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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
20 marzo 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
24 gennaio 2012
Marica, fottiti
Ho una pagina pseudo culturale su fb. Molto pseudo.
E oggi ho raggiunto il massimo delle preferenze. Oggi perché ieri ho pubblicato una foto triste e superficialissima di 5 ragazzi, cinque c.d. bei ragazzi, mezzi nudi. Non apprezzo, in generale, chi taccia di superficialità il mondo così e poi fa la bella statuina. Però nella mia minuscola paginetta c’erano citazioni di Woody Allen che valevano, almeno tre volte, quei ragazzi. E pure il loro nudo.
Ma io sono disinteressata ai consensi quindi da domani ne pubblicherò solo di più. Di ragazzi nudi dico.

Oggi si apre la sezione invernale. Appelli. Non rispondere sarebbe sconveniente.
Mi ero promessa di non ridurmi più all’ultimo, mi ero giurata che stavolta mi sarei detta “non vedo l’ora di andare lì e confrontarmi con il docente”, mi ero detta che è tempo di superare questo panico improduttivo ritornando al panico produttivo delle interrogazioni scolastiche: bei tempi, l’adrenalina era al massimo e io, messa sotto pressione, davo il mio meglio.
E il mio meglio a volte era pure eccellente.

Mi sono persa nel passato. Dov’ero? Ah sì, facevo una lista, priva di numeretti, delle promesse che non ho mantenuto.
Mi sono ridotta all’ultimo (dieci giorni e meno oggi nove) e soprattutto non ho un briciolo di adrenalina al positivo: vorrei solo chiudere gli occhi e svegliami con il tutto alle spalle.
Questo significa che balbetterò come la solita incapace che sono ma potrei non essere.

Poi questo esame mi preoccupa particolarmente (anche questa non è propriamente un'esclusiva, siamo seri). Ho fatto troppe battute stupide sulla sensualità del professore per non ricordarmene mentre mi chiederà del problema del solipsismo in Strawson. E sapessi che diavolo è il solipsismo poi. Quello che so è che Strawson ha risolto i miei problemi di insonnia. Se mi boccia (leggi: prendo meno di 30 e lode) prometto solennemente (tanto per aumentare la pila delle mie promesse da marinaio) che lo informerò della cosa.

Superato Strawson, niente paura, devo sapere qualche concetto basilare di fisica quantistica, le implicazioni filosofiche e qualche miliardo di teorie su che "cos’è un oggetto" per mille miliardi di filosofi. Perché mi preoccupo tanto? Quanto vorrei fosse scritto.
E’ un esame che ho scelto di fare. Il corso è stato talmente bello che lo rifarei anche una trentina di volte: con un po’ di sfortuna realizzerò questo desiderio.

Intanto ho dato l’addio a tutte le mie voglie (cosa che mi rende più morta “emozionalmente” del solito) sostituendole tutte con una sola, dilagante, malefica, preoccupante, deliziosa voglia-prima: dire parolacce. “Si fotta” è la mia preferita. Si fotta Strawson. Si fotta l’esame. Si fotta questa ansia da apnea.

Materiale viscoso l’ansia però, scivola anche dietro i miei bei “si fotta”.

Intanto di notte, col silenzio bacchettone del ricordo del tempo in cui avevo tempo e non l’ho usato, ogni pagina studiata vale una sigaretta. Mi chiedo se con la mia laurea in filosofia potrò almeno ripagarci quanto speso di tabaccaio e mi rispondo anche: “fottiti e non perdere altro tempo”.

E mentre brucia lenta questa sigaretta, io un po’ di fretta ce l’ho (semi cit.).

25 settembre 2011
645 (Mezzi) stregati dalla zia

Nessuno mi vende bene come mia zia.

Incredibilmente appena parla di me con un qualche ragazzo quello quasi si dichiara da subito innamorato. Io non lo so precisamente cosa gli dica e cosa no, non so nemmeno se gli promette una sventola alta e magra, so solo che alla fine il tipo, qualsiasi tipo, con cui lei ha solo parlato, fa dichiarazioni tremende che spesso finiscono con la parola matrimonio.

 

Se non vogliamo parlare del lettore audace (ma ne parleremo) che comunque rientra nella categoria di quelli che mi hanno conosciuta prima per bocca di mia zia, dobbiamo menzionare il tipo del matrimonio. Tipo a cui io non ho rivolto la parola (nemmeno lui a me del resto) per l’intera sera, per l’intero matrimonio, anche se l’avevo di fronte, a cena. Ecco, mia zia sostiene che lui le avrebbe detto (mentre lei fingeva di predirgli il futuro –ho una zia strega, sì) di aver notato una ragazza durante la cena che, guarda tu, risponde al nome Marica. Al sentire il mio nome mia zia sorprensa gli avrebbe detto che sono sua nipote e avrebbe iniziato a decantare tutte le virtù che non ho, come fa sempre. Alla fine il tipo, sempre secondo la leggenda, si sarebbe quindi dichiarato “quasi innamorato”.
A me il tipo non piaceva affatto, senza considerare che poteva benissimo essere un idiota (non lo so, non ci ho parlato ma se veramente tra tutte quelle belle ragazze si riferiva a me…) devo dire però che la storia, raccontatami così da mia zia, qualche effetto sulla mia autostima ce l’ha avuto. Forse il ragazzo scherzava, forse ha confuso, nelle presentazioni, il mio nome con quello di un’altra, forse era solo idiota, forse voleva prenderci in giro, certo, però sentirsi raccontare favole, ogni tanto, male non fa.

 

Torniamo al lettore audace, che invece la mia autostima, per riequilibrare, se la mette sotto i piedi a giorni alterni. Ogni tanto maledico quel mercoledì di luglio in cui ci sono uscita per la prima volta. Non so perché mi piaccia così, non so cosa abbia di tanto particolare per farmi penare (soprattutto tenendo presente quanto poco ci sia stato tra noi): mi piace la sua inquietudine, ci vedo un mondo dentro.

 

Il mio buon principio in queste cose (cose non meglio identificate diciamo vagamente riconducibili alla categoria “appuntamenti”) è sempre stato: tutto quello che uno non dice e non fa non l’ha né detto né fatto. Spiegato meglio: se uno non chiama molto semplicemente non ha chiamato. Poco importa se voleva e no, se poteva o no, se varie ed eventuali o no. Importa che non l’ha fatto. Non esistono volere e potere, in queste cose, niente scuse, ma, forse e tanti eccetera. In una parola: le azioni si distinguono solo in fatte e non fatte.

 

Per il lettore audace però, questo meraviglioso principio che ho sempre applicato, non vale. Per lui trovo sempre una “giustificazione”. E peggio ci credo fermamente.

Faccio tutto da me insomma: lui non fa una cosa, io mi invento una giustificazione e poi ci credo anche. Quasi senza “prove”. Non so spiegarlo perché, è una sensazione che me lo fa fare. Ho buone sensazioni con lui, che posso farci? Al massimo ci sbatterò la testa e ritornerò ai miei buonissimi metodi sperimentali.

 

Sento più di quello che vedo: ed è la mia condanna a morte.

 

Sto quindi andando contro tutto quello che mi suggeriscono le poche persone con cui parlo del lettore audace, contro quello che io stessa mi direi, contro quello che sarebbe più ovvio e sto facendo di testa mia. Non l’ho fatto spesso devo dire, di rischiare con qualcuno. Io di solito mi lascio chiedere di uscire almeno 7 volte prima di accettare (temendo poco interesse o altre robe simili, non perché me la tiri particolarmente, per paura, ecco). Stavolta invece nonostante non abbia alcun (ma proprio alcun) riscontro empirico io mi sento di giocarci su un paio di quote ancora. E per questo sto organizzando una cosa orrendamente diabetica: ringrazio di non essere ricca e non potermi permettere aerei che volano con messaggi insignificanti e concisi. Io sarei tristemente quel tipo di persona. Però di aerei ne dovrei far passare una trentina: posso essere insignificante, sì, ma concisa mai.

 

Sto scherzando certo. Non sono tipa da aerei con messaggi sentimentali e la cosa che sto “pensando” non è poi così diabetica: io, e sappiamo tutti il mio grado di acidità, apprezzerei.

 

Sul lettore audace basta così, ho già detto anche troppo. Semplicemente volevo sottolineare che la mia razionalità ha un crollo emotivo serio, ultimamente.

 

Ho passato una domenica curiosa. Con mia zia, a sistemare la casa in cui, ricominciando l’università, tornerò a vivere da circa settimana prossima.

La prima sensazione è stata tremenda.

Avevo smesso di abitare lì, tornando da mamma (!), proprio per quella sensazione sgradevole. Stare in quella casa mi riportava alla mente un sacco di cose: bei momenti, sì ma anche momenti orrendi. Momenti in cui da sola con me stessa mi sono sentita non bastarmi (io che ero la fautrice della solitudine). Non riuscivo a sentire quella casa come mia, non riuscivo a viverci come prima. E anche stamattina, portati prodotti per pulire e tanta cocacola zero, volevo fuggire dalla finestra ignorando, per quanto possibile (fino all’impatto con l’asfalto insomma) l’altezza. Poi io e mia zia abbiamo buttato giù tutto (ma sul serio tutto) e ci siamo date alle pulizie a fondo per tutta la mattina e tutto il pomeriggio con un risultato sorprendentemente (per me che non sapevo dove mettermi le mani tanto lo sporco-disordine) buono.

Siamo finite, stremate ma soddisfatte, a mangiare fagiolini bolliti come fossero patatine parlando di tanta roba, fino a liberarci un po’ l’anima. Io non riesco a parlare così bene con nessuno, devo essere sincera. Sarà che mia zia è la persona più liberale e libera del mondo. E’ anche libertina se è per quello. La sua libertà è mentale e molto poco fisica, questa è la sua più meravigliosa contraddizione.

 

Per un momentino, in tutto questo, ho pensato che i progetti sul colore del divano e su dove mettere quel determinato mobile, forse li avrei voluti fare con qualcun altro, con un “uomo” o “compagno” o boh. Ma è stata la confusione di un momento poi ho pensato bene che nessuno ha il mio stesso gusto estetico tanto.

 

Ecco, adesso guardandomi intorno vedo il nuovo (il divano ordinato, il mobile appena montato e la libreria che devo decidere dove mettere) e il pulito (tutto quello che mia zia ha lavato, tutto il vecchio che ho buttato via). Guardandomi in giro ora vedo me e mia zia mangiare fagiolini sporche e discutibilmente vestite, non tante ombre scure che minacciano.

20 settembre 2011
644 Le mie Lapponie

Nessuno mi capisce.

Che potrebbe benissimo essere, mica solo per contenuto ma anche per formulazione linguistica (e questo è il peggio), un concetto (vabbe’, concetto: esageriamo!) espresso dal capo animatore di una setta di bimbiminchia mascherati da emo.

Lo so che ho messo troppe categorie insieme, abbiate pazienza, ho la testa in Lapponia.

 

Io credo che i temi siano sempre gli stessi, quelli a cui si gira intorno (letteratura, film, racconti, stati in fb e tanti eccetera) e che solo la formulazione linguistica li renda buoni o patetici.

Vasco Rossi (cfr binomio “buoni e cattivi”) mi demoralizza: lasciamo perdere i criteri etici facilitati.

 

Raramente trovo qualcuno che abbia le mie stesse considerazioni su me stessa.

Ecco, ho detto l’identica cosa che ho detto in apertura solo meno frasetta spersonalizzante e generalmente vuota. Il cosa conta meno del come, l'interno meno del guscio, l'intelligenza meno della bellezza.

 

Il punto più vero della faccenda è che mica lo so se è vero che raramente trovo qualcuno che comprenda le mie fisse. Questo è scocciante: quando parlo di me non so mai se sto dicendo una verità sacrosantissima o meno. Peggio, sono quasi certa che qualsiasi verità sacrosantissima io stia per manifestare prima o poi (e di solito prima) si esaurirà.

Quando parlo di altri, in generale, arrivare al vero è più semplice: posso fermarmi al mio di vero su di loro. Su me stessa invece non posso fermarmi al mio vero su di me perché è proprio quel mio vero su di me che cambia (insieme a tutti i me in gioco).

Non sono confusa, ho la testa sempre in Lapponia.

E alla faccia del mio analista che si è inventato (inventato non vuole mancare di rispetto alla sua intuizione, figuriamoci, inventare è una cosa meravigliosa secondo me) una mia nuova patologia: non riesco a distinguere me stessa “dai miei attributi”.

 

Esclusa la prima considerazione che ne deriva (ovvero: ho degli attributi quindi sono dio), io penso che sia una teoria abbastanza più bizzarra del solito. Ci aggiungo che andare dall’analista mi farà impazzire perché per capire questa sua definizione della mia patologia (di una delle mie patologie, precisiamo) sono passata a farmi una di quelle domande esistenziali prive di senso come “chi sono io se non i miei attributi?”.

Facciamo un esempio. E prendiamo il mio attributo più bello: sono atea. Quando parlo di me quindi certo io mi identifico con “atea”. Non confondo me stessa con la mia idea su dio: io sono la mia idea su dio. Come potrei non essere la mia idea su dio? Sono anche la mia idea su dio, certo, mica solo la mia idea su dio, però quella è una parte di me. Se viene meno, viene meno un po’ di me.

Non sono io che mi confondo con le mie idee, io sono le mie idee. Vaccaboia, come potrei non essere le mie idee? E se le idee che mi fanno io cedono io smetto di esse così io. Non dico di morire fisicamente, certo, però cambierebbe l’io. E tenendo conto che io non credo affatto a un io unico ma, credo, a una pluralità di io che se la giocano in tempi diversi come lavoratori, regolari, part time, direi che se muore un certo io, fatto delle mie idee, nasce un altro io, con altre idee, che però è diverso dall’io precedente: che non è più la me di ora-.

 

Altro che Lapponia, stavolta è confuso?

Però io non penso che tutto si debba capire, in generale, potete anche solo godervi il paesaggio certe volte (o la linguistica insomma).

 

Il quindi della faccenda, per ritornarci insomma, è uno solo. Io mi confondo con le mie idee perché non penso di essere altro che le mie idee.

“E il corpo dove lo metti?”

Ernst Bloch, che è un filosofo che a me piace molto poco, e non sono nemmeno certa che fosse una filosofizzazione sua, ha scritto, da qualche parte nella sua immensa produzione, che il corpo lo sentiamo solo quando “soffre” o quando ha bisogno di qualcosa. Se è affamato lo sentiamo, se è troppo sazio lo sentiamo, non lo sentiamo nella quiete del mediocre.

Detta meglio e più brevemente: ci ricordiamo di avere la lingua solo se la mordiamo per sbaglio.

 

Entrare nella selva di quanto e come sento il corpo attualmente è la cosa che meno desidero. Quindi la chiudo bruscamente così e passo a quello che avrei voluto fosse il tema del post.

 

Il mio esame di giovedì.

Qui lo scrivo e qui lo ripeterò (giovedì), io lo so già l’esito, non lo dico per scaramanzia o giochetti del genere, lo dico perché così sarà (e lo stabilisco in base all’ovvio aver fatto metà programma e pure male): mi bocceranno. Me ne sono persino già fatta una ragione, figuriamoci.

 

Riprendendo l’apocalittica sentenza iniziale, nessuno vuole comprendere che stavolta la faccenda è abbastanza diversa dalle volte precedenti. Ed è questo che mi mette ansia e nervosismo, non l’esito dell’esame (perché ripeto io già lo conosco).

E’ vero che io lo penso sempre, prima degli esami, di essere bocciata e non faccio altro che dirlo ma è anche vero che di solito non vado agli esami se non sono convinta di aver riflettuto abbastanza anche sulle virgole (che poi non lo ammetterei mai è un altro discorso). Stavolta però non lo sono, preparata. Colpa del fatto che era estate, del ritardo con cui la facoltà ha comunicato le date degli esami (credevo di aver almeno un’altra settimana) e del mio totale disinteresse per una materia che parla di mercati finanziari, occidente e stato (troppo concreta per noi gente delle religioni, spiacente) ho dato uno sguardo al libro semplice mentre non ho nemmeno aperto l’altro libro, quello che, cercato su internet per riassunti o robe simili, si definisce infattibile.

Non ci vuole un genio a capire che non sarò promossa e comunque non con un voto decente (o che accetterei).

 

Il mio andare all’esame giovedì è la dimostrazione (di me a me stessa, suggerita dall’analista) che non mi identifico affatto “con i miei attributi” perché quell’esame non metterà in gioco tutta me stessa, tutta la mia intelligenza, tutto il mio tutto ma solo la mia conoscenza di quell'argomento. E questo si chiama auto convincersi. Quando il professore dirà “guardi che se torna a gennaio di sua spontanea volontà smetto di umiliarla con domande che non sa” io ci vedrò solo il mio dover studiare meglio quegli argomenti ostici e non la tragedia immane che vedo prima di ogni esame prefigurandomi in un’eventuale bocciatura una mia inesorabile condanna all'iscrizione all'albo degli stupidi.

 

Secondo il mio analista, questa è  bellissima e quasi vorrei crederci, io non mi sono volutamente preparata per tempo per aver una scusa per non andare all’esame, sempre perché vivo ogni esame come se fosse un giudizio totale su di me e la cosa mi fa precipitare in uno stato d’ansia insopportabile. Ecco, per dimostrarmi che non è così, e che se anche fosse così io devo assolutamente evitarmeli certi atteggiamenti disfattisti (perché sennò ha ragione mia nonna che non fa che ripetere che ho dato pochi esami e che non vado affatto bene –secondo quanto riportato dalla msdc) io andò a quell’esame consapevole di non sapere (peccato non sia su Socrate direi) e appena concluso mi rimetterò a studiare per darlo a gennaio, senza lasciarmi abbattere dal fattaccio. Altro autoconvincimento (e speriamo su due, di autoconvincimenti, me ne riesca almeno uno).

 

Bene, ho esaurito tutte le inutili e dispendiose (energicamente) peregrinazioni mentali e vado a farmi una doccia bollente, che in Lapponia faceva freddo.

E poi mi darò al mostro (Filosofia Politica) quasi vergine ma molto pura, per i nostri scontri notturni.

2 marzo 2011
575 Giovani si muore

I ritorni a scuola mi sono sempre piaciuti.

Nuovi percorsi, nuovi programmi, nuovi propositi da non rispettare. E all’università di questi ritorni, se segui le lezioni almeno, ce ne sono di continui. Così oggi, dopo la pausa esami (pausa!) le lezioni sono riprese.

Io ho deciso di seguire principalmente due corsi: logica e storia dell’etica. Anzi, in realtà avevo deciso fino a che non ho scoperto che un’ora coincide. E io se seguo un corso non mi perdo un’ora di niente.

Non avendo il dono dell’ubiquità e né medaglioni che portino indietro nel tempo stile Hermione Granger questo significa avere un problema.

Fino a lunedì prossimo posso pensarci, per ora il problema è congelato.

 

La lezione di stamattina di storia dell’etica mi metteva ansia da quando avevo letto dell’aula.

La sei precisamente. Non ho avversioni contro numeri particolari o cose del genere, figuriamoci, ma non essendo mai stata in  quell’aula pensavo che forse avrebbero potuto richiedermi di seguire la lezione appesa al soffitto. Capite lo stress di una mente che viaggia tanto, no?

Nell’aula invece c’erano inaspettatamente sedie (non il massimo per seguire una lezione ma comunque non richiedevano grandi capacità ginniche). E la lezione è stata, direi, commovente.

 

Oddio, commovente è stato anche solo essere riusciti a trovare il posto visto che l’aula disposta era da 20 persone circa mentre alla lezione hanno partecipato almeno 70 studenti. Ma io avevo dalla mia un anticipo di almeno mezz’ora. Purtroppo per me non avevo calcolato che viste le proteste ci avrebbero spostati. E in un aula altrettanto piccola, perché a filosofia hanno tante qualità ma difficilmente il senso della misura. E nella nuova aula non avevo nemmeno nessun anticipo.

Le doti ginniche che temevo sono state richieste per trovare il posto.

 

La lezione non troppo impegnativa ma toccante nella lettura di alcune pagine di Ecce Homo (diciamo la biografia intellettuale di Nietzsche) durava due ore. Quello che ho imparato negli anni persi a giurisprudenza è che alle prime ore si catapulteranno un numero impressionante di persone e che queste stesse persone lentamente nel corso delle giornate successive di lezione scompariranno. Per nostra grande fortuna.

Non mi sorprende più il chiasso, gli interventi stupidi, le parolacce dette al compagno di classe che fanno tanta ilarità che io non comprendo, quello che proprio mi sconvolge è il ego spropositato di certe menti aberranti che non fanno altro, per tutta la lezione, che contestare il professore.

 

Oggi ne ho sentite di ogni.

 

Uno.

Una ragazza decide di intervenire, alzando una mano, mentre l’insegnate spiegava l’importanza che ha la biografia di Nietzsche per capirne la filosofia.

E già io mi chiedo cosa ci sia da intervenire, ma vabbe’.

Lei fa un lungo discorso in cui dice, più o meno, che la biografia è importante in tutti i filosofi (!) e che secondo lei “Nietzsche è un cretino”.

 

Per carità, qualsiasi grande filosofo può essere distrutto a piacimento da giovani menti brillanti (secondo me) ed è una cosa fantastica se questo avviene, ma ecco, la mente deve essere brillante e la critica qualcosa di meglio di un insulto.

La professoressa ha sorriso ed è andata oltre (io le avrei detto che poteva tornare all’esame spiegandoci il perché della sua brillante teoria, ma io non ho una cattedra in un’università e capiamo bene il perché).

 

Due.

Un tipo, richiamando un aggettivo che la docente aveva usato per definire la filosofia di Nietzsche, dice che “no, non può proprio accettarlo”.

Hai capito, il grandissimo critico filosofico, che non ha ancora nemmeno una laurea triennale, non può accettare si usi quel certo aggettivo (oppositore mi pare fosse)! La professoressa allora rispiega il senso di quell’unica parola e lui, il critico filosofico risponde “ah, così lo posso accettare, va bene”.

Grazie eh.

 

Tre.

Un altro alza la mano per dire la sua in una discussione riguardante l’emozione oggi ed esordisce dicendo: “volevo sapere se lei ha letto narciso e boccadoro di Herman Hesse”. Ma che modo è di esporre un punto di vista? Se voleva citare un libro poteva dire “a me il suo discorso ha fatto venire in mente ecc” chiedere “hai letto questo?” mi pare scortese persino tra compagni di corso, figuriamoci il dirlo davanti a 70 persone a una docente che vedi per la prima volta.

Un’altra volta lei è stata secondo me di gran classe sorridendo e dicendo che no, probabilmente le era sfuggito.

 

A me tutto questo sembra toccare il fondo. Non ho dubbi sul fatto che in quell’aula ci siano, tra il mare di mediocrità e inutilità, menti potenzialmente valide ma non mi sembra il modo migliore di farle uscire fuori minando la conoscenza di un qualcuno che oggettivamente ne sa di più. Io alla storia degli insegnanti idioti non ci credevo nemmeno al liceo (con qualche eccezione ma vista veramente, non sentita dire) e meno ancora ci credo all’università.

 

Il caso più pietoso però è stato persino un altro.

La professoressa stava leggendo un passo tratto da un’opera di Nietzsche, molto presa a spiegarci parallelamente il senso e invece di leggere “causa” ha letto “cosa”. In un secondo metà aula si è messa a mormorare “causa”, qualcuno anche ridendone.

Bravi, sapete leggere, c’è da stupirsene!

Il passo era sul profondissimo e controverso legame di Nietzsche con i genitori, un momento di altissima spiegazione, rovinato dai 20 imbecilli dietro di me che non riescono a frenarsi dalla voglia di dimostrarsi più bravi dell’insegnante.

 

Finisce  la lezione che mi sento infinitamente vecchia.

29 ottobre 2010
513 [Filosofie alternative] Modestamente

Avevo scritto un post lungo e molto ragionato, poi mi sono detta che se devo pubblicare un'altra cosa che mi fa schifo (...) meglio che mi dia all'ippica.

 

Solo una cosa personale, la rivista a cui avevo mandato l'articolo (o anche no, chiamatelo come volete) mi ha risposto (dopo un mese) dicendomi intanto che lo pubblicherà e poi se sono interessata a una collaborazione. Mi dicono se voglio partecipare al prossimo numero cartaceo con un articolo (di nuovo, quello che è insomma) sulla Tunisia, ma a me non viene in mente molto da dire anche se in Tunisia ci sono persino stata (ma le guide turistiche fanno vedere solo quello che fa molta scena-tunisina e la banalità è una casetta).

 

Detto questo passiamo alla sperimentazione.

Propongo altre tre filosofie alternative.

Ovvero le cose che potete sentire solo in una facoltà di filosofia.
(Però di mattina, molto presto.)

3)

E vi pregherei di far caso al linguaggio.

«Vorrei ci interrogassimo sulla natura del tuo mal di pancia. Non tutti i mal di pancia sono uguali. Per esempio, il tuo è di natura esclusivamente femminile (?) o può prendere a tutti?».

 

Esattamente al banco dietro il mio, di lunedì mattina: perché mi volete far del male così?

 

2)

«Ho notato che dopo un certo limite temporale avete un’approssimazione in Mister Hyde!».

Anche i professori hanno teorie loro, soprattutto sull'approssimazione.

Ma come si fa ad approssimarsi?

 

1)

Conversazione leggera tra una lezione e l'altra.

«Non hai idea del business e delle speculazioni che ci sono dietro le agenzie funebri, anche solo in termini di vestizione del cadavere e di bare».

 

Ovviamente sono certa lo avete indovinato da voi, una cosa del genere non poteva che dirla quella grande cretina che qui vi scrive.

Brava Marica, grandissimo argomento coesivo, infondo moriamo tutti.

Divertente, ilare, ironico, grande classico: così adesso non sarai più solo strana ma anche abbastanza sinistra.

27 ottobre 2010
511 Suonati

La cosa che odio di più di me (oltre alla mancanza di bellezza -che mi ucciderà) è questa strana frenesia nei desideri che arrivano sorprendendomi e poi, altrettanto di sorpresa, spariscono.

Se non riuscite a stare dietro a quelli che racconto, non preoccupatevi, figuratevi cosa c’è in questa testa di zucchina.

 

Che esista la volta in cui non succederà?

 

Quindi diciamo subito che dopo un abbraccio come quello di stasera, immersa nei suoi capelli biondi e in quel corpo da fata (Marica!) potrei dire qualunque cosa.

 

Da “io amo la mamma” a “Gesù Cristo grande rivoluzionario”.

Potrei scrivere, come ho tentato di fare per questi due giorni di vuoto di post, di quanto io detesti che mentre prendo appunti mi si domandi se ho riportato la sest’ultima parola della terza frase che il professore avrebbe detto nel giorno del signore di questo anno accademico.

Apparirei forse, per quest’ultima affermazione come una snob-presuntuosa e non riuscerei, invece, a spiegare che mi infastidisce non la perdita di tempo della domanda, ma la banalizzazione di una lezione in un noioso riportare frasi precise. Io ascolto, elaboro e riporto, magari con qualche critica personale (“genio” o “capra”), domande, citazioni, pagine di libri. Se dovessi andare alle lezioni per riportare tutte le parole che il professore pronuncia forse userei un registratore e lascerei perdere di pensarci (digressione di campo –spontanea cioè).

 

Ma questo c’entra solo, con l’idea primogenita del mio post, per la premessa.

Odisseo dirà che i soggetti strani li incontro tutti io, però lui si scorda sempre quanto è assurdo il soggetto che qui, davanti a voi, scrive.

 

Comunque, il tipo di stasera ha dell’incredibile.

Joseph, l’ebraico.

Già, perché ci tiene a essere ricordato come l’ebraico.

Un malato di mente che stasera era seduto al tavolo a fianco al mio nel solito locale (solito per me almeno).

 

Prima scena.

Mi alzo, per uscire all’esterno e lo sento dire: “fammi vedere la collana”.

Lo so che parla con me, assolutamente, ma faccio finta di nulla finché lui non dice “Monica”. Mi ero presentata poco prima (in quel locale tutti si presentano a tutti) quindi non posso ignorarlo anche se non mi chiamo Monica.

Questo perché Marica, oltre ad essere un brutto nome (vabbe’, a me non piace), è anche difficilmente comprensibile. Alla quarta volta che lo sentono, forse poi lo capiscono.

Alla fine, se va bene, lo scrivono col k, che diventa, se possibile, anche peggio.

Comunque non riesco a fingere di ignorarlo ancora.

Mi fermo, faccio un passo indietro e lo raggiungo dicendogli “Marica”

Lui ripete: “Arica” (chi si chiama Arica, suvvia!)

Io: “No, Marica”.

Poi lui prende in mano il mio ciondolo.

Mi sfiora la maglia, proprio sotto al collo.

No, non lì, più giù.

Superata la scollatura (minima).

E’ un ciondolo lungo.

Lungi da me fare la sensuale, oggi che mi sento una cozza in pescheria soprattutto, ma Joseph, l’ebraico, mette le mani all’altezza delle tette (ci fosse poi qualcosa da… AUTOCONSERVAZIONE).

Io lo guardo con la faccia di chi sta per vomitare, faccio un passo indietro staccando la sua mano dall’oggetto ciondolo mentre lui continua a conversare come se niente fosse: “lo avrai pagato una fortuna ‘sto diamante!” (ma quale diamante!?).

“No, è roba da bancarella” dico piuttosto forte, tanto lo so che ci ascoltano tutti.

Sorrido e me ne vado.

 

Dieci minuti dopo Joseph mi raggiunge al tavolo per la seconda scena.

Mi prende la mano tra le sue (posso morire per molto meno) e me la “legge”.

“Sei fidanzata da due anni” è la prima cosa che mi dice.

No, non lo sono e glielo dico.

“Sei single e non hai mai avuto uno accanto”.

Figuriamoci. Se hai mai preso la metro a Roma questo è impossibile.

Scherzo, ma comunque gli dico che non è vera nemmeno questa.

“Sei fidanzata?”

Rispondo a questa domanda, anche se non lo faccio mai.

“Ti vuoi sposare?”

“No, sono troppo giovane anche solo per volerlo.”

“Giusto. Devi divertirti. A che età ti sposerai?”

“Novant’anni”

“Dopo il matrimonio farai un figlio e sarà un maschio”

“Farò un figlio a novant’anni?”

“Ti auguro una vita lunga”.

 

O mio dio.

 

Aggiungo che in sala c’era la sua fidanzata e che circa trenta secondi dopo la lettura della mia mano, ha chiesto a mia zia se “si potevano fidanzare” (il tipo ha 33 anni, me lo ha detto lui stesso!).

Lei gli ha risposto “ho due bambine” (23 e 28 anni!) e lui ha detto “prendo anche loro”.

 

Sto pensando se iniziare a sfottere la msdc (mezza specie di cugina) direttamente su facebook o se spiegarle dal vivo che ha un nuovo paparino di nome Joseph (l'ebraico!).

21 ottobre 2010
508 [Filosofie alternative] Leggi fisiche
Filosofie alternative.
Ovvero le cose che potete sentire solo in una facoltà di filosofia.
(Però di mattina, molto presto.)

Le tre fondamentali teorie alternativiste provengono da tre soggetti differenti: precisamente le prime due da delle ragazze (e la prima è anche bella, quindi un po' la giustifichiamo -!) mentre l'ultima è stata formulata da un ragazzo.

3
«Sbadigliare indica l'assenza di sonno».
Nella mondo al contrario, forse.

2
«Sono contraria al caffé come a qualunque forma di dipendenza, perché una volta che lo prendi poi non puoi farne più a meno e il tuo cervello, che reagisce alla sostanza, ne diventa dipendente e ti costringe a prenderne sempre di più»
Fino a morire di overdose.
Certo, può succedere, ma solo se prendi il caffé corretto alla cocaina.

(e sottolinerei che lo ha detto mentre si accendeva una sigaretta: famoso principio della contraddittorietà filosofica)

1
«Dire che due corpi cadono nel vuoto significa dire che essi cadono in assenza di forza di gravità...»
Secondo me filosofia non è una scelta appropriata, potresti pensare di iscriverti a fisica e svelare loro questo nuovo mondo in cui probabilmente se ti butti da un palazzo nuoti.
12 ottobre 2010
502 [Stranezze] Da Venere

Sto peggiorando.

Sotto tre punti di vista.

 

Raffreddore. Che adesso credo sia allergia o qualsiasi cosa abbia la capacità di arrivare e poi sparire

lasciandomi lacrimante. E sì, escluderei il grande amore a priori.

 

Marta. La mia meravigliosa compagna di università a cui mi sembrava di essermi staccata e che, invece, si attacca sempre con più convinzione. E ci mostra (a me e a una più normale e che l’ascolta un pochino di più) i suoi appunti con freccette colorate, cerchietti e non so che altro. Mi preooccupa seriamente quella ragazza, proprio seriamente.

 

Alien. Di Thierry Mugler. Un profumo.

O anche un’ossessione.

 

Una volta ho visto un film tremendo.

“Profumo”, se il nome vi dice qualcosa.

Non mi ricordo bene, anzi, lo ricordo malissimo, ma il protagonista aveva, mi sembra, inventato un profumo particolarissimo che spingeva al sesso libero, all’amore, alla felicità, al convincimento, tutti quelli che ne odoravano pochissime gocce (me ne servirebbe solo una goccia).

Alla fine lui, non mi ricordo se come gesto disperato, se lo butta tutto addosso e viene divorato vivo dalla folla.

 

Un film orrendo. Magari horror, proprio orrendo per noia.

Ma l’ho visto che ero infinitamente giovane, magari potrei ripensarci.

 

Alien ha più o meno quella potenza.

Goccia più, goccia meno.

 

Vi farei sentire perché descriverlo a parole è impossibile.

Cattivo, molto dolce, rovente.

Fatemi un favore, fatelo a voi stessi, entrate in una profumeria e sentitelo.

Alien. Ricordate, Alien.

Poi, se siete donne acquistatelo, se siete uomini acquistatelo per qualche ragazza.

Oppure mettetelo voi stessi.

Mettetelo a tutto il mondo.

Che tutto il mondo sia Alien!

 

Scusate, l’estasi.

 

Novantuno euro di profumo.

Nella prima profumeria centralissima, bottiglia per famiglia.

Sessanta nella profumeria in cui l’ho comprato io, boccetta media.

Sempre lo stesso incanto.

 

Ma passiamo a qualche esempio concreto della potenza di questo profumo.

 

Ne ho spruzzato un poco su un cartoncino di quelli per il tester e c’era gente che si girava per strada a sentirne la traccia rimasta su di me, riconoscendolo e chiamandolo per nome.

 

Stamattina all’univeristà ho rincontrato una ragazza che veniva al liceo con me (non stessa classe, ma stesso corridoio) che io credevo non si ricordasse nemmeno il mio volto e che invece mi ha fermata, quasi strillando: “non ci posso credere, finalmente ti rivedo!”.

Poi mi ha abbracciata.

E’ entrata quindi in funzione la modalità provvisoria che cercava di capire cosa rappresentasse quella situazione in un sistema sociale come il nostro. Queste elucubrazioni sono state interrotte dal suo: “ma porti Alien? E’ buonissimo.”

 

Alien.

Devo trovare il modo di spruzzarne un po’ su facebook, magari riesco a sistemare due o tre cosette.

5 ottobre 2010
498 Connotazioni

La giornata è passata.

Ma questa non è una connotazione morale, più che altro è un dato di fatto.

 

Ho trovato l’aula 14 (non 16) con molta facilità, tanto che ho pensato: “non è che in qualche altra parte, magari nascosta dietro un muro, e invisibile, c’è un aula 14 bis che nessuno vede ma che tutti conoscono già innatamente?”.

Una mente che lavora molto, niente da fare.

 

Ho fatto, complessivamente, tre ore.

Una sola è valsa la giornata, delle altre due ricordo solo un uomo confuso e confusionario a parlare di cose, conosciute più che altro o troppo strane. Domani stessa storia, con qualche circa.

Il professore la cui lezione mi è piaciuta parecchio ha detto che domani vorrebbe sentire le nostre voci.

La mia decisamente no, tocca che qualcuno glielo dica.

 

Ho rivolto la parola almeno a quattro persone. No, forse anche cinque.

Quattro ragazze e un ragazzo.

Una delle ragazze (la anche cinque) mi ha parecchio stupita.

Mentre eravamo tutti lì a convincerci che “possiamo sopravvivere all’università” lei si è alzata in piedi su una sedia e ha strillato ad un signore attempato che le stava un poco lontano: “ah-oh, ma tu sei uno studente vero? Ti posso dare del tu come all’artri?” Il signore che credo sia un docente universitario che intende passare di settore (credo) gli ha risposto carinamente: “Con molto piacere! Mi chiamo C.”

E stata un piacevole inizio, devo dire.

 

La ragazza con cui ho scambiato più informazioni, invece, ha un curioso accento da fuoriroma. Non troppo curioso in realtà: è di viterbo e zone limitrofe. Carina, anche simpatica, solo che prende appunti come se stessero sempre per rivelare una grande verità e mi fa sentire una capra. Più del solito. E poi ha un fidanzato. E’ l’unica cosa che so sicuramente, visto che lo nomina almeno una volta ogni tre minuti.

So più cose del fidanzato che di lei, ora che ci penso.

Ma non mi lamento, devo dire che tre ore, certamente, non bastano per avere nemmeno una vaga idea di simpati e antipatie.

 

Le informazioni più piacevoli della giornata le ho scambiate con il ragazzo, ma vabbe’, credo che faccia parte di un protocollo normale. E’ intelligente. Viene da giurisprudenza, anche lui. E’ rimasto stupito credendo di essere l’unico psicopatico che non capisce cosa gli piace. Non ricordo nemmeno il suo volto, e se domani non saluta lui per primo penserà che sono una maleducata. Pazienza.

 

Le ragazze che mancano all’appello sono degne di nota, sicuramente, ma ancora poco note per essere citate. So solo i nomi e li ricordo per spirito di iniziativa.

 

Sono la solita asociale anche quando socializzo, incredibile.

 

Vedo tanta banalità e tanto non senso in tutto, sempre.

Credo sia una caratteristica non una scelta vera di vedere.

Difficile da farsi passare, comunque.

13 settembre 2010
482 io parlo inglese oppure, volendo, potrei anche i speak english

Ovviamente, e persino giustamente, se ti vuoi laureare, in qualsiasi cosa, devi conoscere l’inglese.

 

Non basta che tu abbia scelto la cosa più distante possibile dalle lingue straniere, non basta che tu abbia scelto la cosa più meravigliosamente intellettuale possibile.

 

E non bastano nemmeno le preghiere in ostrogoto se ve lo state chiedendo.

 

Così, iscritta all’università, ho avuto l’amara sorpresa, ma non molto sorpresa in realtà, del dover(mi) far riconoscere i crediti nella conoscenza di una lingua straniera.

Tze, lingua straniera: diciamo direttamente inglese che facciamo prima.

 

Il panico da inglese. Non me lo ricordavo nemmeno più. Che bello o’ che bello (da leggersi in tono piatto e assolutamente privo di entusiasmo).

 

Colpa del liceo, ovviamente.

Oppure dei miei che non mi hanno mai detto milk invece di latte.

E se milk l’ho scritto in modo giusto è solo perché ho controllato su google (!).

 

Al liceo, dicevo, la mia professoressa era piuttosto facile alla comprensione.

Bastava le promettessi (da rappresentante di classe) molto silenzio e totale attenzione che le interrogazioni venivano sospese e rimandate a data da destinarsi.

Ovvero alla fine del semestre, programmatissime.

 

E così io non ho, personalmente, mai fatto nulla.

E ai compiti scritti ho sempre, e dico sempre, copiato.

Avendo, alla fine dei giochi, un sette e tanta bella ignoranza.

Dire che me ne sono pentita è poco.

Studiate finché siete in tempo (e negli intervalli, ricordatevi, se non lo fate abitualmente, che dovete morire)!

 

La mia antipatia, la mia inabilità e tutta la mia ingoranza, con il tempo si sono concentrate, indurite e fortificate, creando la tizia geneticamente idiota che qui vi parla.

Con il tempo poi, forte della mio timore reverenziale del non sapere, ho iniziato a trovare l’inglese esattamente quello che è, una lingua sterile.

Sì, sul serio.

O no?

Magari è l’odio sopra esposto che me lo fa dire eh.

Ecco, non la trovo una lingua musicale, fluida, bella, composta e componibile come l’italiano, ma capisco che sia difficile eguagliare la lingua dei grandi.

(non amo fare apologia, soprattutto della nazione, ma le parole, quelle, sono un’altra cosa).

 

Fa eccezione, ma un po’ a tutto, Oscar Wilde.

 

Mi trovo così a dover riprendere in mano libri di grammatica inglese.

E la cosa, non esagero, ma è quesi umiliante.

 

Dovrò poi quindi fare un test la cui valutazione mi attribuirà al corso di studi esatto e, in seguito ad un nuovo test, mi considereranno attribuiti i maledetti crediti (o anche no, ovviamente).

Probabilmente finirò al livello “ahaha”. Suppongo che sia quello immediatamente sotto a “incapace grave”.

“Troll” se vi piace detta alla Harry Potter.

 

Mi sto impegnando per il momento, ma fallirò non appena dovrò tentare di ricordarmi i paradigmi dei verbi irregolari, quelli sono sempre stati una croce.

Ad eccezione di cut (cut, cut) che è così simpaticamente uguale che mi fa quasi tenerezza.

17 marzo 2009
Autocritica di un'immorale... politico
Come in tutte le organizzazioni giuridiche che si rispettino (o meno) anche all’università si gioca con la politica. Giovani con un livello culturale discutibile si immettono in assurde campagne elettorali miranti non a far vincere il “giusto” (se di giusto si può parlare!) ma a far vincere il “partito”…

Durante il mio primo giorno di università avevo fatto amicizia con una ragazza che aveva nel suo appartamento la “leader” di un’associazione politica universitaria (dal nome inquietante e tristemente ricollegabile ad “altro”). Naturalmente mi presentò e la leader e gli altri componenti del “partito” chiaramente erano persone abili nel parlare (a me e ad altri che assistevano a questa “iniziazione”) e in breve eravamo tutti convinti che quello fosse il “futuro”!!

Capivo, lo ammetto, che qualcosa non andava ma…era inutile mettersi lì e ragionarci su… così mi limitavo ad “aderire” in uno spaventoso status di pecora!

Iniziai a partecipare alle riunioni, a passare volantini del partito, a ragionare in termini di propaganda politica e in breve mi convinsi anche che Berlusconi era un bel tipo…

Ora senza voler sminuire Berlusconi lui un bel tipo non lo è davvero! Ma comunque…

La campagna politica proseguiva bene e il mio impegno era tangibile…
La solita cretina…
In breve iniziai ad uscire con queste persone, iniziai a stringerci calorose amicizie anche su FB…
E proprio lì, su facebook ho scoperto che diavolo stavo facendo…

Ho iniziato a leggere più attentamente le bacheche dei miei carissimi amici e nonostante due più due per me non fa mai fatto quattro (questa frase mi sa tanto che non è la mia!) ho capito che quel qualcosa che non andava, non andava proprio…C’erano elogi al duce…c’erano gruppi contro i gay…c’erano gruppi contro gli stranieri…c’erano frasi come “DUX MEA LUX”…

Il punto è che seppure non avevo capito esattamente questa tendenza come posso dire? “mussoliniana” avevo capito che qualcosa non quadrava nei discorsi, nelle posizioni prese…ma siccome è tanto più facile non farsi domande e restare a guardare così ho fatto…
….sbagliando.

Le elezioni si svolgono oggi e nonostante io abbia dato la mia parola che avrei votato il candidato del “partito” non riesco proprio a farlo…
E non lo farò.
Perché a quel punto il mio lato immorale sarebbe veramente all’apice del successo…

Rimane ovviamente il problema della mia posizione futura.
Mi allontanerò dal “partito” ovviamente il prima possibile…
Fosse per me cancellerei tutti i legami che ho con loro…dalle amicizie virtuali a quelle più reali…subito.
Ma non posso perché il mio lato immorale non vuole fare una scelta che gli potrebbe creare problemi in futuro… (e in un certo senso sono d'accordo con lui...criticabile o meno che sia questo discorso!)
Mi allontanerò in maniera graduale…

Come a dire che ho trovato un accordo tra “Moralità” ed “Immoralità”!!

2 dicembre 2008
DEPENALIZZARE L'OMOSESSUALITA':IL NO DEL VATICANO...ed io che pensavo di essere rimasta senza parole...ed, invece, di parole ne ho anche troppe!!
Stamattina un po' "stranita" per l'ora indecene in cui mi sono dovuta alzare (alle 6.20 -eh sì, non ci credo nemmeno io!!-) sedevo distratta e un po' arrabiata all'università attendendo la mia "meravigliosa" lezione di "storia del diritto" (???)...Allora distrattamente ho preso in mano un giornale, di quelli gratuiti offerti alla metro e poi lasciati in ogni dove...
Insomma, per farla breve, ho deciso per ingannare il tempo di leggerlo...ma pensavo io che mi sarei dovuta arrabbiare (più di quanto già non lo fossi) di prima mattina?

Tranquilla leggevo la prima pagina quando mi trovo davanti agli occhi (che da poco si erano abituati alla luce del giorno) queste "straordinarie" (è ironico eh!) parole "depenalizzare l'omosessualità? il NO del vaticano"...

Okay, devo ammettere che il mio cervello ci ha messo un po' ad intendere la secca e lapidaria affermazione del giornalista ma poi, trovato il giusto equilibrio tre le parole omosessualità e vaticano, l'indignazione è sorta spontaneamente...

....il vaticano dice no alla depenalizzazione proposta dalla Francia e dall'ONU...il vaticano, ancora una volta, è il primo che fa discriminazione...il vaticano quello che ho sempre ritenuto il primo problema della mia amata Italia...il vaticano che ha già fatto troppi errori (da Galileo, alle indulgenze, da Lutero, all'inquisizione, dal limbo -molto più recente- al consigliare a chiunque faccia sesso di non usare preservativi -la riformulo: nel proibire di usare i preservtivi ai veri cristiani- dall'emarginare -ai tempi di Bonifacio VIII- quel grande vanto italiano che è Dante Alighieri fino a quelli che continua a fare oggi -e chi più ne ha più ne aggiunga-)...il VATICANO...

Vabbè ma del resto cosa mi volevo aspettare?? Parliamo di un'organizzazione estremamente tradizionale (oserei ceca e bigotta!)...

Successivamente però, quando oramai avevo assorbito e mandato giù la triste "annunciazione" del giornale, mi ritrovo a seguire il corso di "filosofia del diritto" (???)...corso che solitamente non seguo perché il professore è...poco interessante (e non solo perchè è brutto!! :D).
Comunque al corso il professore (accanitissimo cattolico -sarà questo che lo rende poco interessante?) parlava di diritto naturale e del fatto che tutti noi sappiamo bene qual'è la giustizia e quale,invece, no...

Ed allora mi è venuto da ridere (una risata amara, in effetti) pensando che la chiesa non ha capito quali sono le cose giuste, pur esistendo da parecchi anni (tantini in effetti!), ed io dovrei distinguere nell'eccessiva grandezza del mondo le cose giuste da quelle ingiuste!!

ah ah...
ah ah...

Insomma il "mio" professore fa parte dei "giuristi cattolici italiani" e quindi come uomo di fede non può non allinearsi alla posizione della chiesa...ma come giurista vorrei chiedergli, come sostenitore di questo "fantomatico" (e secondo me inesistente) "diritto naturale" cosa crede, che i gay vadano sottoposti alla santa (santissima :D) inquisizione per osservare se il demonio dimori in loro, oppure che essi vadano ghettizzati, oppure, al massimo della benevolenza, ignorati...
...e poi vorrei chiedergli se ciò è giusto...

IL GIORNALE DICEVA CHE IN 91 PAESI I GAY E LE LESBICHE VENGONO EMARGINATI, PUNITI, TORTURATI E IN ALCUNI CASI CONDANNATI A MORTE...
...mio dio (ed è proprio il caso di dirlo), che orrore!! 

 Anche questo ha contribuito a rendere orribile la mia giornata (oltre a due ore di economia e qualcosa che è sparito ...)!!

Poi, per concludere bene il quadretto dell'ambiente che sono costretta a frequentare, all'uscita una mia amica parlava con un ragazzo (non troppo normale -e non scherzo...avrà veramente dei problemi "mentali"-) che tra le altre cose mi odia (e non sò perchè...gli sono antipatica dal primo giorno -ma come al resto degli uomini in generale a quanto pare:D-)...
...questo stranamente mi rivolge una domanda "ti è piaciuta la lezione?"
Allora io (che stupida!) gli dico:"un po' troppa religione!" 
Al che lui mi guarda sbigottito e mi dice "MA CHE SEI MUSSULMANA???" 
Io scoppio a ridere (e lui è perciò sempre più sbigottito) e dico "no, perchè"
"bè perché quella massulmana è una "religione  laica" (???)"
aaaaaaaaaaaaah ora capisco tutto...

Comunque io l'islam l'adoro (anche se non credo a nessun dio) per la profondità, per la sua coesione tra uomo e "natura", per la tradizionalità di certe cose (per esempio il matrimonio è bellissimo: la sposa e lo sposo sono entrambi nascosti da un velo, insieme e sopra di loro il "testimone" tiene il corano, segno di augurio, ausicio e promessa d'amore e di felicità), per la semplicità di certe idee e la bontà del pensiero....

Naturalmente è un islam diverso da quello che impariamo ad odiare al catechismo (o che almeno io avevo odiato lì)...è un islam non estremista ma puro e tradizionale...non l'islam dei talebani ma quello dei credenti...una ricchezza infinita di amore e possibilità di futuro (un futuro che al dio cristiano propabilmente manca!!)
18 settembre 2008
NOZIONI GIURIDICHE...fondamentali?

La settimana è iniziata veramente male ma oggi, sarà perchè già sento l'odore del sabato, le cose si assestano senza che io abbia fatto il minimo sforzo...

E' stata una settimana strana, forse importante, ma se lo è stata di certo io non l'ho capita...

il 6 ottobre comincio l'università...mi sembra importante dirlo ma forse non lo è poi tanto...

il primo corso che devo "seguire" si chiama NOZIONI GIURIDICHE FONDAMENTALI:
solo il nome mi mette in anzia e poi il fatto che ci andrò da sola...a questo non sono preparata...nella mia vita (se non in senso strettamente non-fisico) non sono mai stata sola soprattutto negli ambienti scolastici... c'è sempre stata "la mia amica" e in due, è ovvio, ci si fa più coraggio...

...entrerò in un aula universitaria per la prima volta per seguire un corso che non so se sono in grado di fare completamente sola...

L'ultima volta che sono stata così sola è stato in prima media...non conoscevo nessuno...è stata una tragedia...ma ero un ragazzina...
...questa volta ho più esperienza, CREDO...

Credevo che questo giorno non sarebbe arrivato, quasi ci speravo, invece, non mancano più di 14 giorni... 

Oggi però sono più ottimista... fiduciosa verso il futuro... o circa...

L'incoerenza è uno dei miei problemi...

Ho preso le cose di questa settimana con assoluta indifferenza...strano per me che sono sempre così nevrotica...non mi importa di dormire o di stare sveglia, di mangiare o digiunare, leggere o non farlo, stare in coda per ore dietro un lento camion della mondezza o superarlo...

non mi importa di fare giurisprudenza o ALTRO...non mi importa della mia vita più di quanto a lei non importi di me...non mi importa di parlare con un essere umano o con il mio gatto, che, anzi, ho scoperto capirmi più di tutti i bipedi che mi circondano.

Forse mi manca il Desiderio in generale, quel quid che mi faccia risvegliare da questo assurdo torpore che mi circonda... o forse è un passaggio: anche quando ho iniziato il liceo non ero convinta (e non lo sono neanche ora che l'ho finito) ma poi le cose non son andate troppo male...sono contenta della "scelta coatta" che avevo fatto...

lo sarò anche di quella futura? "ai posteri l'ardua sentenza, io chino la fronte al Massim Fattor" (il fato o dio dipendentemente dal vostro credo)

Manzoni non si è iscritto a legge? peccato poteva essere un bell'esempio...bè comunque era il nipote del giurista Beccaria quindi....


 

 


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permalink | inviato da LadyMarica il 18/9/2008 alle 18:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE