.
Annunci online

LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
12 novembre 2012
Crudites
Apro la casella elettronica e pesco questa email. Prima ve la faccio leggere, poi vi dico la mia.

Lady Marica,
finalmente è arrivato il momento che ti scriva io qualcosa su di te. Fai sempre dei post in cui provi ad analizzarti, a spiegarti, a chiederti cosa non va in te. Oggi ci provo io, a dirti la mia, in una mail...
Sì, è vero, sei speciale. Hai una testa non indifferente, sei colta e giochi bene con le parole. Vedi, come dici tu, un sacco di cose. Il fatto che tu tutto questo lo sappia bene è l’unica pecca. E lo sai bene, anche se a volte, fai finta di non saperlo.
Certe volte, mi sei sembrata una creatura da difendere... Eppure non è così. Non sei una creatura da difendere, hai gli artigli e li tieni solo nascosti sotto i guanti. Guanti color lavanda se vuoi.
Io ho pensato di poterti amare, se si può amare una pagina virtuale. Ben scritta certo, ma sempre un pagina virtuale. Ma ho anche scoperto che amarti è impossibile, impensabile, innaturale. Tu vuoi che ti amino tutti, non che qualcuno ti ami.  Non vuoi una persona con cui dividere vita e problemi, non vuoi una persona a cui raccontare la tua giornata o ascoltare la sua, non vuoi innamorarti. Tu vuoi un gatto, Marica, o, meglio, un gatto che invece che farsi accarezzare accarezzi te, che abbia solo te come attenzione. E lo sai perché? Perché ti basti. Non riesci a capacitartene ma è così. Fai finta, anche con te, di sentirti incompleta, di sentirti sola eppure sai benissimo, in profondità, che tu basti e avanzi a te stessa, sai benissimo che l’amore ti stancherebbe, che un fidanzato, uno solo, ti annoierebbe, sai benissimo che lo lasceresti tu.
Non scuotere la testa. Ti è mai successo di pensare che siccome lui ti ama allora tu non puoi amarlo? Ti è mai successo di stancarti, una volta scoperto che lui prova più di te? Sono certo di sì. Magari l’hai razionalizzato in un altro modo, magari ti sei detta che semplicemente non era quello giusto per te. Ho una notizia: non c’è quello giusto per te, non esiste. Puoi cercare, puoi pensare di averlo trovato ma per due mesi al massimo, finiti i due mesi, non te lo dirai, non avrai coraggio di pensarlo, ma scoprirai che lui, qualsiasi lui, non è alla tua altezza, o alla altezza di quello che vorresti. Tu vuoi un 100: ma nella tua scala personale tu arrivi a 99, e, in quella tua stessa scala, il 100 non esiste nemmeno. Tu vuoi una cosa che non esiste...
Oh sì, penserai di averlo trovato il 100, ma giusto perché non puoi permetterti di pensarti così presuntuosa da ritenerti il massimo consciamente, ma sarà 100 solo finché non lo conoscerai del tutto, solo finché lui sarà sfuggente. Non è che ti piace solo chi ti sfugge, non è così semplice per te, ti piace solo chi puoi permetterti di non conoscere bene. Quando lo conoscerai, quando scoprirai che lui ti ama, quando inizierà qualcosa di reale tra voi, tu ti allontanerai. Ti sentirai meno libera, sicuramente, ti sentirai bloccata, penserai che infondo vuoi di meglio, vuoi quel 100, penserai che infondo stai bene da sola. Ed è così, tu sei fatta per stare sola, starai sola, sempre.
Tu sei un film, un libro, da amare appassionatamente, da stimare, da venerare ma non una donna da sposare, non una donna su cui contare per un futuro insieme. Tu sei la parte forte e le parti forti sbranano agnelli, non preparano cenette romantiche.

Io ti conosco, e so che pubblicherai questa mail, che ho scritto con le virgole perfette che piacciono a te, dirai che forse ho pure ragione, spererai di no e ci penserai a lungo. Non puoi darmi ragione con la razionalità, non puoi perché è l’ultima cosa che vorresti.

Tanta fortuna Lady, e scrivi.


L'indirizzo dal quale arriva la mail, intanto, è sconosciuto. Ho dato una risposta per email ma dubito, se ho capito il senso di quanto vi ho riportato, che avrò una risposta o il nome dell'autore. L'autore della mail è assolutamente invitato a cena, comunque. E cucino io. Così gli dimostro che i buoni film cucinano anche, a volte. C'è da dire che a livello di contenuti una persona mi viene in mente ma so che non mi scriverebbe niente di così "crudo" e mi sembra anche di sapere che questo non è il suo stile.

Cosa fondamentalissima, poi, le virgole, caro il mio lettore anonimo, sono quasi perfette, non perfette. Così adesso hai un ulteriore motivo di pensarmi abbastanza presuntuosa.

In attesa del mio ospite per una cena, io intanto ho fatto come lui (lui?) aveva previsto facessi. Per quanto mi riguarda, io dico solo che, non mi pare di aver mai dichiarato che voglio qualcuno da amare e che sono pronta ad amarlo per sempre. Non so nemmeno se domani le scarpe che ho comprato oggi mi piaceranno ancora, come faccio a dire se voglio tenermi un uomo per sempre? Per sempre è troppo tempo. E rimane ancora da citare De Andrè. Per me tutto va a tentativi. Amicizie, vestiti, amori, rapporti, libri, film, musica, idee, valori, coerenza.
"Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo?"


p.s. dei guanti color lavanda lì ho veramente.

22 ottobre 2012
Mode
21 giugno 2012
Ultima impresa senza "tremolazione"
Solitamente non sono molto soddisfatta dei 30 che prendo all’università. Il più delle volte sono convinta di essere simpatica, e non competente. Il più delle volte mi dico che comunque ci manca la lode. Il più delle volte sostengo che io quel 30 non me lo sarei data. Con l’esame di ieri, invece, posso decretare il mio primo 30 soddisfatto.

Occorre raccontare perché.    

Siamo partiti malissimo. E che senso abbia dirlo quando ho già distrutto tutta la suspense nell’incipit stabilitelo voi.
Ora dell’esame 9.30. Arrivo in facoltà alle 9.25 convinta che comunque i professori inizino gli esami con quel giusto tempismo del ritardo, tanto perché chi non terrorizza si ammala di terrore.
Cerco il nome della materia che voglio dare sul tabellone per capire in che aula passerò il giorno.
Sul tabellone ovviamente il mio esame non esiste.
Provo a gettare sguardi e a capire senza dover chiedere niente a nessuno: non amo socializzare, non amo socializzare quando sono nervosa, non amo socializzare chiedendo le cose. Alla fine mi arrendo alla limitatezza del mio intuito e mi getto in un passante-informatore che dà la risposta giusta.
Bene, grazie, 30.
Arrivo nell’aula contrariata dal mal funzionamento universitario. E scopro che il professore ha già fatto l’appello e se ne è andato a prendere un caffè. Pazienza. Mi siedo ed aspetto. Ma non faccio a meno di masticarmi il fegato pensando al perché diamine mi fanno fare una prenotazione online che non ha alcun valore se poi mi devo registrare un’altra volta su un foglio di carta. E questo sarà, diciamolo, il pensiero dominante della giornata.
Quindi arriva il professore io, timida e carina (?), mi avvicino per chiedergli di iscrivermi su quel tecnologissimo pezzo di carta. Lui mi guarda e già mi sta antipatico dicendo: “signorina, lei è in ritardo”. Io gli dico che credevo l’esame fosse alle 9.30. Lui guarda l’ora. L’orologio mi dà ragione e lui, contrariato, mi dice: “sì, è in tempo. Ma la segno all’ultimo. Non farà l’esame prima dell’una”.
Gli sorrido pensando “fanculo-sticazzi, quello che mangerà tardi sei tu, io ho smesso con questi vizi animaleschi.”

Quindi mi metto in pace. Non l’anima, decisamente tutto. Vado al solito bar dietro casa mia, quello con la puzza di marcio ma il barista carino pensando che me la sfogherò con lui. Invece lui non c’è (disdetta) quindi mi prendo un caffè e mi studio tutto quello che avevo saltato. Non vi cruccio sui tediosi argomenti più politici che filosofici che mi sono dovuta infilare nel cervello in quelle due brutte ore buttate.
Poi torno in facoltà.

Mi siedo anche se ogni 20 minuti, forse meno, esco a fumare. Vedo scorrere tempo e ragazzi, sono le 14.30 quando finalmente sento fare il mio nome.
E solo a quel punto scopro che è un esame diviso in due parti. Pure.
Il tipo che ho di fronte, un assistente, ma comunque anziano, del professore, è molto gentile. Mi guarda il libretto, mi dice che sono brava, nota l’agitazione mi fa domande sceme. Solo che è distratto, non mi guarda, mi ascolta poco, non mi lascia parlare. Io avevo organizzato dei discorsi in maniera precisa, se mi interrompi mi sballi tutto il giro.
Mi fa solo due domande e mi dice: “le cose le dovresti approfondire”.
Sintetizzo il mio secondo sticazzi-fanculo della giornata. E bollo la mia prestazione come fallimentare. Inizia qui il solito monologo autodistruggente interiore: “brava marica, come puoi ben vedere hai sempre avuto ragione tu: i 30 te li regalano! E’ chiaro che hai delle conoscenze marginali e poco approfondite, finalmente qualcuno te lo ha detto!”.
Non faccio in tempo a finirmi la critica poco costruttiva che sento il professore comunicarci che è meglio se facciamo una pausa. Una pausa? Sono le tre, io vorrei andar a casa.
Solo un fanculo stavolta, sticazzi proprio no perché mi importa. Esco a fumare.

Non mi accorgo che mentre io fumavo, il professore aveva chiuso l’aula a chiave: non sia mai che qualcuno rubi la polvere.

Quindi rimango fuori e i libri, che avrei distrutto cercandovi ansiosamente risposte senza registrarle nel cervello, rimangono dentro. Forse la fortuna è dalla mia.

Dico addio ad ogni possibilità di recuperare nella seconda parte. Mi do bocciata. Peggio, mi do per scacciata dall’intera facoltà di filosofia, vista la mia limitatezza conoscitiva. E mi tranquillizzo immediatamente.
Non me ne sono andata a casa solo per non creare impicci burocratici. Avrei fatto la seconda parte serena nel sapere che mi sarei ripresentata, volontariamente, la sezione successiva.
Quindi mi tranquillizzo. Mi sembra come di aver finito l’esame, non so se mi spiego. Provo la stessa sensazione di calma e di peso tolto che provo in genere a prova finita.

Sopravvivo la pausa e mi ripresento 45 minuti dopo in aula, sudata, sporca e con una faccia stanca. Mi siedo e aspetto che i 5 ragazzi prima di me concludano la loro sorte. Ed è alla prima ragazza in questione che la mia idea del fatto che oramai mi boccerà/ò si fa realtà.

La tipa mi colpisce per un dettaglio: ha una maglietta indosso che dice “sono stronza, embè?”.
Si siede e mi sembra preparata. Il professore verso la fine di 30 minuti d'agonia le fa una domanda semplice, fondamentale direi. Lei si incasina e la situazione peggiora e precipita a un ritmo meravigliosamente armonico. E' un crescendo di tragedia: appunto tragico, appunto incantevole. E' anche l'esplicazione di un dato incontrovertibile: più stai andado male più peggiorerai; al peggio fine non c'è.

Il professore, che non brilla di simpatia, come oramai abbiamo capito, le dice che la ragazza sembra non aver capito nulla. Lei si giustifica dicendo che è l’ansia. E io, francamente, ci credo. Anche se, ma questo è un consiglio, potresti evitare magliette tanto idiote per dare gli esami. Lui, forse abbastanza scazzato, le dice che questa è una facoltà di filosofia e non di psicologia (ricordatevi questa frase per il futuro del post) e che lui la giudica sui concetti e non sulle emozioni.
Bel discorso, molto sensibile. Finisce che si accordano sul disaccordo e che lei tornerà il prossimo appello.

Chiaro che a quel punto mi dessi ancora più per bocciata no?
Insomma, tutto ciò porta a una sola cosa: quando arriva il mio turno sono la più tranquilla e serena del mondo. Infatti mi siedo e non provo la benché minima emozione. E io, ricordiamolo, sono quella che entra e esce da una aula tre volte prima di riuscire ad aprir bocca.

[e siccome sono anche pignola, vi invito a leggere come era andato l'esame precedente
cliccando qui]

Lui mi guarda, non dice nulla di interessante e inizia a chiedermi. Mi chiede di leggere un passo ad alta voce. E se c’è una cosa che odio è leggere a voce alta, ma sono così tranquilla che lo faccio come se stessi leggendo un testo teatrale, con le pause che non so nemmeno io dove ho tirato fuori.
Mi fa qualche domanda sulla cosa letta, mi fa domande più in generale, io semplicemente gli dico quello che so, senza stare a pensarci troppo. Tiro fuori persino un argomento, involontariamente, e lui ci infila il dito, tanto per sperare di beccarmi in fallo. Peccato non ci riesca: mica perchè sono brava, solo perché è il mio filosofo preferito. Alla fine mi guarda, non accenna all’unico testo di cui non mi ha chiesto nulla e se ne esce con la frase che mi ha costretta a sintetizzare un ultimo fanculo-sticazzi: “signorina, le metto 30 anche se lei è troppo sicura, la invito ad essere più tremolante”.

E' diventata, improvvisamente una facoltà di psicologia?

La prima considerazione che mi viene in mente è istintiva ma spicciola: come si fa a non capire così niente di chi hai di fronte e dirlo così ad alta voce? Per carità, lui ha diritto alla sua impressione sbagliata ma mi sarei aspettata che un professore così anziano avesse più occhi e meno voce. Io, dico la verità, e l'ho detto anche a lui, prendo la "troppo sicura" come un complimento: essere presuntuosa, dopo l'essere magra, è la mia aspirazione più grande.

Meglio tacere e sembrare idioti che aprir bocca e togliere ogni ragionevole dubbio (cit.). E’ la seconda considerazione che invece voglio proporvi. E’ dalle 9.30 di mattina che mi massacri facendomi aspettare e dandomi di una che “dovrebbe approfondire” e che "è in ritardo" e non vuoi che mi sia oramai messa l’anima in pace?

La terza e ultima considerazione invece è molto meno citazione da Oscar Wilde e anche molto poco lady: non è che perché mi metti 30 a fanculo non ti ci manco dal corridoio eh?!

13 agosto 2011
633 Alle 20 tre respiri. Ma brevi

Così oggi pomeriggio ancora in lacrime, ancora lacerata dal vuoto cosmico, ho deciso di telefonargli. Ho preso il coraggio, ho pensato positivamente che un limite al peggio c'è, ho composto il numero e l’ho chiamato.

Ma questa è la versione da Gossip Girl.

 

In realtà la faccenda è stata molto meno istintiva e ganza. Mia madre, stanca di pianti isterici e debolezza mortale, mi ha quasi messo il telefono in mano con il numero composto dicendo che o lo chiamavo subito o lo avrebbe fatto lei. Ed io pur di non farmi prendere in giro dall’uomo fino all’eternità ho chiamato. Incredibilmente lui si ricordava di me. E già sentirgli dire “mi ricordo perfettamente” mi ha scaldato il cuore. Poi abbiamo fissato un appuntamento per venerdì prossimo.

Solita ora, solito luogo, solita tariffa.

E mi sento molto più leggera a pensare che mi siederò di nuovo sulla sua sedia, lui mi guarderà con gli occhi azzurri e mi chiederà cosa c’è che non va. Io piangerò anche tentando di non farlo, lui guarderà l’orologio e mi dirà “ci rivediamo venerdì prossimo”. Gli darò 50 euro prendendo per me la convinzione di essere stata ascoltata. Ma che dico, anche capita!

 

Eppure mi sento meglio veramente. Ancora non alleggerita dei 50 euro ma meglio. Sembra come di poter tornare indietro di mesi e mesi, a quando ero, almeno, tendente alla felicità. Oh sì, perché c’è stato un momento in cui lo ero. Quello che mi fa sorridere è che se avessi potuto esprimere un desiderio allora mi sarei chiesta più vicino ad oggi, senza sapere che poi avrei, oggi, desiderato assolutamente tornare indietro.

 

Poi sono stata felice, veramente, almeno per qualche tempo. Forse una settimana. Molto felice. Periodo di massimo splendore. Ma più in alto vai e più cadere fa male. E questa si chiama banalità.

Ora ho paura, costantemente e di tutto. Sull’idiotissimo piano sentimentale, temo di affezionarmi a qualcuno che non può darmi certezze. Cosa decisamente comune (oltre che giusta): nessuno può darmi certezze prima dell’affetto o anche solo prima di un po’ di conoscenza come io vorrei. Già la sicurezza del dopo è una finzione, figuriamoci quella del prima.

 

E’ come sempre colpa dei miei: non hanno stipulato il contratto di matrimonio alla mia nascita con uno sconosciuto. 

 

I perché io, che ero quella che blaterava di tranquillità, coppie libere, l’agnosticismo dell’amore, il sesso facile e tante altre cose, sia caduta in questo terrore, li conto più o meno tutti ma metterli in ordine, tirarli fuori e restarli a guardare, con l’aiuto di doctor (che è uno psicologo se non lo avessi spiegato bene) non può che farmi bene. E forse potrei riuscire a capire il perché di questa ansia, senza motivo, che mi prende pensando alle cose più strane.

Sono arrivata ai livelli massimi: mi ci sveglio certe mattine che credo di non poterne respirare.

 

Qualche sera fa parlavo con un ragazzo in fb. Oramai la chat di fb è casa mia. Non so perché gli ho detto una cosa che non dico mai a nessuno, una cosa molto personale, fisica, che mi riguarda. E lo conosco veramente pochissimo. E lui ha detto “per aver fatto una cosa del genere devi aver i coglioni!”

Intendiamoci, io non volevo gratificazioni, non ero alla ricerca di consensi, ammetto che lo so da me che è una cosa impressionante e piuttosto difficile e che ad averla fatta da sola, con la mia sola forza, proprio uno schifo non sono, però sentirlo buttato lì, sentito messo così senza abbellimenti, senza riflessioni su “come, quanto e quando” o su “sano, non sano” mi ha fatto effetto. Come mi avesse suggerito che sì, non ho solo rimediato alla mia stupidità, ho fatto qualcosa che magari non tutti riescono a  fare.

 

Quindi ho i coglioni, mi va bene, però anche l’ansia da cambiamento, o per meglio dire, una totale perdita delle priorità. E’ come se improvvisamente io non sapessi più cosa volere e lo volessi tutto insieme, velocemente. Voglio divertirmi, conoscere persone, sempre più persone e allo stesso tempo voglio essere considerata quello che ero prima e apprezzata per quello e solo quello. E’ ambivalente e complicato.

 

Quindi stasera, ultima botta presa e portata a casa (non ne vorrei parlare, non ancora, se permettete) ho stilato un programma.  Programma che mi vedrà morta e che gestisce ogni mio movimento dalla sveglia, passando per la doccia e per il primo caffè. Un programma scritto veramente eh, tipo per bambini con problemi comportamentali/mentali.

Il programma include una sveglia delle 7 precise ogni mattina, un’ora di corsa (sperando sia l’orario giusto stavolta) poi una doccia e un caffè. In seguito prevede altre attività che variano di giorno in giorno (adesso ricordo un centro estivo -o sociale?) e cercano di dare tempo a internet sì, ma poco, sempre meno, quasi a disintossicarmi. Il tempo per la scrittura, invece, è garantito dai diritti civili.

Il programma prevede persino 15g di nutella quando il mondo sembra distruggermi: 80 calorie per un po’ di felicità.

Lo so che è quasi folle oltre che molto maniacale ma è l’unico modo per salvarmi, per cercare di mandar via un po’ di ansia o almeno l’ansia del fare. E in più il cercare di regolarizzare tutto dovrebbe aver come scopo anche quello di ricordarmi di studiare quando ho finito con le crisi isteriche e i messaggini da adolescente sul telefonino.

 

Agosto non è il mese giusto per la rinasciata, ci vedo meglio settembre, il settembre che ricordi la scuola. Però, intento, possiamo far esercizio.

vita familiare
21 settembre 2010
489 [modi di fare i genitori] Pilota
Tacciatemi, a preferenza vostra, di essere presuntuosa o anche molto stupida, infondo anche solo a pensare di creare una rubrica dal titolo “modi di fare i genitori” mi sono sentita un po’ troppo convinta di me. Non sono convinta affatto, altrimenti mi sarei risparmiata almeno questa introduzione.

Alla luce di tante cose ho deciso che è un tema che mi appartiene molto. Appartiene nel senso morale, nel senso del sentire: tutti verbi poco oggettivi e poco reali, concordo con me stessa.

Precisiamo che l'accusa (ipotetica) di presunzione nascerebbe forse un po' per la mia età, forse un po' perché io figli non ne ho e credo anche abbastanza di non volerne (sì, ho ricambiato idea, abbiate pazienza).
Quindi potrei dire tante cose senza senso e senza presupposti.

Però, dall'altra parte, dobbiamo precisare che sono stata, e anche sono, figlia, che sono stata giovane recentemente, con giovani diffusamente e che ho una discreta (oggi voglio essere odiata, vabbe’) capacità d’ascolto. Con le orecchie certo e con i dettagli anche di più. Forse perché la superficialità, su me da parte degli altri, mi ha sempre innervosita e allora ho imparato a non esserlo io per prima. E spero di esserci riuscita.

Ho visto tanti miei coetani, con problemi meno e più gravi dei miei e ho maturato alcune convinzioni, qualcuna forse anche inutile.

Questa rubrica nasce così, come semplice gioco letterario e senza pretese. Poi, se ci si trovano cose sensate è anche meglio, ma in generale questo è lo spirito del blog.

C’è un film sorprendentemente interessante che spiega bene la mia idea di buon genitore: film italianissimo, abbastanza moderno, di Pupi Avati con Silvio Orlando, Francesca Neri e la straordinaria Alba Rohrwacher “il papà di Giovanna”.

Ecco, per tracciare subito la mia idea di buon genitore: un genitore non è colui che fa nessuno sbaglio, meno sbagli possibili o pochi sbagli, è colui che non abbandona (nel senso più morale possibile) i figli, non scappa per le cose complicate, non si inventa alibi per non fare il proprio dovere, non pensa prima a se stesso e poi ai suoi figli, non contrappone le sfere economiche a quelle morali.
Occorre un’altra precisazione: nessuno ha chiesto a nessuno di nascere. Quando decidi di mettere al mondo un figlio non lo fai perché la fila al Mc donald’s è troppo poco lunga, non lo fai perché la terra merita un altro piccolo impiastro e non lo fai (o non dovresti) per sentirti utile, lo fai perché vuoi dare bene, felicità, possibilità ad un altro essere umano, lo fai (o dovresti) perché hai la sciocca ma nobile idea che forse tuo figlio renderà il mondo migliore. Poi passano gli anni, svanisce l’entusiasmo e i figli vengono lasciati a se stessi, certe volte creando esseri infelici, depressi e in qualche caso anche abbastanza pericolosi.
I capelli si sanano alla base, non alle punte.

Ma torniamo al film.
Giovanna, la protagonista, oltre che il padre del titolo ha anche una madre.
Forse lui fa più errori di lei però mentre lui rimane un padre lei smette di essere una madre fin dal principio.

In breve la trama è quella di un uomo che fa credere alla figlia bruttina e complessata cose che non esistono. La figlia inizia a credere quindi di aver fatto innamorare un ragazzo e uccide la sua migliore amica, colpevole di avere, con questo ragazzo, una storia (vera).
Quando si scopre il delitto la madre di Giovanna abbandona completamente la ragazza.
“E’ un mostro” è l’alibi poco convincente. E infatti in seguito si viene a scoprire che la madre stupida ma bellissima si sente inadeguata davanti a sua figlia che la vede per quello che è, si scoprono tresche, amori che la ragazza aveva da sempre capito e dolorosamente accettato.
Bravissima Francesca Neri.
E bellissima.

Il papà di Giovanna, invece, seppur colpevole di aver favorito il dramma, non è biasimabile. Rimane accanto alla figlia per tutto il tempo, colpevole come uomo che credeva di fare il bene, ma non arreso davanti al fallimento che non sa prendersi responsabilmente sulle spalle. Infatti cerca di rassicurare la figlia per tutto il tempo e se anche inizialmente il metodo sembra sbagliato alla fine risulta essere il meno problematico, il più ottimale per la ragazza, il migliore. Da un padre colpevole di troppo amore si trasforma in un padre "alla vita è bella" cioè, in uno che s'inventa un mondo solo per mascherare una brutta realtà.
Si sacrifica per lei o meglio si sacrifica per risanare (ma non è possibile) quegli errori che lui ha commesso. Quanto sarebbe stato più semplice lasciarla a marcire nel manicomio? Ma lui tenta di tenerla sveglia, di insegnarle materie, di amarla e di darle tutte le sue possibilità. E' da esempio, assolutamente.

Non so se ho spiegato il punto.
Non si può essere uomini perfetti e non si possono essere genitori perfetti però si può essere responsabili, si possono accettare i propri errori senza scappare. Vale nella vita, forse, ma di più se da quegli errori dipendono altri. Finché sei solo puoi scappare alle Maldive, ma quando hai rovinato altre vite difficilmente scapperai da te stesso (Marica la guru).

Non tutti hanno questa forza, capisco.
E non tutti, quindi, possono essere buoni genitori, lo capissero.

Forse io la vedo troppo egoisticamente da figlia.
Infondo il sacrificio costa la vita intera.
Però, anche se ci provo, io proprio non riesco a uscire dal quesito “eh, ma chi te lo ha chiesto di farmi nascere?”
Fare figli non è come mangiare bruscolini, richiede un minimo di riflessione.
Attualmente, mi sembra che si perda più tempo a calcolare le calorie dei bruscolini (occupazione che io considero assolutamente vitale, tra l'altro) che a pensare seriamente di mettere al mondo una persona che ha il diritto di ricevere amore, comprensione e sacrificio.

Se ne hai da darne.
E se non ne hai, esistono metodi per il controllo delle nascite.
E se poi sei cristiano, mi dispiace.

Io forse ho confuso il piacere e l’amore ma non ho creato dolore (De Andrè, il testamento di Tito).

Il primo passo, secondo me (ripeto: quando hai consapevolmente scelto di creare una famiglia), è rimanere. Rimanere sempre.

E fu così che arrivarono al divorzio…
26 aprile 2010
407 Ricette
Stanotte il cielo è lucido.
Come bellissimi occhi scuri che un velo di tristezza nasconde.
 
Certe volte hai della poesia tra le mani, poi ti alzi per prendere un bicchiare d'acqua e t'accorgi che l'hai lasciata scivolare.
Magari nel lavandino, chi può saperlo.
E pensi, senza dispiacere, che magari è pure meglio così.
 
Ma poi improvvisamente ti ricordi.
Di aver scattato delle fotografie proprio per questo.
Per sostituire la poesia perduta.
 
Precediamo le foto con della spiegazione fresca.
 
Tra ieri e oggi a casa mia si è consumato un galbanino.
Il galbanino è avvolto da una specie di cera.
Questa può essere modellata e prendere la forma della fantasia.
Avendo una fantasia sensibile e femminile si possono creare casette, farfalle e bamboline.
Essendo malati di mente e irrimediabilmente perversi si possono creare scene erotiche.
 
A mio personalissimo parere non c'è volgarità, comunque se qualcuno dovesse vederla, oltre a salutarmela, dovrebbe anche scusarmi.
 
Precediamo le foto con delle scuse, di stagione.
 
Viste dal vivo erano molto più carine, ho dei testimoni.
Comunque mi accontenterò, sottolineandovi però che difficilmente uno sterile dispositivo fotografico potrebbe riprodurre la mia sconfinata arte.
(Sto scherzando, la fiera della presunzione è domani.)
 
Nelle prima coppia di foto sono rapprensetati, da due diverse angolature, una mistress e il suo slave.
Frusta e cappellino in pelle sono il mio orgoglio.
Lo slave ride divertito, notate?
 
 
 
La seconda opera, forse a tinte più forti rispetto alla prima, mostra una coppia omosessuale alle prese con dolci effusioni. Le foto sono tre perché i ricci, il seno e le espressioni mi sono costati quasi un'ora di lavoro.
Fate caso ai ricci, per piacere!
 
 
 
 
Concludiamo con precisazioni al miele.
 
Non vorrei apparirvi come "la persona terribile che ha già dimenticato" e, se di solito non ho nè voglia nè bisogno di giustificarmi, oggi voglio dire che solo io so dove stanno sempre i miei pensieri.
 
E' che io al "non senso" che sento (mettendo da parte il dolore) so rispondere solo con le cazzate.

(non che le mie graziose sculture siano cazzate, ovviamente).

7 dicembre 2009
310 Tutto sottratto
Vediamo di far rombare parole.
Niente motori.

Arrivata alla veneranda cifra di 310 post (anche se...vabbe', non voglio cofessare i miei impicci con il fisco del cannocchiale), ad un anno e qualche mese di più di blog ho seriamente pensato di chiudere.
Lasciamo andare i commenti di rito: "no, dai" ecc
Siete molto gentili (a pensarlo).
Ed io veramente presuntuosa a pensare che lo vogliate dire.
O anche a pensare che lo abbiate pensato.
Ma presumere è così da inferno che non posso rifiutarmi, quindi continuo.
E vi ringrazio dei pensieri (eventuali), veramente, ma non c'è alcun bisogno di pensare nulla, visto che ho già ritirato il pensiero.

Ho deciso di riprovare.
Cioè, non che avessi mai smesso, ma dico "riprovare" per dar senso alla cosa.
Ovvero ad una cosa che ho solo pensato e che non esiste.
Tutto sottratto questo blog mi dà tanto, troppo per chiuderlo [eppoi, ma come farei senza i miei (diciamo no al dativo di possesso) cannonauti?].

Sì, tutto sottratto?
Qualcuno ha problemi con l'espressione?
No, perché mio padre, nel sentirla è andato su tutte le furie: "non esiste tutto sottratto, non è un'espressione NORMALE, quando crescerai?"
Ora, non voglio pretendere di avere ragione ma...

Prendiamo una bottiglia (non per romperla in testa a mio padre, niente violenza anche nei casi irrecuperabili!).
Beviamo un bicchiere io e tre di voi.
Tutto sommato rimane più di metà bottiglia.
Ovvero sommate le nostre bevute, resta più di metà bottiglia.

Prendiamo la stessa bottiglia piena, facciamo le stesse bevute, sottraiamo le bevute fatte alla bottiglia e rimarrà la stessa quantità (cioè più di metà bottiglia).
Tutto sottratto.


Tutto sommato è solo un'espressione della lingua abituale, in realtà non significa nulla.
(si accettano opinioni differenti, tutto sottratto io sono per l'espressione delle diversità)

Mio padre, l'ha presa come un fatto personale.
E gridando, veramente, mi ha detto quanto con questo scambio ingiusto di terminologia gli spezzassi il cuore.
E allora io, capendo il mio errore, gli ho detto: "papà hai ragione, tutto sottratto io sono stanca, buonanotte!"
Ho visto la sua rabbia e ho pensato che per il gonfiore prendesse il volo.
Come zia Marge.
Ma non lo guardate Harry Potter?
No, fate bene, bisognerebbe leggerlo.

L'idiozia mi entra nel sangue ed esce solo tra tre giorni.
Chiedo scusa, ma per Natale dovrei aver risolto.

Mi sento meglio.
Finalmente un post abbastanza idiota da essere mio.
Ora mi guardo il solito video porno e saprò di essere tornata a casa
(stavo per scrivere "normale", ma facciamo ipotesi mica miracoli).

PS: scusate la presunzione di sopra, lo so, lo so, sono strana e contorta, pazientate per altri decenni!
sfoglia
  

Rubriche
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte


 

Scrivi per qualsiasi stramberia a
unimarica@hotmail.it

 

 

Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE