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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
2 maggio 2012
La non dieta (I)

Siccome quando non scrivo certo non scrivo (?) ma quando scrivo non finisco mai, il post è venuto fuori simile a un’inondazione di parole. Per non farmi picchiare da nessuno e soprattutto perché spero sia un post interessante, vista la fatica emotiva che mi è costato, ho pensato di spezzarlo in due parti. I sequel sui blog, l’ho già detto mi sa, secondo il mio modesto parere, sono noiosi e scoccianti, quindi pubblicherò le due parti consecutivamente, lasciando un giorno di distanza.

 

Buona lettura, perdonate la troppa “personalità” della cosa.

 

Questo blog non batte chiodo. E questo soprattutto perché mi rifiuto, oramai da quasi un anno, di parlare liberamente di quello a cui ho devoluto, beneficamente, gran parte della mia attenzione ultimamente (abbiamo passato l’anno sì): il peso corporeo.

 

Non farò dietrologia, non darò numeri, no davvero, però voglio dire e riconoscermi (da sola, sì, oggi giochiamo di presunzione) che io di dieta qualcosa la capisco. Perché mi sono un tantino stufata di tutti i perenni magri, bontà loro, che questionano su cose che hanno sentito dire.

Cioè, spieghiamola peggio: mi va benissimo che chiunque esprima il proprio parere e mi va benissimo anche se è un parere insulso; e mi va benissimo anche che, mentre su altre cose non ho problemi ad assecondare i pareri insulsi considerandoli solo tali, su questo argomento la cosa mi irriti alquanto, però direi che è il momento di dirmi, almeno da sola, che francamente di dieta ne capisco qualcosa di più rispetto a quelli che dicono le ovvietà passate in tv o sui settimanali vita e donna del caso. E non perché io sia stata illuminata dall’altissimo in un giorno in cui non aveva di meglio da fare, ma semplicemente perché l’esperienza ha un valore aggiunto. Wilde l’avrebbe detta meglio, io non sono Wilde e quindi tanto ci basta.

 

Non sono un medico e questo lo specifichiamo, sono solo una presuntuosa con un’esperienza.

 

Per iniziare mi voglio diligentemente schiantare su alcune delle più irritanti false teorie sul mangiare-non mangiare.

 

La colazione per esempio: “il pasto più importante”, quello che, quando parli di diete, tutti dicono essere “un obbligo”.

Proprio no.

La colazione, come gli altri pasti infondo, è una questione di abitudine. Ci sono magri che non fanno colazione e altri che la fanno. Nessuno è magro perché fa colazione (o perché non la fa). Il nostro corpo non è un idiota e, soprattutto se si vuole perdere peso, forzarlo a mangiare non è propriamente intelligente. Se al mattino il corpo non chiede niente significa che non vuole niente. Farlo mangiare obbligatoriamente non ha alcun senso, mai, nemmeno in caso di colazione.

 

Io, facciamo esempi personali, visto che tanto stiamo ballando, faccio colazione la mattina, attualmente, solo se ho fame (cosa che non capita quasi mai).

Nei bei tempi in cui (stiamo sempre ballando?) facevo una dieta ipocalorica (parecchio ipocalorica, diciamo così) la facevo esclusivamente mai. Certo non sono morta e certo ho perso peso. E se il “non sono morta” non vi convince posso aggiungere che non solo il mio organismo funzionava al massimo delle sue capacità, miglioramenti dalla concentrazione fino all’umore, ma che anche le analisi del sangue erano normalissime.

 

Facevo una dieta da 500 calorie al giorno, mediamente, ovvero qualcosa che miliardi di geni della medicina (e non) considererebbero assolutamente sbagliato, ma il mio corpo funzionava alla perfezione. Mai un mancamento (altra convinzione assurda ma reclamata a gran voce). Nessun metabolismo rallentato (altra convinzione presa non so da dove).

Mai una volta, se posso essere sentimentale, la mia dieta, fai da te, mi ha fatto pensare che non valesse la pena.

 

E dopo i falsi miti sulla colazione, possiamo, che ne so, parlare di digiuno.

Digiunare ogni tanto non fa male. Non uccide nessun metabolismo. Non implica, il giorno dopo, prendere 5 kg. Digiunare ogni tanto significa dar respiro al corpo. E non parlo di benefici in termini, esclusivi, di peso, figuriamoci. Digiunare ogni tanto fa bene anche alla mente, allo spirito. Aiuta a sentire per esempio. Anche la fame, a volte, bisogna sentirla, bisogna imparare a conoscerla.

 

E qui facilmente sono equivocabile. La mia non è certo una apologia anoressica o robe del genere, figuriamoci, io credo che il cibo sia uno dei pochi piaceri abbastanza completi e indipendenti della vita, però credo anche che come tutti i piaceri vada saputo godere. Se uno si ingozza tutti i giorni sicuro non si gode nemmeno un boccone.

 

Personalmente ho fatto un digiuno di 24 ore poche volte. E questo perché la mia volontà è limitata, in primis, poi perché non è una roba facilissima e soprattutto perché io il bisogno di cibo lo sento ogni 5 secondi, non mi servono 24 ore.

No, questa era una battuta, autorivoltami, infelice. L’ho fatto poche volte, di 24 ore, perché è difficile. Di meno ore, invece, l’ho fatto, e lo faccio se capita, più spesso: non solo è fattibile ma, personalmente, mi fa anche bene.

 

Ché poi, per sfatare tutte queste false tradizioni sulla dieta basterebbe guardare il comportamento dei veri magri, cioè dei magri naturali.

 

E sfatiamo un altro mito. Cancellatevi dalla mente quell’idiozia che io ho sentito dire almeno un milione di volte prima di capire che era, ed è, mondezza: “un mio amico (perché ogni racconto inesistente comincia così) mangia tantissimo, sempre e tutto quello che vuole, ma non ingrassa. Ingrassare è una predisposizione naturale.”

Proprio no, francamente. Quell’amico non esiste. E’ una bugia inventata da quelli a cui piace mangiare e poi dire che tanto sono predisposti all’obesità. Certo, esiste una predisposizione naturale, non dico di no, ma è una predisposizione che poi, sull’obesità/sovrappeso, ha solo una bassa, bassissima, percentuale di colpa.

 

E torniamo all’invidiabile comportamento di un vero magro. Il vero magro, molto semplicemente, non arriva mai, o quasi mai, a dire “sto per scoppiare”. Detto meglio, il vero magro, si ferma quando non ha più fame. Non mangia quando non ha fame. Non sostituisce al cibo le soddisfazioni mancate. Non usa il cibo per riempire la noia. E tanti eccetera.

 

Fateci caso quando vi capita di cenare con un magro, uno naturale dico. Fate caso al fatto che lascia nel piatto i bordi di una pizza per esempio, fate caso che prende acqua da bere invece di cocacola, fate caso che magari sì, mangia “abbondantemente” ma poi, per esempio, mentre tutti lo prendono lui rifiuta il dolce, semplicemente perché non gli va. Fate caso alle piccolezze del suo comportamento.

 

E il primo che mi commenta dicendo: “io ho un amico che mangia tanto e non ingrassa” lo banno senza se e senza ma. Qui la democrazia proprio non esiste, fortunatamente.

 

Altra cosa che fanno, rovesciando quello che ho già detto, i, oramai chiamiamoli così, “veri magri” è mangiare quando hanno fame.

Nessun vero magro controlla le calorie di quello che mangia o ha il timore di alzarsi e prendere una seconda porzione di qualcosa. I veri magri (che ovviamente in questo post, e più in generale per me, hanno le sembianze di un dio) hanno un modo di ragionare sul cibo talmente naturale da risultare quasi offensivo. O almeno per me, col tabù del cibo troppo facile, a volte, risultano quasi troppo spinti.

 

Di qui la non dieta. Ovvero un principio alimentare contro cui ho combattuto per quasi un anno e che poi ho constato essere la cosa più intelligente, fattibile e dai buoni risultati dell’intero mondo delle diete.

 

E come funziona ve lo spiego domani, non perché voglia creare aspettativa ma per il motivo dell’inondazione già anticipato nell’incipit.

13 gennaio 2012
Scrivici quando vuoi (cit.)

Curioso come una frase così breve mi abbia, nel pomeriggio, portato un quantitativo di serenità poco misurabile.

Diciamo subito che per dire che sarà un successo è presto. E forse non lo sarà. Io il fallimento lo metto sempre in preventivo, quantomeno per non lanciami sul terrazzo dell’inquilino del piano di sotto un giorno, a caso: non si merita un buco sul terrazzo.

 

Quello che voglio fare con questo post è ricordarmi il potere di quella frase.

 

Da dove comincio?
Non dall’inizio, non stavolta. E’ troppo lungo e troppo personale.

Diciamo solo che dopo Natale, ma forse pure prima, certe notti succedevano cose strane.

Il tempo verbale passato è la mia forma di ottimismo.

Le cose non erano poi così strane, a volerne parlare. Semplicemente il mio demone personalissimo e per niente saggiamente socratico si divertiva a fare un gioco delirante con me: alternava giorni in cui nervosamente, in poco meno di un’ora, consumava una quantità di cibo che io, perché ho un certo rispetto per me non quantizzo (c’è una parola che ci vorrebbe qui ma io, si sa, non la userei nemmeno sotto tortura), e giorni di digiuno completo, a forse acqua.

 

Non solo non è “normale” ma è persino stupido.

Non ve lo so spiegare. Io so perfettamente che per interrompere un circolo così bisogna solo mangiare normalmente per non avere gli attacchi compulsivi.

Purtroppo il digiuno ha un suo certo maledetto fascino: ci si sente stoici, epici, forti, senza debolezze. E la bilancia, il giorno dopo, manda baci di cioccolato.

Ma una favola così dura al massimo, nella mia esperienza dico, due-tre giorni.

Poi, si cade. Certe persone, mentalmente instabili come me, non sopportano di cadere. E allora danno fondo a tutta una serie di azioni idiote, che sanno essere idiote ma che non riescono a non fare.

 

Una notte di questo gennaio, caduta di nuovo e malamente, avendo passato tutta la sera a cercare, tanto per descrivervi quanto profondo è il mio fondo, a vomitare tutto quello che non è anima, ho deciso che magari dovevo smetterla.

 

L’ho deciso per la sedicesima volta nella mia vita, forse qualcuna in più.

Allora ho scritto due email. Anzi, una sola, per due “strutture”.

Una mail l’ho scritta a una dottoressa che, molto tempo fa, frequentavo. Mai ascoltata in vita mia ovviamente. Anzi mi infastidiva il suo (loro) tentativo di “controllarmi”: del mio corpo, perché si sappia, dispongo io e solo io. Ora che ho ottenuto i miei risultati, ho pensato, potevo chiedere aiuto a qualcuno che magari avrebbe approcciato il problema da un punto di vista più professionale.

Sono un’illusa senza possibilità di guarigione.

 

La mia scrittura di notte ha una caratteristica: è viscerale.

 

Sono state gentile, carina ma non patetica (so essere anche patetica in effetti, ma non ho azionato la manovella quella notte)

 

La stessa email l’ho mandata a un sito internet a cui sono iscritta. E’ un sito ben fatto, che non nomino perché non vorrei mai lo trovaste, anche se è facilino, temo.

 

Non contavo in nessuna delle due risposte, francamente.

 

La dottoressa ha risposto immediatamente. Purtroppo.

La frase, unica e in cui si articolava tutta la sua risposta diceva “mi invii i suoi recapiti, la farò contattare da un infermiere del reparto”.

Qualcosa ha fatto contatto con la mia mente. Il lei con cui mi parlava: odio mi si dia del lei, mi spaventa. E le parole “infermiere”, “reparto” hanno provocato un conato di vomito spontaneo.

 

Io capisco. Io capisco un sacco di cose. E capisco tutti. O tento, continuamente. Anche troppo certe volte, fino a confondere “comprensione” con “scuse”.

 

Mi va bene la professionalità, mi va bene la distanza medico-paziente, mi va bene che forse era così che doveva rispondere ma mi va bene anche che la cosa mi abbia paralizzato completamente. Ho diritto anche io ad essere “compresa”, almeno da me.

 

Mi ha fatto sentire una stupida.

Poteva sprecarci una parola in più. E nemmeno per forza cordiale. Poteva anche solo dirmi “abbiamo bravi psicologi che si occupano di queste cose, faccia un colloquio”. Non mi sarebbe piaciuta lo stesso, come risposta, ma almeno mi avrebbe dato una specie di “via”, avrei avuto un motivo per pensare di risponderle: ovviamente l’ho ignorata.

 

La sua risposta mi ha fatta sentire un virus da provare a debellare. Simpatica, come una lisca di pesce conficcata nella trachea.

 

Quelli del sito invece non mi hanno proprio risposto. Fino ad oggi, quando per puro caso ho letto la loro, meravigliosa, risposta.

Mi è piaciuto il modo, mi è piaciuto il contenuto, mi è piaciuta la gentilezza. Hanno letto cose che io non ho nemmeno scritto, non so come. Mi hanno descritta esattamente come se parlassero proprio di me, forse è troppo facile.

Io mi entusiasmo facilmente e con altrettanta facilità mi disilludo però veramente mi hanno stupito. Riporterei la risposta ma è, ancora una volta, troppo personale (in effetti non so dove ho rimediato il coraggio per scrivere questo post).

 

Riporto la frase che ho scritto nel titolo invece: “scrivici quando vuoi”.

 

E’ esattamente quello che avevo bisogno di leggere. Mi è sembrato di non essere un’idiota, mi è sembrato di non essere sola, mi è sembrato di non averli infastiditi (come invece la spina di pesce di cui sopra). Scrivici quando vuoi mi dà una sensazione di umanità, mi sembra dire “provaci”.

E a me per credere serve qualcuno che me lo dica spesso.

 

Non lo so, magari sono solo stupida eh, però un dato di fatto c’è: il virtuale è stato di tutta l’umanità che l’umano non è riuscito nemmeno a considerare.

2 giugno 2011
612 Marco voleva andarsene lontano (cit.)

Questo blog è diventato una fatica.

Che aspetto a lasciarlo agonizzare in pace? Sono testarda e a un miracolo di laicità ci spero sempre.

Non è un buon periodo, non so che farci.

 

Io credo alle coincidenze.

Cioè a quegli eventi casualissimi che sembrano essere combinati con intelligenza e perizia da enti superiori o da menti umane al servizio della tua vita ma che, invece, sono solo, appunto, eventi casuali. La consequenzialità, la concatenazione gliela diamo noi umani perché ne abbiamo bisogno, perché pensare che la nostra vita sia solo una combinazione tra caso e volontà (che il bilanciamento sia quella cosa che gli ottimisti chiamano felicità?) ci spaventa. Le coincidenze esistono e non sono “fatti del destino” o intenzioni di qualcuno che voleva farle apparire come casualità, sono coincidenze appunto.

 

No, la ricerca dell’uomo della mia vita, stranamente, in questo post, non c’entra niente. Godetevelo.

 

Ultimamente, lo avrete sentito dire (questa è una battuta, ridete), o lo avrete letto qui, sono mentalmente un po’ sofferente. Paure folli che non ho mai avuto, attacchi di panico improvvisi e immotivati, pensieri di morte e dannazione eterna. Vabbe’, togliete la dannazione eterna ma solo per deformazione professionale. Ultimamente, per dirla senza sintomi, la mia mente ha qualche problema a ricordarsi com’era prima.

Sono spaventata.

Da tante cose, tutte arrivate senza annunciarsi. Qualcuno dice che questo stato d’animo è legato al modo in cui mangio ultimamente (?!) ma io non credo, credo dipenda da paure dissotterrate improvvisamente da un qualche avvenimento non meglio identificabile (almeno qui).

 

Il punto del post è che per cercare di capir meglio se la mia mente ha problemi suoi o ha problemi che dipendono da cose che posso controllare ho effettuato l’accesso su un forum privato. E questo è il punto di cui il post. Perché la mia mente distorta era la premessa (divenuta divagazione) non il punto.

Al solito, mi sono persa.

 

E qui, nel forum, cade la coincidenza da post.

Un ragazzo a cui non avevo mai parlato prima di due giorni fa, ha scritto, in tre interventi soli in risposta ai miei, esattamente le cose che nemmeno io voglio ammettere a me stessa. Ha descritto perfettamente alcuni miei comportamenti, alcune cose che lui crede “proverò” in  futuro e che sono proprio le cose che mi hanno spinta a scrivere in quel forum. 

 

Quello che ha scritto mi ha colpita. E’ stata una coincidenza certo, un buffo caso ma c’è una sua frase che mi coglie in pieno e che io non avevo bene pensato prima di sentirla da lui.

Lui si è definito un tipo molto orso e poco incline alle paroline dolci (e anche qui non posso dire che non mi abbia ricordato qualcuno) e subito dopo mi ha detto che gli faccio venire in mente “una gattina abbandonata (dalla sua stessa autostima)”. Nonostante io apprezzi il diminutivo ma non mi senta molto felina ultimamente credo che “abbandonata” descriva bene il sentimento che provo.

Se dovessi trovare una sola parola per spiegare quello spavento di cui sono affetta (!) userei proprio l’abbandono: la paura che qualcosa, qualcuno, non lo so, se ne vada da me improvvisamente, senza tornare, senza che io possa far niente altro che seppellirlo poi, metaforicamente che sia.

 

Non so perché io senta forte l'idea di abbandono ultimamente: gente intorno ce n’è e per fortuna! Non è qualcosa di reale, io credo, non troppo almeno, è qualcosa “d’odore”.

  

I gelsomini sono fioriti e ovunque ne sento il profumo. La memoria involontaria mi “riportata” a una sensazione d’ansia, a un qualche motivo per essere preoccupata. E non solo non so cosa sia attualmente questa preoccupazione (almeno se la smetto di fare l’isterica per una preoccupazione che non ha motivo d'esistere), non so nemmeno a cosa sia legata nel passato, non ho veri ricordi negativi con i gelsomini, non mi sembra almeno. Okay, uno ce l’ho sono sincera però non è legato all’odore dei gelsomini ma al mio raccontare come sarebbe stato giugno a casa il loro fiorire.
Ritorniamo al padre morto? No grazie, nell’insalata niente aceto.

 

Non c’è un "da chi" in particolare in questo abbandono. Diciamo che ultimamente ho visto fallire rapporti in cui credevo molto (in una fantasia mia), ho visto superficialità in un rapporto a cui avevo pensato come possibilità di “futuro” (non so, non capisco ancora bene), ho visto persone a cui tenevo, a cui ho cercato di dimostrare affetto in un modo in cui non ho mai fatto (sarà poco ma è l’unico modo che conosco) trattarmi come una frivola conoscenza da blog.

 

Mi sento abbandonata da me stessa, forse anche. Mi sento abbandonata dalla mia solita buona capacità di “vedere le cose” prima di pensarci: non vedo niente, adesso; c’è un casino di roba uscita fuori qui e lì che non so ricollocare, buttare o, prima di rimettere a posto, lavare.

 

Non vedo dove sto andando, quello veramente non l’ho mai visto (eccetto un periodo che ricordo con una piacevolissima serenità: non ritrovabile), il problema è che non vedo nemmeno dove poggio i piedi proprio ora. Non resta che aspettare di scoprirlo credo. Precipitare o scoprire che era terra stabile è tutta una questione di conseguenza.

 

Spero di sbucciarmi un ginocchio e non di finire conficcata in un palo, tutto qui. Ma l'ansia di scoprirlo forse i maggior danni già li ha fatti.

8 febbraio 2011
565 Cuciture per cinismo

Non importa quello che stai facendo e con quale spirito tu lo stia facendo, importa solo che al momento giusto tu sappia e possa fuggire. E se non lo fai perché proprio non puoi importa almeno che tu sia pronta (volendo anche pronto) a ricevere la botta.

 

Ma non lo puoi essere sempre, pronta-pronto, e, calando la guardia proprio nel momento peggiore, si rischia di non vedere.

Di non vedere quella carrellata di estrogeni sbatterti contro schiacciando e sfinendo tremendamente il tuo senso critico, la tua ironia e tutto il tuo cinismo. E "sfinendo" non significa mettere da parte, sfinendo significa solo che dopo che hai lottato contro mille dissennatori il tuo ricordo di felicità vacilla e il tuo patronus potrebbe non reggerne altre mille.

La metafora alla Harry Potter è difficile, capisco bene. Ecco, fingiamo che il cinismo sia una specie di “scudo di felicità” (senza ovviamente pensare alle metaforiche barriere emotive e le altre cose inutili di cui si parla troppo) e che esso si scontri contro mille, duemilam donne incinte, mariti presenti, famiglie felici e tette grosse (okay questa è personale e probabilmente solo invidia, lasciamo perdere).

Come può finire?

Con un cinismo lacerato, che domande.

 

Ho passato la mattinata in una sala d’aspetto accompagnando la msdc per un monitoraggio (avete presente quella roba sulle donne incinte per i bambini eccetera, ecco) e mi sono vista seduta vicino donne incinte, i maritini, l’estrogeno nauseabondo per una bella oretta.

Non rendo bene.

Allora la msdc (che io venero, mica è quello il punto) entra per il monitoraggio lascindomi suo figlio (1 anno e 2 mesi. E lui è un bambino, non lo dico per dire, intelligente e anche poco fastidioso, non è quello il punto)

Ehm, vediamo, il punto.

Ma scusate, non ditemi che devo specificarlo io il punto se pensate a LadyMarica sola responsabile (in quel minuscolo pezzo di pianerottolo di 5 metri per 4; avevo detto “sala d’aspetto”. Dimenticate) di un bambino molto simpatico a tutti (i bambini antipatici comportano meno responsabilità ovviamente -ingiustizie precoci della vita) per più di mezz’ora e in compagnia di estrogeni gravidi, tanti alla prima gravidanza, che smaniavano per avere un’interazione pre-parto (tipo esame finale: "se riesco a farlo ridere non avrò problemi con le crisi di identità adolescenziali, con il precariato dei trent’anni e con le crisi di mezz’età a 50 anni"). E tutte le mammine, tutti i papini, tutte le nonnine si sentivano legittimate a pensare o che quello fosse mio figlio (mannò, per piacere!) o che io ero in grado di dar loro tutta la conoscenza possibile o che io fossi interessata a parti, cesarei, sbudellamenti e robe simili.

 

No, perché veder gente tagliuzzata e sprovvista di intestino mi va parecchio bene, ma vedere donne da cui escono cose, che piangeranno, cresceranno e scocceranno, da qualche parte non meglio definita, non è alla mia portata.

 

Il massimo è stata quando l’infermiera, una tipa singolare sul serio (Moccia, amore, colore e leccalecca vista la giovane età), mi ha detto se portavo il figlio della msdc (che non ha nomi in codice per poter essere nominato su questo blog, almeno attualmente) dentro, per farglielo vedere bene. Così sono entrata e mi sono dovuta sorbire la scena di una (i monitoraggi si fanno in due parallelamente, pare) che aveva deciso di indossare come comodo indumento (le fasce per il monitoraggio vanno sulla pancia, specifico per i profani -catagoria in cui comunque mi voglio collocare) un vestito.

Voi capite che con una maglietta basta alzarla un poco ma con un vestito le cose si complicano.

Non bastasse l'orrenda visione che quindi ho sopportato entrando, a metà della cosa, è entrato il marito perché sembrava il bambino dormisse e volevano provare a svegliarlo per finire il monitoraggio. Dire che ho visto nei suoi modi le stesse intenzioni che vedo negli attori dei porno dovrebbe essere grandemente illuminante.

 

Poi sono uscita, in tempo per non vomitare lì.

Non sono contro la vita, non sono contro le donne incinte, non sono nemmeno contro le persone che si amano (solo contro alcune -lo avreste mai detto?) e soprattutto non sono contro il sesso.

Odio questi “scambi femminili”, questa grande trascuranza che c’è della privacy e del concetto di identità personale. Quando assisto a queste grandi manifestazioni di donne incinte (sono tutte insieme senza pudore -molte-  a rendermi nevrotica non la donna incinta in se’, non ho colpessi sessuali, almeno per il momento) io penso sempre alle mucche o qualche altro animale da latte. E’ come, ma mi rendo perfettamente conto da che cosa derivi questa visione spaventosa, se si dovesse (precisamente dovessero le donne tutte) mantenere un “segreto tra donne” e, passando dal generale al particolare, io non solo non lo voglio mantenere (di che cosa parlo non lo sapremo mai, io compresa, immagino) io, francamente, questo “segreto” nemmeno lo volevo conoscere.

Schifo.

Ovviamente sono fisime mie, mica campagne d’odio contro la procreazione anche se il mio senso di maternità credo sia, con questa mattina, totalmente svanito. E per sempre.

 

Sono tornata a casa con la nausea da estrogeni. E, guarda tu che caso, credo sia una delle prime esperienze delle gravidanze.

25 febbraio 2009
OSSESSIONE...
Stavolta è una “lei” la mia ossessione…
Anzi, credo di essere io la sua…
Non in senso saffico…

Lei è una ragazzina,
15 anni, che deve avermi presa in simpatia su FB…
(
e senza una motivazione valida, insomma sono acida e strana anche lì!^^)

Mi manda l’amicizia ed io accetto senza chiedermi nulla… infondo cosa dovrei chiedermi??…
Da lì partono una serie di messaggi…
in cui lei mi spiega tante cose della sua vita,
che mi spingono, effettivamente, ad essere più gentile ed espansiva del solito…
e poi inizia a parlarmi di un ragazzo che le piace…
di quando si vedono, di come lui la guarda ecc
(tutto nella stessa sera intendo!)

E (assurdo!) chiede consigli sentimentali…
A ME?!?!?!?
Bè evidentemente non ha capito che sono la persona meno adatta in assoluto per queste cose…
anzi, sono io che non glielo ho fatto capire bene…
Chiunque sarebbe meglio di me per svolgere questo compito…
…persino una monaca di clausura!!

E il peggio è che mi racconta cose così assolutamente caste, così pulite… che quasi m’imbarazza…mi parla di “sguardi” durante la “messa domenicale…”
Ora se mi parlasse di cose meno, non so come definirle, meno “bianche” potrei trovare qualche luogo comune da dire…meglio potrei chiedere consigli ad altre che se ne intendono e riferirli a lei, ma così come mette le cose lei non posso dirle nulla che abbia senso…
Insomma lei lo vede solo la domenica a messa…e lui si limita a guardarla mentre serve messa (credo lui faccia il chierichetto, spero non stia parlando del prete ed io come al solito non abbia capito nulla!!)…ed io cosa potrei consigliare??

Però, nonostante la mia, oramai proverbiale, avversione contro chiesa, clero ecc, ho trovato che fosse un’immagine così…bella...
e non si può dire nulla…
a 15 anni è, già, una rarità…
forse farei bene a dirle di parlarne con qualcuno che non sia capace di dirle solo “eh già gli uomini (i ragazzi dico a lei…) sono tutti complicati…” oppure che non fa altro che chiederle “gli hai parlato oggi??” oppure che se ne esce con cazzate del tipo: “no, l’amore non esiste” ecc…

Secondo me sono una cattiva influenza
proprio pessima…
non capisco perché si ostini...
mi sembra, per il resto, una ragazza intelligente
ed è anche molto, molto carina fisicamente...
bah...


Solo su una cosa siamo d’accordo, io e lei…che non serve “tanto” per uscire di senno…basta appunto uno sguardo, una parola, anche un “sicché” certe volte!!!

;D

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE