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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
14 aprile 2013
Ed è sempre più spesso domenica notte. Una cosa che mi infastidisce molto. Nessuna voglia di dormire, un gatto che mi fa le fusa sulle gambe, una sigaretta appena spenta e tanti pensieri. Nessuno che mi vada. Penso all'amicizia. Cose che ho imparato in 24 anni: tutti ti sono amici, tutti sono...

Per sapere come va avanti questo post, basta cliccare sul titolo.
1 agosto 2012
[Lei] Però l'amore è come il tabacco (cit.)
Questo è un blog e non una coperativa del bene nazionale.

Quella sua mano le sposta delicatamente i capelli dalla spalla. E’ un gesto semplice, ma che a lei piace, e fatto in quel modo, preciso, delicato, impercettibile.
Entrambi conoscono già dove li porterà quella strada, entrambi conoscono a memoria il percorso. Lui la guarda tentando parole, lei lo ascolta. Vorrebbe parlare un po’ di più, vorrebbe sentirsi più i pensieri invece l’unica cosa che le sembra di sentirsi nella testa sono folate di vento. Ribadisco, come tutte le volte che ho scritto di lei, che non deve essere propriamente un genio.
Lui la guarda, lei, nei punti morti di conversazione, gira lo sguardo altrove. Cerca di non guardarlo perché sa bene che tutto quello che non dicono le sue parole lo dice la sua faccia e lei non vuole che i suoi occhi gli chiedano un bacio. Succederà, lo sanno entrambi. Ed io, dal mio punto dell’osservazione, lo trovo quasi irritante questo lasciarselo scoprire. Lo sanno entrambi, ma nessuno vuole chiederlo, nessuno vuole mostrarlo all’altro. Non è un bacio che viene, non è un bacio leggero, è un bacio pensato, sofferto direi se pensassi di rendere bene.
Ed è tanto pensato, tanto sofferto che parte dalle mani.
Certe volte lei si domanda se a tutto questo lui abbia pensato prima per quanto siano delicati e infinitamente coincidenti i percorsi, tutte le altre volte, invece, pensa che non sia possibile calcolare così bene le tempistiche. Lui le tocca una mano. Lei cerca di non muoversi, di non lasciar trasparire quanto non aspettasse altro da tutta la sera. Non lo fa per lui, verso di lui, per un moto di freddezza con lui, in realtà lo fa per se stessa, perché non può ammetterselo. Non dopo che è stata quasi anni a dirsi quando tutto ciò non fosse stato nulla. Un conto però è parlarne da soli, convincersene quando si gioca in casa, un conto è convincersene quando quella mano effettua uno spettacolino di dolcezza sulle sue. A quel punto le dita di lei si muovono. Credo rappresenti una resa definitiva. Accarezzano quello a cui arrivano, una delle dita, senza precisione, di lui. Forse è a quel punto che lui comprende che non ci sono le reticenze che credeva. Le carezze si trasformano, i colli si flettono, le labbra si toccano. E divento uno strano miscuglio, di caldo, di storie, di parole, di carezze delicate, di gesti bollenti. Non si capisce come individuare la trama, non si capisce bene come fermarsi, non si capisce bene come continuare.

Lei ha solo un appello in testa. Gli vorrebbe dire che tanti anni fa lui, non sapendolo, le ha cambiato la vita e che oggi vorrebbe non le facesse male. Ma è un appello codardo, lontano dal momento lei lo capisce. Sia quel che sia, pianti e gioia, qualsiasi cosa, l’importante è che sia pieno, autentico. Infondo si dovrebbe temere più di vivere solo passioni controllate che di piangersi tutte le lacrime. Nessuno avrebbe detto che sarebbe tornata ad appoggiarsi su quella spalla, eppure così è andata, anche il resto, semplicemente, andrà.
E proprio mentre realizza tutto ciò le arriva una telefonata che la fa felice. Lei glielo dice, a lui, che è sul felice (moderatamente mi sembra di aver sentito) e lui, sorridendo ho visto, le risponde col tono cupo: «Ah, ti faccio felice?  Uhm, mi chiedo in cosa sto sbagliando!». Lei se la ride sentendo quanta tranquillità un po’ di spietata ironia possa dare.

13 gennaio 2012
Scrivici quando vuoi (cit.)

Curioso come una frase così breve mi abbia, nel pomeriggio, portato un quantitativo di serenità poco misurabile.

Diciamo subito che per dire che sarà un successo è presto. E forse non lo sarà. Io il fallimento lo metto sempre in preventivo, quantomeno per non lanciami sul terrazzo dell’inquilino del piano di sotto un giorno, a caso: non si merita un buco sul terrazzo.

 

Quello che voglio fare con questo post è ricordarmi il potere di quella frase.

 

Da dove comincio?
Non dall’inizio, non stavolta. E’ troppo lungo e troppo personale.

Diciamo solo che dopo Natale, ma forse pure prima, certe notti succedevano cose strane.

Il tempo verbale passato è la mia forma di ottimismo.

Le cose non erano poi così strane, a volerne parlare. Semplicemente il mio demone personalissimo e per niente saggiamente socratico si divertiva a fare un gioco delirante con me: alternava giorni in cui nervosamente, in poco meno di un’ora, consumava una quantità di cibo che io, perché ho un certo rispetto per me non quantizzo (c’è una parola che ci vorrebbe qui ma io, si sa, non la userei nemmeno sotto tortura), e giorni di digiuno completo, a forse acqua.

 

Non solo non è “normale” ma è persino stupido.

Non ve lo so spiegare. Io so perfettamente che per interrompere un circolo così bisogna solo mangiare normalmente per non avere gli attacchi compulsivi.

Purtroppo il digiuno ha un suo certo maledetto fascino: ci si sente stoici, epici, forti, senza debolezze. E la bilancia, il giorno dopo, manda baci di cioccolato.

Ma una favola così dura al massimo, nella mia esperienza dico, due-tre giorni.

Poi, si cade. Certe persone, mentalmente instabili come me, non sopportano di cadere. E allora danno fondo a tutta una serie di azioni idiote, che sanno essere idiote ma che non riescono a non fare.

 

Una notte di questo gennaio, caduta di nuovo e malamente, avendo passato tutta la sera a cercare, tanto per descrivervi quanto profondo è il mio fondo, a vomitare tutto quello che non è anima, ho deciso che magari dovevo smetterla.

 

L’ho deciso per la sedicesima volta nella mia vita, forse qualcuna in più.

Allora ho scritto due email. Anzi, una sola, per due “strutture”.

Una mail l’ho scritta a una dottoressa che, molto tempo fa, frequentavo. Mai ascoltata in vita mia ovviamente. Anzi mi infastidiva il suo (loro) tentativo di “controllarmi”: del mio corpo, perché si sappia, dispongo io e solo io. Ora che ho ottenuto i miei risultati, ho pensato, potevo chiedere aiuto a qualcuno che magari avrebbe approcciato il problema da un punto di vista più professionale.

Sono un’illusa senza possibilità di guarigione.

 

La mia scrittura di notte ha una caratteristica: è viscerale.

 

Sono state gentile, carina ma non patetica (so essere anche patetica in effetti, ma non ho azionato la manovella quella notte)

 

La stessa email l’ho mandata a un sito internet a cui sono iscritta. E’ un sito ben fatto, che non nomino perché non vorrei mai lo trovaste, anche se è facilino, temo.

 

Non contavo in nessuna delle due risposte, francamente.

 

La dottoressa ha risposto immediatamente. Purtroppo.

La frase, unica e in cui si articolava tutta la sua risposta diceva “mi invii i suoi recapiti, la farò contattare da un infermiere del reparto”.

Qualcosa ha fatto contatto con la mia mente. Il lei con cui mi parlava: odio mi si dia del lei, mi spaventa. E le parole “infermiere”, “reparto” hanno provocato un conato di vomito spontaneo.

 

Io capisco. Io capisco un sacco di cose. E capisco tutti. O tento, continuamente. Anche troppo certe volte, fino a confondere “comprensione” con “scuse”.

 

Mi va bene la professionalità, mi va bene la distanza medico-paziente, mi va bene che forse era così che doveva rispondere ma mi va bene anche che la cosa mi abbia paralizzato completamente. Ho diritto anche io ad essere “compresa”, almeno da me.

 

Mi ha fatto sentire una stupida.

Poteva sprecarci una parola in più. E nemmeno per forza cordiale. Poteva anche solo dirmi “abbiamo bravi psicologi che si occupano di queste cose, faccia un colloquio”. Non mi sarebbe piaciuta lo stesso, come risposta, ma almeno mi avrebbe dato una specie di “via”, avrei avuto un motivo per pensare di risponderle: ovviamente l’ho ignorata.

 

La sua risposta mi ha fatta sentire un virus da provare a debellare. Simpatica, come una lisca di pesce conficcata nella trachea.

 

Quelli del sito invece non mi hanno proprio risposto. Fino ad oggi, quando per puro caso ho letto la loro, meravigliosa, risposta.

Mi è piaciuto il modo, mi è piaciuto il contenuto, mi è piaciuta la gentilezza. Hanno letto cose che io non ho nemmeno scritto, non so come. Mi hanno descritta esattamente come se parlassero proprio di me, forse è troppo facile.

Io mi entusiasmo facilmente e con altrettanta facilità mi disilludo però veramente mi hanno stupito. Riporterei la risposta ma è, ancora una volta, troppo personale (in effetti non so dove ho rimediato il coraggio per scrivere questo post).

 

Riporto la frase che ho scritto nel titolo invece: “scrivici quando vuoi”.

 

E’ esattamente quello che avevo bisogno di leggere. Mi è sembrato di non essere un’idiota, mi è sembrato di non essere sola, mi è sembrato di non averli infastiditi (come invece la spina di pesce di cui sopra). Scrivici quando vuoi mi dà una sensazione di umanità, mi sembra dire “provaci”.

E a me per credere serve qualcuno che me lo dica spesso.

 

Non lo so, magari sono solo stupida eh, però un dato di fatto c’è: il virtuale è stato di tutta l’umanità che l’umano non è riuscito nemmeno a considerare.

28 aprile 2011
599 [filosofie alternative] Idiozie cosmiche

Ieri notte, circa alle due, mi sarebbe andato un caffé.

Non che mi voglia vantare di aver scoperto l’acqua calda ma ho notato, ultimamente, che le sensazioni olfattive hanno più cognizione di quello che voglio rispetto a me stessa.

Ieri notte avevo appena spento tutto con l’intenzione di dormire e ho sentito, inconfondibilmente, l’odore del caffè. Non c’era, ovviamente, nessun odore vero di caffè, credo fosse una riproduzione della mia mente che mi suggeriva quello che la parte attiva, quella di cui ho cognizione, non sapeva di volere.
Farei altri esempi di altri odori che sento improvvisamente senza che questi ci siano ma poi mi si accusa di essere romantica ed io non voglio essere romantica (e soprattutto non lo sono). Non ho avuto il caffè come non avrò l’altra cosa e questo almeno è un dato di fatto incontrovertibile.

 

Però stamattina, ricordandomi la voglia di ieri, ne ho presi due. Di caffè, certo. Crepi l’avarizia.

 

E’ curioso comunque, le mie sensazioni fisiche sanno cosa voglio nonostante l’affare sfugga interamente alla mia mente cosciente. Io credo di spiegarlo dicendomi che sono talmente abituata oramai a non sentirmi a non dare peso a quello che vuole non vuole il mio corpo (mi faccio del bene eh, non del male!) che la mia mente inconscia mi suggerisce le cose da sola.

 

Caro olfatto, alleato di quella parte della mente, il caffè io non me lo vieto mai, anzi, non ti servono questi giochetti per così poco, sai?

 

Nonostante l’università sia chiusa tanto quanto i libri che invece dovrei aprire le filosofie alternative bussano insistentemente. E chi sono io per non trascriverle?

 

La prima che non è propriamente una filosofia alternativa ma andrebbe messa nelle idiozie cosmiche viene dall’ambiente accantonato giurisprudenza tramite racconto di un’amica che con profitto è rimasta nei codici. Mi stava raccontando dell’esame che ha dato di diritto del lavoro e di una nostra conoscente comune che fa parte di “azione universitaria”. Azione universitaria è una cosa (non meglio definibile) politica studentesca, di bassa morale e di estrema destra (che non sono sinonimi, pare). La tizia prima dell’esame ha passato la mattinata a spiegare alla mia amica di come azione universitaria abbia tra i propositi quello di cancellare questo esame dalla carriera accademica degli studenti perché il diritto del lavoro avrebbe secondo lei la colpa di essere “un esame comunista”.

Non ho mai sentito una cosa più idiota e credo sia un proposito suo non di “azione universitaria”: nemmeno loro si spingono tanto in basso. Oddio, loro magari pensano (ma non lo dicono) che ci vorrebbe un dittatore assoluto a gestire tutto e non un cumulo di diritti, ma questa è un'altra storia.

La giustizia accademica per una volta ha colpito: la tizia è stata bocciata. Una persona che ha una simile visione il manuale del diritto del lavoro non deve proprio averlo aperto.

L'interpretazione personale è una cosa bellissima e che credo faccia parte del diritto degli studenti, essere ridicoli invece è un'altra cosa. Io credo che il cervello della anonima studentessa pazza proprio non sia connesso con questo mondo: anche lei lavora, anche lei percepisce un giusto stipendio, anche lei si lamenta continuamente su fb della datrice di lavoro.

 

La seconda filosofia alternativa è invece una roba (tristissima) familiare.

Girando sempre su fb (ecco cosa faccio invece di aprire i libri di cui sopra) ho visto un link pubblicato da mio fratello: una commemorazione per la morte di Mussolini, che nella nota viene definito uno statista incredibile, l’uomo che ha fatto del bene al paese e tutte quelle altre cose che si dicono sempre a destra.

Eh lo so, l’intelligenza è toccata a me in famiglia (e ho detto tutto).

Il problema, secondo me, è che questi ragazzini (perché ci sono stati altri che hanno pure messo “mi piace”, mio dio!) non riescono a capire quanto la privazione della libertà possa essere dolorosa e questo volendo lasciar da parte tutto il resto dello schifo che Mussolini ha fatto. Vorrei che qualcuno impedisse loro di comprarsi la playstation3 perché è di produzione non italiana e quindi rovina del sistema economico. In quel caso forse allora capirebbero qualcosa di più.

Eh, se fossi io dittatore a vita!

 

Quando l’ho visto tornare a casa l’ho salutato dicendogli che era un fascista e che ora per colpa sua sarò ricordata come “la sorella del fascista”, ovviamente l’ho detto sorridendo. Mia madre dalla cucina ha esclamato: “e allora io che dovrei dire che su fb sono la madre dell’atea?”

 

E poi mi domando perché mio fratello sia venuto così storto pur essendo anche lui figlio degli stessi genitori? In realtà mi dovrei chiedere perché io sono venuta così normale in confronto a loro.

 

Il paragone dell’ateismo al fascismo è però una pietra miliare e veramente mi mancava.

31 marzo 2011
586 Decantare emozioni

La verità è che a noi umani non basta mai.

 

In una frase sola due errori: sto diventando meravigliosa.

Si chiama ironia. Ma in media la comprende 1 su 3. Statistiche a parte.

 

Non è la verità ma è la mia verità. E non è “a noi umani” ma è a me, LadyMarica.

Marica, perché oramai abbiamo iniziato a dividerci visto che quello che sembro, mi dicono, non sono, è nel suo mondo fatato, lasciatela perdere che è scocciante e irritante anche per me.

LadyMarica invece è più intelligente ma non solo, diciamo che è anche più filosofica.

In un concetto più semplice Marica è quella che sono, LadyMarica quella che ho scelto di essere, difetti compresi. La seconda è più detestabile della prima, questo è sicuro. Ma io la preferisco.

 

Ma questa è una variazione all’argomento del mio post, e le variazioni sono colpa di Marica, abbastanza spesso.

Dicevo che all’essere umano non basta mai, ma ho quasi perso il filo.

 

Per esempio.

Si inizia desiderando un solo bacio. E si ottiene.

Si continua desiderando di scendere (su questo verbo si apra la psicanalisi intera!) oltre. E si ottiene anche quello.

E poi, visto che pensavi quello essere il massimo del desiderio (con i dovuti continui) rimani male, malissimo, perché ti scopri a desiderare ancora altro.

Un'altra cosa ancora, stavolta. Una specie di “di più”, ma qualcuno la considererebbe una sciocchezza in confronto a quello che desideravi prima.

 

Ho un ragionamento corretto e vorrei esporlo. Per me soprattutto.

Il per sempre non esiste, viviamo in un mondo in continuo cambiamento ed è proprio il cambiamento a rendere questo mondo interessante. Spietato, certo, ma emozionante.

E se incroci una strada particolarmente distante dalla tua non puoi, non veramente, pensare di poter significare qualcosa per quella strada. Intanto perché le strade non provano niente, almeno in occidente, e poi perché anche se la strada fosse una metafora per indicare un essere umano tu dovresti ricordarti quanta distanza non percorribile c’è tra di voi.

 

Volete che faccia gli esempi con degli animali? No perché è vero che sono esplicativi ma anche molto infelici. Niente esempio con gli animali, su. Parliamo di una differenza considerevole di anni, così non facciamo torti a nessuno e non massacriamo la privacy.

Prendiamo il caso di una donna, di una certa età, che ha compiuto un determinato tragitto, che ha vissuto determinate cose, che ha fatto determinate mosse, e che, incrocia la strada di un ragazzino giovane, inesperto (che con “dolce” non so quanto centri, detto tra noi, in realtà credo sia solo stupido) di cui magari la colpisce, a lei, una parte, magari una tendenza, ma non facciamo i cinici, magari anche un po’ la personalità (questa l’ha aggiunta Marica, che è pregata, invece, di tacere!)

 

No, non mi sono data alla pedofilia. Invece di far i simpatici fatemi continuare!

 

Quello che sia la donna matura sia il ragazzino sanno è che tutto questo non è, forse stavolta veramente, reale. Lei va a dormire con un altro uomo e lui va al cinema con altre ragazze.

Nessuno dei due è in cattiva fede o insensibile o altro, anzi, forse entrambi si vogliono addirittura bene.

Lui sta facendo un’esperienza importante nella sua vita. E lei forse sta ricordando cose che non ricordava. Sapori nuovi per entrambi in un certo senso.

Solo che poi lui la guarda andare via. Lei non si volta neanche, perché sa che non c’è tempo per voltarsi, e lui rimane a fissarla dalla finestra (lei questo non lo sapeva), la guarda andare via con la macchina e un sacchetto e forse la guarda prendere dei fazzoletti, di quelli umidi per lavarsi le mani e pensa, anzi lo sa, che servono per cancellare l’odore di lui.

E pensa giusto.

 

Il punto è che non è razionale, l’ultimo passaggio dico. Il dispiacere per non far parte della sua vita è stupido, il ragazzino era stato avvertito prima, molto prima. E da se stesso per di più. E di certo non ha intenzione di farne una colpa a nessuno. Quello che a lui dovrebbe bastare si trova nel momento, nell’istante. Nessuno ha il diritto di chiedere cosa succederà domani a nessun’altro (forse nemmeno a se stesso?), nessuno ha il diritto di dire “non cambiare mai” all’altro, nessuno ha il potere di fissare un sentimento nel tempo, nessuno ha il diritto di chiedere garanzie. Le persone si differenziano in questo dagli elettrodomestici, non sono garantiti. Non ci si può fare nulla. E se qualcuno si illude di avere una cosa per sempre, avrà tra le mani una lunga illusione, ma appunto solo quella.

Ed è meglio un pezzetto di quasi verità che un’infinita illusione.

 

Il ragazzo le sa tutte queste cose, io gliele dico sempre, però poi al momento in cui servirebbero se le dimentica e si lascia leggermente ferire da lei che sembra andare sempre tutta d’un pezzo.

Io la invidio parecchio devo dire, vorrei arrivare a saper gestire tutto così. E non si tratta di essere freddi, lei non lo è per niente, stando a quello che si racconta, si tratta di riuscire a staccare i momenti, di viverne alcuni e poi sospendere quelli, congelarli, per viverne altri. Si tratta di obliare. Che è un verbo bellissimo.

 

Il punto è che a quel ragazzo, ma in effetti questo succede, come sopra, anche a me, non basta aver l’emozione di oggi, vorrebbe poter conservare l’emozione anche per domani, vorrebbe come firmare un accordo che preveda il “congelare un chilo di emozione fresca per non doverne comprare il mese prossimo”.

Qualcuno ha detto che tutto ciò ricorda l’idea che sta dietro al matrimonio?

Appunto! Lo dicevo io, non si può pensare in questi termini è assurdo, irreale, poco intelligente e poco logico.

 

Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti per un’oretta senza giudizi.

Una volta avevo questo blog che poteva farlo, adesso anche questo blog pesa dei miei errori e anche dei miei buoni risultati.

16 settembre 2010
485 Immaginifico

Su fb ci sono 5.232 persone iscritte al gruppo “odio chi odia Gigi D’alessio”.

Grande cosa la sanità mentale.

 

Qualcuno addirittura riporta perle di saggezza del poeta: “la musica è qualcosa che ti entra dentro senza chiedere permesso, è l’unica cosa che mette d’accordo tutti”.  Buffo ha usato le stesse parole con cui io parlerei dei rapporti anali.

 

Cos'è tutta questa banalità?

Cioè, saprei pure che scrivere ma semplicemente non mi va.

Non è che sto male?

Beati voi (lucky you).

Godetevi il silenzio.

 

Ci aggiungo due foto, va.

Ma il galbanino rispetto al pongo è un materiale migliore per queste cose, ecco.

 

 

 

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE