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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
3 aprile 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
16 gennaio 2013
Ancora noiosità, però ben scritte

Fa, l'amato psicologo, dice che la rabbia è paura.
Definizione che mi ha colpito molto e subito. La rabbia la credevo un sacco di cose ma paura, quella no. Forse lo è.
Attualmente per me la rabbia, quella di questo momento, di stanotte, è solo adrenalina. Non un sentimento quindi, non veramente, ma un eccitante. Forse la rabbia da lacrime è paura, paura di perdere qualcosa o di far qualcosa, ma la rabbia senza lacrime, quella che accelera i battiti cardiaci, attiva i neuroni (in me quelli maligni) è pura e semplice adrenalina, destinata a lasciar il posto al niente, forse a trasformarsi in serenità. Per carità, non dico non faccia male al momento, non dico non mi turbi, lo fa, come qualsiasi emozione (negativa o positiva), ma più che veramente triste mi sorprende.
Un tentativo di sottrarsi? Mah. Quello che provo attualissimamente è una meravigliosa sorpresa per l'immensità del mio provare, un misto tra paura ed eccitazione su quanta capacità io abbia di sentire cose che hanno sicuramente una collocazione fisica, ma anche delle ripercussioni mentali.

I fatti son difficili da riportare anche se per amore di chiarezza forse dovrei.
 Il mio problema, troppo stupido o troppo etico, è che se li racconto io, i fatti, ovviamente avrete solo la mia visione delle cose. Il blog è mio e quindi la mia visione è mia, son d'accordo, però non posso, per essere serena io dico, escludere il contraddittorio. Ci provo, ma tenete conto che sono la mia versione, lei sicuramente direbbe la sua.
Ulteriore litigata con un'amica. Il suo problema era la gelosia nei confronti miei e di un'altra ragazza. E la gelosia porta a un sacco di cose, anche a dire cose che poi si racconta non si pensano (ma si pensano!), cose che mirano a far male e magari ci riescono anche. Un po'. Poi la ferita smette di bruciare anche se ci continui a buttare il sale perché cicatrizza forse, ma più probabilmente perché restando invariata l'intensità di un rumore continuo si finisce per non sentirlo.

Sono arrabbiata, e questo lo diciamolo, ma nemmeno arrabbiata, ho solo voglia di mandare la ragazza in questione a fare in culo. E perché non lo ho fatto? Perché non lo farei mai? Perché non lo sto facendo nemmeno ora? Perché nel mio personalissimo mondo non è corretto. Nel mio personalissimo mondo le persone non si mandano a fare in culo, non si insultano, non ci si sputa sopra. E poi perché, nella mia egocentrica e presuntuosa idea di me, io mantengo la mia classe da lady (che è il mio buon proposito, al contrario di Marica che è il mio pessimo punto di partenza) anche, e soprattutto, quando gli istinti (sbagliati, ripeto) mi pulsano la testa.
Fa, sempre l'amato psicologo, domani mi cazzierà su tutto ciò.

Quindi sentirmi dare della stronza, della persona infantile, della presuntuosa e saccente e di tante altre cose in un nuovo messaggio (perché oramai la parola scritta è un mezzo molto più comodo, soprattutto a taratura di coraggio, per insultare) di posta elettronica non ha sortito grandiosi effetti. E sarò pure tutte quelle cose, come un complimento, che vale a seconda di chi lo pronuncia, probabilmente anche un insulto vale alla stessa maniera, dipende cioè da chi lo dice. Quello che ne ha sortiti di più sono state le conclusioni, per me ipocrite, della ragazza in questione, che mi dava consigli per il mio futuro (?) e mi augurava una serena notte. Prima mi insulti e poi mi mandi la buona notte? Vabbe', l'umanità per me è un mistero immenso. Meraviglioso solo a giorni alterni, quando sono chiusa sui libri, con poco contatto umano. Io, a cui la rabbia fa l'effetto “parolisticamente stronza”, ho risposto che i suoi auguri mi facevano veramente piacere: esattamente, mi facevano piacere tantissimo solo poco meno l'aver vinto a turista per sempre. Ah sì, su questo sono di una presunzione infinita: certe volte do delle risposte da volermi proprio bene. Anche se non era tutta farina del sacco mio mi congratulo con me per attingere bene, da bene fonti e di saperle usare con tanta disinvoltura.
Poi mi congratulo anche per un altro fatto: per non aver usato l'argomento, vincente, che so benissimo le avrebbe fatto molto male. Io lo conosco bene e potevo nuotarci dentro, volendo, potevo spezzettarglielo addosso e invece non l'ho fatto. Forse lei lo ha fatto coi miei di argomenti (senza il forse), usando frasi mie che le avevo detto come “paure”, ma io non ho osato. Un po' perché conosco l'argomento e so quanto fa male, un po' perché io ho un controllo morale elevato anche se non credo alla morale. Scusate se faccio la presuntuosa e mi appendo medaglie da sola, ma dopo aver passato le ultime ore a sentire quanto schifo io faccia credo che riconoscermi qualcosa, e vantamene silenziosamente nel mio mondo di lavanda, possa essermi di qualche consolazione.

Non è un bene così o un male così. Non so dare un giudizio positivo o negativo, io so solo che in passato slegarmi da persone che mi avevano fatto male mi ha dato del bene, so che non ci posso far niente, che sono tappe. Volevo un 2013 di odio tanto per citare un post? Che abbia inizio? Ma è ancora solo un fastidio, che ora riempie di adrenalina ma che scemerà.
Il mio più grande desiderio, attualmente, è non provare alcun rancore per l'accaduto, perché il rancore è una reazione e io sono per le azioni: cancellare la rabbia, i torti e le parole sentite, farsele scivolare come un punto di vista, questa si che sarebbe una bella azione.

1 settembre 2012
Sfumature sulla scelta
Ho scelto volontariamente di sottomettermi alla scelta di qualcun altro che io non fumi più. E se non capite di chi è la scelta state sereni, è un effetto voluto. Anche perché, francamente, nemmeno io l’ho capito tanto bene.

In realtà più che una scelta è un’occasione. E chi sono io per non approfittarmene? Non aggiungerò motivi, non aggiungerò dettagli, non aggiungerò che cosa mi ha fatto decidere nell’arco di una notte di smettere  perché infondo ho intenzione di riservarmi ancora una certa dignità. Non è una “persona”, è una idea.

Quello a cui tengo è sottolineare che la scelta di acconsentire a una quasi “altrui” scelta (sarebbe meglio dire suggerimento, ma scelta risponde al requisito del bello) è mia, completamente mia.

Adesso dovrei far notare una paio di punti ma mi tocca pensare a un modo senza essere la classica pervertita dell’internét. Semplicemente lo scegliere di far scegliere, lo scegliere di sottomettersi è il tipo di meccanismo esistente nelle coppie D/s. Il sottomesso non ha un ruolo passivo, ha un ruolo di sottomissione attiva, sceglie di sottomettersi (a quella e a quella sola persona soprattutto) così come il dominatore sceglie di accettare quella sottomissione ed è quindi altrettanto attivo. Il fascino per me è esattamente nella scelta, nella scelta di dare tutto, completamente, a una persona. E siccome io sono un’esagerata cronica più quel dare racchiude la totalità più per me è un rapporto affascinante.

Tutto ciò con le mie sigarette smesse non c’era nulla se non nella pura e semplice associazione mentale sulla scelta.

Di solito si banalizzano i legami di sottomissione/dominazione, come un essere attivi e un essere passivi, in realtà, secondo me, la cosa è più complessa e per quello richiede un tipo di rapporto più approfondito, più intimo, più difficile. Qualcuno direbbe utopico; utopico almeno nell’accezione così totale che prediligo io.
Basta così, la mia apologia del BDMS è sempre troppo pubblica.

Attualmente la nicotina non mi manca. Ieri ero sull’isterico andante e credevo dipendesse dalle sigarette, poi, verso sera, ho intuito che quelle non centravano tutto. Oggi non sento particolarmente voglia di fumare, sento solo un po’ di fatica dei polmoni a mandar via catrami vari.

Ma la vera sfida, io lo so, non è smettere di fumare, la vera sfida è smettere di fumare e non darsi a nessuna nuova dipendenza e meno che mai a una di quelle vecchie. Ieri ho compensato le sigarette mancate con cibi vari oggi me lo sono vietata; ma oggi è facile.

Sono in ritardo. Questo post volevo scriverlo ieri. Il fatto è che ultimamente quando guardo l’ora una grossa percentuale di volte scopro che sono le 5 di mattina. E come sia possibile non so dirlo.

A quell’ora, indecisa sul da farsi, cerco di ricordarmi come si dorme.


(e tanto per dirlo, io quando finisco un post ho l'abitudine di rileggermelo con la sigaretta tra le labbra, a mo' di fine coito. Oggi bevo acqua.)

9 luglio 2012
Libertà sessuale
Il finesettima in campeggio pare sia andato. Sono stata bene, devo ammetterlo. E sono anche felice, però, di aver rimesso piede nelle mie abitudini. Far la doccia nella mia doccia, dormire nel mio letto, fissare lo schermo del pc: sono tutte brutte abitudini di cui liberarsi non è facile.
Niente resoconti noiosi di tre giorni in campeggio che ad un lettore esterno-non-me sembrerebbero come un resoconto generale valido per qualunque campeggio e campeggiatore, ma semplici riflessioni.

Era un campeggio tutto al femminile, forse ve l’ho già anticipato. E’ facile quindi capire come le serate siano finite a chiacchiere sul sesso. E non perché le donne debbano parlare solo di sciocchezze, però in generale lo fanno. E non mi fraintendete, ogni tanto è piacevole essere autenticamente leggere. E’ un mio problema non riuscirci spesso. Ad un certo punto della nottata ognuna di noi doveva dar un voto, sessualmente parlando, ai suoi ex fidanzati. Io non l’ho fatto perché non ci sarei riuscita. Non a pensare voti, figuriamoci, ma a condividerli: sono gelosa di quasi tutte le mie esperienze erotiche. Se ci fossero, ovviamente. Le altre però che sono meno strane e molto più empatiche di me hanno fatto le loro liste. Mi ha particolarmente suscitato riflessione il fatto che tutte, nessuna esclusa, desse all’attuale compagno un voto peggiore, sessualmente, rispetto a un, particolare per ognuna, ex. Insomma, ognuna ha un compagno, che ama, secondo il significato classico che attribuiamo tutti al termine (e io lo specifico perché credo di non sapere bene cosa significhi), con cui divide la vita ma al quale, sessualmente, dà un voto, comunque alto, ma inferiore rispetto a un solo, specifico per ognuna, altro amante/ex. Il mio stupore non ha fatto in tempo a fingere e si è palesato. Ho chiesto come fosse possibile. E una ragazza fra le altre mi ha spiegato che lei con il suo fidanzato ha un tipo di rapporto sessuale più “tenero”, meno “passionale/animalesco” perché lui è il compagno della sua vita quindi è normale che il sesso venga in qualche maniera non ridotto ma comunque regolato da un rapporto più “profondo”. Io lo capisco perfettamente il ragionamento, spero di averlo riportato in modo chiaro e comprensibile.

Non mi ricordo, sono sincera, se sono riuscita o meno a mascherare la mia contrarietà per una simile affermazione però sicuro mi ricordo di non essere d’accordo.
Dal mio punto di vista, misero, un amore limitato sessualmente, cioè senza quel tipo di fantasie più sfrenate ma meno “da coppia”, per il suo essere importante è una cosa poco naturale e con vita breve. Non si può pensare di vivere nel “rapporto autentico” una dimensione sessuale frenata e regolare e di trarne una soddisfazione sufficiente. Un tipo di rapporto così, personalmente, mi porterebbe al tradimento (ammesso che esista il tradimento, io non ne sono affatto certa) più o meno una volta a settimana. Forse vedo le relazioni in maniera più complicata di quello che le persone normali considerano e vivono. E questo spiegherebbe anche perché a 23 anni sono più che una vecchia zitella e con una lista di fidanzati tendente allo 0. Per me una relazione deve comprendere tutto: progetti per il futuro che non si spingano più in là del finesettimana, sesso appagante, completamente appagante, condivisione di fantasie erotiche almeno al 90%, confidenza. La mia idea di rapporto perfetto, capisco molto utopica e poco fattibile, è quella in cui il mio compagno mi dice senza problemi che ha il bisogno erotico di far sesso con un’altra donna e la mia risposta è “fai pure”. Non per disinteresse ma perché comprende (la risposta) che la sessualità è qualcosa di poco monogamo e che il solo desiderio sessuale nei confronti di un’altra donna, dettomi senza problemi, equivale, più o meno, a “tu sei la compagna della mia vita e sappiamo entrambi che se facessi sesso solo con te probabilmente andrei contro alle mie naturali passioni (presenti in tutti ovviamente) logorando il nostro rapporto”. Poi che io sia possessiva anche per un solo “mi piace” a una foto su fb questo è un altro discorso. Ma ho usato possessiva volutamente: non sono gelosa quando sono certa di qualcosa, sono possessiva quando quel qualcosa non è mio. Confusa?

Ovviamente adesso qualcuno che vede in più rispetto a quello che c’è scritto si potrebbe chiedere se questa teoria della sessualità libera in un rapporto (libera, tra coloro che hanno il rapporto, di decidere, insieme, di estenderla anche fuori dal rapporto –su questo punto ci tengo, non è un libera nel senso ognuno si fa i fatti propri, ma è libera nella sincerità totale, nel sincerissimo dirsi che alcune volte, nonostante si ami una persona, ci sia un desiderio verso altri) io la dica per farla valere soprattutto al contrario. Cioè soprattutto per me e il mio poter dire ad un eventuale compagno: “scusa ma mi devo far legare dal bagnino!”. In realtà non saprei. Mi è capitato di notare, sono orribilmente sincera, che quando “vado in fissa” (perché io non mi innamoro, ma vado in fissa) non vedo mai molto altro. Poi però è possibilissimo che in una relazione di 5mila anni o roba così arrivi anche quel desiderio. Ma questo non significa che è morto l’amore o la passionalità, significa semplicemente che non si possono tacere le pulsioni sessuali ma si possono certo impiegare in modo da rendere un rapporto così perfetto da eliminare l’esclusività sessuale che di solito è semplicemente un limite. Ma detta così sembra solo, semplicemente, parlare di rapporto libero: assolutamente no. La mia è una questione di dirsi le cose, concedere degli spazi in più ma per redere il rapporto più duraturo. Però questo è in via ipotetica perché ripeto non saprei proprio fornire evidenze sperimentali.

Concluso con le riflessione su un tema per il quale non ho alcuna prova sperimentale. Spero di essere stata più lunga che noiosa.

18 gennaio 2012
[io non c'ero] ovvero conversazioni deliranti
LadyMarica: allora, che si dice?
R.: c
LadyMarica: cioè la velocità della luce?
R.: ??
LadyMarica: c è la costante che si usa per indicare la velocità della luce. Mi pare.
R.: no, solitamente ci metto un bel po’! Puoi stare tranquilla!

Ma potevo non fare un post sulla più brillante conversazione scientifica naufragata nei doppi sensi dell’anno?
Io sarei una persona seria.
Poi conosco gente molto meno seria ma mica può essere colpa mia, no?

Però dopo tre anni di amore e odio, entrambi platonici, sul blog è incredibile che ancora le nostre conversazioni non abbiano perso l'altrettanto platonico desiderio.
Almeno loro.


17 gennaio 2012
Scusarsi è come avere pochissima memoria (cit.)


Non sono il cuore spezzato di Tyler, però la sigaretta fumata di Marica magari sì.
E’ una frase abbastanza famosa, quella su Tyler e il suo cuore, di Fight Club. Ogni tanto mi riecheggia, con le varie e meno brillanti variazioni autoprodotte, nella testa.

E’ solo lunedì ma se ripenso al fine settinama mi pare lontano di vari neutrini. Non si sa se i neutrini siano più veloci della luce, non ancora mi pare d’aver capito, ma io lo uso a piacimento.

E’ incredibile quanta confidenza si riesca ad acquistare in poco tempo in situazioni, però, poco ordinarie.
L’immagine di me, domenica mattina alle 7, senza aver dormito (ancora), sdraiata su un letto gonfiabile, oramai a livello pavimento, con altri (due ragazzi e una ragazza), che cantavamo il peggior repertorio possibile della musica italiana, è abbastanza assurda.
E mentre altri tre tentavano di dormire non so più dove, sottolineerei.

Qualche ora più tardi mangiavamo cannelloni, tutti insieme.

Sabato ho fatto l’errore di portare una mia “amica” a conoscere questi ragazzi (è un gruppo di ragazzi e ragazze che frequento da capodanno, circa).
Lei è una ragazza normale. Normale nel senso che è una persona che presentando ad altri più o meno sai come potrebbe finire. E sicuro escludi il “male”.
E invece, sorpresa per Marica, è successo di tutto.
Ad un certo punto nella notte, lei mi ha salutata ed è salita in camera da letto con un ragazzo con cui aveva passato la sera a bacetti e nessuna parola. Si conoscevano da, boh, poche ore, lei non credo abbia mai avuto molte esperienze (se dicessi nessuna?) e, senza nessun problema, ha preso ed è salita.

Quello che è successo non lo so e non voglio saperlo.

Ed è questo che mi fa sentire orrendamente in colpa.
Io non ero lucidissima, ecco, e non vorrei che lei si fosse sentita trascurata, sola e quindi avesse scelto come “passare la serata” alternativamente. Mi dico che è un'idea stupida, assurda, disprezzabile però mi preoccupo.

Ma posso io starmi a fare problemi anche per i flirt degli altri?

Il fatto è che a questo ragazzo io mi sa che gli voglio bene ma credo di conoscerlo anche abbastanza bene. Non è uno facile all’amore, mettiamola così, però è un sacco facile al buon sesso.
E’ una dote anche quella.
Lui è esattamente il contrario del tipo che mi piace: è iper-sicuro, decisissimo, rude, non dico rozzo ma quasi e anti-lettura. Quindi assolutamente non è il mio tipo, però abbiamo passato una notte a parlare di suo padre, morto qualche tempo fa. Non potrei non volergli bene, si capisce.

Ora non ho il coraggio di telefonare alla “amica” per chiederle qualcosa. Ma poi, cosa? Immagino siano affari loro. E poi io mi sa che qualcosa so. Non vorrei aver sentito ma lui, la mattina dopo, è venuto a raccontarmi cose e a dirmi che non la richiamerà mai, anche se le ha detto che lo avrebbe fatto.

Io credo lui abbia tutto il diritto del mondo a provarci con una 23enne, a non richiamarla e a cercare "solo sesso", come lei ha tutto il diritto di passare notti con chi preferisce, farci o meno dei progetti, avere o meno delle speranze ecc.
Io non voglio prendere posizione alcuna ma avendo saltato tutte le lezioni sul buoncostume delle amicizie non so, davvero, come ci si dovrebbe, eticamente, comportare. Non vorrei che non chiamando lei io stia, implicitamente, prendendo una posizione verso lui, così come non vorrei che chiamandola ne prendessi un'altra. Sto nascondendo la testa nel non fare niente, nel "per me non è successo" ma solo perché francamente non ho idea di cos'altro potrei farci.

Io con questi ragazzi sto bene, non voglio rovinare niente ma, allo stesso tempo, non credo lei debba pagare una notte o quello che è.

Era meglio quando non socializzo almeno di problemi avevo solo i miei.

2 gennaio 2012
[sentenze] Visioni d'insieme
Devo mettere tra me e te la stessa distanza concettuale che c'è tra l'atomo e il gunk.


6 dicembre 2011
Chi non dorme si rilegge

(tratto da Black Hole di Charles Burns)

Ma ci devo stare sveglia, indico sondaggi, ancora per molto a scrivere queste frasette (che poi diventano titoli) piuttosto insignificanti? No perché, a tempo perso, io dovrei studiare e quindi, di notte, dormire.

Stasera avevo ripreso una bella abitudine: leggere qualcosa per personalissimo piacere mio (cosa che avevo smesso di fare, a memoria di chissà quale presunto vantaggio universitario).
Ero serena, lieta della bella oretta trascorsa in un mondo assurdo e tendente al sonno.
E quindi in perfetto accordo con me stessa avevo chiuso il volume, spento la luce e assunto pregevole posizione fetale per passare la notte.

Proprio in quel momento, dal fondo più profondo possibile del mio poco spiritoso ego, qualcosa ha iniziato a suonare fastidiosamente.

E no, non ho mangiato un orologio/sveglia in stile coccodrillo di Capitan Unicino (e se non sapete la storia dovreste almeno sentire Bennato).

Suonava. Suonava, suonava. Suonava, suonava, suonava.
E più ascoltavo, più il suono diventava forte.
Alla fine ho sbarrato gli occhi.

E quando sbarro gli occhi, per il sonno, è irrimediabilmente finita.

Mi sono alzata pensando ad angelica, che è la solita tisana dal nome immorale. E precisamente all’angelica che reca sopra la scritta “tisana per la sera”. Una specie di camomilla più costosa e che promette più effetto. Ho rinunciato ad angelica quando mi sono ricordata che in frigo avevo del the verde fatto da me qualche sera fa.
Ho pensato che potevo berlo col vantaggio di trovarlo già pronto solo cercando di convincermi che il the verde è “rinomatissimo per conciliare le anime nere col sonno”.
E mi sono dichiarata convinta anche prima di pensare a come convincermi.

Quando il qualcosa ha iniziato a suonare fastidiosamente io stavo facendo due conti.
Che suonassero proprio quelli?

E' come se avessi, certe volte, le dita rotte: qualsiasi parte del corpo tocco sembra farmi orrendamente male. In realtà il problema è ben poco serio e sono solo io che mi ostino a toccarmi le braccia, il torace, la testa con dita doloranti.
E nella mia follia voglio anche inventarmi che sono le braccia, il torace e la testa a provare dolore e non le dita.

Dovrei passare alle lamette, questa forma di autolesionismo coi pensieri è fastidiosamente aleatoria oltre che confusa. Un po’ di sangue, poi, renderebbe tutto molto più interessante.

22 novembre 2011
[Sentenze] Imporsi sentimenti

Se la donna che dichiari di “amare”, anche solo qualche sera, viene dopo il posto, ipotetico, che occuperebbe una serie tv, credo dovresti riconsiderare quelle dichiarazioni d’amore.

Ma forse, con questo chiasso dei tuoi “non è vero”, sentirle, le riconsiderazioni, è difficile.

22 giugno 2011
619 [modi di fare i genitori] Anche i dentisti hanno un lettino

Stavo scrivendo tutto un altro genere di post. E buttiamo via intere pagine di idiozie in bella forma, okay, tanto il sudore (le dita sudano signori!) è mio.

 

Una litigata da racconto epico con mia madre, ecco cosa mi ha fatto cambiare argomento. Perché qualsiasi cosa io faccia, in qualsiasi modo e con qualsiasi risultato non basta mai e non è comunque nemmeno lontanamente paragonabile a quello che non faccio.

 

Promemoria personalissimo: nella malaugurata ipotesi avessi figli io non gli farò mai, ma mai, niente del genere.

 

Ci stavo già pensando oggi guardando i Simpson (alto momento riflessivo).

Nella scena a cui mi riferisco Homer diveva a Bart una cosa come: “non è vero che riuscirai a fare tutto quello che vuoi. Qualsiasi cosa tu sia bravo a fare ci sono almeno mille e cinquecento persone che la sanno fare meglio di te”.

 

Attenuanti generiche di morte prematura bypassate mi è venuto in mente che mi sono sentita dire una frase del genere almeno un milione di volte.

 

Continuiamo con un ricordo che la psicologia intera sarebbe molto orgogliosa di sentirmi raccontare.

Ero una ragazzina e avevo appena finito il mio primo libro, il cui titolo vi terrò nascosto fino alla mia morte. Un libricino idiota, semplice, da ragazzini appunto.

Lo lessi in una settimana. All’epoca pensai di essere stata molto brava. Mi dicevo: “duecento pagine in soli sette giorni? Incredibile!”
Allora andai da mio padre per condividere il successo e lui rispose che andava bene ma che nel mondo c'erano studiosi che leggono libri enormi in due giorni.

Forse non disse proprio così, mi ricordo solo i "due giorni” perché io non capii il senso generale del “si può migliorare” ma la pensai come “il prossimo libro lo leggerò in due giorni, così sarò brava”.

 

Aveva ragione, certo.

Lui cercava di spingere verso l’eccellenza, verso la perfezione.

Ma la perfezione non è raggiungibile e a volerla cercare sempre, continuamente, in un primeggiare continuo si rischia di perdere di vista che un otto non è un dieci ma nemmeno un 4.

Mio padre rispondeva a questo genere di frasi che se volevo essere una pesona mediocre allora potevo benissimo continuare ad accontentarmi degli otto.

 

Lo faceva perché mi migliorassi certo, mica per distruggermi, però questo continuo sentirmi dire che tanto qualcuno lo aveva già fatto o che lo avrebbe fatto meglio di me, a poco a poco, deve aver impresso una qualche forma nella mia testa.

 

Fingetevi psicanalisti che io mi sdraio sul lettino.

 

Non me lo ricordavo. Né la storia del libro, né il collegamento con certe mie fisime. Curioso come una sola frase, e sentita casualmente nei Simpson, apra certi nascondigli.

 

Mi viene in mente che io cerco sempre un modo per non essere abbastanza soddisfatta di me.

E non che non ne abbia motivo a volte eh. Però anche quando potrei essere contenta, o dirmi “brava” io mi invento (forse), consapevole o inconsapevole non lo so, cose per smontare questa soddisfazione.

 

Posso fare esempi svariatissimi.

Il mio ultimo esame. Trenta e lode. E sono stata fortunata.

Ecco, vediamo se riesco a spiegarlo. Io vorrei dirmi, da sola, “cavoli, sono stata brava!”, invece sono seriamente convinta (e mi infurio con chi non è d’accordo con me) che sia stato troppo semplice, che sia stata questione di fortuna e quasi mi sento insoddisfatta.

 

Essere insoddisfatti di un trenta e lode significa essere leggermente incontentabili.

 

Sono uscita da lì pensando “il prossimo andrà meglio”. Come se avesse senso, come se fosse possibile. Ed è l’impossibilità di quello che pretendo a farmi in svariati pezzi perché continuo a ritenermi quasi cretina ma a non poter far niente, o comunque poco, per dimostrarmi che non lo sono.

 

La msdc (mezza specie di cugina) ha sentenziato: “vabbè, la prossima volta chiediamo se puoi farlo a testa in giù”. Mi piacciono le sospensioni.

 

Oppure quando esco con qualcuno: io sono sempre convintissima che se esce con me, quando invece potrebbe uscire con altre centocinquanta persone meglio di me e che sanno uscire meglio di me (come da Simpson), è perché mi vuole fregare in qualche misura. E se proprio non trovo motivi per vedere le fregature (e li cerco bene) allora inizio a pensare che siccome frequenta me allora deve essere veramente scemo (mi scuso).

Distruggo, distruggo, distruggo.

 

Ci sono ragazzi a cui i genitori dicono bravo continuamente (povera LadyMarica, okay, questo post fa ridere, mi scuso anticipatamente), io li vedo sostenere gli esami, uno dopo l’altro, serenamente: studiano, vanno, hanno fortuna, certe volte sfortuna e tornano a casa tranquilli, consapevoli di quello che valgono o di quello che sono.

 

Io poche ore prima dell’esame mi convinco al 100% che probabilmente ho frainteso tutto quello che c’era scritto e che tutto significa la cosa opposta a quella che ho pensato io. Dal primo esame che ho fatto fino all’ultimo di venerdì sono sempre stata convinta, ma non per scaramanzia, proprio convinta, che sarei stata bocciata. Non è successo.

 

Un amico, quando gli comunico i risultati, dice che tanto l’unica a non saperlo prima sono solo io. E avrà pure ragione da vendere. Ma questo lo dico solo dopo.

 

Mi distruggo in duplice parte insomma. Mi considero cretina fino a che un esame non stabilisce per iscritto che non lo sono e poi, quando l’ha stabilito, io inizio a costruirmi motivazioni (certe volte più reali di altre –quest’ultima volta per esempio sono seria, è stata fortuna –Marica!) che mi dicano che non sono motivi validi e che sì, sono cretina.

 

Lo so che avreste preferito il racconto della litigata con mia madre, l’evolversi delle grida isteriche e il mio aver detto tutte le parolacce di cui sono capace nel giro di 30 secondi (mi pento e mi dolgo). Mi dispiace, invece vi sono toccati i ricordi ombrosi di una malata di mente che ha perso il suo posto sul lettino dell’analista.

3 maggio 2011
601 Divorare cultura

"Con te lo so, sempre così, rimesci pianti e sogni e poi li butti via" (cit.)

 

Io avevo previsto di scrivere tutto un altro post. Un bel post, francamente, sui pensieri democratici e meno democratici e sui limiti della libertà. Una cosa che doveva far ricordare che LadyMarica ogni tanto pensa pure. E invece mi trovo a scrivere un altro post sugli uomini, sul sesso, sui rapporti o comunque vogliate definire queste cose. Un altro post ad argomento privato. Stavolta non è sui sentimenti però, non solo insomma, è sulle persone. Anche sulle belle persone.

 

Detesto il tempo di cottura delle zucchine. Dio mio, potrei invecchiare nel frattempo.

 

La cosa che mi sorprende è quanto poco io mi fidi di me stessa pur avendo una notevole quantità di prove empiriche in mio favore.

Sapevo che non poteva Lui, un amico, lasciate perdere le qualifiche anagrafiche (nessuno dei precedenti, però, ecco, precisiamolo per chiarezza espositiva) trattarmi così male per più di una sera consecutiva, di solito alterna una sera no e due sì, almeno.

 

Io lo conosco bene. Gli altri si stupiscono. Lo so che è uno stronzo, immaturo, idiota, insensibile ma so anche che è molto dolce, quando gli va e soprattutto se non lo guardi mentre lo è.

Sembra me al maschiale, certe volte, con qualche differenza sostanziale.

Più che altro io non vado a letto con le ventenni!

 

La cosa che massimamente mi infastidisce è quando mi tratta come le altre. Lui confonde il mio adirarmi, quando lo vedo in atteggiamenti intimi con altre, con la gelosia. Proprio per niente! Non è gelosia, non so come si definisce, è quel volere attenzioni esclusive.

Se poi si vogliono dire le stesse cose a tutte mi va anche bene, ma posso pretendere che non lo si faccia così alla luce del sole? Pretendo qualche accortezza nei mezzi, ecco!

Non mi interessano le penetrazioni più o meno riuscite della sua vita sessuale: di solito risponde alle mie email incazzate con “ma con quella non ci ho fatto niente”.

Come se il problema fosse quello che ha fatto, no, il problema è quello che voleva farci al massimo.

Prima o poi gli sentirò dire: “abbiamo fatto una posizione del missionario, mica una la 69! Non puoi mica arrabbiarti!"

Il sesso è l’ultimo dei miei problemi sull’esclusività. Mi preoccupano “i messaggi di gruppo”, le attenzioni condivise, cose del genere insomma.

 

Da sabato fino a circa un’ora fa la mia ira funesta ne suoi confronti prevedeva qualcosa di non meglio definito che si trova tra i  parecchi calci e l’avada kedavra.

Per chi non lo sapesse i calci sono qualcosa che tra le persone che si credono civili vengono dati a un pallone (il calcio e la civiltà non sono contrari?) e l’avada kedavra è una delle maledizioni senza perdono, l’anatema che uccide (Harry Potter cit.).

In poche parole non volevo ucciderlo, ma circa.

 

Anche se ultimamente devo ammettere di essere leggermente più tendente alla rabbia del solito, io non mi arrabbio facilmente. O anche me la prendo molto per piccole cose ma entro un quarto d’ora mi passa tutto. Stavolta meditavo vendetta.

 

La storia della rabbia parte da sabato.

Sabato gli ho sentito raccontare (non vi dico come, non vi dico dove) dei suoi programmi con una qualche troietta di turno. Marica! Ehm, con una bella ragazza seria tra le tante che conosce.

 

Quindi gli ho scritto facendogli ben presente quanto fosse pessimo a sparire con me solo perché aveva di peggio da fare.

Ho detto di meglio, devo essere sincera, magari avessi sempre questa alta considerazione di me!

Lui mi ha risposto che era vero che non si era fatto sentire, ma mi aveva pensata tanto.

Una scusa vecchia, orrida, triste che viene subito dopo “vorrei ma non posso” (con una qualche eccezione, certo), “ti amo troppo”, “sei troppo per me” e compagnia bella.

Una scusa a cui nessuna donna intelligente dovrebbe credere.

Io ovviamente gli ho quasi creduto.

 

Successivamente mi ha scritto, forse domenica, che comunque lui odia giustificarsi e peggio se deve farlo con me.

Cioè, perché io sono il due di coppe quando si gioca a pallanuoto?

 

Lunedì abbiamo sfiorato il mio massacro intellettivo con un messaggio sul telefonino da parte sua che mi diceva: “non vorrei essere ulteriormente stronzo, ma devi arrivare ad essere anoressica prima di vederci?”

All’inizio lo avrei sbranato, poi ho capito che era un invito a uscire che scritto da un asino sarebbe risultato più gradevole.

E mi scuso con gli asini.

Ho risposto molto carinamente. Ma molto, molto. E non ho ottenuto risposte.

 

Poi, oramai sera, ho avuto modo di notare su fb che ha fatto una cosa orrenda: ha scritto a tutte quelle che io chiamo le sue corteggiatrici. E poi anche a me.

Mi mette tra le corteggiatrici in poche parole. Dico, ma ho una faccia da uomini e donne?

Io glielo faccio notare e segue la pessima, ma come al solito degna di nota, conversazione che riporto.

 

Lui: ancora non hai capito che sono tutte cavolate quelle che scrivo? Che palle che sei!

Io: l’ho capito che scrivi tutte cavolate. Sì, quello l’ho capito sul serio direi

Lui: fanculo!
Io: sei insopportabile, cazzo

Lui: sarà per questo che sono single che dici? (riferendosi al mio attribuirgli una storia di poco prima n.d.r.)
Io: dovresti ringraziare di essere single. E vivo soprattutto. A me faresti venir voglia di ucciderti.
Lui: ahahaha. Sei davvero violenta ultimamente.

Io: solo con te guarda, io non mi arrabbiavo mai. Un tempo.
Lui: sì è fatto tardi. E’ ora di andare a nanna.
Io: bene, bravo. Le tue corteggiatrici saranno disperate per questo abbandono improvviso!

Lui: sono già andate tutte a letto. Da un pezzo!
Io: da sole? Strano conoscendoti.
Lui: hai finito?
(non ci posso fare niente ma sono questi toni così, come se lui fosse il capo supremo che mi fanno sciogliere –sono una malata di mente, lo so n.d.r.).

 

Finisce che nemmeno ci salutiamo.

 

Ah mi sono scorda la frase premonitrice!

Passo indietro, brevissimo.

In una di queste conversazioni (fb, mail, telefono. Non mi ricordo quale precisamente) lui mi aveva detto una cosa come “sappi che ti scuserai”.

Ed io avevo pensato “sì, se lo faccio poi però mi obbligo a mangiarmi un libro intero!”.

 

Ho continuato ad odiarlo anche oggi, con più calma e meno convinzione, ovviamente. Più che altro non riuscivo a capire. Litighiamo spessissimo da quando lo conosco però facciamo pace anche più spesso. Questo perché siamo due stronzi insensibili, già detto, tendenti però, orrendamente, alla tenerezza. Di lui mi piace, oltre al modo in cui dice mai (incredibilmente) l’interesse per i dettagli, per le piccolezze. Non mi fido per niente, questo è chiaro, ma è colpa sua, non certo mia.

Il fatto che lui non abbia voluto far pace ieri (una cosa carina l’avrebbe scritta in circostanza normali) mi ha fatto pensare che forse avevo sbagliato il punto di vista su di lui, che forse lo consideravo come non è, come piaceva a me, credendo di conoscerlo.

 

Alle 20 tutte le sere telefona mia madre. Di solito quando ho deciso di farmi una doccia.

 

E stasera, nella telefonata con mia madre appunto, vengo a sapere che è arrivato un pacco per me, a casa.

“Ah!” è la mia esclamazione.

Questo perché credo di sapere benissimo il mittente e il contenuto. E già mi intristivo. Credevo fosse un ex che mi rimandava, per vendetta, un libro prestato (che non rivoglio!) e un braccialetto (che gli ho lasciato nella romanticheria dell’arrivederci).

Ero talmente certa che ho chiesto a mia madre di chi fosse il pacco giusto per fare conversazione.

Lei mi dice: “è di un certo Lui” e io che avevo smesso di pensarci fatico non poco a collegare le cose, a ricordami che avevamo parlato di un certo cd.

Io le sorprese le odio (mi proibiscono il controllo!) ma devo ammettere che è stato molto dolce. Oddio, visto che nessuno ha aperto il pacco dentro potrebbe anche esserci una bomba che si attiva al contatto con la mia pelle, ma lo escluderei.

 

Ecco, mi devo fidare di più. Assolutamente non degli altri (e meno che mai di lui, che rimane pessimo comunque eh!), ma di me. E di quanto le persone si possano anche sentire certe volte e non si debbano sempre e solo accumulare prove “pro e contro”.

 

Non cambia niente eh. Devo aspettare qualche eternità prima di frequentare ancora un altro uomo (per carità, si soffre troppo e io non faccio la martire per vocazione!) ma solo poche persone mi fregano così bene. E in questo modo così interessante soprattutto.

 

Avendo saputo del pacchetto gli ho mandato un messaggio che recita più o meno così: “ma quanto sei dolce?! Scusami e grazie. Non ho ancora visto il pacco col cd ma mia madre mi ha detto “è di un certo Lui”. Grazie!”

 

Eh, mi sono scusata.

E adesso che libro mi mangio?

19 aprile 2011
594 Riso indigesto

Gli alimenti mi imbrogliano, le capacità che credevo avere si nascondono e mi sono fatta la doccia dopo aver passato il giorno a pulire il bagno.

Mi spiego? Manca la logica, qualsiasi logica.

Due notti fa ho avuto un incubo spaventoso: mangiavo una pizza margherita.

Ora, chiunque riesca a cogliere cosa ci sia di spaventoso a mangiare una pizza margherita è pregato di comunicarmelo. Nel sogno ero disperata. E’ questo che mi preoccupa, arriva un livello in cui l’esagerazione diventa ossessione. E io sono brava a estremizzare le esagerazioni.

 

Come la storia del riso. Qualcuno già la conosce, da facebook, ma io la devo ripetere perché continuo a non capacitarmene e forse a non spiegarla bene.

Ieri sera la mia cena è seguita da un momento di isterismo profondo tendente al suicidio. Precisamente quando ho voluto approfondire la questione riso cotto/riso crudo.

Potrei sembrarvi pazza vi avverto e con gravi disturbi mentali, invece, sono solo una precisina esagerata che quando decide una cosa la fa esigendo una perfezione impossibile.

 

Partiamo col dire che ieri sera ho mangiato 80g di riso. Lesso ovviamente. Ora, 100g di riso cotto hanno 100 calorie, mentre 100g di riso crudo hanno 320 calorie. Io ho fatto il ragionamento che spero tutti tendiamo a fare naturalmente. E dico “ragionamento che tutti tendiamo a fare naturalmente” solo perché non voglio dire che sono stupida, infinitamente stupida. Quindi io ho pensato: “perché mai uno dovrebbe voler mangiarlo crudo?” e poi ho pensato che la differenza calorica derivasse dalla perdita di amido o di qualsiasi altra sostanza nel riso lesso. Proprio per niente.

L’unica cosa che dovevo pensare e che non ho pensato è relativa al peso degli alimenti. E non ci ho pensato per un semplice motivo: sembrava uguale!

Ho pensato cioè che 100g di riso sono 100g di riso. Che io lo peso, come tutti gli alimenti, crudo ma lo mangio ovviamente cotto. Non ho pensato che se 100 calorie si riferisce al riso cotto anche i 100g si riferiscono al riso cotto. E non ho pensato che 100g di riso crudo diventano 320g di riso cotto. Ora, 100g di riso crudo, abbiamo detto, hanno 320 calorie, cioè le stesse calorie che hanno 320g di riso cotto.

Sto iniziando a far confusione anche io. Quello che voglio dire è che mangiando 80g (pesato crudo) di riso che poi ho cotto non ho mangiato 80g di riso cotto e conseguentemente non ho mangiato le 80 calorie che avevo stimato io.

 

Un alimento ha deciso sul mio corpo, è questo che mi scoccia particolarmente.

 

Glissiamo su tutto quello che è accaduto dopo la consapevolezza. Ma non mi sono accecata all’Edipo. Conoscere non è sempre un bene, costa ed è anche faticoso; e se ci avessi pensato due settimane fa oggi non vi starei parlando di riso, di calorie e di cose crude e cotte.

Perché tutta questa smania di sapere sempre tutto?

E’ vero che il fatto di saperlo ora mi dà la possibilità di non commettere mai più quell’errore (di mangiare il riso n.d.r.) però è anche vero che una serata di isterismi me la sarei risparmiata volentieri.

Distrutta dall’aver scoperto che il riso non ha lo stesso peso crudo e cotto, se lo raccontassi si rischierebbe di non crederci.

 

Ma veniamo alle capacità esaurite. Credevo, ieri, di essere soddisfatta della mia famosa (anzi noiosa) tesina su Nietzsche e invece, leggendo oggi quella del poveraccio prima di me, ho scoperto che o sono molto intelligente, e quindi io ho capito tutto e gli altri niente, oppure sono molto stupida e ho passato mesi a leggere non avendo capito niente di niente. Vi devo rispiegare la storia del riso o lo capite da voi perché propendo per la seconda?

In più mi sono accorta che ho scritto un’introduzione che definire idiota è un complimento. Ho scritto cose che mi potevo risparmiare, non una ma quindici volte. Inoltre, perché come già detto tendo alla precisione esasperata (e fallisco, e quindi mi odio –c’è uno psichiatra qui?) l’ho consegnata, come chiesto dalla prof. prima, e così lei avrà modo di spulciarsela e di leggervi tutta la mia idiozia. L’avessi portata giovedì sarebbe stato diverso. E lei non ne terrà nemmeno conto.

 

Io, che non ho l’intelligenza, avrei dovuto avere almeno un po’ di furbizia: il mondo fa schifo.

 

In ultimo ho passato metà mattinata a cercare un parcheggio sotto casa e non ho trovato niente di niente. Quindi ho parcheggiato nel supermercato (non si fa, ma ho perso il conto delle cose che faccio e non dovrei fare ) sono andata a lezione pensando di spostarla dopo.

Glisserò elegantemente su tutte le figure epiche che ho pensato di vedere nel supermercato e passerò a quando sono tornata per spostarla e ho fatto otto giri del quartiere per trovare un posto. E il posto l’ho trovato molto lontano e per di più vicino a un istituto superiore. Questo mi conduce a pensa che riprenderò la macchina solo di notte: avere contatti con quegli studenti equivale a un rischio e fare manovre (per me) davanti a quegli studenti equivale a una specie di morte sociale.

 

Penso sempre più spesso ai cattolici che mi hanno invitata alle riunioni del venerdì sera. Ma aspetto dopo pasqua, non vorrei sacrificassero gli atei come nuovi agnelli.

18 aprile 2011
593 Post a ostacolo (il gioco consiste nell'evitare le idiozie)

Ho inventato una nuova pausa dallo studio che si chiama pausa smalto.

Perché è tutto il pomeriggio (tolte due pause caffè, una pranzo e una barretta fitness, no, stavolta era kellogg’s –e c’è chi dice che non sono equilibrata in questo periodo) che sbatto istericamente sui tasti della tastiera del pc credendo di mettere in fila parole che poi combinate magicamente mi daranno una bellissima e articolata tesina per il corso di storia dell’etica.

 

Bè, circa è finita devo dire. Mi manca la fase rileggere e correggere uno e la fase rileggere e correggere due. Io aggiungerei anche rileggere e correggere fase 4 e 5, ma ho finito il tempo.

Ma domani, rileggendola, mi renderò conto che ho sbagliato tutto, dall’inizio alla fine, scriverò qualche frasetta isterica su fb e solo dopo un paio d’ore ne inizierò una nuova salvando il salvabile del vecchio documento. E in extremis, come sempre, stamperò senza rileggere.

Per quanto mi conosco, mi annoio a morte.

 

Passato giovedì sarò una donna felice.

Queste frasi brevi mi fanno sempre cadere nei doppi errori.

Uno non sarò una donna perché le donne sono soggetti altri da me e due non sarò felice perché non sono geneticamente portata per una simile condizione.

Sarò me stessa nel suo essere pessima ma più sollevata.

 

Per non lasciare niente all’immaginazione volevo farvi capire il perché del mio essere pessima. Se ci fosse bisogno di dettagli aggiuntivi rispetto ai soliti, intendo.

Scrivendo la tesina, ho pensato che conoscevo qualcuno che mi avrebbe chiesto di leggerla. Cioè, lui non solo si sarebbe sorbito 8 pagine di idiozie in fila indiana, ma me lo avrebbe anche chiesto spontaneamente, anzi, avrebbe insistito per farlo. Una roba da Moccia e film horror insieme.

Il mio essere pessima, notando quindi questo estremo sentore di essere improvvisamente soli, che capita solo a chi stupidamente si è lasciato tenere in una specie di campana, si è leggermente incupito. Ma è bastato ricordare tutti i motivi per cui è meglio uscire dalle campane di vetro (che ci auto-creiamo) così come è meglio uscire dalle caverne platoniche (anche se dubito troveremo mai le “idee”).

E poi, sempre perché sono pessima, ho pensato alla forza dell’autoconvincimento. Se uno pensa di provare un sentimento e se ne autoconvince quel sentimento finisce per esserci veramente. E pure per essere forte, se ti leggi 8 pagine di nulla “per amore”!

E chi sono io per giudicare un sentimento altrui? Un nessuno quasi ulissico. Io sono quella che legge “culetto” nei commenti lasciati a una cerebrolesa e sono quella che da quel commento fa due conti. Mi avesse riempita di parolacce, avrei capito, ci avesse provato con chiunque avrei capito, ma spazzare via tutto quello che c’era di buono tra noi così, la stima e l’affetto subito dopo, facendo l'orrido con lei, con cui sa tutto il trascorso, tutte le mie fissazioni, mi sembra assurdo. Cioè, fatico a spiegarvelo. Poniamo che voi riveliate a una persona che stimate la vostra massima antipatia per una persona e che anche lui rida di quella pochezza con voi. E poniamo che il giorno dopo ve lo troviate a flirtare con lei. A me passa la voglia anche di salvarlo giocando la carta della rabbia, francamente.

O forse io non li capisco i sentimenti, ma preferisco se il risultato è quello.

Facciamo un esempio dimostrativo.

Attualmente sono molto arrabbiata, fingiamo, con una persona a cui voglio però un grande bene. E non per la mia rabbia, che ultimamente tocca altezze incredibili, io lo distruggo, moralmente insomma. Perché credo ci sia qualcosa di più importante del mio sentimento per lui, del suo ricambiarlo o meno, eccetera, mi lega a lui dell’affetto che non dismetto perché lui, che ne so, si innamora di un’altra: il suo sentimento per me influisce solo sul mio umore, non su quello che lui è per me.

Ma come ho detto io i sentimenti non li capisco: ma mi sono spiegata?

 

La cosa più intelligente che ho fatto questo finesettimana, oltre la pausa smalto, è stato, mentre una montagna di pentole cadevano, rovinosamente, al suolo, metterci un piede sotto pensando, non  si sa per l’intervento di quale divinità, di fermare la caduta. E no, la caduta delle pentole verso il suolo non si è improvvisamente fermata cambiando poi direzione in una specie di moviola all’indietro, ma si sono infrante, e tutte, sul mio scalzo piede.

Una lady non bestemmia, non dice parolacce e sorride al dolore fisico, come non fosse successo. Mi pare chiaro che il mio nick sta oramai, incredibilmente, venendo meno.

Concludo con la foto dei mezzi usati per "tesinare" (neologismo che non esce dalla mia mente). Notare i due pc (che indicano il doppio impegno, almeno tecnico) e tutti i libri (che indicano tutta la cultura, in essi rimasta, ovviamente).

 

16 marzo 2011
581 La ragazza del karaoke

Sabato sera (ed io non esco di sabato sera perché sono una strafica in tiro, è stato un caso) io e tante altre persone (di ogni età possibile ed immaginabile –esclusa la msdc perché è stronza, lei lo sa) abbiamo partecipato a una serata assurda. Mia zia, da cui ho preso un po’ di non-sanità mentale, ha deciso di fare una prova in un ristorante non suo esportando karaoke. Quindi mi ha obbligata a invitare quanta più gente possibile. Ha obbligato l’altra mia zia e rispettivo compagno (siamo una di quelle famiglie assurde, ma meravigliose) a portare tutto l’impianto per il karaoke.

Fatto sta che ci siamo trovati in questo ristorante a cantare e congelare (faceva freddo).

 

Appena arrivata mia zia che sembra non voler capire che sono felicemente zitella mi comunica che mi deve assolutamente presentare un ragazzo che lavora lì (nipote dei proprietari, pare).

“Gli ho già detto che gli presenterò la mia nipotina più bella”

Fermi tutti.

Io sono L’UNICA “nipotina”.

Cosa significa essere la più bella tra nessun altro? Lasciamo perdere.

Fatto sta che partiamo molto male.

Sempre per la solita teoria: fai credere il peggio possibile, in modo da non deludere, al massimo da scoraggiare.

 

La cosa ovvia, massimamente ovvia, è che non si deve far pensare a una cozza come uno strudel.

La mia solita metafora animale (sulle cozze) e diventata metafora culinaria.

 

Fatto sta che conosco questa povera vittima sacrificale di mia zia.

Occhiali e capelli scuri. Non mi ricordo gli occhi. Se dietro gli occhiali ha anche gli occhi più scuri possibili allora parliamo del mio tipo ideale (ma poi, queste sono banalità, conosco soggetti che rispondo a questa descrizione e che mi creano conati di vomito solo a pensarli –la gentilezza è la mia prima qualità).

Mentre lo guardo penso che lui lavora lì e che sarà obbligatoriamente gentile e che mi dispiace mia zia non riesca a capire che uno così, a una come me, non se la filerebbe mai.

Mia zia, dopo le presentazioni comunica: “sai Marica, anche lui è un lettore …audace!”

Per audace mia zia intende che lui (ma chi altro?) si presta a letture tradizionali, un pochino impegnate. Io fingo di non capire e sorridendo, per spezzare un po’ quell’irritante televendita di doti (che non ho) che mia zia fa gratis, dico a lui: “ah, ti dai alle letture osè? Il porno porta grandi soddisfazioni!”

 

Mentre lo dico capisco che non ci sono tante probabilità che qualcuno capisca la mia battuta (faccio battute pessime, lo so). Invece, contro ogni probabilità, lui sorride e mi risponde che sì, in effetti in quel senso è parecchio “audace”. Mi dice anche che però al porno vero non è mai arrivato. Ha letto al massimo De Sade. Io gli chiedo, fingendo una conoscenza che non ho (se non di titoli) cosa abbia letto di De Sade e lui mi risponde le 120 giornate di Sodoma.

Non l’ho letto, ma fingo come peggio si può fingere. Ho letto qualcos’altro e so che non varia così tanto il tema.

 

Passa la serata. Ceniamo. Cantiamo. Io canto. Poco. Ma canto.

Alla fine della serata, dismesso il ruolo da cameriere, lui torna a scambiare due chiacchiere mentre io e Ce (c’era anche Ce, che invece è carina) ce la ridiamo per via di performance canore scandenti.

Parliamo. Io e questo tipo con gli occhiali parliamo. Particolarmente di niente. Lui mi dice di amare molto Dostoevskij.

Presa dall’euforia arriva mia zia, che è una donna espansiva (ecco, questo punto ci allontana parecchio), lo abbraccia (con fare materno) e lo bacia sulla guancia.

Il malcapitato è diventato rosso ed ha dovuto allentare la cravatta perché credo soffocasse.

E’ stato molto carino, tenero oserei.

 

Poi la serata è finita e ce ne siamo andati tutti a casa.

Fino a stamattina non ho pensato al ragazzo, figuriamoci, poi ho ricevuto uno strano messaggio su facebook. E dopo aver pensato che fosse un altro sfigato a cui ho smesso di dare amicizia ho letto un messaggio che mi ha (e qui c’è compiacimento ammettiamolo) fatto piacere. Un messaggio breve che diceva circa così: “ciao, sei tu la ragazza del karaoke?”

 

Siccome non ha ancora risposto al mio “sì, e se ho capito bene tu sei il ragazzo dalle letture audaci!” (quando cerco di essere gentile sono piatta e inutile!) potrebbe anche volerci aggiungere degli insulti. Ma uno che mi cerca per insultarmi è comunque da post.

 

Cercherò di non fargli pesare, nella nostra amicizia virtuale, che quella sera gli ho chiesto un’insalata verde scondita e me l’ha portata con tanto olio da poterci nuotare, anche se sono cose che mi lego alle dita.

10 febbraio 2011
566 Estratti conto

Le azioni si dividono in due categorie (e in tutte le altre ovviamente) quelle che andrebbero fatte e quelle che andrebbero fatte ma non facciamo.

 

Per esempio chiudere i rapporti con qualcuno che non ci piace.

 

E dovremmo farlo sul serio, ma tante volte non lo facciamo.

Non saprei dire il perché.

Paura che la scelta sia troppo definitiva da sopportare?

Paura che poi il rapporto chiuso ci serva?

Paura delle conseguenze.

 

Già, perché i rapporti servono, anche solo perché ci è impossibile stare lontani dall’altra persona, ma servono sempre, in primo luogo, a noi. Quelli che dicono “se non mi ami me ne vado” non lo fanno, come sostengono perché pensano che l’altro, quello che non ama, dovrebbe essere felice con un’altra, lo fanno perché a loro serve un rapporto totale. E nei rapporti è sempre, inesorabilmente, compreso il giudizio. Se non giudicassimo l’altra persona non avremmo un’opinione di lui/lei e non avremmo motivo per avere un rapporto (di qualsiasi natura esso sia) con lei/lui.

Ma sto divagando.

 

Quando decidiamo di non chiudere quello che andrebbe chiuso dimentichiamo che ci sono le conseguenze di aver mantenuto quel rapporto. Non solo le fini hanno conseguenze irrecuperabili, anche le continuazioni. Ci sembra, ma è un’illusione, che per finire ci sia sempre tempo mentre non si può continuare qualcosa se l’hai finita ieri. Ma è un’illusione appunto. Ci sono continui che se continuati (perdonate l’assenza di sinonimi) fanno più fatica a essere fermarti poi. E ci sono anche fini che poi hanno nuovi inizi.

 

La fine delle cose è una parte non opinabile, non trascurabile. Forse a volte è rimandabile. Ma arriverà quella chiamata per la quale non otterrai l’esonero.

Finisce l’amore, finisce il più strabiliante degli orgasmi, finisce anche la vita.

E finisce anche il caffè, certe volte.

 

Ci ingoiamo i fanculo perché ci sembra di dover essere superiori, ce li ingoiamo perché ci sembra che così abbiamo una sorta di potere, di controllo, sulle cose.

Ci ingoiamo i fanculo e facciamo bene, ma certi li lasciamo solo scivolare nell’esofago sapendo che non sono così esili da mandare più giù ma nemmeno tanto grossi da ostruire tutto. Rimangono lì e pensi sempre di sputarli fuori, ma poi lasci perdere perché ti hanno convinta che essere superiori sia meglio.

 

Essere superiori non significa nulla in realtà, è solo un luogo comune che ci hanno insegnato a ripetere.

Sì è persone non superiori, ma migliori (in un confronto con un altro se stesso) se non si odia veramente non se si sopprimono gli insulti.

Si è persone migliori se senza cadere nella bassezza dell’odio si decide di troncare la roba vecchia e di aspettare la nuova. Aspettarla consapevoli che potrebbe non arrivare. Questa è la chiave, la differenza tra troncare i vecchi rapporti malati o semplicemente sostituirli. E la seconda è più che altro una bassezza.

 

Sostituire i rapporti è appunto “l’altra possibilità”, è la possibilità di inscenare la vita. Di contare la felicità, i figli e le tragedie, di sistemare tutto come su un palcoscenico aspettando che gli altri guardino.

Non è questione di costruirsi una apparente felicità, non so se mi capite, è questione di costruirsi una vita intera, piangere, ridere, soffrire non tanto per gli eventi, tanto per riempirsi la vita.

 

Riempirsi la vita.

E’ un’espressione piena di tanti problemi.

Riempirsi la vita.

E' la cosa che meno mi riesce al mondo.

 

Non darò giustificazioni a questo post, non dirò “l’ho scritto perché”, o “pensavo a”, o robe del genere. Semplicemente pensavo scrivendo. E forse, ma non me lo dite, questa è una giustificazione.

1 febbraio 2011
562 [parole, parole, parole] Gennaio

Ho rotto.

E potete dirmelo, farmelo dire da interposte persone, organizzare coretti e manifestazioni.

E sto rompendo anche su fb, lo faccio presente qui per le varie ed eventuali bocche aperte.

 

Attualmente ho due problemi principali. Le miei extension sono arrivata al capolinea e devo trovare un modo per eliminarle. Modo che non comporti la totale rapazione cutanea (non si dice così, io lo so, ma cercavo l’umorismo).

Due il mio esame del ventidue febbraio suona da impossibile.

“Per cogliere il senso di questa compresenza di onnipervasività reticolare ed estrema fragilità della società mondo bisogna tenere a mente il retroterra teorico”

Se l’esame fosse solo su questa frase avrei delle possibilità, essendo su 700 pagine di frasi così ne ho molto meno.

 

L’altro mese comunque vi siete salvati perché non ne avevo la più pallida voglia, questo mese, in mancanza di altri deliri, ne ho un pizzico di più.

Ecco le parole con cui voi approdate qui, infiocchettate per l’occasione.

 

L’argomento più cercato è quello che si aggira sui rapporti uomo-donna. Ed è quando leggi certe domande che hanno portato al tuo blog che capisci di aver scritto solo roba per gente con la maturità sentimentale di 15 immaturi. E volendo puoi fare promesse per il futuro, ma io non le farò.

 

Nella posizione primaria c’è chi cerca di cavarsela usando la matematica: “x sconvolgere una donna”. A voi trovare l’incognita.

 

Altri cercano di buttarla sul generale: quello ke le ragazze cercano nei ragazzi. Notare la costruzione che sembra dire "tanto io il problema non ce l'ho. Io il sesso lo faccio quanto e quando mi pare!"

  

Se un ragazzo ti dice che sei bella, non lo diventi veramente se non lo sei. Ma non ti buttare dal balcone, definire la bellezza è una cosa complicata.

 

C’è chi spera di ottenere qualche garanzia approcciando via internet: quando un ragazzo inizia a parlarti su facebook…

E le ottiene veramente perché la tipa può stare certa che prima o poi quella conversazione finirà.

 

Poi troviamo:

qualcosa da fare alla propria ragazza per renderla felice. Se la metti così non sono io che voglio parlare di sesso, ma tu.

 

piaci ad un ragazzo che fa vedere il contrario o anche gli piaci e ti tratta male perché?

Tranquille, lo abbiamo pensato tutte. Prima di capire che no, non gli piaci.

 

mia moglie chatta in fb ed io non lo so. Scusa e allora la prima parte della frase da dove viene?

 

i ragazzi impazziscono per il sorriso delle ragazze.

Lo sai che esiste Ken tvb? Ecco, gli registri queste belle frasette e lui te le ripete ogni volta che vuoi, senza che ti fai tanti film.

 

In esclusiva questo mese c’è anche chi tenta di gestire rapporti impossibili: “facebook non dire ti voglio bene”. Io personalmente credo tu possa stare tranquilla, non credo facebook parli. Almeno per ora.

 

Cosa vuol dire se un ragazzo ti fissa. Che hai della verdura tra i denti.

No, quello è se fissa me.

 

Cosa vuol dire se un ragazzo ti parla delle ex. No lo so proprio, dovremmo consultare qualche cioè di turno.

 

Cose belle da fare per una ragazza. Cinque milioni di euro non sono male, ditelo a Silvio.

 

Quanto costa annusare i piedi ad una prostituta. La giusta conclusione sui rapporti: il sesso a pagamento è la soluzione.

 

Poi passiamo più strettamente al sesso. Diciamo una sottocategoria nella categoria.

Cose strane da fare con una ragazza. Sicuramente le alternative sono tra naso-naso o il solletico.

Cose eccitanti da fare con una ragazza. Basta non ne posso più di quelli che lo cercano su internet. Meno uomini più donne nella mia vita sessuale.

Cose da fare con una donna nuda davanti. Sto sperando che questo cercasse un racconto porno.

Cose da fare in macchina ad una ragazza. Troppi “viaggi di nozze”.

 

Spazio Santanché:

Santanché labbra;

Santanché tette;

Santanché gambe;

Santanché piedi;

uccidere la Santanché.

Solo l’ultimo ha capito come conciliare gli elementi. Voto dieci.

 

Sconnessi e vari, perché rinuncio a capirci qualcosa.

 

Voltaire scelse la felicità perché fa bene. Si dica lo stesso della cocaina.

 

Vagine bagniate guardare gratis. Se ci aggiungi “e con i soldi risparmiati mi pago un insegnate di italiano” potrebbe funzionare meglio.

 

Un calzino annusato sara scazzi. I nuovi sviluppi ad Avetrana.

 

Solo cose per facebook. Quando si dice la selezione.

 

Sirius Black le persone che ti vogliono bene. Contatemi presente.

 

Spiegazione del film benvenuti al sud. Eppure non mi sembrava ci volesse chissà che genio.

Spanking uomini. A me non piace.

 

Sabina bellina due secondi fa- commenta-mi piace- condividi sabina bellina buongiorno vergini e non!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mi spiace, sarebbe meglio tu parlassi di questi problemi con il personale competente.

 

Titoli originali sulla felicità. Ah, e cerchi di copiarli su internet? Originalissimo sistema direi.

 

Quello che ti aspetti dal pazzo…citazione filosofica. Rischio di non capire.

 

Sadomaso spine tortura sesso. Con le spine non ho mai sentito nulla. Uhm, la mia email è sempre quella in alto.

 

Platone dice michiate. A volte, come tutti.

 

Qualcosa che mi fai ridere. Ti rendi conto di quanti sbagli ci sono su quel “fai”?

 

Ragazza stupida. Faccio nomi il nome? Ultimamente ho voglia di insultarla direttamente su fb!

 

Parole dei vestiti con le doppie. Ed è il secondo mese che qualcono cerca una roba del genere. Ma perché?

 

“Mi puzzano i piedi”. Ecco, feticisti, vi passo l’invito appena arrivato.

 

Le persone sono che soffrono il solletico sono le più sensibili. Per quanto riguarda le ascelle.

 

Le ragazze parlano della pecorina. Anche Trilussa.

 

Io sono facebook. Finalmente vieni tu da me e non il contrario. Incredibile!

 

LadyMarica maggio 2009. Non so cosa cercavano, decisamente non l’hanno trovato, maggio è un mese pacifico.

 

LadyMarika. Questo no, vi prego, faccio qualsiasi cosa.

 

I segni che usano emo e truzzi per parlare su fb. Ah, non sapevo ci fosse una così chiara differenza io parlo indistintamente di ignoranti.

 

I ragazzi sono più sensibili delle ragazze. Ragazzi eterosessuali. Meglio specificare sennò non viene bene lo stereotipo.

 

Figging età vittoriana. Oltre a Wilde. Certo che avevano proprio tutto in quei tempi!

 

Gigi D’alessio fa le commedie da cafone che poi da i calci dentro la finestra gratis. Quello che mi dispiace di più è che si arrivi al mio blog digitando Gigi D’alessio.

 

Ecco perché i ragazzi mentono e le ragazze si truccano. Stiamo aspettando tutti.

 

Donne di valore per facebook. Sono lusingata cerchiate la mia immagine in così tanti.

 

Come uccidermi. Morire senza dolore non è troppo possibile, inizia a pensarci.

 

Cosa fare con una fidanzata annoiata. Poveraccio questo!

 

Come fare ad invaghire una raga? Ah-oh, continuamo così che annamo forti (spero si dica così).

 

Argomento da fare con una ragazza su fb. Figurati, la conversazione non serve. Con questi splendidi verbi chi può resistere?

 

Donna disturbata psicologicamente. D’accordo, mi avete trovata.

 

Vince il concorso questo mese lo studente modello, quello che ha cercato “probabilità di superare un esame con una penna blu o nera”. Questo blog soffre, è evidente.

27 gennaio 2011
560 [facebook] Donne ricordabili

Su fb, tanto per fare qualcosa di nuovo, gira un giochetto. Anche carino.

Dopo i giorni in cui tutti erano cartoni animati e quello in cui tutti erano artisti attualmente penso possiate notare che tutti sono donne. Tante donne diverse e per la maggior parte, io vedo, in bianco e nero.

E’ un avvenimento voluto per ricordare grandi donne del passato e per sottolineare come la figura emergente dalla cronaca politica di oggi non rappresenti nulla, meno che mai le donne.

 

Se scegliere un cartone animato o un artista è stato abbastanza semplice, scegliere una donna è stato parecchio più complicato. Forse sono semplicemente meno informata sulle figure femminili di rilievo, forse nascondo una sorta di maschilismo latente, scegliete voi.

 

Il fatto è che a me la categoria donne per come essa stessa si comporta (e non solo per come viene dipinta) non piace.

Perché la colpa dell’immagine che viene trasmessa (stampata o televisiva) delle donne è, sì dei giornali e delle tv che seguono una certa politica, ma è anche delle stesse donne.

Ruby, per fare un esempio banale, non è una vittima della stampa.

Le donne che si prestano a certi giochi, quelle che vogliono far carriera facile (Signora Minetti grazie per essersi offerta volontaria come esempio!), quelle interessate ai soldi, quelle oche e intramontabili sono tutte responsabili dell’immagine femminile compromessa.

 

Immagine femminile compromessa o semplicemente più reale?

Se la maggioranza fosse questa?

Laddove non c’è il voler arrivare facile, la facilità di mostrarsi, io trovo una sconfinata idiozia.

Sarò cattiva, ma la banalità e il qualunquismo investono il 60% delle donne che conosco. Forse qualcosa in più.

 

Non so se mi spiego bene.

Io vedo, attualmente, la categoria generale (ma generalizzando si sbaglia sempre -sottolineo che non parlo di "tutte le donne che conosco, figuriamci, qualcuna la sposerei per quanto mi piace!) donne schiacciata da due parti che non mi piacciono per niente: quella delle ragazze giovani che vogliono arrivare senza impegnarsi ma con le gambe ad apertura facile (e a giurisprudenza ne vedevo di ogni, vabbe’) o quelle dalla rigida morale, reflusso cattolico, che mancano completamente di originalità, spessore, interesse.

 

Mi dispiace dirlo ma negli “uomini” io non vedo questo rigido schieramento. Gli imbecilli ci sono in ogni dove, nessuno lo mette in dubbio, io parlo di una maggioranza di quello che vedo (che nel mondo è più o meno catalogabile come nulla, ma questo blog, sfortunatamente per voi, è mio).

 

Non sto certamente facendo una campagna a favore di chi lascia passare sempre e solo una determinata immagine della donna e sono assolutamente convinta che il “cercare donne da stimare”  e metterle come immagine profilo sia una scelta intelligente e di valore, però bisogna ammettere e sottolineare che se le donne danno sempre una stessa immagine (per quanto schifo possa fare la tv, la società e tutto, le c.d. Ruby non sono costrette) perché in realtà sono quell’immagine.

 

Facciamo un passo in un’altra direzione.

Vogliamo parlare dei rapporti tra donne?

Amore-tesoro, e poi hai un coltello conficcato in una spalla.

E sempre e solo donne fanno queste cose, questi giochetti ipocriti, tra loro.

E’ più facile trovare due donne (intelligenti) che litigano per idiozie che due uomini (sempre intelligenti).

Ed è un altro motivo per cui la categoria donne (sempre con le dovute eccezioni, ripeto) non mi piace.

 

E ovviamente c’è poi il tassello amore. Caratteristica peculiare delle donne di oggi (che sacrificherebbero anche il cervello) e di ieri.

Donne promettenti, rivoluzionarie, intelligenti si sono messe ai margini di un fornello perché “amavano”.

Certo, possiamo parlare dell’influenza che la società maschilista esercitava, ed esercita, ma non possiamo dimenticare che anche donne “libere dal matrimonio” hanno rinunciato a tutto in nome di un presunto amore. Di presunti figli. Di presunte età biologiche.

 

Non ho nulla contro chi ama, ma quando sento storie di donne che hanno perso il senno, la carriera e la grandezza per un non-amore mi si contorce lo stomaco.

A ritrovarlo dico.

 

Sono tutti punti, seppur accentuati dalla società, dai contesti storici e politici, che esistono e vanno sottolineati affinché le donne intelligente (ed esistono!) ci pensino.

 

Ci sono donne che hanno rappresentato dignitosamente la categoria femminile, secondo me sono meno degli uomini (uccidetemi pure a colpi di pietre), ma ci sono. Per fare qualche esempio io personalmente citerei Emily Dickinson, Anna Politoskaia, Sabina Spielrein, Gianna Nannini, George Eliot. E ce ne sono tante altre.

 

Io, personalmente, ho scelto di essere (su fb, ovviamente) Hannah Arendt. Filosofa, ebrea di nascita, tedesca, naturalizzata usa, sperando di sottolineare, nella ricorrenza dell’apertura dei cancelli di Aushwitz, il riferimento alla giornata della memoria.

 

La Arendt, filosofa politica soprattutto, non è certo stata immune dal problema degli amori impossibili. Si innamorò e frequentò segretamente, guarda tu che caso, il suo professore di filosofia Heidegger (un filosofo teoretico con abbastanza chiare tendenze al nazismo). Non dimenticò mai l’amore per questo anche dopo aver preso coscienza delle sue tendenze politiche tanto che testimoniò al processo, tenutosi contro di lui, in suo favore.

La sua filosofia però non ne venne influenzata e mai in modo decisivo e questo secondo me la rende una grande donna, una che ha saputo amare fino a soffrirne ma che è anche riuscita a discostarsi dal sentimento a vantaggio della cultura e di un pensiero filosofico chiaro.

 

C’è differenza tra amare e lasciarsi lacerare dall’ossessione nevrotica. Un’infinita differenza.

 

Con Hannah Arendt oltre a ricordare una grande persona voglio anche sottolineare come io non stia dicendo che la categoria femminile dovrebbe alienarsi dai sentimenti, mettere i pantaloni, fare l’uomo e sparare al nemico, anzi, io credo che le donne sbaglino proprio in questo voler essere “come l’uomo”. Non possono essere come l’uomo essendo donne, è evidente. Ma non ce n'è alcun bisogno. L'aspirare a diventare come è semplicemente quello che ancora ci portiamo di una posizione "inferiore". Non esiste una posizione inferiore e una superiore, esistono uomo e donna, due esseri umani diversi, che devono rimanere diversi (altrimenti dove sarebbe il bello?) ma con uguali diritti, doveri, possibilità, opportunità e valore.  In una parola, cose diverse ma allo stesso livello.

24 gennaio 2011
558 Un po' di male

Vi assicuro, in premessa, che ridere del mio comportamento non mi farà migliorare.

 

Io sono seriamente convinta che una collana, cioè ferro (boh, bigiotteria scarsa) montanto alla bella e meglio, mi porti sfortuna.

E l’idea che qualcosa ci porti fortuna o sfortuna è tanto irrazionale (e criticabile) come quella di pensare che dio ci salverà o non ci salverà. Anzi, forse pure peggio.

E’ una collana che ho comprato tanti anni fa, nera, con una croce e un cuore.

Ovvio che porti sfortuna, è pure un’offesa all’estetica!

Non serve che io la indossi o cose del genere, mi basta toccarla.

Spostarla soltanto ultimamente e le cose più tremende si abbattono su di me.

“Più tremende” in senso abbastanza figurato, ovviamente.

Non ho tanti esempi ma vi assicuro che è una situazione non sostenibile con quella collana. Ho deciso di prendere e buttarla, di solito la riciclerei per i regali dell’ultimo secondo (visto che non l’ho mai nemmeno messa convinta della sfiga che mi avrebbe portato) ma non c’è nessuno che io odi così tanto.

Anche perché se poi uno odia qualcuno non fa regali.

Almeno questo nel funzionamento classico delle cose (ma non sono un’esperta di rapporti umani però) poi si possono cambiare le combinazioni e le posizioni.

 

Sabato sono uscita con una ragazza che non vedevo da un anno.

Una compagna di giurisprudenza, rimasta a voler far l’avvocato, che ho continuato a sentire grazie a facebook.

La prima cosa che mi ha chiesto è stata: “ma me la spieghi la litigata su facebook?”.

Ed io mi sono stupita perché è vero che se non vuoi far leggere le cose trovi un modo per non farlo, ma da una ragazza che su facebook pare non esserci mai non mi aspettavo una lettura tanto attenta.

 

Così ho maturato l’idea che forse le persone ci leggono, ci guardano e ci vivono più di quello che ci aspetteremmo, direttamente o no che sia la cosa.

Rimane da stabilire se noi dovremmo correre a specificare di noi o lasciar fare loro quello che vogliono.

Io solitamente specifico ma non sono certa che sia poi la scelta così giusta. Infondo si potrebbe sostenere la pirandellica “la verità è una questione di chi guarda” e quindi parlare di percezioni, ma credo si arriverebbe anche troppo in fretta a un qualche tipo di stupido relativismo.

In realtà io parlo male del relativismo per cerca di allontanarmelo ma è una posizione che mi affascina non poco. E’ sostanzialmente l’idea che tutto sia sempre relativo: a chi guarda, a come lo guarda, a perché lo guarda.

 

Dobbiamo, se vogliamo sostenere questa posizione, ignorare i problemi logici che scaturiscono da: “se tutto è relativo allora anche l’idea che tutto è relativo è relativa e quindi senza un preciso livello di validità”.

Non c’è modo di uscire da questo problema di autoreferenzialità, se non provando a sostenere che “tutto è relativo” è una frase con un livello diverso da “i cani sono meglio dei gatti” perché una parla di fatti l’altra di proposizioni sui fatti. Quindi la seconda, quella sui fatti è relativa a chi la pronuncia, mentre la prima parla solo della natura della seconda.

Sono troppo contorta?

 

Il relativismo porta anche a problemi etici non indifferenti: come si può sostenere che male o bene, torto o ragione, verità o falsità siano sostanzialmente la stessa cosa, due immagini di una stessa medaglia?

Il fatto che però il relativismo porti a problemi etici non credo basti a decretarlo infondato o falso.

L’idea che a me piacerebbe avere, ma che forse non ho, è che il male e il bene non siano mai relativi e che anzi ci siano diritti umani evidenti tanto quanto gli assiomi matematici, cioè senza possibilità di essere messi in discussione. E’ un’idea bellissima, ma quanto reale?

Se ci fossero questi “diritti evidenti” forse nel corso della storia non assisteremmo sempre a guerre, massacri, omicidi (quando ci va bene), prevaricazioni ecc.

Se fossero tanto evidenti persino il vaticano riuscirebbe a capire che non si possono discriminare le persone a seconda dei gusti sessuali, tanto per dirne una.

 

Io, dal canto mio, credo che gli uomini nascano malvagi, cattivi, desiderosi di comandare, di fare dio e vedano un bene tutto loro e che solo con la cultura (e per cultura non intendo solo libri o studio, intendo esperienze di vita, età ecc), la legge (sì, una sostanziale imposizione della "bontà": sono una persona triste?) e, forse, un certo tipo di religione (ma la religione come strumento di potere fa sempre più male che bene. E quando non fa male basa tutto sulla paura o su istinti primari come il voler rivedere i morti, voler vivere per sempre o cose del genere) tutto questo si può attenuare. Forse può anche scomparire ma è cosa rara.

 

Il malvagio che c’è in noi tende sempre ad avere la meglio e questo è un fatto che personalmente mi preoccupa. Perché mi chiedo sempre fin dove arrivi, o potrebbe arrivare, il mio livello.

 

Non esiste qualcuno di interamente buono, e soprattutto non gratuitamente (qual è il prezzo?).

 

Giorni fa un uomo che io reputavo (o reputo) bravo mi ha raccontato di quando in Romania torturava gatti per divertimento. E’ un uomo piacevole, pieno di rispetto e di attenzioni, eppure ha fatto cose per le quali io non guarderei in faccia un essere umano.

Questo non dimostra nulla ovviamente, ma io sono convinta che se avesse avuto più possibilità di cultura (libri e studio -è brutta metterla così, ma non saprei come altro dire) avrebbe trovato repellente simili attività e oggi non lo considererebbe un racconto divertente. Non so come descrivervelo bene, potrei parlare della sua sensibilità, del suo senso del dovere ecc però non posso non sottolineare che nel buono si nascondeva il “malvagio”.

E ripeto è un “malvagio” comune a tutti, secondo me, più o meno affievolito, diversamente espresso, ma comune a tutti.

 

Certo, però poi ci sono eccezioni a simili regole generali che non possono valere così rigidamente per individui singoli. Eppure un qualche fondo di verità io ce lo vedo intuitivamente.

 

Dopo  aver dichiarato di avere una collana maledetta che mi porta sfiga non posso pensare di avere una qualche credibilità, lo capisco bene.

Buonanotte corte.

14 gennaio 2011
550 Punti solidali

Io direi di fare qualche punto della situazione.

Non perché sia importante, ma perché presumo che quando non si riesca ad andare avanti (ed io e questo blog continuiamo la nostra guerra fredda a colpi di indolenza) ci si debba almeno fermare e guardare indietro. Volendo ci si può non fermare e si può continuare a camminare girando il collo in quella sensualissima e molto femminile versione dell’esorcista: rotazione di metà collo e mento verticale sulla schiena.

 

Cercavo un’immagine ma scrivendo “esorcista gira collo” è venuto fuori un pene che la metà si chiama Siffredi.

 

Preparo un esame con quattro giorni, due libri e molta poca voglia.

Si chiama disastro o tragedia.

In realtà avrei fatto un programma e basterebbe seguirlo per uscirne vittoriosi o almeno incolumi. Rimane da trovare qualcuno con la voglia di seguirlo. E non guardate me.

 

Questo dettaglio, dell’esame, mi colloca anche abbastanza geograficamente e mi dà l’occasione di dire che: vivo da sola da circa quattro giorni consecutivi. In effetti smetterò di farlo domani sera e ricomincerò a farlo domenica sera, portando i panni sporchi a casa di mamma e prendendo quelli puliti. Il ché equivale a dire che vivo da sola con i mezzi di qualcun altro.

Sì, è molto comodo.

 

Fatico persino a pensare di lavare la macchinetta del caffè. Per non parlare di bicchierini e cucchiaini. Sono arrivata a comprare di plastica gli uni e gli altri.

 

Non riesco a non parlarvi del mio essere (seppur lievemente) preoccupata per la gioia che provo a stare da sola. A parte il silenzio, di cui io sono una veneratrice e la non puzza di sigarette o cucinato (altri argomenti su cui scoccio parecchio) io proprio amo non dover parlare.

Non dover spiegare a nessuno niente di quello che deciderò o non deciderò per il semplice o l’anteriore futuro.

 

Io amo non essere chiamata, soprattutto dalle scale: “Maricaaa”.

E poi la risposta che non sentiranno, e poi il dover lasciar perdere quello che stai facendo per scendere a dargliela, e poi, e poi.

E poi gli altri eccetera di tutte le conversazioni su piani.

 

Nella solitudine c’è un ritmo mio, di cui non credo potrei stancarmi. E faccio fatica a capire come si possa “temere la solitudine”, cioè non che non capisca la posizione, ma non riesco a immaginarmi come sia.

 

Qualcuno una volta mi ha detto che il punto è nella differenza tra “il sapere di poterla dissolvere volendo e il sapere di doverci convivere per sempre anche non volendo”.

 

Sarà pure un post un po’ senza coda (ma con il capo) sarà pure un punto un po’ sommario ma a me scriverlo è scivolato dalle dita. E tanto, attualmente, mi basta.

7 gennaio 2011
547 Salamina
Una notte d'amore è un post scritto in meno (semi-cit.)
 
Intanto che vi sedete cerco la ripresa dal punto che non ho messo.
E' che non scrivi oggi, non scrivi domani, alla fine ti dimentichi di quello che stavi dicendo, fosse anche niente.
O di come lo stavi dicendo, fosse anche male.
 
Fingiamo che il punto fosse alla fine dell'anno scorso, ovvero a pochi giorni fa, almeno occupo qualche riga con "l'anno è iniziato".
 
Quindi l'anno è iniziato insolito e, nonostante un po' di tristezza immotivata mi si sia seduta sul cuscino attualmente, anche piuttosto decentemente. Intanto non ho vomitato la cena e questo, ultimamente, è un glorioso passo avanti. Non mi sono fatta di cannabis come avrei voluto, ma poco importa. In mezzo c'è stata anche Salerno: bella e ancora illuminata, mentre finge che Natale non sia arrivato. 
 
Il vicino di casa, sempre a Salerno, invece, ha proprio smarrito il senno: ha una badante che non riconosce una sera sì e l'altra anche e la sbatte fuori di casa una sera sì e un'altra anche. E' facile quindi trovare la poverina a congelare sulle scale in attesa che il vecchio si decida ad aprirle. Quel che è assurdo è che ieri il vecchietto si nascondeva per sorprenderla mentre saliva le scale per bussargli di nuovo. Alla fine (di quella sera almeno!) è arrivato il nipote che ha convinto il vecchio a tener la badante "solo per questa notte".
E "solo per quella notte" si ripete da anni.
 
Salamina, il titolo, è venuto fuori pensando alla maratona di ultimi avvenimenti che mi si catapultano addosso. Tanto per sottolineare che la mia testa viaggia per canali tutti suoi. 
 
Niente, ho finito.
O, io preferisco, non ho ancora iniziato veramente.
 
E questo è un post di merda, salvando il titolo a cui sono affezionata (ho preso un dieci a un compito di storia, o robe del genere!) però per avere qualcosa di meglio bisogna lasciar passare il finesettimana.
Anche se non specificherò di quale anno (msdc docet).
30 agosto 2010
472 In notturna, venerdì

Non prendere decisioni quando sei arrabbiata e non promettere nulla quando sei felice.

 

                  

 

Io non so chi lo abbia detto ma è sostanzialmente il riassunto di parecchi rapporti umani.

Ai miei bisognerebbe aggiungere “e non scriverci post”, ma per linee guida, mi associo.

 

La smetto. Parlo sempre di me in questo blog, è intollerabile.

 

Oddio, anche quest’altro argomento parla di me, ma infondo il blog è mio, che volete?

 

Una conversazione, su msn precisamente.

Venerdì notte, tra mezzanotte e mezza e le tre.

 

In effetti, per andare su msn, è un orario insolito anche per me, però se un’amica mi dice di dovermi far vedere una cosa ecco, io non posso non farmi verde (disponibile cioè).

 

Lei è particolarissima, cosa che sott’intende la stranezza: carina, intelligente, mediamente dolce.

Non dico di più.

 

Posso dire di averla conosciuta felicemente fidanzata, forse più che felicemente.

Mi raccontava però, in confidenza, che provava delle strane emozioni (non per forza positive) con un ex ragazzo problematico, ma che aveva deciso che se anche per pura passione avrebbe preferito l’ex per passione, raziocinio e scelta preferiva il fidanzato. Mi diceva che c’è differenza tra amare qualcuno e solo desiderare qualcun altro.

 

Io francamente non la so questa differenza: non ho mai amato qualcuno che non desiderassi. Cioè, perché per me desiderare significa, in quel momento, amare.

Poi, se domattina me lo ricorderò o meno è tutta un’altra questione.

 

Io, sapete del mio menefreghismo per i rapporti convenzionali, le dicevo di non farsi limitare l’esistenza, le dicevo che sarebbe stato meglio essere sempre leali (si legga single) però se hai i piedi ammollo in una vasca (si legga se sei fidanzato/o) e ti capita una piscina azzurra (un/una bellissimo/a ragazzo/a) puoi farci un salto e negare anche l’evidenza.

Lei sorrideva, ascoltava e mi ringraziava, ma ha sempre scelto il fidanzato.

Ed io avevo capito che forse lei era fatta per la coppia ed era tutto a posto.

 

Stasera mi scrive dicendomi che mi deve parlare, poi appunto, ci scriviamo su msn.

Mi parla del suo rapporto con il fidanzato, del fatto che non ci sono più le stesse emozioni di prima.

In breve, vengo a sapere che quest’etate ha conosciuto un ragazzo e…”ho fatto quello che mi ha sempre consigliato Marica”  mi dice.

Mi prende un colpo: sono responsabile delle cacchiate che dico?

Sembra di sì.

 

In breve lei ha tradito il fidanzato con un bellissimo (a giudicare dalla foto) ragazzo estivo e, sempre in breve,  è stata l’esperienza sessuale più travolgente della sua vita.

 

“Fino ad oggi” ho aggiunto io anche a lei.

 

Io non riesco a dire cose che non penso.

E anche se il consiglio giusto sarebbe stato: “adesso pensa a quello che vuoi e scegli con chi vuoi stare dei due”, io ho detto una cosa fatalmente sbagliata.

Le ho detto che la vita è piena di queste emozioni, di questa passione sessuale, mordi e fuggi, di questi baci rubati e che anche se con il tipo estivo non ci sarà futuro troverà sicuramente altri tipi estivi nel futuro. E sempre diversi. E sempre di più.

Le ho detto di liberarsi delle cose vecchie senza pensarci un secondo.

 

Consiglio sbagliato, ma vero. Almeno per me. O una parte di me, come preferite voi.

 

Insomma non contenta di aver incoraggiato il tradimento in tempi passati, ho anche consigliato alla ragazza di troncare il tipo che sembra morirà di dolore per lei: ho una cattiveria senza limiti, e non me ne sto vantando.

 

Ho quindi, per un momento, immaginato che le parole che diciamo possono aver quasi influenza, non sempre positivamente, non sempre negativamente. Magari lei ha visto le cose da un’altra prospettiva e le è piaciuto di più (e che senso ha la vita se non seguire il piacere?) oppure un giorno mi odierà per il consiglio che le ho dato.

 

Ma è stata una folgorazione di un attimo, in seguito ho fatto due calcoli e sono arrivata alla conclusione che infondo ha dato solo un anno di esclusiva, e che se ce la mette tutta può facilmente recuperare il tempo perso.

Semplicissimo lavoro di gambe.

23 giugno 2010
439 La saffica isola di Lesbo

Premessa: ho scritto questo post in un impeto, un po’ di ore fa.

Capite il periodo, ma non giustificatemi.

Sono una debole, ma me la farò pagare.

 

L’ho scritto, il post, non destinandolo alla pubblicazione (eh, io scrivo pure solo per me certe volte) poi però ci ho ripensato.

 

Precisiamo che l’ho scritto senza pensare troppo razionalmente, senza farmi domande, senza destinarlo al “sociale, utile, ribelle”.

E’ una debolezza mia.

E’ personale.

Molto.

 

L’ho scritto in un momento (momento= che passa!) di tristezza, di pioggia, di particolare senso di vuoto.

L’ho scritto proprio come lo sentivo, senza infiorettature.

 

Fate piano e prendetelo per quello che è.

 

(se volete lo ripeto che è personale: non lo avrò detto poche volte?)

____________ 

 

Una biondina passa sempre davanti casa mia.

Porta a spasso un cane e a me sembra simile a un dio.

No, questo lo dice Saffo.

 

E’ curioso: con la pioggia, il sole o il cielo beatamente estivo la biondina (23anni al massimo) passa sempre.

Solitamente la vedo uscendo per andare a lavoro, verso le due e trenta, ma certe volte la incontro di mattina e altre volte di sera.

Solo una volta al giorno, mai due, sempre in orari diversi.

 

Un giorno e quello dopo.

Senza domenica o lunedì.

 

Domenica mi sembra, senza nemmeno accorgermene, l'ho salutata.

 

Quindi, da domenica ci salutiamo: lei mi guarda con i suoi occhini celestini e mi fa il sorriso più bello del mondo.

E una ragazza particolare, io non posso far a meno di provare affetto per lei, senza nemmeno conoscerla.

Tra noi c’è una naturalità che io non ho mai sentito prima.

Sembra che quel suo sorriso trasmetta un po’ di arcobaleno.

 

Non l’ho salutata con “intelletto” domenica, l’ho salutata spinta dal caso più assoluto.

Oggi, quando l’ho incontrata (alle 17, come se sapesse che non lavoravo) mi sono chiesta se lei si ricordasse di me.

L’ho guardata e l’ho trovata lì a fissarmi, sorridendo col suo sorriso solito.

 

Sembra un angelo.

Quando la vedo mi sento meglio.

Mi vergogno quasi a dirlo in questi termini.

 

Io che non abbasso lo sguardo con nessuno, con lei mi sento strana.

Non è bella da velina, certamente.

E’ angelica, dolce in un sorriso meravigliosamente delicato.

Ha i capelli ricci, biondi.

 

Quando dico “sembra un angelo” non dico solo un’assurdità (e la dico!), intendo dire che ha il misticismo dell’angelo, veramente.

 

Certe volte la immagino che lascia andare il cane e viene a baciarmi.

Non io bacio lei, lei bacia me.

 

Sacro e profano, lo so.

 

Vi devo precisazioni sessuali?

Io non sono eterosessuale, né omosessuale, né tantomeno bisessuale.

Io penso che l’eros racchiuda una sua propria dimensione, e che sia inutile incanalarlo.

 

In generale sono attratta dagli uomini, però mi accorgo di essere, con questi, portata ad un certo tipo di rapporto, sempre, circa lo stesso.

(Ci sono eccezioni, soprattutto quando è questione di "mente".)

 

La biondina di cui non conosco proprio nulla mi dice tante cose: non solo, forse, attrazione fisica, ma soprattutto mi trasporta in un senso smodato di tenerezza, di gioia di guardarla.

 

Io so che in questo periodo c’è in me il costante desiderio di un segnale, di un “ci sono, non me ne sono andato davvero(perché mi manca e tanto e non è giusto, ecco, io dovevo dirgli ancora tante cose, dovevo fare con lui ancora tante cose, dovevamo litigare ancora tante volte, dovevo dimostrargli ancora tante cose).

 

 

Però so anche benissimo dove sta il confine tra il mio essere umana e la mia capacità critica e anche se certe volte mi lascio invadere dalla prima, poi alla seconda riesco sempre a tornare, anche costringendomici con la forza.

 

 

..Uhm, ma la biondina sorridente?

Devo parlarle, il cane mi sembra un ottimo Galeotto (cit.).

15 giugno 2010
433 Azzurrità

Mauro è sempre Mauro.

Anche quando entra quasi alla fine, anche se non fa goal, anche se non gioca proprio da splendido-splendente.

Mauro è Mauro.

Ed anche se non è bravo (io non lo so, di calcio non ne capisco nulla, ma ascolto i pareri) è bello.

Ed essere belli è meglio.

Senza termini di paragone, è meglio in generale.

Ma Mauro, spesse volte, è anche Camoranesi.

Soprattutto per coloro i quali non riconoscono la sua ineguagliabile bellezza ed hanno bisogno di precisazioni.

 

Quello mondiale è l’unico calcio che non mi fa orrore.

Sarà una mia poetica visione, ma vedo meno sporco e più sport rispetto al calcio penisolare.

E quindi i mondiali li guardo.

Anche perché, sarò sentimentale, ma quando in un ristorante, per le strade, in una vietta o a cena, invece dell’indifferenza, delle liti o del solito procedere c’è un applauso, un inno, un sorriso, un’esultanza io mi sento contenta e l’Italia mi piace un po’ più del solito.

 

Abbiamo (anche se io non giocavo, m’includo), come sapete, pareggiato.

Resta da stabilire adesso se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto.

Come dice la mia saggia msdc (mezza specie di cugina) difficilmente un bicchiere con metà acqua può essere mezzo pieno.

Anche perché ricostruendo la storia del bicchiere è assai probabile che qualcuno c’abbia bevuto.

Quindi un bicchiere in perdita (che prima era pieno cioè) ha un valore negativo.

E, conseguentemente, non può essere che mezzo vuoto.

Per di più, bere ad un bicchiere in cui ha bevuto qualcun altro non rientra nelle cose che mi entusiasmano particolarmente.

Direi che il bicchiere non è più nè mezzo vuoto, né mezzo pieno, ma inesorabilmente e tristemente inutilizzabile.

 

Non sto delirando.

Ma lo pensano in molti.

 

Oggi pomeriggio sono uscita di nuovo con Venerdì (siccome ci sono uscita di venerdì lo chiamerò così) e su una panchina abbiamo iniziato a… parlare.

 

E sapete, mentre normalmente le persone parlano del tempo, dell’estate e dell’università (o lavoro) limonando di tanto in tanto, io mi sono messa a parlare di come le cose brevi (quelle destinate a finire –compresi, e soprattutto, i rapporti umani n.b.) siano più “vive”, emozionanti, belle, di quelle troppo lunghe (perdendo così ogni possibilità di limonare n.b.).

Le vite, per esempio.

Le cose sarebbero così importanti se fossimo eterni?

I fiori sarebbero così belli se non appassissero?

I libri tanto umani se non arrivassero alla conclusione?

 

Siccome eravamo in un centro commerciale, la signora seduta dal lato opposto mi ha guardato come un’aliena, mentre Venerdì che tentava di spiegarmi, senza possibilità di convincermi, che certe cose devono essere per sempre, e proprio per quello sono belle, non l’ha nemmeno notata continuando nel discorso e fornendo alla signora altre prove sulla nostra irrecuperabilità.

 

C’era un’allusione al nostro rapporto?

Mi sono chiesta ore ed ore più tardi, dopo il cinese, la partita e qualche bacio.

No.

Ho deciso io, anche per lui.

 

Domani lavoro, santi numi inimicolli (adattamento da Iliade).

14 giugno 2010
432 (S)coppia

La verità è che sono cattiva.

Ma meglio cattiva che stupida.

(e ricominciamo con i meglio che)

 

Strana stagione l’estate, vedo tante di quelle coppie, che avrei giurato eterne, lasciarsi.

E mi faccio quattro risate.

Mica per cattiveria assoluta (anche!), ma perché lo scrivono ovunque.

Ed io li trovo ridicoli.

Massimamente ridicoli.

 

E il bello è che lo pubblicano, immediatamente, appena successo, sulla bacheca di facebook come se scriverlo lì rendesse la cosa “seria”.

Poi, seguono a queste pubblicazioni dozzine di link idioti, strappalacrime e tutti rivolti al lui che non li vedrà mai.

Nella maggior parte dei casi, la coppia si rappacifica in poco tempo.

E si fa grande festa.

Su facebook.

 

Per poi rifare tutto da capo, ovviamente.

 

E, soprattutto, tanto per far rimanere la cosa privata.

 

Poi, qualcuno dice pure: “non ne parliamo”.

Tesoro mio, se non volevi parlarne forse dovevi evitare di pubblicarlo come notizia del giorno tredici volte consecutive per essere certa che anche l’ultimo uomo avesse capito!

 

Ultimo uomo, magari.

Se da fidanzate le vedevo provarci come invasate con alcuni "amici", adesso, tempo due giorni lavorativi, e se li mangeranno vivi.

A me non interessa minimamente (disse quella che non voleva ammettere nulla).

Dico sul serio.

 

Devo anche confessare, che forse, non volontariamente, vi ho mentito.

Anzi, lasciato intendere.

Vi ho lasciato intendere che quello di venerdì sera fosse un primo appuntamento.

Non lo era.

 

Facciamo così e traiamo insegnamenti dal fumo (attivo).

Io accendo la sigaretta.

Faccio tre tiri, poi mi passa la voglia e la butto.

Dopo tre minuti, magari, mi ritorna la voglia e ne riaccendo una nuova.

 

Io faccio così un po’ con tutto.

Mi stufo presto.

Quindi difficilmente dalla mia bocca potrebbero uscire parola come fidanzato, ragazzo, amore, sempre, mai.

Io non credo alle definizioni.

Le cose evolvono continuamente e possono avere aspetti differenti a seconda della prospettiva.

 

I rapporti umani sono destinati a trasformarsi.

La trasformazione implica cambiamento repentino e certe volte è più “instintivo” troncare il rapporto che vederlo cambiare tanto. Meno “faticoso”.

 

Per esempio con gli ex io solitamente vorrei mantenere ottimi rapporti d’amicizia.

Risulta complicato (per loro soprattutto) ma è comunque difficile che io scelga di cancellare totalmente qualcuno.

Solo per un tradimento.

Non fisico, ovviamente.

 

Odio l’idea di “appartenersi”.

Le persone non sono proprietà, io non sono di nessuno.

Non passo di mano in mano.

 

Eh, la devo dire, forse è un po’ troppo conosciuta.

“Alle anime superficiali occorrono anni per liberarsi di un’emozione”.

A me dai 5 ai 10 minuti.

 

Un giorno forse avrò voglia di dire “mio” a qualcosa/qualcuno.

Ma è “un giorno forse" molto lontano e molto ipotetico.

 

Sono stata breve.

Perché non ho dettegli piccanti, forse solo uno.

Ieri (perché dopo venerdì abbiamo replicato sabato e domenica) abbiamo giocato a rubabandiera: è stata una delle cose più sexy che io abbia mai fatto.

Rubabandiera non è solo un gioco di “correre”, occorrono i riflessi e la conoscenza dell’avversario.

Se conosci gli sguardi, i movimenti, le finte il gioco è più facile.

E soprattutto si basa, rubabandiera, sul guardarsi.

 

Tutto quel rincorrersi, quelle occhiate sospette, quel toccarsi per “acchiappare”, rendevano il gioco provocante senza malizia esplicita.

 

Sono stanca morta, mi sto addormentando scrivendo.

Spero che non faccia questo effetto anche a leggerlo il posto.

Vado a dormire, per il momento ottima settimana miei cari.


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permalink | inviato da LadyMarica il 14/6/2010 alle 1:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
17 dicembre 2009
321 [facebook] Le cose che le ragazze non sanno sui ragazzi

Dopo "le 21 cose per far felice una ragazza", ora su facebook spuntano "le 34 cose che le ragazze non sanno dei ragazzi".

(La sessuologia, ahimè nè è totalmente esclusa!)
Procediamo.

1. I ragazzi sono più sensibili di quanto pensi, se ti amano ad un certo punto, gli ci vorrà molto più tempo di quello che credi per lasciarti andare, e gli fa male ogni secondo che ci provano.
(in questo caso non c'entra la sensibilità ma l'incapacità di tenersi quello che si vuole -oltre che una chiara incapacità nella costruzione logica di una frase.)

2. I ragazzi possono flirtare in giro per tutto il giorno, ma prima di andare a dormire pensano sempre alla ragazza della quale gli importa veramente.
(e questo potrebbe bastare a un'ipotetica cenerentola, ma non a una donna con il senso dell'intelligenza)

3. I ragazzi impazziscono per il sorriso di una ragazza.
(anch'io impazzisco per il sorriso di Johnny Depp, ma questo non mi rende nè una brava persona nè una "compagna" perfetta)

4. I ragazzi farebbero qualsiasi cosa per farsi notare da te.
(o da un'altra)

5. I ragazzi odiano quando parli dei tuoi ex-ragazzi o ex-interessi amorosi. A meno che non stiano usando la tecnica "Lascia che si sfoghi con te per poi farle capire quanto sei dolce e meraviglioso".
(ok, questa è la prova che la pazza che ha scritto queste righe oltre ad avere problemi comportamentali -perché parlare dei tuoi ex ad un ragazzo? ha anche un fidanzato fesso -io da parecchio l'avrei lasciata)

6. Il ragazzo a cui piaci vorrebbe essere l'unico ragazzo con cui parli.
(questa è vera, verissima...ma non per questo meno idiota. Io vorrei essere l'unica donna al mondo. Gusti!)

7. I fidanzati hanno bisogno di essere rassicurati spesso di essere ancora amati.
(i fidanzati hanno bisogno di parlare meno e fare più sesso)

8. I ragazzi sono più sensibili di quello che vogliono che gli altri pensino.
(anche io sono più sensibile di un mocassino. Perché non mi crede nessuno?)

9. Inviare ad un ragazzo un messaggio tipo: "Sai cosa?..uh, non fa nulla.." lo farà arrivare ad una conclusione lontana da quello che pensavi tu. Crederà di aver fatto qualcosa di sbagliato e si ossessionerà nel dubbio cercando di capire cosa.
(questo perché gli uomini capiscono molto poco e quello che hanno capito, lo hanno capito male)

10. Le ragazze sono il punto debole dei ragazzi.
(questa frase potrebbe non esistere e avremmo detto la stessa cosa)

11. I ragazzi sono aperti riguardo loro stessi.
(sì, è nei confronti delle ragazze che non lo sono)

12. Se un ragazzo ti parla dei suoi problemi ha solo bisogno di qualcuno che lo ascolti. Non c'è bisogno che tu gli dia consigli.
(questo cos'è? Un consiglio a tacere?)

13. Un'azione solita che dimostra che piaci ad un ragazzo è che ti prenda in giro.
(eccola qua! Questa è tipica. Deriva da uno sciocco modo di pensare in base al quale se "uno ti tratta male allora gli piaci". Ecco perché le donne non si rassegnano mai quando un ragazzo non "se le fila": sono assolutamente convinte che sia una dimostrazione di interesse. Voglio dire una cosa geniale: il disinteresse non è interesse, ma disinteresse!)

14. I ragazzi ti amano di più di quanto tu ami loro, se prendono seriamente la vostra relazione.
(sessista ed ipocrita. Già l'amore è di dubbia esistenza, la scala amorosa è solo un'illazione)

15. I ragazzi usano parole come "figa" o "sexy" per descriverti. Raramente usano "Bella". Se un ragazzo lo fa, gli piaci davvero un mondo.
(è quando non usano niente di tutto ciò che ti devi preoccupare)

16. Non importa quanto alcuni ragazzi parlino di culi e tette, la personalità è la chiave.
(voglio sostenere di conoscere almeno una trentina di ragazzi che credono fermamente che "culi e tette" siano preferibili. Ed hanno pure ragione eh...)

17. I ragazzi si preoccupano della sottile linea che c'è tra essere compassionevoli o "zerbini"
(due cose che comunque io eviterei)

18. I ragazzi pensano TROPPO. Una piccola cosa che una ragazza fa, anche se lei non lo nota, può far pensare il ragazzo per ore, cercando di immaginare cosa potesse significare.
(in questo caso la sessista sono io, ma penso che sia tutto l'inverso: i ragazzi pensano poco e male e non s'accorgono di gesti sottili che, invece, indicano molto. Senza generalizzare, il più delle volte dico.)

19. Se un ragazzo fa qualcosa di stupido di fronte ad una ragazza, ci ripenserà incessantemente per i due giorni successivi, o fino alla prossima volta in cui incontrerà la ragazza.
(ah bè, ed io che credevo che non pensassero molto, invece hanno molto a cui pensare...)

20. Se un ragazzo sembra stranamente calmo e rilassato, probabilmente sta fingendo ed ha un casino dentro.
(l'entropia c'entra qualcosa?)

21. Quando un ragazzo dice di essere pazzo di una ragazza, lo è davvero. I ragazzi lo dicono raramente.
(a me lo dicono tutti, tutti i giorni. Okay, sto mentendo. Ma fare la stronza è meraviglioso)

22. Quando un ragazzo ti chiede di lasciarlo solo, in realtà ti sta semplicemente dicendo: "Ti prego vieni ed ascoltami".
(ma io non leggo nel pensiero!)

23. Se un ragazzo inizia a parlare seriamente, ascoltalo. Non succede così spesso, perciò quando succede, sai che è successo qualcosa.
(credo sia meglio ascoltare seriamente cazzate. La serietà è disdicevole e noiosa.)

24. Quando un ragazzo ti dice che sei bella, non dire di non esserlo. Gli farà passare la voglia di dirtelo, perchè non vogliono che tu non sia d'accordo con loro.
(vabbe', mi viene il dubbio che l'abbia scritta un ragazzo questa nota. Chissenefrega che "non vogliono non essere d'accordo con te", avrò diritto ad esprimermi? Ma poi, i ragazzi preferiscono le donnaccie presuntuose? Io preferisco che a un complimento si minimizzi, non che si faccia sfoggio di presunzione)

25. Quando un ragazzo ti fissa per per più di un secondo, sta sicuramente pensando qualcosa.
(bè, anche quando non ti fissa, probabilmente, sta pensando qualcosa. Speriamo...)

26. Un ragazzo ha più problemi di quelli che puoi vedere tu.
(in generale vale per ogni essere umano)

27. Non essere snob. I ragazzi possono esserne intimiditi e arrendersi facilmente.
(lo snobbismo fa parte del modo di essere. Non posso evitarlo.)

28. I ragazzi parlano delle ragazze più di quanto le ragazze parlino dei ragazzi.
(le ragazze non parlano d'altro -se il sesso rientra nella categoria- perciò....)

29. I ragazzi pensano che davvero le ragazze siano strane ed abbiano comportamenti imprevedibili e siano una folle fonte di confusione, ma in qualche modo questo li rende ancora più attratti da loro.
(certo, il masochismo non è prettamente femminile, ovvio)

30. Un ragazzo darebbe la sua palla destra pur di leggere nella mente di una ragazza per un giorno.
(scommettiamo? Iscrizioni nei nei commenti)

31. Nessun ragazzo può gestire tutti i suoi problemi da solo. È solo troppo testardo per ammetterlo.
(un bravo psicologo può curare anche le creature di genere maschile infatti)

32. I ragazzi non sono tutti uguali. Solo perchè uno è idiota non vuol dire che li rappresenta tutti.
(procediamo per statistiche e sondaggi, non per campioni)

33. Anche se lo negano, tutti i ragazzi soffrono il solletico sul torace e sulle costole.
(quindi se mai ti viene la voglia di farglielo e lui s'arrabbia non prendertela più di tanto)

34. I ragazzi amano i massaggi al collo, se ti lascia non smettere di farglieli.. significa che gli piaci veramente, o che il collo gli fa veramente male.
(non ho capito nulla, puoi ripetermela lentamente?)

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



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