.
Annunci online

LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
15 gennaio 2013
Controllare il non controllo

Fumo una roba elettronica che sa di tabacco ma non lo è e ho sempre voglia di accendermi una sigaretta.
Mangio verdure cotte all'acqua e ho sempre voglia di abbuffarmi di tutto il resto.
Penso a un sacco di futuro, di cosa è giusto e cosa meno, di cosa voglio cambiare, di cosa dovrei cambiare e di chi dovrei escludere dalla mia vita ma non arrivo mai a una decisione. Poi le cose fanno il loro corso e, senza avere il mio consenso, io realizzo o meno, frequento o smetto di farlo, compio passi o mi trascino indietro. E più spesso di quello che vorrei non dipende dalla mia totale volontà. Non so se capita solo a me. Non spesso, non sempre, decido quello che poi faccio. A volte gli eventi prendono il sopravvento. Ma nemmeno gli eventi esterni eh. Mi interrogo per giorni, ad esempio, se una persona mi fa più male che bene, decido di non decidere nulla e poi qualcosa per me ha già deciso e mi allontano, soffrendone, senza aver modo di farci nulla. Come quando decisi, piangendo, di non vedere più un uomo con cui avevo una qualche frequentazione. Non era, ai tempi, una decisione che posso dire mia, era una decisione che qualcosa di me aveva preso senza nulla chiedere alla mia capacità di decidere. Certe volte c'è da rimanere affascinati dall'istinto di preservazione. Se questo non facesse soffrire una qualche altra parte, non meglio identificata, di me.

Questo non significa, fortunatamente, che io poi non possa tornar indietro, cambiare queste “costrette decisioni” o far di tutto per impegnarmi per procrastinarle o, in qualche caso fortuito, eliminarle, questo significa solo che non scelgo sempre, con mia grandissima frustrazione, come comportarmi, a volta, ci sono costretta dal non poter far altro. Fa, l'amatissimo psicologo, sarebbe entusiasta di sapere che a volte in me prevale quella cosa che non si chiama razionalità (emotività? Istinto? Sopravvivenza?) ma sarebbe anche abbastanza divertito da sapere che la cosa mi crea un turbamento isterico perché mi proibisce di aver quel maniacale controllo che io tanto ricerco su tutto.

E torniamo, di filato, al cibo. L'immensa soddisfazione che provo nel non mangiare se non un'unica volta al giorno, per esempio, altro non è che questa smania di avere il controllo ossessivo delle cose. A cosa porta una sete di controllo così pressante? Ai giorni in cui il controllo viene meno, i giorni di liberazione, i giorni in cui strafare è l'obbligo. E questi giorni non possono avvenire per presa decisione, questi giorni vanno aiutati, incoraggiati da qualcosa. L'ultimo, mio, ritrovato è l'alcol. Quindi il venerdì sera, dopo un digiuno dell'intero giorno, un solo bicchierino di rum mi dà alla testa, ovviamente, e mi fa perdere qualsiasi tendenza maniacale al controllo. Ovviamente non sono (ancora?) una persona dipendente da rum o da alcol in generale ma, se per star felici, se per lasciarmi andare, mi serve un incoraggiamento del genere, un offuscamento, potente, della mente, allora è possibile che qualcosa non vada in quella. Non è un problema il rum, non è un problema che mi faccia effetto “leva controllo maniacale”; il problema è aver bisogno di offuscare i neuroni per permettermi una serata libera a settimana. Bevono in molti una volta a settimana, magari due, ma il problema è che loro lo fanno per divertirsi mentre io lo faccio per essere senza mente. Sarebbe intelligente, invece, usarla la mente, e usarla bene. Usarla per il controllo, quando serve, e usarla per sfogare qualche libertà quando serve quello. Per una che ha passato 20 anni, più spicci, a non controllare nulla e che ha passato gli ultimi due a controllare tutto forse la pretesa, chiamata anche equilibrio o serenità, di gestire il controllo e il non controllo razionalmente, dosatamente è più grande di quello che mi sembra.

Forse questi post così spiegano, e giustificano, assenza di lettori e commentatori. Torneremo meno grasse e meno noiose di prima, prometto.

11 settembre 2012
Questioni di cibo
In macchina, tornando a casa da una cena di pallavolo, pensavo che avrei parlato della mia ritrovata serenità in questo lunedì. Invece devo dire che una volta tornata a casa ho scoperto che non sono serena, non veramente.

E’ stata una settimana, quella passata, intensa, positivamente, ma anche invivibile. Piena di cose, di persone, di emozioni ma anche emozioni non particolarmente piacevoli.
Non c’è stato un giorno in cui ho cenato a casa, non c’è stata una notte in cui ho dormito, andavo a letto alle 8 di mattina e mi svegliavo alle 14. Senza normalità alcuna. E’ divertente se lo fai un paio di volte, vero, diventa un po’ spaventoso se lo fai tutti i giorni. O almeno, a me ha spaventato. Mi sentivo una voce nella testa dirmi: che vuoi fare nella vita? Passare le notti a ubriacarti con gli amici?
Così ho deciso che era tempo di tornare alla normalità. Anzi, normale non sono e si sa, ma a orari decenti magari sì, potevo tornarci.

Così ho mantenuto il mio non fumare (e sono più di 7 giorni oramai), ho ricominciato a studiare (poco, troppo poco) e cerco di dormire a orari decenti (sono le 2, lo so, ma non diventeranno mai le 4). A tutta questa ritrovata voglia di una retta via ho aggiunto una dieta un po’ esasperata.
Una parte di me mi chiede se non stia pretendendo un po’ troppe cose, un po’ tutte troppo insieme.

Quella che mi pesa di più, attualmente, è la questione cibo. Sarà che il digiuno di oggi mi ha fatto bene, a mo’ di privazione dopo il troppo, ma a questa ora mi sta praticamente mandando in panne il cervello. Che poi è un simil digiuno, siamo seri, ho mangiato un'insalata alla cena di pallavolo.

Non so se la soddisfazione che mi darà domani mattina la bilancia possa essere paragonabile alla frustrazione di stanotte. Ma i primi giorni, dovrei saperlo, sono così.

La modalità di stasera funziona più o meno su: “perché?”. Perché lo sto facendo? Per dimagrire, okay. Ma oramai non è più una questione, la mia, di essere normali, oramai lo faccio per un capriccio estetico. E mi importa veramente così tanto? Non so dirlo. Mi importa piacermi sì, ma fino a che punto non mi importa di più il piacere? Certe volte ragiono come, o sono portata a ragionare come, se tutto dipendesse dalla magrezza. Ma non è che la magrezza mi darà rapporti soddisfacenti, non è che più sono magra e più troverò il mio posto nel mondo, non è che se sono magra smetterò di soffrire per delle banalità, non è che se sono magra studiare mi costerà meno fatica.

Oppure uso tutti questi non è che giusto per permettermi di lasciar perdere la dieta. Non lo so. Non so se ho ragione e in quale delle due versioni ce l'ho.

Non so, saranno complici gli sbalzi ormonali, ma stasera sono portata al “meglio sarebbe non essere mai nati. Meglio sarebbe, se si è nati, morire presto”.
Preferibilmente però dopo aver mangiato, magari una pizza.                                                                                                                                                                                                                                                                           
Sì, non penso a niente altro che al cibo stasera, ma domani, dopo aver mangiato, starò meglio.

31 marzo 2011
586 Decantare emozioni

La verità è che a noi umani non basta mai.

 

In una frase sola due errori: sto diventando meravigliosa.

Si chiama ironia. Ma in media la comprende 1 su 3. Statistiche a parte.

 

Non è la verità ma è la mia verità. E non è “a noi umani” ma è a me, LadyMarica.

Marica, perché oramai abbiamo iniziato a dividerci visto che quello che sembro, mi dicono, non sono, è nel suo mondo fatato, lasciatela perdere che è scocciante e irritante anche per me.

LadyMarica invece è più intelligente ma non solo, diciamo che è anche più filosofica.

In un concetto più semplice Marica è quella che sono, LadyMarica quella che ho scelto di essere, difetti compresi. La seconda è più detestabile della prima, questo è sicuro. Ma io la preferisco.

 

Ma questa è una variazione all’argomento del mio post, e le variazioni sono colpa di Marica, abbastanza spesso.

Dicevo che all’essere umano non basta mai, ma ho quasi perso il filo.

 

Per esempio.

Si inizia desiderando un solo bacio. E si ottiene.

Si continua desiderando di scendere (su questo verbo si apra la psicanalisi intera!) oltre. E si ottiene anche quello.

E poi, visto che pensavi quello essere il massimo del desiderio (con i dovuti continui) rimani male, malissimo, perché ti scopri a desiderare ancora altro.

Un'altra cosa ancora, stavolta. Una specie di “di più”, ma qualcuno la considererebbe una sciocchezza in confronto a quello che desideravi prima.

 

Ho un ragionamento corretto e vorrei esporlo. Per me soprattutto.

Il per sempre non esiste, viviamo in un mondo in continuo cambiamento ed è proprio il cambiamento a rendere questo mondo interessante. Spietato, certo, ma emozionante.

E se incroci una strada particolarmente distante dalla tua non puoi, non veramente, pensare di poter significare qualcosa per quella strada. Intanto perché le strade non provano niente, almeno in occidente, e poi perché anche se la strada fosse una metafora per indicare un essere umano tu dovresti ricordarti quanta distanza non percorribile c’è tra di voi.

 

Volete che faccia gli esempi con degli animali? No perché è vero che sono esplicativi ma anche molto infelici. Niente esempio con gli animali, su. Parliamo di una differenza considerevole di anni, così non facciamo torti a nessuno e non massacriamo la privacy.

Prendiamo il caso di una donna, di una certa età, che ha compiuto un determinato tragitto, che ha vissuto determinate cose, che ha fatto determinate mosse, e che, incrocia la strada di un ragazzino giovane, inesperto (che con “dolce” non so quanto centri, detto tra noi, in realtà credo sia solo stupido) di cui magari la colpisce, a lei, una parte, magari una tendenza, ma non facciamo i cinici, magari anche un po’ la personalità (questa l’ha aggiunta Marica, che è pregata, invece, di tacere!)

 

No, non mi sono data alla pedofilia. Invece di far i simpatici fatemi continuare!

 

Quello che sia la donna matura sia il ragazzino sanno è che tutto questo non è, forse stavolta veramente, reale. Lei va a dormire con un altro uomo e lui va al cinema con altre ragazze.

Nessuno dei due è in cattiva fede o insensibile o altro, anzi, forse entrambi si vogliono addirittura bene.

Lui sta facendo un’esperienza importante nella sua vita. E lei forse sta ricordando cose che non ricordava. Sapori nuovi per entrambi in un certo senso.

Solo che poi lui la guarda andare via. Lei non si volta neanche, perché sa che non c’è tempo per voltarsi, e lui rimane a fissarla dalla finestra (lei questo non lo sapeva), la guarda andare via con la macchina e un sacchetto e forse la guarda prendere dei fazzoletti, di quelli umidi per lavarsi le mani e pensa, anzi lo sa, che servono per cancellare l’odore di lui.

E pensa giusto.

 

Il punto è che non è razionale, l’ultimo passaggio dico. Il dispiacere per non far parte della sua vita è stupido, il ragazzino era stato avvertito prima, molto prima. E da se stesso per di più. E di certo non ha intenzione di farne una colpa a nessuno. Quello che a lui dovrebbe bastare si trova nel momento, nell’istante. Nessuno ha il diritto di chiedere cosa succederà domani a nessun’altro (forse nemmeno a se stesso?), nessuno ha il diritto di dire “non cambiare mai” all’altro, nessuno ha il potere di fissare un sentimento nel tempo, nessuno ha il diritto di chiedere garanzie. Le persone si differenziano in questo dagli elettrodomestici, non sono garantiti. Non ci si può fare nulla. E se qualcuno si illude di avere una cosa per sempre, avrà tra le mani una lunga illusione, ma appunto solo quella.

Ed è meglio un pezzetto di quasi verità che un’infinita illusione.

 

Il ragazzo le sa tutte queste cose, io gliele dico sempre, però poi al momento in cui servirebbero se le dimentica e si lascia leggermente ferire da lei che sembra andare sempre tutta d’un pezzo.

Io la invidio parecchio devo dire, vorrei arrivare a saper gestire tutto così. E non si tratta di essere freddi, lei non lo è per niente, stando a quello che si racconta, si tratta di riuscire a staccare i momenti, di viverne alcuni e poi sospendere quelli, congelarli, per viverne altri. Si tratta di obliare. Che è un verbo bellissimo.

 

Il punto è che a quel ragazzo, ma in effetti questo succede, come sopra, anche a me, non basta aver l’emozione di oggi, vorrebbe poter conservare l’emozione anche per domani, vorrebbe come firmare un accordo che preveda il “congelare un chilo di emozione fresca per non doverne comprare il mese prossimo”.

Qualcuno ha detto che tutto ciò ricorda l’idea che sta dietro al matrimonio?

Appunto! Lo dicevo io, non si può pensare in questi termini è assurdo, irreale, poco intelligente e poco logico.

 

Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti per un’oretta senza giudizi.

Una volta avevo questo blog che poteva farlo, adesso anche questo blog pesa dei miei errori e anche dei miei buoni risultati.

sfoglia
  

Rubriche
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte


 

Scrivi per qualsiasi stramberia a
unimarica@hotmail.it

 

 

Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE