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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
10 aprile 2013
Roma, via del corso. Il lungo città del commercio. Un luogo aperto al traffico, coi marciapiedi stretti e sempre pienissimo di persone. Persone che comprano, persone che guardano, turisti persi, turisti sulla retta via, artisti di strada. Costellato di negozi prestigiosi e di negozi da qualunque...

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8 aprile 2013
Viaggio a picchi di nervosismo altissimi e non ci sono motivi. A parte le persone ovviamente. Mi sembra che lo squallore umano sia uscito col sole per prati e vicoletti. Che poi è la primavera vista dai cinici, probabilmente. Stamattina, mentre già mi ero inacidita avendo aperto la porta a un...

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10 marzo 2013
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27 febbraio 2013
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9 novembre 2012
Un palazzo riservato
Tutti i giorni, per spostarmi di casa, devo, quasi necessariamente, passare davanti un palazzo. Un palazzo dall'aria vecchia, sporca, trasandata e stanca. Un palazzo che ho sempre visto come, sostanzialmente, brutto. Ha l'intonaco frammentato, triste, marroncino, da rifare insomma. Almeno se lo si vede senza guardarlo. E' la sede dell'associazione di cultura omosessuale Mario Mieli. Forse ci passavo davanti con troppa distrazione, forse ho fatto prima a definirlo brutto che a guardarlo bene. Poi un amico mi ha mostrato qualcosa nell'intonaco del palazzo che non avevo notato. Da quando me l'ha mostrato, tutti i giorni, passandoci davanti io mi fermo davanti all'associazione e butto uno sguardo. Mi fermo ad osservare le persone che ci passano davanti con la sfrenata voglia di fermarli per chiedergli se hanno mai fatto caso al fatto che quell'intonaco sporco è in realtà un'opera darte. Fortunatamente poi, me ne torno a casa, senza aver trovato il coraggio di fermare nessuno. Mi sembra incredibile il non averlo notato da sola, quasi una forma di maleducazione, di leggerezza.

Quel palazzo, nemmeno a dirlo, oggi mi piace. Il suo intonaco, la sua apparenza insomma, sembra trasandata, silenziosa e malinconica e invece, semplicemente agli occhi disattenti, nasconde  la bellezza e il suo messaggio di diritto, universale, all'amore o a far sesso con chi si preferisce, scegliete la versione che preferite.








8 ottobre 2012
Stazione Termini
Domenica pomeriggio. Libreria della stazione Termini. Quanti appuntamenti ci avrò dato? E stavolta lo hanno dato a me. Lì, tra quelle pile di libri tutto sembra più sicuro. Il piano di sotto è un orgasmo di precisione, tutti i libri sono disposti per argomenti. Religione, filosofia, cucina e botanica, erotismo, poesia e critica letteraria, fantascienza, mediciana e astrologia, informatica, fumettistica e musica. Non manca niente. Riesco anche a non sentire nessun tempo scorrere leggendo i nomi di tutti quei testi. Mi concentro sui classici filosifici perché so che quelli non mentono. Se vedendo un titolo come "il vangelo segreto di Tommaso" si può avere la malsana idea di acquistare uno scoop esclusivo, senza pensare che i segreti difficilmente escono in volumi economici edizione grande casa editrice, vedendo un titolo come il "Teeteto" (un dialogo platonico) non si ha alcun abbellimento pubblicitario, lo si compra senza sapere, se già non lo si conosce, e si è pagato dieci euro, circa, per qualcosa che non finirà mai.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Mi piace la stazione di Termini, a Roma, è un così grosso colplesso, per lo più turpe, ed ospita un così grosso assortimento di persone da assorbirmi quasi completamente. Li guardo, li penso, mi immedesimo e prendo le mie distanze.
Ci sono parecchie donne in gonna con le calze. Ottimo, penso. Giravo per Roma, in questi giorni, notando che sono l'unica, o quasi, a mettere già calze sotto la gonna. Io amo le gonne e francamente amo anche le calze. Se c'è una cosa che mi piace della mia ritrovata me è la femminilità. Però non sono una che si intende di moda quidi avevo iniziato a pensarmi ridicola, fuori stagione volendo.
C'è un senza tetto con una grossa croce al collo. Accendo la sigaretta. Fumo e penso alla croce, fumo e penso all'inutilità di dio, fumo e penso a quanto si debba essere ostinati per credere a dio e dormire sul marciapiede, fumo e penso che invece di credere avrebbe potuto.
Interrompo il pensiero sul cosa avrebbe potuto: forse non lo so, forse mi sento cattiva, quasi come quelli di destra (e io sicuro non lo sono), forse mi censuro. Fumo e vedo una ragazza avvicinarmisi. Interrompo ancora i miei pensieri per chiedermi chi sia e cosa voglia. Poi lei si appoggia solo vicino a me, io la dimentico, senza trascurare di notare la sua magrezza, e torno a guardare la mia gente. Fumo e vedo un paio di pantaloncini bianchi, altezza sedere (o bassezza?) passarmi davanti. Fumo e penso che se fossero stati poco più lunghi mi sarebbero piaciuti. Fumo e sento il calore della sigaretta che sta finendo. Mi chiedo se la butterò per terra. Mi dico che se io fossi la stazione Termini non mi piacerebbe avere così tante cicche per terra. Mi incammino verso una ceneriera poco lontana.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Sono in anticipo di un'ora, anche poco di più. L'anticipo esasperante credo che si una mia prerogativa esistenziale. Faccio un giro per quello che mi dicono chiamarsi forum. Un piccolo centro commerciale, al piano inferiore della stazione, congiunto con la metro, con negozi, a quanto ho visto oggi, sempre più in stile europeo. Mi sorprende notare i prezzi esorbitanti dei negozi, lo stile lussuoso, perfino un nuovo negozio Disegual (una marca di vestiti, la mia preferita, costosissima ma molto originale). Mi sorprende perché faccio un parallelo con la povertà stesa al piano di sopra, esorbitante, immensa, sui marciapiedi. Grandi marche e caffé con prezzi rasenti il ridicolo al piano inferiore, gente scalza e sporca al piano superiore. Se non ci fosse il piano di sopra non ci sarebbe il piano di sotto? Mi chiedo esemplificando con i piani qualcosa di troppo economico per i miei gusti. Penso e metto un piede davanti all'altro. Entro nel negozio della Disegual, ovviamente. Faccio una lista mentale di tutti gli abiti che proverei se fossi più tranquilla e avessi voglia di sconvolgermi i capelli. Non provo niente, non compro niente. Esco. Faccio ancora qualche passo e sento urla e grida. Una rissa. Do un'occhiata per la sorpresa. Due persone litigano e una calca di gente si è messa tutta in circolo per assistere. Confesso ai miei pensieri che mi interesserebbe guardare, mi interessano le reazioni e le azioni ma me lo proibisco per un moto di dissenso di fronte a quel circolo di spettatori che si aspetta gladiatori e sangue. Penso che sono conenta di aver arginato i miei istinti per una forma di coerenza con me stessa.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Mi guardo intorno con superificalità. Cosa c'era prima della stazione Termini in questo posto? Non me lo domando forse perché tanto mi risponderei con "una stazione termini più vecchia". Sarò sorpresa, due ore dopo, di scoprire che la stazione Termini, era un bagno pubblico romano. Con pavimenti in mosaici e affreschi colorati. Ai romani piacevano i colori. Non lo avrei detto. Sarò sorpresa, due ore dopo, più o meno, di guardare quei pavimenti, quello che resta degli intonaci.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Esco di nuovo a fumarmi una sigaretta. La ragazza magra è al posto in cui l'ho lasciata, ma adesso ha un accompagnatore vicino. "Ah, il tuo è arrivato. Bene, due a zero, se contiamo anche la magrezza", mentamente mi faccio la spiritosa. Fumo e penso guardando il ragazzo appoggiato vicino a me. Fumo e mi chiedo di pensare che quel ragazzo sia l'uomo che sto aspettando. Fumo e penso a se ce la farei a parlargli tranquillamente. Fumo e mi dico, convintamente, di sì. Mezz'ora più tardi non mi ricorderò quanto pensavo fosse più facile. Fumo e sento il calore della sigaretta che finisce. Mi avvicino alla cineriera e la spengo.

Sempre domenica pomeriggio, sempre stazione Termini. Costeggio la vetrata esterna della libreria, non sapendo da quale entrata devo aspettarmelo. Sono arrivata in così largo anticipo perché non mi piacerebbe che lui mi vedesse prima di me. Non è un appuntamento al buio, però non mi piacerebbe lo stesso. Io devo controllare gli sguardi, dal primo all'ultimo. Li devo, dopo contare. La costeggio tutta ma lui non c'è. Vaglio l'ipotesi di sedermi per terra e leggere il libro che ho nella borsa. Scarto l'ipotesi. Vaglio l'ipotesi di entrare di nuovo nella libreria. Scarto anche quella. Vaglio l'ipotesi di avere freddo. Questa mi piace. Mi metto il giacchetto. Vaglio l'ipotesi di avere caldo, mi levo il giacchetto. Mi piace la stazione Termini, c'è così tanta gente che nessuno sembra fare caso a quante cose strane faccio. Vorrei avere carta e penna per scrivere, non ce l'ho. Vaglio ancora l'ipotesi di entrare in libreria, per la terza volta da quando sono arrivata a Termini. Entro. E invado l'unica corsia che ancora non avevo occhieggiato: la vetrata che ho costeggiato dall'esterno. Mentre guardo i libri, insomma, terrò d'occhio anche gli arrivi. Registro un pensiero: me la fossi lasciata per ultima, quella parte, di proposito, mi congratulerei con me. E' un caso. Passeggio con due occhi all'esterno e due all'interno. Sono fortunata, altri classici, molto famosi. Passo i volumi economici Newton, passo le donne inglesi alla Austen, ringrazio di aver fatto il liceo classico e di conoscere quasi tutti i nomi, mi vanto anche da sola, arrivo ai tedeschi e mi fermo. Leggo Holderin e mi viene in mente "compresi il silenzio del cielo, le parole degli uomini non le compresi mai" ma so che è una citazione molto a ricordo. Mi fermo un attimo. Proseguo. Noto che allo scaffale successivo conosco pochi nomi. Sono francesi. Perché ignoro i francesi? Proseguo ancora e mi fermo davanti a Wilde. Non posso non fermarmici. L'ultimo titolo che ricordo è "il fantasma di Canterville", prima di sentire due due mani stritolarmi, vigorosamente, dolorosamente, piacevolmente il fianco.

So chi è. Mi volto. Occhi azzurri in occhi castani.

28 agosto 2011
637 Cose che puoi lasciare e prendere solo a Salerno

Salerno conclusa.

O quasi. Manca il viaggio di ritorno che mi preoccupa non poco. Vorrei aver insistito per prendere il pullman delle 6 e 40. Ma non l’ho fatto, ovviamente. Perché io so dire di no rarissimamente. E non è nemmeno tanto il dire di no, mi basterebbe essere meno accondiscende. Lo sono, tendenzialmente, sempre. Tranne se devo tenere un punto per seccatura, ma è un’altra storia. Il mio psicologo dice che è un pregio, non un difetto, l’essere accondiscendente dico, ma credo non abbia capito la portata del mio esserlo: è un difetto quando ti calpesti per non pronunciare un no più forte.

Ed io certe volte l’ho fatto. E mica sempre si è trattato di prendere il pullman un’ora prima o un’ora dopo. Storie che non si ripeteranno, mi cascassero i capelli (per carità, per carità).

 

A Salerno ci rimarranno fondamentalmente due cose: il mio telefonino, oramai irrecuperabile, e la mia voglia di far la ragazza da spiaggia e mojito.

 

Sulla prima oltre che stendere un velo pietosissimo non posso fare. Sapevo sarebbe accaduto. L’unica cosa che mi scoccia è che sia accaduto ora, quando devo farmi un viaggio di cinque ore che potrebbe annoiarmi un po’: meno male che ho tanti pensieri vuoti che mi girano in testa e la tengono occupata e che ho la fantasia di quando ero giovane.

 

Sulla seconda qualcosa di meglio da dire ce l’ho.

Il giro di trasformazioni fisiche (non ancora ai livelli giusti, precisiamolo bene) che sta avendo luogo ultimamente deve avermi portato via qualche apparato celebrare non meglio identificato. Quindi ho pensato che infondo sì, anche io potevo divertirmi in una vacanza stile Rimini o stile “ragazzi che sanno stare al mondo” anche se in un posto decisamente meno movida come Salerno.


Andare al mare (non da sola) invece, dopo un quarto d’ora, m’annoia. Caldo, sete, prezzi proibitivi per qualsiasi cosa, prendere l’ombrellone sennò la tipa bianco latte si scotta, prendere il lettino, prenderne tre, prenderne otto, mettere la crema, levare la crema, contare le calorie, fare la giravolta, farla un’altra volta poteva farmi andare fuori di testa. Lo ha fatto, fortunatamente non al primo di quarto d’ora.

E ne sono passati tanti. Non saprei dire quanti ma tanti. Almeno 5 giorni di lunghi quarti d’ora. E la situazione non migliorava con le ore serali, anzi. Poi, per fortuna, ho iniziato a studiare un po’ e non solo il tempo ha avuto pietà ma ho anche riscoperto quello che mi piace. Me lo stavo dimenticando ma a me leggere cose incomprensibili, lamentarmene e rileggerle fino allo sfinimento del concetto stesso (prima che il concetto sfinisca me -quando mi va bene) mi piace. E molto più che il mare affollato, il parlare coi tipi sulla spiaggia che sembrano carini (cit.), ma che in realtà lo sono solo perché parli a loro e loro a te, il prendere appuntamenti con i sopracitati tipi e rivederli più brutti e più vestiti, di sera, in qualche postaccio in cui paghi per ingrassarti con il rum.

Sono leggermente distruttiva?

 

Dovevo insistere sul pullman delle 6.40, altroché.

 

Tutta questa voglia di far esperienze movida rimarrà a Salerno, già detto. Non dico sepolta ma sicuro in coma. Mi porterò invece un pochino di soddisfazione: non sono così perché non posso essere diversamente, sono così perché mi piace, completamente, un altro mondo. Quando leggo, e soprattutto quando comprendo veramente qualcosa magari di complicato sento una sensazione di benessere e soddisfazione incredibile, molto più forte di quando il deficiente di turno, sulla spiaggia, alla fine di un discorso sul nulla e fatto di nulla che mi sono sforzata di portar avanti pur sentendomi vuota e inutile, mi chiede il numero di telefono per varie ed eventuali cose che non mi interessano ma fingo di trovare interessanti (o almeno ho finto di). Un altro livello di soddisfazione, un’altra cosa, completamente un altro piano.

Non sono normale ma mi sembra, attualmente, di potermi accontentare di non esserlo.

 

Da Salerno mi porterò invece una soddisfazione grandissima.

Ricordo che lo scrissi in un post un milione, due milioni di anni fa “vorrei sedermi a prendere un caffè, in un qualsiasi posto, senza preoccupazioni, come le persone normali”. A Roma non ne ho avute tante di occasioni di sedermi al bar a prendere un caffè (a Roma, io, ma magari sono strana, non uso molto sedermi ai bar), qui è capitato praticamente ogni giorno. E ogni giorno un bar diverso, un bar nuovo, un bar senza problemi, un bar scelto a piacere, tra tutti, senza pensare alle eventuali limitazioni possibili, alle paranoie. Lo ripeto. Io, seduta a bere il caffè, in un bar qualsiasi, interessata solo a quanto il caffè mi piacesse o meno: l’avrei detta una cosa impossibile.

 

Mi piace essere normale.

Forse nel confronto con non l’esserlo sempre stata, soprattutto. Mi piace far certe cose, che sembrano banalissime, che le persone non considerano qualcosa di particolare, con la gioia di non averle mai fatte o mai con la stessa serenità. E quel caffè, seduta a un qualsiasi bar (e non a uno prima pensato, studiato, guardato e osservato bene) è la cosa più bella, ma sul serio, che io abbia mai provato.

 

Quanto sono entrata nel personale? E quanto è tardi per nascondere meglio, tra le righe, quello che dovrei/vorrei nascondere? Quindi pubblicherò comunque il post e solo domani, in pullman, non potendo accedere a internet fino a casa (per 5 ore, ripeto), penserò a quanto non avrei dovuto pubblicarlo. E mi pentirò: ho trovato come occupare il tempo.

 

Mi aspetto diciate un eterno riposo per il mio telefono prima di tornare alle vostre occupazioni normali.

 

31 luglio 2011
629 Il breve blaterare dopo una giornata al sole

Il problema di fare una valigia non è nella partenza.

Eh, sì. Faccio parte di quella, non so più quanto larga, fascia di persone che davanti una valigia va in crisi. E non perché devo scegliere fra ottanta vestiti e vorrei portarmeli tutti fregandomene altamente delle più comuni leggi fisiche ma perché fare la valigia, anche per un viaggio molto breve e molto poco “avventuroso” come è Roma-Salerno se a Salerno ci vai almeno ogni due mesi, comporta un porsi di fronte a scelte, continue scelte non reversibili: tutto quello che non metti nella valigia una volta arrivata a destinazione non ce lo avrai messo. E non ci sono santi. Ma forse questo, il non esserci dei santi, vale anche in generale.

Scusate mi confondo.

E’ vero che il costume che ti sei scordata lo puoi comprare a poco al mercatino sotto casa ma non sarà comunque il tuo costume. A me fare la valigia mette malinconia proprio per quanto queste piccole scelte, dei singoli elementi portati o lasciati, si trasformino, a valigia conclusa, in una scelte definitiva. Non un “definitiva” di cui si muore, almeno nella maggior parte dei casi, ma insomma, un “definitiva” per cui si potrebbe. Morire. Ma si potrebbe, sempre morire, solo se dovessero verificarsi combinazioni particolari di eventi non meglio identificabili. Si può morire sempre ma con vestiti sbagliati forse si ha qualche probabilità in più.

 

Io le disposizioni funebri le ho lasciate alla msdc (mezza specie di cugina) però mi devo decidere a scriverci due righe prima o poi. Non stanotte comunque. Stanotte voglio solo precisare che gradirei morire con i vestiti giusti (però morire non tanto presto, insomma, ho scoperto che ci sono cose della vita che mi piacciono). E non vorrei essere toccata, grazie.

In tempi passati avrei detto che sì, sono leggermente orso-cavernicolo anche da morta, ma oggi no, direi orsa –cavernicola, ci tengo alla mia femminilità oramai.

17 maggio 2011
606 [un'atea tra i cattolici] Medjugorje

Agente Lady Marica rientrata viva (si legga atea) anche dalla seconda missione nel covo cattolico, tutti sereni.

Devo ammettere che questa volta ho sfiorato l’isterismo: non è stata una cosa facile, soprattutto visto l'abbandono del fratello traditore.

Riporto la mia testimonianza ora, con le ultime forze rimastemi, prima di far cadere tutto nell’oblio del dimenticato guardando, per lo meno, una trilogia porno. E speriamo ne esistano.

 

Proprio mentre scrivo, vorrei rendervi partecipi, una minaccia catastrofica si abbatte su di me: le moltiplicate e moltiplicabili richieste d’amicizia in fb dei cattolici. Vabbe’ che ci sono modalità della privacy mirabi ma che sono atea è scritto ovunque (direi anche sulla mia fronte) e, peggio del peggio, c’è un mio disprezzo costante dei cattolici che fa capolineo in ogni mezza righetta: come mi salvo? Devo fare una categoria di amici solo per loro e lasciargli vedere solo la mia data di nascita, ho idea. Ci penserò. Loro non sanno che non ho vita sociale e su fb ci vivo, posso fingermi impegnata per un po’.

 

Torniamo a questa lunga serata tra i crocifissi e le preghiere (ho sentito tre padre nostro in un’unica sera, è possibile?). Sono entrata alle 19, dopo una questione spinosa automobilistica (io odio guidare, mai detto?) e sono uscita solo alle 23.

Era la serata del cineforum. Film e chiacchiericcio post film in poche parole. La programmaticità dell’evento è stata ritardata di almeno un’ora causa evento soprannaturale. No, nessuna apparizione della vergine madre nella cappella (il lessico è blasfemo senza le mie intenzioni) ma il ritorno di una partecipante del gruppo da Medjugorje.

 

E’ stato il momento in cui mi sono seriamente spaventata. Vero è che ultimamente non ci vuole molto a farmi prendere paure folli e incontrastabili però la sicurezza con cui la ragazza parlava di ciò che “ha visto”, “sentito” e “provato” mi faceva tremare. Non tanto per me, sappiamo che queste cose mi toccano poco, quanto per quelli che l’ascoltavano, per lei stessa che lo raccontava. Non che mi preoccupi di loro, non sto dicendo questo, non so, mi sembrava una scena dell’orrore con la protagonista che racconta di forze soprannaturali assurde e rende pazzi anche gli altri tutti. Un misto tra la paura che accompagna sempre il sentire prese di convinzioni così forti (niente è bene all'ennesima potenza) e, sembrerò cattiva, un po' di pena. Non posso farci niente, non è un denigrare è che il mio pensare che tutto quello di cui la ragazza è così convinta sia e risulterà niente mi fa provare un po' di pena.

E poi io la ragazza la conosco. Conosco la madre, il padre, il fratello (che è bello, veramente bello, niente altro da aggiungere)  e gli altri fratelli. Conosco le zie. Conosco il clima che ha sempre vissuto in famiglia: cattolici fino alla fine del midollo. Cattolici buoni, per carità, ma sempre cattolici. Capite? Mi sembrava di vedere un misto tra la capinera di Verga e qualche orrenda figura dei film horror sulla religione che ogni tanto sopporto di vedere.

 

La ragazza ha raccontato con un sicurezza che le invidio (nel modo con cui ha raccontato, non nel che cosa) della sua esperienza a Medjugorje.

Mi ha colpita la storia del sole.

La tipa sostiene che alle 18.40 di tutti i giorni ad una delle sei veggenti compaia, puntuale, la madonna. Il chè non mi pare un granché come storia fantasy però c'è un resto. La ragazza sostiene anche di aver visto, a quell’ora precisa, nel cielo, il sole avere degli strani comportamenti: cambiare colore, storcersi, diventare addirittura celeste.

 

Il racconto che ho ascoltato è suggestivo davvero se non fosse per un dettaglio aggiuntivo: questa cosa strana col sole avviene solo quando il sole c’è già. Per dirla meglio: dei cinque giorni in cui lei è rimasta a Medjugorje questo “miracolo” è avvenuto solo una volta, solo quando il sole era già nel cielo per la bella giornata. Questo non significa niente certo, ma se io mi volessi realmente convincere che la madonna appare tutti i giorni alle 18.40 a uno dei sei veggenti non sarebbe ovvio pensassi che allora tutti i giorni un qualcosa di “miracoloso” nel sole si vede anche se il sole non c’è? Boh, che ne so, come minimo per quei pochi minuti il sole dovrebbe farsi vedere per poi tornare il diluvio, o diffondere una luce particolare o boh, qualsiasi altra cosa.

Direi che è più sensato pensare a un effetto ottico dello stesso sole che appunto si verifica solo quando il sole c'è. Suvvia, come forma di miracolo andiamo strettini.

 

Ho visto qualche video (roba di questo genere) e francamente non mi sembra proprio così sconvolgente come da racconto, ma potete guardarvelo da soli.

E poi i miracoli provati da video in internet hanno smesso di convincermi quando penso che c’è chi sostiene che ci siano prove del fatto che un certo santone indiano abbia, boh, trasformato il niente in oro. Credo che il sole celeste di Medjugorje e l'oro indiano trasformato siano entrambe forme di suggestione montata, però volendo si può scegliere anche di crederle tutte manifestazioni reali, contanto anche l'incanto patronum però.

 

(per approfondire l’argomento questo mi è sembrato interessante)

 

La ragazza ha poi riportato le indicazioni che la veggente, la più famosa, quella con l’appuntamento puntuale e giornaliero con la madonna (due delle sei mi sembra la vedano tutti i giorni, gli altri solo per le feste comandate) le avrebbe detto dall’ultima apparizione.

Non vi riporto niente, si trova tutto, esattamente, identicamente, con le stesse identiche parole su wikipedia. Ma identiche -identiche eh!

 

Ho letto un romanzo di Pinketts, pare difficile da trovare, meraviglioso sulle apparizioni della madonna: “il conto dell’ultima cena”. Ve lo presto volentieri.

 

La ragazza ha concluso la testimonianza distribuendo dei regali che ha preso per i membri del gruppo. Ed è qui che arriva il perché io partecipo a queste cose anche se nessuno lo capisce. E no, non ci vado per ricevere rosari gratuiti che poi mi rivendo! Ovviamente i regali non prevedevano me e mio fratello, i nuovi. Un ragazzo allora (non quello carino –nota importante per gli interessati all’argomento estetico) ha chiesto se le corone fossero scelte per ognuno particolarmente e se quindi non potesse dare la sua a noi nuovi.

Vedete? Dove si trovano manifestazioni così particolari di vita?

Su nove persone cattoliche presenti solo uno ha fatto, o pensato di fare, quello che i cattolici consiglierebbero: dividere pani e pesci con noi sventurati senza. Sono certissima di sapere che le endorfine che si rilasciano da una simile cosa sono maggiori rispetto a quelle che tenersi il rosario rilascerebbe ma è la differenza di comportamento, tra lui e gli altri, l'idea così particolare, l'inclinazione al dettaglio del giovane soggetto mi hanno fatto pensare.

E dobbiamo aggiungere che me ne sono accorta solo io. Gli altri erano presi da altre cose e non hanno osservato la domanda fatta in punta di piedi e l’idea che stava dietro. Sì, sono le volte in cui sono soddisfatta di me.

 

Le reazioni umane sono una cosa meravigliosa, cattolici o meno, non c’è niente da fare.

 

Il racconto di questo viaggio, tutto tendente a far emergere l'idea de "la rivelazione di colei che ha visto il miracolo”, mi ha storto particolarmente soprattutto dopo l'espressione "Madjugorje è molto più evoluta di qualsiasi terra anche se erano tutti comunisti: lì non trovi uno che non crede, lì credono tutti". Ah, ma che bella fortuna!

 

Fortunatamente poi tutto questo Medjugorje è finito e siamo tornati al cineforum. Oddio, credevo "fortunatamente". Il film era ovviamente sul tema del mese. E questo mese il tema scelto era proprio un signor tema: l’Amore.

Ma perché non possiamo scegliere qualcosa in cui non devo per forza fare la cinica?

 

Comunque abbiamo visto questo presunto film.

Ma non era un film: era un cartone animato, “Ponyo sulla scogliera” o una roba del genere. Un film d’animazione senza il quale sarei vissuta lo stesso. E bene.

No, la scelta è stata intelligente (c’era sul serio tanto amore e in tante forme) ma il film non era certo né bello né scorrevole. Una roba troppo fantasiosa per me, ovviamente, ma bei disegni.

 

Al termine ha invece avuto luogo una lunga ma piacevole discussione sui temi emersi dal film. Non negherò tutti i riferimenti all’amore di dio e al paradiso terrestre che sono stati fatti (ma io non sento!) però non si sono potuti evitare anche i temi più intelligenti. Niente di particolare, ben inteso, però pregevole nella conversazione.

Ho notato un paio di idioti blateranti, poveracci, ma il resto se la cava abbastanza sulle riflessioni.

 

La mia riflessione è stata giustamente cinica. Io ho evidenziato come la protagonista con la scusa di "amare" stia per distruggere tutto il mondo. Credo di aver detto una cosa come "l'amore senza razionalità è pericoloso e nocivo e l'amore con razionalità forse nemmeno esiste". Nessun commento sul mio commento: i cattolici non si parlano sopra, i cattolici parlano e basta.

 

Alla fine ci è stata data una frase, a pesca, dal coordinatore.

La mia diceva così: “c’è una cosa che riguarda tutti: prendersi cura di qualcuno e rispettare una promessa. Perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.

Amaramente (in parte) ho pensato che non mi sono mai sentita tanto lontana da qualcosa come da questa frase, dal suo senso stretto (matrimonio?) ma anche dalla citazione di Battiato. Ma cosa si vuole promettere in un mondo tanto mutevole? Subito dopo, sento anche quelli degli altri, ho pensato che saper scrivere decentemente è un dono e che il ragazzo che ha fatto i bigliettini non ha.

 

Venerdì prossimo niente cattolici: partono.

Mi hanno chiesto di andare con loro (più precisamente mi hanno chiesto i 30 euro di quota e di partecipare ad un lavaggio auto per raccimolare altri soldi -io al massimo gli portavo la mia da lavare) ma sapendo bene che ho dei limiti evidenti (di sopportazione come di contenuti cattolici) ho rifiutato convinta.

Quello che mi dispiace è che perdiamo il venerdì "della discussione": ero curiosa.

 

Mi dispiacerebbe sospendere gli incontri perché vengono fuori post interessanti (!) e mi sembra essere anche un modo sensato per conoscere quel mondo più internamente possibile, però l'ultima volta ho seriamente pensato di morire lì tra Ponyo e Medjugorje.

Vedremo di seguire l'imperscrutabile volontà di dio comunque (amen).

20 gennaio 2011
555 Personale (e noioso)

Certe volte gli stereotipi sono verità congelate, che stanno lì ad aspettare che tu ti accorga di loro.

E così ho dovuto, senza volere, riflettere su quanto una sciocchezza come il tifare una determinata squadra di calcio rispetto ad un'altra identifichi un certo tipo-livello di persona.

 

Da una squadra di calcio?

Io stessa ne rimango stupita e piuttosto intristita.

Se qualcuno mi giudicasse per la squadra che tifo (ma io non tifo) probabilmente mi infurierei, eppure non sono riuscita a non notare che di solito chi tifa una determinata squadra ha determinate caratteristiche.

Oh, magari era normale ed io non ci avevo fatto caso.

 

Per esempio chi tifa “lazio” è tendenzialmente di destra e cattolico.

Non ho detto “tutti”, ho detto quelli che ho notato io. E non è che posso testare ogni laziale del mondo, secondo la storia dei cigni bianchi e neri, faccio un’induzione imprecisa e a comodo mio, lo noto e lo comunico. A voi, non alla stampa.

 

Siamo quello che tifiamo, oltre che quello che mangiamo, oltre che quello che ascoltiamo, oltre che quello che guardiamo magari in tv.

Ed è leggermente triste.

Io ho tifato squadre di calcio, mangiato e non mangiato, ascoltato tutto quello che mi è stato chiesto di ascoltare e guardato tutto quello che era giusto-ingiusto guardassi in tv e non ho capito mai, nemmeno una volta quello che ero, quello che sono.

E questa riflessione scaturisce tanto spontanea che pur non c’entrando niente con il post in sé la lascerò.

 

Dal generale al particolare.

Da un po’ di tempo tengo d’occhio il profilo di una tipa su fb. Se dicessi una che lavora con me vi mandrei fuori strada, una persona vicina alla famiglia, cugina di mia madre che ha lavorato 20 anni, forse di più, con mio padre.

La tenevo d’occhio perché credo sempre di capire le persone con una parola e mezza. E invece certe volte me ne servono anche meno.

 

Passano i giorni e i link.

Ed io leggo cose come “le persone sensibili hanno il difetto di soffrire più delle altre” o ancora “vuoi rovinare un buon rapporto con una persona entra su fb”. O ascolto Baglioni che canta “strada facendo”, la Mannoia che parla di dio e robe di questo tipo.

Ah, leggo miliardi di link sulla lazio.

Forza lazio in tutte le salse del mondo, forza lazio anche in bergamasco.

 

Poi leggo frasi sospette.

All’inizio fingo che non siano rivolte a niente che io conosca.

Piano piano non riesco più a convincermene.

Oggi perdo il senno.

 

Sembrerò un po’ fuori di testa ma so manovrare almeno sufficientemente fb, insomma, so gestire le bellissime impostazioni privacy. Quindi se non volessi far vedere qualcosa io non la farei vedere, ma, eccetto questo blog e forse un’altra cosetta, io non ho segreti, alcun tipo di segreto.

Non ho segreti nemmeno quando scrivo status sul lavoro.

Ora, non per far la vittima o annoiarvi ma io credo di aver uno stramaledetto diritto a odiare quell’ufficio.

Mio padre ci passava anche i fine settimana tante volte perché lui lo amava.

Io no.

E tanti sticazzi alle colpe.

Sarò libera di vedere morte là dove prima c’era la sua vita?

Ecco, questo è il mio pensiero fisso quando cammino tra quelle pareti. Se ogni tanto a casa mia posso non pensarlo quando sto lì lo penso costantemente. E poi ritorno a pensare alle litigate, e poi ritornano gli ultimi istanti e poi il suo contare prima di morire e il mio non capirlo.

E poi e poi.

 

Gli altri non lo sanno.

Ed io spero continuino a non saperlo.

Gli altri non lo sanno e a me non frega nulla.

 

Il mio modo per scacciare un po’ di tensione dall’ufficio è facebook (e questo blog), è condividere stati abbastanza ironici (o tendenti a) per smuovere un po’ me, per non pensare, per far scivolare il tempo.

 

Non mi aspetto che tutti lo capiscano, ma per me poter stampare sorrisi con le parole è un modo per stamparlo su di me.

 

Io non voglio essere compresa, compatita o santificata da nessuno e meno che mai dai miei “colleghi”. Voglio solo essere lasciata in pace.

Se non faccio o faccio male ne possiamo parlare, ma se faccio e faccio bene vorrei non si parlasse di quanto mi lamento o non mi lamento.

Sono libera di dire, anzi scrivere, quanto io stia male?

 

Quindi stasera trovo lo status interessante della tipa, mezza parente di cui parlavo sopra e che che chiamerò S.

Status interessante significa degno di nota, non persona incinta. Potrei essere volgare spiegando perché il suo essere incinta avrebbe potuto garantire un minor concentrato di acidità, ma non lo farò.

 

Allora, lei ipocritamente scrive:

Voglia di lavorare saltami addosso, ma fammi lavorare meno che posso!!! Dedicato a chi durante l'orario di lavoro non c'ha voglia di fare, ma il bello è che lo esterna palesemente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Il fatto che si riferisse a me credo sia chiarissimo per tutti ma non bastasse riporto il seguito della conversazione.

 

S: aggiungo alla faccia di chi lavora e lo fa con senso del dovere, ma passando per coglione!!!!!!!

 

G (un nostro amico comune): AHO!!ma che t'è successo?? ;-)

 

S: no niente, ma siccome ci sono delle persone che perennemente scrivono di come vivono male la loro situazione lavorativa...e lo riscrivono, e lo riscrivono e ci riscrivono... c'è una mia amica che dice un pò poco va bene ma un pò troppo rompe il .... a fantasia!!!

 

G: ma non è che ti riferisci a qualcuno piu vicino ad un'amica?

 

S: sai come si dice a buon intenditor... comunque se ti fai un giro su fb e se poi qualche giorno sei a casa dalle nove alle tredici e dalle quindici alle diciotto e trenta si fa presto a capire il significato di rispetto!!

 

Mi sembra chiarissimo. Gli orari di lavoro sono i miei, l’amico in comune è con me, eccetera

 

Io potrei escludere questa soggetta dai miei stati su facebook che parlano del lavoro, modificando semplicemente le impostazioni privacy (ci riescono anche i bambini di 11 anni, non bisogna essere per forza nerd!) non lo faccio perché in tutta franchezza non credo che ci sia nulla di male nel manifestare il senso di schifo che provo a stare in quel posto, a manifestare con il sorriso il mio voler stare da tutt’altra parte.

 

Quella che affronto è una guerra civile tra due me: quella che vorrebbe vendere la sua scrivania e quella che vuole restarci attaccata finché può. Non è una cosa che deciderò domani con il caffè e nemmeno mi serve tempo, mi serve di guardare gli eventi ancora un po’.

 

Il punto è che non voglio essere capita e nemmeno me lo aspetto, nemmeno dalla “persone sensibili che soffrono più delle altre” vorrei solo essere lasciata in pace.

 

Per sapere che cosa vuoi devi prima capire e scartare ciò che non vuoi, mi sembra Mark Twain dicesse una cosa del genere.

 

Per iniziare io ho messo mi piace (dietro suggerimento di un amico) ad ogni singolo pezzetto della conversazione di cui sopra. Un mi piace che dovrebbe solo suonare come un “presa visione”.

Leggermente paura?

 

p.s. altra notte sprecata a scrivere minchiate. Fantastico.

30 giugno 2010
442 Notturna
-notizia personale di scarso interesse: è stata una serata bellissima. Finalmente.-
 
Ci sono fiumi di cose che detesto, nel mondo, ma si sa.
Eppure per stasera ce ne sono solo due che mi preme di esplicitare.
Potete ringraziare anche tutte le entità superiori che credete (ma non è così) esistere.
 
Allora, io detesto principalmente e follemente i bagni divisi maschi/femmine e i fuochi d'artificio.
 
Detesto dover guardare se l'omino sulla porta ha o meno una gonna.
Detesto star sempre per sbagliare porta.
Detesto la stupidità che c'è dietro una simile logica.
Come se avere la stessa conformazione fisica dovrebbe in qualche modo garantire una sorta di eccessiva naturalità; sembrerebbe dire (una simile logica) siamo tutti uguali (cioè abbiamo lo stesso sesso) possiamo frequentare gli stessi bagni.
Immagino che gli uomini di questo benedetto secolo sappiano (con qualche rarissima eccezione) come sia fatta una donna, quindi non vedo perché non pensare "hanno tutte lo stesso sesso (cioè sono uguali) perché non facciamo bagni comuni, magari senza porte, tanto...". (i termini uomo donna sono intercambiabili, ovviamente).
E' folle.
Andare in bagno sarà una questione privata e non di appartenenza sessuale?
Tanto vale far bagni comuni, magari più grandi ,puliti e spaziosi.
E mettere distributori di spazzolini-dentrificio, preservati e assorbenti.
Santo cielo, sono d'accordo al preservare le finzione di una "moralità", ma non così a discatipito della funzionalità.
 
Eppoi, allo stesso modo, ma con anche più convinzione, io detesto i fuochi d'artificio.
Mi infastidisce il rumore, il colore acceso, lo scintillio, il caos che si forma e star lì inebetiti a fissare il cielo.
 
Senza contare la stupidità, in un bel martedì sera, di bloccare, letteralmente, viale Marconi (sempre Roma) per dar spazio a tanti cretini per star lì, con il naso all'insù, a guardare gli spari colorati.
 
Nulla in contrario, ci mancherebbe altro, con chi ama gli spettacoli pirotecnici.
Però direi che tutti quelli che decidono di fermarsi in una delle vie più trafficate di Roma, al centro della strada, solo in virtù di questo amore, sarebbero da portare via legati al c.i.m. (centro d'igiene mentale).
 
Per non parlare degli agenti difendi demente (non servono qualifiche speciali!).
Ci saranno state almeno una decina di pattuglie, per una ventina di minuti di fuoco e un migliaio di dementi per strada.
Agenti che dovevano far circolare le auto immagino, impedire i buffi parcheggi sulle corsie e mantenere la strada circolabile e che invece hanno dato spazio al sentimentalismo nazional popolare.
Tutto a discapito del mio tempo.
E dei miei soldi considerando che i poliziotti (inutili) li paghiamo amabilmente tutti.
E del mio udito.
Danni acustici perenni.
 
Non chiedo molto.
Non chiedo nemmeno di vietare quel molesto e fastidioso rumore mentra guido, chiedo solo di impedire che degli imbecilli si piazzino al centro di una strada per guardare lo spettacolo.
Pirotecnico che sia.
 
Avete presente i classici romani che alle 5 di mattina, dopo aver cotto fettine panate e spaghetti, se ne vanno ad Ostia nei vecchi film (che io conosco solo per sentito dire, ovviamente)?
Ecco, per i fuochi d'artificio succede più o meno lo stesso.
Potrei giurare di aver visto qualche famigliola piazzarsi tra Piazzale Della Radio e Ponte Marconi, rigorosamente al centro della strada, con un paninazzo in mano, con porchetta e parmigiana di melanzane, tanto per mantenersi leggeri.
 
Hanno ragione a far delle barzelle odiose e a considerarci come "verdoni" pelati che parlano solo e solamente con quel volgare e fastidioso intercalare, mi dico certe volte.
 
Poi però mi nascondo in una vietta un poco buia dietro a Viale Marconi, aspetto che i rumori cessino completamente e che le macchine scompaiano e tornando verso casa mia, lontano dalle luci della città, mi godo una luna appena calante e un cielo che via via si popola di stelle luminose.
E Roma torna ad essere silenziosa, bella, come me la ricordo io.
27 aprile 2010
408 [la maricaparlante] Bossisimpatia

Cos'è la Bossi simpatia?

Di certo non un modo di essere del soggetto Bossi Umberto, figuriamoci.

E non è nemmeno un mio invito personale al povero Bossi, al quale, di tappa, ne rimane ormai solo una.

Ma nessuno qui vuole certo mettere fretta alla signora con la falce.

Bossi ringrazi, senza martello.

 

Per "Bossisimpatia" si intende, io intendo, la tendenza riservata a "quelli come Bossi" (altrimenti detti "Lega, schifo e Co") di essere considerati altro dall'umanità.

 

Sì, altro dall’umanità.

 

Un esempio esplicativo.

Silvana Comaroli (ovviamente Lega Nord), ha recentemente proposto che agli immigrati, che desiderano aprire un’attività commerciale, venga prima richiesto il superamento di un test di lingua italiana.

Nulla in contrario ai test sulla lingua italiana in sé, è quel “agli immigrati” che mi suona leggermente razzista.

Perché, agli italiani farebbe male qualche congiuntivo indovinato?

E con Lapo Elkan che facciamo?

Non rimane che l'esilio.

 

Per sistemare le cose la riforma è stata così ampliata: (e) ad ogni bel negozietto nostrano è imposto un traduttore simultaneo di dialetto in modo che i clienti riescano a capire almeno tre sillabe del discorso.

 

Ma la Comaroli, che dio l’abbia in gloria, non si è fermata a questo primo, brillante, tentativo di legge razzista, e ha fatto domanda per rendere le cose anche più spiacevoli.

Si dorrebbe, secondo lei, prescrivere anche il divieto di aprire negozi con insegne in lingua straniera favorendo invece le insegne dialettali, o in limiti estremi, italiane.

 

Ecco perché la Comaroli può, e deve, essere definita una bossisimpatica.

 

Eppure nonostante la padania sia infestata di gente tanto spiacevole, non sul metro Camaroli (Bossi) io personalmente giudico ogni padano.

Non sul fatto che in una mensa ad Adro (servizio di giovedì scorso, annozero, Sandro Ruotolo), nel bresciano, è stato dimostrato tanto razzismo da poterci erigere un muro, mi metto a dar dire che a nord ogni muro è fatto di razzismo.

Può essere bossisimpatico anche un calabrese, per intenderci.

 

Insomma, mi sembra una regola, non dico di civiltà, ma sicuramente di buon senso non giudicare per categorie ma singolarmente.

 

Eppure su facebook anche le più banali leggi dell’intelligenza vengono capovolte da chicchessia.

 

Mi incuriosirebbero molto i complicati sistemi mentali che spingono i soggetti a parlare credendo di possedere il monopolio della verità se non mi facessero, prima di incuriosirmi, incazzare.

 

Stabiliamo un presupposto, così da non confonderci.

Generalizzare su qualsiasi gruppo, popolo, categoria è la cosa meno intelligente che una persona possa fare.

 

I gay sono pedofili, le lesbiche puttane e i negri puzzolenti sono stereotipi abominevoli che l’umanità ha usato per anni ed anni.

Falsi ovviamente.

 

Ma anche espressioni come: i napoletani sono tutti simpatici e ladri, i romani tutti coloriti e volgari, i milanesi tutti grigi e ordinati, i siciliani tutti bigotti e pieni d’agrumi sono da considerare semplificazioni stereotipate e proverbiali, da evitare.

 

Eppure, le persone che hanno la mente che funziona a stereotipi, si sono ingegnate per trovare sempre nuovi modi di agglomerare esseri umani in categorie.

 

L’ultima delle accuse che ho letto, su una bacheca di facebook, contro i romani ha dell’incredibile.

Essi sarebbero rei, secondo una signora cinquantaquattrenne, di non essere veramente simpatici come quelli dei “films” (eh, che peccato!)

 

Ma guarda un po’ te, che gente!

Non parlano tutti “amò, cioè, er toro, ‘a roma”, incredibile.

Non a tutti piace “er vino dei castelli” e qualcosa che c’entra con il baccalà (com’era la canzone?).

Assurdo.

 

La signora con cui ho amabilmente discusso (cioè, io ero amabile, lei molto meno) sosteneva che tutti i romani, essendo come un ex marito, un tassista e chissà cos’altro, siano poco gentili, irrimediabilmente cafoni e senza la simpatica pelata di Verdone.

 

Ci tengo a precisare che dell’offesa gratuita che indirettamente mi ha rivolto (esclusi i capelli di Verdone) non mi interessava molto; per me i termini “italiana” “romana” non significano nulla: io sono cosmopolita celebralmente, ed è tutta un'altra cosa.

 

Sono intervenuta con una battuta, anche cretina, solo per voler sottindendere alla signora, che sembrava parlare per diretta illuminazione divina, che le persone si giudicano singolarmente e non in base alla regione di appartenenza.

 

Quindi ho scritto con ironia stemperante: “invece la padania è ricca di simpaticoni come Bossi, caspita, sarà colpa del tevere?!” con uno smile. Non volevo entrare nella disputa “Nord vs Sud”(che è secondo me, piutttosto idiota), cercavo solo di farle capire quanto il suo giudizio fosse troppo generale.

Ho citato Bossi a caso, perché pensando alla “simpatia” è il primo che mi è venuto in mente.

 

La signora si è parecchio adirata per il mio “buttarmi sulla politica”.

 

E allora, insospettita, ho preso informazioni sulla donna e ho scoperto quale parte politica preferisse.

Eh, non devo nemmeno dirvelo, lo so.

 

Quindi, se prima avevo citato Bossi casualmente, dopo l’ho fatto con intenzione.

“Ci leggo un panno rosso” mi ha risposto lei.

 

Per la Comaroli sarà una vittoria: un esempio di qualcuno che comprende la lingua italiana.

 

Le ho dato del lei e le ho semplicissimamente spiegato, stavolta senza forme ironiche, che bisognerebbe dare giudizi singoli.

Lei mi ha risposto che devo smetterla di lanciare accuse e che si scusa per il tono confidenziale che aveva precedentemente usato.

“l’ho imparato a Roma” ha aggiunto.

 

Già, la devo smettere con le accuse.

 

Poi ha raccontato la sua storia di un tassista romano incivile dicendo che QUINDI (un’idea strana della conseguenzialità) a Roma la gentilezza è rara.

 

Io ho concluso dicendole che si può dire che tutti i tassisti di Roma siano poco gentile tanto quanto si può dire che tutte le donne che votano PdL siano galline vecchie inutili persino per il brodo. “Sono generalizzazioni sbagliate” ho aggiunto assicurandomi che il messaggio non le arrivasse distrorto.

 

Poi ovviamente, come fanno in tanti, non avendo null’altro da dirmi ha attaccato sul e con il personale; ha parlato della sua esperienza, della mia poca esperienza (nessuno che sappia essere originale!), di un suo linfoma e di qualche altra cosa.

 

Ho lasciato perdere, e quando lascio perdere è perché ho vinto platealmente.

Grazie per l’applauso spontaneo.

 

(*brutta, proprio brutta settimana, se vi interessa saperlo.)

7 aprile 2010
388 Vado a ballare a Roma (semi-cit.)

(l'autrice si scusa per lo snobbismo non espresso ma sicuramente percettibile)

 

Eviterò di raccontarvi del mio stato d'animo attuale.

Non voglio incendiare il blog.

O inumidirlo.

 

Sabato notte andrò a ballare.

Non in puglia, anche se la canzone (di Caparezza) mi piace molto.

 

Lo so che probabilmente ci ripenserò venerdì pomeriggio, ma fino ad allora il mio convincimento va, almeno, sbandierato.

Non riesco a far emergere l'eccezionalità dell'evento?

Allora lo dico così: sabato sera, io mi priverò del libero arbitrio e mi lascerò prendere e trasportare ovunque da mia cugina (non la solita cugina, un'altra).

Lei, diciamo così, è molto diversa da me.

Se io, facendo una descrizione oggettistica, sono un noioso libro di grammatica lei è...una notte insonne? Una pasticca di ecstasy? Una pista da ballo?

 

Prima della serata da (s)ballo, mia cugina ha "giurato", sulla sacra bibbia dei ballerini forcaioli del sabato notte, di trasformarmi. E' previsto un piercing sulla lingua, un tatuaggio in luoghi inenarrabili e il pellegrinaggio a Lourdes.

Fino ad ora ho accettato solo il piercing, ma Lourdes è convincente.

 

Domani, mi cascasse la lingua, vado a farlo.

Il piercing dico.

In un posto "incantevole" che conosce lei.

 

L'unica cosa che mi manca già è il congiuntivo, mia cugina mi ha avvertita: "se vuoi entrare devi sbarazzartene".

Lei di questi problemi non ne ha: non ne azzeccherebbe uno nemmeno se fosse l'unico modo per salvare la pista da ballo in fiamme (per onor di cronaca devo dire che ha tantissime altre qualità, per esempio, è bellissima).

 

Spero di poter fotografare i cartelli con su scritto: "vientato entrare con il congiuntivo in bocca".

Se potrei lo farei.

Solo condizionali, mi esercito.

 

Sono la solita snob, lo so benissimo.

Ma ho individuato un modo per smettere e riuscire ad avvicinarmi alla "gioventù": incendiare barboni.

Sono certa che gli stessi saranno felici di servire per questa causa nobile.

 

Spero non si cogliesse l'ironia e la critica sociale dell'affermazione.

Anche quello, altrimenti, sarebbe da snob.

 

Caparezza non è snob.

21 dicembre 2009
325 Certezze di vita

Parliamo delle nuove impostazioni della privacy su facebook.

Non sono la cosa più bella mai vista?

Già, perché fiumi (e laghi) di persone non hanno avuto la capacità, il tempo, la voglia o l'interesse di cambiarle e rimanere alle vecchie impostazioni privacy ed hanno dato accesso libero a bacheche, foto, commenti ecc ecc.

 

E in quei fiumi ora, stormi di impiccioni, fanno il bagno.

E quindi ne ho lette delle belle!

 

Per esempio, una ragazza, parlava della Santissima Trinità:

 

-Mi sono innamorata di un ragazzo.

-Un altro mi provoca, ogni volta che ci parlo, convulsioni d'eccitazione.

-E poi c'è lui, a cui voglio molto bene, molto molto bene.

(nb: quest'ultimo è il fidanzato!)

 

Trinità.

Santitissima Trinità.

In un certo senso la ragazza è sfortunata, nella religione cristiana alla fine la trinità coincide (si riassume?) in una sola "persona", credo invece che i tre ci tengano a rimanere scissi.

 

Anzi, credo proprio che lei, con un'intelligenza almeno sufficente, abbia evitato di parlare delle "esistenze multiple", e magari si sia limitata a "è un amico per me".

E già, come se qualcuno ancora ci credesse..

 

"Fra un uomo e una donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia."

 

Ora io non sarei portata a credere alle parole dei santi, ma Oscar Wilde fa eccezione.

 

Passiamo oltre.

I miei regali di Natale sono scontati, sono arrivata a capirlo.

 

Però, se eliminiamo la parola "scontati" dal vocabolario mondiale possiamo anche guardare il lato positivo.

E' una delle poche certezze della vita: "che regalo farà Marica? Libri".

 

Il luogo in cui si comprano i libri è, per cominciare, pulito e con un odore gradevole (perché qualcuno fa regali nella pescheria? No, ma in profumeria sì, e non sempre il profumo non puzza).

E poi è uno solo: un unico grande ambiente (a più piani se sai dove andare -ma arrivo).

 

E poi i libri.

Colorati, esteticamente belli (esclusa quanche edizione -per esempio "l'adelphi" che io personalmente non amo), dalla ampissima varietà.

 

E poi i libri sono rettangolari.

Cosa c'è di più facile da incartare?

Ed il pacchetto difficilmente si rompe, anche se cade il danno è minimo.

 

Tutti punti favorevoli.

 

E non ho ancora parlato del piacere che si prova (o che solo io provo) a girare per ore ed ore, tra scaffali e scaffali, leggendo i titoli, osservando le copertine, occhieggiando le trame e  soppesando i volumi.

 

Se poi hai la fortuna di vivere a Roma (anche se io sono milanese. Per vocazione) c'è la libreria di Termini (la stazione no?).

 

Tre piani, un'orgia di carta.

 

Ieri io e Ce ci abbiamo passato almeno 3 ore.

 

Ho visto un libro di Sergio Quinzio (un commento alla Bibbia) che avrei acquistato se il prezzo non fosse stato così proibitivo (42 euro), e poi, nella sezione informatica, un meraviglioso libro su come creare e mantenere un blog.

Quattordici euro, un prezzo che potevo permettermi, ma a comprarlo mi sono sentita una demente (autocritica) e così ho evitato.

 

Ho optato per un libricino noir (un altro Pinketts) dal prezzo contenuto (feltrinelli, economico, sette euro e mezzo- "Lazzaro vieni fuori").

 

Mi sembra una blogvendita.

 

Ripensandoci comprerei il libro sul blog, troverei un post geniale (con conclusione, visto che a me mancano sempre) e diventerei famosa.

Naturalemente senza direi mai a nessuno il trucco.

 

(okay, ho saltato -perché non esiste- il passaggio logico che lega il "scrivere un post geniale" e il "diventare famosa").

 

ps: vi sbalordirò con il post degli auguri, è una promessa!

(lanciare sempre sassolini che invoglino il lettore a tornare per il prossimo post primo punto del manuale!)

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE