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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
14 aprile 2013
Ed è sempre più spesso domenica notte. Una cosa che mi infastidisce molto. Nessuna voglia di dormire, un gatto che mi fa le fusa sulle gambe, una sigaretta appena spenta e tanti pensieri. Nessuno che mi vada. Penso all'amicizia. Cose che ho imparato in 24 anni: tutti ti sono amici, tutti sono...

Per sapere come va avanti questo post, basta cliccare sul titolo.
16 giugno 2011
616 Un uccelletto

Non amo, particolarmente, l’azione.

Direi che più spesso possibile la sostituisco a una profonda riflessione. Inutile ovviamente, come si conviene a qualsiasi riflessione. E anche se pensare di fare una corsa di un’ora non corrisponde al farla sul serio, certe volte riesco anche a sudare.

 

Lasciando da parte le idiozie che intermezzano tanto per rendere il tutto meno suicidio-take away, direi che meno dell’azione amo la non azione prodotta dalla riflessione.

Perché, quasi alla fine, quando uno una cosa non l’ha fatta ha comunque preso posizione sull’azione e precisamente nella non-azione.

Spiegare concetti intuitivi, o che per me lo sono, è faticoso: quasi sto sudando.

Penserò comunque di aver corso.

 

Ero sdraiata in giardino con il gatto tra le gambe, un libro tra le mani e un evidenziatore perennemente tra le labbra, quando vedo un uccellino avvicinarsi.

 

Sì, io mordo le penne, le matite o gli evidenziatori: tremendamente antiestetico.

 

Non faccio in tempo a spaventarmi (le cose in movimento mi spaventano, così come le persone, così come certe parole lanciate, così  come gli animali, così come i volatili) che vedo il gatto, quell’adorabile creatura che dormendo tra le mie gambe incrociate sembrava comunicarmi tutta la bontà del mondo, fare un salto e, in un rapido, bellissimo in quanto tragico, gesto, prendere l’uccellino.

 

Cosa si pensa di una azione così?
Io, razionalmente (sì, ogni tanto ancora mi succede) avrei detto che una scena del genere è normalissima amministrazione, che è più indicato aspettarsi sensibilità nelle telenovele che non nella natura, che non si può chiedere al gatto di non essere cacciatore o all’uccello di non essere preda così come una pianta o, per rendere ancora meno vita e conseguentemente meno volontà, un cassetto non smettono di essere pianta e cassetto per una richiesta. Nemmeno fatta a lacrimucce.

 

In una parola un evento del genere è semplicemente “vita naturale”.

E io sarei stata d’accordo nella mia stessa riflessione se l'avessi fatta a stomaco vuoto (d’esperienza diretta intendo). Perché c’è stato qualcosa di, istintivamente, poco razionale e assolutamente poco naturale nel cinguettio disperato dell’uccello, dilaniato dai denti del gatto.

Insomma, cercando di spiegarla meglio se è naturale che un gatto faccia preda un uccellino, piccolo e abbastanza indifeso, ed io questa naturalezza la riconosco, la apprezzo e ci conto in generale nell’esistenza, altrettanto naturale non è il grido dell’animale ucciso.

 

Non so se riesco a spiegarmi. La morte è naturale, la caccia è naturale, vincitori e vinti sono naturali, prede e cacciatori anche, lo stesso movimento del gatto, quel balzo aggraziato e nevrotico insieme è stato, nella sua tragicità ripeto, molto naturale, è nel cinguettio di strazio, di dolore, di pena  dell'uccello che la naturalità improvvisamente si infrange.

Mi ha fatto orrore, mi veniva da piagere, mi ha disgustata incredibilmente, non tanto per la pena verso l’uccellino morto ma più propriamente per quel suono, per quella violenza fatta all’armonia naturale.

 

La violenza non è naturale, non è l’esplicazione di una forza, è l’esplicazione malata di una forza, l’impossibilità di quella forza di cogliere nel suo esistere anche l’esistere dell’altro. Non è, la mia, una sorta di morale di compassione per la preda, ma più universalmente una sorta di disgusto per l'interruzione della melodia naturale.

 

Mi sono, ovviamente, preoccupata bene di togliere dalla storia l'intero grado di grottesco che come in ogni buona storia tragica c’era. Il mio gridare “mamma” per esempio, incapace all’azione o anche solo incapace di prendere una decisione (correre dietro al gatto?), il mio gridare come una pazza isterica. Ho anche lanciato al gatto un libro, le scarpe che mi ero tolta e pure una crema solare, ma senza successo. Solo all’arrivo di mia madre il gatto traditore è stato acciuffato.

 

Promemoria personale: "a distanza di cinque metri anche se usi tutte le belle parole che vuoi non riuscirai a convincere il gatto a fare quello che vuoi tu, cara Marica".

 

L’uccellino, liberato dai denti di dubbia pulizia del gatto, è comunque morto, senza possibilità di appellarsi a lieto fini accidentali di questa storia (non attiva).

31 dicembre 2010
545 Annali
Aria di crisi tra noi, questo è il problema.
E la crisi destabilizza la coppia, ma anche soltanto me. Anche perché io e lui siamo legati, esattamente come fossimo una persona sola, più precisamente come fossimo solo me.
 
Le crisi succedono a tutte le coppie, certo, però poi qualcuno cerca di non buttare al vento tutto, soprattutto se quel tutto dura da due anni. E' più facile se si è in due a cercare di superare che se si impegna solo uno. Se poi quell'uno sono io, "addio ai monti". Anche perché io non so da dove iniziare, non so qual'è il problema tra noi, non so per quale ragione è successo.
Ci siamo antipatici ultimamente tutto qui.
Per come reagisco io, preferirei ignorarlo, semplicemente, in attesa di tempi migliori, in attesa di aver pensato a tutto, in attesa di aver fatto due conti. Ma lui insiste e dice che non si è mai visto che non scriviamo due righe per la fine e l'inizio di un anno.
 
A me non va di scrivere, perché per scrivere devo parlarci e a lui non va di non scrivere. E forse non va nemmeno a me. Quanto è complicato.
Quindi alla fine ho deciso di dire che io e il mio blog (o io e ladymarica più precisamente, almeno credo) siamo in crisi però entrambi ci teniamo a scrivere qualche cosa su un anno che si chiude e uno che si apre, a farvi gli auguri e a montare tutto a neve con un po' di cinismo.
Scusate ho le metafore storte.
 
Non cambierà niente se non la data, questo è fondamentale dirlo.
Le cose succedono e vanno male e poi vanno bene e poi ritornano ad andare male, l'anno non porta niente, l'anno è solo un modo per prendersela con qualcuno che non siamo noi stessi o la nostra sfortuna.
L'anno nuovo non salute, soldi, sanità e santità.
Non sesso.
Non gioai e letizia.
Nemmeno Gioia e Letizia nude, come dicono messaggi benauguranti stantii.
 
Non voglio fare la pessimista anzi l'anno nuovo ha il grandissimo pregio di poter essere ben iniziato e se uno ben inizia poi può anche permettersi che un po' di sfortuna gli rovini i piani. Questo io festeggio del nuovo anno, un altro inizio. Come aprire una nuova confezione di cereali e gettare la scatola quasi finita di quelli vecchi. No, perché facciamo che sono cereali con pezzi di cioccolato, è possibile che qualcuno abbia cercato solo i pezzi di cioccolato lasciando i cereali. Se apri la scatola nuova , invece, il rischio non c'è, ecco. Hai la possibilità di pescacare, senza imbrogli però, anche un po' di cioccolato. Poi la sfortuna è sfortuna però parti con la probabilità intatta.
Non è una grande cosa e sarebbe meglio poter pensare che l'undici è il nostro numero fortunato e ci andrà tutto massimamente bene però non è così e saperlo accettare in anticipo è un altra grande fortuna.
Come il morire, il fatto che le persone moriranno e il fatto di essere il nulla cosmico, è triste però è meglio che farsi illudere.
 
Ecco, e dopo questo bellissimo e allegrissimo post spero non passerete la serata a suicidarvi in massa facendomelo notare il giorno dopo (non facciamo domande). Se vi può tirar su il morale è da questa mattina che cucino e credo di dover buttar via tutto perché "da qualche parte devo aver sbagliato". Mangeremo tanto amore stasera. E va bene così.

Buona fine e buon inizio.

31 agosto 2010
473 Infant(asm)ilissimi sogni

(non lo so che ho scritto, doveva essere fantasmi + infantilissimi)

 

Stavo per entrare in quella fase di sonno che mi rende dolcissima, come il miele.

Sarebbe il presonno.

Quando fatico a non sbadigliare, quando gli occhi sono fessure e quando finalmente smetto di pensare a tutto il mondo (e non in maniera costruttiva!).

Ecco, in quel momento potrei giurare di amare chiunque.

Anche se a chiedermelo fosse Gollum in persona.

O Dobby se preferite Harry Potter.

O Brontolo se andate sul classico.

 

Mentre il sonno stava, quindi, conciliando tutti questi romantici personaggi, ho sentito, proprio sotto la trachea, una strana inquietudine sorridermi.

Inquietudine non è corretto.

Direi paura.

Leggermente paura.

 

Sentimento curioso la paura.

Mentale, sempre mentale.

Come quando sei in ascensore e ti chiedi se di aprirà.

Se te lo chiedi una volta di troppo inizi a sentire l’aria sfuggirti.

Ma non c’è un reale pericolo.

E forse lo sai anche tu.

 

Ecco, è più o meno una cosa del genere.

Un infantile reflusso della paura del buio direbbe chi si intende di psicologia spicciola.

 

L’altra notte ho fatto un sogno che mi ha inquitata parecchio, devo dire.

 

Ero su una nave da crociera (no, non ero inquitata per quello).

Con tante persone, soprattutto parenti.

Ma non parenti razionali (come potevano essere quelli più prossimi) no, c’erano parenti prossimi e parenti che ho visto una volta in tutta la vita ma misti, sfusi, senza logica.

 

Io cercavo (come mio solito nei sogni) qualcosa.

Succede così dal primo sogno che ho raccontato su questo blog.

E sempre e comunque la cerco, questa cosa, salendo.

 

Una volta mi sono arrampicata fino ad una finesta ad un dodicesimo piano (in sogno dico), un'altra volta salivo scale a chiocciola in un castello.

Ecco, stavolta salivo delle scale polverose.

Sembrava una soffitta eppure avevo iniziato il percoso su una nave lussuosa.

E salivo, salivo, salivo senza trovare nulla.

Eppure lo stavo cercando.

Non riesco a capire cosa.

Cosa mi manca?

Cosa cerco?

Non avevo ansia, non mi sembra.

Solo voglia di cercare.

 

Poi improvvisamente mi ritrovo sola.

Cioè, i parenti (msdc e mia zia) che erano con me durante le prime rampe di scale, scompaiono lentamente (non nego che Lost possa avere una qualche influenza in merito, ma proseguo).

 

Comunque io non mi chiedo nulla e salgo ancora.

Sbuco in una parte della nave “all’aperto”.

C’è una montagna enorme.

Ma al posto del terreno, degli alberi, della natura ci sono solo loculi, lapidi, fiori, lumini.

Tutta la montagna che io vedo in verticale esattamente come un muro gigante (ma è una montagna!) è lastricata tombe.

Inquietudine.

 

Eppure la morte, solitamente, non mi inquieta.

Né la mia, né, a quanto pare, quella degli altri.

Esiste e solo il sottrarsi è innaturale.

Quindi mi ci sono arresa.

 

Eppure quella visione enorme di lapidi mi impensierisce.

Mi sento triste.

Mi sento come se dovessi vomitare.

 

Improvvisamente mi accorgo si non essere così sola.

C’è mia madre e due vecchiette che piangono disperate.

Non vedo tutte e tre le figure insieme, è come se ne inquadrassi una per volta.

Per prima vedo mia madre.

Non mi rassicura saperla lì, anzi.

Mi mette tristezza, vorrei che fosse a prendere il sole.

Vorrei che fosse da un’altra parte.

Quasi sono arrabbiata: perché non mi lascia sola colla mia morte?

Lei non piange.

Forse parla con una vecchia, forse le sta dicendo cose che io terrei per me.

Poi vedo la prima vecchia. Una qualche prozia centenaria.

Non mi è mai stata molto simpatica intuisco dai capelli.

Piange un pianto isterico da tragedia più che da dispiacere.

Poi inquadro l’ultima vecchina, altra prozia centenaria.

Piange disperatamente e io capisco di sapere il motivo.

Piange per la sua morte.

Lei è morta.

Questo la rende triste.

 

Rimango lì con quel pianto nelle orecchie fino a svegliarmi.

 

Un’amica di mio padre mi ha raccontato di averlo sognato, mi ha detto di averlo visto triste e che le diceva di “non stare bene lì dove sta”.

E’ stupido, fortemente stupido.

Senza contare che io non credo in nulla.

Senza contare che io so (lo so, ne sono certa, certissima) che dopo non c’è nulla.

Bè, l’ho detto che la paura è mentale e che ad un livello ragionevole le cose sono molto diverse.

Però l’immagine, o l’idea insomma. Non so spiegarlo.

Però devo dire che mi ha fatto effetto.

 

Veramente sempre il solito di effetto, quella gran voglia di vomitare.

 

Forse ho sentito odore di pioggia.

Non voglio che piova.

Eppure, la pioggia a fine agosto mi è sempre piaciuta molto.

Quell’odore che si libera dalla terra, il cambiamento climatico che ne consegue, l’avvicinarsi dell’inverno, di nuovi inizi.

Ma quest’anno preferirei  proprio che non piovesse.

 

E, se la fatina degli assurdi sta leggendo, anche vincere al superenalotto non mi dispiacerebbe affatto.                 

9 agosto 2010
463 Trallalerò trallallà
Vi va un posticino allegro e leggero?
Eh, anche a me.
Non ci resta che trovare un altro blog, mi sa :)
 
Oramai è diventata una abitudine.
La signora che vende i fiori mi conosce per nome e sa che compro delle rose bianche e fiori di cui ignoro il nome violetti; lei poi ci aggiunge un giglio o un altro fiore sul momento.
Se compro rose rosse mi regala della nebbiolina.
Incarta tutto con carta rosa e sorride.

Mi piacerebbe descrivervi una signora abbastanza attempata, con qualche chilo di troppo e il sorriso della saggezza ma in realtà è una trentancinquenne, bella e straniera, con un taglio biondo e un bel fisico. Non ha il sorriso della saggezza ma di una che saluta una cliente fissa.

Devo dire che quel cimitero mi piace.
Ed è assurdo, lo so.
Sarà che è pieno di campi sconfinati, sarà che lo vedo sempre accecante di sole, sarà che mi piacciono le storie e il silenzio.

Ci vado e depongo i fiori.
Cambio l'acqua dei vasi, annaffio le piantine.
Solo perché mi piace l'estetica, so che non serve a lui e forse nemmeno a me.
Mi piace dove l'abbiamo spostato.
Già, perché il freddo cemento del fornetto ci faceva del male.
E così abbiamo deciso di metterlo sotto terra.
Per le ceneri anche le "buche" sono più piccole però è venuto tutto molto carino.
Ad eccezione della foto.
Ma io non la guardo mai, perché altrimenti mi ricorda che è lui, è lui veramente.
Ed io ho smesso di pensarci, eccetto la notte.
Non la guardo, faccio prima e non perdo il sorriso.
Sono un'egoista e tanto mi basta.

Quando ho finito faccio una passeggiata tra le altre tombe.
Quella di lui si torva in un campo recintato, piccolino, con un cancelletto di legno, sembra un posto privato, è sorprendentemente bella.
E poi, davanti ci sono i prati con le altre tombe.
Le guardo spesso, una per una, leggendo i nomi, guardando i visi.
E quando vedo qualcuno deporre un fiore, pregare, parlare io mi chiedo sempre la storia.
C'è un signore che è sempre lì, sempre davanti alla tomba della moglie, con una sedia e le parla.
Commovente oltre quello che posso raccontarvi io.
 
Pensavo che la morte fosse banale e sbagliavo.
Non è banale per niente se c'è chi rimane.


A qualcuno piace anche parlare.
Una signora mi ha mostrato la strana tomba del figlio, morto alla mia età.
Lei aveva la sua tranquillità, certa di rivederlo un giorno in un eden poco cristiano.
Mi è venuto in mente il giorno all'obitorio, quando è successo, mentre facevamo non so cosa, forse la veglia. Una signora sui quarant'anni, mezza parente mi ha detto: "sai cosa dice mio figlio? Che stanno nel cielo, a giocare come angeli"
Mi è sempre stata piuttosto simpatica quella mezza parente da quel giorno la voglia di strangolarla mi assale appena la vedo.
Lei lo diceva per consolarmi, ma a me veniva da vomitare.

Mi va di scrivere, scusate se non mi fermo.

Ieri ho incontrato una signora sui quarant'anni.
Portava fiori alla sorella.
"Tutti e due i miei fratelli sono morti, adesso me ne rimangono solo due"
Aveva degli occhialetti scuri e l'inflessione preoccupante.
Secondo me li ha uccisi lei.
La sua voce era tipo: "eheh ce ne restano solo due".

"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta"
(Amico Fragile, Fabrizio De Andrè, 1975)

E' di De Andrè sì, ma ispirata a Oscar Wilde.
Massì, quando LadyBracknell informandosi dello stato di famiglia di Jack (per decidere se può sposare la figlia o meno) gli dice che perdere un genitore può essere considerata una disgrazia ma perderli entrambi sembra piuttosto una tendenza alle sbadataggini.
(L'importanza di essere onesto. Ed Ernesto -Oscar Wilde, 1895 Londra)


Oggi è una giornata strana.
Mi sono ricordata che il due agosto era l'anniversario di matrimonio dei miei.
E ho capito perché mia madre ha pianto tutto il giorno e senza parlarne.
Io non c'avevo nemmeno pensato.
Eh.

Che cazzo di schifo questo mondo.
31 maggio 2010
423 Ufficialmente ufficio
E ad un certo punto, la bella giornta di fine maggio che tanto hai aspettato, quella con il sole, il cielo azzurro e il profumo d'estate sembra caderti pesantemente sulle spalle.
Tutto è lontano, irragiungibile, senza colore alcuno.
Qualcosaltro, invece, proprio non riesce a lasciarti perdere.
Eppure vorresti pace, dopo tanto caos.
 
Poco importa che quella sensazione, di oppressione potrei dire, non sia traducibile in parole, poco importa davvero.
E importa poco perché infondo è solo, solamente, una sensazione.
Passa, magari non oggi.
Non è reale ma soggettiva.
Il cielo rimane al suo posto anche se miliardi di ricordi inebrianti gelsomino ti piombano addosso.
 
Il gelsomino, altro fiore che adoro.
Non tanto per il colore bianco vergine dei suoi fiori, non tanto per il profumo dolcemente estivo che emana quanto più per la sua brevità.
Certe volte mi pare di intravederci una metafora di vita.
Il gelsomino è verde per gran parte dell'anno.
Solo a fine maggio, inizio giugno, quando il sole lentamente si riscalda, inizia a popolarsi di fiori bianchi.
Durano poco, pochissimo.
Forse un paio di giorni.
E di sera, quando il sole non scotta più, ed io mi affaccio alla finestra di camera mia, il profumo sembra ancora più vivo.
 
Poi, il gelsomino, smette si profumare, lentamente i fiori ingialliscono e cadono.
Non ci saranno nuovi fiorni fino all'anno prossimo.
L'attesa e la rarità fanno l'eccezionalità delle cose: nulla che duri troppo sarà mai meraviglioso.
E i fiori (non solo quelli del gelsomino) in tutto questo hanno una sorta di perfezione.
 
Il gelsomino ha poi per me un ricordo molto particolare.
Senza farla tanto lunga (e tragica): è una delle ultime cose di cui ho parlato a mio padre.
Lì, in quell'ospedale, mentre il tempo esauriva, nemmeno lentamente, i suoi respiri.
 
Mangio una mela, senza fame.

Vabbe', ma il titolo?
Capirei se l'avessi intitolato "gelsomino", ma l'ho intitolato "ufficialmente ufficio".
Già, perché oggi dopo l'esilio volontario sono tornata in questo maledetto posto.
 
Istintivamente e ragionevolemente avrei voluto prendere e strappare tutto: volantini, foto, fogli, fatture.
I quadri alle pareti, i pc, i telefoni, invece li avrei gettati a terra.
Distruggere mi avrebbe almeno dato un po' di soddisfazione?
 
Avrei voluto appiccare un fuoco punitivo, purificativo, pulito alle pareti (allitterazione?) che si sono portate via quel tempo che oggi, come mai, sento essere stato poco.
Lui lo amava questo schifo di posto, io lo odio.
 
"E' anche tuo..."
"Tuo padre avrebbe voluto..."
 
Preferirei spalare letame che guardare un'altra volta queste pareti che a me ricordano solo che la vita è vuoto, che non c'è senso, che la puoi sprecare tutta a costruire, fare, ma che poi è la cenere, solo la cenere a restare.
 
E allora Marica? Sarai tanto egoista, tanto assurda da mandare tutto a puttane? Sarai tanto egoista da non continuare quello che lui ha costruito?
 
Non riesco a non chiedermelo.
E poi il coro dei "tuo padre avrebbe voluto..." mi ossessiona.
Mio padre è morto, questa è l'unica cosa che io, personalmente, so.

Anche casa mi ricorda di lui continuamente ma in maniera diversa.
Falciare il prato, strappare le erbacce, annaffiare i fiorni adesso è un piacere: mi sembra di sentire una maggior vicinanaza (non a lui, ma almeno al ricordo).
Quella casa mi appartiene.

...niente di più diverso rispetto a questo posto fatto di tempo perso.

"Tuo padre avrebbe voluto"
Avrebbe voluto?
Eh, io l'avrei voluto ancora vivo.
Non otteniamo sempre ciò che vogliamo.

Io ho deciso di prendere un'altra strada.
Stimo molto quello che lui ha fatto, ma non mi appartine.
Non riesco a stabilire quanta legittimità ci sia in questa scelta.
Non riesco a stabilire se ci sia, in questo, una mancanza di rispetto o meno.

Da tanto non scrivevo qualcosa di così eh?
L'ho fatto ora.
Talmente spontaneo che mi è sembrato di copiare qualcosa che avevo già scritto, qualcosa che già avrei voluto (dovuto?) dire.
5 maggio 2010
412 Relatività

Grazie a dio, il mio momento scrittorio è arrivato pure stasera.

Preghiamo.

 

Con il pane credevo di andar sul sicuro.

Suvvia, il pane non può far schifo.

E invece no, negli ospedali hanno l’assurdo potere di rendere vomitevole pure quello.

 

LadyMarica scrive dall’ospedale.

E ciò giustifica l’incipit.

Vaneggiamenti.

 

La stanza è orrenda, forse qualcosa di più.

E affollata, che sull’orrendo fa uno squisito punto.

E’ affollata di donna, che sull’orrendo fa pure il ricamo.

 

Passano le cose belle, passano quelle brutte, passeranno pure questi giorni.

Se tutto va bene tre.

La fiera della frase fatta è iniziata.

Io aspetto.

 

Mi sono portata libri e pc.

Attiro l’attenzione di circa dieci occhi.

Anche se il mio pc è silenzioso.

Forse ho esagerato con i libri.

Ed ora mi tocca spiegare a quelli che mi dicono “ma li finirai tutti qui dentro?”, che in realtà non devo finirle nemmeno uno e che li ho portati per compagnia.

Di non-letti ne ho portati due soltanto.

Poi c’è Wilde.

Non vado da nessuna parte senza.

E non potendo certo far preferenze sulle sue opere ho portato i due volumi, volumoni, contenenti abbastanza tutto.

Poi ho portato un libro su klimt, perché nello schifo delle camere d’ospedale qualcosa di bello per lo sguardo è sempre consigliabile.

 

Per il resto ho un letto enorme, centriamo in dodici.

Orgetta serena.

 

Stamattina volevo appiccare un incendio all’ospedale, per soddisfare la mia rabbia impotente.

Poi il pomeriggio è passato, dopo le quattro, piuttosto serenamente.

Internet è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

Facciamo poco i romantici con amore e altre stronzate, internet è la chiave.

Internet e il porno.

Datemi un poco d’ironia, che di ospedale si muore.

 

La stanza nemmeno a dirlo mi riporta continuamente in testa mio padre.

L’ospedale, gli ultimi momenti, tutto.

E’ difficile, veramente.

Sarebbe difficile normalmente, così è un supplizio.

Non lo dico per compiangermi, percarità, io e me stessa ci facciamo abbastanza schifo e ad ogni minuto che passo qui lo schifo aumenta.

Forse il corpo guarirà ma quando mi perdonerò per questo?

Non saprei.

 

Ho l’un percento in più di possibilità, rispetto a tutti voi, di morire domani.

Che vi ridete, è una cosa gravissima!

 

Mi avete detto addio?

Ecco, approfittatene oggi: è un’offerta promozionale.

 

(l’unica regola è non prendere le cose seriamente, poi tutto si può fare)

24 aprile 2010
Nuovi argomenti
Il cinico è colui che sentendo profumo di fiori si gira per cercare la bara.
 
Ed uno che si stupisce quando non la trova è cinico tre volte o solo, veramente, disilluso?
 
Cosa provano ottanta persone davanti ad una collina di tombe?
Non è una barzelletta, non le so raccontare.
Non è nemmeno un indovinello.
E' una domanda un po' retorica.
 
Anestetizziamo i sentimenti, per quello che è possibile.
 
Il processo è questo:
un morto;
due giorni di camera mortuaria;
funerale;
cimitero;
passano otto giorni circa;
tumulazione.
 
Ora, tolti i "parenti prossimi" (ma non devo nemmeno specificarlo penso, vi basterebbe guardarmi in faccia attualmente, altro che film horror), io credo che per "gli altri" il dolore sia stato "un po'" (parecchio) addormentato dal tempo.
Non che io voglia catalogare il dolore umano, cerco di essere riflessiva, ovvio che poi potrebbero esserci eccezioni e ragole confermate.
 
Quindi la mia domanda.
Per capirla fate uno sforzo immaginativo.
Pensate a tante, tantissime persone, famiglie intere, uomini e donne, vecchi e giovani che scendono dalle macchine, diretti a questa tumulazione, tutti quasi contemporaneamente e immaginatevi che essi si trovino improvvisamente di fronte ad una collina enorme piena di lapidi di marmo poste a terra.
 
Dico, qual'è il pensiero dominante?
Cosa provano?
Sollievo?
Non è successo a me.
(Sembra tremendo, ma è umano. Tremendamente umano, tremendamente comprensibile. Senza condanna alcuna.)
Paura?
Succederà anche a me.
Rassegnazione?
Sarà così.
Conforto?
Tanto moriamo tutti.
 
Io credo, io ho pensato "paura".
 
Bum.
Presi dalla loro realtà, dai macchinoni che fanno tanta vita, dalla famiglia e posti di fronte alla morte.
Così, improvvisamente.
Sento i loro cervelli lavorare frenetici.
"Ho sessant'anni, quanto mi resta?"
"Sono stato felice?"
"Voglio andare a Napoli prima."
"Dio non esiste...ma se esistesse? Devo chiedergli perdono, infondo non ho nulla da perdere."
 
Insomma, sull'ultimo punto mica sono tanto d'accordo.
Metti che sia il dio sbagliato?
A quel punto meglio fingersi agnostici, e dichiarare di non aver mai parteggiato per nessuno.
 
Io di fronte alla morte, degli altri, provo una specie di "meglio che vivi".
Perché penso che la vita sia sofferenza mentre la morte sia beato non essere.
 
Di fronte alla morte di mio padre invece penso: "non poteva succedere a me?"
Misto ad una sorta di incredulità costante.
E paura.
Paura di smettere di ricordare.
 
Di fronte all'idea della mia morte, invece, non provo nulla.
Banalità assoluta.
 
Mio padre amava la vita.
Si svegliava prima per amarla di più.
E' questo a farmi stare male, oltre la mancanza in sè ovviamente.
E' l'idea che lui volesse vivere.
Mi fa arrabbiare soprattutto.
Non capisco il senso, ecco.
Non capisco...non capisco quasi nulla.
Perché c'è quell'idiota di Alessio Vinci a rimbambirmi, ma non posso cambiare canale, sono troppo stanca per spingere bottoni (si accettano volontari).
 
Vorrei assicurarvi che sarà il mio ultimo post sulla morte, ma non posso.
Capisco che vi faccio venire la depressione anche solo aprendo la pagina.
Suvvia... 
Lunedì scriverò di altro, potrei giurarlo.
Su dio.
Ahaha.
Ecco, dio. Da quanto non vi rimbambisco con le "non esistenze"?
(no, lo nomino in ogni post, anche di sfuggita, inutile mentire).
 
Smile, smile a tutti voi.
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE