcosa. L'ultimo, mio, ritrovato è l'alcol. Quindi il venerdì sera, dopo un digiuno dell'intero giorno, un solo bicchierino di rum mi dà alla testa, ovviamente, e mi fa perdere qualsiasi tendenza maniacale al controllo. Ovviamente non sono (ancora?) una persona dipendente da rum o da alcol in generale ma, se per star felici, se per lasciarmi andare, mi serve un incoraggiamento del genere, un offuscamento, potente, della mente, allora è possibile che qualcosa non vada in quella. Non è un problema il rum, non è un problema che mi faccia effetto “leva controllo maniacale”; il problema è aver bisogno di offuscare i neuroni per permettermi una serata libera a settimana. Bevono in molti una volta a settimana, magari due, ma il problema è che loro lo fanno per divertirsi mentre io lo faccio per essere senza mente. Sarebbe intelligente, invece, usarla la mente, e usarla bene. Usarla per il controllo, quando serve, e usarla per sfogare qualche libertà quando serve quello. Per una che ha passato 20 anni, più spicci, a non controllare nulla e che ha passato gli ultimi due a controllare tutto forse la pretesa, chiamata anche equilibrio o serenità, di gestire il controllo e il non controllo razionalmente, dosatamente è più grande di quello che mi sembra.

Forse questi post così spiegano, e giustificano, assenza di lettori e commentatori. Torneremo meno grasse e meno noiose di prima, prometto.

13 novembre 2012
Tarature

Mi serve un post. Riflessivo e noioso come nella miglior tradizione dei blog personali. Silenzioso ma non bugiardo. Abbiate pietà, che basto io a non averne.

Vorrei sapere quanto dura una stanza (cit.).
La mia oggi mi è sembrata non finire mai. Mi sono alzata tardi, ho fatto niente con molta calma e ho pensato troppo. E fumato troppo. Ma questa non è una novità (dissi accendendone un’altra). E mentire con uno falsissimo “smetterò” è l’unica cosa che riesco a fare in proposito. Il non far niente, e niente con la fretta, sortisce in me l’unico effetto di continuare a non far niente. In questi giorni, potendo, procrastinerei anche il deglutire.

Non lo procrastino ma lo faccio sbuffando. Da sola sbuffo e respiro anche, il mio psicologo (che dice che non respiro un «ca… nulla») sarebbe educatamente stupito di saperlo.
E procrastinare le cose è uno dei miei mali più incurabili.

Dieta.
Sono stanca. Stanca che me ne parlino, stanca di sentire cose sulle calorie, stanca di pensarci io continuamente. E’ un pensiero che ha monopolizzato gli ultimi due anni della mia vita: vado a dormire pensando a quello che ho mangiato ed elencandomi, mentalmente, quello che non mangerò domani. Mi sveglio prendendo una serie infinita di caffè per non sentire il naturale bisogno del corpo di mangiare qualcosa, qualsiasi cosa. Riesco a star giorni interi mangiando un mandarino, riesco a non pensare a niente altro che al cibo per tutto il giorno.
Questo è un bellissimo modo per distruggersi la mente prima e lo stomaco poi. Non che io non sia soddisfatta dei risultati della mia dieta (epocali se posso permettermi di dirmelo da sola con un massimo di presunzione) ma riesco anche a capire, lucidamente, che ora è tempo di regolarizzare le cose, di smetterla con gli eccessi bulimici e anoressici, di smetterla di pensare il responso della bilancia come l’unica cosa importante della mia vita.

Il mio psicologo il problema cibo nemmeno lo affronta: non lo vede. Il fatto che lui non lo veda ovviamente mi fa felice, significa che il risultato in effetti mi garantisce un posto tra le persone senza problemi, apparentemente, alimentari. Devo mostrarglielo io. Mi riprometto sempre di portargli una vecchia foto mia, una che lo gli mostri con chi ha a che fare, e la porto sempre, però a tirarla fuori, ecco, quello non lo faccio mai. Anche in questo caso l’unica cosa che faccio in proposito è dirmi che lo farò e procrastinare quel futuro in grande stile.

Mi serve un diversivo, un hobby, un fidanzato. Il diversivo purtroppo dipende più dalle giornate che propriamente da me. Certe volte arriva, certe volte no. Può essere una cena tra amici, un’email, una telefonata. Hobbies ne avevo, ma si impoveriscono da soli. La mia creatività scrittoria la vedete anche voi scemare, la mia creatività manuale si annoia, la mia creatività vocale manca di uditori (e tutti possiamo capirne il perché, direi). L’unica cosa che mi riempie completamente, quella che mi soddisfa, distrugge e fa capovolgere ogni prospettiva, l’unica cosa per cui provo un interesse completo, mi pare, attualmente, un ambito troppo lontano dalla mia quotidianità, così difficile, così distante, a volte, nelle linee generali da quello che voglio io.
Un fidanzato? Vi cito una canzone.

«vuoi la verità ragazzo?
di questo mondo pazzo a noi non ce ne frega un cazzo
la guerra, la fame? Cazzate!
facce preoccupate se va male con le fidanzate
ci sfugge qualcosa, ci manca l’essenza
datemi l’amore,
datemi l’amore, altrimenti…
altrimenti vivo senza. »

Non voglio l’amore comunemente inteso, non voglio niente che non sia una parte attiva nella vita, non voglio un’abitudine, non voglio un amore platonico, voglio, se la voglio, una persona di cui innamorarmi continuamente, non di cui essere innamorata per presa visione. E c’è tutta la differenza del mondo. Beati coloro i quali non la comprenderanno mai.

15 novembre 2011
I concili di se stessi

Ho letto che i semi di papavero hanno un effetto conciliante su se stessi.

Forse l’articolo diceva “calmante”, nella formulazione più moderna possibile di “eliminano lo stress”, ma io preferisco di gran lunga dire, per estetica, che i semi di papavero mi conciliano con me stessa. O che conciliano qualche parte di me che di solito stona; o anche che anestetizzano la parte di me che risente di più delle stonature.
Scegliete la versione che volete, io ho assunto semi di papavero e quindi sono conciliante anche sull’ammettere visioni multiple di questo scritto (e quindi dello stato di cose che esso descrive).

 

Non è necessario vi sforziate di capirmi interamente, sono conciliante e confusa.

 

Deve essere, comunque, un effetto totalmente mentale. Insomma, quanti semi di papavero ci vorrebbero per avere un effetto tangibile? Ed io ne ho assunti pochi, con la cena. Sulla cena, precisamente.

 

Capisco che a questo punto potrebbe aversi il sospetto che io abbia iniziato, anche, a far uso di sostanze stupefacenti. Ma no, dicevo su facebook, semi di papavero senza Bauderlaire. I semi di papavero a cui mi riferisco sono una spezia dal sapore particolare che si usa prevalentemente sul pane ma anche nella preparazione di un qualche tipo di sushi prezioso.

Riso bianco, poca salsa si soia e un po’ di semi di papavero fanno una delle combinazioni più raffinate possibili.

Digressione culinaria finita, anche se potrei passar qualche ora a specificare cosa c’è di meravigliosamente equilibrato in un piatto del genere e che invece non c’è in un piatto di bucatini alla amatriciana.

 
Anche camminare, mi concilia con me stessa.

Camminare, ho scoperto recentemente, mi piace molto.

Peccato che Roma sia una città che non lo permette molto. O è il mio modo di vivere Roma a non permetterlo?

In effetti al camminare che mi piace segue una precisazione: mi piace camminare con un scopo.

Facciamo qualche esempio. Se prendo la metropolitana, l’autobus o qualsiasi mezzo pubblico io scendo sempre a qualche fermata prima. Oppure, se conosco il percorso (tipo Piazza di Spagna – Colosseo) evito i mezzi pubblici (nel caso la metro, soprattutto la A) e volentierissimo me la faccio a piedi. Perché appunto camminare non mi dispiace.
Al contrario, passare un’ora sul tapis roulant, mi massacra almeno 13 volte di più, anche se passo l’ora a camminare a un ritmo più lento di quello che userei per strada. Camminare senza scopo non solo mi annoia, mi innervosisce anche. 
 Camminar con uno scopo, invece, soprattutto di sera, con l’aria fredda che fa a cazzotti sul mio viso, mi concilia con me stessa (nelle accezioni di cui sopra).

 

E visto che questo post sembra voler elencare i diversi modi con cui me stessa concilia con me stessa allora dobbiamo anche, assolutamente, menzionare quel suo maglioncino nero (semi-cit).

Mi ero resa benissimo conto che il tipo aveva qualcosa che me lo rendeva abbastanza caro. Quello che non avevo capito era che questa specie di affetto fraterno si sarebbe trasformato in una considerazione piuttosto articolata su quanto un solo essere umano, nella fattispecie lui, possa essere così smodatamente, fastidiosamente, maniacalmente, eccessivamente sexy.
Non pensavo bene del sesso da tanto tempo.


Il tipo in questione (e non in uso: è un post platonico) è il bel professore di scienze e metafisica. Materia meravigliosa che, essendo io leggermente ancorata a certi argomenti, posso descrivere come un tentato coito (sì, ancorata a questi argomenti -ma è il prof a portarmici) tra una certa metafisica e la meccanica quantistica.
Ovviamente, inutile dirlo, la cosa investe tutta la mia perversa curiosità.

Oggi tra tutte le evidenze empiriche e le formulazioni metafisiche più favoleggianti io non ho fatto altro che pensare, filosoficamente però, a quanto quel maglioncino nero, che il prof aveva deciso, colpevolmente, di indossare, per distrarmi, personificasse l’istanza dell’universale sexy nel giovane, occhialuto, professore.

Tanto per spiegarlo meglio “istanza dell’universale sexy personificata nel prof” significa semplicemente che l’idea platonica (avete presente quella storia della caverna e delle idee pure di cui gli oggetti reali sono solo “gradi” o, appunto, istanze?) di Sexy non si trova affatto nell’iperuranio ma si trova espressa nella realtà e precisamente nella persona-prof. che, appunto, non è solo sexy ma è Sexy.

 

Me stessa si concilia benissimo con me stessa anche se tutta questa storia la rende profondamente incoerente: alle idee platoniche (o agli universali) non ci crede per niente ma ha deciso di credere, in aperta parzialità, al Sexy-sexy del professore.

28 aprile 2011
599 [filosofie alternative] Idiozie cosmiche

Ieri notte, circa alle due, mi sarebbe andato un caffé.

Non che mi voglia vantare di aver scoperto l’acqua calda ma ho notato, ultimamente, che le sensazioni olfattive hanno più cognizione di quello che voglio rispetto a me stessa.

Ieri notte avevo appena spento tutto con l’intenzione di dormire e ho sentito, inconfondibilmente, l’odore del caffè. Non c’era, ovviamente, nessun odore vero di caffè, credo fosse una riproduzione della mia mente che mi suggeriva quello che la parte attiva, quella di cui ho cognizione, non sapeva di volere.
Farei altri esempi di altri odori che sento improvvisamente senza che questi ci siano ma poi mi si accusa di essere romantica ed io non voglio essere romantica (e soprattutto non lo sono). Non ho avuto il caffè come non avrò l’altra cosa e questo almeno è un dato di fatto incontrovertibile.

 

Però stamattina, ricordandomi la voglia di ieri, ne ho presi due. Di caffè, certo. Crepi l’avarizia.

 

E’ curioso comunque, le mie sensazioni fisiche sanno cosa voglio nonostante l’affare sfugga interamente alla mia mente cosciente. Io credo di spiegarlo dicendomi che sono talmente abituata oramai a non sentirmi a non dare peso a quello che vuole non vuole il mio corpo (mi faccio del bene eh, non del male!) che la mia mente inconscia mi suggerisce le cose da sola.

 

Caro olfatto, alleato di quella parte della mente, il caffè io non me lo vieto mai, anzi, non ti servono questi giochetti per così poco, sai?

 

Nonostante l’università sia chiusa tanto quanto i libri che invece dovrei aprire le filosofie alternative bussano insistentemente. E chi sono io per non trascriverle?

 

La prima che non è propriamente una filosofia alternativa ma andrebbe messa nelle idiozie cosmiche viene dall’ambiente accantonato giurisprudenza tramite racconto di un’amica che con profitto è rimasta nei codici. Mi stava raccontando dell’esame che ha dato di diritto del lavoro e di una nostra conoscente comune che fa parte di “azione universitaria”. Azione universitaria è una cosa (non meglio definibile) politica studentesca, di bassa morale e di estrema destra (che non sono sinonimi, pare). La tizia prima dell’esame ha passato la mattinata a spiegare alla mia amica di come azione universitaria abbia tra i propositi quello di cancellare questo esame dalla carriera accademica degli studenti perché il diritto del lavoro avrebbe secondo lei la colpa di essere “un esame comunista”.

Non ho mai sentito una cosa più idiota e credo sia un proposito suo non di “azione universitaria”: nemmeno loro si spingono tanto in basso. Oddio, loro magari pensano (ma non lo dicono) che ci vorrebbe un dittatore assoluto a gestire tutto e non un cumulo di diritti, ma questa è un'altra storia.

La giustizia accademica per una volta ha colpito: la tizia è stata bocciata. Una persona che ha una simile visione il manuale del diritto del lavoro non deve proprio averlo aperto.

L'interpretazione personale è una cosa bellissima e che credo faccia parte del diritto degli studenti, essere ridicoli invece è un'altra cosa. Io credo che il cervello della anonima studentessa pazza proprio non sia connesso con questo mondo: anche lei lavora, anche lei percepisce un giusto stipendio, anche lei si lamenta continuamente su fb della datrice di lavoro.

 

La seconda filosofia alternativa è invece una roba (tristissima) familiare.

Girando sempre su fb (ecco cosa faccio invece di aprire i libri di cui sopra) ho visto un link pubblicato da mio fratello: una commemorazione per la morte di Mussolini, che nella nota viene definito uno statista incredibile, l’uomo che ha fatto del bene al paese e tutte quelle altre cose che si dicono sempre a destra.

Eh lo so, l’intelligenza è toccata a me in famiglia (e ho detto tutto).

Il problema, secondo me, è che questi ragazzini (perché ci sono stati altri che hanno pure messo “mi piace”, mio dio!) non riescono a capire quanto la privazione della libertà possa essere dolorosa e questo volendo lasciar da parte tutto il resto dello schifo che Mussolini ha fatto. Vorrei che qualcuno impedisse loro di comprarsi la playstation3 perché è di produzione non italiana e quindi rovina del sistema economico. In quel caso forse allora capirebbero qualcosa di più.

Eh, se fossi io dittatore a vita!

 

Quando l’ho visto tornare a casa l’ho salutato dicendogli che era un fascista e che ora per colpa sua sarò ricordata come “la sorella del fascista”, ovviamente l’ho detto sorridendo. Mia madre dalla cucina ha esclamato: “e allora io che dovrei dire che su fb sono la madre dell’atea?”

 

E poi mi domando perché mio fratello sia venuto così storto pur essendo anche lui figlio degli stessi genitori? In realtà mi dovrei chiedere perché io sono venuta così normale in confronto a loro.

 

Il paragone dell’ateismo al fascismo è però una pietra miliare e veramente mi mancava.

sfoglia
  

Rubriche
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte


 

Scrivi per qualsiasi stramberia a
unimarica@hotmail.it

 

 

Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE