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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
3 aprile 2013
A causa dei malfunzionamenti del cannocchiale, questo blog si è trasferito in un posto migliore. E non è nemmeno morto.

Per leggere il post basta cliccare sul titolo.
21 gennaio 2013
Apologia della sigaretta

Un sacco di cose uccidono e danneggiano in questo mondo, e probabilmente sono le cose migliori di cui disponiamo. La sigaretta è la prima della lista dei salutisti. Solo poi compaiono fritti e alcol a seconda di quanto, i già citati salutisti, siano intransigenti verso il grasso o gli stati mentali artefatti. Io personalmente preferisco la sigaretta a tutto il resto e qui, di seguito, vi espongo i miei perché. Un po' Luciano (uno scrittore greco mi sa veramente poco famoso) con il suo elogio di una mosca (eccellentissimo!), un po' Marica, imprigionata nella scelta di smettere con la combustione e beccarsi la nicotina in formato elettronico.

La conoscete la sigaretta elettronica? E' un dispositivo, composto da batteria ricaricabile, filtrino riempito con aromi liquidi (dal rum fino alla vaniglia, signori miei, tutti con nicotina a diverse intensità) che si fuma, esattamente come la sigaretta ma contiene semplicemente nicotina e vapore acqueo. Una sigaretta senza fumo, senza puzza e che non fa male. Io, personalissimamente, mi ci trovo bene. Se, e solo se, non ho un pacchetto di sigarette, qualunque, nelle vicinanze. Ne preferisco, della sigaretta elettronica rispetto alla tradizionale, il sapore, la consistenza del fumo che mi arriva in gola (essendo esso più massiccio) e anche il fatto che non lascia alcuna puzza di fumo dopo l'utilizzo. Ma questo non significa, come già avrete intuito, che, anche con tutti questi fatti positivi per il partito elettronico, che io, la preferisca alla vecchia e cara sigaretta.
Perché la sigaretta è un fatto di ritualità più che di semplice dipendenza da nicotina.

Tirare fuori una sigaretta dal pacchetto e cercare l'accendino, iniziamo dal principio, regala quella magnifica sensazione di sentirsi impegnati, la sensazione di fare.
Sentire la sigaretta tra le dita, in bocca, in un lento consumarsi, dà l'idea di un possesso destinato a finire. E il “destinato a finire”, come è con la vita, è l'unica cosa, circa, capace di rendere il momento, capace di amplificarlo, di farlo sentire veramente. Una cosa eterna è una cosa che non può essere goduta, contrariamente alle credenze cattoliche.
E poi l'aspirare.
La sigaretta elettronica avrà, e sono la prima a dirlo, una resa di fumo più consistente e quindi più soddisfacente ma è sempre la stessa, con lo stesso sapore. La sigaretta no. La sigaretta ha il grandissimo pregio di cambiare, dal primo all'ultimo tiro, da quando l'accendi, che sembra tendere all'infinito, a quando, quasi alla fine, la senti bruciarti di più. Per non parlare della soddisfazione. Oscar Wilde, che è la cosa più bella del nostro mondo, ha detto che la sigaretta è il piacere perfetto: è squisita e lascia insoddisfatti. E, da che Schopenhauer è Schopenhauer, il continuare a desiderare dopo il desiderio è la condizione umana per eccellenza. La sigaretta elettronica, che sono comunque interessata a fumare più a lungo possibile, che soddisfa così lungamente, così perfettamente, quando si ha una sigaretta a soddisfazione insoddisfacente perde un sacco del suo fascino.

La sigaretta poi, molto più di quella elettronica, è un ottimizzatore sociale non da poco. Fumare la sigaretta parlando con qualcuno che ti piace, o per sopportare qualcuno che non ti piace, o per spostare l'attenzione di chi ti piace troppo, è ancora il miglior metodo che conosco nella socializzazione.

Apologia della sigaretta finita, adesso me ne vado a rubare una da qualche pacchetto lasciato disastrosamente in casa da mia madre.

5 novembre 2012
Semi-cit.


Però io non è che ce l'abbia con le bionde, eh. Semplicemente ce l'ho con la stupidità. Poi se la trovo sembre in qualche biondina può essere colpa mia?
8 ottobre 2012
Stazione Termini
Domenica pomeriggio. Libreria della stazione Termini. Quanti appuntamenti ci avrò dato? E stavolta lo hanno dato a me. Lì, tra quelle pile di libri tutto sembra più sicuro. Il piano di sotto è un orgasmo di precisione, tutti i libri sono disposti per argomenti. Religione, filosofia, cucina e botanica, erotismo, poesia e critica letteraria, fantascienza, mediciana e astrologia, informatica, fumettistica e musica. Non manca niente. Riesco anche a non sentire nessun tempo scorrere leggendo i nomi di tutti quei testi. Mi concentro sui classici filosifici perché so che quelli non mentono. Se vedendo un titolo come "il vangelo segreto di Tommaso" si può avere la malsana idea di acquistare uno scoop esclusivo, senza pensare che i segreti difficilmente escono in volumi economici edizione grande casa editrice, vedendo un titolo come il "Teeteto" (un dialogo platonico) non si ha alcun abbellimento pubblicitario, lo si compra senza sapere, se già non lo si conosce, e si è pagato dieci euro, circa, per qualcosa che non finirà mai.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Mi piace la stazione di Termini, a Roma, è un così grosso colplesso, per lo più turpe, ed ospita un così grosso assortimento di persone da assorbirmi quasi completamente. Li guardo, li penso, mi immedesimo e prendo le mie distanze.
Ci sono parecchie donne in gonna con le calze. Ottimo, penso. Giravo per Roma, in questi giorni, notando che sono l'unica, o quasi, a mettere già calze sotto la gonna. Io amo le gonne e francamente amo anche le calze. Se c'è una cosa che mi piace della mia ritrovata me è la femminilità. Però non sono una che si intende di moda quidi avevo iniziato a pensarmi ridicola, fuori stagione volendo.
C'è un senza tetto con una grossa croce al collo. Accendo la sigaretta. Fumo e penso alla croce, fumo e penso all'inutilità di dio, fumo e penso a quanto si debba essere ostinati per credere a dio e dormire sul marciapiede, fumo e penso che invece di credere avrebbe potuto.
Interrompo il pensiero sul cosa avrebbe potuto: forse non lo so, forse mi sento cattiva, quasi come quelli di destra (e io sicuro non lo sono), forse mi censuro. Fumo e vedo una ragazza avvicinarmisi. Interrompo ancora i miei pensieri per chiedermi chi sia e cosa voglia. Poi lei si appoggia solo vicino a me, io la dimentico, senza trascurare di notare la sua magrezza, e torno a guardare la mia gente. Fumo e vedo un paio di pantaloncini bianchi, altezza sedere (o bassezza?) passarmi davanti. Fumo e penso che se fossero stati poco più lunghi mi sarebbero piaciuti. Fumo e sento il calore della sigaretta che sta finendo. Mi chiedo se la butterò per terra. Mi dico che se io fossi la stazione Termini non mi piacerebbe avere così tante cicche per terra. Mi incammino verso una ceneriera poco lontana.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Sono in anticipo di un'ora, anche poco di più. L'anticipo esasperante credo che si una mia prerogativa esistenziale. Faccio un giro per quello che mi dicono chiamarsi forum. Un piccolo centro commerciale, al piano inferiore della stazione, congiunto con la metro, con negozi, a quanto ho visto oggi, sempre più in stile europeo. Mi sorprende notare i prezzi esorbitanti dei negozi, lo stile lussuoso, perfino un nuovo negozio Disegual (una marca di vestiti, la mia preferita, costosissima ma molto originale). Mi sorprende perché faccio un parallelo con la povertà stesa al piano di sopra, esorbitante, immensa, sui marciapiedi. Grandi marche e caffé con prezzi rasenti il ridicolo al piano inferiore, gente scalza e sporca al piano superiore. Se non ci fosse il piano di sopra non ci sarebbe il piano di sotto? Mi chiedo esemplificando con i piani qualcosa di troppo economico per i miei gusti. Penso e metto un piede davanti all'altro. Entro nel negozio della Disegual, ovviamente. Faccio una lista mentale di tutti gli abiti che proverei se fossi più tranquilla e avessi voglia di sconvolgermi i capelli. Non provo niente, non compro niente. Esco. Faccio ancora qualche passo e sento urla e grida. Una rissa. Do un'occhiata per la sorpresa. Due persone litigano e una calca di gente si è messa tutta in circolo per assistere. Confesso ai miei pensieri che mi interesserebbe guardare, mi interessano le reazioni e le azioni ma me lo proibisco per un moto di dissenso di fronte a quel circolo di spettatori che si aspetta gladiatori e sangue. Penso che sono conenta di aver arginato i miei istinti per una forma di coerenza con me stessa.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Mi guardo intorno con superificalità. Cosa c'era prima della stazione Termini in questo posto? Non me lo domando forse perché tanto mi risponderei con "una stazione termini più vecchia". Sarò sorpresa, due ore dopo, di scoprire che la stazione Termini, era un bagno pubblico romano. Con pavimenti in mosaici e affreschi colorati. Ai romani piacevano i colori. Non lo avrei detto. Sarò sorpresa, due ore dopo, più o meno, di guardare quei pavimenti, quello che resta degli intonaci.

Domenica pomeriggio. Stazione Termini. Esco di nuovo a fumarmi una sigaretta. La ragazza magra è al posto in cui l'ho lasciata, ma adesso ha un accompagnatore vicino. "Ah, il tuo è arrivato. Bene, due a zero, se contiamo anche la magrezza", mentamente mi faccio la spiritosa. Fumo e penso guardando il ragazzo appoggiato vicino a me. Fumo e mi chiedo di pensare che quel ragazzo sia l'uomo che sto aspettando. Fumo e penso a se ce la farei a parlargli tranquillamente. Fumo e mi dico, convintamente, di sì. Mezz'ora più tardi non mi ricorderò quanto pensavo fosse più facile. Fumo e sento il calore della sigaretta che finisce. Mi avvicino alla cineriera e la spengo.

Sempre domenica pomeriggio, sempre stazione Termini. Costeggio la vetrata esterna della libreria, non sapendo da quale entrata devo aspettarmelo. Sono arrivata in così largo anticipo perché non mi piacerebbe che lui mi vedesse prima di me. Non è un appuntamento al buio, però non mi piacerebbe lo stesso. Io devo controllare gli sguardi, dal primo all'ultimo. Li devo, dopo contare. La costeggio tutta ma lui non c'è. Vaglio l'ipotesi di sedermi per terra e leggere il libro che ho nella borsa. Scarto l'ipotesi. Vaglio l'ipotesi di entrare di nuovo nella libreria. Scarto anche quella. Vaglio l'ipotesi di avere freddo. Questa mi piace. Mi metto il giacchetto. Vaglio l'ipotesi di avere caldo, mi levo il giacchetto. Mi piace la stazione Termini, c'è così tanta gente che nessuno sembra fare caso a quante cose strane faccio. Vorrei avere carta e penna per scrivere, non ce l'ho. Vaglio ancora l'ipotesi di entrare in libreria, per la terza volta da quando sono arrivata a Termini. Entro. E invado l'unica corsia che ancora non avevo occhieggiato: la vetrata che ho costeggiato dall'esterno. Mentre guardo i libri, insomma, terrò d'occhio anche gli arrivi. Registro un pensiero: me la fossi lasciata per ultima, quella parte, di proposito, mi congratulerei con me. E' un caso. Passeggio con due occhi all'esterno e due all'interno. Sono fortunata, altri classici, molto famosi. Passo i volumi economici Newton, passo le donne inglesi alla Austen, ringrazio di aver fatto il liceo classico e di conoscere quasi tutti i nomi, mi vanto anche da sola, arrivo ai tedeschi e mi fermo. Leggo Holderin e mi viene in mente "compresi il silenzio del cielo, le parole degli uomini non le compresi mai" ma so che è una citazione molto a ricordo. Mi fermo un attimo. Proseguo. Noto che allo scaffale successivo conosco pochi nomi. Sono francesi. Perché ignoro i francesi? Proseguo ancora e mi fermo davanti a Wilde. Non posso non fermarmici. L'ultimo titolo che ricordo è "il fantasma di Canterville", prima di sentire due due mani stritolarmi, vigorosamente, dolorosamente, piacevolmente il fianco.

So chi è. Mi volto. Occhi azzurri in occhi castani.

6 agosto 2011
631 I deliri di non sabato sera

Tra le notizie di assolutamente inutile rilevanza dobbiamo dire che per la prima volta da quando mi ricordo ho corso, per strada, con dei pantaloncini corti. E il “risultato” non è nel progresso del permettersi o meno un indumento ma è nell’aver iniziato a pensare che bene o male quello che altri potrebbero pensare di me vedendomi è infinitamente relativo in quanto “magari qualcun altro potrebbe pensare l’opposto”.  Io che sono pro perfezione estrema che annulli difetti e diversità. Vabbe'.
Sentire l’aria fredda sulle cosce scoperte per l’oscillazione della stoffa durante la corsa è una bella sensazione. Ha lo stesso grado di piacevolezza dell’acqua calda sulla schiena.

 

Passando ad altre notizie inutili, e stasera piuttosto inacidite da una nuova apparizione della sottostante Angelica (la ex del tipo con cui esco attualmente tipo che, tanto per dirlo, mi piacerebbe pure, povera me), quell’uomo mi mette pensiero.

Mi vuole “leggere”.

E già mi sto chiedendo perché non desideri, che ne so, baciarmi. Forse si può dire a una ragazza “vorrei leggerti” ma non le si può dire “vorrei baciarti”?

Sì, mi convinco che sia così.

Quello che mi preoccupa del “vorrei leggerti” è che implicitamente ci sarà un giudizio. Suvvia, non si può leggere senza giudizi, dovrebbe essere almeno proibito. “Voglio leggere la filosofa che so essere in te”. Mio dio, e se non c’è? Non viene fuori quando glielo dico io, quella viene fuori (ma non è una “filosofa” è solo una persona strana) solo quando non dovrebbe venir fuori. L’altra sera per esempio con due amiche nonostante io mi fossi, già da casa, programmata in modalità “chiacchiere sugli uomini” me ne sono uscita col Leviatano passando almeno sette minuti a spiegare cosa sia e tanti eccetera. E vero che me lo avevano chiesto ma è pure vero che potevo evitare. E invece Leviatano. Che poi diciamocelo, non sono brava in filosofia politica: non ho ancora dato l’esame e me lo prometto sempre.

 

No, ma questa descrizione è fuorviante. Sembra sia una bella cosa, quasi colta. Invece è solo stranezza all’ennesima potenza. Potrei far l’elogio della mosca o scrivere un libro sulla brocca alla Simmel, che ne so, robe strane, non colte o interessanti, solo strane.

 

Quindi mi domando cosa potremmo fare se, un giorno, mentre cerchiamo la filosofa che c’è in me non la troviamo. La scena mi ricorda un improvviso rendersi conto, già mezzi nudi, che mancano i preservativi. Non è una situazione simpatica.

 

Ora che ci penso, dovrebbe esserci una regola che obblighi gli uomini a parlare delle ex solo dopo un certo numero di baci. Sul numero di baci sono ancora indecisa, non sono tanto dittatoriale, possiamo accordarci.

 

Oggi un bambino di 8 anni mi ha chiesto di fidanzarmi con lui. E’ stato tremendamente dolce finché non ho avuto la sensazione che mi abbracciasse per toccarmi le tette. Quel poco presente, certo.

Mi risparmierei i problemi sulle ex, questo sì, ma forse sarei moralmente nonché giuridicamente condannabile.

 

Che poi la ex non è un problema perché è ex. Semmai quella è l’unica cosa positiva. Il problema è che la nostra ex (l’ho adottata) è tanto presente che il tipo, il lettore audace insomma, sente e vede più lei, attualmente, che me.

 

Guardo l’orologio e penso che a quest’ora dovrebbero aver staccato. E se ci aggiungo “insieme” quasi devo riconsiderare il mio “la gelosia è una roba da insicuri”. Anzi no, non lo riconsidero. Vi dirò, sono d’accordo con me, è una roba da insicuri. Ma perché, io che sono?

 

Da voci di corridoio pare che pecchi di troppa galanteria. Sempre il tipo, sempre nei miei confronti (non con la ex). Stando invece a quello che sento io, sento senza orecchie dico, direi che mi riserva il residuale delle sue attenzioni. E aggiungerei che ha pure ragione. Ed è per questo che non mi decido definitivamente per la seconda versione (che poi è la mia) perché io sono insicura, tragica e molto greca.

 

Comunque è una frequentazione a cinque comprendendo Angelica (sempre la ex). Perché lui si confida col compagno di mia zia (lavorano insieme –sì, brava Marica, continua con i dettagli. Il giorno che capiterà qui sarà morta). Mia zia fingendo malissimo disinteresse chiede informazioni sul ragazzo o su quello che dice al compagno su di me e poi, senza dirlo in giro, mi riporta il tutto. Così non solo fraintendo da sola quello che mi dice, fraintendo anche quello che non mi dice direttamente.

Poi credo lui abbia un’idea distorta di me. Più di qualcosa (non vi faccio l’elenco) deve averlo spinto a pensare che se non ha 5 ore di tempo e 100 euro non ci si possa vedere nemmeno. A me piacerebbe un termos con dentro del caffè e una vista naturale qualsiasi. Ma a spiegarlo si perde tutto il senso. E non perché io sia una ragazza semplice e solare (se lo fossi farei un provino a uomini e donne) ma semplicemente perché adoro il caffè e il senso di meraviglia lo percepisco unicamente in ambienti naturali.

 

Altra cosa che mi preoccupa è il suo avermi detto che la prossima volta vorrebbe gli parlassi ininterrottamente delle cose che amo. Quando me lo ha detto io mi sono trovata a fronteggiare la mia totale vuotezza. Cos’è che mi piace, francamente, non l’ho mai saputo. Ho avuto l’imput di rispondergli la verità ovvero che non lo so e che mi riservo di decidere per gli ottantacinque anni (cit.) ma di fronte ai suoi diecimila interessi mi sembrava una risposta non troppo intelligente. Vera ma poco intelligente. E quello mi pensa intelligente, figuriamoci.

Più che dargli cose mie, le cose che amo io, che poi variano col tempo, vorrei mi desse lui le sue. Tutte e dettagliatamente.

 

Io nelle relazioni (ma non solo di tipo sentimentale, direi che vale in generale) provo interesse in misura direttamente proporzionale a quanto c’è da succhiare.

Sì, il verbo è provocatorio, lo capisco, però mi piace. Sempre il verbo dico.

 

Più una persona ha da darmi le cose che gli piacciono e più io quelle cose non le conosco più il mio interesse verso le cose e verso la persona stessa aumenta. Succhio finché ce n’è. E finché c’è da succhiare la relazione è in ottimo stato. Sembra che il sesso sia la chiave di tutto anche quando non lo è.

 

Diciamo che è quando queste cose “da imparare”, se succhiare vi ha stufati, finiscono che la mia relazione con quella persona perde, e di parecchio. Devo essere afflitta da qualche sindrome psicologica strana. Le allieve che si innamorano degli insegnanti, ecco, una cosa così.

Se un uomo non può insegnarmi niente allora ho già perso interesse.

 

Il lettore audace ancora non si è palesato in fb stasera e oramai la vedo dura. Io già me lo vedo a letto con Angelica, padre di quattro figli che se la sposa.

Amen, vado a letto anche io. Da sola però.

5 maggio 2010
412 Relatività

Grazie a dio, il mio momento scrittorio è arrivato pure stasera.

Preghiamo.

 

Con il pane credevo di andar sul sicuro.

Suvvia, il pane non può far schifo.

E invece no, negli ospedali hanno l’assurdo potere di rendere vomitevole pure quello.

 

LadyMarica scrive dall’ospedale.

E ciò giustifica l’incipit.

Vaneggiamenti.

 

La stanza è orrenda, forse qualcosa di più.

E affollata, che sull’orrendo fa uno squisito punto.

E’ affollata di donna, che sull’orrendo fa pure il ricamo.

 

Passano le cose belle, passano quelle brutte, passeranno pure questi giorni.

Se tutto va bene tre.

La fiera della frase fatta è iniziata.

Io aspetto.

 

Mi sono portata libri e pc.

Attiro l’attenzione di circa dieci occhi.

Anche se il mio pc è silenzioso.

Forse ho esagerato con i libri.

Ed ora mi tocca spiegare a quelli che mi dicono “ma li finirai tutti qui dentro?”, che in realtà non devo finirle nemmeno uno e che li ho portati per compagnia.

Di non-letti ne ho portati due soltanto.

Poi c’è Wilde.

Non vado da nessuna parte senza.

E non potendo certo far preferenze sulle sue opere ho portato i due volumi, volumoni, contenenti abbastanza tutto.

Poi ho portato un libro su klimt, perché nello schifo delle camere d’ospedale qualcosa di bello per lo sguardo è sempre consigliabile.

 

Per il resto ho un letto enorme, centriamo in dodici.

Orgetta serena.

 

Stamattina volevo appiccare un incendio all’ospedale, per soddisfare la mia rabbia impotente.

Poi il pomeriggio è passato, dopo le quattro, piuttosto serenamente.

Internet è l’unica cosa per cui valga la pena vivere.

Facciamo poco i romantici con amore e altre stronzate, internet è la chiave.

Internet e il porno.

Datemi un poco d’ironia, che di ospedale si muore.

 

La stanza nemmeno a dirlo mi riporta continuamente in testa mio padre.

L’ospedale, gli ultimi momenti, tutto.

E’ difficile, veramente.

Sarebbe difficile normalmente, così è un supplizio.

Non lo dico per compiangermi, percarità, io e me stessa ci facciamo abbastanza schifo e ad ogni minuto che passo qui lo schifo aumenta.

Forse il corpo guarirà ma quando mi perdonerò per questo?

Non saprei.

 

Ho l’un percento in più di possibilità, rispetto a tutti voi, di morire domani.

Che vi ridete, è una cosa gravissima!

 

Mi avete detto addio?

Ecco, approfittatene oggi: è un’offerta promozionale.

 

(l’unica regola è non prendere le cose seriamente, poi tutto si può fare)

24 febbraio 2009
Clarence, Cristina e Wilde
Quanto mi piace Clarence Seedorf
Credo che sia il giocatore più sexy del mondo…il primato prima spettava a Mauro Camoranesi;
sì lo so che non è il massimo della bellezza (oggettiva) ma mi è sempre piaciuto, non so, il taglio degli occhi probabilmente, così cileni… e poi il successone dei mondiali…
Ma le cose cambiano…
Ho visto qualche mese fa, mi pare, un'intervista a Clarence e, dopo mesi di riflessione e di statistiche e di liste su pregi e difetti, ho deciso di attribuire il primato di calciatore “migliore” a lui e al suo fisico formidabile…
Ora il fatto che Clarence giochi nel Milan e viva a Milano è totalmente ininfluente…


“Erba volans scriptur rimani” …qualcuno mi può spiegare da dove Cristina del Basso la mia amica concorrente del GF9, quella in attesa del condono edilizio per intenderci, abbia preso questa frase??
Siamo d’accordo, la cultura è importante (lo ha detto lei) ma sbandierare questi antichi aforismi latini così seriamente e perfettamente ricordati mi pare eccessivo…
Ma poi la traduzione quale dovrebbe/potrebbe essere?


“Il marito ideale rimane celibe”….di Oscar Wilde.
Il colmo? L’ho trovata in un bacio perugina…insomma non dovrebbero contenere frasi romantiche? Questa mi pare tutto (geniale soprattutto) ma non romantica anzi…intende dire che tutti i mariti non sono ideali appunto perché non celibi? Oppure può essere interpretata come: “non esiste un marito ideale, e per questo è inutile cercare la perfezione”?
(ah ma non vi arrabbiate con me eh, lo dice Wilde)...


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permalink | inviato da LadyMarica il 24/2/2009 alle 13:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
10 settembre 2008
TESTO TRATTO DAL DE PROFUNDIS DI OSCAR WILDE
 Ieri sera come sempre non riuscivo a dormire così ho ripreso in mano il mio Oscar e ho trovato questa frase meravigliosa:

"Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato"

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE