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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
16 aprile 2013
Gioire del “bello” (che non si esaurisce certo nella dimensione estetica) credo che sia un'inclinazione umana per nulla secondaria a quella di mangiare, bere e riprodursi. Ovviamente nel mondo moderno, chissà se primariamente in quello occidentale, il bello viene comunemente confuso con la...

Il cannocchiale mi dà ai nervi ultimamente per le sue continue mancanze. Quindi questo post continua su webnode. Basta cliccare sul titolo.



25 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
21 febbraio 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

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8 ottobre 2012
Stazione Termini
Domenica pomeriggio. Libreria della stazione Termini. Quanti appuntamenti ci avrò dato? E stavolta lo hanno dato a me. Lì, tra quelle pile di libri tutto sembra più sicuro. Il piano di sotto è un orgasmo di precisione, tutti i libri sono disposti per argomenti. Religione, filosofia, cucina e botanica, erotismo, poesia e critica letteraria, fantascienza, mediciana e astrologia, informatica, fumettistica e musica. Non manca niente. Riesco anche a non sentire nessun tempo scorrere leggendo i nomi di tutti quei testi. Mi concentro sui classici filosifici perché so che quelli non mentono. Se vedendo un titolo come "il vangelo segreto di Tommaso" si può avere la malsana idea di acquistare uno scoop esclusivo, senza pensare che i segreti difficilmente escono in volumi economici edizione grande casa editrice, vedendo un titolo come il "Teeteto" (un dialogo platonico) non si ha alcun abbellimento pubblicitario, lo si compra senza sapere, se già non lo si conosce, e si è pagato dieci euro, circa, per qualcosa che non finirà mai.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Mi piace la stazione di Termini, a Roma, è un così grosso colplesso, per lo più turpe, ed ospita un così grosso assortimento di persone da assorbirmi quasi completamente. Li guardo, li penso, mi immedesimo e prendo le mie distanze.
Ci sono parecchie donne in gonna con le calze. Ottimo, penso. Giravo per Roma, in questi giorni, notando che sono l'unica, o quasi, a mettere già calze sotto la gonna. Io amo le gonne e francamente amo anche le calze. Se c'è una cosa che mi piace della mia ritrovata me è la femminilità. Però non sono una che si intende di moda quidi avevo iniziato a pensarmi ridicola, fuori stagione volendo.
C'è un senza tetto con una grossa croce al collo. Accendo la sigaretta. Fumo e penso alla croce, fumo e penso all'inutilità di dio, fumo e penso a quanto si debba essere ostinati per credere a dio e dormire sul marciapiede, fumo e penso che invece di credere avrebbe potuto.
Interrompo il pensiero sul cosa avrebbe potuto: forse non lo so, forse mi sento cattiva, quasi come quelli di destra (e io sicuro non lo sono), forse mi censuro. Fumo e vedo una ragazza avvicinarmisi. Interrompo ancora i miei pensieri per chiedermi chi sia e cosa voglia. Poi lei si appoggia solo vicino a me, io la dimentico, senza trascurare di notare la sua magrezza, e torno a guardare la mia gente. Fumo e vedo un paio di pantaloncini bianchi, altezza sedere (o bassezza?) passarmi davanti. Fumo e penso che se fossero stati poco più lunghi mi sarebbero piaciuti. Fumo e sento il calore della sigaretta che sta finendo. Mi chiedo se la butterò per terra. Mi dico che se io fossi la stazione Termini non mi piacerebbe avere così tante cicche per terra. Mi incammino verso una ceneriera poco lontana.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Sono in anticipo di un'ora, anche poco di più. L'anticipo esasperante credo che si una mia prerogativa esistenziale. Faccio un giro per quello che mi dicono chiamarsi forum. Un piccolo centro commerciale, al piano inferiore della stazione, congiunto con la metro, con negozi, a quanto ho visto oggi, sempre più in stile europeo. Mi sorprende notare i prezzi esorbitanti dei negozi, lo stile lussuoso, perfino un nuovo negozio Disegual (una marca di vestiti, la mia preferita, costosissima ma molto originale). Mi sorprende perché faccio un parallelo con la povertà stesa al piano di sopra, esorbitante, immensa, sui marciapiedi. Grandi marche e caffé con prezzi rasenti il ridicolo al piano inferiore, gente scalza e sporca al piano superiore. Se non ci fosse il piano di sopra non ci sarebbe il piano di sotto? Mi chiedo esemplificando con i piani qualcosa di troppo economico per i miei gusti. Penso e metto un piede davanti all'altro. Entro nel negozio della Disegual, ovviamente. Faccio una lista mentale di tutti gli abiti che proverei se fossi più tranquilla e avessi voglia di sconvolgermi i capelli. Non provo niente, non compro niente. Esco. Faccio ancora qualche passo e sento urla e grida. Una rissa. Do un'occhiata per la sorpresa. Due persone litigano e una calca di gente si è messa tutta in circolo per assistere. Confesso ai miei pensieri che mi interesserebbe guardare, mi interessano le reazioni e le azioni ma me lo proibisco per un moto di dissenso di fronte a quel circolo di spettatori che si aspetta gladiatori e sangue. Penso che sono conenta di aver arginato i miei istinti per una forma di coerenza con me stessa.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Mi guardo intorno con superificalità. Cosa c'era prima della stazione Termini in questo posto? Non me lo domando forse perché tanto mi risponderei con "una stazione termini più vecchia". Sarò sorpresa, due ore dopo, di scoprire che la stazione Termini, era un bagno pubblico romano. Con pavimenti in mosaici e affreschi colorati. Ai romani piacevano i colori. Non lo avrei detto. Sarò sorpresa, due ore dopo, più o meno, di guardare quei pavimenti, quello che resta degli intonaci.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Esco di nuovo a fumarmi una sigaretta. La ragazza magra è al posto in cui l'ho lasciata, ma adesso ha un accompagnatore vicino. "Ah, il tuo è arrivato. Bene, due a zero, se contiamo anche la magrezza", mentamente mi faccio la spiritosa. Fumo e penso guardando il ragazzo appoggiato vicino a me. Fumo e mi chiedo di pensare che quel ragazzo sia l'uomo che sto aspettando. Fumo e penso a se ce la farei a parlargli tranquillamente. Fumo e mi dico, convintamente, di sì. Mezz'ora più tardi non mi ricorderò quanto pensavo fosse più facile. Fumo e sento il calore della sigaretta che finisce. Mi avvicino alla cineriera e la spengo.

Sempre domenica pomeriggio, sempre stazione Termini. Costeggio la vetrata esterna della libreria, non sapendo da quale entrata devo aspettarmelo. Sono arrivata in così largo anticipo perché non mi piacerebbe che lui mi vedesse prima di me. Non è un appuntamento al buio, però non mi piacerebbe lo stesso. Io devo controllare gli sguardi, dal primo all'ultimo. Li devo, dopo contare. La costeggio tutta ma lui non c'è. Vaglio l'ipotesi di sedermi per terra e leggere il libro che ho nella borsa. Scarto l'ipotesi. Vaglio l'ipotesi di entrare di nuovo nella libreria. Scarto anche quella. Vaglio l'ipotesi di avere freddo. Questa mi piace. Mi metto il giacchetto. Vaglio l'ipotesi di avere caldo, mi levo il giacchetto. Mi piace la stazione Termini, c'è così tanta gente che nessuno sembra fare caso a quante cose strane faccio. Vorrei avere carta e penna per scrivere, non ce l'ho. Vaglio ancora l'ipotesi di entrare in libreria, per la terza volta da quando sono arrivata a Termini. Entro. E invado l'unica corsia che ancora non avevo occhieggiato: la vetrata che ho costeggiato dall'esterno. Mentre guardo i libri, insomma, terrò d'occhio anche gli arrivi. Registro un pensiero: me la fossi lasciata per ultima, quella parte, di proposito, mi congratulerei con me. E' un caso. Passeggio con due occhi all'esterno e due all'interno. Sono fortunata, altri classici, molto famosi. Passo i volumi economici Newton, passo le donne inglesi alla Austen, ringrazio di aver fatto il liceo classico e di conoscere quasi tutti i nomi, mi vanto anche da sola, arrivo ai tedeschi e mi fermo. Leggo Holderin e mi viene in mente "compresi il silenzio del cielo, le parole degli uomini non le compresi mai" ma so che è una citazione molto a ricordo. Mi fermo un attimo. Proseguo. Noto che allo scaffale successivo conosco pochi nomi. Sono francesi. Perché ignoro i francesi? Proseguo ancora e mi fermo davanti a Wilde. Non posso non fermarmici. L'ultimo titolo che ricordo è "il fantasma di Canterville", prima di sentire due due mani stritolarmi, vigorosamente, dolorosamente, piacevolmente il fianco.

So chi è. Mi volto. Occhi azzurri in occhi castani.

14 giugno 2011
615 Immunologo

Scrivere, questa è la parolina magica.

Quando ho fatto l’enorme errore di smettere di scrivere? Pubblicare, non pubblicare, piacere, non piacere, far scappare o far restare le persone, quando ho dato più importanza a questo?

 

Non che il quando sia seriamente da intendersi come una richiesta cronologica, dico quando tanto per locuzione.

 

Lo so che queste sono le cose che si raccontano gli sfigati che scrivono roba sfigata che nessuno leggerà e dicono “eh, ma la mia è arte!” (no, la mia no, l’arte deve avere una logica) o anche, peggio, “questo sono io: sono così!”.

 

Io non sono così e nemmeno non lo sono.

E’ una parte delle mie tante parti, perché siamo molteplici e mai singoli, mai individuali, altra derivazione della cristianità, unico suo modo di poterci (vi?) gestire.

Giudizio davanti a dio e colpa.

Ma la colpa esiste solo se il giudizio lo puoi dare a una cosa intera: quale dio se la sentirebbe di condannare un’anima molteplice, santa come assassina, santa come salvatrice?

Dico talmente spesso di quanto dovrei studiare che quasi mi sono convinta di averlo fatto. Direi che finito di scrivere il post ricomincio a dirlo con convinzione.

 

Odio le competizioni e mi ci metto sempre spontaneamente dentro e ovviamente sono anche l’unica a gareggiare.

Altro sintomo di masochismo o disastrosa, scocciante e tracotante voglia di primeggiare sempre e in tutto.

 

Mi ritengo molto meglio di quello che sono.

 

Pensavo di cambiare indirizzo a LadyMarica e conseguentemente nome. C'è qualcuno che vuole essere informato la notte in cui deciderò di farlo e basta? La mia email è a lato, o anche sopra. E questo non lo chiederei mai spontaneamente ma non vorrei perdermi qualche lettore affezionato. Che non ne esistano è una delle possibilità.

 

Voglio cambiare indirizzo, nome al blog e lasciar perdere le mie tracce perché questo blog ha troppo nome oramai e sotto il peso di quello perde tutta la funzionalità e la sua libera espressione.

E poi ora conosce troppe facce, troppe facce tra quelli che la leggono. E non è un male ma nemmeno un bene, è solo un perché.

Poi c’è il fatto che l’autrice di questo blog farebbe di tutto pur di non ferire quelle facce e dietro quelle facce quelle persone e dietro quelle persone quegli amici e quelle amiche.

 

Non sono “ipersensibile” come qualcuno ha voluto dire, sono solo eccessiva, sempre eccessiva, in qualsiasi cosa. Perché le cose sono sfumabili certo ma se si può avere il nero fermarsi al grigio è come minimo biasimabile. E tutto questo non è per dire “così sono e così mi dovete sopportare”. E’ per scriverlo nero su bianco e ricordarsi di farci qualcosa in un ipotetico futuro.

 

Ho incontrato due soli bloggers conosciuti su questi campi di lavanda. E li ho baciati entrambi. Uno appoggiata alla cucina di casa di mia madre in un novembre piovoso e magnifico di due anni fa e l’altro sotto casa mia, sul portone. Nessuno dei due mi è piaciuto. Ma uno dei due non mi è piaciuto solo al primo colpo.

 

Venerdì, sabato e forse pure domenica incontrerò altri bloggers,  ma stavolta penso di non baciarli. Almeno non nello stesso senso.

 

E dopo venerdì possono le cose tornare uguali?

Io da quando ho baciato quei due bloggers seriamente non li ho più considerati bloggers. Non perché sono “ipersensibile”, solo credo in alcune cose. Come nel non credere in niente per esempio.

Li leggo come persone adesso (quando li leggo) e non mi permetto la stessa sfacciataggine, lo stesso tipo di leggerezza che mi permettevo prima.

Non si può veramente pensare di conoscere una persona e mantenere lo stesso rapporto per sempre. Sto dicendo un’ovvietà. Ma l’ovvietà vale di più se sono bloggers quelli che incontri e che conosci più profondamente. Le mie libere parole smetteranno di essere libere, il mio non volto o qualunque volto avrà occhi, naso, orecchie e tutto storto tra l’altro (è una battuta).

Rinunciare a incontrarli non è possibile. E il perché non ve lo dico. Non per beccarmi altri “ipersensibile”. La voglia di abbracciarli, di riderci, di guardarli in faccia è diventata più forte della voglia di lasciarli tutti belli, sistemati, sistemabili, controllabili e ordinati nella virtualità.

 

Che sono un tantino preoccupata per l’incontro mi pare superfluo da aggiungere. Non sono “ipersensibile” è che non amo spogliarmi in pubblico e sicuramente non amo il gioco d’azzardo: quando tutto è calcolato si fanno meno male tutti.

Ma del resto come mi disse un vecchio saggio quando ci incontrammo per la prima volta (ma in webcam e se serve che io lo specifichi certo vestiti –la gradualità aiuta le isteriche) “se questo rischio ti ha suscitato anche solo metà dell’emozione che ha suscitato a me allora né è sicuramente valsa la pena”.

 

Chi sarebbe l’ipersensibile?

Io devo solo sottolinaeare a quelle parole, a quelle persone, a quelle facce, a quegli amici/amiche che incontrerò che la stessa delusione che si prova vedendo la riproduzione cinematografica di un libro amatissimo si applica anche alle persone. E forse lo sanno già ma è meglio ripeterlo spesso.

 

Non sono ipersensibile, ho solo bisogno di farmi una doccia.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



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