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LadyMarica [tagliatele la testa!] legge sashimi e mangia filosofia
15 febbraio 2012
[4] Lettera ai cavoli
Caro il mio bel professore di scienza e metafisica,
Le comunico che da oggi, fino a data da destinarsi, per me lei diventa il suo nome di battesimo, Matteo, con infiniti cuoricini e propositi di matrimonio. Mi piacerebbe invece far rimanere il Lei, lo trovo un incremento valido per la nostra futura, e immancabile, sessualità.

Le scrivo queste poche righe in un limbo senza tempo che separa la giornata degli innamorati dalla festa dei single. E la cosa è come minimo significativa: le sto arbitrariamente donando tutta la mia razionalità. E lo sappiamo entrambi, è un po’ poca.
Ho deciso che non mi interessa la sua posizione a riguardo, io e lei ci sposeremo.
Sappia che non mi sto inventando niente in realtà, scelgo di avere un tipo di rapporto, rigorosamente a senso unico, già omologato e sperimentato. Le suore lo fanno da un tempo lunghissimo e ne sono pure felici. Io ho il vantaggio di credere in una religione, il pastafarianesimo, che non ha nulla in contrario all’utilizzo dei vibratori. Almeno non credo, ma sono certa che Sua Appendice Spaghettosità apprezzerebbe la mia capacità di improvvisare dogmi irregolari e a mio unico beneficio.

Se vuole possiamo sposarci in un sistema microscopico a sua scelta. Sono certa che, quando arriveremo, come ogni buon matrimonio, al divorzio, con un bravo avvocato riuscirà anche a non passarmi nemmeno gli alimenti. Che poi diciamocelo, uno che vive di filosofia ha ben poco da alimentarsi. Infondo deve solo convincere loro, come ha convinto me, che le probabilità non sempre sono epistemiche; che certe volte insomma, il massimo che possiamo sapere non è definito. Di lì arriverà in un baleno alla sovrapposizione, citando qualche animaletto famoso, qualche esperimento ritardato e potrà dire a tutti che mi ha sposato e+o non sposato. Io un avvocato che riesca a convincere giurie di fotoni del fatto che il suo sussurrarmi il formalismo quantistico all’orecchio equivaleva, più o meno, a una scelta d’amore per la vita forse non lo troverò altrettanto facilmente.

Tutto questo è un artificio letterario, io lo so. Non tanto perché mi rimarrebbe da spiegare come due esseri decisamente macroscopici (“decisamente”) si possano sposare in un sistema microscopico (eppure, grazie a John Stewart Bell potrei), per giunta a scelta (nessuno se le fa queste domande puntigliose), ma perché mi è più problematico spiegare che assurdo essere sono se penso il divorziare una tappa fondamentale del matrimonio.

Che la amo l’ho capito perché non faccio mai una serie così pietosa di figure proprio di cacca a gratisse. Di solito le faccio solo se ho deciso che mi sposerò quell’uomo. Lei è circa la quarta persona che decido di sposare a mia unica scelta, però stavolta è per sempre.
Nessuno mi fa sudare così freddo senza nemmeno toccarmi.

Ricordo con dolcezza il giorno in cui indietreggiando come una cretina, che poi è il mio stato ontologico, le sono finita addosso. E immagino che lei si sia innamorato pesantemente (!) di me esattamente in quel momento penoso. Oppure il giorno dell’esame mentre parlavo con la bocca rattrappita in stile mummia egizia. Eh, lo so: difficile trovare un così alto grado di sexy. O ancora il giorno, famosissimo oramai, in cui ha spiegato la polarizzazione della luce. Il mio sguardo bavoso, la mia bocca spalancata per qualcosa che si conosce già, circa, alle elementari e la mia voce agonizzante che le chiedeva: “ancora. Matteo, me lo dica ancora!” le sarà rimasta nel cuore. Sarà contento di sapere che riservo certi gemiti solo per la fisica di cui sono ignorante (cioè tutta meno la parte di cui la devo ringraziare), qualche filosofia e il sushi.

Il suo, stranominato, maglioncino sexy sarà il nostro unico figlio. Non siederà a nessuna destra di nessuno ma questa è una divagazione inappropriata. Invece prometto che la smetterò di essere tanto idiota davanti a lei e inizierò a essere ordinaria, come si conviene a qualsiasi matrimonio a scadenza.

Oggi guardavo la nostra aula inesorabilmente vuota e mentre tentavo di sperimentare “una stretta al cuore” (argomento in cui ammetto di non essere ferrata) pensavo che sarebbe un posto perfetto dove vivere appena sposati. E’ pure vicino ai bagni.

Concludo augurandomi che lei non finisca mai per leggere questo scritto. Sarebbe la ciliegina sulla torta per la nostra relazione, certo, ma mi costringerebbe a scavarmi una buca ed emigrare all’estero già seppellita e ricoperta. E come sia (im)possibile lei lo sa meglio di me.

Rispettosamente, fino al divorzio, sua
L.M.

11 luglio 2011
624 [3] Lettera ai cavoli

Carissimo ragazzo ancora non meglio identificabile,

ho deciso di scriverti in virtù di questa rarissima e fondamentale non conoscenza che ci unisce.

Sai cosa è meraviglioso? Che non conoscersi a questo modo non è ottenibile, almeno non facendo volutamente sforzi: direi che possiamo vederlo come un segno del tanto nominato (non da me) destino.

O congiunzione astrale volendo.

 

Non conoscerci ci rende seriamente due ipotetici fidanzati perfetti. Sarebbe persino la condizione più giusta per sposarsi. Ci rende simili il giusto, distanti il giusto, sessualmente perfetti e teneri senza sfociare in dolci. Quando (o se, ovviamente) ci conosceremo io inizierò a rimpiangere i tempi in cui non lo facevamo e mi mancherai molto. Con ogni probabilità penserai lo stesso anche tu ma non ce lo diremo mai.

 

So che esisti e non sei un (altro) frutto della mia mente solo perché mi scrivi di tanto in tanto qualche messaggio dalle non chiare frasi su fb. Purtroppo non sempre mi ricordo, o voglio sentirmi ricordare, che quello che uno non scrive, probabilmente, non c’è scritto.

Sono arrivata a pensare che forse me li scrivo da sola quei messaggi, magari in momenti di cui poi perdo il ricordo. Poi però non ho potuto far a meno di notare che non è propriamente il mio stile linguistico.

E, questa te la confesso solo perché in realtà tu tutto questo non lo leggerai mai, per una volta non ho pensato che il mio è infinitamente migliore (come succede con presunzione continuamente): ammetto che la cosa mi eccita.

 

Voglio comunicarti qualcosa che ti sorprenderà: oggi è lunedì.

E lunedì è sufficientemente prima di mercoledì. Però attento, non si può dire la stessa cosa di martedì. E di certo non si può dire la stessa cosa di mercoledì. Se poi lo vogliamo dire di giovedì dobbiamo cambiare il mercoledì di riferimento. Tutto è così relativo che mi sembra di aver sempre parlato d’aria.

E sarebbe una brutta sensazione ma non oggi che fa caldo e un po’ d’aria aiuta.

 

Il fatto è che questo deve essere un appuntamento con gli orecchini.

Mi dispiace, caro, ma su questo punto non ho intensione di rivalutare le cose. Ho promesso a me stessa la serietà nella faccenda. E l’unica serietà possibile è data dagli orecchini. Non tanti ma almeno due, uno per cartilagine auricolare.

 

Ed è per questo che devo saperlo prima. Sono certa che sarai comprensivo, almeno per quanto io posso non sapere che non lo sarai.

 

Oggi è lunedì, lo ripeto, ma domani non lo sarà più.

E devo trovare troppe cose, per gli orecchini, per fare in modo che anche martedì sia presto, sufficientemente, come lunedì. In primo luogo devo trovare gli orecchini ma direi che lo si poteva intuire. Poi a seconda degli orecchini verosimilmente anche le chiusure che sono sempre piccole, trasparenti e nascoste (come da corrispondente legge naturale). E in ultimo, ma certo non con meno importanza, devo trovare anche i buchi sulle mie orecchie, cosa a dir poco difficoltosa, almeno certi giorni.

Non posso appenderli senza buchi. Questa è la triste ma ammirevole verità.

 

I miei orecchini si uniscono a me per chiederti di far finire questo orrendo grado di dubbio. Ripeto e risottolineo, non per me che solamente mi dispererò indegnamente se la fantasia che mi ha tenuto compagnia per l’intero fine settimana dovesse risultare solo la mia idiozia che fraintende le cose, ma per gli orecchini che sono un principio a cui una brava ragazza non può rinunciare e hanno bisogno di tempo per la preparazione.

 

Rispettosi saluti
L.M.

19 maggio 2011
608 [2] Lettera ai cavoli

Caro mio dolce amato individuo dalla dubbia normalità,

ti scrivo oggi la mia lettera, d’amore struggente se avessi ancora dubbi al riguardo, oggi, proprio oggi, che ho scoperto il tuo tradimento imperdonabile.

 

Ti ricordi il giorno in cui ci siamo colpevolmente visti?

Oddio, non sono sicura che ci fosse una reciprocità di azione in effetti, però la logica mi spinge a dire che in un corso di 10 persone forse ti sarà capitato, per una questione logistica e non intenzionale, di guardare anche me. Però sono certa di aver colto quella disarmante passione, quell’interesse peculiarissimo con cui si guardano, che ne so, i banchi, i muri e gli oggetti d’arredamento in genere.

 

Io che eri mio lo avevo capito subito. Insomma, non potevi avere quell’aspetto da, diciamocelo, sfigato intellettuale e non esserlo, volutamente, per me no? E nel medesimo istante ho capito anche che eri l’uomo della mia vita e aspettavi proprio me. Anche perché, essendo “della mia vita” non potevi certo aspettare un’altra, altrimenti saresti stato della sua vita.

Mi spiace essere tautologica, ma l’amore fa anche questo.

 

Ti ricordi quando mi hai ceduto il passo per uscire dall’aula?

Non dovrei scrivere di dettagli così intimi e segreti, ma voglio essere esplicita. Io venivo dopo di te (!), uscendo dall’aula, tu ti sei fermato davanti alla porta, l’hai aperta, di sei spostato leggermente a sinistra (anche questo ha influito sulla mia decisione finale di sposarti: hai scelto la sinistra consapevole di piacermi di più così, è chiaro!). Io ti ho guardato come per dire “c’è un uomo con la motosega dopo questa porta?” e tu mi hai sorriso dicendomi: “prego!”.

Il sorriso più brutto che si ricordi probabilmente ma fortunatamente io non me lo ricordo bene.

 

E’ stato in quel momento che ho deciso di concederti la mia mano ufficialmente. Mi dovresti essere grato (iniziamo con le frasi tipiche da matrimonio avvenuto?) ti ho risparmiato la corte costosa e penosa, le buche, i ritardi incredibili, le crisi isteriche da mancanza di sicurezze, le gelosie, i pranzi con i rispettivi genitori, le proposte serie, il sesso frequente e anche l’angoscia della risposta alla fatidica domanda.

Ho già detto sì, immagino sarai sollevato.

 

Sono i tuoi occhiali a fondo di bottiglia ad avermi fatta innamorare o i tuoi capelli ricci da pianista matto? Credo sia la cultura sfrenatissima. Devo avere qualche patologia psichiatrica (immagino che la notizia, amore, ti farà piacere!) che mi fa invaghire sempre di tizi che sembrano conoscere il tutto (o ci vanno molto vicini). Comunque anche se il motivo del nostro amore è una malattia psicologica non vedo perché dovremmo considerarlo meno importante.

 

Comunque, il fatto che io e te siamo oramai fidanzati ufficialmente da tre giorni e che la data delle nozze sia oramai prossima mi dà una grande serenità. Che tu non ne sappia assolutamente nulla è praticamente la stessa cosa solo detta dal tuo di punto di vista. E non vedo perché dovrebbe essere più importante del mio questo punto di vista, non cominciare a fare il maschilista!

 

Ma tutto questo era, ed era bellissimo, prima di oggi. Tu non lo sai ancora (sì, nemmeno questo) ma sto pensando di lasciarti. Oggi sono venuta a sapere qualcosa che non conoscevo prima, qualcosa che riguarda il tuo passato più passato, qualcosa di ahimè non superabile tra noi.

Come hai potuto fare (o lasciar fare) una cosa del genere?

 

Come puoi chiamarti Ottaviano?

E smettila di giustificarti! Non importa che non lo sapevi (no aspetta, credo lo sapessi già prima di questa lettera) o che non volevi o che non è stato intenzionale. Importa quello che è, non le buone intenzioni. Importa che ti ci chiami (e qui lacrime amare, isteriche e tante)!

 

Dico, ma come posso farmi fare delle partecipazioni di nozze con un nome così? E come posso trovarti un soprannome appiccicaticcio e amorevole? Ti chiamo “Otty”? “Ottavy”? Capisci che nessuna relazione matrimoniale sarà mai possibile senza un soprannome in y? Cavoli! Perché sono l'unica a preoccuparsi delle cose importantissime?

 

Potevo sopportare tutto. Potevo sopportare di essere l’unica ad amare, l’unica a sapere della nostra storia incredibile, l’unica a sposarsi, ma certo non posso sopportare un brutto nome.

 

Mi dispiace. Fa più male a me che a te (anche perché continui a non saperne nulla immagino) ma così non posso (e non potrei) vivere.

 

Rispettosamente, per sempre, tua

L.M.

22 ottobre 2010
509 [Lettera ai cavoli]

Secondo i potentissimi calcolatori presenti nella scatola cranica di LadyMarica (ma senza cervello) quello che segue è un concentrato di ironia (80%) e artificio letterario (19%).
Quello che avanza è una ladymarica che si sente particolarmente incline alla spiritosaggine e all'invenzione.


Caro tizio,
ti scrivo questa lettera anonima (più precisamente che mai leggerai, almeno finché non esisterai per tua scelta spontanea), oggi che quasi sfioro la quindicennicità (che è una malattia infantile in persone adulte).

Ho pensato che per smettere di pensarti oramai c’è solo un modo: andare in Antartide.
Bè, non insieme, quello mi piacerebbe mica poco, no, andarci io, da sola.
Magari, lo stare quasi per morire di freddo e fame potrebbe distogliermi da questo continuo pensare a te; ho detto "magari", nessuna certezza.
Mentre sto tirando le cuoia (che non è un bel modo di morire) forse mi scapperebbero le prime due sillabe del tuo nome (e tutte quelle che seguono del tuo cognome).
Sarebbe una morte lunga.

Potrei però, alla prima settimana, aggiungerne un’altra e poi un’altra e poi un ‘altra.
Si chiama ibernazione, con la speranza di farmi scongelare solo quando avrò smesso di pensarti.
O anche quando tu sarai morto, così evitiamo problemi alle radici.

In alternativa puoi andare tu in Antartide, e restarci.
Sarà doloroso per me perderti (anche se non quanto per te morire) ma non sarà doloroso come quanto farmi congelare e perdere me stessa, almeno per me (anche se non per te).
Siamo veramente incompatibili.

E tu sei un egoista (le donne, ad un certo punto lo dicono sempre, e questo mi pareva un buon punto)

Avessi poi tu qualche dote imprescindibile io capirei anche questo coinvolgimento illogico che mi ha preso; ma sei umano, come gli altri.
Non sei verde per iniziare (ma anche per finire).
Sei umano e quindi mutevole.
Mutevole e quindi potenzialmente doloroso.
E’ che sei così maledettamente stronzo, questo mi fa impazzire.
Ma non stronzo punto, lo sei con gli occhi chiusi e la voce dolce: sei stronzo con i cuoricini insomma.

Oddio, ho detto "cuoricini".
Niente: posso avere un’eutanasia?
Ringrazierei, ma siamo in Italia.

Posso avere due eutanasie?

Ho in programma, ed è giusto che tu lo sappia, di cibarmi di carne fresca di donna.
Io per carità, non sono gelosa, ma se penso un'altra volta a lei (che forse nemmeno esiste, io dico in generale) che ti mette anche solo uno sguardo addosso, ecco, mi prende veramente un attacco di cannibalismo.
Forse non la mangerò, ma la metterò in tortini di carne alla Sweeney Todd. So per certo che non hai visto quel film (a metà ti sei addormentato, ti ho visto io) ed è un peccato: capiresti quanto sangue è possibile far uscire da un collo (sorriso macabro dalla regia).
E dal suo anche di più, visto che sono certa che deve essere un afflusso enorme di sangue al cervello a causare quell'idiozia pericolosa (almeno nella mia immaginazione).

Il problema non è nemmeno tanto che tu stia con lei, ci mancherebbe, ma che lei stia con te.
Che abbia la possibilità di toccarti, di baciarti.
Anzi, sai che ti dico?
No, evidentemente no lo sai.
Io non sono possessiva, mi andrebbe pure bene tutta quella faccenda del contatto fisico, del toccarsi, ma quello che non posso proprio sopportare è che lei possa liberamente pensarti.
Può pensarti per tutto il tempo che vuole, e magari non le va nemmeno di farlo tutto il tempo che va a me, è disumano!
E lei può non sentirsi una stupida mente io, probabilmente, lo sono.

Oddio, mi è caduto addosso il romanticismo.
Si leva dai vestiti?


Non vuoi darmi l’esclusiva?
D’accordo, ma non darla nemmeno a lei.
Aspetta, no? Non la conosci ancora bene, perché vuoi decidere così in fretta?

Sto mentendo, fai più in fretta, cacchio: dalla a me, questa esclusiva, che ti costa?
Ti faccio una torta.
No, non sono capace.
Gioco la carta della mamma? La faccio fare a mia mamma. Lei si impegna.

Niente, non ho appelli conclusivi.
Solo ho iniziato a strapparmi i capelli.
Ma non temere, non è grave e non lo farò per sempre:
i capelli prima o poi finiscono.

Alla prossima epoca, rispettosamente tua
L.M.


(foto di un bellissimo e duraturo rapporto unilaterale)

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Curriculum vitae
[lo hanno detto di me]


se provi a toccarmi si cade e siamo nei sogni (Gianna Nannini)

ha un metaforico piercing sulla lingua (cit.)
 
un elegante stabilimento balneare (cit.)

un'aquila che si crede un pollo (cit.)

bambi incazzato con una predisposizione al sadomaso (cit.)

bieco genio del male (cit.)

la ladyoscar originale (semi-cit.)

tutta naso e coccole (cit.)

mi ricordi uno spaventapasseri (cit.)

ha più neuroni che tette (cit.)

te in arabia saudita staresti bene: col burqua non si vede nulla (cit.)

la tristezza fatta persona (cit. di Nonna)

berlinese (cit.)

ha il dono della parola (cit.)

tutt'altro che ripugnante (cit.)
 
Pubblicità e commercio di (tentati) valori (im)morali


(ricordatene sempre: il sesso è troppo bello per rimpiangerlo dopo)
 

(ringrziamo free per la gentile concessione)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
(libertà di scegliere, anche il velo) 
 
 


 


Persone con cui condivido una qualche certa parentela
 
 
 

(Sirius Black)
 

(Lady Oscar)
 
(Alessandro Magno)
 
(Friedrich W. Nietzsche)
 
(Woody Allen) 
 
(Fabrizio De Andrè)
 
 
 
 

Che relazione c'è tra le mie idee ed il mio naso? Per me nessuna io non penso col naso nè bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso? Per gli altri le mie idee e il mio naso hanno tanta relazione che se quelle, poniamo, fossero molto serie e questo (il naso) per la sua forma molto buffo si metterebbero a ridere! (Luigi Pirandello -Uno, Nessuno e Centomila)

Credi che t'avrei lasciato solo a mangiarti il cuore nel buio e nella solitudine senza cercare d'aiutarti a sopportare l'amaro peso della tua ignomia? Credi che non t'avrei fatto sapere che se tu pativi, io pure pativo; che se tu piangevi, pure nei miei occhi erano lacrime; che se tu giacevi nella casa della schiavitù ed eri disprezzato dagli uomini, io con il mio dolore avevo costruito una casa in cui rinchiudermi fino al tuo ritorno, un forziere in cui riporre tutto quanto gli uomini t'avevano negato per restituirtelo alla tua guarigione centuplicato (Oscar Wilde- De Profundis)

Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere (Charles Baudelaire)

Io non è che sia contrario al martimonio, ma mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi (Massimo Troisi)

Il cinico è colui che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno per cercare la bara (H.L. Mencken)

La calma è una vigliaccheria dell'anima (Lev Tolstoj)

Mi sento come uno dei tanti. Se mi taglio sanguino. E mi imbarazzo facilmente (Michael Jackson)

Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un'emozione (Oscar Wilde)

Le donne che non riescono a rendere affascinanti i loro errori, sono solo femmine (Oscar Wilde)

Amo molto parlare di niente, è l'unico argomento di cui so tutto (Oscar Wilde)

Cerchi la profondità? Guarda in superficie (Friedrich Nietzsche)

Essere soddisfatti di sè significa essere vili e ignoranti [...], è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici (E. A. Abbott)

Non v'è rosa senza spine; ma vi sono parecchie spine senza rosa (Arthur Schopenhauer)

pregiudizi sempre. Altrimenti non potremmo escludere che stando a misurare le distanze tra gli oggetti nella nostra stanza si troverebbe una cura per il cancro (cit.)

Tanto ad andare, quanto a star fermi manchiamo sempre qualcosa (teoria del movimento/ semi-cit.)

Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato (Piergiorgio Odifreddi)

Non siamo soli a immaginare un nuovo giorno in Italia (Domani 21/04/2009)

Il mio tempo non è ancora venuto, alcuni nascono postumi (Friedrich Nietzsche)

Cosa sa più di pollo: spolpato o spappolato? (Mela Acerba cit.)

La vita è una cosa spiacevole ed io mi sono proposto di passare la mia a rifletterci sopra (Arthur Schopenahuer)

Al mondo non ci sono solo buoni, magari questo lo sapevo ma è diverso, viverlo sulla mia pelle, come ho fatto io con te (Tiziano Ferro -Ti voglio bene)

Nessuno, alla mia morte, mi decori di lacrime nè faccia funerali di pianto. Perché? Volo vivo tra le bocche degli uomini (Ennio, semi-tradotto)

Il denaro non dà la felicità, ma la sua mancanza vaforisce l'infelicità (Andrea G. Pinketts)

E poi a me spaventano più i cristiani che i cannibali: i cannibali di solito infieriscono su gente morta, i cristiani no (msdc cit.)

L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia (Stephen King)

L'abito non fa il monaco; e neanche il monaco fa l'abito, se no sarebbe un sarto (cit.)

Un tradimento come il tuo, Lesbia, costringe ad amare di più, ma a voler bene di meno (Catullo)

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa (Ernesto Che Guevara)

Farai l'amore per amore o per avercelo garantito? (Fabrizio De Andrè)

Non è che per avere treni puntuali dobbiamo beccarci per forza il fascismo (rip cit.)

Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, hai capito? Magari i trans. Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale (Gianna Nannini)

A chiunque è concesso un quarto d'ora di stupidità, ma lei ha veramente perso il senso del tempo (cit.)

Definire è limitare (Oscar Wilde)

Ti insulteranno a gran voce e tu ridi, ti chiuderanno la bocca e tu scrivi, se ti picchieranno, se ti imporranno divieti tu fatti beffa dei tuoi padroni e canta i loro segreti (Consigli di un pirla -Articolo 31)

E' da uomo non addotrinato alla filosofia addossare ad altri la colpa dei travagli, da mezzo addottrinato l'addossarla a se stesso, da addottrinato non darla nè a se stesso nè ad altri (Epitteto)

Un nonnulla basta a consolarci perché un nonnulla basta ad affligerci (Pascal)

Due stereotipi diversi non danno una persona originale, ma uno stereotipo al quadrato (Muriel Barbery)

Per essere l'immacolato membro di un gregge bisogna prima di tutto essere una pecora (A. Einstein)

Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perché l'uomo può fallire (V per Vendetta)

La filosofia è pericolosa, la filosofia vi rende dei disadattati permanenti (Roberto Finelli)

Combattere per la pace è come far l'amore per la verginità (John Lennon)

Se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (Friedrich Niezsche)

un bondage di vaffanculo (Yaxara)

Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte (Nanni Moretti)



IL CANNOCCHIALE