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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
16 maggio 2012
Le modificazioni corporee
Io arrivavo a considerare, tra le modificazioni corporee, solo, o più che altro, tatuaggi e piercing. Anche gli interventi di chirurgia plastica direi, ma quelli sono la roba della gente ricca.

Poi l’insonnia del giorno oggi mi ha portato a dare uno sguardo a un programma de la7 che titola, più o meno come “la vita segreta delle donne” e tratta di temi che normalmente la gente non considera troppo: sadomaso, donne muscolosissime, feticiste e tanti eccetera.

Stasera si parlava di modificazioni corporee e se la prima tipa, biondissima e super tatuata, quasi mi annoiava essendo abbastanza già vista, siamo poi passati alle modificazioni corporee più reali di disegnini colorati chissà dove. Si è parlato di piercing in cui saltava completamente, per esempio, un pezzo d’orecchio (ritagliato a cuore e donato alla figlia, tra l’altro -che regalo splatter!) fino a scarnificazioni e sospensioni.

E direi che serviva proprio un servizio in tv per farmi balenare in testa qualche nuova idea stupida.

Partiamo dalle sospensioni. Avevo già sentito parlare di sospensioni ma semplicemente come gioco erotico, fatto con corde e solo in casi più “al limite” (ma che bel limite) con i ganci. Però l’ambito, a corde o ganci, si esauriva in una sfera, comunque, privata.
La sospensione di cui parlavano al servizio era invece di altro genere. Non riguarda una coppia e non ha un fine erotico. E’ semplicemente fatta da gente, donne soprattutto, che, spinta dall’idea di gestirsi il proprio corpo, non solo esteticamente ma anche mentalmente e nella gestione del dolore, entra in queste botteghe e si prenota una sospensione.
La sospensione avviene in modo semplice. Quella che ho visto funzionava più o meno così: alla ragazza venivano infilati (lei si faceva infilare, per dirla meglio) due grossi ganci nella schiena, sotto le scapole e altri due ganci sul braccio. L’idea era quella di far tenere alla sospesa le braccia aperte, ricordando una crocifissione.

E già il farsi infilare arnesi appuntiti nella schiena non deve fare molto bene.

In seguito agganciano questi ganci a delle corde e aspettano che la tenutaria della schiena sia pronta a farsi sospendere. Chi assiste, e io non faccio eccezione, si chiede se la pelle presa così sottilmente reggerà il peso.
Lo regge.

Che debba far male è indubbio ma è altrettanto indubbio che il confine tra dolore e piacere sia tutto da tarare sull’individuo. Io, nonostante le immagini non siano state molto confortanti, sarei molto tentata, lo ammetto. Però questa non è una novità, si sa che quel certo lato di sofferenza indotta mi incuriosisce.
Deve essere la sensazione più potente di controllo sul proprio corpo. Io, che per un numeretto sulla bilancia, divento felice o isterica, e non per il peso in sé ma più che altro per la quantità di controllo che in quel periodo sono riuscita (o non sono riuscita) a esercitare su di me immagino, nella sospensione, un controllo amplificato: il controllo della reazione della mente su un atto chiaramente doloroso; la sopportazione; il godimento tratto dal dolore, dal riuscire a sfiorare un qualche limite, a far prevalere la forza volontaria sulla fisicità. Tutto ciò deve corrispondere a una scarica di endorfine incredibile.

So che potrebbe sembrare un discorso a metà tra il sadomasochismo molto fetish e la psicosi grave, ma io credo che la mente umana sia complicata e che nessuno possa riuscir a cogliere le sfumature che ogni singola mente ha in relazione alle cose del mondo. Il dolore che è e allo stesso tempo diventa, piacere, per esempio, pur essendo un meccanismo non credo poco diffuso (basterebbe pensare a un rapporto anale, direi) è difficile da cogliere interamente. Più o meno come, immagino, per me sarebbe difficile cogliere il fascino degli undici uomini che seguono una palla e che chiamano giocatori di calcio.

Poco prima della sospensione, al servizio made la7, hanno parlato anche di una pratica che io non avevo mai sentito prima: la scarnificazione. Consiste nel farsi far un simbolo, a mo’ di tatuaggio, sul corpo ma senza inchiostro: disegnano quello che si vuole riprodurre sulla parte del corpo scelta e poi semplicemente la ritagliano.
La ragazza che si era, volontariamente, sottoposta alla cosa si era fatta scrivere su una coscia “freedom” . Male questo faceva male sul serio, eppure la ragazza ha raccontato di come tra il dolore fortissimo e altro dolore fortissimo provasse anche una specie di piacere, di sensazione di astrazione. Non so se mi farei scarnificare la libertà su una coscia, direi di no francamente, ma trovo che abbia almeno più senso di un tatuaggio. Un tatuaggio richiede, al massimo, la fatica di un pizzico e di una spesa, la scarnificazione, richiede, almeno, un po’ di genuina sofferenza. Vuoi scriverti addosso qualcosa che ha un senso per te? Ha più senso se paghi anche con un minimo di dolore. Avere un simbolo pagato col sangue ha, dal mio esageratissimo punto di vista, un po’ più di fascino, di carattere, di forza di un simbolo disegnato. E, ripeto, non sto dicendo che io lo farei: la sospensione è una cosa, è il piacere di un momento, di quel momento, scarnificarsi qualcosa addosso deve essere un po’ più riflettuto, deve avere un significato, e io non credo in niente così tanto da farmelo stampare addosso, né con inchiostro né col sangue.

Altre due sono state le cose che mi hanno stupito del servizio.

La prima consiste nel farsi infilare pezzi di silicone, con forme scelte, sotto la pelle. Una ragazza aveva sotto al collo infilato in silicone sotto la pelle il simbolo dell’infinito. Personalmente non mi piace molto, la trovo una modificazione corporea esasperata e, soprattutto, al tatto non la troverei così gradevole. A me, e parlo di me perché di queste cose si può parlare solo a titolo personale, piace sentire la pelle e le ossa, quanto più naturale possibile. Escluse tette finte sentirmi dei pezzi di silicone sotto la pelle non mi piacerebbe molto.

La seconda che invece io ho giudicato veramente carina consiste in un corpetto istallato sulla schiena nuda. Niente di estremo direi: si fanno dei piercing nella schiena del richiedente e poi si uniscono, a ricordare un corpetto, con dei nastrini. Il risultato è un vestito sulla schiena nuda. Mi piace la formulazione ossimorica, mi piace il colore, mi piace l’idea in sé. Su di me non farei nemmeno questo, intanto perché è abbastanza definitivo e poi perché non ci starebbe tanto bene.   

Voglio fare una promessa ufficialissima però: qualora io mi facessi attaccare dei ganci nella schiena e poi appendere al soffitto per dondolare, prometto, che ne pubblicherei una foto proprio qui.

24 febbraio 2011
572 Pocket Coffee

Sono arrivata  ad una conclusione.

Conclusione di tutti i pensieri che ho tenuto bassi, bassi in questa settimana.

Mi sembra più o meno inutile preoccuparmi di tutti gli imbecilli del mondo. Non solo perché il mondo ha una superficie troppo estesa perché io riesca veramente a rendermi conto di ogni imbecille, ma anche perché già occuparmi dell’imbecille me stessa mi dà un gran da fare.

 

Parliamo di cose serie, o altrimenti dette, sesso.

L’ispirazione mi è venuta ieri (e non per farlo, per parlarne –e questo non si può dire non sia un problema) quando mi è stato proposto di tutelare un rapporto utilizzando una safeword.

 

Peccato che il contesto fosse dal poco al per niente riguardante il sesso e che la proposta mi è stata fatta solo per evitare si dicesse troppo o troppo poco in una specie di forum (no, non partecipo a forum e chat porno anche se in quel posto le foto delle mutande sono all’ordine del giorno –tutta roba anche troppo solo amichevole).

 

Forse mi capisco da sola.

 

Su fb c’è un gruppo chiuso (meglio privato, sennò si fa riferimento alle case chiuse e mi tocca difendere onori) di bloggers a cui partecipo e in cui si discute di tutto. Per evitare di pestarci i piedi un amico mi proponeva di utilizzare una safeword tra noi in modo da capire bene quando è il caso di smettere di parlare.

Meno sessuale di così devo solo dire che l’argomento su cui non dobbiamo pestarci i piedi è topolino (no, scherzo).

 

Lo dico per chi fingesse di non intendersi di queste cose, la safeword è una c.d. “parola di salvezza”. Serve nei rapporti di un certo tipo a garantire i partecipanti. In realtà “di un certo tipo” lo dico io per facilitare il contesto di riferimento: la safeword sarebbe intelligente utilizzarla in ogni rapporto. Secondo me perché permette di sfiorare certi limiti senza farsi troppo male. E non intendo con “farsi male” soltanto dolore fisico eh, intendo a livello morale o anche solo emotivo. Anche in un rapporto amichevole che si basa per esempio su una scherzosa e continua presa in giro, porre una safeword significa garantire che il rapporto non si rovini involontariamente. Inoltre, se uno sa di poter dire una parola e far capire all’altro che ha toccato il limite o lo sta toccando esplorarli certi limiti diventa meno rischioso. Perché non devi necessariamente essere certo che l’altro/a abbia capito il tuo concetto di eros, di dolore, di gelosia, di possessività, di amicizia eccetera ma puoi stare tranquillo che se anche non l’ha capito hai la soluzione in una parola (che poi sarebbe uno slogan bellissimo se si volesse promuovere l’uso della safeword in una pubblicità progresso –ah, se io fossi dittatore a vita!).

 

Forse si perde una parte del divertimento, forse, se le esperienze sono poche si acquista una sicurezza. Non è facile abbandonarsi all’altro non conoscendo i propri limiti, con una safeword ci si abbandona tenendo sicuro il tasto stop.

 

Lo spiego meglio facendo un esempio. Fingiamo di parlare di un’esperienza erotica in cui si vuole sperimentare dolore fisico. L’espressione dolore fisico non indica una cosa e niente altro, indica diversi livelli di una sensazione particolare (sì, sfioriamo il complicato ma quella sensazione che si vuole provare è il male). Io per prima non saprei qual è il mio limite massimo, non saprei se voglio arrivare a piangere e strillare o se mi voglio fermare prima, a un morso scherzoso.

Ed è qui che entra in gioco la safeword. Sapendo che se dico pocket-coffee posso ottenere che tutto si fermi mi spingo un po’ oltre.

 

Inoltre se si ha una concezione come la mia di relazioni che oscilla tra “tutto è finzione” a “molto è finzione” a “qualcosa fingiamo sempre”, la safeword assicura che lo si dica quasi esplicitamente. L’unica parola reale diventa infatti quella che abbiamo scelto come “parola di salvezza”. Glucosio per esempio. Tutto il resto non significa nulla. Persino “puttana” (che sempre secondo il mio “mi piace” è la cosa meno bella che si possa dire, anche se sei eccitato e non ragioni), se hai istituito una safeword, non vale più molto. O meglio vale ma in un contesto che rimane esclusivamente quello.

Non so se mi spiego.

E’ come se tutto cambiasse di livello. Se “glucosio” o “pocket-coffee” sono il livello “realtà” tutto il resto, tutto quello che si dice, sta sotto. “Puttana” (scusate) ha lo stesso valore di “non voglio”.

 

Le “parole di salvezza” hanno quindi una caratteristica che secondo me le rende ancora più importanti: garantiscono il gioco.

Già, perché i rapporti erotici, almeno secondo la mia limitata esperienza (ma quando ero giovane avevo tanta fantasia), sono fatti (devono essere fatti) da no che significano sì, da “fermo”, che significa “non smettere”. E questi comportamenti, purtroppo banalizzati dalla letteratura di un certo tipo (leggi mondezza), dalla tv, dai film eccetera, sott’intendono tutto un meccanismo di gentile violenza (nella concezione più positiva che riuscite a dare al termine) che a me personalmente non smette mai di piacere.

 

Se ad uno piacesse essere soffocato (attualmente non è questo il caso, ma non escludo un futuro a sacchetti di plastica) il dire “basta”, “non respiro” o altro potrebbe far parte del gioco. Con una safewrod non rischi di morirci soffocato nel gioco, ecco.

 

Poi ci sono uomini che amano avere rapporti con ragazze dal seno enorme e si lasciano quasi soffocare da queste, ma si chiama essere deficienti ed è un’altra storia (la mia solita invidia da terza, quarta, quinta ecc, lo so).

 

Sempre secondo la mia limitata esperienza questo discorso sulla sessualità, forse su una sessualità poco condivisa, è difficile da spiegare a chi non lo comprendere spontaneamente. Io non l’ho propriamente imparato leggendo una qualche cosa o facendo determinati cammini, diciamo che mi è spontaneamente molto chiaro. E questo prima (a undici, dodici anni –oddio, lo posso dire?) mi preoccupava mentre oggi mi incuriosisce molto, come meccanismo mentale.

 

Quello che ancora oggi mi preoccupa è l’influenza che tutto questo ha e deve avere in una relazione, diciamo seria. Perché io di certo non mi invaghisco (boh, scegliete un termine appropriato voi) di una persona solo se mi ho presa a schiaffi (questo sì che richiederebbe il ricovero immediato) ma per tutti altri fattori. E il fatto che la persona di cui mi sono invaghita (?) per altri fattori comprenda o meno la sottigliezza di questi meccanismi di piacere (in continua evoluzione ovviamente) ha di certo un grado di importanza in una relazione. Sono esplicita, non che non si possa arrivare all’orgasmo per altre vie, solo che il punto non è l’orgasmo, il punto è tutto il mondo che c’è dietro.

Rimane da stabilire il grado di quella importanza.

20 settembre 2010
487 A ruota libera *

Avevo scritto un post “da quarto d’ora”.

Cioè di quelli che pubblico e poi cancello.

Che bello essere me (!).

 

Avevo scritto solo “fiumi di sticazzi (x2)”

Poco lady, poco senso, pochi caratteri.

Lascio scorrere?

 

Diciamo che…

Anzi, non lo diciamo.

Bella partenza.

 

Riassumerei dicendo che certe volte sono soggetta all’umore anch’io.

La regola sarebbe non scriverne mai.

Però mai e sempre, tra gli avverbi, sono di certo i più degni di biasimo: ci puoi passare la vita a sistemarli, senza azzeccarli davvero nemmeno una volta.

 

Da piccola volevo fare Maria.

Volevo proprio fare Maria, dico quella vergine e di solito maiuscola.

In una recita, non al manicomio.

Eppure un po’ perché mi mancava il seno madonnale (!), un po’ perché forse non avevo il visetto dolce non me l’hanno fatta fare.

 

Duro colpo.

Non so se più per la mia autostima o per il mio futuro teatrale.

 

Come se per fare Maria bisognasse poi essere bellezze caraibiche (o anche svedesi eh), bastava, secondo me, pressappoco essere vergini, e a dieci anni dubito che questa virtù (?) mancasse a qualcuna.

Persino alla sottoscritta.

 

Poi col tempo qualcuna, la verginità, l’ha persa, altre se la sono tenuta stretta (sante e/o cozze) e altre ancora ne conservano una qualche parte lì infondo.

All’anima.

Che avevate capito?

 

Essere un po’ vergini è un modo di stare.

Perché esistono le sfumature.

Tranne sull’ateismo.

 

Scrivo per non uccidere.

O meglio per non dormire che in minima parte è uccidere, se stessi.

 

Ho imparato (e non sono Coelho) da quell’esperienza, nel caso di specie, che le belle bambine fanno le Madonne e quelle non belle (litoti per favore, sempre litoti) fanno altre cose.

In generale invece ho imparato che le belle meritano baci, le brutte (basta con le litoti) schiaffi.

E c’è persino un fondo di giustizia in tutto ciò: ma guarda tu che schifo di mondo.

 

La bellezza è l’unica cosa, insieme alla giovinezza, che valga la pena di avere.

Sì, ma più la bellezza.

Non ne sono certa e non mi va di controllare ma se non è una frase di Oscar Wilde poco ci manca.

Non è che voglio citarlo, però lui ha già detto tutto quello che c’era da dire.

Vado avanti per sport.

 

Ecco, anche io ho un incipit da “solitudine dei numeri primi”: non mi hanno fatto fare la santa vergine, non vi pare traumatico? Piano a spiattellarlo in giro, potrei scommettere tutti gli euro che non ho, che qualche cattolico lo userà per dirmi quanto il mio non credere a dio sia soltanto la maschera di questo “trauma”.

No, niente virgolette a trauma.

La (povera) bimba che non poteva far la madonna per mancanza di tette, mi pare un titolo niente male.

 

Cari vecchi maestri di cui non ricordo nemmeno più l’esistenza voglio dirvi una cosa: esiste la chirurgia plastica comunque eh.

Anche a dieci anni, certo.

Si chiama “partire in vantaggio”.

 

A quest’ora starei facendo la letterina. Maledizione. E, cosa anche più fondamentale, la starei facendo avedo perso solo la verginità e non (anche) il lume della ragione.

 

Certe volte per essere “bella” una fa delle cazzate gigantesche di cui poi si pente.

E francamente io lo sconsiglio.

Consiglio invece di rilassarsi, di prendersi con leggerezza e di non ammalarsi per raggiungere una bellezza che non esiste.

Eh, che belle parole.

Io, ovviamente, ho fatto tutto l’inverso.

Non specifico, per carità, però non ne vale la pena, perché, senza voler scendere troppo sotto, in profondità, Maria non posso farla lo stesso. Adesso mi manca l’avere dieci anni.

 

Comunque la colpa è sempre della stessa categoria: i medici.

Incompetenti e casta, non so perché mi facciano più schifo.

Non lo leggete questo ma io ho seriamente deciso che non andrò mai più da uno di loro.

Mai.

Prefericsco morire che morire dopo averci parlato.

 

Non farò di casi marginali scienze esatte, percarità.

In tutta la vita, seppur breve (eh, sono giovane, lasciatemelo dire, che sembro sempre matusalemme) non ho mai incontrato un medico non dico bravo ma civile, uno che sapesse usare non solo la scienza ma doti morali, uno che sapesse usare la scienza anche soltanto, uno che sappesse usare le doti morali soltantanto.

Al massimo sanno dire: 1) che ti devi spogliare e  2) che è colpa tua.

E’ sempre colpa tua, finché non hai un cancro al seno, in quel caso è colpa di qualche cristo.

 

Domani sarò decisamente un cadavere, di sonno.

Mi prenderò un paio di schiaffi in più camminando per le strade, nessun problema.

 

E questo post mi piace anche.

Ed è una rarità.

 

(*) percentuale di manipolazione del racconto? 1%, tanto per dargli quel tocco umoristico anche sul finale che in realtà, sennò, farebbe poco ridere. L’importante è che i demoni si vedano, ci tengo.

23 agosto 2010
468 Le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore (cit.)

Ho costatato che le visite che credevo essere tante sono una miseria se paragonate ad altri blogs.

 

Per questo oltre che dolermi costantemente (ironia) ho deciso che posso affrontare anche temi leggermente più intimi.

Leggermente.

 

In effetti più intimi di "qualsiasi cosa sia mai successa nella mia vita" la vedo difficile, ma cercherò di provarci tenendo soprattutto in considerazione che l'intimità non deve essere per forza mia personale e che già parlando di intimità generale in effetti tratterei di un argomento più intimo del solito.

Non so se mi sono spiegata.

 

Quindi oggi sesso.

Che nell'intimità è l'argomento eccellermente più grosso.

Fuor di misura (metonimia per fuor di "metafora sulla misura").

 

Questo grande, misterioso, difficile, sistema mente-corpo che si muove costantemente intorno a noi, con noi e dentro di noi. Questa spinta animale ma alla fine anche incredibilmente divina. Questo spaventoso anticristo.

 

Dobbiamo metterci d'accordo sul termine sesso?

Naturalmente, se mai lo avete pensato, toglietevi dalla mente missionario (!) , obblighi matrimoniali e procreazione che col sesso c'entrano solo se c'è di mezzo un cattolico.

 

Il termine sesso racchiude molto più di quello che un post supercompleto potrebbe mai raccontare, quindi se dovessi escludere le vostre preferenze abbiate pazienza.

 

Non inizio da c'era una volta ma devo citare una cosa vecchia.

Iacopone Da Todi qualcuno ce lo ha presente?

Quel poeta (forse) che si studia al terzo anno in letteratura italiana e che rimane impresso più che per le rime noiose per la vita completamente sacra, pura, senza vizi. Anzi, di Iacopone da Todi rimane impresso un cantico (?) di cui non ricordo il nome, in cui il frate pregava Dio (o simili) di gettare su di lui tutte le peggiori malattie del mondo.

Sofferenze e sofferenze.

 

Ecco, diciamo che Iacopone da Todi pensava di fare fesso dio, senza tener presente (a parte le non esistenze) che è impossibile escludere completamente il piacere dalla vita.

 

Senza voler prestar gioco a inutili teorie sul masochismo puro e la perversione che c'è nel desiderare castighi celesti e salvezza (ma sono pronta a farci un post separato se qualcuno dubita), e sarebbe molto divertente parlarne, chiunque non può non ammettere che alla fine di un folle dolore c'è piacere.

 

La cosa funziona pressapoco così: se non bevi per quattro giorni il giorno che berrai, l'acqua ti darà più piacere ancora.

E non si può non bere per sempre.

 

Posso fare un esempio più vicino?

Se mangiate un gelato troppo in fretta, vi viene un fortissimo mal di testa.

Di solito dura poco, poi passa.

E quando passa sembra che un lento piacere si sia diffuso per il corpo.

E' il rapido passaggio di quel dolore.

Ed è piacere.

 

Ecco, Iacopone non faceva sesso in senso stretto però alla fine i dolori a cui si costringeva lo portavano sicuramente in una terra di godimento, senza che la beatitudine celeste c'entri nulla.

 

Dolore e piacere è, nel sesso, uno dei temi che più mi incuriosiscono.

Non in senso sadomaso, anche se niente è da escludere a priori (a parte il cilicio, dicono).

Dove finisce il dolore e dove inizia il piacere?

Dove finisce il piacere e inizia il dolore?

Quanta distanza c'è?

Il limite è opinabile?

E' possibile che esista il piacere senza dolore?

 

La descrizione classica del coito è: un dolore meraviglioso.

E' sudore, dolore, fatica.

Temo che se non fosse per lo straoridinario e insuperabile piacere che si genera nessuno farebbe sesso (non è una teoria proprio mia).

 

Poi, quasi di fianco al dolore, c'è un altro aspetto, meno evidente e magari meno universale (perché il dolore secondo la mia visione non può essere separato dal piacere e dall'amplesso) che io trovo affascinante: l'umiliazione.

 

Nella più classica interpretazione psicologica solitamente il desiderio di umiliazione viene associato a sensi di colpa latenti. Nel sesso cioè il voler essere umiliati dovrebbe in qualche modo "punire" quelle cose che noi consideriamo colpe nostre.

 

Io la trovo un'interpretazione sensata, ma non così totalizzante. Quello che voglio dire è che "l'umiliazione" nel sesso potrebbe anche essere sempre presente, cioè senza motivi psicologici secondari.

Per esempio associando il senso di umiliazione all'essere posseduti.

Sto entrando troppo nello specifico?

E' complicato da spiegare, però se si parte dall'idea che noi stessi apparteniamo solo a noi stessi, l'atto sessuale ci mette nel diretto utilizzo di qualcun'altro.

Lasciando fuori i sentimenti che volete voi.

 

Questa non è l'umiliazione classica, pesante, ossessiva, del, per fare un esempio, pissing (wikipedia vi racconta tutto volendo) però costituisce certamente un "non normale utilizzo di sè"

 

Forse io sono troppo rigida nel considerarmi, certe volte ricordo l'avvio in modalità provvisoria dei computer, lo so.

 

Nelle donne poi, l'atto fisico, in generale, di aprire le gambe è, non voglio dire umiliante, ma comunque uno stravolgimento dei comportamenti considerati dignitosi.

 

Insomma, forse parecchi considererebbero non propriamente dignitoso per una donna, star a gambe aperte, che so, in metropolitana, ma, poi ovviamente de gustibus non disputandum est e si sa.

 

Si chiama intimità perché si fanno e dicono cose che devono restare lì.

E' l'unico momento in cui è fondamentale essere da soli anche in due, in cui i due devono avere lo stesso movimento.

Due corpi estranei non posso avere un orgasmo (metteteci i sentimenti che volete ma è pura chimica, secondo me).

 

Come da titolo.

 

C'è una cosa che io infilerei nella categoria "umiliazione" (meno o più profonda che sia): le parolacce.

E' una "pratica" che io decisamente non riesco a capire: essere definita troia al massimo può far venire voglia di tornare a casa, ma dubito che accenda il desiderio.

Poi la mente è una cosa complicata e l'eccitazione anche di più.

 

Faccio meno fatica a capire invece i meccanismi mentali di pratiche meno comuni e più erroneamente mal giudicate. Non faccio esempio sempre perché...

 

Come da titolo.

 

Okay, ho già mandato tutto a puttane (per restare in tema)?

Avevo iniziato seriamente.

Continuo senza serietà.

 

Per quanto riguarda le quantità dei convolti io non ho problemi.

Cioè, lo trovo meraviglioso da sola e meraviglioso in tredici, varianti in mezzo, dal due al dodici, annesse.

In quattorci si può provare, ma insomma, faticherei ad avere il giusto grado di egocentrismo.

E, soprattutto, dall'uno al tredici, senza distinzioni di sesso, razza, tendenze sessuali, credo, opinioni politiche e misure.

Sì, sono tollerante, e abbastanza costituzionale, ma le ultime tre fanno distinzione, altroché.

 

Concludo con una coversazione ai limiti dell'assurdo che dovrebbe spiegare la mia visione sulle differenze che ci sono tra apparenza e apparire (non pensate male di me, io scherzo quasi sempre)

 

Lui (un amico, che conosco da molto tempo e che si diverte a prendermi in giro): «come ce le hai le tette? ».

Io (che sono cretina ma molto spiritosa): «non lo so, un giorno ti faccio vedere così me lo dici tu e mi aiuti a rispondere al prossimo che me lo chiede».

Lui: «okay. Immagino che sia una domanda che ti fanno spesso, non vorrei che fossi impreparata».

Io: «mi stai dando della t****? Veramente sei l'unico che si permette queste domande; uno una volta mi ha chiesto la taglia del reggiseno e ancora non ho finito di arrossire»

Lui: «ma io lo so, stavo scherzando».

Io: «lo so che lo sai, altrimenti non te lo avrei mai raccontato».

 

(e per la cronaca ci scrissi un innocentissimo post e per questo lo sto raccontado anche a voi)

 

Scusate, dodici marinai (atei, di sinistra e con grandi misure), aspettano la tredicesima, scappo.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE