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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
30 novembre 2012
La scarpiera umana
Dico spesso che sexy e sensibile sono due aggettivi che mi corrispondono quanto corrisponderebbero a una scarpiera. O meglio, lo dicevo spesso. Col tempo ho scoperto, ma fa molto meno divertente, che sexy e sensibile, come quasi tutte le cose, non sono universali e assoluti ma viaggiano per livelli: variano per gusti, contesti, momenti, giornata, anche solo parti del corpo.
Però il mio grado di sexy, generale, quello lo si può facilmente evincere se vi dico quanti indumenti mi sono contata addosso oggi: dodici. In pratica, in inverno, vedermi un lembo di pelle, ad occhio nudo, è decisamente un'impresa. Non un'impresa nel senso che valga qualcosa, un'impresa nel senso della difficoltà.

Ve ne faccio una lista, tanto per.
Le scarpe contano uno. Poi doppie calze e in più i calzini, e arriviamo a 4; intimo e body e siamo a sette; una maglietta e un maglioncino sopra, dovrebbe far nove; una gonna, dieci; una sciarpa, undici; e il dodicesimo è un giacchetto nero.

Pochi giorni fa ho letto in un paio di occhi chiari l'esasperazione: ma perché ti sei messa tutta questa roba? Io in inverno ho freddo. Sempre e in ogni ambiente. Con l'unica eccezione di quando mi stringo forte al rum. Ma quella appunto è un'eccezione che è meglio rimanga tale.

Altra cosa che contraddistingue il mio livello di sexy è il cadere, sempre e continuamente. Poco meno di due settimane fa sono caduta, per strada, in mezzo alla strada. Ho un ginocchio sbucciato, stile 9 anni e un altro graffiato. Lividi ovunque. Stasera, uscendo, bene o male pure decente, scendevo le scale e ho alzato lo sguardo dai gradini che conosco bene, solo per dire buonasera a un signore sul pianerottolo. Nemmeno ve lo devo dire che gli stavo precipitando in braccio, con buona pace dei suoi organi interni.
Ho pensato, per anni, che fosse colpa della scarpe. Questo cadere continuamente, dico. Colpa di suole lisce, colpa di superficie bagnate. Succede più in inverno che in estate certo, ma succede su ogni superficie e con ogni scarpa. Inizio a pensare di essere l'unica responsabile.

Ma non posso continuare così.
Quindi sfidando ogni legge di Marica, pochi giorni fa ho fatto un acquisto assolutamente non da me. Ho comprato, reggete i vostri schermi, un paio di autoreggenti. Belline, nere. La commessa era di un'antipatia intrascrivibile ma le ho comprate lo stesso. Quindi ho deciso di indossarle anche. Ma vestirsi a strati non è solo un buon consiglio, per me è una tecnica di vita. Quindi ho messo le autoreggenti, certo, ma sopra ad altre calze, nere, tradizionali.

Ecco perché vado da uno psicologo, ora vi è chiaro?

Ad inizio serata ho quindi avvertito che la mia idea non era stata propriamente geniale: le autoreggenti non facevano che scivolarmi verso il basso fino a diventare dei calzettoni talmente poco femminili da far preferire le gambe di un tavolino alle mie. La mia intuizione femminile ha un livello da ippopotamo maschio, è evidente.

Quanto, distrutta da tale bizzarro comportamento delle autoreggenti, ho chiesto a una mia amica il perché si comportassero così indisciplinatamente, quella mi ha spiegato, non senza insultarmi per la trovata, che le autoreggenti aderiscono alla pelle, ovvio che su altre calze scivolino.
Ah, certo, ovvio.
Quindi sono andata in bagno e me le sono tolte, le calze tradizionali. Non avevo una borsa ma una pochette di dimensioni inesistenti e quindi ho avuto anche la faccia tosta, sexy, di girare con le calze in mano. Fortunatamente la gente vede ma non guarda e quindi nessuno ha fatto molto caso alla cosa.

Vani tentativi di essere migliore di una scarpiera falliti.

19 settembre 2012
La regina dei multipli del mutismo
Con tono quasi seriamente interessato occhi di pozzo mi domanda: «con la dukan hai finito, giusto?» E poi leggermente più piano, quasi a voce bassa, aggiunge: «Dai, dimmi che hai finito!»
A mente lucida so benissimo che non gli interessa, ma trovo la domanda iniziale e l'esclamazione finale, compreso l'abbassamento di tono, un balsamo di dolcezza.

Dolcezza from occhi di pozzo to LadyMarica? Uhm, non in questo mondo, signori.

Secondo lui non è una dieta sana e la sua voce, in quella sequenza precisa, mi vuole far credere a un poco di interessata, ed educata, preoccupazione.
Non che si strappi gli occhi (peccato, li conserverei volentieri sulla mia scrivania per quanto son belli) però è meglio di niente.

Non glieli vedo gli occhi oggi e un po' mi dispiace ma li ricordo bene. E io sono in pigiama. I suoi due occhi in cambio del mio pigiama? E’ il dubbio che mi assilla per tutto il tempo, ma rimango al solo audio.

Come al solito ottiene in risposta i miei pensieri e il mio mutismo d'accatto.

«E il sushi?» E' ostinato col cibo oggi. «Lo mangi ancora?»
Ancora il mio mutismo, ma ora è d'attacco.
Mormoro piano un sì, tanto per confermargli che lo sento.

«Siamo su un programma che simula un rapporto telefonico funzionante attraverso l'internét», penso senza dirlo ovviamente, e pensando anche, più sotto, a quanto questa frase per indicare skype potrebbe piacergli, «e tu mi parli di diete, di cibo? Trovo a fatica le parole per rispondere alle cose meno personali, anche alle considerazioni sul tempo e proprio l'argomento che meno affronterei con te mi devi sbattere sul naso?».

Di lì si diramano altri due filoni di pensiero: che il mio naso non mi piace e che si è allungato nell’ultimo anno, eppure io non mento; e che non mi dispiace parlare con occhi di pozzo, qualsiasi argomento esca fuori dal cilindro, anche se prova a convincermi a indossare un costume da margherita.

Lui continua, dopo il mio sì, e credo di doverlo ringraziare, uno amante della crudeltà, ma non credo che occhi di pozzo non lo sia, almeno un po’, avrebbe mollato la conversazione e io mi sarei mangiata le unghie pensando un modo per rianimarla, per dire qualcosa di intelligente: «guarda che non devi rispondere a monosillabi come se ti vergognassi: il sushi lo approvo!»

In me qualcosa sprofonda e riemerge. Tipo un serpente marino. Il mio istinto primario è un mutismo di conservazione. Non devo dire niente, non devo nemmeno fantasticarci sul maledetto verbo "approvare". Che poi, io lo so, è quella prima persona singolare che mi fa letteralmente parlare serpentese. Approvo. E, il mio serpente marino interiore si specifica che anche il “non approvo” gli farebbe fare il bagno a largo.

Il mio mutismo di non compromissione tiene un’aringa contro la me sfacciata. Vince lei, non si sa per quale moine verso i giudici. Il mutismo oramai di broncio si nasconde da qualche parte e la parte sfrontata di me dice ad occhi di pozzo: «non hai la minima idea di quanto quell’ “approvo” sia sexy». Sexy non è il termine giusto, però ci si avvicina. Occhi di pozzo ride, non riesco a ricordarmi se mi pare un riso curioso o un riso di chi ha capito. Cerca di spingermi da qualche parte, così mi sembra, quindi forse è un riso che mira a capire.
Cerco il mutismo nascosto ed è per quello che rimango zitta: un mutismo di ricerca?

Mi vorrei lasciar spingere francamente, in quello che c’era di nascosto in quel “sexy” per esempio, ma non posso: ho il pigiama, sono spettinata e gli occhi di occhi di pozzo in versione foto ricordo celebrale non riescono a fottermi. Dovrei dirglielo ma ho ritrovato il mutismo. Dovrei dirglielo che quando mi fissa, anche se non glielo lascio far spesso, il mio serpente marino si agita per quegli occhi fottenti e non più per la linguistica.

15 novembre 2011
I concili di se stessi

Ho letto che i semi di papavero hanno un effetto conciliante su se stessi.

Forse l’articolo diceva “calmante”, nella formulazione più moderna possibile di “eliminano lo stress”, ma io preferisco di gran lunga dire, per estetica, che i semi di papavero mi conciliano con me stessa. O che conciliano qualche parte di me che di solito stona; o anche che anestetizzano la parte di me che risente di più delle stonature.
Scegliete la versione che volete, io ho assunto semi di papavero e quindi sono conciliante anche sull’ammettere visioni multiple di questo scritto (e quindi dello stato di cose che esso descrive).

 

Non è necessario vi sforziate di capirmi interamente, sono conciliante e confusa.

 

Deve essere, comunque, un effetto totalmente mentale. Insomma, quanti semi di papavero ci vorrebbero per avere un effetto tangibile? Ed io ne ho assunti pochi, con la cena. Sulla cena, precisamente.

 

Capisco che a questo punto potrebbe aversi il sospetto che io abbia iniziato, anche, a far uso di sostanze stupefacenti. Ma no, dicevo su facebook, semi di papavero senza Bauderlaire. I semi di papavero a cui mi riferisco sono una spezia dal sapore particolare che si usa prevalentemente sul pane ma anche nella preparazione di un qualche tipo di sushi prezioso.

Riso bianco, poca salsa si soia e un po’ di semi di papavero fanno una delle combinazioni più raffinate possibili.

Digressione culinaria finita, anche se potrei passar qualche ora a specificare cosa c’è di meravigliosamente equilibrato in un piatto del genere e che invece non c’è in un piatto di bucatini alla amatriciana.

 
Anche camminare, mi concilia con me stessa.

Camminare, ho scoperto recentemente, mi piace molto.

Peccato che Roma sia una città che non lo permette molto. O è il mio modo di vivere Roma a non permetterlo?

In effetti al camminare che mi piace segue una precisazione: mi piace camminare con un scopo.

Facciamo qualche esempio. Se prendo la metropolitana, l’autobus o qualsiasi mezzo pubblico io scendo sempre a qualche fermata prima. Oppure, se conosco il percorso (tipo Piazza di Spagna – Colosseo) evito i mezzi pubblici (nel caso la metro, soprattutto la A) e volentierissimo me la faccio a piedi. Perché appunto camminare non mi dispiace.
Al contrario, passare un’ora sul tapis roulant, mi massacra almeno 13 volte di più, anche se passo l’ora a camminare a un ritmo più lento di quello che userei per strada. Camminare senza scopo non solo mi annoia, mi innervosisce anche. 
 Camminar con uno scopo, invece, soprattutto di sera, con l’aria fredda che fa a cazzotti sul mio viso, mi concilia con me stessa (nelle accezioni di cui sopra).

 

E visto che questo post sembra voler elencare i diversi modi con cui me stessa concilia con me stessa allora dobbiamo anche, assolutamente, menzionare quel suo maglioncino nero (semi-cit).

Mi ero resa benissimo conto che il tipo aveva qualcosa che me lo rendeva abbastanza caro. Quello che non avevo capito era che questa specie di affetto fraterno si sarebbe trasformato in una considerazione piuttosto articolata su quanto un solo essere umano, nella fattispecie lui, possa essere così smodatamente, fastidiosamente, maniacalmente, eccessivamente sexy.
Non pensavo bene del sesso da tanto tempo.


Il tipo in questione (e non in uso: è un post platonico) è il bel professore di scienze e metafisica. Materia meravigliosa che, essendo io leggermente ancorata a certi argomenti, posso descrivere come un tentato coito (sì, ancorata a questi argomenti -ma è il prof a portarmici) tra una certa metafisica e la meccanica quantistica.
Ovviamente, inutile dirlo, la cosa investe tutta la mia perversa curiosità.

Oggi tra tutte le evidenze empiriche e le formulazioni metafisiche più favoleggianti io non ho fatto altro che pensare, filosoficamente però, a quanto quel maglioncino nero, che il prof aveva deciso, colpevolmente, di indossare, per distrarmi, personificasse l’istanza dell’universale sexy nel giovane, occhialuto, professore.

Tanto per spiegarlo meglio “istanza dell’universale sexy personificata nel prof” significa semplicemente che l’idea platonica (avete presente quella storia della caverna e delle idee pure di cui gli oggetti reali sono solo “gradi” o, appunto, istanze?) di Sexy non si trova affatto nell’iperuranio ma si trova espressa nella realtà e precisamente nella persona-prof. che, appunto, non è solo sexy ma è Sexy.

 

Me stessa si concilia benissimo con me stessa anche se tutta questa storia la rende profondamente incoerente: alle idee platoniche (o agli universali) non ci crede per niente ma ha deciso di credere, in aperta parzialità, al Sexy-sexy del professore.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



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