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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
25 dicembre 2012
Le cose di qualsiasi Natale
Prendendo spunto da un link su fb intitolato “le sette cose che mi fanno rosicare del natale”, io vi descrivo le 5 cose per cui a Natale, spesso, ho desiderato di morire:

1) quando durante le settimane prima tutti i conoscenti mi lanciano biechi segnali sui regali che mi hanno fatto, distruggendo quella ipocrita idea di sorpresa della carta regalo e obbligandomi a ricambiare il dono.

2) quando, alla apertura doni, i regali ricevuti non hanno minimamente l'aspetto di quello che mi avevano convinta a ritenere. Ti aspetti una bambola gonfiabile? E aprendo il pacco di becchi una barbie. Uguale, sì, ma solo nell'idea.

3) quindi ringraziare, con la faccia più felice del mondo, nascondendo quella delusione di stampo infanzia per quel regalo che non avresti mai voluto ma su cui ormai avevi fantasticato. Quindi ti tocca aggiungere quelle frasi senza senso come “grazie, non dovevi”.
No, infatti, non dovevi, mi avresti risparmiato un sacco di sofferenza.

4) quando mi costringono a far un regalo a delle persone estranee, che ho visto 3 volte in vita mia, senza dirmi nemmeno cosa potrei regalargli.
Io personalmente finisco a spendere soldi a caso per qualcosa di insignificante, vinta dall'indecisione.

5) qualche vecchio che, mentre io sono impegnata a pontificare in solitudine, nell'angolo vicino al camino, sulla depressione che mi mette Natale, mi parla della sua lombo sciatalgia paragonandola al ciclo mestruale femminile, argomento che, più di ogni altro, odio, detesto e mi crea conati di vomito inguaribili.

Senza numero: che a Natale, un sacco di gente, si scorda di votarmi per questo concorso senza fine.

Sì, buona Natale, ma speriamo di bypassarlo l'anno prossimo.

20 dicembre 2012
Regali famosi
Non amo i doni, meno che mai quelli natalizi. Io penso di credere che un regalo, di natale o compleanno, sia un semplice onere di abitudine che la gente si scambia. Si finisce, più che a fare un regalo, a stressarsi per comperarli tutti e nei giusti tempi. Personalmente, ma so che è una banalità bella e fatta, se voglio fare un regalo lo faccio, semplicemente. Fuori catalogo che sia. Però anche LadyMarica, come il mondo (che delusione!), deve scontrarsi con i regali. Perché peggio che far regali per tradizione è non fare il regalo a qualcuno che te lo ha fatto. Però io, sotto obbligo, reagisco male, mi cala la concentrazione e finisco per comprare cose che nemmeno a me piacciono. Solitamente io, a Natale, entro in una libreria e quello che succede succede. Però so che è un regalo per me, a cui piace comprare libri, più che per chi lo riceve. Quest'anno mi sto impegnando, ma sono certa di non essere poi tanto brava.

La mia amica Ce, invece, lei lo è. Se c'è una persona che riesce a comprarmi qualcosa di incredibile, qualcosa che voglio (e spesso non lo so) è lei. In una società in cui, quello che si vuole e si può comprare, di solito lo si acquista, in una società dove quello che si dovrebbe regalare è altro dai regali fisici, è qualcosa che nessuno è pronto a dare (io per esempio vorrei per regalo, da alcuni, l'impegno a non complicarmi l'esistenza, ma tant'è), ecco, in questa società, Ce, riesce a sorprendermi.

Stasera quindi mi dà il regalo. E' una busta. Prima di arrivare io pensavo di sperare che mi avesse regalato qualcosa da mettermi, non so. Sono fissata con gli abiti oramai. Ma la busta è pesante e tradisce le mie speranze. Apro, e una elegante carta nera già mi incuriosisce. In realtà, guardando la busta, avevo già un quadro chiaro di ciò che poteva contenere. Però decido di non ascoltare: voglio la sorpresa di fronte a quella misteriosa e pesante scatola! Io le ho regalato due emerite stupidaggini, comprate all'ultimo minuto, lei deve avermi regalato qualcosa di interessante e mi ha confessato che l'ha comprato da ottobre.

Bene, apro.
Sono due scatole, molto lunghe, rettangolari. Subito mi viene in mente cos'è. Leggo i nomi, sopra le scatole, due e diversi, e confermo il mio sapere. Con l'emozione di una ragazzina tiro fuori la prima delle scatole lunghe, la soppeso tra le mani, mi godo il momento completamente estranea a quello che mi circonda. E poi apro. Sento la stessa emozione che doveva sentire Harry Potter a provare la sua prima bacchetta. E' una bacchetta magica sì. Anzi, sono due. Sono le bacchette dei miei personaggi preferiti della saga di Harry Potter: Sirius Black e Severus Piton. Come al solito, mi piacciono i margini.

L'emozione è allo stato di libera uscita. Esulto e saltello, sembra veramente natale. Poi agito la becchetta di Severus, come se non aspettassi altro da sempre. Lo so che non posso fare magie, ma la magia è, per chi mi conosce, il provare emozione, felicità e meraviglia aprendo un pacco di Natale.

Vedo la coppia seduta al tavolo vicino guardarmi con sguardo interrogativo prima e poi fissarmi sbalorditi. Si mettono anche a ridere, più contrariati che partecipi. Ma mi interessa veramente poco, non possono comprendere.

Sì, potete votarmi anche se ho una bacchetta, seguendo il link.

17 dicembre 2012
Storie di speciali
Sono arrabbiata. Così tanto arrabbiata che voglio dire le parolacce. Io non le amo particolarmente, non ne dico particolarmente tante e le trovo interessanti solo durante il coito, o certe volte, meglio, anche se non le ritengo una decorazione necessaria ma, appunto, interessante. Eppure oggi mi sono svegliata con questa strana voglia di lanciare cazzo e fanculo ovunque. Non proprio svegliata in effetti, ma il risultato è lo stesso.

Il mio psicologo sarà entusiasta, comunque, di entrambi i fatti. Sia del mio essere arrabbiata, sia del mio dire le parolacce. Mercoledì mi devo ricordare di dargli 'sta soddisfazione.

Comunque non ho alcuna intenzione di lasciarmi andare alla rabbia e alle parolacce. Me li metto nella tasca e aspetto che mi passino. Non dovrebbe metterci più di mezza giornata ancora.

Invece ho una storia di Natale.
Cioè, una storia buona. Poi, in effetti, mi viene in mente che occhi di pozzo una volta mi ha preso in giro per questo mio dire che ci sono storie adatta al Natale (almeno mi sembra -o era una storia per Pasqua?) ma pazienza, ve la racconto lo stesso.
Me l'ha raccontata la msdc (mezza specie di cugina), parlandomi di quello che suo figlio, di 3 anni, le ha detto qualche giorno fa.

Occorre anticipare che io non amo, per nulla, gli sproloqui sulla ingenuità dei bambini. Trovo, invece, che i bambini esplicitino a meraviglia la mia idea della specie umana: l'uomo nasce, naturalmente, cattivo, egoista, prepotente, animalesco e portato all'indifferenza.

Ovviamente gli adulti, gli adulti che hanno dismesso i loro istinti a favore di razionalità e buon senso, possono indicare il cammino, in una evoluzione, si spera, costante e sempre in meglio, però non possono trapiantare buon senso.
E la msdc, e dio la smetta di tentare di benedirmela che lei fortunatamente è molto atea già così, ci prova col figlio, a mio unico e insindacabile giudizio, anche facendo un ottimo lavoro.
Di qui la storia. Natalizia, se volete.

La msdc mi raccontava che hanno, lei, i due figli (1 e 3 anni) e il marito, passato il finesettimana a casa di lontani parenti, in compagnia di una coppia con un figlio, che chiameremo C., di non so che età. C. è un bambino autistico, un bambino che non conosco e che, mi hanno raccontato, presenta delle difficoltà ad esprimersi, a parlare, oltre che una serie di problemi fisici.

Gli adulti ovviamente capiscono la malattia, ma ai bambini come la spieghi?

D., il figlio più grande della msdc, ha subito notato che C. aveva qualcosa di diverso da lui. Una costatazione naturale e che naturalmente porta a sottolinearlo. Il diverso crea turbamento, non vedo che ci dovrebbe essere di vergognoso ad ammetterlo. C'è del vergognoso a non sforzarsi di conoscerlo, ad escluderlo per pigrizia, ma non nel chiederselo. Comunque, tornando alla storia (che sono una frana a raccontare, mi sa) qualcuno ha tentato di spiegare a D. che C. non gli rispondeva non perché cattivo, ma perché non è capace di parlare. D., me lo immagino, ha assunto la sua aria interrogativa, smettendo attenzione ai giochi e perdendosi in pensieri. Per un mezzo minuto almeno, direi, senza aver visto la scena.

Dopo cena lo scontro tra l'identità di D. e la, così detta, diversità di C. si è incontrato ancora di più. D. mangiava un cioccolatino e C., a cui sono vietati (o ridotti, boh) per una questione di salute, non sapendo come chiederlo, o come procurarsene uno, l'ha strappato di mano a D. e se l'è mangiato.

D. è rimasto a pensarci. Poi è scappato dalla mamma, dicendo che C. gli aveva rubato il cioccolatino. La mamma, ovviamente, gliene ha dato un altro.
D. deve aver pensato che quel bambino diverso ruba i cioccolatini, che i bambini diversi rubano i le cose, che i bambini diversi non gli piacciono mica tanto.

Il giorno dopo la msdc ha chiesto al figlio se si era divertito la sera prima con C.. D. le ha risposto che sì, si era divertito ma che C. gli aveva rubato, proprio rubato, il cioccolatino che stava mangiando. Lo vedete voi? Agli occhi di D. era assurdo che un bambino rubasse un cioccolatino: perché, non poteva chiederne uno?
Allora la msdc gli ha spiegato che C. è un bambino che non riesce a parlare e che, non riuscendoci, trova altri modi per esprimersi, gli ha spiegato che C. non gli ha rubato il cioccolatino, gli ha solo fatto capire, nell'unico modo in cui sapeva farlo, che ne voleva uno anche lui.

D. ci ha pensato un po' con la sua faccia di solito furba e serena e ora così piena di pensieri e ha esclamato: “Cavoli mamma, che forte che è C.!”

Quindi il bambino diverso non ruba i cioccolatini, i bambini diversi non rubano le cose, i bambini diversi hanno modi creativi per dire e fare le cose che altrimenti non riescono a fare e dire. Mica gli dispiacciono più così tanto, mi sa, a D., i bambini diversi. Ma poi, diversi o speciali?

Ed ha ragione, le modalità in cui l'intelligenza si manifesta, diverse e creative, meno dirette, meno funzionali ma comunque forti, la diversità insomma (che è un termine sempre troppo misero per esprimere la bellezza degli individui -e non del mondo!) sono “proprio forti” (cit.).

Sono quelle cose che ti fanno passare le arrabbiature.

Il mio augurio per D., che è un bambino incredibile, è che riesca a “vedere” (e mica cogli occhi!) sempre il “proprio forte” che c'è nella diversità.

A tutti voi altri, invece, il noioso compito di votare quella persona smielosa e sinistroide che sono, anche, a Natale. Cliccando qui e il “votami”.

24 dicembre 2011
[le non parole] Natale
...non è un giorno così importante visto che tanto


VIAGGI
28 dicembre 2010
544 Impero Marocco

Lasciamo perdere la barca (sempre nave!) e passiamo alla terra, perché è vero che quella, la barca, è ciò che fa più “racconto”, ma è anche vero che senza “i posti” non c’è vero viaggio.

Oddio, in realtà ho conosciuto persone (leggi: elementi che non mi piacerebbero nemmeno somigliassero a Johnny Depp) che non scendevano nei luoghi ma restavano “a godersi la nave”. 

( ! )

Non mi esprimerò con le parolacce che mi stanno pregando di uscire, no, non lo farò.

 

Abbiamo toccato Savona (Jerico e Gianni, la prossima volta!), Barcellona (bella metropoli!), Casablanca (e anche Rabat) Cadice e Malaga (che metto insieme perché hanno una radice molto comune).

 

Tutti i luoghi sono belli (più e meno) ma quello che mi ha colpito di più è ovviamente il luogo con più “religione”: il Marocco.

 

Partiamo dalle raccomandazioni (furbissime) Costa Crociere.

Su una nave da crociera funziona che, volendo, puoi prenotare delle costosissime “escursioni” organizzate da loro.

Organizzate è un’ espressione un po’ povera, totalmente pilotate è un’espressione migliore.

Furbamente loro, quelli della Costa, hanno convinto, esattamente tutti i tremila (non è una cifra a caso!) passeggeri, che Casablanca è un paese del terzo mondo  (?) in cui è facile essere preda di violenze, torture, omicidi e tutto il resto, quindi (ma tutti dimenticano che niente è più pericoloso dei quindi -lo ripeto!), per essere tranquilli è meglio prenotare un’escursione costa, al prezzo speciale di 150 euro a testa.

Ma il prezzo e il convincimento a sfondo quasi razzista sono solo una parte, forse quella meno preoccupante. La cosa, a mio avviso peggiore, è che, una volta prenotata l’escursione le guide turistiche, affiliate Costa, portano i “turisti” in determinati luoghi dove miracolosamente spuntano strani venditori di cose.

Non ti obbligano a comprare ma ti danno quella sola possibile scelta.

 

Per esempio: vuoi comprare una cosa in un negozietto che vedi perché gli passi davanti mentre raggiungi un monumento?

No, la guida te lo sconsiglia caldamente perché lei non può fermarsi e “non possiamo perderci di vista”.

In realtà l’unico motivo per cui te lo sconsiglia è che la Costa non prende la sua ricca percentuale su quel negozietto e quindi le conviene che tu finisca per comprare all’altro venditore, quello giusto, insomma.

 

Piccola divagazione, forse inutile visto che sono meccanismo tristemente famosi.

 

Quello che è certo è che il personale Costa non può oscurare i vetri dei pullman su cui ti fa viaggiare e non può impedirti di guardare quello che vuoi.

Ed io ho guardato quello che non indicavano (brava furba, dopo i 150 euro!).

 

Partiamo da Rabat, la prima città (un’ora da Casablanca) che abbiamo visitato.

 

“Quelli del mio pullman” l’hanno preferita a Casablanca, a me, se devo essere sincera, è sembrata piuttosto insipida.

 

Quella che abbiamo visto di Rabat è stata soprattutto la città imperiale: una città nella città - tipo il Vaticano (che dio ce ne liberi una buona volta!): un quartiere residenziale che nasce e circonda il palazzo reale (che è ampissimo e molto bello e in cui ovviamente non si può entrare!).

Quindi appena entrati nella città di Rabat, a cui attribuirei, al massimo, l’aggettivo “normale”, almeno giudicando secondo la mia presa visione da pullman, subito ci hanno portati in questo Vaticano Reale Marocchino in cui tutto è tremendamente perfetto. Stradoni enormi, alberi tagliati regolarissimi, siepi fatte da ingegneri, palazzi altrettanto regolari: una città residenziale, perfetta e vuota. Totalmente vuota, nemmeno una macchina, nemmeno uno a portare il cane a spasso, lo zero assoluto tipo un quartiere chic per straricchi estivo, vicino al mare, in inverno.

 

Fine di Rabat, niente di eccezionale.

 

Quindi siamo tornati a Casablanca che ha invece lo straordinario pregio di essere una città che stupisce. Non ti aspetteresti quello che vedi, per esempio voltato l’angolo, questo è bello.

E’ particolare, non so se bella, vecchia e nuova, tradizionale e senza tradizione. Ci sono palazzoni moderni, strade che ricordano un’immagine dell’America e poi ti volti e vedi decorazioni, colori e mosaici decisamente arabi.

Le donne sono un po’ il paradigma della città, con il velo islamico e i tacchi occidentalissimi. La guida ci ha spiegato che indossano un abito (di cui non ricordo il nome) molto coprente ma che, al contrario di quello che pensano gli occidentali (questa l’ho aggiunta io), non “copre la donna” ma anzi ne esprime la personalità: non esistono due di quegli abiti uguali poiché ognuno è ricamato, abbellito e scelto dalla donna che lo indossa.

 

Le donne occidentali (non tutte, vabbe’) si vestono alla moda per uniformarsi al gruppo, lì, nel gruppo, pur facendone parte, ci si distingue.

 

C’è della povertà, ovviamente, ma non è niente di particolarmente diverso da quello che si vede, che ne so, a Roma-Termini.

 

Non posso non vitare la visita alla moschea. Di Hassan II precisamente.

E’ un’immensa architettura quadrata, bianca e azzurra, voltata verso la Mecca (quindi dalla piazza principale sembra come obliqua) e affacciata sul mare.

 

Se trovi un giorno in cui l’Atlantico è abbastanza agitato sembra che le onde le si infrangano addosso e che lei, la moschea, sia lì, con la sua grandezza, a difendere la città dal mare.

O il fedele dagli schizzi volendo.

 

La moschea (la più grande del Marocco, tanto per dirlo) ha un Minareto altissimo (210 metri dice Wikipedia). Lo dico perché questa particolare struttura (su una lingua di terra, circondata dal mare –visibile da dentro la moschea, attraverso un pavimento trasparente, e con il minareto a “sfiorare il cielo” –il tetto si apre) simboleggia il contatto con Cielo, Terra e Acqua, con gli elementi naturali. In questo senso la sottomissione a dio ha il carattere meno servile possibile: sottomissione a tutto il creato, sottomissione alla natura, sottomissione al mondo che è più immenso della mera esistenza umana.

C’è l’idea dell’uomo come parte di cielo, terra e acqua, alla pari degli altri esseri viventi, e questo, azzarderei io, apre più le porte al darwinismo (l’uomo è come le altre specie, ha la stessa origine, non è superiore) rispetto al cattolicesimo che si interessa al rapporto dio-uomo. E l'uomo in questo rapporto è un essere “a immagine e somiglianza” quindi in una posizione preferibile agli esseri non somiglianti –tutti gli altri.

 

Ho finito, tirate sospiri.

Non volevo far lezione, io odio anche le guide, spero di essere stata più riflessiva che geografica.

Quello che voglio dire è che una visita a Casablanca la consiglierei, almeno prima di farsi rimbambire da Daniela Schifo Santanché.

 

(Devo aggiungere che a Casablanca ho trovato una connessione wi-fi gratuita: non potrebbe non essere amore!)

22 dicembre 2010
541 Memorie

Se ci sono riuscita, e non era difficile, mentre leggete questo sono in viaggio.

Partita, esattamente come il mio cervello da una ventina (più due) d’anni.

 

Dovrebbe durare, il viaggio fisico, non quello mentale, fino al 27 dicembre, morti premature escluse.

 

Se non dovessi aver trovato connessioni abbastanza free a internet i post si pubblicheranno automaticamente (almeno quelli per scongiurare natali troppo cattolici) ma per piacere annaffiatemi la lavanda.

 

Ho deciso, per l’occasione (della prolungata assensa sul Natale), di lasciarvi con le gesta delle grandi persone, visto che sulle mie (di gesta) non si può mai contare.

 

Quindi, chiedo retoricamente a voi: cosa farebbe Marilyn Monroe se adesso fosse viva?

 

Pensate almeno 30 secondi.

 

Cercherebbe di sollevare il coperchio della propria bara (*).

 

Non c'è mai un limite al peggio.

 

Con tutto il mio spirito natalizio

 

(*) tratta da Fight Club

5 dicembre 2010
533 Le foto non rendono niente
Stavo scrivendo minchiate quando mi sono ricordata di avere delle foto.

Non dico che le foto arginino le minchiate (che scrivo comunque –io scrivo, scrivo, scrivo, scrivo- e che poi finisco per pubblicare) però almeno le posticipano.

 

Ho delle foto del mio week-end a Salerno (liberissimi di dire che non vi interessa, o di dire che vi interessa anche se poi non vi interessa) che è stato una tragedia per via di un dolore lancinante che mi trapassava da parte a parte gridandomi: “ucciditi e smetterai di soffrire!” (alla Harry Potter per chi si ricorda di quella notte, quando stavamo al ministero, pregando che non fosse successo, non veramente).

Però, anche se non vi interessiamo io, il mio week-end e Harry Potter le foto vi dimostrano che, per esempio a Salerno, si può vivere un Natale originale, di festa e meno di fede.

 

Il  panorama è quello di un “giardino incantato” che si perde e mischia allo spazio infinito.

Quindi piante, animali, costellazioni, pianeti, soli e tanti fiori, tutto di luce, per un totale di 30 km (dicono perché io non li ho contati) di illuminazione.

Spettacolare, soprattutto la via lattea e i pianeti.

 

Giardino incantato.
 
Sostanzialmente il giardino incantato è stato allestito nella villa comunale, tra le piante reali. Bisogna sottolineare che le "piante magiche" sono state tutte realizzate con le bottiglie di plastica (e le luci) dimostrando che non tutta la Campania è Napoli.
  
(funghi velenosi)
 
(fiori di campo realizzati da mamma bottiglia)
 
(sarebbe un pavone, non so se la foto è venuta abbastanza bene)
 
 
(pianta magica)
 
Spazio e dintorni.
 
Realizzato per tutto il corso. Corso affollatissimo, come "Via del Corso" per chi ha presente cos'è Roma a Natale. Naturalmente da gustarsi a piedi perché la macchina è limitativa al massimo. Sono belli i vicoletti, ognuno con un tema, ognuno con una luce particolare. Tutto il corso è pieno di stelle e pianeti fino ad arrivare al perno: il sole.
 
 
 
(l'ho fatta in movimento, è un po' sfocata: fermarsi significa morire. Soprattutto se dietro hai la banda!)
 
Camminando, camminando per le vie del centro (?) si giunge poi ad un albero meravigliosamente illuminato. 
 
(non è un granche', ma è difficile far foto alle luci!)
 
No, se ve lo state chiedendo De Luca, il sindaco di Salerno, non mi paga il viaggio per la pubblicità.
 

Per quanto queste particolari luci di Natale (che potete trovarci fino alla fine delle feste), frutto di tanto lavoro e di tanta arte mi piacciano molto io trovo insuperabili cose come queste, che fotografo, immancabilmente, tutte le volte (anche se ne ho miliardi di queste foto, mi sembra sempre che "la luce sia migliore").

E mi stupisco di quanto io sia pro-natura certe volte, nonostante solitamente preferisca la cultura a tutto quello già fatto dal caso.

2 dicembre 2010
532 Natali

 

Oggi è stato natale.

Scusate se non vi ho avvertiti, è successo di fretta.

E poi è fuori tempo. Io stessa me ne sono accorta solo stasera, tardi.

 

Non è stata una bella giornata, non dico questo. E' stata una giornata faticosa: una netta sensazione dell’arrivo di qualcosa di importante, scarto di regali, regali fantastici, delusione perché li hai scartati già e adesso non ti rimane che il regalo, senza carta.

 

Quest’anno per me (noi) natale è come se saltasse.

E allora lui, il natale, è venuto un po’ a sbandierarsi.

O almeno, ovviamente, così la voglio vedere io.

 

Partiamo da principio ciò da questa mattina.

 

“Agli esami gli sciocchi fanno domande a cui i saggi non sanno rispondere.”

Ovviamente Oscar Wilde

 

E questo spiega inesorabilmente il voto che ho preso al famoso esame di cui oggi sono usciti i risultati. 

Non sono saggia ma ho preso trenta. E con la lode. Che fa, sommando, trenta e lode.

 

Ora, in un mondo possibile (perché lo si può pensare –ma possibile non è uguale a esistente) trenta e lode potrebbe anche cambiare significato e diventare il contrario di quello che significa in questo mondo. O in un mondo anche più possibile (esistente e anche probabile direi) io sono fuori di testa e completamente svampita quindi posso aver letto male. 

 

Quindi ho una foto così che ognuno possa leggerci quello che vede.

 

 

 

Poteva andare peggio, certo, ma poteva andare meglio.

Poteva per esempio essere l'ultimo esame prima della laurea e confermare la media del trenta, no?

 

Era un esame, visto il risultato, facile.

Insomma non è propriamente una cosa chissà quanto eccezionale questo voto, ecco, per precisarlo.

Non fingo modestia, solo che se ho preso io 30 e lode poteva farlo quasi chiunque, almeno studiando la materia, diciamo.

 

Forse non ho una brutta consederazione di nessuno come di me stessa, ma nessun problema, ci sono abituata.

Quando faccio qualcosa che altre persone considererebbero "bene" io devo trovarci il perché non sia così bene.

Ah, e ci riesco!

 

Succede la stessa cosa con le relazioni (soprattutto frequentazioni sentimentali, dico): quando qualcuno inizia a nutrire interesse particolare per la cretina che sta scrivendo  io inizio a pensare che quella persona, per provare interesse per me, deve essere stupida, non normale, "gentile".

"Gentile" come quelli che leggono un mio scritto e lo vogliono pubblicare.

Per me sono tutti gentili.

 

Non sono modesta, sono insicura, matta e pericolosa (non sono certa che lasciare l'analistia sia stata una bella scelta!).

 

Comunque sto cercando di dar peso all'evidenza che trenta e lode è un bel voto e che non chiunque l'ha preso. Avrei dei "ma se" in proposito ma vabbe'. Mi sforzo di migliorare su questo punto anche perché prima o poi qualcuno mi manda bellamente a farmi fottere se ripeto che non è che conta così tanto un esame nel mare degli esami che devo ancora fare (anche se io in reatà lo penso).

 

Devo dire che "e lode" mi piace. Mi sembra di essere stata brava!.

 

Tornando a natale lo è stato anche per un regalo che inaspettatamente ho ricevuto.

Se non fanno natale i regali cosa lo fa?

 

Io odio i regali (tanto per dire una cosa non cinica!).

E li odio anche di più quando a natale manca un mese e io non ho quindi il contro-regalo.

Quindi ho pregato Ce di non darmelo, il regalo, dopo il cinema, ma lei, visibilmente eccitata, non mi ascoltata.

 

Io odio i regali anche perché nessuno riesce quasi mai a regalarmi cose che mi piacciano e mi sorprendano un po' ed io non riesco a nascondere le mie espressioni facciali naturalissime. Le cose che mi sorprendono di solito lo fanno negativamente (e io odio anche le sorprese -buonanotte!) e le cose che mi piacciono di solito me le aspetto (o le ho chieste). Difficile indovinare cosa voglio perché non lo so bene nemmeno io e perché anche quando lo scopro è già cambiato.

 

Quindi quando ho aperto il pacchetto di Ce sono rimasta senza parole perché una persona che mi fa un regalo tanto indovinato deve conoscermi o almeno prestare molta attenzione. E l'attenzione mi piace.

Un modellino di Oscar, LadyOscar.

A parte la rarità dell'oggetto (non si trovano facilissimamente) e l'eleganza del soggetto (!) è il pensare che quel regalo è fatto proprio per me, su mia misura che mi sorprende.

Dire che mi è piaciuto è poco.

Per l'occasione ho persino fatto una foto mentre aprivo il pacco con la faccia sorpresa!

 

Vi ho abbastanza rimbambito con le mie cazzate?

Sono piena di sentimenti (stati d'animo anzi!) contrastanti in questo periodo, mi passerà.

 

Venerdì parto. Tre giorni a Salerno niente di che ma tutto quel mare a me fa bene.

A qualche parte del cervello.

Devo studiare, ma da lunedì.

25 dicembre 2009
327 Il seminatore d'odio: Marco Travaglio natalizio
 

Pare su facebook vada di moda, tra i sovversivi comunisti (il rosso è inequivocabile), questa pericolosa fotografia.

Travaglio come la giustificherà la nuova campagna d'odio che sta conducendo dalle terribili retrovie del social network?
Sembra proprio che ora, lanciato il Duomo di Milano, voglia prendere il posto anche dell'intera religione...
Chi oserebbe negarlo?

Adorabile.
23 dicembre 2009
326 Sull'evoluzione natalizia
Sentite il profumo di quell'abete vero condannato, appena dopo Natale, a morire in nome della festa?

No, questioni di logistica.

Come non sentite mia madre (?) che s’affaccenda in cucina.

E il senso di nulla s’avvicina sempre più prepotente…

Ecco, forse quello potete sentirlo.

C’è anche un camino acceso: già, perché la scena natalizia deve iniziare nella completa tradizione.

Anche se il finale, certe volte, è condito con il sangue (e l’uvetta!).

 

Da piccola (anche se io sono sempre stata ventenne) mentre tutti erano impegnati nelle “angeliche occupazioni natalizie” (compra il capretto squartato, fai presepi senza senso artistico, ascolta come si fa la “pastella” anche se propabilmente la cosa non ti interessa, decidi se puoi regalre ad un parente antipatico il regalo che un altro parente t’ha fatto lo scorso Natale ecc ecc), ecco, io, in tutto questo, me ne stavo vicina all’albero a cercare di capire, tra tutti quei pacchetti, quale fosse il mio e cosa contenesse.

Curiosità e aspettativa, nulla di più comune.
 

Ho sempre saputo che Babbo Natale fosse un’invenzione per i poveri di mente: se Babbo Natale fosse esistito avrei avuto un vibratore già a sei anni!

Scusate, il mio lato maschile: mi piace essere esagerata quando parlo di sesso (e auto-sesso).

 

No, Babbo Natale era da escludere per un motivo logico.

Se fosse esistito non avrei dovuto aspettare il 26 per avere il regalo di quei parenti che non vedevo prima.

 

A quindici anni, o cose del genere, al posto del pacchetto ricevetti una bustina.

Segno dell’evolversi del tempo, del trasformismo, delle variazioni.

Ovviamente nella bustina c’era del denaro.

Mia madre (?) aveva pensato bene che “era meglio” e che oramai potevo comprare quello che volevo da sola.

Giusto raginamento.

Anche se forse, a quindici anni, c’è tempo per un altro po’ di Natale.

Per i soldi c’è il resto della vita.

 

Quest’anno l’evoluzione ha compiuto un nuovo passo (avanti?)

Proprio ieri sera mia madre (?) mi ha detto d’aver messo dei soldi (quest’anno siamo andati di lusso!) sul mio conto bancario.


Sotto l’albero non c’è più nemmeno la bustina.

Oramai per “vedere il regalo” devo accendere il pc e guardare i movimenti bancari online.


Sì, basterebbe il pensiero.
A trovarne uno!
 

Il senso di nulla ha fatto scacco matto.

 

Buon Natale, signori della corte.

(la corte è quella di Versailles se qualcuno se lo stava chiedendo!)

21 dicembre 2009
325 Certezze di vita

Parliamo delle nuove impostazioni della privacy su facebook.

Non sono la cosa più bella mai vista?

Già, perché fiumi (e laghi) di persone non hanno avuto la capacità, il tempo, la voglia o l'interesse di cambiarle e rimanere alle vecchie impostazioni privacy ed hanno dato accesso libero a bacheche, foto, commenti ecc ecc.

 

E in quei fiumi ora, stormi di impiccioni, fanno il bagno.

E quindi ne ho lette delle belle!

 

Per esempio, una ragazza, parlava della Santissima Trinità:

 

-Mi sono innamorata di un ragazzo.

-Un altro mi provoca, ogni volta che ci parlo, convulsioni d'eccitazione.

-E poi c'è lui, a cui voglio molto bene, molto molto bene.

(nb: quest'ultimo è il fidanzato!)

 

Trinità.

Santitissima Trinità.

In un certo senso la ragazza è sfortunata, nella religione cristiana alla fine la trinità coincide (si riassume?) in una sola "persona", credo invece che i tre ci tengano a rimanere scissi.

 

Anzi, credo proprio che lei, con un'intelligenza almeno sufficente, abbia evitato di parlare delle "esistenze multiple", e magari si sia limitata a "è un amico per me".

E già, come se qualcuno ancora ci credesse..

 

"Fra un uomo e una donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia."

 

Ora io non sarei portata a credere alle parole dei santi, ma Oscar Wilde fa eccezione.

 

Passiamo oltre.

I miei regali di Natale sono scontati, sono arrivata a capirlo.

 

Però, se eliminiamo la parola "scontati" dal vocabolario mondiale possiamo anche guardare il lato positivo.

E' una delle poche certezze della vita: "che regalo farà Marica? Libri".

 

Il luogo in cui si comprano i libri è, per cominciare, pulito e con un odore gradevole (perché qualcuno fa regali nella pescheria? No, ma in profumeria sì, e non sempre il profumo non puzza).

E poi è uno solo: un unico grande ambiente (a più piani se sai dove andare -ma arrivo).

 

E poi i libri.

Colorati, esteticamente belli (esclusa quanche edizione -per esempio "l'adelphi" che io personalmente non amo), dalla ampissima varietà.

 

E poi i libri sono rettangolari.

Cosa c'è di più facile da incartare?

Ed il pacchetto difficilmente si rompe, anche se cade il danno è minimo.

 

Tutti punti favorevoli.

 

E non ho ancora parlato del piacere che si prova (o che solo io provo) a girare per ore ed ore, tra scaffali e scaffali, leggendo i titoli, osservando le copertine, occhieggiando le trame e  soppesando i volumi.

 

Se poi hai la fortuna di vivere a Roma (anche se io sono milanese. Per vocazione) c'è la libreria di Termini (la stazione no?).

 

Tre piani, un'orgia di carta.

 

Ieri io e Ce ci abbiamo passato almeno 3 ore.

 

Ho visto un libro di Sergio Quinzio (un commento alla Bibbia) che avrei acquistato se il prezzo non fosse stato così proibitivo (42 euro), e poi, nella sezione informatica, un meraviglioso libro su come creare e mantenere un blog.

Quattordici euro, un prezzo che potevo permettermi, ma a comprarlo mi sono sentita una demente (autocritica) e così ho evitato.

 

Ho optato per un libricino noir (un altro Pinketts) dal prezzo contenuto (feltrinelli, economico, sette euro e mezzo- "Lazzaro vieni fuori").

 

Mi sembra una blogvendita.

 

Ripensandoci comprerei il libro sul blog, troverei un post geniale (con conclusione, visto che a me mancano sempre) e diventerei famosa.

Naturalemente senza direi mai a nessuno il trucco.

 

(okay, ho saltato -perché non esiste- il passaggio logico che lega il "scrivere un post geniale" e il "diventare famosa").

 

ps: vi sbalordirò con il post degli auguri, è una promessa!

(lanciare sempre sassolini che invoglino il lettore a tornare per il prossimo post primo punto del manuale!)

19 dicembre 2009
324 Carthago delenda est

                      

Tra meno di tre ore io, Ce e J ci vedremo per l'annuale scambio di regali natalizi (in anticipo?).
Ed io non gli ho ancora comprato nulla.
Non che non ne abbia voglia, solo che non ho i tre requisiti fondamentali per fare regali: tempo, idee e soldi.

Sarebbe così brutto se dicessi loro: "andate e moltiplicatevi" (no, la Bibbia mi ha rapita)
"andate, comprate quello che volete e poi portatemi lo scontrino che lo rimborso"?
No, perché mi pare la soluzione migliore.

(da notare: non solo il gesto è contro qualunque "spirito natalizio", ma, senza un minimo di fiducia, pretendo anche lo scontrino. Non c'è limite alla "cattiva morale" che è in me.)

Come risolvo il problema soldi?
Porto lo scontrino a papà!
E gli dico che se non vuole la macchina rigata fa bene a pagare....
Naturalmente scherzo, sono adulta, responsabile e so risolvere i miei problemi senza dover ricorrere a queste cose.
Già, escludiamo le minacce.
Tanto con mio padre funzionano meglio occhi dolci e sorrisi convincenti.
Nessun problema, mi affaticherò su quella strada.

Ho tra gli amici di facebook un cattolico.
In effetti non solo uno (prima di accettare le amicizie non chiedo la religione, dovrei), ma quello in questione è un cattolico istruito (esistono).
E anche più strano è che ci siamo conosciuti litigando sulla bacheca di un gruppo: lui pro-crocifisso nei luoghi pubblici, io contro.

Ieri ha linkato sulla mia bacheca "un canto natalizio tradizionale" (che io non conoscevo -sì, oltre che incapace a scrivere in italiano sono anche un'ignorante) "o come, o come, emmanuel".

Veni Domine.

Avrà, il cattolico, 15mila amici, cattolici come lui, ma ha deciso di postare il video divino solo sulla mia bacheca atea.

Niente da fare, non riescono a tenersi la loro fede in tasca (o nel cuore per i "romantici di spirito"),
sentono sempre il bisogno di spiaccicarla da qualche parte: certe volte sul muro delle aule, altre sulla mia bacheca.

Che poi sarebbe anche interessante come componimento poetico (dipende dai gusti), quello che mi fa pensare è il gesto. 

Spargono nel Mondo la Fede, come i romani il Sale su Cartagine.
Di modo che nulla possa rinascere (ampliarsi, migliorare) da quella terra distrutta.

Un paragone cattivo ed esagerato, lo so.
Aggiungiamolo alla già citata morale cattiva illimitata che mi appartiene.

Inferno profondo..(lo insegnano un po' di italiano lì?)

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE