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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
19 luglio 2011
626 [stranezze] Non solo sconclusionato

Le cose che ho da dire aumentano e la mia capacità/voglia/bravura/possibilità di dirle diminuisce in una proporzionalità indiretta così scocciante che anche solo citarla è uno spreco.

E l’ho detta tutta d’un fiato la frase di cui sopra (notare l’assenza di virgole).

 

Ho la lacrima facile, specie di queste lune, quindi elencarvi tutte le cose per cui mi faccio un piantarello ultimamente mi pare a dir poco noioso.

 

E ho pianto, questa la devo ammettere pubblicamente per autopunirmi, anche per i capelli. Prendetemi in giro ma ho pianto disperata davanti a quella che me li tagliava.  Non solo sono stupida, sono anche senza alcuna vergogna. Diciamo che avevo combinato un disastro mesi fa (farsi fare i capelli da una che si chiama Fatima, ma come mi è venuto in mente?) e dovevano essere tagliati. La tipa che me li ha tagliati (e che doveva solo sistemarli) ha citato un livello di corto che includeva una “macchinetta per rasature” e io ho pensato di vedermi uscire come le torturate di qualche film d’azione. Ma io non sono certo bella come Natalie Portman. Nemmeno un po', nemmeno se lei è pelata.

 

Poi abbiamo risolto. Ma è un risolto con le virgolette. Anche con molte virgolette volendo.

I miei capelli lunghi erano la mia parte migliore. Andata, per sempre.

 

Ovviamente questo non c’entra niente. Ma di qualche cosa dovremmo pur vivere, quindi passavo la pubblicità.

 

Vorrei andarmene lontano. Una settimana o una cosa del genere ecco. Non al mare o all’ozio, per carità, vorrei essere indaffarata e sudare copiosamente fino a che l’ultimo neurone non sia occupato a pensare alla stanchezza.


Mi accontenterei anche di sparire per più o meno lo stesso tempo. E di ritrovarmi viva a inizio agosto.

Pensavo anche al congelamento. Ma gradirei trovare un modo perché intanto i capelli crescano per conto loro, almeno non perdiamo tempo. Coma farmacologico?

 

Sono arrabbiata con me. E anche un po’ schifata, da me, veramente.

 

Ed è per questo che non scendo le scale per prendere l’antidolorifico che mi darà una tregua. Ah, no. Quello non lo faccio perché sono pigra. E preferisco soffrire.

 

Di dormire non se ne parla, nonostante i miei bei tentativi. Di leggere non se ne parla perché sembra io abbia disimparato. E sullo studiare lascerei cadere un velo pietosissimo. Stavolta si mette male.

 

Mi faccio un soliloquio col ventilatore sperando che almeno lui non mi massacri oggi.

E mi chiami.

8 aprile 2011
589 Né A né B, adesso viene quello che prova M

Mi calmo, mi rilasso, mi tranquillizzo.

Che è un po’ fare Alex Britti senza vasca e senza balli (se non conoscete quel ritornello non è colpa mia, ma vostra).

 

Quanti di voi sono disposti a credere che mentre lasciavo un ragazzo, ieri, un altro lasciava me per altro modo?
Nello stesso, identico, preciso momento. La sua email (del secondo, chiamiamolo B) è arrivata esattamente mentre io dicevo al primo (chiamiamolo A) che era finita.

 

Questo implica che io avessi parallelamente due storie, vero. E implica che quindi non sono una brava persona, ovvio. Ma di certo ho delle buone, non valide ma buone, motivazioni.

Perché la prima storia era solo una forma. Era un sentimento messo su una credenza da tanto tempo e lasciato lì. Non che io non voglia bene a quel ragazzo, non che io non sia affezionata a lui e alla sua voce, ma quello che posso offrirgli è una semplice amicizia. E a sentimenti congelati. Aggiungerei al quadro che non lo vedevo da mesi. E questo potrà non scusarmi del tutto ma certo mi rende un po’ meno pessima.

 

Quello che in tutto questo io non ho capito è se sia peggio lasciare o essere lasciati, visto che è stato un dolore unico, sordo, continuato, non distinguibile.

Mi concedo di infischiarmene, stando ad oggi.

 

Ad oggi considerando la parte in cui sono stata attiva (il lasciare) sento un senso di profonda libertà. Mi ero messa in una gabbia e lo avevo fatto da sola. Non nella gabbia del non poter fare, non era certo quello il problema, diciamo in una gabbia che mi rendeva poco coerente con me stessa. Mi spiego un po’?

Lo facevo perché mi rendeva più sicura, lo facevo perché quella persona, A, mi piace e mi piaceva ma in sentimenti diversi da quelli che però gli dicevo di provare. Almeno in qualche misura diversi, almeno da un certo periodo in poi.

La chiarezza porta la luce ed io ne avevo bisogno. Lo dovevo fare prima, certo, ma un po' mi è mancato il coraggio, un po' non lo avevo capito così bene.

 

Poi possiamo passare a considerare la parte in cui sono passiva (l’essere lasciati, diciamo così), ma c’è poco da considerare. Diciamo che io lo sapevo sarebbe successo, questo è ovvio, lo sapevamo tutti e tutti e due soprattutto. Per dirla meglio io sapevo sarebbe successo quel giorno, esattamente il giorno con cui chiudevo con A., scioccamente pensavo che avrei sofferto solo una cosa. Credevo però, che sarebbe avvenuto in maniera diversa e pensavo che quella maniera diversa mi avrebbe dimostrato che era meglio così.

Invece è finita ma per tutto un altro motivo. Questo mi ha fatto del male vero, ma mi ha “fatto vedere” anche molto. Cose che si imparano solo così, solo imprimendole con dolore in noi.

Il voler sapere, il voler vedere, il voler avere una certezza, hanno un prezzo. E non è un prezzo buono, questo è certo e alla fine dei conti uno si direbbe che non vuole più sapere, ma non c'è la possibilità di tornare indietro.

 

Eppure non poteva essere altrimenti, questa è una cosa che ho maturato oggi: io non avrei rinunciato a quella informazione.

“Se tu mi avessi spiegato, se tu lo avessi detto così…” ho farneticato ieri, nelle mie due email di supplica (ridete di me, per piacere almeno mi sentirò stupida ma non troppo ridicolo-patetica), ma non era vero. Mi sarei attaccata anche ad un palo per fermarlo. Oggi, a cose più ferme invece mi accorgo che se lui non mi avesse detto quello che volevo sapere non avrei smesso di consumarmi. Forse non avrei detto “basta”, però avrei cercato altri modi per ottenere l’informazione, direttamente o indirettamente.

 

Quello che provo oggi, e mi dispiace fare post interiori, lo so che è noioso, è un senso generale di tristezza e la consapevolezza di aver perso qualcosa.

Due cose precisamente.

Una che dovevo perdere necessariamente, perché era quello il momento, l’altra che invece avrei voluto perdere tra qualche tempo, un po’ più stanca di certi baci insomma.

Ieri quando mi sono fermata a sentire il dolore, e non a vederlo nella mia preoccupazione di come stava A o di perdere/non perdere B, ho provato un senso enorme di meraviglia.

Mi prenderete per matta, poco male.

Ho sentito, provavo, qualcosa di enorme, qualcosa di meravigliosamente enorme, una disperazione molto profonda che ho sentito solo poche volte in vita mia. E sempre per motivi diversi.

Non vi è mai capitato di sentire talmente tanto e stupirvi di quanto riuscite a provare? Forse non ho le parole adeguate: è essere piccoli in confronto a ciò che dentro di te si mescola. Ditemelo se vi sembra stupido, non mi offendo.

Ché sia dolore è solo sfortuna, è la grandezza del sentire che mi ha meravigliata. Se si può provare così tanto, forse, alla fine, un senso qualche cosa ce l’ha, fosse solo in quanta vita ti viene dentro.

E sì, intendo quel viene, come un orgasmo.

Poi pianti, isterismi, nottataccia ci sono stati, certo, ma erano espressioni fisiche di tutto quel sangue, amaro, che sentivo invadermi.

E saremo tutti d’accordo a questo punto: il mio paragone con l’orgasmo non regge più.

Entro settimana prossima, in tutta questa tragedia, devo offrire una tesina sul “senso di tragico in Nietzsche” che guarda caso si concilia perfettamente con la mia esperienza personale di questi giorni. L’esperienza mi ha fatto capire il concetto, sembra assurdo ma così mi sembra essere. Se io la usassi, questa esperienza, come argomento in tesina, magari in generale e senza paragoni con l’orgasmo, sono certa, riceverei il consenso della docente che vuole proprio un’analisi delle emozioni, in Nietzsche e in oggi. Ma dove lo trovo il coraggio poi di leggerla agli altri studenti? Già mi farò una violenza leggendo quel che leggerò, figuriamoci dover leggere frasi come “se si può provare talmente tanto forse, alla fine, qualche senso la vita ce l’ha, fosse solo il sentirla soccorrere (non più “venire” n.d.r.) dentro di te”.

Queste cose le leggete voi, perché siete voi e perché io non so come vi risulteranno, ma vi assicuro che lette dalla mia voce, anche quando sono sola, suonano patetiche e stupide.

 

Da oggi ho qualche lettore di meno, devo iniziare a far magliette stampate con il nome di questo blog. Se avete preferenze sul colore la mia email è sempre la stessa.

10 novembre 2010
519 Melograno

"Stupida, un'altra volta, che parli ad uno specchio e mai alla persona giusta. E più stupida di te, so che non ne troverai, le tue paure inutili non finiranno"

    

                         

 

Visto che sono una persona profondamente gentile e corretta (quando nella premessa dico mie presuntissime doti significa che sono parecchio incazzata!) non farò nomi, o soprannomi, e racconterò solo fatti. Visto che sono una persona che parla troppo racconterò la storia, invece di astenermi, come dovrei.

 

Il paesaggio è quello di messenger in uno strano pomeriggio in cui non ho voglia di fare nulla (non troppo strano allora).

Di solito io evito di infastidirmi con persone che non meritano la mia attenzione e le blocco preventivamente però do anche parecchie opportunità, insomma se la prima volta ti odio penso sempre che la seconda potrebbe andare meglio, continuo con la terze e la quarta, anche la quinta, dipende dai casi.

 

Veniamo al punto.

 

Ho conosciuto Melograno (mi sembra un nome azzeccato) proprio su questo blog.

Mi è sembrato subito un uomo a modo, gentile, raffinato e con i miei stessi gusti per un paio di cosette, che non specifico sempre per gentilezza.

Poi lui mi ha aggiunta su messenger, abbiamo iniziato a parlare anche se poco, nonostante ci fosse una grande intesa apparente io sentivo qualcosa di storto.

Semplicemente lui aveva troppe cose in comune con me dopo, e solo dopo, che io le avessi dette.

Faccio un esempio: fingiamo che io avessi detto “amo particolarmente la matematica” lui avrebbe risposto “io la insegno”,o anche “il mio autore preferito è Moccia” (io), “ieri l’ho visto in un negozio di Hello Kitty” (lui).

Gradi di menzogna o verità ancora da verificare, non sto dicendo mentisse, non lo so, semplicemente io sentivo bugie, probabilmente essendo una visionaria. In più avevo sempre la sensazione che, in ogni nuova conversazione, non si ricordasse di me o della precedente, che mi confondesse soprattutto. Poi mi sembrava cercasse di arrivare da qualche parte perché tirava sempre fuori l’infelicità che c’è nella coppia (non posso essere più esplicita), la tristezza della vita e robe del genere.

 

Il senno del poi, comunque, è una scienza esatta.

 

Però il suo blog continuava ad essere e a sembrarmi grandemente affidabile: ben fatto, di argomenti raffinati e con link degni di stima anche da parte mia. Non si giudicano libri dalla copertina, persone da quello che mangiano e monaci dagli abiti, quindi nemmeno conoscenze dai blog (veramente?).

 

Io no sono la vergine delle rocce, però decido io se, quanto e in quale grado non esserlo. E soprattutto con chi. La mente è una cosa complicate: parlare di pissing, figging, fisting, spanking qui non mi crea nessun turbamento, affermazioni di poco conto invece, dette in contesti privati, con certi toni, certe allusioni, mi fanno sentire una poco di buono, come se avessi potere su quello che gli altri dicono.

 

Oggi il Melograno, di una certa età, precisiamolo, cercava di spingermi a dire cose strane.

Io, gentilissimamente, gli ho fatto notare che sono cose di cui una lady non parlerebbe e lui, come se niente fosse, mi ha consigliato di ridere ogni tanto, che sono troppo seria.

 

Bella tattica, leggermente infima ma bella, non lascia tracce.

 

Non so come mostrarvi “l’aria che respiravo”. Raccontata così, ovviamente, non sembra e certo non è, niente di grave, però c’è della sottilissima psicologia spicciola a voler mettere parole in bocca a una ragazza e poi far sembrare che sia lei a non essere sufficientemente in grado di capire uno scherzo.

 

Così oltre che colpevole finisci per sentirti anche stupida.

 

Comunque, per essere un pochino (magari tanto) maleducata, su cosa dovessi ridere lui non l’ha specificato eppure il concetto era molto esplicito.

 

La storia si è conclusa poco dopo quando lui mi ha chiesto di iniziare una “videochiamata”.

Io avevo la webcam accesa con un altro ragazzo (non che ci sarebbe nulla di male lo stesso ma specifico che io quest’altro ragazzo lo conosco di persona, mica per niente, perché voglio si sappia che detesto foto, video, webcam eccetera e non faccio eccezioni a caso), quindi gli ho semplicemente detto che in quel momento non era possibile.

 

Ho colto il suo disappunto, tanto che ho dovuto tirar fuori, da un cilindro, le parole “il mio fidanzato”, buttandole casualmente in giro, per stabilire distanze.

Lui ha capito il messaggio lanciandomi  contro una rispostaccia.

Quindi io, che do tante possibilità alle persone, ho cercato di cambiare discorso.

Lui ha concluso dicendo che non voleva insistere.

Conclusione ad effetto perché mentre io ci ho letto “non mi far perdere tempo” voi, leggendola asetticamente, mi vedete matta. Certo, aggiungendo che non ha aspettato nemmeno una mia risposta, che se ne è andato senza aggiungerci un ciao, forse la cosa vi apparirà, almeno a voi, diversa.

Io l’ho chiuso, bloccato e cancellato.

Per essere certa non resuscitasse improvvisamente.

E ho quindi notato, qualche ora dopo, sparizioni anche da altri luoghi: casualità. Chi dice di no?

 

Lui è certamente innocente ed io una paranoica malata però è la mia sensazione di “violenza” a comandare, almeno su di me.

 

Non voglio fare la santa, non voglio far passare la cosa come chissà quale violenza mentale eppure devo dire che poche cose mi hanno mai fatta rimanere così male, poche cose mi hanno fatta sentire tanto sporca.

Perché quando accetto amicizie a caso di persone che non conosco, su fb, io lo metto in conto che può succedere, e ci vado con le dovute precauzioni (quanto meno mentali), ma se una persona di cui mi fido, peggio, che finge di leggermi (e proprio qui, e se devo specificare, in momenti "particolari") mi fa di queste cose, io, poi, non mi do pace.

 

Quello che mi fa più rabbia è che dopo cose così si fa molta fatica a crede agli altri uomini, a quelli che ti dicono che sei bella, e che lo dicono solo perché magari lo pensano veramente.

 

Tanta la voglia di pulizia, a seguire, che nel pomeriggio, impossibilitata a studiare (per l’incazzatura), ho lavato anche i piatti (più che altro bicchieri e cucchiaini sporchi di caffè) che dovevo lavare da almeno una settimana!

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE