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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
23 gennaio 2015
Esistono

Esistono tempi che mi mancheranno per sempre, e il tempo contenuto in queste pagine è uno di quelli. Qualcuno dice che le persone come me, nostalgiche di professione, lo farebbero comunque, a prescindere dai tempi che si son passati e agli attimi contenuti in quelli.

Tante volte ho pensato di tornare e tante volte mi son chiesta perché volessi accanirmi su qualcosa che è morto di cause naturali. Nel silenzio di qualche notte son tornata comunque, in silenzio, a leggere quanto scritto e far i conti con quanto è restato. Ci sono episodi che non ricordo più e commenti di cui ricordo persino anno e giorno. C'è un momento in cui ho imparato a scrivere in italiano e ho smesso di rispondere ai commenti "un caro saluto". Pensare a "caro saluto" mi fa sorridere, era il motto che si usava tra i blogger quando, nel 2008, approdai qui. Ci sono persone: alcune, molte, le ho conosciute; con qualcuna ci ho flirtato; con qualcuna ci sto ancora flirtando. Altre le ho incrociate in posti diversi, alcuni con sorpresa, altri con meno. Mi fa felice notare che con ogni persona di questo blog, almeno importante, ho mantenuto i contatti in un modo o nell'altro. Manca solo la Silver Silvan, ma non so se insulta (carinamente però) ancora in giro.

Non so che m'è preso e perché sto scrivendo. Sarà che ieri mi è venuta nostalgia e ho pensato a come sarebbe andato tutto se avessi fatto o non fatto alcune cose. I se sono inutili per definizione, lo so, ma pensarci rimane sempre un cantuccio caldo.

Va be'.

Va tutto bene, per quanto possa andar bene la totalità insomma, e son certa che nessuno se lo stesse chiedendo, ma forse la mia lavanda sì. Che ho fatto in questi anni? Ho imparato a scrivere "va be'" pare, e poi un sacco di sesso*.

(*) no, mento, chiariamolo subito.

5 aprile 2012
Pensare all'imperfetto
Pensavi di far almeno un’altra settimana di dieta ferrea prima di Pasqua e poi un’amica ti regala tre etti di cioccolatini Lindt, come auguri. Allora capisci che per Pasqua, al massimo, puoi arrivare al peso ottimale per essere mangiata.

Pensavi che andar al cinema non avrebbe comportato impegno emotivo, il ché era praticamente un’ottima cosa.
Soprattutto se il film scelto era Biancaneve.
Il massimo che poteva capitare era innamorarsi del sorriso di Julia Roberts, ma quello capita spesso.
Invece, mentre guardi nemmeno l’inizio, ti viene in mente, chissà da quale addormentata porta del cervello, con chi hai visto Biancaneve, quello l’originale. Siccome non sei così tanto vecchia non lo hai visto con un primo fidanzato, ma con tuo padre.

Non ti ricordi mai niente, quasi nemmeno la voce, quasi nemmeno il volto, nemmeno di averlo mai visto tuo padre (anche se infondo sono passati solo due anni), o almeno fingi benissimo, e poi, chissà come ti viene in mente tutto.
Ti ricordi che era un cinema di altri tempi, affollatissimo, e lui ti teneva sulle sue spalle. E ti ricordi pure che c’era una parte che ti spaventava a morte. Quando la bella strega si trasforma in una vecchia malvagia e si imbarca per raggiungere Biancaneve. Ora, se c’era una barca o meno, quello proprio non lo sapresti dire con certezza, tu te la ricordi e siccome la paura era tua, il ricordo era tuo e pure il racconto è tuo la dai per esistente. Ti faceva paura quella voce, quelle mani, quella vecchiaia anticipata. E ti ricordi anche che però c’era lui e solo per quello niente riusciva a trapelare dallo schermo. Tu, proprio tu, che adesso guardi il peggio dell’orrore cinematografico senza riuscire in una minima emozione, meno che mai paura.
Si dice aver perso l’innocenza. O aver capito che la paura sta tutta su un altro piano.

E così ti viene voglia di guardarti l’originale. Per fortuna è spezzettato in you tube per te.

Pensavi che saresti tornata a scrivere, anzi a pubblicare, perché scrivere lo fai sempre almeno, un post allegro. Invece tutto quello che viene è una rinfusa di pensare all’imperfetto. E pure insignificante.

22 giugno 2011
619 [modi di fare i genitori] Anche i dentisti hanno un lettino

Stavo scrivendo tutto un altro genere di post. E buttiamo via intere pagine di idiozie in bella forma, okay, tanto il sudore (le dita sudano signori!) è mio.

 

Una litigata da racconto epico con mia madre, ecco cosa mi ha fatto cambiare argomento. Perché qualsiasi cosa io faccia, in qualsiasi modo e con qualsiasi risultato non basta mai e non è comunque nemmeno lontanamente paragonabile a quello che non faccio.

 

Promemoria personalissimo: nella malaugurata ipotesi avessi figli io non gli farò mai, ma mai, niente del genere.

 

Ci stavo già pensando oggi guardando i Simpson (alto momento riflessivo).

Nella scena a cui mi riferisco Homer diveva a Bart una cosa come: “non è vero che riuscirai a fare tutto quello che vuoi. Qualsiasi cosa tu sia bravo a fare ci sono almeno mille e cinquecento persone che la sanno fare meglio di te”.

 

Attenuanti generiche di morte prematura bypassate mi è venuto in mente che mi sono sentita dire una frase del genere almeno un milione di volte.

 

Continuiamo con un ricordo che la psicologia intera sarebbe molto orgogliosa di sentirmi raccontare.

Ero una ragazzina e avevo appena finito il mio primo libro, il cui titolo vi terrò nascosto fino alla mia morte. Un libricino idiota, semplice, da ragazzini appunto.

Lo lessi in una settimana. All’epoca pensai di essere stata molto brava. Mi dicevo: “duecento pagine in soli sette giorni? Incredibile!”
Allora andai da mio padre per condividere il successo e lui rispose che andava bene ma che nel mondo c'erano studiosi che leggono libri enormi in due giorni.

Forse non disse proprio così, mi ricordo solo i "due giorni” perché io non capii il senso generale del “si può migliorare” ma la pensai come “il prossimo libro lo leggerò in due giorni, così sarò brava”.

 

Aveva ragione, certo.

Lui cercava di spingere verso l’eccellenza, verso la perfezione.

Ma la perfezione non è raggiungibile e a volerla cercare sempre, continuamente, in un primeggiare continuo si rischia di perdere di vista che un otto non è un dieci ma nemmeno un 4.

Mio padre rispondeva a questo genere di frasi che se volevo essere una pesona mediocre allora potevo benissimo continuare ad accontentarmi degli otto.

 

Lo faceva perché mi migliorassi certo, mica per distruggermi, però questo continuo sentirmi dire che tanto qualcuno lo aveva già fatto o che lo avrebbe fatto meglio di me, a poco a poco, deve aver impresso una qualche forma nella mia testa.

 

Fingetevi psicanalisti che io mi sdraio sul lettino.

 

Non me lo ricordavo. Né la storia del libro, né il collegamento con certe mie fisime. Curioso come una sola frase, e sentita casualmente nei Simpson, apra certi nascondigli.

 

Mi viene in mente che io cerco sempre un modo per non essere abbastanza soddisfatta di me.

E non che non ne abbia motivo a volte eh. Però anche quando potrei essere contenta, o dirmi “brava” io mi invento (forse), consapevole o inconsapevole non lo so, cose per smontare questa soddisfazione.

 

Posso fare esempi svariatissimi.

Il mio ultimo esame. Trenta e lode. E sono stata fortunata.

Ecco, vediamo se riesco a spiegarlo. Io vorrei dirmi, da sola, “cavoli, sono stata brava!”, invece sono seriamente convinta (e mi infurio con chi non è d’accordo con me) che sia stato troppo semplice, che sia stata questione di fortuna e quasi mi sento insoddisfatta.

 

Essere insoddisfatti di un trenta e lode significa essere leggermente incontentabili.

 

Sono uscita da lì pensando “il prossimo andrà meglio”. Come se avesse senso, come se fosse possibile. Ed è l’impossibilità di quello che pretendo a farmi in svariati pezzi perché continuo a ritenermi quasi cretina ma a non poter far niente, o comunque poco, per dimostrarmi che non lo sono.

 

La msdc (mezza specie di cugina) ha sentenziato: “vabbè, la prossima volta chiediamo se puoi farlo a testa in giù”. Mi piacciono le sospensioni.

 

Oppure quando esco con qualcuno: io sono sempre convintissima che se esce con me, quando invece potrebbe uscire con altre centocinquanta persone meglio di me e che sanno uscire meglio di me (come da Simpson), è perché mi vuole fregare in qualche misura. E se proprio non trovo motivi per vedere le fregature (e li cerco bene) allora inizio a pensare che siccome frequenta me allora deve essere veramente scemo (mi scuso).

Distruggo, distruggo, distruggo.

 

Ci sono ragazzi a cui i genitori dicono bravo continuamente (povera LadyMarica, okay, questo post fa ridere, mi scuso anticipatamente), io li vedo sostenere gli esami, uno dopo l’altro, serenamente: studiano, vanno, hanno fortuna, certe volte sfortuna e tornano a casa tranquilli, consapevoli di quello che valgono o di quello che sono.

 

Io poche ore prima dell’esame mi convinco al 100% che probabilmente ho frainteso tutto quello che c’era scritto e che tutto significa la cosa opposta a quella che ho pensato io. Dal primo esame che ho fatto fino all’ultimo di venerdì sono sempre stata convinta, ma non per scaramanzia, proprio convinta, che sarei stata bocciata. Non è successo.

 

Un amico, quando gli comunico i risultati, dice che tanto l’unica a non saperlo prima sono solo io. E avrà pure ragione da vendere. Ma questo lo dico solo dopo.

 

Mi distruggo in duplice parte insomma. Mi considero cretina fino a che un esame non stabilisce per iscritto che non lo sono e poi, quando l’ha stabilito, io inizio a costruirmi motivazioni (certe volte più reali di altre –quest’ultima volta per esempio sono seria, è stata fortuna –Marica!) che mi dicano che non sono motivi validi e che sì, sono cretina.

 

Lo so che avreste preferito il racconto della litigata con mia madre, l’evolversi delle grida isteriche e il mio aver detto tutte le parolacce di cui sono capace nel giro di 30 secondi (mi pento e mi dolgo). Mi dispiace, invece vi sono toccati i ricordi ombrosi di una malata di mente che ha perso il suo posto sul lettino dell’analista.

27 aprile 2011
598 Chi se ne va che male fa

 

Io ho bisogno di puntare la situazione.

Che è l’atteggiamento di chi ha fatto, detto e non detto, troppe cose e che ora non va avanti.

Non che andare avanti sia una cosa buona necessariamente, tutt’altro. Io credo che il camminare in avanti, indietro o lo stare fermi, non siano buoni a prescindere ma a seconda dei momenti.

Insomma, se davanti a te c’è il tipo con l’ascia di Shining (ma perché li guardo certi film sapendo benissimo prima che non reggo l’adrenalina?) non vedo perché andare avanti dovrebbe essere considerata una cosa buona. Forse conviene nascondersi bene e stare fermi, altroché. Insomma, il classico momento in cui il non muoversi salva la pelle.

 

Quindi il punto del punto della situazione serve a capire se c’è un tipo con l’ascia da evitare e soprattutto se mi convenga evitarlo. Adesso si potrebbe discutere sul come potrebbe mai non convenire evitare il tipo in ascia, ma sono discussioni che finiscono in “per volare si deve rischiare di cadere” e francamente io non ci ho mai creduto e non inizierò a farlo parlando di tipi pericolosi.

Mi piace pensare che forse l’ascia non la vedi subito ma solo quando pesa oramai sul tuo collo e di essere pertanto tremendamente razionale.

 

E poi, io non devo più rischiare niente, almeno fino alla prossima vita.

Ho rischiato, malamente, e mi sono fatta del male. Grazie, mi chiamo fuori per il prossimo tour.

 

Parliamo della LadyMarica sentimentalmente agitata (bè, con i dovuti circa) che a sprazzi disordinati (da questo blog non si capisce niente o per i più svegli si capisce poco, lo so) salta fuori qua e là ultimamente: ma che è rimasto da dire?

O mi metto a raccontarvi com’era baciare quelle labbra, quanto io, che non sono propriamente una da baci prolungati, faticassi a lasciarle quelle labbra finendo nei racconti dolci e patetici che tanto mi vengono naturali in questo periodo o anche vi racconto di quanto attualmente questo essere trattata come chiunque altra, o poco meno, mi crei turbamenti. Ma non è colpa sua né del suo atteggiamento e non c’è niente che io discuta di tutto ciò: è normale, sono io che fatico ad accettarlo.

 

E’ il solito discorso, volendo generalizzare e intragerdire il tutto.

LadyMarica colpisce molto e subito. Poi ci si accorge di quella che c’è dietro questo blog, di come LadyMarica li abbia eccome i suoi scheletri nell’armadio di insana idiozia e si finisca per.

Pensatevelo da soli come si finisce, io mi sono scocciata di starci su. Sono quella dal mese e mezzo o dalle tre settimane di infatuazione, oramai me lo sono segnato sotto il "ricordati che devi morire".

 

Meno male che il pubblico di un blog si rinnova, altrimenti sarebbero cazzi amari e commenti zero per di più!

 

Stavolta, a differenza delle altre, mi piaceva sul serio, e tutto, per questo la faccio tanto lunga. E mi piace, certe volte, cadere in qualche ricordo, rileggere qualche email (con le dovute pinze, certe mi uccidono), mi sembra di vedere un vecchio film, mi sembra più vicino.

 

Tutto è iniziato mentre io pensavo di essere razionale e intelligente, di aver una serenità in me e di pensare l’uomo ideale, quello con cui si può crede di  voler avere una relazione, quello per cui la fatica non sia sprecata, inesistente. E invece è arrivato. Non dico sia l’unico uomo perfetto, per carità, non sono così cretina, però era "un inizio a mille". E gli inizi a mille sono difficili da mandar via.

 

Il fatto è che non era la vita giusta per incontrarlo.

Bè, non la mia, la mia era giusta e al momento giusto, la sua non lo era. Lui era già di un’altra vita. Era e non poteva non rimanersene in quella di vita, non avrebbe voluto, certo, ma nemmeno poteva.

Per l’ennesima volta è stato difficile accorgersi di toccare qualcosa che in realtà appartiene già ad un altro mondo, toccare qualcosa che svanisce, toccare qualcosa che se ne sta andando.

 

Tutto se ne va. E certe volte troppo velocemente. Chiedergli di fermarsi un po' di più è tanto idiota quanto naturale.

 

Sostanza che svanisce, quasi un miracolo al contrario.

 

Il primo bacio che ci siamo dati doveva dirmi già tutto. Sul portone di casa mia: io dentro, lui fuori. Divisi dalla porta aperta. L’indicazione c’era già. Lui si trovava in un mondo fuori dal mio, completamente.

Ma io non gli ho dato il peso giusto, non ho rispettato questo equilibrio vitale (parlo come una santona), non ho rispettato distanze che dovevo rispettare. No, mica me ne faccio una colpa certo, però ecco, questo senso di mancanza, oggi, è una conseguenza che mi merito.

 

Una volta, tantissimo tempo fa, lessi una frase abbastanza famosa ma che non riesco a ritrovare. La frase diceva che chi soffre per un bacio mai dato non sa quanto è fortunato, non sa quanto si soffre di più per un bacio dato e non più possibile.

Non la capivo, pensavo che fosse peggio il primo caso perché nel secondo potevi almeno aggrapparti al ricordo, alla consapevolezza di averlo comunque avuto, anche se per poco.

Ovviamente mi sbagliavo. La mancanza di un bacio non ricevuto o non dato non è nemmeno paragonabile al vuoto che un bacio dato può lasciare.

E un fiume di quei baci altro che vuoto, lasciano un deserto spaventoso e tanta paura.

 

Il lato positivo è che situazioni che mi avrebbero normalmente fatto del male, ieri, non mi hanno nemmeno toccata. Bè forse per mezzo secondo, ma niente di più.

Sono scocciante, ditelo liberamente.

8 novembre 2010
517 La Fedra

Una volta pensavo di voler riscrivere la Fedra.

Non sono brava in queste cose, dico a scrivere racconti e/o romanzi, mi impiccio e faccio troppi giri.

Comunque dicevo di quel periodo in cui mi ero fissata nello riscrivere la Fedra, opera di Euripide, riproposta, dopo di lui, da tantissimi altri autori (Seneca, Racine, d'Annunzio).

In realtà l'opera di Euripide si intitolava l'Ippolite (o Ippolito Coronato o roba simile) ma tutte le opere successive hanno messo in risalto la straordinarietà del personaggio femminile preferendolo al buon Ippolite, appunto Fedra. 

 

Io, non so perché, vedevo "lui come cattivo e lei come buona", pur essendo le cose totalemente rigirate. La trama originale, infatti, racconta della sposa dell'eroe Teseo, Fedra, che si innamora del figliastro (Ippolite, figlio di Teseo e della sua prima sposa) e quando questi non cede al suo amore si uccide dicendo di essere stata da lui violentata. Teseo ovviamente fa qualcosa tipo massacrare il figlio (con l'aiuto di un dio).

 

Io, nella mia immaginazione, immaginavo questa Fedra, seconda moglie di Teseo molto giovane, probabilmente della stessa età di Ippolite, sposata per obbligo con l'eroe vecchio. Facevo in modo che i due, Fedra e Ippolite, si innamorassero reciprocamente, ma che lui avesse troppo poco coraggio e la lasciasse sola nelle difficoltà, finché lei non si sarebbe suicidata, vendicandosi tremendamente prima.

 

Ero una romantica, ma sempre cattiva.

 

Riporto, perché ho un vuoto di post, l'unico pezzo che mi piace in tutto quello che scrissi. Precisiamo che mi piace per contenuto, lo stile andrebbe rivisto, ma lo stile va sempre rivisto.

 

Intanto nella stanza degli sposi Fedra di nuovo sistemata dalle ancelle, indossava una camicia per la notte, morbida e profumata, rosa, con le maniche piuttosto lunghe, la gonna ampia e una scollatura appena percettibile serrata da tre bottoni scuri.

Teseo la guardava dalla parte opposta della stanza, il letto li divideva, come a sottolineare la distanza che comunque li avrebbe sempre divisi. Ma a lui non interessava quanto sua moglie fosse lontana, non gli interessava che non gli fosse mai appartenuta, neanche una volta, neanche nel suo letto. Se poteva possedere almeno il suo corpo, la sua anima poteva andare lontano, poteva andare dovunque avesse voluto, doveva solo cedergli il calore del corpo, per questo ci si sposava infondo.

 

Fedra tremava sotto la sua veste spessa e chiusa, tremava all’idea che quell’uomo la guardasse, tremava solo al pensiero di respirare la sua stessa aria, figuriamoci pensare di farsi toccare da quelle mani tozze. Tremava scossa da paura e tensione: "che quell’agonia finisse, che arrivasse subito domattina!", chiese agli dei del cielo che nemmeno quella sera l'avrebbero ascoltata.

 

Teseo avanzò, non avrebbe aspettato altro tempo, non avrebbe aspettato che quella sciocca ragazzina la smettesse con i suoi capricci ridicoli, infondo era un dovere che le toccava solo una volta al mese.

Allungò una mano prendendo i capelli scuri e fini.

Lasciò che passassero fra le sue dita, poi li avvicinò al naso respirandone a fondo l’odore tenero. Fece ancora un passo spinto dal desiderio animalesco di averla.

Una lacrima cadde sulla guancia di Fedra oramai stretta dalle braccia del marito, arresa al suo destino di sposa.

 

Teseo allora l'alzò appoggiandola sul letto, le sue mani accarezzarono il corpo protetto dal  vestito spesso. Poi le dita corte e tozze sganciarono frettolosamente i bottoni, e senza farci troppo caso tolsero l'intero abito lasciandole indosso solo una fine sottana rosea. Poi, bramoso, Teseo, abbassò anche le spalline della sottana fino a scoprirle il seno destro. Lo strinse nella mano con foga, senza dolcezza e contemporaneamente sciolse l’altro dalla sottana. Le sue mani quindi passarono a cercare più infondo, mentre la sua bocca copriva di baci i seni rotondi. Si sollevò un momento solo per ammirare la ragazza in tutta la sua stupenda nudità, quindi si sfilò i pantaloni e quel che restava dei vestiti che portava.

L’atto si concluse in poco tempo, Fedra mantenne ben chiusi gli occhi desiderando di trovarsi in un altro letto e sotto altre mani, magari le mani lunghe e sottili di Ippolito, che appena prima le avevano fatto provare un brivido tanto intenso, solo scontrandosi per caso.

 

Era la prima volta che formulava così nitidamente quel pensiero che in realtà il suo cuore già aveva intuito e forse consumato nel suo delirio. Era la prima volta, penso tra se mentre Teseo, ormai staccatosi e giratosi grugniva nel sonno soddisfatto come un maiale della suo pasto, che trovava ristoro dalle mere tristezze della sua vita in un sogno.

 

Sorrise con dolcezza e chiuse gli occhi, quella notte di certo lo avrebbe sognato. 

        

Bello aver avuto così tanto tempo libero eh?

1 novembre 2010
514 Io non odio dio, figuriamoci

Scusatemi per l’assenza.

(ho capito, non ve ne frega nulla: fingete!).

Purtroppo, il fatto che l’Italia sia popolata da strani esseri viventi chiamati cattolici non aiuta per nulla l’attività di noi esseri demoniaci durante le feste di Halloween.

I sopracitati cattolici (non tutti, non tutti, vabbe’) che detestano tutto ciò che non è canonicamente stabilito, tutto ciò che fa parte di una cultura diversa (e non per questo migliore, peggiore o bla, bla, bla), tutto ciò che è leggerezza, costringono noi mostri (in realtà sarebbe più proprio streghe però sono consapevole del fatto che il termine oggi manchi molto del suo lato “orrendo” –colpa di Harry Potter?) a lunghi ed estenuanti viaggi all’estero.

 

Io non odio dio, solo perché non esiste. Odio l’invenzione di dio, che, invece, purtroppo, esiste.

 

Quindi sono dovuta partire (a cavallo di un’aspirapolvere) per lidi in cui l’idiozia generale sia, anche leggermente, più bassa. E non è stato difficile.

Più difficile invece è, di anno in anno, trovare bambine giovani (e ingenue) a cui succhiare l’anima per mantenermi giovane e brutta. Perché se di una strega dicessi bella sarebbe seriamente perdere il senso d’importante nelle cose.

 

Novembre è il mese peggiore.

Forse lo dico di tanti mesi, oltre novembre, ma non è un problema se escludiamo la coerenza.

Le foglie che cadono, il giallo e il marrone a spadroneggiare sui colori, il freddo più interno che esterno, le piscine che si chiudono fino a estate prossima e i ricordi che piombano tra un passo e l’altro nel giardino.

Certi giorni, lui, mi manca talmente che non lo so nemmeno io.

Anzi, mancare non è l’espressione giusta. Indica me più che lui (e forse è davvero così).

Certi giorni vorrei che vivesse, perché non è giusto, perché continuo a pensare, come una di quelle melodie che rimane nella testa giorni e giorni (mesi e mesi), petulante, di non conoscere nessuno che amasse tanto vivere.

E’ questo che mi fa male (metaforicamente eh, perché io in realtà non sento nulla).

Lui viveva di lunedì, alle sei di mattina, sotto la pioggia, di venerdì sera nella malinconia di un’amicizia fatta di tempo passato (perdonate i giri lunghi!), di domenica pomeriggio a casa, a sistemare la siepe.

 

Sempre vita, persino negli ultimi momenti di quell’ospedale. In quegli ultimi momenti che scaccio sempre via prima di dormire, senza grande capacità.

E a cui non voglio pensare, non ora, basta così.

Volevo solo lasciar scivolare un pensiero su mio padre, niente sentimetalisti che altrimenti vomito le caramelle che ho proverbialmente rubato ai bambini.

 

Io, di contro, comunque, detesto tutti i giorni (!), le festività inutili (come quella appena trascorsa) e soprattutto i giorni dopo le festività. Per detestare di meno questo tutto uso la piastra per capelli che mi fa sembrare il mondo migliore di quello che è, più “liscio”.

Ma niente lieto fine.

Infatti piove. E con la pioggia non c’è piastra che tenga. La piega.

(o piega che tenga la piastra?)

31 maggio 2010
423 Ufficialmente ufficio
E ad un certo punto, la bella giornta di fine maggio che tanto hai aspettato, quella con il sole, il cielo azzurro e il profumo d'estate sembra caderti pesantemente sulle spalle.
Tutto è lontano, irragiungibile, senza colore alcuno.
Qualcosaltro, invece, proprio non riesce a lasciarti perdere.
Eppure vorresti pace, dopo tanto caos.
 
Poco importa che quella sensazione, di oppressione potrei dire, non sia traducibile in parole, poco importa davvero.
E importa poco perché infondo è solo, solamente, una sensazione.
Passa, magari non oggi.
Non è reale ma soggettiva.
Il cielo rimane al suo posto anche se miliardi di ricordi inebrianti gelsomino ti piombano addosso.
 
Il gelsomino, altro fiore che adoro.
Non tanto per il colore bianco vergine dei suoi fiori, non tanto per il profumo dolcemente estivo che emana quanto più per la sua brevità.
Certe volte mi pare di intravederci una metafora di vita.
Il gelsomino è verde per gran parte dell'anno.
Solo a fine maggio, inizio giugno, quando il sole lentamente si riscalda, inizia a popolarsi di fiori bianchi.
Durano poco, pochissimo.
Forse un paio di giorni.
E di sera, quando il sole non scotta più, ed io mi affaccio alla finestra di camera mia, il profumo sembra ancora più vivo.
 
Poi, il gelsomino, smette si profumare, lentamente i fiori ingialliscono e cadono.
Non ci saranno nuovi fiorni fino all'anno prossimo.
L'attesa e la rarità fanno l'eccezionalità delle cose: nulla che duri troppo sarà mai meraviglioso.
E i fiori (non solo quelli del gelsomino) in tutto questo hanno una sorta di perfezione.
 
Il gelsomino ha poi per me un ricordo molto particolare.
Senza farla tanto lunga (e tragica): è una delle ultime cose di cui ho parlato a mio padre.
Lì, in quell'ospedale, mentre il tempo esauriva, nemmeno lentamente, i suoi respiri.
 
Mangio una mela, senza fame.

Vabbe', ma il titolo?
Capirei se l'avessi intitolato "gelsomino", ma l'ho intitolato "ufficialmente ufficio".
Già, perché oggi dopo l'esilio volontario sono tornata in questo maledetto posto.
 
Istintivamente e ragionevolemente avrei voluto prendere e strappare tutto: volantini, foto, fogli, fatture.
I quadri alle pareti, i pc, i telefoni, invece li avrei gettati a terra.
Distruggere mi avrebbe almeno dato un po' di soddisfazione?
 
Avrei voluto appiccare un fuoco punitivo, purificativo, pulito alle pareti (allitterazione?) che si sono portate via quel tempo che oggi, come mai, sento essere stato poco.
Lui lo amava questo schifo di posto, io lo odio.
 
"E' anche tuo..."
"Tuo padre avrebbe voluto..."
 
Preferirei spalare letame che guardare un'altra volta queste pareti che a me ricordano solo che la vita è vuoto, che non c'è senso, che la puoi sprecare tutta a costruire, fare, ma che poi è la cenere, solo la cenere a restare.
 
E allora Marica? Sarai tanto egoista, tanto assurda da mandare tutto a puttane? Sarai tanto egoista da non continuare quello che lui ha costruito?
 
Non riesco a non chiedermelo.
E poi il coro dei "tuo padre avrebbe voluto..." mi ossessiona.
Mio padre è morto, questa è l'unica cosa che io, personalmente, so.

Anche casa mi ricorda di lui continuamente ma in maniera diversa.
Falciare il prato, strappare le erbacce, annaffiare i fiorni adesso è un piacere: mi sembra di sentire una maggior vicinanaza (non a lui, ma almeno al ricordo).
Quella casa mi appartiene.

...niente di più diverso rispetto a questo posto fatto di tempo perso.

"Tuo padre avrebbe voluto"
Avrebbe voluto?
Eh, io l'avrei voluto ancora vivo.
Non otteniamo sempre ciò che vogliamo.

Io ho deciso di prendere un'altra strada.
Stimo molto quello che lui ha fatto, ma non mi appartine.
Non riesco a stabilire quanta legittimità ci sia in questa scelta.
Non riesco a stabilire se ci sia, in questo, una mancanza di rispetto o meno.

Da tanto non scrivevo qualcosa di così eh?
L'ho fatto ora.
Talmente spontaneo che mi è sembrato di copiare qualcosa che avevo già scritto, qualcosa che già avrei voluto (dovuto?) dire.
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE