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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
26 agosto 2010
470 [necrologi anticipati] Pour moi

Succede che almeno una volta al giorno, variabili due massimo otto, il mio odio sconfini al livello “pericolo mortale”; quando succede è sempre e soltanto rivolto ad una persona che io identifico con quella esimia testa di cazzo che si mette i miei vestiti, parla con la mia bocca, dorme nel mio letto e respira nella mia cavità toracica (io il cuore, come è noto, non lo ho, i polmoni occupano tutto), alias me stessa.

 

Sìsì, il necrologio anticipato è per me, stasera sono positiva e bellissima.

Come una pattumiera che si crede un contenitore per caviale.

Andiamo bene.

 

Che cosa ho fatto?

Ma niente, sono solo irrimediabilmente, completamente e inequivocambilmente sbagliata.

In qualsiasi cosa faccia, tocchi o dica.

 

Profonda autocommiserazione?

No, suvvia.

Diciamo che sto elencando i miei limiti senza le soddisfacenti e propositive valutazioni di scelte per il futuro che ancora mi sfuggono.

 

Ma perché, vi sembro una ventenne normale?

Il normale non lo stabiliamo oggi noi, certo, ma vi sembro una di quelle graziose bamboline che aspettano solo di dimostrare al mondo che sono belle (e lo sono!), intelligenti (e sono anche quello alcune!), particolari (sì), splendide (sì), e perfettamente in grado di polverizzare chiunque si metta sulla loro strada?

Quelle che hanno il futuro stampato sulle t-shirt, per intenderci.

 

Certo, non siamo alla fiera dell’ipocrisia, in certi giorni sono piuttosto saccente e anche straordinariamente snob verso…bè, verso tutti quelli che non sono me, in effetti, ma tanti giorni vorrei avere le più belle tette del mondo e sbatterle in faccia al più ovvio cretino del sistema solare e sentirmi assolutamente e impeccabilmente soddisfatta.

 

(e vorrei anche: vedere un Moccia senza vomitare, sapere il nome di almeno otto strafichissimi locali romani,  ignorare completamente cosa significhi la parola “incipit” o magari confonderla con "indice" -è un esempio del mio snobismo almeno verso i mocciani?-)

 

Ovviamente i miei vorrei sono parecchio inutili oltre che tremendamente frenanti per continuare il post, dimentichiamo e facciamo domande retoriche sbloccanti.

Continuo con il quanto mi odio?

 

E’ che non ho niente in testa di realmente definito e, cosa anche peggiore, per iniziare ad averlo, qualosa di realmente definito, devo aspettare, anzi, devo non fare.

 

Se dovessi trasportare scatoloni pesanti al settimo piano di un palazzo, non si direbbe dalla mia risaputa preferenza soporifera, ma lo farei molto velocemente.

Così da fare quella cosa sgradevole nel minor tempo possibile, senza pensarci e tenendomi occupata facendola.

Se sono riuscita a spiegarmi dovreste coglierne la funzionalità.

Ma se, per ottenere cose, devo semplicemente non fare, con tutta la passività del termine, bè, non credo di potercela fare, francamente.

 

Lo so che non posso parlare senza dire e pretendere di essere compresa, scusate.

 

Non so chi sono e soprattutto non so se mi va bene esserlo.

Secondo me nascendo tondi si può diventare quadrati, soprattutto perché gli uomini (da homo, non da vir) non sono forme geomentriche. Però qualcosa bisogna saperlo, almeno dov’è la partenza.

 

Ricordo che un giurista una volta rispondendo alle mie perplessità sul fatto che una legge potesse venir interpretata alla luce di una nuova era, del futuro mi disse che se paragonavo la legge ad un palazzo potevo arrivar a capire come con il sole o senza tramonto quel palazzo potesse avere un colore più scuro o più chiaro.

Mi diceva che magari, domani, il rosso si sbiadirà e vedrò il palazzo totalmente in un altro colore, allora il palazzo non sarà da buttare giù, ma solo da sistemare.

Francamente mi convinceva più detta da lui.

 

Ma la storia del palazzo non aiuta nessuno, bè forse tranne gli “evoluzionisti”, perché alla fine mi ritrovo sempre alla solita questione sulla percezione e la verità, sul “se sia possibile che le due cose coincideranno mai” e sul “se esiste la verità”: caratteri sprecati.

 

La scrittura esorcizza qualsiasi cosa, per stasera non mi prenderò a calci sul viso (anche perché logisticamente sarebbe improbabile), non mi sparerò e non verserò nemmeno lacrime.

 

Quanto specificato appena sopra, significa sì essere imbecilli, ma meno fastidiosamente patetici possibili.

13 luglio 2010
449 [necrologi anticipati] ambivalenze in 21 guns

Che mi sarebbero piaciuti i Green Day io non lo avrei mai detto.

Ma succede.

 

(se il post lo leggete mentre ascoltate questa canzone viene meglio, garantisco io).

 

(Green Day, 21 guns, 2009)

 

“Quand’è il momento di vivere e lasciar morire?” (semi-cit.)

 

Certe volte succede che la gente muoia.

Non lo puoi cambiare, succede e finisce così.

 

All’inizio sembra di non sopravvivere.

Poi un respiro tira l’altro e ti accorgi che stai sopravvivendo.

Pure tu, sì.

 

Puoi piangere e fare l’isterica per qualche giorno per poi accorgerti, passato qualche tempo, mesi forse, che hai smesso, forse per sempre.

E non di piangere il morto e la sua morte, ma di piangere, in generale.

Non piangi più, proprio più.

Succede.

Tu, che piangevi anche per un film, adesso fatichi a ricordare come si faceva.

Ma non è una cosa brutta, forse certe cose s’imparano solo così.

 

Succede che avevi tante cose da dire ma la fine della canzone sembra averle risucchiate via tutte.

Un’altra volta.

Allora riavvolgi il metaforico nastro. E ritenti.

 

Succede che poi tutto è banalità.

Ma lo sapevamo prima di iniziare.

Forse è un patto che si stringe prima di vivere.

 

Oggi sono solenne.

E continuiamo con i “succede”.

 

Succede che poi, improvvisamente, ti metti ad odiare la vecchia.

Non parlo di un’antipatia banale, ma di un vero, improvviso, accecante desiderio di spararle.

No, ma niente ventuno colpi, sprecati, per lei.

 

Strozzarla, a mani nude, forse darebbe più soddisfazione.

Ma è estate, e si fa fatica a trovare dei sicari validi, perché certo io le mani non me le sporco.

Oddio, le mie mani sul collo della vecchia, non posso pensarci, mi prende un attacco di tosse nauseante e nauseata.

 

Ma perché ad una certa età si diventa convinti di aver il monopolio della saggezza?

Eppoi, diciamocelo, da una bigotta che insegnava il catechismo ai ragazzini quale saggezza dobbiamo aspettarci?

 

Voi non l’avete mai guardata in faccia la vecchia, ecco perché state pensando che sono cattiva.

Non avete mai letto il suo finto dispiacere e le sue domande, continue domande, sul come, quando e perché sia successo quello che è successo, voi non avete letto la sua sete di notizie sui dettagli scavarvi come si scava per una fossa.

La fossa in cui mettere la vecchia.

 

I suoi occhietti ruvidi mi hanno scartavetrata, per tre volte, per le tre volte che l’ho vista.

E lo faranno ancora e ancora.

Come se fossi una notizia, sicuramente macabra, del telegiornale: l’ho lasciata a gustarsi me e la mia sorte, l’ho lasciata mettermi addosso la sua sporca lingua, e quello che ho sentito è stata tanta violenza in un “mi dispiace”, quello che ho sentito è stata altra tosse nauseata e nauseante.

 

A lui, che mi ha presentato la vecchia, non l’ho detto, non ero certa che lo avrebbe capito.

E non perché lui la trovi una buona persona, anzi, mi aveva avvertita.

Non glielo ho detto perché non avrei saputo descrivere la sensazione: la sensazione di una mano morta che cerca di infilarsi in te, su di te, per prendere qualche ricordo che fai, tu stessa, fatica a tollerare di possedere, qualche ricordo a cui non pensi mai veramente.

Forse non avrebbe saputo ascoltarmi.

Ma si possono ascoltare veramente certe cose o è facile solo leggerle?

 

E’ la paura di morire che rende la puzza di morte tanto forte?

Quasi non le si può star vicini, alla vecchia.

 

La Fosca, di Tarchetti, è affascinante perché in lei è racchiusa l’essenza della morte: lei è morte, lei è il contrario, lei è desiderio.

La vecchia è repellente perché la morte la abita e lei, con la colla della dentiera, cerca di nasconderla, senza riuscirci.

 

Scappa, scappa, mia cara vecchia.

Chiudi bene le porte, gira solo col giorno, mangia frutta e verdura, e fuma poco, ma la morte ha il passo silenzioso e attende già al tuo traguardo, dietro di te, qualunque strada tu voglia scegliere.

17 febbraio 2010
364 [necrologi anticipati] Whisky umano

Tremate, ecco il mio post dell'odio.
(tremate di meno, avrei potuto scrivere dell'amore, e sarebbe stato peggio)
    

                                               

Okay, okay, non voglio far sempre quella cattiva.
Sapete una cosa che non c'entra nulla con l'odio, ma la voglio dire per, appunto, il sopracitato motivo?
La mia collega mi è (attualmente) simpatica.
O meglio, attualmente eviterei di strozzarla.

Avete mai sentito la teoria del male maggiore?
Quando ci sono "due dolori" (anche fisici) è dimostrabile (non da me comunque) che si tenda a sentire solo il dolore più forte.

E così (ma questo lo dico io) avviene anche per l'odio.
Se si odiano due persone finisce che l'odio maggiore inglobi anche il minore.

Non posso farvi un nome e un cognome, attualmente: facciamo un'opera di bene, chiamiamola merda.
No.
Mi sono imposta di non trascendere nella maleducazione.
Okay, chiamiamola brutta troia.
No.
Veramente, basta -anche se è liberatorio.

Lei è una lei.
Ovviamente.
Ed è una lei ovviamente perché solo le donne mi provocano questo odio profondo.
Hanno (non tutte eh, quelle che di solito mi capita di odiare) l'assurda capacità di rovinare qualsiasi cosa sia bella, sono cattive, ipocrite, bugiuarde soprattutto.

Se hai un litigio con un uomo, e questo uomo ha il livello mentale di una tartaruga, al massimo ti dirà che sei una prostituta, ma lo farà al momento.
Una donna (sempre dello stesso livello mentale), invece, segnarà la cosa su un block notes e penserà più tardi a distruggerti.
Peggio, quella donna per distruggere te non farà caso se passerà sopra a tredici cadaveri.
Non sto dicendo: "le donne sono il demonio, è quaresima, guardatevene bene!", sto solo cercando di dire che le maggiori cattiverie possibili mi sono state fatta da donne, peggio ancora da donne che con me non c'entravano nulla, ma che dovevano farla pagare a qualche lui di turno.

Una ha rovinato persino la luna...

Ma torniamo alla b.t. (premio speciale a chi non capisce l'abbreviazione!).
Giuro di non conoscere nessuno di così presuntuoso, e attualmente, la presunzione mi esaspera.
Anzi, non solo è presuntuosa, ma ha quel modo di dire le cose...!
Anche quando non sembra presuntuosa, io garantisco, lo è.
Che si parli delle scarpe o delle natiche lei sembra avere la verità scritta nel grande libro del sapere.
Non è interessata a niente che la circondi ma sempre e solo a se stessa.
Egocentrica ed esibizionista al massimo.
E' arrogante anche in quello che non dice e si erge a giudice anche delle cose che non sa completamente.

-"Ieri un topo mi ha derubata."
-"Eh, ma non si prova tanta sofferenza ad essere derubati da un topo."
Ma tu, si può sapere, che cazzo ne sai?

Mi urta tutto di lei.
Anche la grammatica alle volte.

Mi urta anche il modo che ha di far le pause nel discorso.
Mi urta quella faccia da maiale.
Mi urta quel nome da prima ballerina nei sexy shop.
Mi urta il suo modo di chiamare il fidanzato.
Mi urta la sua presenza continua da tutte le parti.
Mi urta il suo modo di vestire.
Mi urta il suo flirtare con tutti, continuamente.

Sto calma.

Difficilmente io provo questo genere d'antipatia per qualcuno; se qualcuno mi è antipatico lo ignoro completamente.
Lei invece, è un po' come Filiberto (sì, quello del Festival di Sanremo): entrambi stanno bene solo a pezzi, in una bottiglia, affogati nel whisky.
Bè, il principe è un reale, avete idea di quanto varrebbe una bottiglia di Filiberto?
E lei, saprà un po' di merda, siamo d'accordo, ma l'alcol compre tutti i sapori.

Se solo bevessi, mi ubriacherei per dimenticarla!

18 novembre 2009
295 [necrologi anticipati] Aldo Chiarle
Aldo Chiarle, grandissimo giornalista (per le risate la fila è a destra, grazie) italiano, è ancora vivo pur avendo raggiunto la veneranda età di novantatre anni.

 

Mettiamola così, dovesse morire domani non piangerò.

 

Ma Aldo Chiare ha grandissimi meriti…solo che …ehm..al momento proprio non mi vengono in mente.

Ma una giustificazione al suo comportamento cafone, alla sua linguaccia molle, al suo stile vecchio e noioso e alle sue idee fascismo passato possiamo trovarla: l’età rende acidi e rincoglioniti; la frustrazione, per essere giornalisti mediocri, deboli e malaticci.

 

Lo incontro per la prima (e ultima) volta lunedì alle undici.

 

“Signorina, si ricordi di non rinunciare mai all’umorismo” è il suo primo insegnamento.

Un insegnamento che tengo ben in mente scrivendo.

Ma non l’ho sentito l’avviso di quello che stava per accadere?

E poi, davanti a ben due persone, credendo di fare ridere (oh, ma con lo scopo di ferire, è piuttosto evidente) dice non solo una cosa “cattiva” ma di pessimo gusto, in una formulazione stupida, antiquata e priva di logica (oltre che bellezza e originalità).

 

Vedendo una ragazza bassa si fa una battuta sull’altezza, vedendone una grassa sul peso, vedendone una anoressica sulle ossa, vedendone una calva sui capelli, vedendone una bella sul grado di facilità ecc ecc.

Non ci vuole un giornalista di alto livello, ho idea.

Anzi, penso che un topo avrebbe fatto battute più ricercate.

Poco male.

Ha dimostrato indiscutibilmente il proprio livello da giornalista.

 

Io non perderò l’umorismo, certo.

Ma spero di non perdere nemmeno la capacità di scindere le persone veramente capaci di fare umorismo da quelle che hanno comportamenti maleducati e fortemente incivili.

 

Mi ha regalato una copia dell’ “Avanti!” (un giornale?).

Ma per la rabbia l’ho strappata d’istinto.

Un errore: mai lasciare che l’animale prenda il posto della persona.

 

Ma non credo si capisca bene il grado di “sbagliato” che c’è in quest’uomo senza un ulteriore esempio.

Quindi riporto quello che mi ha detto appena dopo l’offesa.

Sulla porta mi chiede: “come si chiama, signorina?”

 “Marica”(ma gli rispondo ancora?)

“…che brutto nome, molto meglio Aldo.”

“Senza dubbio” gli dico, ma mi pento.

Avrei dovuto dire che avrebbe detto la stessa cosa anche se mi fossi chiamata Claudia.

È la vecchiaia a parlare non il cervello.

 

Aldo Chiarle crede di essere onnipotente.

 

Mi accoglie parlando di Travaglio (“il suo amico” mi dice “mi ha informato di che giornale legge..”) e mi spiega come in un paese democratico chiunque possa dire la sua versione anche se sarebbe preferibile che persone come Travaglio e Santoro la dicessero dal carcere.

 

Poi si scaglia in una difesa di Berlusconi incantevole.

Una delle meno convincenti che io abbia mai sentito: è il premier cha ha votato il popolo, e finché lo ha scelto il popolo rimane il mio presidente.

 

Ora, se il tizio scelto dal popolo, poniamo il caso, fosse (congiuntivo, si coglie l’ipotetico?) un immorale, fascista, crelicale, potente, avido, infame, cattivo, mafioso, truffatore dovremo noi rispettarlo perché il popolo lo ha scelto (e poi, possiamo discutere dei metodi con cui “il popolo sceglie”)?

 

Dobbiamo permettere anche a quelli con che “dissentono” di farlo. Non rinchiuderli in galera. E’ questa l’essenza di libertà.

 

Poi passa a parlare della chiesa.

Mi dà della cattolica e quando l’amico che me lo ha presentato gli dice che io sono “fortemente anticlericale” (punti di vista) lui risponde: “gli anticlericali li voglio vedere quando muoiono”

(Oh, qualcosa in comune, anche io voglio vedere lui quando muore!)

“Voi cattolici…” mi ripete…

Voi cattolici a me?

(umorismo?)

 

Discorsi vuoti, parole vane, solo le sciocchezze di un vecchio antifascista che non sa distinguere l’applicazione politica dall’idea politica.

Solo un vecchio che si ferma all’apparente della democrazia (il voto popolare) senza guardare poi l’essanza.

 

So per certo che il sig. Chiarle non leggerà mai questo mio post (anche perché io non ho manie di ingiusto protagonismo come lui) ma spero solo che se dovesse succedere anche lui capisca che considerarlo un morto (che si decompone e conseguentemente decompone ciò che tocca) e scrivergli un necrologio anticipato è semplicemente umorismo.

Quell’umorismo che non dobbiamo perdere.

 

Addio Aldo, non ci mancherai.




permalink | inviato da LadyMarica il 18/11/2009 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

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