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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
23 gennaio 2015
Esistono

Esistono tempi che mi mancheranno per sempre, e il tempo contenuto in queste pagine è uno di quelli. Qualcuno dice che le persone come me, nostalgiche di professione, lo farebbero comunque, a prescindere dai tempi che si son passati e agli attimi contenuti in quelli.

Tante volte ho pensato di tornare e tante volte mi son chiesta perché volessi accanirmi su qualcosa che è morto di cause naturali. Nel silenzio di qualche notte son tornata comunque, in silenzio, a leggere quanto scritto e far i conti con quanto è restato. Ci sono episodi che non ricordo più e commenti di cui ricordo persino anno e giorno. C'è un momento in cui ho imparato a scrivere in italiano e ho smesso di rispondere ai commenti "un caro saluto". Pensare a "caro saluto" mi fa sorridere, era il motto che si usava tra i blogger quando, nel 2008, approdai qui. Ci sono persone: alcune, molte, le ho conosciute; con qualcuna ci ho flirtato; con qualcuna ci sto ancora flirtando. Altre le ho incrociate in posti diversi, alcuni con sorpresa, altri con meno. Mi fa felice notare che con ogni persona di questo blog, almeno importante, ho mantenuto i contatti in un modo o nell'altro. Manca solo la Silver Silvan, ma non so se insulta (carinamente però) ancora in giro.

Non so che m'è preso e perché sto scrivendo. Sarà che ieri mi è venuta nostalgia e ho pensato a come sarebbe andato tutto se avessi fatto o non fatto alcune cose. I se sono inutili per definizione, lo so, ma pensarci rimane sempre un cantuccio caldo.

Va be'.

Va tutto bene, per quanto possa andar bene la totalità insomma, e son certa che nessuno se lo stesse chiedendo, ma forse la mia lavanda sì. Che ho fatto in questi anni? Ho imparato a scrivere "va be'" pare, e poi un sacco di sesso*.

(*) no, mento, chiariamolo subito.

17 gennaio 2012
Scusarsi è come avere pochissima memoria (cit.)


Non sono il cuore spezzato di Tyler, però la sigaretta fumata di Marica magari sì.
E’ una frase abbastanza famosa, quella su Tyler e il suo cuore, di Fight Club. Ogni tanto mi riecheggia, con le varie e meno brillanti variazioni autoprodotte, nella testa.

E’ solo lunedì ma se ripenso al fine settinama mi pare lontano di vari neutrini. Non si sa se i neutrini siano più veloci della luce, non ancora mi pare d’aver capito, ma io lo uso a piacimento.

E’ incredibile quanta confidenza si riesca ad acquistare in poco tempo in situazioni, però, poco ordinarie.
L’immagine di me, domenica mattina alle 7, senza aver dormito (ancora), sdraiata su un letto gonfiabile, oramai a livello pavimento, con altri (due ragazzi e una ragazza), che cantavamo il peggior repertorio possibile della musica italiana, è abbastanza assurda.
E mentre altri tre tentavano di dormire non so più dove, sottolineerei.

Qualche ora più tardi mangiavamo cannelloni, tutti insieme.

Sabato ho fatto l’errore di portare una mia “amica” a conoscere questi ragazzi (è un gruppo di ragazzi e ragazze che frequento da capodanno, circa).
Lei è una ragazza normale. Normale nel senso che è una persona che presentando ad altri più o meno sai come potrebbe finire. E sicuro escludi il “male”.
E invece, sorpresa per Marica, è successo di tutto.
Ad un certo punto nella notte, lei mi ha salutata ed è salita in camera da letto con un ragazzo con cui aveva passato la sera a bacetti e nessuna parola. Si conoscevano da, boh, poche ore, lei non credo abbia mai avuto molte esperienze (se dicessi nessuna?) e, senza nessun problema, ha preso ed è salita.

Quello che è successo non lo so e non voglio saperlo.

Ed è questo che mi fa sentire orrendamente in colpa.
Io non ero lucidissima, ecco, e non vorrei che lei si fosse sentita trascurata, sola e quindi avesse scelto come “passare la serata” alternativamente. Mi dico che è un'idea stupida, assurda, disprezzabile però mi preoccupo.

Ma posso io starmi a fare problemi anche per i flirt degli altri?

Il fatto è che a questo ragazzo io mi sa che gli voglio bene ma credo di conoscerlo anche abbastanza bene. Non è uno facile all’amore, mettiamola così, però è un sacco facile al buon sesso.
E’ una dote anche quella.
Lui è esattamente il contrario del tipo che mi piace: è iper-sicuro, decisissimo, rude, non dico rozzo ma quasi e anti-lettura. Quindi assolutamente non è il mio tipo, però abbiamo passato una notte a parlare di suo padre, morto qualche tempo fa. Non potrei non volergli bene, si capisce.

Ora non ho il coraggio di telefonare alla “amica” per chiederle qualcosa. Ma poi, cosa? Immagino siano affari loro. E poi io mi sa che qualcosa so. Non vorrei aver sentito ma lui, la mattina dopo, è venuto a raccontarmi cose e a dirmi che non la richiamerà mai, anche se le ha detto che lo avrebbe fatto.

Io credo lui abbia tutto il diritto del mondo a provarci con una 23enne, a non richiamarla e a cercare "solo sesso", come lei ha tutto il diritto di passare notti con chi preferisce, farci o meno dei progetti, avere o meno delle speranze ecc.
Io non voglio prendere posizione alcuna ma avendo saltato tutte le lezioni sul buoncostume delle amicizie non so, davvero, come ci si dovrebbe, eticamente, comportare. Non vorrei che non chiamando lei io stia, implicitamente, prendendo una posizione verso lui, così come non vorrei che chiamandola ne prendessi un'altra. Sto nascondendo la testa nel non fare niente, nel "per me non è successo" ma solo perché francamente non ho idea di cos'altro potrei farci.

Io con questi ragazzi sto bene, non voglio rovinare niente ma, allo stesso tempo, non credo lei debba pagare una notte o quello che è.

Era meglio quando non socializzo almeno di problemi avevo solo i miei.

16 ottobre 2010
505 Ciao idiota

(ve la racconto solo perché siete voi…)

 

Ultimamente devo annoverare, tra le qualifiche di demerito sulla mia persona, un sostanziale aumento delle nevrosi croniche. Cosa che per altro non succedeva da molto tempo.

Non so spiegarlo, avevo conquistato una leggera forma di sicurezza, di prospettiva passato-futuro che si è smarrita in questi giorni.

E perché?

Non lo so.

 

Sarà questo ritorno alla dimensione universitaria che non mi piaceva prima e non mi piace ora, sarà che sono stanca delle persone (esclusioni a parte), stanca di correre dietro alle cose e poi fare sempre i conti con la mia inadeguatezza.

 

Sinonimi di inadeguatezza?

Sono scarsa (!).

 

Colpa del nervosismo di questa settimana, ai limiti del reale, visto che sono riuscita a dire cose sbagliate anche in 5 minuti di conversazione, battendo tutti i record, anche quelli futuri, stasera si è registrata la figura di merda (scusate, ma non c’è una grandissima scelta di sinonimi e gaffe non rende bene) più clamorosa in tutta la storia delle figure di merda mondiali.

 

Ripeto, come alibi, che ero molto, molto nervosa.

In più arrivata al locale, in cui quando c’è pochissima gente canto, ho trovato una telecamera a riprendere e una ragazzina con la macchinetta fotografica.

Io odio, ma proprio molto, le foto, figuriamoci i video. Le sostanziali domande di fondo sono: ma perché la mia immagine dovrebbe essere mercificata così? Perché, non posso essere padrona di mostrarmi solo a chi dico io? Perché deve essere così scontato vedermi a tutti?

Trovo che la tv, con tutta la sua facilità, ingabbi le nostre menti e si perda il gusto di immaginare e di scoprire lentamente. Certo si corre il rischio che dietro l’immaginazione ci sia una vecchia racchia come la sottoscritta però esiste la chirurgia estetica o, altrimenti detto, baci ai rospi: le cose, cioè, si trasformano.

 

Comunque, mi siedo al tavolo, e dico subito, subito al tipo con la telecamera che ho problemi psichici e che gli sarei molto grata se di me riprendesse esattamente solo zero. Lui dopo la fatica di capire la mia lingua acconsente.

 

Coofatto: mi alzo una prima volta per andare in bagno e noto ad un tavolino un ragazzo. Non mi piace il suo sguardo, non mi piace il sorrisino che fa all’amico.

Mi sento scorrere sangue dietro la schiena, forse forse anche una lama.

Bello, non credevo di essere così tanto umana.

 

Sono nervosa, certo, ma posso sopportare.

Almeno finché il tipo con la telecamera non inizia a fare un video a tutta la sala e la fotografa non inizia a fotografare tutti e tutte, allora mi alzo la seconda volta.

Più nervosa (si legga incazzata) di prima.

Ripasso davanti al tavolo del ragazzo, lui mi guarda, solito sorrisino all’amico e io decido che mi sono rotta e mormoro “ecco, c’è anche quest’altro defic…”

Proprio mentre ero incantata a dire una bella c, per “deficiente”, il mio troppo tacco (e le racchie e vecchie e poco intelligenti come me dovrebbero evitare!) mi fa barcollare.

Sto candento, anzi cadrò.

Scivolo che penso di star per finire a cercare bianchiconigli con Alice.

 

Prontamente il ragazzo a cui stavo dando del deficiente mi offre la sua mano per evitare la collisione con il suolo, ma io (mentre cadevo sottolinerei, mentre cadevo) lo guardo con freddezza, snobbandolo (prima mi accoltelli poi mi dai la mano?) e afferro con eleganza la sedia (con eleganza cioè non con i denti!) e prontamente faccio finta di niente.

Sorrido e dico “iente”, andandomene.

Immagino mi sia capita da sola.

 

Dopo aver preso un po’ d’aria (nel cervello please!) ho realizzato che razza di cosa avevo appena fatto e mi sono chiesta se la più deficiente non fosso proprio io.

Ovviamente non sono rientrata finché il ragazzo non è sparito. Passando, all’esterno, mi ha anche biascicato un “ciao” a cui mancava solo idiota per significare quello che significava: ciao idiota.

23 settembre 2010
490 [io non c’ero] Zelig off

Ma veramente off.

Io mi chiedo se a qualcuno faccia almeno ridere.

O anche sorridere.

O, vabbe’, boh, almeno pensare che ci sono motivi per sorridere nel mondo.

Ogni tanto.

Magari.

Anche ipoteticamente.

No, perché io senso dell’umorismo zero, è vero, ma seriamente mi sorprendo che vadano ancora in onda battute come  «la ragazza in terza fila ha una finestrella tra i denti ».  «tze, finestrella, ci si affaccia il papa per dire l’angelus». O anche: «amore stasera con te è stato bellissimo»  e lei: «stavo per dirlo io, ma me lo hai tolto di bocca».

 

Grande comicità, veramente.

E’ solo che il televisore è lì, acceso, e spegnerlo sarebbe una violazione del mio dolce far niente.

Non posso permetterlo, non ora.

 

Ho scritto cose talmente pesanti ultimamente che credo sia tempo di farci una risata.

Oddio, magari voi, io non rido proprio per niente, anzi, inizio ad avere dubbi sulla mia personalità (che vi spiegherò in conclusione).

 

Stasera posticino e leggerezza. Spero.

 

Ieri, o l’altro, o un giorno tra questi, lasciamo perdere le date, mi è arrivato un messaggio sul cellulare.

Un mms precisamente con la foto di un bellissimo sorriso e un ciao delizioso (lo dico in base al sorriso ovviamente).

Io, visto il sorriso e visto che sono abbastanza curiosa, rispondo al messaggio: «guarda, non so se dovrei ma proprio non mi ricordo di te. Chi, come, perché e tutte le altre domande di rito :) ».

Lui mi risponde in fretta dicendomi che sì, è passato del tempo, si chiama Giulio, ha 32 anni e vive a Milano.

 

Io, e avreste ragione di non crederci, non do il mio numero a tante persone. O meglio, se me lo chiedono lo do sempre (a volte, raro, anche falso), ma per darlo spontaneamente ci deve essere un motivo vero.

E’ il mio lato romantico, ammettiamolo pure (!).

Insieme al non pensare, in generale, ma ammetto eccezioni, ad un altro mentre sto facendo del sesso un un tipo. Tutto, romanticismo estremo, che posso farci?

 

Comunque il fantomatico Giulio io non me lo ricordo proprio.

 

Gli dico che sono certa mi ricorderei di un fico così, e che comunque siamo troppo distanti perché mi possa interessare sul serio la cosa.

 

Gli dico così, esattamente con quelle parole, per essere cortese in un rifiuto. Forse non riesco a farlo cogliere a nessun altro che non sia io: io non mi arrabbio, non grido e non maltratto.

Però, di conseguenza, vengo spesso fraintesa. Anzi, curiosamente chi mi piace mi fraintende sempre nel verso opposto e chi non mi piace mi fraintede sempre nell’altro: dovrei rivedere i miei metodi espressivi e le mie informazioni primarie sulla comunicazione (insomma: sono disponibili degli aggiornamenti).

 

Lui precisa che non vuole nulla di serio (già, io invece voglio prenotare una chiesa) e che ha delle certe preferenze. Aggiunge a tutto ciò la foto di un torace. Forse il suo.

Io non rispondo. Perché sono momentaneamente impegnata. Lui insiste: «ma non ti interessa? ».

Forse lo devo dire in aramaico.

Rispondo: «guarda, sei un bellissimo ragazzo e ancora non mi spiego come io possa non ricordarmi di te, però attuamente in effetti no, non mi interessa, ho altri programmi».

 

Lui non mi risponde fino a sera.

Quindi, quando ero certa avesse capito, mi arriva un nuovo mms, con un unico soggetto che scommetto intuite da voi. Sì, quell’idiota mi ha mandato il suo pene, in fotografia.

 

Ho resistito al mio attacco di nausea per l’orrore e invece di dirgli che se non l’avesse smessa subito mi sarei rivolta persino al papa, com’era mia intenzione, gli ho scritto: «guarda è un po’ troppo corto per i miei standard, però esistono metodi, ho letto, per allungarlo, quando hai risolto fammi sapere».

Il messaggio è, ed è proprio il caso di dirlo, penetrato, visto che “sir orgoglio ferito” è scomparso.

 

Francamente sto inziando a pensarmi proprio pessima.

Perché queste cose capitano solo a me?

Io non ho dato il mio numero (almeno non questo vero) a nessun pazzo squilibrato, ne sono certa.

 

Bè oddio, ad eccezione di un ex, molto cattolico, che sesso non lo avrebbe mai nemmeno pronunciato (e di certo non mi manderebbe peni) e che quindi, credo, non faccia testo.

Mai dire mai, ovviamente.

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

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